Favorire lo scambio tra regioni, paesi e progetti può essere un’inizio!
di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali
Si è tenuto dal 25 al 27 novembre 2024 adHarare (Zimbabwe) il workshop dal titolo“Dal miglioramento genetico per la diversitàalla legislazione sementiera. Come promuovereun ambiente favorevole ai sistemisementieri degli agricoltori? Una condivisionedi esperienze tra Europa e Africa”.
L’incontro è stato organizzato all’interno del progetto di cooperazione Seeds for the Future (SEFF), dai partner Rete Semi Rurali, CTDT e Cospe. Il primo elemento emerso nella preparazione del workshop è che sul tema sono attivi diversi progetti, promossi da agenzie di cooperazione di diversi paesi europei, con poco scambio di esperienze tra di loro. Per questo motivo è stato costituito un comitato organizzatore che ha visto la partecipazione di otto progetti, attivi in nove paesi africani Zimbabwe, Zambia, Uganda, Malawi, Niger, Eswatini, Mozambico, Tanzania, Sud Africa). Nella prima giornata sono state organizzate presentazioni dai vari paesi per avere un quadro delle difficoltà e delle possibili soluzioni trovate nei diversi contesti. Questo scambio si è arricchito con la presenza italiana che ha raccontato le deroghe contenute nella legislazione attuale in Europa (varietà da conservazione e materiale eterogeneo biologico) e le novità della proposta di regolamento della Commissione europea, oggetto del negoziato in corso con Parlamento e Consiglio. L’evento ha visto l’attiva collaborazione del Trattato FAO sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Agricoltura e l’Alimentazione (ITPGRFA), nel quadro dell’implementazione delle Risoluzioni 6 e 7 della decima riunione dell’Organo di Governo (OG) del 2023 che chiedevano ai paesi e agli stakeholder di organizzare workshop regionali sul tema dell’uso sostenibile e dei diritti degli agricoltori. La partecipazione dello staff del segretariato dell’ITPGRFA ha consentito di avere un quadro aggiornato dei negoziati in vista della prossima riunione dell’OG nel 2025 e dei progetti in corso promossi attraverso il Benefit Sharing Fund del Trattato. Alla tre giorni hanno partecipato 80 persone, con un profilo molto ampio – agricoltori, ricercatori, tecnici, funzionari dei ministeri, responsabili di progetti arricchendo i lavori con punti di vista molto diversi tra di loro e, alcune volte, anche opposti. Per facilitare il dialogo e confrontarsi su problematiche concrete, nel secondo giorno, i partecipanti sono stati divisi in gruppi, portando la discussione su 5 passaggi essenziali del funzionamento dei sistemi sementieri: accesso alle sementi, miglioramento e ricerca, registrazione delle varietà, certificazione delle sementi e produzione sementiera. Con la metodologia del world-cafè i partecipanti hanno seguito tutti i cinque gruppi, entrando nel vivo delle difficoltà e delle possibili soluzioni.
Ecco alcuni dei temi che sono emersi: • Importanza delle Case delle sementi e necessità di integrarle con le banche del germoplasma nazionali; • Necessità di sostenere la ricerca pubblica per favorire i processi di miglioramento genetico partecipativo; • Come passare dalle registrazione varietale a processi più semplici sul modello della notifica del Materiale Eterogeneo Biologico in Europa; • Come mantenere la qualità delle sementi attraverso processi decentralizzati di controllo basati sulla certificazione partecipata; • Come sviluppare delle etichette specifiche per queste sementi; • Come evitare i fenomeni di biopirateria.
Questi elementi sono stati portati alla riunione dell’Unione Africana a Nairobi (vedi box), dove alcuni dei partecipanti erano stati invitati. Uno dei risultati più interessanti del workshop, e non scontato all’inizio, è stata la voglia dei partecipanti a continuare questo scambio di esperienze e conoscenze, andando a costituire una Comunità di Pratiche che interagirà in futuro al di là dei progetti in cui i singoli attori sono coinvolti. Nel concreto questa comunità sta lavorando a elaborare un information document per la prossima riunione dell’OG, per presentare i gli elementi critici e le esperienze positive rispetto allo sviluppo di sistemi sementieri diversificati. Infatti, la sfida del futuro, emersa chiaramente durante la tre giorni, sarà quella di immaginare e costruire sistemi legali basati non solo su varietà distinte, uniformi e stabili all’interno dei cosiddetti sistemi sementieri formali, ma in grado di accogliere la diversità varietale attraverso il riconoscimento dei sistemi sementieri informali.
Unione Africana e Farmer Managed Seed Systems
L’Unione Africana vuole costruire un quadro politico per fornire una guida strutturata a governi, stakeholder e organizzazioni per riconoscere e rafforzare i sistemi sementieri gestiti dagli agricoltori (Farmer Managed Seed Systems, FMSS) e integrarli in politiche agricole più ampie. Questi sistemi sono fondamentali per sostenere la biodiversità agricola dell’Africa, migliorare la sicurezza alimentare, i mezzi di sussistenza e rafforzare la resilienza dei piccoli agricoltori ai cambiamenti climatici. I FMSS si riferiscono a sistemi basati sulle comunità, attraverso i quali gli agricoltori selezionano, conservano, producono, scambiano e commerciano le sementi, basandosi prevalentemente su varietà tradizionali, sulle conoscenze indigene, su pratiche e regole sviluppate in base alle loro abitudini, adattandosi all’ambiente in continuo mutamento. Nonostante il loro contributo, i FMSS sono ancora poco riconosciuti e non sufficientemente supportati dalle politiche nazionali, che tendono a favorire i sistemi sementieri commerciali. Dal 9 al 13 dicembre 2024 a Nairobi, in Kenya, si è tenuto il workshop per discutere la strategia e il piano di azione 2026-2035 per promuovere i FMSS, in concomitanza con la quinta riunione del gruppo direttivo della piattaforma di partenariato africano per le sementi e le biotecnologie.
Informazioni sui paesi tratte dall’articolo Landrace legislation in the world: status and perspectives with emphasis in Eu system, Genetic Resour. Crop Evol. 2024 (tinyurl.com/d9r4x25x )
🇧🇯 BENIN: Le varietà locali possono essere registrate nel Catalogo nazionale, moltiplicate e vendute. Esistono tre tipi di elenchi: (1) varietà testate per i criteri DUS e VAT, (2) varietà testate solo per i criteri DUS (esclusivamente per esportazione) e (3) varietà locali e tradizionali testate solo per i criteri VAT.
🇧🇯 BOLIVIA: Varietà locali e farmers’ varieties non possono essere iscritte nel Registro Nazionale, anche se diverse varietà locali di patate, arachidi e mais sono state incluse grazie alla deroga dell’Istituto Nazionale di Innovazione Agroforestale che le ha esentate dalle analisi DUS. Dal 2008 per la patata sono in uso descrittori più adatti ai diversi colori e forme delle varietà.
🇧🇷 BRASILE: Le varietà locali e tradizionali possono essere utilizzate, scambiate o vendute tra agricoltori familiari, coloni della riforma agraria o indigeni, senza registrazione nel Catalogo Nazionale delle Varietà. C’è anche una deroga per le organizzazioni dell’agricoltura familiare, che possono solo distribuire e non vendere, sementi di varietà locali e tradizionali.
🇨🇱 CILE: Le varietà non possono essere registrate senza rispettare le regole DUS, anche se esistono eccezioni per gli agricoltori che possono usare varietà non uniformi, ma non venderle o scambiarle.
🇨🇳 CINA: La registrazione delle varietà è consentita solo dopo aver superato i test DUS e VAT, fatto che limita la possibilità di registrare varietà locali. Inoltre, è illegale produrre in azienda sementi non registrate.
🇮🇳 INDIA: Le farmers’ varieties sono quelle “tradizionalmente coltivate e sviluppate dagli agricoltori o le varietà locali di cui gli agricoltori possiedono una conoscenza comune”. Possono essere protette con la privativa vegetale e commercializzate in base al Protection of Plant Varieties and Farmers’ Rights, ma devono rispondere ai criteri DUS, anche se sono stati allentati i requisiti di uniformità e stabilità (un anno di test invece di due).
🇮🇩 INDONESIA: Le farmers’ varieties sono coltivate principalmente per l’autoconsumo. Dal 2014 i criteri DUS devono essere soddisfatti per la registrazione delle varietà.
🇳🇵 NEPAL: Dal 2013 la normativa sulle sementi è stata modificata per consentire la registrazione di varietà locali nel catalogo nazionale. I test DUS sono richiesti per la registrazione nel catalogo, ma per le varietà locali sono sufficienti i dati validi di una stagione e non è obbligatorio il test VAT.
🇵🇰 PAKISTAN: In base al Plant Breeders’ Rights Act del 2016, gli agricoltori possono vendere, scambiare le sementi di di varietà non protette. A causa dei criteri DUS necessari per la registrazione delle sementi, la commercializzazione di varietà locali non è favorita.
🇱🇰 SRI LANKA: Il progetto di legge sulla protezione delle varietà vegetali del 2011 consente agli agricoltori di seminare, riseminare, scambiare, condividere o vendere le sementi anche di una varietà protetta.
🇨🇭 SVIZZERA: Le varietà locali sono registrate come “varietà di nicchia”, una subcategoria del catalogo varietale. La commercializzazione delle sementi di queste varietà è consentita senza bisogno di un cartellino ufficiale, con la dicitura “varietà di nicchia approvata, sementi non certificate”.
🇺🇬UGANDA: La normativa sementiera considera i sistemi formali e informali. I primi coprono solo il 20% delle sementi prodotte. Il sistema informale è riconosciuto importante dalla Politica Nazionale sulle Sementi del 2018 per la conservazione della biodiversità agricola.
🇻🇳 VIETNAM: La registrazione delle varietà è condotta principalmente da organizzazioni di agricoltori o comunitarie a livello locale. La registrazione richiede test DUS e VAT e prove in più località. Dal 2008 il governo riconosce i sistemi informali, permettendo ai piccoli agricoltori di scambiare le loro varietà.
🇿🇼 ZIMBABWE: Non esiste un quadro legislativo che permette registrazione, produzione o commercializzazione di farmers’ varieties, perchè le varietà devono passare i test DUS e VAT. Il Community Technology Development Trust ha proposto una bozza di certificazione per le varietà locali per consentire l’utilizzo di materiale genetico più eterogeneo.
A dimostrazione dell’interesse crescente verso le Crop wild relatives (CWRs) e del riconoscimento del loro ruolo potenzialmente fondamentale per una transizione agroecologica della nostra agricoltura, nel 2024 sono iniziati altri due progetti sul tema finanziati, o cofinanziati, dall’UE.
Pro-Wild – Proteggere e promuove re le parentali selvatiche
Pro-Wild, così come COUSIN, mira a proteggere e promuovere le parentali selvatiche delle colture
(CWRs) e sfruttare il loro potenziale genetico per migliorare la resilienza e l’adattabilità delle colture ai cambiamenti climatici. Le colture prese a modello da Pro-Wild sono le varietà selvatiche di grano, di barbabietola da zucchero e di colza, studiate sia nei loro habitat naturali che nelle banche genetiche. Il progetto, che durerà dal 2024 al 2029, affronterà tre temi principali: la conservazione in situ, che prevede la caratterizzazione e protezione delle risorse genetiche nei loro habitat naturali; quella ex-situ, per propagare, conservare e catalogare le CWRs al di fuori dei loro ambienti naturali con l’obiettivo di salvaguardare il loro materiale genetico; e infine le attività di pre-selezione attraverso cui si intende identificare i tratti desiderabili delle CWRs e incorporarli in nei programmi di selezione d’élite per migliorare la diversità genetica e la resilienza delle colture coltivate.
Pro-Wild riunisce 19 partner provenienti da 11 Paesi combinando competenze in vari campi, ed è cofinanziato dall’Unione Europea, da UK Research and Innovation e dal Segretariato di Stato svizzero per l’istruzione.
Fruit-div – Agricoltura sostenibile per preservare i tesori della natura
Protagonisti di FRUIT-DIV sono gli alberi da frutto CWR e il loro potenziale per l’agricol tura sostenibile con un’attenzione partico- lare alle pomacee (Malus, Pyrus) e alle
drupacee (Prunus). Questo terzo progetto europeo dedicato alle parentali selvati che ha durata quinquennale e vede coinvolti 26 organizzazioni provenienti da 10 Stati membri dell’UE e di altri quattro Paesi che dal 2024 lavorano insieme per raggiungere obiettivi importanti quali:
monitorare le CWRs nelle banche genetiche europee;
caratterizzare la CWR geneticamente;
condividere e sviluppare nuovi strumenti di fenotipizzazione ad alto rendimento;
integrare le CWRs nelle collezioni di risorse genetiche vegetali e nei programmi di selezione;
promuovere la condivisione sostenibile dei dati;
sviluppare materiale di pre-selezione e metodologie di selezione adattate alle CWRs;
favorire una conservazione più efficiente e sostenibile delle risorse genetiche vegetali e promuovere l’uso delle risorse genetiche vegetali o del materiale di pre-selezione di prima generazione.
Dal primo gennaio 2024, 26 partner provenienti da 12 paesi europei hanno dato avvio al progetto COUSIN – Utilizzazione e conservazione di parentali selvatici delle colture agrarie per un’agricoltura sostenibile, finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Università Rey Juan Carlos di Madrid. Presupposto di COUSIN è che la diversificazione delle colture e la selezione varietale sono strumenti importanti per realizzare la necessaria transizione agroecologica dei sistemi alimentari europei, e in questo senso i parentali selvatici delle colture (Crop Wild Relatives – CWRs) possono giocare un ruolo chiave come custodi della diversità. Gli obiettivi principali di COUSIN sono:
IDENTIFICARE i percorsi per l’utilizzo delle CWRs al fine di rafforzare l’agricoltura sostenibile;
RICONOSCERE le migliori riserve genetiche in situ;
DETERMINARE le caratteristiche delle CWRs richieste dagli stakeholder;
DIVERSIFICARE le attività di coltivazione e miglioramento genetico grazie all’uso di CWRs;
FORNIRE informazioni sulle CWRs in un formato accessibile ai potenziali utenti;
FORMARE e sensibilizzare la società sul valore delle CWRs.
Per raggiungere questi obiettivi, COUSIN concentrerà le sue attività su cinque piante modello, rappresentanti importanti tipi di colture:
Frumento (Triticum aestivum), principale coltura alimentare mondiale la cui coltivazione sarà tuttavia influenzata dal cambiamento climatico, enfatizzando così la necessità di una maggiore resilienza al clima;
Orzo (Hordeum vulgare), terzo cereale prodotto in Europa, destinato anch’esso a risentire dell’aumento delle temperature, della siccità e della pressione delle malattie;
Pisello (Pisum sativum), principale legume in Europa in termini di superficie coltivata e importanza economica, nonché fonte di proteine vegetali di alta qualità e quindi strategico per limitare l’importazione su lunga distanza;
Lattuga (Lactuca sativa), che copre il 18,1% della superficie di produzione di ortaggi freschi, ma la cui coltivazione in campo aperto risente delle temperature elevate e delle limitazioni relative alla concimazione con azoto e potassio;
Brassiche, per le quali sono state individuate la B.oleracea, che comprende le più comuni colture orticole di Brassica, e la B. napus, un ibrido naturale tra B. oleracea e B. rapa meglio conosciuto come colza.
di José M. Iriondo e Ada Molina – Universidad Rey Juan Carlos, Spagna
Le Crop Wild Relatives (CWRs) possiedono una diversità genetica che può essere cruciale per migliorare le colture.
Spesso, infatti, contengono caratteri capaci di potenziare la resa, la qualità nutrizionale e la resistenza agli stress biotici e abiotici e sono quindi risorse preziose per la sicurezza alimentare e per l’agricoltura sostenibile, soprattutto per far fronte ai cambiamenti climatici, alle malattie emergenti e all’evoluzione dei parassiti.
Il concetto di Riserve Genetiche è emerso come strategia per la conservazione dei parentali selvatici nei loro habitat naturali. Si tratta di aree designate dove la diversità genetica delle popolazioni prese in esame viene gestita e monitorata attivamente. L’obiettivo principale è mantenere i processi evolutivi che generano e preservano la diversità genetica, assicurando un adattamento costante di queste specie agli ambienti in continuo cambiamento. L’Europa ospita una ricca diversità di CWRs e i diversi climi e paesaggi del continente hanno contribuito all’evoluzione di numerosi adattamenti in queste specie selvatiche.
Riconoscendo l’importanza di questa ricchezza genetica, i Paesi europei sono stati all’avanguardia nell’istituzione di riserve genetiche per le CWR. Il Programma Cooperativo per le Risorse Genetiche Vegetali (European Cooperative Programme for Plant Genetic Resources – ECPGR) ha svolto un ruolo fondamentale nel coordinare gli sforzi in tutto il continente. Attraverso il suo gruppo di lavoro sulle Crop Wild Relatives, l’ECPGR ha infatti promosso progetti di ricerca che hanno sviluppato linee guida e metodologie per la creazione e la gestione di riserve genetiche, sottolineando l’importanza di costruire una rete europea di riserve genetiche, incentrata sulla conservazione in situ. A partire da questo lavoro sono state avviate diverse iniziative per creare una rete di riserve genetiche in tutta Europa. Tra queste spiccano i progetti europei PGR Secure e Farmer’s Pride, che avevano l’obiettivo di sviluppare strategie di conservazione per le CWRs più a rischio e di identificare i siti adatti per le riserve genetiche. Altri progetti di ricerca finanziati dall’Europa e incentrati sulla conservazione e sull’uso delle specie selvatiche coltivate, come COU- SIN (vedi p.8), sono attualmente attivi e forniscono un ulteriore contributo al consolidamento di una rete europea di riserve genetiche di parentali selvatici delle specie agrarie. Sebbene un approccio europeo coordinato sia fondamentale, l’istituzione e la gestione delle riserve genetiche avviene a livello nazionale. I Paesi europei hanno adottato approcci diversi in base a contesti, priorità e risorse specifiche.
Ad esempio, la Germania è stata pioniera nell’istituzione di riserve genetiche, creando una rete di riserve genetiche di sedano a cui poi se ne sono aggiunte altre, relative ad altre colture, fino alla creazione, nel 2019, della Rete tedesca di riserve genetiche, che ha fornito un quadro in cui le misure di conservazione delle CWRs saranno integrate e coordinate. La Spagna ha adottato un approccio sistematico alla José M. Iriondo e Ada Molina – Universidad Rey Juan Carlos, Spagna Riserve genetiche di parentali selvatici delle colture in Europa e a livello nazionale Le Crop Wild Relatives (CWRs) possiedono una diversità genetica che può essere cruciale per migliorare le colture. RicercAZIONE conservazione delle CWRs approvando una Strategia nazionale per la conservazione e l’uso delle CWRs e delle piante alimentari selvatiche che prevede la creazione di una rete nazionale di riserve genetiche. Nel 2019 è stata istituita la prima: la Riserva della Biosfera della Sierra del Rincón, che contiene parentali selvatici di lattuga, carota, orzo, cipolla e colture foraggere.
Anche il Regno Unito è stato un pioniere nella conservazione delle CWRs, attraverso la creazione della riserva genetica nella penisola di Lizard, in Cornovaglia, che ospita popolazioni di parentali selvatici di porro, erba cipollina, asparago, barbabietola, carota, trifoglio e altre colture. Un rapporto del progetto Farmer’s Pride fornisce un’analisi approfondita della maggior parte dei casi studio della rete europea dei parentali selvatici delle colture, dimostrando che, in molti di essi, queste popolazioni naturali sono conservate in situ come parte di iniziative più ampie di conservazione della biodiversità.
Nonostante i progressi compiuti, rimangono diverse sfide nella creazione e nel mantenimento di riserve genetiche per le CWRs in Europa. Le più importanti sono:
la necessità di garantire un impegno finanziario a lungo termine per la ge stione delle riserve genetiche;
il miglioramento del coordinamento tra i diversi settori coinvolti (agricoltura, ambiente, ricerca, pubblica amministrazione, settore privato) e al di là dei confini nazionali;
infine, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’importanza delle CWRs e delle riserve genetiche.
In conclusione, le riserve genetiche per i parentali selvatici delle colture rappresentano una strategia cruciale per la salvaguardia della biodiversità agricola in Europa. Sebbene siano stati compiuti progressi significativi sia a livello europeo che nazionale, sono necessari sforzi continui e innovativi per garantire la conservazione a lungo termine di queste risorse genetiche vitali.
Una risorsa per mitigare gli effetti del cambiamento climatico
di Ferdinando Branca, Giulio Flavio Rizzo, Giovanfrancesco Grosso, Donata Arena, Nicolas Al Achkar – Uni Catania
Già nel secolo scorso Nikolaj Ivanovič Vavilov (1887-1943), agronomo, botanico e genetista russo, aveva capito che la diversità genetica era maggiormente concentrata in regioni specifiche del nostro pianeta, mentre nelle aziende agricole questa era conseguenza delle diverse condizioni pedo-climatiche, delle tecniche colturali adottate e della selezione umana. Sulla base di ciò egli aveva identificato otto regioni geografiche di origine delle principali colture, successivamente indicate con il nome di “Centri Primari di Origine di Diversificazione delle Colture Agrarie”. Gli otto Centri individuati (Cina, India e Indomale- sia, Asia Centrale, Medioriente, Bacino del Mediterraneo, Etiopia, Messico meridionale e America centrale, America del Sud) rappresentano aree nelle quali si trovano i parentali selvatici delle specie agrarie e una ricca diversità di una specifica specie, che si esprime con la presenza di diversi morfo-tipi, con variazioni di morfologia, dimensione, colorazione dei diversi organi della pianta (fusto, foglie, infiorescenze, fiore, frutto, etc.).
Nell’ambito del progetto EU Horizon COUSIN si sta ponendo l’attenzione sulla raccolta, caratterizzazione e valorizzazione delle specie parentali spontanee di cinque generi: cavolo (Brassica), frumento (Triticum), lattuga (Lactuca), orzo (Hordeum) e pisello (Pisum), diffusi in Europa. L’Università di Catania coordina il gruppo di lavoro sul genere Brassica, lavorando nello specifico sulla diversità espressa da Brassica oleracea L. nel centro di origine e diversificazione indicato da Vavilov, ovvero il Bacino del Mediterraneo, dove individuò la maggiore diversità di morfo-tipi afferenti a questa specie (cavolo da foglia, cavolo broccolo, cavolfiore, cavolo cappuccio, cavolo rapa, cavolo di Bruxelles, etc.) La Sicilia, tra i vari territori che si affacciano sul Mediterraneo, esprime una concentrazione di varianti genetiche espresse non solo dalle cultivar locali, soprattutto per cavolo da foglia, cavolo broccolo, cavolfiore e cavolo rapa, ma presenta anche la maggior variabilità di specie spontanee parentali alle suddette colture, quali Brassica drepanensis, B. incana, B. insularis, B. macrocarpa, B. rupestris, B. villosa, etc., che nei decenni passati sono state oggetto di studi del gruppo di lavoro del Di3A dell’Università di Catania. Con il progetto COUSIN oltre alla raccolta, catalogazione, rigenerazione e conservazione delle piante individuate, sottoforma sia di semi che di campi collezione specificamente attivati, sono stati avviati anche specifici studi sui processi di sintesi dei numerosi metaboliti secondari (glucosinolati) che contraddistinguono le Brassicaceae dalle altre colture e che rappresentano un’interessante fonte di caratteri per controllare stress biotici e abiotici e avviare programmi di miglioramento genetico. Tuttavia, queste specie spontanee, se non opportunamente tutelate e salvaguardate, sono a rischio di estinzione a causa delle attività̀ agricole o pascolative intensive e in generale della pressione antropica, molto spesso eccessiva per il territorio. Le specie principali prese in esame dal progetto Cousin sono 4: Brassica incana. Questa specie è presente lungo Tirreno, Ionio e coste adriatiche d’Italia e lungo le coste balcaniche. Le popolazioni siciliane si trovano soprattutto lungo le coste orientali e nord-orientali. Sono diffuse in ambienti con rocce calcaree, pendii rocciosi e bordi stradali, dal livello del mare fino a 900 m s.l.m., dove il pascolo e il fuoco rappresentano le principali minacce.
Brassica macrocarpa. È endemica delle isole Egadi, dove cresce su rocce calcaree e pendici a ridosso del mare e dove il pascolo e il fuoco rappresentano la principale minaccia. È presente in due siti, uno a Favignana e l’altro a Marettimo.
Brassica rupestris. È diffusa lungo la costa nord della Sicilia, soprattutto nelle zone occidentali, e cresce su rocce calcaree e più raramente su scogliere di arenaria, solitamente con esposizione Nord o comunque in zone ombrose, dal livello del mare fino a 1100 m s.l.m. Di nuovo, pascolo e fuoco rappresentano le principali minacce per la sua conservazione.
Brassica villosa. Diffusa nelle zone interne della Sicilia centro-occidentale e lungo la costa nord-occidentale. Cresce in falesie di arenaria calcarea, di solito con esposizione nord, e comunque in zone ombrose, dal livello del mare fino a 1000 m s.l.m. Anche per questa specie, pascolo e fuoco rappresentano le principali minacce. Le diverse popolazioni presenti in Sicilia sono apparte nenti alle ssp. bivoniana, drepanensis, tinei e villosa e mostrano alcune differenze morfologiche che suggeriscono di classificarle come specie.
Tutte e quattro queste specie rappresentano sia fonti di prodotti assimilabili agli ortaggi, come nel caso della B. rupestris, conosciuta anche come cavolo selvatico o cavolo di timpa, e di cui in alcuni contesti se ne effettua la raccolta allo stato spontaneo, sia fonti di caratteri utili ai fini del miglioramento genetico delle Brassicaceae coltivate, sia fonte di metaboliti secondari che possono assolvere funzioni di biofumigazione, come nel caso della B. macrocarpa.
In aggiunta a quanto sopra detto, B. macrocarpa è oggetto di attenzione nell’ambito del progetto Horizon COUSIN con l’obiettivo di istituire una Riserva Genetica presso l’arcipelago delle Egadi, suo areale di diffusione, che sta subendo nel corso del tempo drastiche modificazioni a causa di azioni antropiche di diversa natura sul territorio. B. macrocarpa è stata in- serita nella Lista Rossa Europea delle piante vascolari con la classifica “seriamente a rischio” a causa della sua endemicità e per via delle modificazioni ambientali del suo areale di diffusione, fra l’altro piuttosto ristretto. Nell’ambito del primo anno di attività del progetto COUSIN sono state realizzate specifiche missioni per il monitoraggio delle popolazioni delle suddette specie spontanee parentali che fanno riferimento al complesso di specie Brassica oleracea che crescono in Sicilia. Lo scopo generale delle missioni svolte è stato quello di aumentare la disponibilità di semi per la caratteriz- zazione bio-morfologica, biochimica e genetica di queste popolazioni che non erano disponibili nelle banche di germoplasma europee.