Cosa propone la Commissione europea?

Cosa propone la Commissione europea?

I punti essenziali del nuovo testo

di Riccardo Bocci, Gea Galluzzi – Rete Semi Rurali

Perché esiste la normativa sementiera? Questa domanda merita una risposta per capire le modifiche che oggi possiamo apportare a un impianto che è frutto della cultura scientifica novecentesca. Le truffe agli agricoltori sulle sementi erano uno dei casi di frode più presenti nella letteratura agricola di inizio Novecento. Per rispondere alle richieste degli agricoltori nascono sostanzialmente due sistemi: in Europa è lo Stato che diventa garante della qualità delle sementi, mentre negli Stati Uniti si lascia al mercato il compito di selezionare gli operatori meritevoli. Nasce così il concetto di avere un catalogo dove iscrivere le varietà da commercializzare, che dovranno essere prima testate da una rete di aziende sperimentali pubbliche per validare i dati provenienti dalle ditte private. Questo sistema basato su distinzione, uniformità e stabilità (DUS) consente anche di applicare diritti di proprietà intellettuale sulle varietà, prodotte dai costitutori. Dopo la registrazione il secondo passo è la certificazione delle sementi per attestare la loro qualità, attività che può avvenire in campo (peri cereali) o post raccolta nei pacchetti venduti (per le ortive, sistema definito standard). In parallelo a queste prove per la registrazione (DUS) le autorità competenti hanno anche l’obbligo di verificare il Valore Agricolo e Tecnologico (VAT) delle nuove varietà, in modo da dedurre informazioni affidabili e non di parte per aiutare gli agricoltori a fare scelte consapevoli.
Un effetto collaterale della legislazione sementiera è stato quello di cancellare per legge la diversità dai campi, forzando gli agricoltori a usare sementi di varietà uniformi, le uniche che potevano trovare sul mercato. Sono stati necessari vari anni perché tutto ciò venisse considerato un problema, come si evince dal testo della normativa sulle varietà da conservazione in cui per la prima volta si ammette che la legislazione sementiera deve avere tra i suoi obiettivi la conservazione dell’agrobiodiversità. Si è trattato di un processo lungo e difficile: ci sono voluti 10 anni dalla creazione delle varietà da conservazione (1998) alla loro definizione legale per cereali (direttiva 62/2008), ortive (direttiva 145/2009) e foraggere (direttiva 60/2010). Nel 2010 è cominciato il progetto di ricerca europeo SOLIBAM (www.solibam.eu), dedicato a sviluppare popolazioni per l’agricoltura biologica che, però, non erano legalmente commercializzabili come sementi perché non uniformi. È iniziato allora il lavoro di discussione con la Commissione europea volto a trovare degli spazi legali per questi materiali che ha avuto sostanzialmente tre tappe. Un primo riconoscimento nella proposta di regolamento della Commissione bocciata dal Parlamento europeo nel2014; un secondo passaggio legato alla sperimentazione temporanea ammessa dal 2014; una finale
consacrazione nel regolamento del biologico 848/2018. La proposta del luglio scorso riprende tutti questi fili cercando di mantenere una coerenza tra il sistema commercia le attuale (basato sui due pilastri di registrazione varietale e certificazione delle sementi) e le nuove deroghe previste per rispondere al mondo del biologico e della conservazione dell’agrobiodiversità. Non è un compito facile perché alla fine si tratta di creare due sistemi quasi paralleli, cercando di evitare che possa usufruire delle deroghe chi non ha titolo per farlo e, allo stesso tempo, mantenere uno standard qualitativo elevato del seme per tutti. Inoltre, una cosa è lavorare con varietà uniformi, un’altra con quelle diversificate. Bisogna rivedere i criteri per la certificazione, cambiare i caratteri usati per la descrizione varietale, ripensare la relazione tra ditte sementiere e agricoltori, e reinventare il modello di ricerca varietale, favorendo la partecipazione di più attori e decentralizzando le attività.

Come si capisce, si tratta di sfide di non poco conto, che potremo cominciare a praticare in funzione di come uscirà il testo dopo il negoziato con Parlamento e Consiglio. È importante, quindi, migliorare il testo proposto della Commissione e, finalmente, portare diversità nelle sementi in commercio. Cosa c’è di nuovo in questa proposta? Intanto riguarda tutte le specie (dalle ortive alla vite), andando ad abrogare le troppe direttive di oggi con un solo regolamento orizzontale. In dettaglio sono cinque gli assi più importanti.

1. Viene cambiata la definizione di commercializzazione, non più legata al concetto di sfruttamento commerciale, ma legata a qualsiasi trasferimento. Quindi, potenzialmente, ogni tipo di scambio di sementi rientra nell’ambito della commercializzazione.

2. Proprio a causa di questo scopo così ampio, è importante definire costa resta fuori. All’articolo 2 sono indicate le attività non soggette alla legislazione, tra cui anche scambio e vendita tra utilizzatori finali (non agricoltori) e la ricerca.

3. Deroghe. Vengono definite una serie di eccezioni al sistema normale, che includono: varietà da conservazione, amatoriali e materiale eterogeneo. Inoltre, si prevede una vendita facilitata per le organizzazioni che si occupano di conservazione, così come lo scambio tra agricoltori di varietà non protette.

4. VAT. Si propone che i test di valore agricolo e tecnologico oggi fatti solo per le specie agrarie siano estesi a tutte le specie, con l’aggiunta di un’ulteriore caratteristica da considerare: la sostenibilità. Si tratta di una modifica non di poco conto, che avrà un impatto molto forte sul mondo della ricerca varietale delle ortive, andando ad aumentare il costo delle sementi, e sui sistemi nazionali di controllo e certificazione, che si dovranno dotare di campi per fare anche queste prove. Inoltre, non è chiaro come dovrà essere valutata la presunta sostenibilità delle varietà, punto su cui la Commissione mira a lasciare ampio margine agli stati, con la possibilità anche per gli operatori di farlo sotto la supervisione ufficiale delle autorità competenti.

5. Biologico. Per la prima volta si prevede che ci dovranno essere protocolli dedicati al biologico sia per i test DUS che VAT. Anche questa proposta comporterà un aggravio sui sistemi nazionali, non tutti in grado di fare le prove in biologico. In questi mesi, insieme ad alcune organizzazioni come Arche Noah e IFOAM EU, abbiamo discusso il testo e lavorato al fine di proporre una serie di emendamenti da discutere all’interno del Parlamento Europeo. In particolare, ci siamo concentrati su: escludere dallo scopo della legislazione anche l’accesso alle risorse genetiche vegetali conservate nelle collezioni pubbliche e private, per facilitare l’accesso alle risorse genetiche da loro conservate;  meglio definire le varietà da conservazione; mantenere quanto previsto nel regolamento biologico sul materiale eterogeneo per non rischiare di perdere quanto ottenuto, visto che il nuovo regolamento sementi andrà a sostituire quello del biologico; facilitare lo scambio, anche dietro compenso, tra agricoltori e la vendita da parte delle organizzazioni che conservano la diversità.
Nei prossimi tre mesi sapremo quante delle nostre proposte saranno recepite nel testo e, soprattutto, quante delle aperture della Commissione saranno mantenute, viste le resistenze da parte di alcuni stati membri, associazioni sindacali e settore sementiero privato. Ci auguriamo di chiudere positivamente questo percorso entro la primavera 2025!

Un anno per cambiare il panorama legislativo sulle sementi

Un anno per cambiare il panorama legislativo sulle sementi

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

Come “disintossicare” i nostri sistemi alimentari

Come “disintossicare” i nostri sistemi alimentari

Il comparto agroalimentare ha stretti legami con le società fossili. Il risultato sono cibi ultra-processati il cui impatto sulla salute ha un costo elevatissimo. 

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 265 – Dicembre 2023

Il dibattito sulla sostenibilità dell’agricoltura ha registrato, lo scorso novembre, l’uscita di due importanti contributi: “Power shift: perché dobbiamo disintossicare i sistemi alimentari industriali dai combustibili fossili”, pubblicato dal think tank Global alliance for the future of food e l’annuale “State of World” della Fao dedicato a svelare i veri costi dei sistemi alimentari (“The state of food and agriculture 2023. Revealing the true cost of food to transform agrifood systems”).

In realtà niente di nuovo sotto il sole, si tratta di analisi note da anni agli addetti ai lavori, ma vedere dati e grafici che mostrano l’impatto in termini energetici del cibo ultra-processato (ad esempio uno yogurt alla frutta industriale rispetto al formaggio o al latte fresco) colpisce di più di tanti discorsi.

Il report “Power shift” non si limita a ricordarci che l’agricoltura industriale è un sistema energivoro e che il nostro cibo è “pieno” di petrolio. Gli autori entrano nella possibile (e necessaria) transizione di sistema individuando uno dei punti critici nei meccanismi di potere. “Vale la pena notare -scrivono- che le principali aziende petrolchimiche, plastiche e agrochimiche fanno spesso parte delle stesse strutture aziendali, ad esempio China petroleum & chemical corp, TotalEnergies, Exxon Mobil”.

Queste società hanno un interesse nel promuovere e perpetuare sistemi alimentari industriali estrattivi, dipendenti dai combustibili fossili e dalla chimica. Forniscono inoltre contributi significativi alla politica per garantirsi la loro influenza: “L’agroalimentare statunitense ha speso 750 milioni di dollari in donazioni ai candidati politici nazionali tra il 2000 e il 2020 e 2,5 miliardi di dollari in attività di lobby dal 2000 al 2019 -si legge nel report-. Mentre il settore energetico ha speso un miliardo di dollari per i candidati politici e 6,2 miliardi di dollari in attività di lobby”.

In questo scenario come si può attuare un cambiamento? Un possibile strumento a disposizione della politica per indirizzare la trasformazione dei sistemi agroalimentari lo offre la pubblicazione della Fao che cerca di rendere evidenti i costi nascosti (True cost accounting, Tca) del cibo che mangiamo. L’obiettivo dell’Agenzia delle Nazioni Unite, infatti, è fornire strumenti ai decisori politici per attuare scelte consapevoli nel disegnare i propri sistemi agroalimentari, una volta che sono a conoscenza dei costi sociali e ambientali che non vengono calcolati nei prezzi dei prodotti.

La stima dei costi nascosti del cibo che mangiamo ammonta a 12.700 miliardi di dollari, pari a circa un terzo del Pil globale. Per oltre il 70% sono dovuti all’impatto sulla salute.

Non si tratta di numeri di poco conto. Leggendo il report scopriamo che nel 2020 i Tca sono stimati a 12.700 miliardi di dollari (circa un terzo del Pil globale). Per oltre il 70% sono dovuti all’impatto sulla salute, legato a insicurezza alimentare, sovrapproduzione e consumo di cibi ultra-processati. Come dire che il modello agricolo dominante è un problema sia per quei Paesi che si pensano moderni e sviluppati, sia per quelli considerati in via di sviluppo che stanno ricalcando le orme dei primi lungo l’unica linea del progresso agricolo che vediamo all’orizzonte.

Alla fine, però, tutta la mole di dati accumulata e ben descritta dalle due pubblicazioni si scontra con una montagna che sembra insormontabile: interessi e poteri costituiti, ideologie vecchie non più capaci di rappresentare la realtà, conglomerati economici che conservano se stessi. Superare questi ostacoli in nome di una nuova governance in grado di promuovere la transizione sarebbe il ruolo della politica. Peccato che stia scomparendo dalla nostra quotidianità, svuotata di senso dopo l’ubriacatura delle ideologie novecentesche.

CREDIT ALTRECONOMIA

Edizioni Semi Rurali. Una casa editrice tutta nostra!

Edizioni Semi Rurali. Una casa editrice tutta nostra!

di Claudio Pozzi | Rete Semi Rurali

Il titolo è mendace: Massimo Angelini ed Esther Weber avrebbero ragioni da vendere nel rivendicare, almeno in questa fase, la titolarità delle prime scelte editoriali. Sono stati loro infatti a offrire a Rete Semi Rurali l’eredità di alcuni gioielli ex Pentàgora e avranno molto da brigare nell’instradarci verso un mestiere che non si improvvisa: il loro generoso supporto è ancora più prezioso considerando l’impegno che li assorbe nella nuova coraggiosa avventura con Temposospeso! 

Abbiamo accettato la sfida con spirito adolescenziale scevro da preoccupazioni: d’altra parte l’opportunità di raccogliere cotanto testimone è cosa rara e l’urgenza di comunicare con parole nostre pubblicando testi coerenti con la missione associativa lo è altrettanto.

Abituatevi a riconoscere il logo di Edizioni SemiRurali sulle copertine di libri attinenti alla ruralità, alla biodiversità e alla sempre più necessaria transizione agroecologica. 
Ad oggi abbiamo scelto insieme a Esther e Massimo i titoli di maggior successo del catalogo rurale di Pentàgora che riteniamo abbiano ancora molto da dire al lettore biodiverso. Sembra un lavoro facile ma, seppur pazientemente guidati dalla competente supervisione, stiamo facendo qualche piccolo errore da principianti di cui chiediamo venia a lettori, autori e ai collaboratori che a vario titolo ne vengono coinvolti.

Il progetto grafico è compiuto e in questo caso dobbiamo ringraziare Yoshi Mari per la felice scelta e la competente realizzazione. 

Siamo felici, a neanche un anno di distanza dalla sigla del “patto ereditario” di poter presentare 7 titoli che aprono la strada verso il salto di qualità cui siamo chiamati: fatto tesoro dell’esperienza dell’esordio, è necessario acquisire le competenze che ci consentano di rinnovare la proposta con nuovi titoli selezionati in coerenza con le aree che contraddistinguono l’operatività di Rete Semi Rurali. La scelta è infatti quella di rispecchiare nelle collane la struttura organizzativa che la Rete si è data: Comunità, Case delle sementi, ricercAZIONE, Seminare il Cambiamento. 

Per scoprire le pubblicazioni della nostra casa editrice potete consultare il sito: https://edizioni.semirurali.net

All’indirizzo biblioteca@semirurali.net. sono più che benvenuti suggerimenti su titoli che vi piacerebbe veder pubblicati da Edizioni Semi Rurali! 

Il Principe Giallo – Vasyl Barka

Il Principe Giallo – Vasyl Barka

Temposospeso, 340 pp, 20 euro

L’Ucraina, nota per i tristi eventi del 2022-2023, ha avuto tragiche vicende lungo tutta la sua storia, tra cui il tuttora poco nota dell’Holodomor, “la fame artificiale”, che a seconda delle stime avrebbe causato la morte di circa 3,5-5 milioni di persone in Ucraina e nelle regioni russe e kazake limitrofe.
Ed è proprio il cruciale biennio 1932-1933 ad essere al centro della narrazione attraverso lo sguardo di una famiglia, attraverso il loro spossessamento e deumanizzazione sino alla mera sopravvivenza. La “liquidazione della classe dei
kulaki” operata dalle autorità sovietiche fu una tragedia pianificata e annunciata che potrebbe essere letta in parallelo con quella di “Furore” di Steinbeck: sistemi
opposti uniti dalla repressione verso il dissenso contadino, la cui autonomia è sempre stata ritenuta sospetta.
Una lettura per non dimenticare gli errori e gli orrori del passato, oggi.

La maledizione della noce moscata – Amitav Ghosh

La maledizione della noce moscata – Amitav Ghosh

Chi l’avrebbe mai detto che una noce moscata si portasse dietro tanta crudeltà come il tentato genocidio dei bandanesi, popoli abitanti un grappolo di isole nel lontano Sud Est dell’Oceano Indiano. Partendo dal racconto della caduta improvvisa, nell’isola di Selamon, di una lampada durante una notte del 1621, A. Ghosh ci illustra in maniera precisa i dettagli di distruzione e terrore che hanno accompagnato l’origine, lo sviluppo e la diffusione dell’ideologia del colonialismo nella sua variante neoliberale. Tale pensiero, fortemente materialista, considera il pianeta materia inerte da sfruttare a solo vantaggio umano e da sottoporre a una “terraformazione” sistematica il cui obiettivo è lo sterminio di tutto ciò che è bruto, popolazioni indigene incluse. Porgendo questo punto di vista, Ghosh dimostra quindi come i cambiamenti climatici siano anche frutto del sistema di economia di guerra portato avanti dal capitalismo neoliberale che vuole difendere, anche militarmente, il quadro geopolitico attuale basato sui combustibili fossili, soffocando così il potenziale liberatorio della transizione ecologica.