I campi di Rete Semi Rurali: un anno di sperimentazione tra biodiversità, breeding partecipativo e sementi biologiche

I campi di Rete Semi Rurali: un anno di sperimentazione tra biodiversità, breeding partecipativo e sementi biologiche

di Vito Fornaro – Rete Semi Rurali

Anche quest’anno i campi sperimentali di Rete Semi Rurali hanno rappresentato un laboratorio a cielo aperto per la ricerca partecipativa in agricoltura biologica, con sperimentazioni che intrecciano microbiologia del suolo, conservazione della biodiversità e miglioramento genetico partecipativo. Le raccolte nei campi cerealicoli si sono concentrate nel mese di luglio.

Peccioli: il campo più grande dell’anno

Il fulcro delle attività 2026 è stato il campo dell’Azienda Agricola Rosario Floriddia, a Peccioli (PI), con circa 230 parcelle dedicate a moltiplicazioni e trial sperimentali di diversa natura.

TRIBIOME, progetto europeo Horizon partito nel 2023, ha chiuso qui il suo secondo anno di sperimentazione sui meccanismi di interazione tra microrganismi del suolo e popolazioni di grano tenero e duro. Il progetto ha già isolato e caratterizzato diversi modulatori biologici — alcuni a base di microrganismi, altri da estratti fenolici vegetali — capaci di agire come regolatori positivi dello sviluppo delle piante di grano, con particolare attenzione alla resilienza contro siccità e stress termico.

Il progetto COUSIN ha occupato quattro campi distinti, ciascuno con un obiettivo di breeding specifico: un campo di incroci tra grano tenero e duro con diverse parentali selvatici; un campo di 10 parcelle dedicato al Timopheevi; un campo di incroci tra Monococco e Boeoticum affiancato da popolazioni di monococco; e un campo di moltiplicazione di materiale genetico di interesse, per lo più orzi.  Complessivamente sono state seguite decine di accessioni provenienti da collezioni internazionali (es. linee MVCUS e MVGB, popolazioni di monococco Benedettelli, incroci Boeoticum, Thinophyrum, Nigrum Abissinia, e varietà di orzo come Agello, Palmira e i miscugli Sharid e Damasco), a testimonianza dell’ampiezza del lavoro di conservazione e valorizzazione delle parentali selvatiche.

Nello stesso campo si è svolto il trial in condizioni reali del Piano Nazionale delle Sementi Biologiche, condotto insieme al CREA, che sta sperimentando nuovi protocolli di valutazione per l’iscrizione al registro varietale biologico. Le prove riguardano varietà da conservazione e nuove accessioni non ancora presenti sul mercato, valutate su parametri specifici per il biologico come vigoria, capacità di copertura del suolo e comportamento all’allettamento.

A completare il quadro delle attività di Peccioli: la notifica e il controllo dell’eterogeneità, mantenimento e creazione dei MEB (Materiali Eterogenei Biologici); le moltiplicazioni di varietà autoctone toscane in collaborazione con la BGRT (Banca del Germoplasma della Regione Toscana) — Andriolo, Autonomia A, Autonomia B, Bianco Nostrale, Gentil Bianco, Gentil Rosso e Frassineto; le parcelle dell’ottavo anno del trial di epigenetica condotto con il CREA, su Villa Glori, Vilmorin, Frassineto, Abbondanza, Leone, Bologna, Solibam Floriddia e Solibam Li Rosi; e la moltiplicazione di materiali destinati alla Casa delle Sementi.

Torrita di Siena: i ceci del progetto EVA Legumes

Presso l’Azienda Agricola Passerini, a Torrita di Siena (SI), si è tenuto il trial su varietà di cece nell’ambito del progetto europeo EVA Legumes Network. La semina, avvenuta il 24 marzo 2026, ha riguardato 60 parcelle di cece della collezione IBBR. Il progetto coordina la valutazione di sette colture leguminose (fagiolo, cece, fava, lenticchia, lupino, pisello e leguminose minori) in ambienti diversificati, incluse aziende in aree marginali, con l’obiettivo di ampliare la disponibilità di proteine vegetali per una dieta più sostenibile in Europa.

Baratti: oltre 160 parcelle di cece da collezioni internazionali

Nell’Azienda Agricola SUN, a Baratti (LI), è stata condotta la moltiplicazione di cece da due importanti collezioni internazionali: 100 parcelle della collezione ICRISAT, ripartite in 50 a semina autunnale e 50 a semina primaverile, e 68 parcelle della collezione IBBR a semina primaverile. Un’attività che amplia significativamente il patrimonio di diversità genetica disponibile per la ricerca partecipativa sul cece.

Un mosaico di ricerca condivisa

Dalla rizosfera del grano alle parentali selvatiche, dalle sementi biologiche certificate ai ceci provenienti da collezioni internazionali: i campi 2026 di Rete Semi Rurali confermano il ruolo dell’associazione come piattaforma di connessione tra ricerca scientifica, aziende agricole e conservazione della biodiversità coltivata, in un lavoro che unisce breeding partecipativo e transizione agroecologica.

In totale, tra le tre aziende agricole coinvolte quest’anno, sono state messe a terra oltre 450 parcelle sperimentali distribuite su cinque progetti di ricerca europei e nazionali (TRIBIOME, COUSIN, EVA Legumes, Piano Nazionale delle Sementi Biologiche, oltre alle attività con BGRT e CREA) — un dato che racconta la scala e la continuità del lavoro di conservazione e breeding partecipativo portato avanti da Rete Semi Rurali insieme alle aziende agricole e ai centri di ricerca.

Laboratorio Partecipativo “Spanichiamo la Crisi Climatica” in quota con Himby e Rete Semi Rurali

Laboratorio Partecipativo “Spanichiamo la Crisi Climatica” in quota con Himby e Rete Semi Rurali

Gli scorsi 22 e 25 luglio presso il Rifugio “Saverio Occhi” a Vezza d’Oglio e presso Casa Contadina – Noa a Castione Andevenno, Rete Semi Rurali (RSR) e l’Associazione Himby hanno organizzato con il laboratorio attivo “Spanichiamo la Crisi Climatica”, con particolare attenzione allo Spazio Alpino.

Rete Semi Rurali ha portato il suo dettagliato contributo nell’ambito della promozione della biodiversità alpina, come all’interno dei progetti RevAgroForMed e CEREA+CONNECT, in un contesto di crisi climatica particolarmente evidente e impattante nelle aree montane come quelle alpine, toccando temi cruciali come il cambiamento delle temperature, dei cicli colturali, la scomparsa dei ghiacciai, lo spostamento delle fasce climatiche e della vegetazione e l’adattamento delel filiere territoriali. Il laboratorio ha incluso attività di condivisione e confronto sulle dimensioni emotive, le idee di natura, atmosfera, anidride carbonica e dimensione “fossile”, e la crisi dei tempo,in particolare dell’idea di futuro, a cui hanno fatto seguito momenti di analisi dei dati sugli impatti ambientali e di attivazione secondo metodologie partecipative, offrendo esempi virtuosi rilevanti di esperienze di riconversione ecologica nella transizione agroecologica. In questo senso RSR ha portato le sue conoscenze decennali nell’ambito della biodiversità, così come nelle metodologie di ricerca e animazione territoriale basate sulla partecipazione attiva e il lavoro nelle comunità, incluse quelle alpine in un contesto di rapidi e epocali cambiamenti dettati dal Cambiamento Climatico

Sostenibilità e filiera corta, Bagno a Ripoli aderisce al Distretto Biologico del Territorio Fiorentino

Sostenibilità e filiera corta, Bagno a Ripoli aderisce al Distretto Biologico del Territorio Fiorentino

Presentato alle aziende in sala consiliare il nuovo progetto riconosciuto dalla Regione Toscana e coordinato da Rete Semi Rurali. Tra gli obiettivi il rafforzamento della filiera locale del cibo, la promozione della biodiversità e la sostenibilità. Oltre a Bagno a Ripoli, ne fanno parte i comuni di Firenze, Scandicci, Lastra a Signa e Signa, Sesto F.no e Campi Bisenzio. Pignotti e Nocentini: “Sempre più al centro territorio e paesaggio, la qualità delle produzioni e la competitività del nostro sistema agroalimentare”

Sostenibilità, filiera locale e tutela del paesaggio: Bagno a Ripoli aderisce al Distretto biologico del territorio fiorentino. Il Distretto, il 13esimo riconosciuto dalla Regione Toscana e coordinato da Rete Semi Rurali ETS con il supporto di Fondazione CR Firenze, oltre a Bagno a Ripoli riunisce i comuni di Firenze, Scandicci, Lastra a Signa e Signa, Sesto F.no e Campi Bisenzio. Il progetto nasce per promuovere un modello di sviluppo sostenibile, valorizzare le produzioni locali e rafforzare il legame tra agricoltura, ambiente e comunità.

Nei giorni scorsi il Distretto è stato presentato ufficialmente alle aziende biologiche ripolesi con un incontro ospitato in sala consiliare “Falcone e Borsellino” alla presenza del sindaco Francesco Pignotti, dell’assessora all’Agricoltura Paola Nocentini, del direttore di Rete Semi Rurali Riccardo Bocci e del coordinatore del Distretto Biologico Daniel Monetti.

Attraverso 18 azioni concrete raccolte nel Programma Economico Territoriale Integrato coordinato da Rete Semi Rurali, Il Distretto punta a sviluppare l’agricoltura biologica e le filiere locali. Tra le iniziative principali ci sono la realizzazione di filiere corte dedicate a partire da quella del pane, per valorizzare il patrimonio agricolo e le sementi del territorio, la tutela dell’agrobiodiversità e delle produzioni biologiche. In primo piano la promozione dell’agroecologia e di modelli di economia circolare capaci di creare connessioni
sempre più forti tra produttori e consumatori locali, così come la creazione di uno sportello agroecologico.
Grande attenzione sarà dedicata all’attività di formazione per figure professionali del settore. Tra gli obiettivi, inoltre, la creazione dell’Atlante del Distretto, con la mappatura delle diverse realtà che compongono le filiere locali, e la ricerca partecipata del patrimonio genetico e dell’agrobiodiversità locale.

“L’adesione al Distretto – afferma il sindaco Pignotti – rappresenta un’opportunità per Bagno a Ripoli e per le tante aziende agricole che ogni giorno contribuiscono a custodire e valorizzare il nostro territorio.
Entrare a far parte di questa rete significa investire in un modello di sviluppo che mette al centro la sostenibilità, la qualità delle produzioni e la tutela dell’ambiente, creando nuove occasioni di crescita per il comparto agricolo locale.

“Il Distretto – aggiunge l’assessora Nocentini – sarà un supporto concreto e fondamentale per tutte le aziende biologiche del nostro territorio. Lavorare insieme agli altri Comuni e alle realtà agricole coinvolte consentirà di rafforzare le filiere locali, promuovere le produzioni biologiche e sostenere l’innovazione, valorizzando al tempo stesso le tradizioni e le eccellenze che caratterizzano Bagno a Ripoli”.

Il direttore di Rete Semi Rurali, l’agronomo Riccardo Bocci, afferma: “I distretti biologici stanno crescendo in Italia e in Toscana, segno dell’interesse degli attori del settore a costruire nuovi sistemi territoriali più sostenibili e attenti all’ambiente, per ripensare politiche e pratiche agricole in chiave locale, per valorizzare territori e comunità, ma anche a creare nuovi modelli economici legati all’agricoltura biologica e più a misura di cittadino”.

Daniel Monetti, biologo e responsabile del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino, aggiunge: ” il Distretto è il risultato di un lavoro condiviso tra amministrazioni, realtà agricole, associazioni e istituzioni del territorio, che hanno scelto di investire su un modello di sviluppo fondato sulle produzioni agroecologiche, sulla tutela della biodiversità e la valorizzazione delle filiere corte. Con l’adesione di Bagno a Ripoli, il Distretto acquisisce un valore aggiunto in termini di superfici a biologico ed eccellenze alimentari”.

Agricoltura e salute, serve una strategia unica

Agricoltura e salute, serve una strategia unica

La Francia usa l’approccio One health, traducendo in pratiche la sovranità alimentare. Nel nostro Paese il concetto è prigioniero della difesa del Made in Italy.

di Riccardo Bocci Tratto da Altreconomia 294 — Luglio 2026

Anche in Francia il ministero dell’Agricoltura ha aggiunto al proprio nome la “sovranità alimentare” ma le similitudini con l’Italia si limitano a questo. Infatti a febbraio 2026 il ministero francese ha elaborato la Strategia nazionale per l’alimentazione, la nutrizione e il clima (Snanc) con la visione di legare agricoltura, alimentazione e salute secondo l’approccio One health. Passaggio non semplice e banale a livello di concertazione con le parti sociali perché ha dovuto vincere le resistenze dei sindacati agricoli. In Italia siamo lontani dall’elaborare una strategia simile: agricoltura e salute pubblica restano due ambiti ben separati.

Ma perché la Francia ha fatto questo passaggio? Di seguito alcune risposte: aumento del diabete del 160% negli ultimi venti anni; 16% della popolazione che soffre di insicurezza alimentare mentre il 17% è obesa e un terzo degli adulti in sovrappeso; 437 pozzi d’acqua potabile abbandonati negli ultimi anni per inquinamento da nitrati e pesticidi; 19 miliardi di euro di costi collaterali stimati causati dal sistema alimentare; presenza di due terzi di prodotti ultra processati negli scaffali della Grande distribuzione organizzata (Gdo); 4,3 milioni di tonnellate di spreco alimentare. L’agricoltura francese è inoltre responsabile del 58% del consumo di acqua totale del Paese e del 24% dell’impronta di carbonio.

Leggendo questi numeri presentati nell’introduzione alla Snanc sembra di essere in una guerra silenziosa e invisibile. Una guerra giocata sui nostri corpi di cui non siamo consapevoli. La politica non può più restare a guardare e lasciare la discussione sul futuro dell’agricoltura europea ai sindacati o agli addetti ai lavori. Ecco perché la Francia, dopo aver lanciato nel 2017 gli Stati generali dell’alimentazione, ha elaborato nel 2019 il Programma nazionale per l’alimentazione e la nutrizione. Inoltre in seguito alle proposte della Convenzione dei cittadini per il clima di approfondire l’integrazione della dimensione ambientale nella politica alimentare, ha previsto l’elaborazione della Snanc, coordinata da un comitato interministeriale.

Tra gli obiettivi della Snanc ci sono promuovere un’alimentazione salutare e rispettosa dell’ambiente, favorire la giustizia sociale e ridurre le disuguaglianze nell’accesso a un’alimentazione sana e sostenibile, promuovere la sovranità alimentare rafforzando l’autonomia dei sistemi alimentari e il loro ancoraggio territoriale, garantire condizioni di produzione economicamente e socialmente accettabili, stimolare le sinergie con i diversi strumenti politici relativi ai temi dell’alimentazione sostenibile, della nutrizione e del clima.

Il 58% del consumo d’acqua totale in Francia è causato dall’agricoltura

Uno degli strumenti chiave della Strategia sono i Progetti alimentari territoriali (Pat), iniziative locali concertate che, dopo aver sviluppato una diagnosi condivisa e il quadro della produzione agricola e alimentare e del fabbisogno alimentare locale, censendo gli attori coinvolti e le iniziative già presenti sul territorio, sviluppano azioni collettive in cui l’alimentazione diventa l’asse integratore e strutturante per la messa in coerenza delle politiche settoriali sul territorio.

I livelli tenuti in considerazione sono quattro: economico (strutturazione e consolidamento delle filiere territoriali, contributo all’insediamento di agricoltori); ambientale (accompagnamento della transizione ecologica, lotta contro lo spreco alimentare e diversificazione delle fonti proteiche); salute pubblica (promozione e accesso a un’alimentazione favorevole alla salute e all’attività fisica quotidiana); sociale (dall’educazione alimentare alla lotta contro la precarietà alimentare).

Segale e frumento: al via la raccolta per il progetto Cerea+ Connect

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Open day della collezione varietale di mais del progetto CEREA + CONNECT

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