di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali
Pronti, via! Si riparte! A distanza di 9 anni dalla bocciatura della precedente proposta, è iniziato il negoziato al Parlamento Europeo sul testo di regolamento sulla commercializzazione delle sementi proposto dalla Commissione il 5 luglio scorso. Anche questa volta, però, siamo arrivati alla fine della legislatura, con le elezioni del Parlamento nel giugno 2024. Sembra proprio che la storia provi una strana ironia nel ripetersi, e, quindi, oggi ci troviamo con un testo complesso e innovativo (nel bene e nel male), con poco tempo a disposizione del Parlamento per digerirlo e fare delle modifiche, esattamente come a fine 2013. Allora il Parlamento ha rispedito al mittente il regolamento. Speriamo che questa volta ci sia la forza e la volontà di portare a termine il negoziato.
Infatti, il fallimento significherebbe mantenere il complesso sistema che definisce oggi la messa in commercio delle sementi, fatto di ben 12 direttive per le varie specie agrarie, 3 direttive sulle varietà da conservazione e il regolamento del biologico (per Materiale Eterogeneo Biologico e varietà biologiche).
Un insieme di norme pensato negli anni ’60 del secolo scorso, in cui la produttività era il mantra dell’agricoltura e la parola biodiversità ancora non era stata coniata. Oggi le strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 prevedono un ruolo diverso per l’agricoltura, e il settore sementiero non può restare immune da questi cambiamenti. Inoltre, la legislazione non può non tener conto delle esperienze che si stanno realizzando. Negli ultimi dieci anni, infatti, in tutta Europa si stanno moltiplicando le Case delle sementi, i progetti di miglioramento genetico partecipativo e la gestione dinamica della diversità da parte degli agricoltori, con l’obiettivo di diversificare coltivazioni e sistemi alimentari. Queste pratiche, raggruppate sotto il nome di sistemi informali, devono trovare una loro definizione nel quadro legale.
Si tratta di un lavoro non facile dove bisogna capire cosa non includere sotto l’ombrello della normativa (perché non rilevante ai fini della commercializzazione) e cosa, invece, ha senso includere con un sistema di regole leggero e semplice finalizzato a garantire la qualità delle sementi. Infatti, non dobbiamo mai dimenticare che tutto l’impianto normativo nasce per tutelare gli agricoltori e favorire il fatto che facciano scelte consapevoli quando acquistano le sementi. Se negli anni ‘60 era facile perché si aveva a che fare con un solo tipo di agricoltore, mero cliente delle ditte sementiere, oggi il panorama è profondamente cambiato. Ci sono gli agricoltori biologici, i biodinamici, quelli che coltivano e trasformano varietà locali, quelli che sviluppano nuove varietà, quelli che coltivano varietà da conservazione, solo per citare alcune tipologie. Ognuno ha bisogno di varietà particolari, che non si trovano sul mercato sementiero. Per questo motivo il nuovo regolamento, oltre a riorganizzare il sistema formale basato su registrazione e certificazione, ha previsto una serie di deroghe per varietà da conservazione, materiale eterogeneo, varietà amatoriali, materiali commercializzati da reti e organizzazioni che si occupano di conservazione della biodiversità, e sementi scambiate tra agricoltori. Si tratta di un nutrito numero di eccezioni alla norma, che va visto, però, non come un tentativo di minare l’impianto base della normativa, ma di traghettarla nel futuro.



