L’agricoltura di montagna (delle aree interne / territori fragili più in generale) è un gene che sta nel DNA di Rete Semi Rurali fin dalla sua fondazione. Personalmente ho trovato spesso ristoro nelle concrete suggestioni di Massimo Angelini, quando parlava e scriveva di prezzi della patata o della farina di castagne coltivate su terrazzamenti o nei ripidi boschi dell’appennino ligure.Prezzi necessariamente avulsi dalle leggi di mercato, ma “parlanti” dell’urgenza di garantire vita dignitosa a chi per tutti noi presidia territori il cui abbandono comporterebbe il disastro anche per chi vive a valle. Il dissesto idrogeologico innanzitutto. I Soci che vivono e animano territori marginali sono numerosi e spesso siamo stati chiamati a interagire con le comunità rurali da loro rappresentate, quando per raccontarci, quando per animare confronti e laboratori sui temi a noi più congeniali nel percorso dal seme al piatto, quando per compartecipare alla gestione di progetti del PSR. L’incontro con la comunità della Valcamonica, inizialmente su invito del Parco dell’Adamello Lombardo e poi con le nascenti iniziative del Biodistretto, ci ha consentito di investire su attività più strutturate e su una relazione più stabile anche con altre comunità delle Aree Interne che stanno affrontando simili sfide lungo le filiere, ripartendo non solo dal seme ma anche dalla difficoltà di accesso alla terra. Siamo così tornati a riconoscerne la centralità strategica per Rete Semi Rurali, consapevoli delle grandi difficoltà di comunicazione e incontro fra comunità, complicate dalle condizioni geografiche e spesso deprivate dalle tecnologie che oggi ci rendono la vita più semplice. Proprio per questo riteniamo che la grande ricchezza di specificità culturali e territoriali sia unita da un denominatore comune: la rivendicazione di condizioni di vita non solo possibili ma anche desiderabili (vedi l’articolo “Agrobiodiversità per la Montagna”), che valorizzino la complessità relazionale e di prospettiva in perenne bilico fra restanza, abbandono e ripopolamento. Il Biodistretto della Valcamonica, parte ormai integrante di RSR, con le sue iniziative è testimonianza concreta che gli incentivi, quando ricadono sulla costruzione di comunità, oltre che sugli indispensabili strumenti produttivi, lasciano tracce di maggior resilienza e dinamicità. Certo è che la situazione intorno a noi non è delle migliori e tutto sembra remare contro: le difficoltà che si stanno incontrando nell’applicazione delle strategie del Green Deal, ostacolate dalla trasversalità politica e comunicativa che pratica l’accanimento terapeutico sul pozzo senza fondo dell’agroindustria così come è concepita, piuttosto che investire sulla cultura e sulle pratiche sempre più urgenti della transizione agroecologica, non fanno ben sperare. È proprio per questo che il ruolo di RSR dovrà essere sempre più quello di fornire strumenti di scambio e valorizzazione delle esperienze di comunità, attraversate da un clima di rinascimento diffuso che necessita di riconoscimento e di infusione di nuove energie umane e culturali. Non sarà facile vincere le difficoltà dovute a un’ apparente autoreferenzialità delle singole iniziative. Lo sforzo di visitarsi, conoscersi, scambiare, può sembrare a volte superfluo nell’imminenza della complicata quotidianità del vivere e del presidiare territori aspri e coinvolgenti: la sfida sta nel rendere proficue le occasioni di incontro. L’evento di novembre in Valcamonica ci restituisce ottimismo. Già se ne vedono alcuni benefici. Le recenti collaborazioni di RSR con Agroecology Europe, A.I.D.A. o con il movimento Paesi dell’Acqua possono essere una via per raggiungere con più slancio una maggiore capacità di penetrazione.
Stiamo attraversando un momento cruciale per il futuro della nostra agricoltura e alimentazione. In seno all’Unione Europea, è in corso un negoziato per stabilire nuove regole sulla commercializzazione delle sementi.
Le norme attuali, introdotte negli anni ’60, promuovono sementi sviluppate per l’agricoltura industriale. Sementi che possono essere vendute insieme a pesticidi e fertilizzanti e adatte ad essere coltivate in sistemi agricoli geneticamente uniformi. L’agroindustria sta facendo pressione sulle istituzioni europee affinché le nuove regole, che verranno definite nel prossimo anno, favoriscano ancora di più quel modello, finendo per marginalizzare ulteriormente la diversità nel sistema sementiero e, di conseguenza, in quello agricolo e alimentare. Ciò di cui abbiamo bisogno, invece, è proprio il contrario. Abbiamo bisogno di leggi sulle sementi che garantiscano il nostro diritto a un cibo sano, vario e gustoso, che valorizzino concretamente la diversità nei campi e negli orti, sostenendo le varietà locali e rispettando i diritti di chi le coltiva e le riproduce. Firma la nostra petizione per chiedere ai politici europei di non soccombere alla pressione del settore agroindustriale, ma di proteggere e promuovere l’agrobiodiversità e il diritto degli agricoltori a raccogliere, utilizzare, scambiare e vendere i propri semi!
Cosa chiediamo ai politici europei La nuova proposta di legge sulle sementi pubblicata dalla Commissione Europea nel luglio 2023 minaccia la conservazione e la circolazione dell’agrobiodiversità. Ignora il diritto degli agricoltori di mantenere, utilizzare, scambiare e vendere i propri semi, nonostante tale diritto sia sancito da trattati internazionali. È inaccettabile. Chiediamo al Parlamento Europeo e ai Ministri dell’Agricoltura di rivedere la proposta di legge sulle sementi, favorendo la circolazione dell’agrobiodiversità, rispettando i diritti degli agricoltori e gettando le basi per un sistema alimentare sostenibile, resiliente e diversificato:
1) La conservazione e l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità e la circolazione di sementi diversificate e adatte ai territori ed i contesti locali rappresentano una assoluta priorità. 2) Il diritto degli agricoltori di riprodurre, scambiare e vendere le sementi deve essere pienamente rispettato. 3) La commercializzazione di sementi diverse e localmente adattate deve essere agevolata. 4) Le varietà in commercio non devono dipendere da pesticidi o fertilizzanti sintetici.
L’opinione di Arche Noah riguardo la bozza di regolamento UE sulla legislazione sementiera
di Arche Noah
Nel luglio scorso, la Commissione europea ha pubblicato una proposta di riforma della legislazione sementiera. La bozza introduce nuovi adempimenti burocratici per le organizzazioni che si occupano di agrobiodiversità, nonché una serie di aspetti negativi anche per gli agricoltori. Abbiamo chiesto un’opinione a Magdalena Prieler, esperta di politiche dell’organizzazione austriaca ARCHE NOAH.
La Commissione Europea lavora da anni sulla possibilità di modificare la legislazione sulle sementi. All’inizio dell’ultimo tentativo di riforma, culminato in questa proposta, c’è stato un ampio processo di consultazione con gli attori del settore, nel quale anche ARCHE NOAH è stata coinvolta. Siete soddisfatti della bozza che ne è derivata?
La proposta della Commissione Europea va valutata sia in generale sia alla luce delle regole attualmente in vigore nei diversi paesi: è positivo che lo scambio e la vendita delle sementi tra privati siano ancora ammessi, così come la possibilità di vendere sementi non registrate o certificate a operatori non professionisti. In alcuni Paesi Europei, come la Polonia, questo è già un grosso passo avanti.
Al di là delle aperture a privati e hobbisti, lo scenario non è così positivo?
Per le organizzazioni e reti delle sementi, la proposta è inaccettabile. Secondo questa bozza, gli agricoltori non possono vendere le proprie sementi, il che è in aperto contrasto con i loro diritti, sanciti dalle Nazioni Unite. Per organizzazioni come ARCHE NOAH, che conservano e diffondono agrobiodiversità, la proposta impone nuovi adempimenti burocratici che ridurrebbero la loro capacità di operare. Non possiamo accettare il divieto di distribuire sementi agli agricoltori!
Non è ragionevole mettere delle regole sulla circolazione delle sementi?
Non mettiamo in discussione che ci siano regole stringenti sulla vendita di sementi da parte di grandi aziende o corporazioni. Anzi, chiediamo che la legge sia ancora più severa in questo senso: è inaccettabile per esempio che una varietà che dipende da un uso massiccio di input chimici sia pienamente autorizzata sul mercato. I test per l’approvazione delle nuove varietà dovrebbero essere condotti in condizioni bio, perché soltanto sementi che producono bene senza input sono adatte per l’agricoltura del futuro. Non possiamo invece accettare che le restrizioni ricadano esclusivamente su coloro che mantengono l’agrobiodiversità!
Che aspetti dovrebbe avere una buona legislazione sementiera?
La conservazione della diversità coltivata può continuare soltanto se il lavoro di chi la porta avanti è legittimato e promosso in tutta Europa. La biodiversità non è solo la base della nostra agricoltura e della nostra alimentazione ma anche un requisito indispensabile per il miglioramento genetico vegetale alla luce del cambio climatico. Le organizzazioni e gli agricoltori che conservano, riproducono e vendono sementi devono essere escluse da questa legislazione. Dobbiamo lottare per conservare la nostra libertà di azione!
Sembra essere difficile tradurre delle verità così ovvie in legge. Perché?
Da una parte, la Commissione Europea non è immune alle pressioni dell’agroindustria. Dall’altra, non è facile per chi siede a Bruxelles comprendere che il mondo delle reti e degli agricoltori che interagiscono con loro, funziona in modo diverso e necessità di regole a parte: sarebbe assurdo imporre lo stesso carico burocratico alla Bayer/Monsanto e ad una piccola organizzazione che mantiene l’agrobiodiversità in rete con agricoltori o custodi.
E adesso, cosa succede con la proposta? Quali sono i prossimi passi?
Noi di ARCHE NOAH come altre reti e organizzazioni, compresa Rete Semi Rurali, stiamo cercando di essere costruttivi, discutiamo e condividiamo delle proposte per migliorare la bozza. Facciamo pressione sui nostri rappresentanti perché anche loro pensino in modo creativo nel rivedere e modificare la proposta.
Quando verrà pubblicata la versione definitiva?
L’intenzione è che la proposta venga votata nel Parlamento Europeo prima delle elezioni della primavera 2024. Le negoziazioni tra il Consiglio, il Parlamento e la Commissione dovrebbero iniziare nel 2024 e una decisione finale dovrebbe arrivare nel 2025. Ma questa scaletta è estremamente ambiziosa vista la complessità del tema e considerando i numerosi punti critici della bozza attuale.
Non sarebbe meglio respingere appieno la proposta?
Per adesso sicuramente no, visto che a livello politico c’è apertura al dialogo e disponibilità a ricevere suggerimenti e modifiche. Ma ovviamente, come in tutti i negoziati, il bilancio si può fare solo alla fine e non ci precludiamo la possibilità di esprimere un netto rifiuto.
di Riccardo Bocci, Gea Galluzzi – Rete Semi Rurali
Perché esiste la normativa sementiera? Questa domanda merita una risposta per capire le modifiche che oggi possiamo apportare a un impianto che è frutto della cultura scientifica novecentesca. Le truffe agli agricoltori sulle sementi erano uno dei casi di frode più presenti nella letteratura agricola di inizio Novecento. Per rispondere alle richieste degli agricoltori nascono sostanzialmente due sistemi: in Europa è lo Stato che diventa garante della qualità delle sementi, mentre negli Stati Uniti si lascia al mercato il compito di selezionare gli operatori meritevoli. Nasce così il concetto di avere un catalogo dove iscrivere le varietà da commercializzare, che dovranno essere prima testate da una rete di aziende sperimentali pubbliche per validare i dati provenienti dalle ditte private. Questo sistema basato su distinzione, uniformità e stabilità (DUS) consente anche di applicare diritti di proprietà intellettuale sulle varietà, prodotte dai costitutori. Dopo la registrazione il secondo passo è la certificazione delle sementi per attestare la loro qualità, attività che può avvenire in campo (peri cereali) o post raccolta nei pacchetti venduti (per le ortive, sistema definito standard). In parallelo a queste prove per la registrazione (DUS) le autorità competenti hanno anche l’obbligo di verificare il Valore Agricolo e Tecnologico (VAT) delle nuove varietà, in modo da dedurre informazioni affidabili e non di parte per aiutare gli agricoltori a fare scelte consapevoli. Un effetto collaterale della legislazione sementiera è stato quello di cancellare per legge la diversità dai campi, forzando gli agricoltori a usare sementi di varietà uniformi, le uniche che potevano trovare sul mercato. Sono stati necessari vari anni perché tutto ciò venisse considerato un problema, come si evince dal testo della normativa sulle varietà da conservazione in cui per la prima volta si ammette che la legislazione sementiera deve avere tra i suoi obiettivi la conservazione dell’agrobiodiversità. Si è trattato di un processo lungo e difficile: ci sono voluti 10 anni dalla creazione delle varietà da conservazione (1998) alla loro definizione legale per cereali (direttiva 62/2008), ortive (direttiva 145/2009) e foraggere (direttiva 60/2010). Nel 2010 è cominciato il progetto di ricerca europeo SOLIBAM (www.solibam.eu), dedicato a sviluppare popolazioni per l’agricoltura biologica che, però, non erano legalmente commercializzabili come sementi perché non uniformi. È iniziato allora il lavoro di discussione con la Commissione europea volto a trovare degli spazi legali per questi materiali che ha avuto sostanzialmente tre tappe. Un primo riconoscimento nella proposta di regolamento della Commissione bocciata dal Parlamento europeo nel2014; un secondo passaggio legato alla sperimentazione temporanea ammessa dal 2014; una finale consacrazione nel regolamento del biologico 848/2018. La proposta del luglio scorso riprende tutti questi fili cercando di mantenere una coerenza tra il sistema commercia le attuale (basato sui due pilastri di registrazione varietale e certificazione delle sementi) e le nuove deroghe previste per rispondere al mondo del biologico e della conservazione dell’agrobiodiversità. Non è un compito facile perché alla fine si tratta di creare due sistemi quasi paralleli, cercando di evitare che possa usufruire delle deroghe chi non ha titolo per farlo e, allo stesso tempo, mantenere uno standard qualitativo elevato del seme per tutti. Inoltre, una cosa è lavorare con varietà uniformi, un’altra con quelle diversificate. Bisogna rivedere i criteri per la certificazione, cambiare i caratteri usati per la descrizione varietale, ripensare la relazione tra ditte sementiere e agricoltori, e reinventare il modello di ricerca varietale, favorendo la partecipazione di più attori e decentralizzando le attività.
Come si capisce, si tratta di sfide di non poco conto, che potremo cominciare a praticare in funzione di come uscirà il testo dopo il negoziato con Parlamento e Consiglio. È importante, quindi, migliorare il testo proposto della Commissione e, finalmente, portare diversità nelle sementi in commercio. Cosa c’è di nuovo in questa proposta? Intanto riguarda tutte le specie (dalle ortive alla vite), andando ad abrogare le troppe direttive di oggi con un solo regolamento orizzontale. In dettaglio sono cinque gli assi più importanti.
1. Viene cambiata la definizione di commercializzazione, non più legata al concetto di sfruttamento commerciale, ma legata a qualsiasi trasferimento. Quindi, potenzialmente, ogni tipo di scambio di sementi rientra nell’ambito della commercializzazione.
2. Proprio a causa di questo scopo così ampio, è importante definire costa resta fuori. All’articolo 2 sono indicate le attività non soggette alla legislazione, tra cui anche scambio e vendita tra utilizzatori finali (non agricoltori) e la ricerca.
3. Deroghe. Vengono definite una serie di eccezioni al sistema normale, che includono: varietà da conservazione, amatoriali e materiale eterogeneo. Inoltre, si prevede una vendita facilitata per le organizzazioni che si occupano di conservazione, così come lo scambio tra agricoltori di varietà non protette.
4. VAT. Si propone che i test di valore agricolo e tecnologico oggi fatti solo per le specie agrarie siano estesi a tutte le specie, con l’aggiunta di un’ulteriore caratteristica da considerare: la sostenibilità. Si tratta di una modifica non di poco conto, che avrà un impatto molto forte sul mondo della ricerca varietale delle ortive, andando ad aumentare il costo delle sementi, e sui sistemi nazionali di controllo e certificazione, che si dovranno dotare di campi per fare anche queste prove. Inoltre, non è chiaro come dovrà essere valutata la presunta sostenibilità delle varietà, punto su cui la Commissione mira a lasciare ampio margine agli stati, con la possibilità anche per gli operatori di farlo sotto la supervisione ufficiale delle autorità competenti.
5. Biologico. Per la prima volta si prevede che ci dovranno essere protocolli dedicati al biologico sia per i test DUS che VAT. Anche questa proposta comporterà un aggravio sui sistemi nazionali, non tutti in grado di fare le prove in biologico. In questi mesi, insieme ad alcune organizzazioni come Arche Noah e IFOAM EU, abbiamo discusso il testo e lavorato al fine di proporre una serie di emendamenti da discutere all’interno del Parlamento Europeo. In particolare, ci siamo concentrati su: escludere dallo scopo della legislazione anche l’accesso alle risorse genetiche vegetali conservate nelle collezioni pubbliche e private, per facilitare l’accesso alle risorse genetiche da loro conservate; meglio definire le varietà da conservazione; mantenere quanto previsto nel regolamento biologico sul materiale eterogeneo per non rischiare di perdere quanto ottenuto, visto che il nuovo regolamento sementi andrà a sostituire quello del biologico; facilitare lo scambio, anche dietro compenso, tra agricoltori e la vendita da parte delle organizzazioni che conservano la diversità. Nei prossimi tre mesi sapremo quante delle nostre proposte saranno recepite nel testo e, soprattutto, quante delle aperture della Commissione saranno mantenute, viste le resistenze da parte di alcuni stati membri, associazioni sindacali e settore sementiero privato. Ci auguriamo di chiudere positivamente questo percorso entro la primavera 2025!
Pronti, via! Si riparte! A distanza di 9 anni dalla bocciatura della precedente proposta, è iniziato il negoziato al Parlamento Europeo sul testo di regolamento sulla commercializzazione delle sementi proposto dalla Commissione il 5 luglio scorso. Anche questa volta, però, siamo arrivati alla fine della legislatura, con le elezioni del Parlamento nel giugno 2024. Sembra proprio che la storia provi una strana ironia nel ripetersi, e, quindi, oggi ci troviamo con un testo complesso e innovativo (nel bene e nel male), con poco tempo a disposizione del Parlamento per digerirlo e fare delle modifiche, esattamente come a fine 2013. Allora il Parlamento ha rispedito al mittente il regolamento. Speriamo che questa volta ci sia la forza e la volontà di portare a termine il negoziato. Infatti, il fallimento significherebbe mantenere il complesso sistema che definisce oggi la messa in commercio delle sementi, fatto di ben 12 direttive per le varie specie agrarie, 3 direttive sulle varietà da conservazione e il regolamento del biologico (per Materiale Eterogeneo Biologico e varietà biologiche). Un insieme di norme pensato negli anni ’60 del secolo scorso, in cui la produttività era il mantra dell’agricoltura e la parola biodiversità ancora non era stata coniata. Oggi le strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 prevedono un ruolo diverso per l’agricoltura, e il settore sementiero non può restare immune da questi cambiamenti. Inoltre, la legislazione non può non tener conto delle esperienze che si stanno realizzando. Negli ultimi dieci anni, infatti, in tutta Europa si stanno moltiplicando le Case delle sementi, i progetti di miglioramento genetico partecipativo e la gestione dinamica della diversità da parte degli agricoltori, con l’obiettivo di diversificare coltivazioni e sistemi alimentari. Queste pratiche, raggruppate sotto il nome di sistemi informali, devono trovare una loro definizione nel quadro legale. Si tratta di un lavoro non facile dove bisogna capire cosa non includere sotto l’ombrello della normativa (perché non rilevante ai fini della commercializzazione) e cosa, invece, ha senso includere con un sistema di regole leggero e semplice finalizzato a garantire la qualità delle sementi. Infatti, non dobbiamo mai dimenticare che tutto l’impianto normativo nasce per tutelare gli agricoltori e favorire il fatto che facciano scelte consapevoli quando acquistano le sementi. Se negli anni ‘60 era facile perché si aveva a che fare con un solo tipo di agricoltore, mero cliente delle ditte sementiere, oggi il panorama è profondamente cambiato. Ci sono gli agricoltori biologici, i biodinamici, quelli che coltivano e trasformano varietà locali, quelli che sviluppano nuove varietà, quelli che coltivano varietà da conservazione, solo per citare alcune tipologie. Ognuno ha bisogno di varietà particolari, che non si trovano sul mercato sementiero. Per questo motivo il nuovo regolamento, oltre a riorganizzare il sistema formale basato su registrazione e certificazione, ha previsto una serie di deroghe per varietà da conservazione, materiale eterogeneo, varietà amatoriali, materiali commercializzati da reti e organizzazioni che si occupano di conservazione della biodiversità, e sementi scambiate tra agricoltori. Si tratta di un nutrito numero di eccezioni alla norma, che va visto, però, non come un tentativo di minare l’impianto base della normativa, ma di traghettarla nel futuro.
Il titolo è mendace: Massimo Angelini ed Esther Weber avrebbero ragioni da vendere nel rivendicare, almeno in questa fase, la titolarità delle prime scelte editoriali. Sono stati loro infatti a offrire a Rete Semi Rurali l’eredità di alcuni gioielli ex Pentàgora e avranno molto da brigare nell’instradarci verso un mestiere che non si improvvisa: il loro generoso supporto è ancora più prezioso considerando l’impegno che li assorbe nella nuova coraggiosa avventura con Temposospeso!
Abbiamo accettato la sfida con spirito adolescenziale scevro da preoccupazioni: d’altra parte l’opportunità di raccogliere cotanto testimone è cosa rara e l’urgenza di comunicare con parole nostre pubblicando testi coerenti con la missione associativa lo è altrettanto.
Abituatevi a riconoscere il logo di Edizioni SemiRurali sulle copertine di libri attinenti alla ruralità, alla biodiversità e alla sempre più necessaria transizione agroecologica. Ad oggi abbiamo scelto insieme a Esther e Massimo i titoli di maggior successo del catalogo rurale di Pentàgora che riteniamo abbiano ancora molto da dire al lettore biodiverso. Sembra un lavoro facile ma, seppur pazientemente guidati dalla competente supervisione, stiamo facendo qualche piccolo errore da principianti di cui chiediamo venia a lettori, autori e ai collaboratori che a vario titolo ne vengono coinvolti.
Il progetto grafico è compiuto e in questo caso dobbiamo ringraziare Yoshi Mari per la felice scelta e la competente realizzazione.
Siamo felici, a neanche un anno di distanza dalla sigla del “patto ereditario” di poter presentare 7 titoli che aprono la strada verso il salto di qualità cui siamo chiamati: fatto tesoro dell’esperienza dell’esordio, è necessario acquisire le competenze che ci consentano di rinnovare la proposta con nuovi titoli selezionati in coerenza con le aree che contraddistinguono l’operatività di Rete Semi Rurali. La scelta è infatti quella di rispecchiare nelle collane la struttura organizzativa che la Rete si è data: Comunità, Case delle sementi, ricercAZIONE, Seminare il Cambiamento.