Laboratorio Partecipativo “Spanichiamo la Crisi Climatica” in quota con Himby e Rete Semi Rurali

Laboratorio Partecipativo “Spanichiamo la Crisi Climatica” in quota con Himby e Rete Semi Rurali

Gli scorsi 22 e 25 luglio presso il Rifugio “Saverio Occhi” a Vezza d’Oglio e presso Casa Contadina – Noa a Castione Andevenno, Rete Semi Rurali (RSR) e l’Associazione Himby hanno organizzato con il laboratorio attivo “Spanichiamo la Crisi Climatica”, con particolare attenzione allo Spazio Alpino.

Rete Semi Rurali ha portato il suo dettagliato contributo nell’ambito della promozione della biodiversità alpina, come all’interno dei progetti RevAgroForMed e CEREA+CONNECT, in un contesto di crisi climatica particolarmente evidente e impattante nelle aree montane come quelle alpine, toccando temi cruciali come il cambiamento delle temperature, dei cicli colturali, la scomparsa dei ghiacciai, lo spostamento delle fasce climatiche e della vegetazione e l’adattamento delel filiere territoriali. Il laboratorio ha incluso attività di condivisione e confronto sulle dimensioni emotive, le idee di natura, atmosfera, anidride carbonica e dimensione “fossile”, e la crisi dei tempo,in particolare dell’idea di futuro, a cui hanno fatto seguito momenti di analisi dei dati sugli impatti ambientali e di attivazione secondo metodologie partecipative, offrendo esempi virtuosi rilevanti di esperienze di riconversione ecologica nella transizione agroecologica. In questo senso RSR ha portato le sue conoscenze decennali nell’ambito della biodiversità, così come nelle metodologie di ricerca e animazione territoriale basate sulla partecipazione attiva e il lavoro nelle comunità, incluse quelle alpine in un contesto di rapidi e epocali cambiamenti dettati dal Cambiamento Climatico

Agricoltura e salute, serve una strategia unica

Agricoltura e salute, serve una strategia unica

La Francia usa l’approccio One health, traducendo in pratiche la sovranità alimentare. Nel nostro Paese il concetto è prigioniero della difesa del Made in Italy.

di Riccardo Bocci Tratto da Altreconomia 294 — Luglio 2026

Anche in Francia il ministero dell’Agricoltura ha aggiunto al proprio nome la “sovranità alimentare” ma le similitudini con l’Italia si limitano a questo. Infatti a febbraio 2026 il ministero francese ha elaborato la Strategia nazionale per l’alimentazione, la nutrizione e il clima (Snanc) con la visione di legare agricoltura, alimentazione e salute secondo l’approccio One health. Passaggio non semplice e banale a livello di concertazione con le parti sociali perché ha dovuto vincere le resistenze dei sindacati agricoli. In Italia siamo lontani dall’elaborare una strategia simile: agricoltura e salute pubblica restano due ambiti ben separati.

Ma perché la Francia ha fatto questo passaggio? Di seguito alcune risposte: aumento del diabete del 160% negli ultimi venti anni; 16% della popolazione che soffre di insicurezza alimentare mentre il 17% è obesa e un terzo degli adulti in sovrappeso; 437 pozzi d’acqua potabile abbandonati negli ultimi anni per inquinamento da nitrati e pesticidi; 19 miliardi di euro di costi collaterali stimati causati dal sistema alimentare; presenza di due terzi di prodotti ultra processati negli scaffali della Grande distribuzione organizzata (Gdo); 4,3 milioni di tonnellate di spreco alimentare. L’agricoltura francese è inoltre responsabile del 58% del consumo di acqua totale del Paese e del 24% dell’impronta di carbonio.

Leggendo questi numeri presentati nell’introduzione alla Snanc sembra di essere in una guerra silenziosa e invisibile. Una guerra giocata sui nostri corpi di cui non siamo consapevoli. La politica non può più restare a guardare e lasciare la discussione sul futuro dell’agricoltura europea ai sindacati o agli addetti ai lavori. Ecco perché la Francia, dopo aver lanciato nel 2017 gli Stati generali dell’alimentazione, ha elaborato nel 2019 il Programma nazionale per l’alimentazione e la nutrizione. Inoltre in seguito alle proposte della Convenzione dei cittadini per il clima di approfondire l’integrazione della dimensione ambientale nella politica alimentare, ha previsto l’elaborazione della Snanc, coordinata da un comitato interministeriale.

Tra gli obiettivi della Snanc ci sono promuovere un’alimentazione salutare e rispettosa dell’ambiente, favorire la giustizia sociale e ridurre le disuguaglianze nell’accesso a un’alimentazione sana e sostenibile, promuovere la sovranità alimentare rafforzando l’autonomia dei sistemi alimentari e il loro ancoraggio territoriale, garantire condizioni di produzione economicamente e socialmente accettabili, stimolare le sinergie con i diversi strumenti politici relativi ai temi dell’alimentazione sostenibile, della nutrizione e del clima.

Il 58% del consumo d’acqua totale in Francia è causato dall’agricoltura

Uno degli strumenti chiave della Strategia sono i Progetti alimentari territoriali (Pat), iniziative locali concertate che, dopo aver sviluppato una diagnosi condivisa e il quadro della produzione agricola e alimentare e del fabbisogno alimentare locale, censendo gli attori coinvolti e le iniziative già presenti sul territorio, sviluppano azioni collettive in cui l’alimentazione diventa l’asse integratore e strutturante per la messa in coerenza delle politiche settoriali sul territorio.

I livelli tenuti in considerazione sono quattro: economico (strutturazione e consolidamento delle filiere territoriali, contributo all’insediamento di agricoltori); ambientale (accompagnamento della transizione ecologica, lotta contro lo spreco alimentare e diversificazione delle fonti proteiche); salute pubblica (promozione e accesso a un’alimentazione favorevole alla salute e all’attività fisica quotidiana); sociale (dall’educazione alimentare alla lotta contro la precarietà alimentare).

Crisi dei fertilizzanti: come trasformare un’opportunità in una occasione persa per la transizione ecologica dell’agricoltura

Crisi dei fertilizzanti: come trasformare un’opportunità in una occasione persa per la transizione ecologica dell’agricoltura

Il recente aumento del prezzo dei fertilizzanti chimici poteva stimolare una riflessione sulla necessità di una transizione verso modelli di agricoltura meno dipendenti dai mezzi tecnici chimici, investendo su pratiche agroecologiche. L’Unione Europea ha invece deciso di continuare a premiare il modello di agricoltura dominante, in tutta la sua inadeguatezza economica e ambientale

Comunicato stampa a cura delle Associazioni Rete Semi Rurali, WWF Italia

Il documento “Una Strategia nazionale per la transizione ecologica dei sistemi agroalimentari” è scaricabile in PDF a questo link:

Raggiunto l’accordo conclusivo del negoziato sulle sementi

Raggiunto l’accordo conclusivo del negoziato sulle sementi

Ieri sera si è concluso il trilogo sul nuovo Regolamento UE sul Materiale Riproduttivo Vegetale (PRM), dopo anni di negoziati. Il testo sostituirà le numerose direttive che a partire dagli anni Sessanta avevano definito il quadro normativo per le sementi.
Dopo quasi tre anni di negoziato, si tratta di un momento importante, su cui torneremo con un’analisi più approfondita nei prossimi giorni e settimane.

Cosa cambia, nei temi per noi più importanti:

  • Varietà da conservazione: la possibilità di commercializzare varietà da conservazione si estende, includendo la possibilità di registrare in questa categoria anche varietà “biodiverse” di nuova costituzione che non rientrerebbero nel regime del materiale eterogeneo bio (che resta nell’ambito del regolamento europeo sul biologico). Inizialmente concepita come un’eccezione per ortive e frutti, alla fine lo schema sarà valido anche per specie agrarie.
  • Reti sementiere riconosciute (Art. 29): reti ed organizzazioni non-profit possono scambiare e vendere sementi purché gli atti di scambio e vendita siano considerabili “no profit”. Sono esentati da molti degli obblighi che ricadono sugli operatori professionali.
  • Sementi per hobbisti e giardinieri (Art. 28): per la prima volta, sementi di varietà diverse possono essere vendute direttamente a hobbisti ed attori non professionali, senza dover rispettare gli standard e gli obblighi procedurali previsti per gli attori del mercato convenzionale.
  • Il diritto degli agricoltori a scambiare e vendere le proprie sementi viene riconosciuto anche se con dei limiti: gli scambi restano soggetti al vincolo di piccole quantità e limitazioni geografiche. Per alcune specie — tra cui patata e papavero — sono invece vietati. L’accordo provvisorio dovrà essere ancora approvato formalmente dal Consiglio e dal Parlamento Europeo. Le nuove norme entreranno poi in vigore quattro anni dopo la loro adozione definitiva — un periodo di transizione che sarà cruciale per definire i dettagli di implementazione a livello nazionale e durante il quale RSR continuerà ad essere attiva nel dialogo tecnico e politico.
Il silenzio della Gdo sulle nuove tecniche genomiche

Il silenzio della Gdo sulle nuove tecniche genomiche

La garanzia della libertà di scelta è stata ignorata mentre i consumatori sono stati esclusi dal dibattito. Il vento però sta cambiando.

a cura di Rete Semi Rurali – Tratto da Altreconomia 292 – Maggio2026

A maggio 2026 dovrebbe chiudersi l’iter legislativo del Regolamento europeo sulle Nuove tecniche genomiche (Ngt), con il voto finale del Parlamento europeo. 

Sono limitate le possibilità che il testo venga rigettato e ridiscusso. 

A parte il mondo del biologico sono state infatti molte poche le voci critiche su questa deregolamentazione, con un silenzio assordante: quello del mondo della Grande distribuzione organizzata (Gdo). 

Se andiamo con la memoria a quanto successo più di venti anni fa, quando arrivarono i primi Organismi geneticamente modificati (Ogm), è facile ricordarsi delle pubblicità all’interno dei supermercati europei che spingevano i cittadini a temere queste nuove piante. La fragola con la lisca di pesce veicolata in tutti i supermercati del marchio Coop ha avuto un impatto fortissimo sull’immaginario dei clienti consumatori. 

Ebbene oggi la Gdo è rimasta neutrale sulla partita, non considerandola in qualche modo prioritaria per lo sviluppo dei propri sistemi alimentari. Così i cittadini sono stati tagliati fuori da qualsiasi dibattito, anche perché allo stesso tempo la politica e il mondo agricolo e scientifico hanno costruito un blocco monolitico di supporto alle Ngt, evitando ogni possibile discussione o critica. 

Questa posizione del mondo della distribuzione scommette sul fatto che il tema della tracciabilità non sarà un problema e che, soprattutto, i consumatori non si organizzeranno per richiedere un sistema di garanzia in nome della loro libera scelta di sapere che cosa c’è nei prodotti che comprano e, in caso, di poter scegliere di non consumare quelli derivati da Ngt. 

Non è detto, però, che questa scommessa sia vincente. Infatti un sondaggio pubblicato nell’aprile scorso da No patents on seeds! (Nops), gruppo di organizzazioni europee preoccupate dal numero crescente di brevetti, presenta un quadro diverso. I cittadini intervistati in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Polonia hanno rifiutato l’idea di concedere brevetti su organismi viventi, contenuta nel Regolamento in discussione. Inoltre il 90% di loro chiede una maggior diversificazione dei sistemi agricoli e alimentari ed è d’accordo nell’applicazione del principio di precauzione in tema di protezione dell’ambiente. 

Sono 56 le piante prodotte tramite Nuove tecniche genomiche in fase di sperimentazione a livello mondiale (fonte: Enga, 2026)

Insomma ci sarebbe un interesse dei cittadini nell’essere coinvolti in queste scelte, in un’ottica di democrazia alimentare. Peccato che nessuno li consideri come un soggetto portatore di visioni e valori. 

Il rapporto di Nops fa anche presente che un ingresso così forte del sistema brevettuale nel mondo del miglioramento genetico vegetale rappresenterà un limite all’innovazione e “di fatto, diventeremo tutti dipendenti dalle decisioni di questa manciata di aziende e dai prezzi che esse fissano”. 

In questo quadro, però, qualcosa si sta muovendo nel mondo agroindustriale in opposizione alle Ngt o almeno in un’ottica di una loro tracciabilità, come dimostra la nascita dell’Associazione europea dell’industria non Gmo, un insieme di realtà soprattutto tedesche e austriache che sta lavorando per garantire filiere non contaminate da Ngt. 

Sul loro sito si possono trovare gli unici dati pubblici disponibili sulle varietà Ngt in sperimentazione. Inoltre sempre per garantire la libertà di scelta del consumatore, si sta aprendo un dibattito in Inghilterra dove l’Alta Corte dovrà valutare se le nuove norme nazionali sulle Ngt, entrate in vigore lo scorso anno, abbiano illegalmente rimosso le garanzie normative sulle modificazioni genetiche, non considerando i potenziali rischi per consumatori, agricoltori, imprese alimentari e ambiente. 

La scommessa della Gdo di non prendere posizione su questa nuova tecnologia genetica, a differenza di quanto fatto con gli Ogm, potrebbe non dimostrarsi vincente per mantenere la fiducia dei suoi consumatori.

photo © Hartono Creative Studio – Unsplash

CEREA+CONNECT all’Orto Botanico di Pavia

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