La legge europea sui brevetti (art.53(b) della Convenzione sul brevetto europeo – CBE) vieta la brevettabilità dei processi di incrocio e selezione e delle piante così ottenute, divieto rafforzato nel 2017 con l’introduzione della regola 28(2). No Patents on Seeds denuncia che l’Ufficio europeo dei brevetti (EPO) ha concesso alla società olandese Rijk Zwaan il brevetto EP3720272 su pomodori resistenti al virus TBRFV ottenuti tramite incroci tradizionali. Le varianti genetichedi resistenza provengono da pomodori selvatici originari del Perù e sono state trasferite nelle varietà commerciali europee attraverso incroci e selezioni. La formulazione del brevetto aggira il divieto descrivendo il breeding come “coltivazione di semi per produrre piante”, rivendicando tutte le piante che ereditano le varianti naturali di resistenza. Secondo il database Pinto, il brevetto consentirebbe all’azienda di controllare 39 varietà, limitandone l’uso per ulteriori programmi di miglioramento. Non si tratterebbe di un caso isolato: l’EPO ha esteso la brevettabilità anche a piante ottenute con L’EPO cerca di aggirare la legge europea sui brevetti // No Patents on Seeds! metodi convenzionali, con casi analoghi in mais, spinaci, pomodori e lattuga. Durante la discussione sulla futura regolamentazione delle piante ottenute con nuove tecniche genomiche (NGT), il Parlamento europeo ha proposto il divieto di brevetti su varietà convenzionali e varianti genetiche naturali, proposte successivamente escluse nella bozza di testo di compromesso del dicembre 2025. No Patents on Seeds! esorta UE e Parlamento a reagire per far rispettare i divieti vigenti e impedire monopoli sull’uso delle risorse genetiche.
Una sentenza storica dell’Alta Corte del Kenya ha segnato una svolta per gli agricoltori, riaffermando il diritto di conservare, scambiare e condividere sementi autoctone. La decisione conclude una battaglia legale avviata nel 2022 da agricoltori e organizzazioni della società civile contro la legge su varietà vegetali e sementi (CAP 326), che prevedeva sanzioni fino a due anni di carcere e multe per chi diffondeva varietà non registrate.
Per le comunità rurali keniote, tali restrizioni minacciavano i sistemi culturali di gestione delle sementi radicati in tutta l’Africa, dove conservazione e scambio di varietà autoctone sono parte integrante della vita comunitaria da generazioni. Queste pratiche hanno salvaguardato il patrimonio alimentare locale, rafforzato la resilienza agricola e mantenuto biodiversità vitale. I ricorrenti hanno sostenuto che la normativa violasse la Costituzione del 2010, che tutela l’espressione culturale e il patrimonio genetico delle comunità, favorendo invece l’espansione di varietà commerciali.
La Corte ha dato loro ragione, riaffermando che la protezione dell’agrobiodiversità e delle conoscenze tradizionali rientra nei diritti costituzionali. Oltre alla portata giuridica, la sentenza rappresenta un segnale forte: difendere i semi significa difendere autonomia, identità e resilienza dei sistemi alimentari locali. Per gli agricoltori del Kenya, è una vittoria che restituisce libertà e dignità contro leggi ingiuste che minacciano la sovranità sementiera e le tradizioni culturali.
Uno dei temi più divisivi del Trattato FAO sono i Diritti degli Agricoltori, concetto sviluppato nel 1989 all’interno dei negoziati che hanno dato vita al Trattato stesso per controbilanciare i Diritti dei Costitutori di nuove varietà vegetali e definito nel famoso articolo 9. Sono quattro le aree entro cui questi diritti, collettivi e non individuali, trovano una loro implementazione a livello nazionale: i) la protezione delle conoscenze tradizionali legate alle sementi; ii) il diritto a una partecipazione equa ai benefici derivanti dall’utilizzo di tali risorse; iii) il diritto a partecipare ai processi decisionali in materia di conservazione e uso sostenibile dell’agrobiodiversità; iv) il diritto di conservare, utilizzare, scambiare e vendere sementi e materiale di propagazione conservati in azienda, secondo le legislazioni nazionali. Non è facile capire come realizzare questi diritti, anche perchè gli aspetti di scambio e vendita sono soggetti alle normative di ogni paese. Un altro aspetto complesso è quello legato alla ripartizione dei benefici monetari legati all’accesso alle risorse gestite dal Sistema multilaterale del Trattato. Come abbiamo visto, l’assenza di un chiaro meccanismo in questo senso è stata una delle cause del fallimento a Lima.
Ma è importante fare una riflessione sul Fondo di Ripartizione dei Benefici gestito dal Trattato che dovrebbe garantire il flusso di risorse verso processi e progetti virtuosi di gestione della diversità agricola. Infatti, i beneficiari di questo Fondo, ad oggi, ricordiamolo, sostenuto dagli Stati, sono i paesi non industrializzati, per cui, di fatto, gli attori europei non possono partecipare. Per realizzare la ripartizione dei benefici in Europa sarebbe importante realizzare un Fondo volontario regionale dedicato a sostenere progetti agroecologici di diversificazione agricola, miglioramento genetico partecipativo e decentralizzato, che corrono il rischio di sparire dai radar della ricerca pubblica infatuata dalle nuove tecnologie genetiche. Questo Fondo potrebbe essere gestito dal Coordinamento europeo Liberiamo la Diversità che ha una solida rete di 22 membri, con una rete di 170 organizzazioni nazionali operanti, in 21 paesi europei.
Il tema dei Diritti degli Agricoltori ha faticato a trovare spazio nei lavori intersessionali del Trattato, nei due anni tra le riunioni dell’Organo di Governo. Solo nel 2017 nella Risoluzione 7/2017 si decide di stabilire il Gruppo di Esperti Tecnici Ad Hoc sui Diritti degli Agricoltori. Questo passaggio è stato reso possibile da alcuni incontri che, negli anni precedenti, sono serviti per costruire le fondamenta politiche della nascita dell’AHTEG. Tra questi ricordiamo la Consultazione Internazionale Informale sui Diritti degli Agricoltori (Lusaka, Zambia, 2007), la prima (Addis Abeba, Etiopia, 2010) e seconda (Bali, Indonesia, 2016) Consultazione Globale sui Diritti degli Agricoltori, e la Consultazione per l’Africa (Harare, Zimbabwe, 2016). Dal 2017 l’AHTEG ha prodotto l’Inventario di misure nazionali, buone pratiche e lezioni apprese dalla realizzazione
dei Diritti degli Agricoltori, come stabilito dall’Articolo 9 del Trattato, e, basate sull’inventario, le Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei Diritti degli Agricoltori.
Sondaggio rappresentativo in cinque Stati membri dell’UE
14 aprile 2026
No Patents on Seeds! ha pubblicato oggi un sondaggio rappresentativo condotto in cinque Stati membri dell’UE: Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Polonia. I risultati mostrano chiaramente che circa l’80% dei cittadini europei rifiuta l’idea di concedere brevetti su organismi viventi, ad esempio brevetti su piante o animali. Più del 70% ha detto no ai brevetti su geni presenti in natura. Il maggior numero di rifiuti si è registrato in Polonia e Germania, seguito da Francia e Italia.
La coalizione internazionale No Patents on Seeds! chiede ora che l’UE si assuma la responsabilità di vietare i brevetti su piante e animali.
Ancora di più (oltre il 90%) ha risposto positivamente alle affermazioni secondo cui la diversità nel miglioramento genetico vegetale e nelle filiere alimentari è fondamentale, e che la protezione dell’ambiente è particolarmente importante in materia di brevetti su piante geneticamente modificate e sulla loro approvazione commerciale. I valori più alti a questo riguardo sono stati osservati in Polonia e Italia, seguiti da Germania e Francia.
“Il quadro è coerente in tutti e cinque i Paesi: il pubblico rifiuta i brevetti sui semi. La maggioranza dei cittadini europei è molto critica nei confronti dei brevetti su caratteri naturali e vuole un approccio precauzionale riguardo ai brevetti su piante geneticamente modificate e al loro rilascio nell’ambiente“, afferma Nout van der Vaart di Oxfam Novib. “È giunto il momento che i decisori politici si assumano le proprie responsabilità e blocchino i brevetti sui semi nell’UE. Devono inoltre attribuire maggiore importanza alla tutela della diversità nella selezione vegetale e alla protezione dei beni pubblici.”
Il sondaggio è stato condotto dall’Istituto di ricerca dell’opinione pubblica Civey. Uno dei principali motivi per la realizzazione del sondaggio è stato il fatto che gli Stati membri dell’UE e il Parlamento europeo voteranno presto una nuova legge che esenterebbe le piante alimentari ottenute tramite nuova ingegneria genetica (o nuove tecniche genomiche, NGT) dalle vigenti normative sulla valutazione del rischio e sull’etichettatura. A seconda dell’esito, ciò potrebbe aumentare enormemente il numero di sementi brevettati. Il Parlamento europeo aveva originariamente chiesto che i brevetti su piante e risorse genetiche fossero vietati o limitati. Tuttavia, il testo di compromesso su cui il Consiglio e il Parlamento europeo voteranno a breve consente la brevettazione di tutte le piante NGT, inclusi i geni presenti in natura. La maggior parte delle piante NGT potrebbe essere immessa nell’ambiente senza una valutazione del rischio ambientale.
“Tutte le colture geneticamente modificate, incluse le NGT, sono brevettate, ma aziende sementiere come Bayer, BASF e Syngenta rivendicano addirittura brevetti su colture convenzionali. In questo modo escludono dal mercato le altre aziende sementiere per dominarlo ancora di più“, avverte Nina Holland di Corporate Europe Observatory. “I brevetti bloccano l’accesso dei selezionatori vegetali a un’ampia varietà di semi, necessaria per un sistema alimentare resiliente. Di fatto, diventeremo tutti dipendenti dalle decisioni di questa manciata di aziende e dai prezzi che esse fissano. Ecco perché i cittadini rifiutano chiaramente tali brevetti.”
No Patents on Seeds! è una coalizione internazionale di organizzazioni che si impegna attivamente a proteggere chi fa miglioramento genetico convenzionale e gli agricoltori dalla minaccia della crescente concentrazione nel mercato sementiero. Per questo motivo, No Patents on Seeds! sostiene gli Stati membri dell’UE e i membri del Parlamento europeo favorevoli al divieto dei brevetti sulle piante.
“È evidente che la prospettiva del pubblico non è stata tenuta sufficientemente in considerazione nella preparazione dell’attuale proposta per la futura regolamentazione delle piante NGT. È necessario rimediare. Chiediamo che il testo venga modificato per bloccare i brevetti sui semi, o che venga completamente respinto“, afferma Martha Mertens di Friends of the Earth.
Rete Semi Rurali dedicherà alle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) la prossima puntata di InRete!, che si terrà giovedi 23 aprile dalle 19.00 alle 19.30 sul canale Youtube della Rete. Proprio per spiegare cosa sono e cosa differenzia le NGT dai vecchi Ogm, ma anche per manifestare la contrarietà di Rete Semi Rurali a questo nuovo tentativo di inserire i diritti di proprietà intellettuale sulle sementi, il nostro direttore Riccardo Bocci risponderà ad una serie di domande appositamente preparate dal nostro intervistatore Cristian Benaglio.
Il 4 marzo, agricoltori e selezionatori del mondo del biologico, seeds saver e organizzazioni ambientaliste si sono riuniti a Bruxelles per inviare un messaggio chiaro ai responsabili politici: le nuove leggi europee sulla commercializzazione delle sementi devono salvaguardare la diversità delle piante coltivate, attuare i diritti degli agricoltori e sostenere i piccoli allevatori biologici.
L’evento si è svolto presso il Parlamento europeo ospitato da Herbert Dorfmann (PPE, relatore), Martin Häusling (Verdi/EFA, relatore ombra) e Christophe Clergeau (S&D, relatore per la commissione Ambiente) e ha riunito rappresentanti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione e professionisti del settore per uno scambio di opinioni sulla proposta del nuovo regolamento UE relativo alla produzione e alla commercializzazione del materiale di riproduzione vegetale (PRM). L’evento si è svolto un mese dopo l’avvio dei negoziati trilaterali. In tale occasione, la presidenza cipriota del Consiglio ha confermato l’obiettivo di raggiungere un accordo entro la fine di giugno.
Il relatore e i relatori ombra hanno sottolineato la necessità di dare spazio alla diversità nel testo finale, in particolare per quanto riguarda i diritti degli agricoltori e le varietà da conservazione. La presidenza cipriota si è detta fiduciosa nella ricerca di compromessi. “Le preoccupazioni di alcuni Stati membri secondo cui norme più flessibili creerebbero mercati paralleli e indebolirebbero gli standard di qualità delle sementi non dovrebbero essere sopravvalutate, né utilizzate per giustificare una limitazione indebita e sproporzionata della scelta degli agricoltori e dei giardinieri, nonché del lavoro dei selezionatori biologici e delle aziende sementiere. Riteniamo che sia possibile per tutte le istituzioni trovare un terreno comune per soddisfare le esigenze dei diversi sistemi agricoli e lasciare spazio alla biodiversità, nell’interesse comune”, ha affermato Eric Gall, vicedirettore di IFOAM Organics Europe.
Le attuali direttive di commercializzazione del materiale riproduttivo vegetale (PRM) hanno storicamente favorito varietà uniformi e standardizzate, rendendo difficile l’accesso al mercato per le varietà eterogenee e adattate alle condizioni locali e limitando i diritti degli agricoltori. La nuova normativa PRM deve correggere questa situazione:
Riconoscendo i diritti degli agricoltori, e in particolare gli scambi di PRM tra agricoltori.
Garantendo un accesso reale al mercato per varietà non uniformi e biologiche.
Fornendo un forte sostegno alla conservazione dinamica della diversità delle piante coltivate.
Elaborando norme proporzionate che non escludano dal mercato i piccoli operatori a causa di oneri amministrativi eccessivi.
Durante l’evento, diversi soggetti interessati hanno presentato il valore della diversità delle piante coltivate e dei diritti degli agricoltori, sia per preservare il patrimonio culturale alimentare europeo che per rafforzare la resilienza dell’agricoltura. Gli interventi hanno chiarito che, alla luce delle varie sfide che l’agricoltura deve affrontare oggi, una normativa moderna in materia di commercializzazione non dovrebbe limitare i tipi di varietà che possono essere immesse in commercio a causa di un attaccamento obsoleto al concetto di uniformità genetica, ma piuttosto sostenere sistemi sementieri decentralizzati basati su una ampia diversità di varietà, e attori coinvolti.
Le organizzazioni partecipanti invitano i negoziatori del Trilogo ad apportare le modifiche necessarie alla proposta legislativa per sostenere questi obiettivi.
Qui di seguito viene riportato l’intervento del nostro direttore tecnico Riccardo Bocci invitato alla discussione:
Sono il direttore tecnico di Rete Semi Rurali, la rete italiana delle sementi che conta 40 organizzazioni affiliate, tra cui due aziende produttrici di sementi biologiche. Insieme ad altre organizzazioni presenti in questa sala, siamo partner del progetto Horizon LIVESEEDING sul miglioramento genetico biologico.
La mia presentazione parlerà delle varietà da conservazione, una delle categorie più promettenti migliorate dalla proposta della Commissione.
Come sapete, la Commissione ha proposto di aprire la categoria delle varietà da conservazione alle varietà di nuova selezione adattate alle condizioni locali. Ha tenuto conto dei nostri precedenti progetti Horizon, come LIVESEED, DYNAVERSITY o DIVERSIFOOD.
Il Parlamento europeo ha poi migliorato la proposta, introducendo il concetto di landraces – vecchie e nuove – derivate dalla selezione in azienda. Ha anche modificato il livello di diversità di questo materiale rendendolo “soddisfacente”.
A dicembre il Consiglio ha modificato la proposta limitando la categoria delle varietà di nuova selezione a frutta e ortaggi, aggiungendo una nuova definizione di varietà locali.
Riteniamo importante mantenere il nuovo testo semplice, utilizzando, se possibile, un’unica definizione per le landraces e le varietà di nuova selezione. Siamo flessibili su questa definizione, ma ciò che è davvero rilevante è lasciare aperta questa categoria di varietà di nuova selezione ai cereali e alle specie agricole. Questo punto sarà cruciale per le specie autoimpollinanti, come il grano, al fine di avere una categoria per le varietà di nuova selezione che non siano così diverse da soddisfare i requisiti dei materiali eterogenei biologici.
È inoltre importante giustificare questa apertura collegandola al concetto di uso sostenibile dell’agrobiodiversità per l’alimentazione e l’agricoltura.
Non dovremmo perdere l’opportunità di rendere questo nuovo regolamento il più innovativo al mondo, definendo norme adeguate e flessibili per la commercializzazione delle sementi, ma lasciando allo stesso tempo spazio sufficiente alla diversità e all’evoluzione locale delle varietà nei campi degli agricoltori. Non solo per il futuro dei sistemi agricoli dell’UE, ma anche del Sud del mondo, dove stanno copiando le nostre leggi sulle sementi.”