Ieri sera si è concluso il trilogo sul nuovo Regolamento UE sul Materiale Riproduttivo Vegetale (PRM), dopo anni di negoziati. Il testo sostituirà le numerose direttive che a partire dagli anni Sessanta avevano definito il quadro normativo per le sementi. Dopo quasi tre anni di negoziato, si tratta di un momento importante, su cui torneremo con un’analisi più approfondita nei prossimi giorni e settimane.
Cosa cambia, nei temi per noi più importanti:
Varietà da conservazione: la possibilità di commercializzare varietà da conservazione si estende, includendo la possibilità di registrare in questa categoria anche varietà “biodiverse” di nuova costituzione che non rientrerebbero nel regime del materiale eterogeneo bio (che resta nell’ambito del regolamento europeo sul biologico). Inizialmente concepita come un’eccezione per ortive e frutti, alla fine lo schema sarà valido anche per specie agrarie.
Reti sementiere riconosciute (Art. 29): reti ed organizzazioni non-profit possono scambiare e vendere sementi purché gli atti di scambio e vendita siano considerabili “no profit”. Sono esentati da molti degli obblighi che ricadono sugli operatori professionali.
Sementi per hobbisti e giardinieri (Art. 28): per la prima volta, sementi di varietà diverse possono essere vendute direttamente a hobbisti ed attori non professionali, senza dover rispettare gli standard e gli obblighi procedurali previsti per gli attori del mercato convenzionale.
Il diritto degli agricoltori a scambiare e vendere le proprie sementi viene riconosciuto anche se con dei limiti: gli scambi restano soggetti al vincolo di piccole quantità e limitazioni geografiche. Per alcune specie — tra cui patata e papavero — sono invece vietati. L’accordo provvisorio dovrà essere ancora approvato formalmente dal Consiglio e dal Parlamento Europeo. Le nuove norme entreranno poi in vigore quattro anni dopo la loro adozione definitiva — un periodo di transizione che sarà cruciale per definire i dettagli di implementazione a livello nazionale e durante il quale RSR continuerà ad essere attiva nel dialogo tecnico e politico.
La legge europea sui brevetti (art.53(b) della Convenzione sul brevetto europeo – CBE) vieta la brevettabilità dei processi di incrocio e selezione e delle piante così ottenute, divieto rafforzato nel 2017 con l’introduzione della regola 28(2). No Patents on Seeds denuncia che l’Ufficio europeo dei brevetti (EPO) ha concesso alla società olandese Rijk Zwaan il brevetto EP3720272 su pomodori resistenti al virus TBRFV ottenuti tramite incroci tradizionali. Le varianti genetichedi resistenza provengono da pomodori selvatici originari del Perù e sono state trasferite nelle varietà commerciali europee attraverso incroci e selezioni. La formulazione del brevetto aggira il divieto descrivendo il breeding come “coltivazione di semi per produrre piante”, rivendicando tutte le piante che ereditano le varianti naturali di resistenza. Secondo il database Pinto, il brevetto consentirebbe all’azienda di controllare 39 varietà, limitandone l’uso per ulteriori programmi di miglioramento. Non si tratterebbe di un caso isolato: l’EPO ha esteso la brevettabilità anche a piante ottenute con L’EPO cerca di aggirare la legge europea sui brevetti // No Patents on Seeds! metodi convenzionali, con casi analoghi in mais, spinaci, pomodori e lattuga. Durante la discussione sulla futura regolamentazione delle piante ottenute con nuove tecniche genomiche (NGT), il Parlamento europeo ha proposto il divieto di brevetti su varietà convenzionali e varianti genetiche naturali, proposte successivamente escluse nella bozza di testo di compromesso del dicembre 2025. No Patents on Seeds! esorta UE e Parlamento a reagire per far rispettare i divieti vigenti e impedire monopoli sull’uso delle risorse genetiche.
Una sentenza storica dell’Alta Corte del Kenya ha segnato una svolta per gli agricoltori, riaffermando il diritto di conservare, scambiare e condividere sementi autoctone. La decisione conclude una battaglia legale avviata nel 2022 da agricoltori e organizzazioni della società civile contro la legge su varietà vegetali e sementi (CAP 326), che prevedeva sanzioni fino a due anni di carcere e multe per chi diffondeva varietà non registrate.
Per le comunità rurali keniote, tali restrizioni minacciavano i sistemi culturali di gestione delle sementi radicati in tutta l’Africa, dove conservazione e scambio di varietà autoctone sono parte integrante della vita comunitaria da generazioni. Queste pratiche hanno salvaguardato il patrimonio alimentare locale, rafforzato la resilienza agricola e mantenuto biodiversità vitale. I ricorrenti hanno sostenuto che la normativa violasse la Costituzione del 2010, che tutela l’espressione culturale e il patrimonio genetico delle comunità, favorendo invece l’espansione di varietà commerciali.
La Corte ha dato loro ragione, riaffermando che la protezione dell’agrobiodiversità e delle conoscenze tradizionali rientra nei diritti costituzionali. Oltre alla portata giuridica, la sentenza rappresenta un segnale forte: difendere i semi significa difendere autonomia, identità e resilienza dei sistemi alimentari locali. Per gli agricoltori del Kenya, è una vittoria che restituisce libertà e dignità contro leggi ingiuste che minacciano la sovranità sementiera e le tradizioni culturali.
Uno dei temi più divisivi del Trattato FAO sono i Diritti degli Agricoltori, concetto sviluppato nel 1989 all’interno dei negoziati che hanno dato vita al Trattato stesso per controbilanciare i Diritti dei Costitutori di nuove varietà vegetali e definito nel famoso articolo 9. Sono quattro le aree entro cui questi diritti, collettivi e non individuali, trovano una loro implementazione a livello nazionale: i) la protezione delle conoscenze tradizionali legate alle sementi; ii) il diritto a una partecipazione equa ai benefici derivanti dall’utilizzo di tali risorse; iii) il diritto a partecipare ai processi decisionali in materia di conservazione e uso sostenibile dell’agrobiodiversità; iv) il diritto di conservare, utilizzare, scambiare e vendere sementi e materiale di propagazione conservati in azienda, secondo le legislazioni nazionali. Non è facile capire come realizzare questi diritti, anche perchè gli aspetti di scambio e vendita sono soggetti alle normative di ogni paese. Un altro aspetto complesso è quello legato alla ripartizione dei benefici monetari legati all’accesso alle risorse gestite dal Sistema multilaterale del Trattato. Come abbiamo visto, l’assenza di un chiaro meccanismo in questo senso è stata una delle cause del fallimento a Lima.
Ma è importante fare una riflessione sul Fondo di Ripartizione dei Benefici gestito dal Trattato che dovrebbe garantire il flusso di risorse verso processi e progetti virtuosi di gestione della diversità agricola. Infatti, i beneficiari di questo Fondo, ad oggi, ricordiamolo, sostenuto dagli Stati, sono i paesi non industrializzati, per cui, di fatto, gli attori europei non possono partecipare. Per realizzare la ripartizione dei benefici in Europa sarebbe importante realizzare un Fondo volontario regionale dedicato a sostenere progetti agroecologici di diversificazione agricola, miglioramento genetico partecipativo e decentralizzato, che corrono il rischio di sparire dai radar della ricerca pubblica infatuata dalle nuove tecnologie genetiche. Questo Fondo potrebbe essere gestito dal Coordinamento europeo Liberiamo la Diversità che ha una solida rete di 22 membri, con una rete di 170 organizzazioni nazionali operanti, in 21 paesi europei.
Il tema dei Diritti degli Agricoltori ha faticato a trovare spazio nei lavori intersessionali del Trattato, nei due anni tra le riunioni dell’Organo di Governo. Solo nel 2017 nella Risoluzione 7/2017 si decide di stabilire il Gruppo di Esperti Tecnici Ad Hoc sui Diritti degli Agricoltori. Questo passaggio è stato reso possibile da alcuni incontri che, negli anni precedenti, sono serviti per costruire le fondamenta politiche della nascita dell’AHTEG. Tra questi ricordiamo la Consultazione Internazionale Informale sui Diritti degli Agricoltori (Lusaka, Zambia, 2007), la prima (Addis Abeba, Etiopia, 2010) e seconda (Bali, Indonesia, 2016) Consultazione Globale sui Diritti degli Agricoltori, e la Consultazione per l’Africa (Harare, Zimbabwe, 2016). Dal 2017 l’AHTEG ha prodotto l’Inventario di misure nazionali, buone pratiche e lezioni apprese dalla realizzazione
dei Diritti degli Agricoltori, come stabilito dall’Articolo 9 del Trattato, e, basate sull’inventario, le Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei Diritti degli Agricoltori.
Sondaggio rappresentativo in cinque Stati membri dell’UE
14 aprile 2026
No Patents on Seeds! ha pubblicato oggi un sondaggio rappresentativo condotto in cinque Stati membri dell’UE: Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Polonia. I risultati mostrano chiaramente che circa l’80% dei cittadini europei rifiuta l’idea di concedere brevetti su organismi viventi, ad esempio brevetti su piante o animali. Più del 70% ha detto no ai brevetti su geni presenti in natura. Il maggior numero di rifiuti si è registrato in Polonia e Germania, seguito da Francia e Italia.
La coalizione internazionale No Patents on Seeds! chiede ora che l’UE si assuma la responsabilità di vietare i brevetti su piante e animali.
Ancora di più (oltre il 90%) ha risposto positivamente alle affermazioni secondo cui la diversità nel miglioramento genetico vegetale e nelle filiere alimentari è fondamentale, e che la protezione dell’ambiente è particolarmente importante in materia di brevetti su piante geneticamente modificate e sulla loro approvazione commerciale. I valori più alti a questo riguardo sono stati osservati in Polonia e Italia, seguiti da Germania e Francia.
“Il quadro è coerente in tutti e cinque i Paesi: il pubblico rifiuta i brevetti sui semi. La maggioranza dei cittadini europei è molto critica nei confronti dei brevetti su caratteri naturali e vuole un approccio precauzionale riguardo ai brevetti su piante geneticamente modificate e al loro rilascio nell’ambiente“, afferma Nout van der Vaart di Oxfam Novib. “È giunto il momento che i decisori politici si assumano le proprie responsabilità e blocchino i brevetti sui semi nell’UE. Devono inoltre attribuire maggiore importanza alla tutela della diversità nella selezione vegetale e alla protezione dei beni pubblici.”
Il sondaggio è stato condotto dall’Istituto di ricerca dell’opinione pubblica Civey. Uno dei principali motivi per la realizzazione del sondaggio è stato il fatto che gli Stati membri dell’UE e il Parlamento europeo voteranno presto una nuova legge che esenterebbe le piante alimentari ottenute tramite nuova ingegneria genetica (o nuove tecniche genomiche, NGT) dalle vigenti normative sulla valutazione del rischio e sull’etichettatura. A seconda dell’esito, ciò potrebbe aumentare enormemente il numero di sementi brevettati. Il Parlamento europeo aveva originariamente chiesto che i brevetti su piante e risorse genetiche fossero vietati o limitati. Tuttavia, il testo di compromesso su cui il Consiglio e il Parlamento europeo voteranno a breve consente la brevettazione di tutte le piante NGT, inclusi i geni presenti in natura. La maggior parte delle piante NGT potrebbe essere immessa nell’ambiente senza una valutazione del rischio ambientale.
“Tutte le colture geneticamente modificate, incluse le NGT, sono brevettate, ma aziende sementiere come Bayer, BASF e Syngenta rivendicano addirittura brevetti su colture convenzionali. In questo modo escludono dal mercato le altre aziende sementiere per dominarlo ancora di più“, avverte Nina Holland di Corporate Europe Observatory. “I brevetti bloccano l’accesso dei selezionatori vegetali a un’ampia varietà di semi, necessaria per un sistema alimentare resiliente. Di fatto, diventeremo tutti dipendenti dalle decisioni di questa manciata di aziende e dai prezzi che esse fissano. Ecco perché i cittadini rifiutano chiaramente tali brevetti.”
No Patents on Seeds! è una coalizione internazionale di organizzazioni che si impegna attivamente a proteggere chi fa miglioramento genetico convenzionale e gli agricoltori dalla minaccia della crescente concentrazione nel mercato sementiero. Per questo motivo, No Patents on Seeds! sostiene gli Stati membri dell’UE e i membri del Parlamento europeo favorevoli al divieto dei brevetti sulle piante.
“È evidente che la prospettiva del pubblico non è stata tenuta sufficientemente in considerazione nella preparazione dell’attuale proposta per la futura regolamentazione delle piante NGT. È necessario rimediare. Chiediamo che il testo venga modificato per bloccare i brevetti sui semi, o che venga completamente respinto“, afferma Martha Mertens di Friends of the Earth.
Rete Semi Rurali dedicherà alle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) la prossima puntata di InRete!, che si terrà giovedi 23 aprile dalle 19.00 alle 19.30 sul canale Youtube della Rete. Proprio per spiegare cosa sono e cosa differenzia le NGT dai vecchi Ogm, ma anche per manifestare la contrarietà di Rete Semi Rurali a questo nuovo tentativo di inserire i diritti di proprietà intellettuale sulle sementi, il nostro direttore Riccardo Bocci risponderà ad una serie di domande appositamente preparate dal nostro intervistatore Cristian Benaglio.