Sul nuovo Piano d’azione nazionale per il biologico

Sul nuovo Piano d’azione nazionale per il biologico

Il documento ha durata triennale e contiene strumenti essenziali. Come l’attenzione alle reti sociali e il potenziamento della ricerca.

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 267 – Febbraio 2024

Lo scorso dicembre la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il Piano d’azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici, che sostituisce quello precedente chiuso nel 2020. Si tratta di una delle azioni previste dalla nuova legge 23 per promuovere il comparto approvata nel 2023 (“Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”). Ha una durata triennale, è articolato in quattro assi principali e otto azioni e ha come obiettivo raggiungere il 25% di superficie a coltivazioni biologiche, come previsto nelle strategie europee.

Il Piano vede la luce in un momento non facile per questa modalità di produzione. Le varie crisi in atto, infatti, hanno ridotto il potere d’acquisto dei cittadini con una contrazione dei consumi bio nel 2021 e 2022, con la sola eccezione del mondo del discount. Insomma, la strategia che la domanda da sola potesse trainare in modo virtuoso il mondo produttivo è, da una parte, naufragata sul piano dei consumi, mentre dall’altra è messa sotto attacco dai tentativi di smontare le strategie europee del Green Deal perché giudicate troppo “ambientaliste” e contrarie alle necessità del mondo agricolo. Diventa perciò importante avere uno strumento politico nazionale, in grado non solo di lavorare nella solita aggregazione della domanda, ma anche di potenziare il sistema di innovazione e ricerca del biologico, con un’attenzione alle sue reti sociali. Non andrebbe mai dimenticato, infatti, che la forza propulsiva del bio è quella di proporre non solo un altro modello produttivo, ma anche un diverso sistema economico e sociale. Questa tensione tra mera sostituzione di input e transizione ecologica della società si ritrova in alcune parti del Piano quando, ad esempio, si parla di promuovere i contratti di rete e dei distretti biologici, esperienze nate in questi anni per costruire forme ibride di aggregati economici e sociali, non rispondenti alle classiche cooperative agricole o ai sindacati.

Va, inoltre, sottolineato che il Piano è strettamente legato ad altri due strumenti a esso complementari: il Piano nazionale sementi biologiche (asse 2) e il Piano nazionale per la ricerca e l’innovazione a favore dell’agricoltura biologica (asse 3). Sementi e ricerca sono, infatti, due elementi essenziali per far compiere il salto di qualità al settore. Finalmente, il Piano d’azione riconosce che “un aspetto che è rimasto problematico per l’agricoltura biologica è la disponibilità di materiale vegetale e razze animali ad hoc con cui si perseguono obiettivi di maggiore adattabilità ai singoli contesti ambientali e robustezza/resistenza alle diverse patologie piuttosto che la mera elevata produttività” e che questi materiali si possono ottenere “promuovendo la tecnica innovativa del miglioramento genetico partecipativo ed evolutivo”.

Leggendo il Piano d’azione ci si rende conto che sono stati fatti molti passi in avanti rispetto ai tempi in cui la ricerca agricola affermava che le migliori varietà in convenzionale sono anche le migliori in biologico. Il testo, infatti, cita tra i materiali da sviluppare anche i “miscugli (popolazioni evolutive) per la selezione naturale delle varietà”.

Il Piano sementiero è stato già approvato dal ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e dalla Conferenza Stato-Regioni, ma deve esserne definita l’attuazione, mentre quello sulla ricerca è ancora in corso di redazione. L’auspicio è che tutti questi documenti possano trovare un’applicazione coerente in grado di traghettare il biologico nel futuro senza fargli perdere le sue radici.

Quando torneremo a parlare di politiche agricole?

Quando torneremo a parlare di politiche agricole?

Sui media si parla poco dei negoziati in corso in Europa su temi fondamentali come la ricerca, gli Ogm o la commercializzazione dei semi. È un problema scrive Riccardo Bocci della Rete Semi Rurali

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 266 – Gennaio 2024

A guardare la presenza sulla stampa italiana dei temi relativi all’agricoltura, sembra che i problemi principali del comparto siano l’avvento della carne sintetica e la difesa del made in Italy. Il dibattito nostrano non riesce a estendere lo sguardo fino a Bruxelles per discutere di quei regolamenti proposti dalla Commissione europea -negoziati in questi mesi- che avrebbero dovuto essere l’impianto normativo su cui si sarebbero dovute ancorare le strategie “Farm to fork” e “Biodiversità 2030”.

Eppure si tratta di temi centrali che andranno a definire l’agricoltura europea del futuro: riduzione dell’uso dei pesticidi, maggiore integrazione tra agricoltura e ripristino della natura, nuove regole per la commercializzazione delle sementi e, in ultimo, apertura ai nuovi Organismi geneticamente modificati (Ogm) o Tecniche di evoluzione assistita (Tea). Quali posizioni sta prendendo l’Italia nel dibattito ancora in corso su questi dossier? Quali interessi difende? In che modo queste posizioni vengono negoziate? Sono tutte domande legittime in democrazia, ma a cui difficilmente oggi si riesce a rispondere.

Un ruolo importante lo giocano ancora i sindacati, ma non si vedono all’orizzonte quelle aperture necessarie per portare il dibattito nella società civile. Dovrebbe però essere ormai evidente che la produzione del cibo non riguarda solo il reddito degli agricoltori -seppur importante- ma ha un impatto sulla salute dei cittadini. Quindi le politiche agricole dovrebbero essere integrate in quelle ambientali e di salute pubblica. Non a caso a livello scientifico si parla ormai dell’approccio “One health”, in cui la prevenzione gioca un ruolo importante anche nel ridurre i costi pubblici del sistema sanitario.

Un altro tema, poi, è completamente assente dal dibattito pubblico: la ricerca agricola. In questa nuova visione dell’agricoltura che ruolo potrebbe giocare? Purtroppo, anche in questo caso, sulla stampa al massimo arriva l’eco del negoziato sui nuovi Ogm, dove non c’è spazio per il dialogo: chi non sposa queste nuove tecnologie viene visto in automatico come un retrogrado passatista, incapace di apprezzare il progresso. O si accetta il genome editing, panacea per ogni problema, o il baratro.

In realtà, la scienza è un mondo un po’ più articolato e complesso, come dimostra un articolo uscito nel 2022 sulla rivista scientifica Agronomy for sustainable development dal titolo “Pesticide-free agriculture as a new paradigm research”. Gli autori individuano le linee entro cui sviluppare un sistema di ricerca per un altro modello agricolo, il cui nodo centrale è studiare e promuovere la diversificazione a livello colturale, nel tempo (con le rotazioni) e nello spazio (con le colture associate).

Il 2033 è l’anno in cui scadrà l’autorizzazione all’uso del glifosato approvata a novembre 2023 dalla Commissione europea.

In questo quadro, bisogna indagare altri parametri rispetto alla ricerca attuale: comprendere le capacità delle piante a essere associate, studiare le relazioni tra pianta/suolo/comunità microbiche e adattare le varietà ai metodi di coltivazione senza pesticidi. Come si vede un’agenda ricca che integra le scienze agronomiche con quelle ecologiche e biologiche orientate a studiare la complessità delle comunità vegetali e microbiche.

Gli autori evidenziano anche come le politiche pubbliche potrebbero supportare questo cambiamento, ad esempio favorendo azioni collettive a livello territoriale e reti di scambio di conoscenze tra attori, rinnovando i sistemi di assistenza tecnica e formazione, oppure modificando il quadro legale sulla commercializzazione delle sementi per permettere la vendita di varietà non uniformi. Guarda caso, quest’ultimo è proprio il punto su cui si negozierà fino ad aprile 2024 al Parlamento europeo. Un’occasione da non perdere per cominciare a cambiare volto all’agricoltura europea.

CREDIT ALTRECONOMIA

I grandi passi delle NGT

I grandi passi delle NGT

Serious concerns about the EU Commission proposal on New Genomic Techniques // (newgmo.org)


La Commissione, sostenuta dalla presidenza spagnola, mira a raggiungere un accordo prima delle elezioni europee del giugno 2024. A rendere incerta questa proiezione, sono le numerose questioni ancora aperte: la coesistenza tra produzioni con NGT e produzioni libere da ogni tipo di OGM, la libertà di scelta del consumatore, il divieto delle NGT in agricoltura biologica, l’uso dei brevetti e la possibilità per gli Stati membri di limitare la coltivazione di piante derivate da NGT. Circa la metà degli Stati membri sostiene la deregolamentazione proposta dalla Commissione, mentre altri (Germania, Polonia, Austria e Ungheria) sono più cauti. Pertanto, il raggiungimento di un accordo nel Consiglio entro la prossima estate è ad oggi imprevedibile. Nel Parlamento, il relatore della Commissione ENVI su questo tema ha presentato il 16 ottobre scorso una relazione in cui propone di: ridurre i (già deboli) requisiti per trasparenza e tracciabilità; eliminare l’obbligo di etichettare come NGT le sementi
derivanti da queste tecniche, con evidenti conseguenze lungo tutta la filiera agricola e alimentare. Al contrario, il divieto all’uso di NGT1 e NGT2 è un punto fermo per il mondo del biologico.
Le Commissioni Agricoltura e Ambiente si esprimeranno con il voto rispettivamente a dicembre 2023 e gennaio 2024. Emerge una tendenza in cui Sinistra, Verdi e la maggioranza dei Social Democratici sono a favore di mantenere o rafforzare il principio di precauzione, la trasparenza e la tutela dell’agricoltura biologica. Al contrario, i Popolari, molti Liberali ed in generale i partiti di destra sono orientati verso una più spinta deregolamentazione.

A tutela del biologico

A tutela del biologico

La posizione di ECO-PB sulla bozza di regolamento Europeo sulle Nuove Tecniche Genomiche

di Consorzio per il Miglioramento Varietale in Biologico (ECO-PB) – 01 Novembre 2023

ECO-PB è preoccupato per il contenuto della proposta di de-regolamentazione dei cosiddetti nuovi OGM. Chiede che siano introdotti cambiamenti fondamentali per garantire l’esclusione dall’agricoltura, la selezione e la produzione sementiera biologiche di qualsiasi tipo di OGM, inclusi quelli ottenuti tramite le NGT. La proposta di regolamento presentata dalla Commissione non garantisce né la trasparenza né la tracciabilità degli organismi ottenuti con le NGT, né stabilisce idonee misure di coesistenza tra produzioni convenzionali (con NGT) e produzioni bio (prive di NGT). Inoltre, bypassa completamente le questioni relative ai diritti di proprietà intellettuale, nonostante il sempre più diffuso utilizzo dei brevetti. Per tutti questi motivi, respingiamo con forza la proposta. 

ECO-PB sottolinea il ruolo fondamentale dell’agricoltura biologica per favorire la transizione ecologica in Europa. I movimenti per il bio richiedono con forza che l’uso di qualsiasi tipo di Organismo Geneticamente Modificato (OGM) sia vietato in tutti i processi produttivi biologici. L’uso delle nuove tecnologie di editing genomico è in aperto contrasto con i principi fondamentali dell’agricoltura bio, oltre a violare il principio di precauzione e venire meno alle aspettative dei consumatori che nel biologico cercano prodotti privi di OGM. Per mantenere l’integrità del settore, tutti i tipi di OGM, compresi quelli derivanti da NGT di tipo 1 e di tipo 2, devono essere vietati in agricoltura biologica in tutti gli Stati membri dell’UE. Anche il regolamento Europeo sul biologico (2018/848) andrebbe modificato per escludere organismi ottenuti tramite qualsiasi tecnica che intervenga direttamente su isolati di DNA, RNA o proteine.

Tracciabilità 

Per tutelare il bio, il consorzio chiede che vengano resi obbligatori metodi efficienti e affidabili per la tracciabilità e l’etichettatura di tutti gli OGM, compresi quelli derivati da NGT. Ritiene necessario istituire un registro delle varietà OGM/NGT che contenga anche la geolocalizzazione dei siti dedicati alla loro produzione o moltiplicazione. Inoltre, chi sviluppa OGM, con tecniche vecchie o nuove, dovrebbe fornire un metodo per rilevare gli eventi di modifica. 

Contaminazione e coesistenza 

La bozza proposta dalla Commissione non mette in atto misure sufficienti per prevenire la contaminazione accidentale tra piante GM e non. Contaminazioni possono verificarsi in campo (attraverso l’impollinazione incrociata) o durante il processo di selezione e moltiplicazione in aziende o ditte sementiere che lavorano sia con varietà convenzionali che OGM/NGT. ECO-PB chiede che siano rese obbligatorie misure che minimizzano il rischio di contaminazione (distanza geografica, barriere fisiche) e che tali misure siano definite a livello Europeo e non delegate agli Stati membri. Inoltre, si chiede che venga applicato il principio “chi inquina paga” nei casi di contaminazione o altri effetti negativi. È particolarmente importante proteggere dalla contaminazione non solo tutte le produzioni biologiche e i processi di selezione varietale in bio, ma anche le risorse genetiche conservate nelle banche pubbliche o private. 

La Proprietà Intellettuale 

Nonostante esistano oltre 3000 brevetti su CRISPR e CROP, la proposta trascura la fondamentale questione dei diritti di proprietà intellettuale legata alle NGT. Il crescente utilizzo dei brevetti compromette la possibilità per i selezionatori e gli agricoltori di utilizzare le risorse genetiche vegetali per il loro lavoro. Il consorzio chiede una chiara regolamentazione della brevettabilità di organismi ottenuti da NGT prima che questi vengano rilasciati, e in questa direzione sostiene un cambiamento nella legge UE sulla brevettabilità di organismi viventi. 

La tua voce per la diversità!

La tua voce per la diversità!

di Rete Semi Rurali, Arche Noah

Stiamo attraversando un momento cruciale per il futuro della nostra agricoltura e alimentazione. In seno all’Unione Europea, è in corso un negoziato per stabilire nuove regole sulla commercializzazione delle sementi.

Le norme attuali, introdotte negli anni ’60, promuovono sementi sviluppate per l’agricoltura industriale. Sementi che possono essere vendute insieme a pesticidi e fertilizzanti e adatte ad essere coltivate in sistemi agricoli geneticamente uniformi. L’agroindustria sta facendo pressione sulle istituzioni europee affinché le nuove regole, che verranno definite nel prossimo
anno, favoriscano ancora di più quel modello, finendo per marginalizzare ulteriormente la diversità nel sistema sementiero e, di conseguenza, in quello agricolo e alimentare. Ciò di cui abbiamo bisogno, invece, è proprio il contrario. Abbiamo bisogno di leggi sulle sementi che garantiscano il nostro diritto a un cibo sano, vario e gustoso, che valorizzino concretamente la diversità nei campi e negli orti, sostenendo le varietà locali e rispettando i diritti di chi le coltiva e le riproduce.
Firma la nostra petizione per chiedere ai politici europei di non soccombere alla pressione del settore agroindustriale, ma di proteggere e promuovere l’agrobiodiversità e il diritto degli agricoltori a raccogliere, utilizzare, scambiare e vendere i propri semi!

Cosa chiediamo ai politici europei La nuova proposta di legge sulle sementi pubblicata dalla Commissione Europea nel luglio 2023 minaccia la conservazione e la circolazione dell’agrobiodiversità. Ignora il diritto degli agricoltori di mantenere, utilizzare, scambiare e vendere i propri semi, nonostante tale diritto sia sancito da trattati internazionali. È inaccettabile. Chiediamo al Parlamento Europeo e ai Ministri dell’Agricoltura di rivedere la proposta di legge sulle sementi, favorendo la circolazione dell’agrobiodiversità, rispettando i diritti degli agricoltori e gettando le basi per un sistema alimentare sostenibile, resiliente e diversificato:

1) La conservazione e l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità e la circolazione di sementi diversificate e adatte ai territori ed i contesti locali rappresentano una assoluta priorità.
2) Il diritto degli agricoltori di riprodurre, scambiare e vendere le sementi deve essere pienamente rispettato.
3) La commercializzazione di sementi diverse e localmente adattate deve essere agevolata.
4) Le varietà in commercio non devono dipendere da pesticidi o fertilizzanti sintetici.

Abbiamo bisogno di 50.000 firme!

SEGUI IL LINK: mitmachen.arche-noah.at/it/tua-voce-per-la-diversita

La diversità non è negoziabile!

La diversità non è negoziabile!

L’opinione di Arche Noah riguardo la bozza di regolamento UE sulla legislazione sementiera

di Arche Noah

Nel luglio scorso, la Commissione europea ha pubblicato una proposta di riforma della legislazione sementiera. La bozza introduce nuovi adempimenti burocratici per le organizzazioni che si occupano di agrobiodiversità, nonché una serie di aspetti negativi anche per gli agricoltori. Abbiamo chiesto un’opinione a Magdalena Prieler, esperta di politiche dell’organizzazione austriaca ARCHE NOAH.

La Commissione Europea lavora da anni sulla possibilità di modificare la legislazione sulle sementi. All’inizio dell’ultimo tentativo di riforma, culminato in questa proposta, c’è stato un ampio processo di consultazione con gli attori del settore, nel quale anche ARCHE NOAH è stata coinvolta. Siete soddisfatti della bozza che ne è derivata?

La proposta della Commissione Europea va valutata sia in generale sia alla luce delle regole attualmente in vigore nei diversi paesi: è positivo che lo scambio e la vendita delle sementi tra privati siano ancora ammessi, così come la possibilità di vendere sementi non registrate o certificate a operatori non professionisti. In alcuni Paesi Europei, come la Polonia, questo è già un grosso passo avanti.

Al di là delle aperture a privati e hobbisti, lo scenario non è così positivo?

Per le organizzazioni e reti delle sementi, la proposta è inaccettabile. Secondo questa bozza, gli agricoltori non possono vendere le proprie sementi, il che è in aperto contrasto con i loro diritti, sanciti dalle Nazioni Unite. Per organizzazioni come ARCHE NOAH, che conservano e diffondono agrobiodiversità, la proposta impone nuovi adempimenti burocratici che ridurrebbero la loro capacità di operare. Non possiamo accettare il divieto di distribuire sementi agli agricoltori!

Non è ragionevole mettere delle regole sulla circolazione delle sementi?

Non mettiamo in discussione che ci siano regole stringenti sulla vendita di sementi da parte di grandi aziende o corporazioni. Anzi, chiediamo che la legge sia ancora più severa in questo senso: è inaccettabile per esempio che una varietà che dipende da un uso massiccio di input chimici sia pienamente autorizzata sul mercato. I test per l’approvazione delle nuove varietà dovrebbero essere condotti in condizioni bio, perché soltanto sementi che producono bene senza input sono adatte per l’agricoltura del futuro. Non possiamo invece accettare che le restrizioni ricadano esclusivamente su coloro che mantengono l’agrobiodiversità!

Che aspetti dovrebbe avere una buona legislazione sementiera?

La conservazione della diversità coltivata può continuare soltanto se il lavoro di chi la porta avanti è legittimato e promosso in tutta Europa. La biodiversità non è solo la base della nostra agricoltura e della nostra alimentazione ma anche un requisito indispensabile per il miglioramento genetico vegetale alla luce del cambio climatico. Le organizzazioni e gli agricoltori che conservano, riproducono e vendono sementi devono essere escluse da questa legislazione. Dobbiamo lottare per conservare la nostra libertà di azione!

Sembra essere difficile tradurre delle verità così ovvie in legge. Perché?

Da una parte, la Commissione Europea non è immune alle pressioni dell’agroindustria. Dall’altra, non è facile per chi siede a Bruxelles comprendere che il mondo delle reti e degli agricoltori che interagiscono con loro, funziona in modo diverso e necessità di regole a parte: sarebbe assurdo imporre lo stesso carico burocratico alla Bayer/Monsanto e ad una piccola organizzazione che mantiene l’agrobiodiversità in rete con agricoltori o custodi. 

E adesso, cosa succede con la proposta? Quali sono i prossimi passi?

Noi di ARCHE NOAH come altre reti e organizzazioni, compresa Rete Semi Rurali, stiamo cercando di essere costruttivi, discutiamo e condividiamo delle proposte per migliorare la bozza. Facciamo pressione sui nostri rappresentanti perché anche loro pensino in modo creativo nel rivedere e modificare la proposta.

Quando verrà pubblicata la versione definitiva?

L’intenzione è che la proposta venga votata nel Parlamento Europeo prima delle elezioni della primavera 2024. Le negoziazioni tra il Consiglio, il Parlamento e la Commissione dovrebbero iniziare nel 2024 e una decisione finale dovrebbe arrivare nel 2025. Ma questa scaletta è estremamente ambiziosa vista la complessità del tema e considerando i numerosi punti critici della bozza attuale.

Non sarebbe meglio respingere appieno la proposta?

Per adesso sicuramente no, visto che a livello politico c’è apertura al dialogo e disponibilità a ricevere suggerimenti e modifiche. Ma ovviamente, come in tutti i negoziati, il bilancio si può fare solo alla fine e non ci precludiamo la possibilità di esprimere un netto rifiuto.