Uno dei temi più divisivi del Trattato FAO sono i Diritti degli Agricoltori, concetto sviluppato nel 1989 all’interno dei negoziati che hanno dato vita al Trattato stesso per controbilanciare i Diritti dei Costitutori di nuove varietà vegetali e definito nel famoso articolo 9. Sono quattro le aree entro cui questi diritti, collettivi e non individuali, trovano una loro implementazione a livello nazionale: i) la protezione delle conoscenze tradizionali legate alle sementi; ii) il diritto a una partecipazione equa ai benefici derivanti dall’utilizzo di tali risorse; iii) il diritto a partecipare ai processi decisionali in materia di conservazione e uso sostenibile dell’agrobiodiversità; iv) il diritto di conservare, utilizzare, scambiare e vendere sementi e materiale di propagazione conservati in azienda, secondo le legislazioni nazionali. Non è facile capire come realizzare questi diritti, anche perchè gli aspetti di scambio e vendita sono soggetti alle normative di ogni paese. Un altro aspetto complesso è quello legato alla ripartizione dei benefici monetari legati all’accesso alle risorse gestite dal Sistema multilaterale del Trattato. Come abbiamo visto, l’assenza di un chiaro meccanismo in questo senso è stata una delle cause del fallimento a Lima.
Ma è importante fare una riflessione sul Fondo di Ripartizione dei Benefici gestito dal Trattato che dovrebbe garantire il flusso di risorse verso processi e progetti virtuosi di gestione della diversità agricola. Infatti, i beneficiari di questo Fondo, ad oggi, ricordiamolo, sostenuto dagli Stati, sono i paesi non industrializzati, per cui, di fatto, gli attori europei non possono partecipare. Per realizzare la ripartizione dei benefici in Europa sarebbe importante realizzare un Fondo volontario regionale dedicato a sostenere progetti agroecologici di diversificazione agricola, miglioramento genetico partecipativo e decentralizzato, che corrono il rischio di sparire dai radar della ricerca pubblica infatuata dalle nuove tecnologie genetiche. Questo Fondo potrebbe essere gestito dal Coordinamento europeo Liberiamo la Diversità che ha una solida rete di 22 membri, con una rete di 170 organizzazioni nazionali operanti, in 21 paesi europei.
Il tema dei Diritti degli Agricoltori ha faticato a trovare spazio nei lavori intersessionali del Trattato, nei due anni tra le riunioni dell’Organo di Governo. Solo nel 2017 nella Risoluzione 7/2017 si decide di stabilire il Gruppo di Esperti Tecnici Ad Hoc sui Diritti degli Agricoltori. Questo passaggio è stato reso possibile da alcuni incontri che, negli anni precedenti, sono serviti per costruire le fondamenta politiche della nascita dell’AHTEG. Tra questi ricordiamo la Consultazione Internazionale Informale sui Diritti degli Agricoltori (Lusaka, Zambia, 2007), la prima (Addis Abeba, Etiopia, 2010) e seconda (Bali, Indonesia, 2016) Consultazione Globale sui Diritti degli Agricoltori, e la Consultazione per l’Africa (Harare, Zimbabwe, 2016). Dal 2017 l’AHTEG ha prodotto l’Inventario di misure nazionali, buone pratiche e lezioni apprese dalla realizzazione
dei Diritti degli Agricoltori, come stabilito dall’Articolo 9 del Trattato, e, basate sull’inventario, le Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei Diritti degli Agricoltori.
Nel 2011, a Bali, la riunione dell’Organo di Governo del Trattato ha stabilito la nascita di un nuovo gruppo tecnico dedicato all’uso sostenibile dell’agrobiodiversità per:
1) identificare bisogni e opportunità per facilitare l’uso sostenibile; 2) sviluppare un TOOLBOX sull’uso sostenibile per assistere le Parti Contraenti nell’attuazione dell’Articolo 6 del Trattato; 3) elaborare un programma di lavoro sulla base degli elementi generati dalle consultazioni con le parti interessate; 4) facilitare la cooperazione con la CBD, la Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura, il Global Crop Diversity Trust, i Centri Internazionali di Ricerca Agricola del Gruppo Consultivo sulla Ricerca Agricola Internazionale, e altri processi e istituzioni internazionali nel campo dell’uso sostenibile delle risorse vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura. Da allora questo gruppo è stato sempre attivo, diventando una delle aree di lavoro del Trattato e, nel 2019, integrando anche il concetto di conservazione della diversità vegetale agricola.
Il TOOLBOX (▼ QRcode) è stato realizzato sotto forma di un database online che archivia risorse per fornire informazioni e orientamenti su politiche, strategie e attività che possono promuovere e migliorare l’uso sostenibile delle risorse genetiche vegetali, in particolare a livello nazionale e locale. Ad oggi si possono trovare circa 2000 risorse tecniche e politiche. L’Italia ha sempre supportato i lavori dell’ACSU.
Conservazione e uso sostenibile della biodiversità agraria, e Diritti degli Agricoltori continuano i loro lavori
di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali
Se la riunione di Lima sarà ricordata come quella in cui è naufragato miseramente il tentativo di aggiornare il Trattato e la gestione del suo Sistema Multilaterale (vedi articolo in questo Notiziario di Meienberg), in realtà altri ambiti sono riusciti a negoziare un piano di lavoro per il 2026 e 2027, rinnovando il mandato dei relativi gruppi tecnici. Mi riferisco ai gruppi dedicati a Conservazione e Uso Sostenibile (ACSU, vedi box) e ai Diritti degli Agricoltori (AHTEG, vedi box), i cui nuovi termini di riferimento sono stati approvati nelle Risoluzioni 5 e 6. Grazie al programma RGV/FAO del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), che prevede per Rete Semi Rurali il supporto tecnico al Ministero su queste tematiche, ho potuto partecipare ai negoziati come membro della delegazione italiana.
La discussione sui Diritti degli Agricoltori è stata resa molto lunga e faticosa per la strenua opposizione del Giappone, che ha cercato di rimettere in discussione il lavoro che negli anni precedenti aveva portato all’approvazione delle Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei Diritti degli Agricoltori. In particolare, il Giappone voleva eliminare la categoria 10 delle Opzioni, in cui sono presentate esperienze legali di implementazione dei Diritti degli Agricoltori. Alla fine è stato raggiunto un compromesso per cui nel prossimo biennio l’AHTEG insieme al Segretariato del Trattato dovrà organizzare due webinar: il primo su come la regolamentazione della commercializzazione delle sementi influisce sui Diritti degli Agricoltori, e il secondo su come i diversi sistemi di protezione delle varietà vegetali incidono sui tali diritti. Allo stesso tempo, però, non è stato bloccato il lavoro sul piano d’azione, da presentare alla prossima riunione del 2027 dell’Organo di Governo, per affrontare lacune e bisogni individuati dalla Valutazione dello stato di attuazione dell’Articolo 9 realizzata negli anni scorsi. Inoltre, andrà valutata la possibilità di trasformare l’AHTEG in un Comitato Permanente sui Diritti degli Agricoltori, per rendere ancora più rilevante questo tema all’interno del Trattato.
Il vero obiettivo futuro è spostare l’attenzione dalle fredde “banche dei semi” alla realtà viva: case delle sementi, seed saver e agricoltori, che sono l’anello mancante ma fondamentale per la sicurezza alimentare.
Più semplice è stato il dialogo nell’ACSU, anche se, in questo caso, sono stati gli USA a bloccare la discussione per impedire di mettere nei termini di riferimento del gruppo la definizione di Linee guida volontarie per la realizzazione di conservazione e uso sostenibile. Inoltre, è stato difficile individuare un’area di lavoro specifica dell’ACSU, in modo da non andare a duplicare discussioni e analisi già sviluppate in altre istituzioni. Per questo motivo, dopo un confronto con le altre regioni, abbiamo proposto come Europa di dedicare il prossimo biennio dell’ACSU a predisporre un documento che stabilisca il suo futuro ambito di lavoro, evitando sovrapposizioni con altri strumenti internazionali, come il Piano d’Azione Globale della Commissione Risorse Genetiche della FAO, e con le attività intraprese dal Global Crop Diversity Trust, che si occupa di banche del germoplasma. L’obiettivo è quello di dedicare l’ACSU a quelle attività collettive che fanno da interfaccia tra banche e agricoltori, dimenticate dalle politiche nazionali e internazionali, che però sono essenziali per facilitare i processi e consentire un reale uso sostenibile della biodiversità coltivata. Si tratta di mettere sotto i riflettori e dare voce a realtà come case delle sementi, organizzazioni sociali che promuovono processi di miglioramento genetico partecipativo e decentralizzato, seed saver e seed libraries, orti urbani comunitari, o cooperative che moltiplicano e producono sementi. Un nuovo mondo di pratiche che cerca di diversificare i sistemi agricoli, ma che non riceve adeguata attenzione e supporto. Per rendere finalmente operativa la tanto declamata complementarietà tra conservazione ex situ e on farm.
Le prossime riunioni di AHTEG e ACSU sono previste nel secondo semestre del 2026, e ne daremo aggiornamenti sul nostro sito e attraverso la newsletter.
Dopo dodici anni, i negoziati per la riforma del Trattato FAO sono falliti. Si tratta di una grave battuta d’arresto, con conseguenze per la sicurezza alimentare a livello mondiale.
di François Meienberg, ProSpecieRara
Il Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA), entrato in vigore nel 2004 e con 155 Stati che hanno aderito (ad oggi non ne fanno parte Cina e Russia), ha lo scopo di garantire che la diversità vegetale coltivata sia condivisa a livello mondiale e che tutti possano trarne beneficio.
Nell’ambito del Trattato, le parti contraenti hanno concordato l’istituzione di un sistema multilaterale di accesso e ripartizione dei benefici (MLS) per le risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (RGV) per un gruppo selezionato di colture (specie dell’allegato I), al quale è facilitato l’accesso per ricerca e selezione nel settore agricolo. L’MLS comprende le banche degli Stati membri e quelle del CGIAR (Consultative Group of International Agricultural Research Centres), che sono tra le più grandi al mondo. L’accesso facilitato è garantito da un Accordo Standard di Trasferimento di Materiale (easySMTA) per ricerca, selezione e formazione. Con la firma dell’Accordo, gli utenti si impegnano a condividere i benefici derivanti dai prodotti commerciali (ad esempio nuove varietà vegetali) che contengono materiale proveniente dal sistema, qualora l’accesso a tali prodotti sia limitato per ulteriori attività di ricerca e selezione. Anche ProSpecieRara ricorre a questo contratto quando i selezionatori desiderano accedere alla nostra collezione di oltre 5.000 varietà, rendendoci una delle più grandi collezioni private all’interno del sistema multilaterale.
Nei primi anni dopo l’entrata in vigore dell’Accordo, è diventato subito chiaro che il meccanismo esistente facilitava l’accesso, ma non generava pagamenti basati sull’utilizzo. Diverse sono state le ragionidi questo fallimento: solo le nuove varietà protette da brevetto obbligano al pagamento, e alcuni stati, come gli Stati Uniti, gestiscono l’accesso per gli utenti nazionali anche senza SMTA (e quindi senza obbligo di pagamento).
Nel 2013, durante la quinta riunione dell’Organo Direttivo tenutasi in Oman, molte delegazioni hanno parlato di una grave crisi del sistema e hanno chiesto riforme urgenti. In particolare, i paesi del Sud hanno chiesto di aumentare in modo significativo i pagamenti al fondo per la ripartizione dei benefici (Benefit Sharing Fund – BSF) e renderlo sostenibile. Allo stesso tempo, alcuni paesi del Nord volevano che il campo di applicazione del sistema multilaterale fosse esteso a tutte le piante destinate all’agricoltura. Infatti, colture importanti come soia e pomodoro non sono ancora incluse nell’allegato 1 del sistema multilaterale. Il fatto che tutti fossero d’accordo sulla necessità di una riforma del Trattato (anche se per motivi diversi) ha permesso di avviare il processo di riforma.
Il sistema non paga: il meccanismo attuale facilita l’accesso ai semi, ma non genera i compensi necessari a sostenere la conservazione della biodiversità, specialmente nei Paesi del Sud del mondo.
Il gruppo di lavoro
Nel 2013 è stato istituito un gruppo di lavoro su questi temi, composto da cinque delegati per Africa, Asia, Europa, America Latina, tre per Medio Oriente e due per Oceania e Nord America. I rappresentanti di agricoltori, ricerca, industria, organizzazioni non governative avevano due delegati. L’autore di questo articolo ha rappresentato la società civile globale nei negoziati sin dall’inizio. Dopo sei anni di intensi negoziati, è stata sviluppata una proposta basata sull’introduzione di un cosiddetto sistema di abbonamento, in cui il pagamento compensativo basato sull’uso non avviene più al momento della commercializzazione di una nuova varietà, come in precedenza, ma su base annuale dopo il primo accesso. In questo caso, la base per il calcolo del pagamento sarebbe il fatturato derivante dalla vendita di sementi. In cambio, gli abbonati avrebbero ottenuto libero accesso alle banche del sistema multilaterale. Questa proposta non è stata approvata durante la nona riunione dell’Organo Direttivo a Roma nel 2019, perché continuavano a esserci opinioni molto divergenti sull’ammontare dei tassi di pagamento e non era stato raggiunto un compromesso sulla questione delle informazioni sulle sequenze digitali. Grazie in particolare a India e Svizzera, il processo non è stato completamente abbandonato e nella nona riunione in India (2022) è stato deciso di proseguire i lavori. L’obiettivo per la conclusione dei negoziati è stato fissato per il 2025. Il gruppo si è riunito nuovamente 2-3 volte all’anno. Tuttavia, anche dopo l’ultima riunione nel luglio 2025, molte questioni relative ai tre punti chiave sono rimaste irrisolte.
I tre punti controversi della riforma
Dal 2019 i negoziati hanno riguardato principalmente tre punti.
La struttura dei pagamenti: la maggior parte dei paesi era favorevole a un sistema di abbonamento uniforme, che prometteva pagamenti tempestivi e prevedibili da parte degli utenti. Alcuni paesi industrializzati (in particolare Stati Uniti, Giappone e alcuni paesi europei) volevano mantenere in parallelo l’attuale opzione di accesso una tantum, in modo che gli utenti potessero scegliere tra due opzioni. Le regioni avevano anche opinioni diverse sui tassi di pagamento. Per quanto riguarda il canone di abbonamento, l’industria e gli Stati Uniti hanno proposto lo 0,01% del fatturato delle aziende sementiere (il che, con un mercato globale delle sementi di circa 40 miliardi, comporterebbe pagamenti annuali pari a 4 milioni di dollari USA, se tutte le aziende aderissero). L’Africa e la Norvegia hanno chiesto un contributo pari allo 0,1% del fatturato, mentre i paesi dell’America Latina hanno chiesto lo 0,15%.
L’ampliamento dell’allegato 1: il gruppo di lavoro ha discusso diverse idee per ampliare l’elenco delle piante coltivate, tra cui un “elenco positivo” di piante coltivate o l’inclusione di tutte le piante agricole, con un ampio margine di manovra per le eccezioni per tenere conto delle preoccupazioni dei paesi fornitori, che mettono a disposizione gratuitamente la loro biodiversità senza avere la certezza che la ripartizione dei benefici funzionerà.
Uno dei principali ostacoli è stato l’utilizzo delle DSI (Digital Sequence Information): i Paesi in via di sviluppo chiedono pagamenti obbligatori per l’uso dei dati genetici digitali, per evitare che la tecnologia diventi un modo per aggirare i compensi dovuti.
Informazioni digitali sulle sequenze: alla luce dei progressi tecnologici e per evitare che gli obblighi di condivisione dei benefici vengano elusi, le questioni relative alle informazioni digitali sulle sequenze genetiche sono diventate un punto molto controverso dei negoziati. È indiscutibile che l’utilizzo di questi dati apporti grandi benefici alla selezione, che finora non sono stati ancora compensati. Alcuni paesi industrializzati hanno insistito su una compensazione puramente volontaria dei benefici, sottolineando che le DSI non rientrano nel campo di applicazione del Trattato, cosa contestata da altri. I paesi in via di sviluppo hanno sostenuto che l’utilizzo delle DSI nell’easy SMTA dovrebbe essere regolato da pagamenti obbligatori.
Il fallimento dei negoziati a Lima
L’accordo sui tre punti è stato al centro dell’undicesima riunione del Trattato dal 24 al 29 novembre a Lima. Nei primi giorni di negoziati, un gruppo di contatto (corrispondente al precedente gruppo di lavoro) si è riunito più volte per discutere i punti in sospeso. Tuttavia, è stato possibile trovare un compromesso solo sulla questione dell’estensione dell’allegato 1, mentre sugli altri punti le posizioni erano rigide e molto distanti tra loro. Le consultazioni sono poi proseguite in piccoli gruppi informali a porte chiuse, per concludersi nelle ultime ore in incontri combattuti duramente dietro le quinte.
Sabato sera alle 20.00, durante la sessione plenaria conclusiva, il presidente ha compiuto un ultimo tentativo per salvare il processo e indicare una via da seguire. La sua proposta comprendeva un progetto di risoluzione con un SMTA rivisto, in cui solo l’importo del pagamento era ancora aperto per essere discusso nei successivi due anni insieme all’elenco delle colture dell’annesso. Nel frattempo, ulteriori negoziati su DSI sarebbero proseguiti con l’obiettivo di chiudere tutti e tre i punti alla prossima riunione. Un aspetto controverso era quanto sarebbe stato vincolante un sì all’SMTA in quel momento e in che misura il pacchetto avrebbe potuto essere rinegoziato tra due anni. Era infatti evidente che i paesi in via di sviluppo, in particolare, non erano soddisfatti di un SMTA che non prevedeva un pagamento obbligatorio per DSI e che continuava a prevedere l’opzione dell’accesso una tantum.
A causa della mancanza di fiducia e, in particolare, delle diverse priorità delle singole regioni, alla fine non è stato possibile raggiungere un compromesso. Dopo dodici anni, i negoziati si sono quindi conclusi senza risultati e senza un piano per il loro proseguimento. Pertanto, l’attuale sistema multilaterale e l’SMTA rimangono invariati e insoddisfacenti. Anche in futuro, chi avrà accesso alla diversità del sistema multilaterale verserà solo compensi minimi. Ma se non preserviamo questa diversità, alla fine saremo tutti perdenti.ProSpecieRara ripone ora le sue speranze nell’applicazione coerente del divieto di brevettare le caratteristiche naturali del materiale conservato nelle banche del germoplasma. Solo se l’agrobiodiversità rimane accessibile, infatti, il suo utilizzo può contribuire alla sicurezza alimentare e non portare a nuovi sistemi di monopolio.