Falliti i negoziati per un accesso più equo alla biodiversità agricola vegetale 

Falliti i negoziati per un accesso più equo alla biodiversità agricola vegetale 

Dopo dodici anni, i negoziati per la riforma del Trattato FAO sono falliti. Si tratta di una grave battuta d’arresto, con conseguenze per la sicurezza alimentare a livello mondiale.

di François Meienberg, ProSpecieRara

Il Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA), entrato in vigore nel 2004 e con 155 Stati che hanno aderito (ad oggi non ne fanno parte Cina e Russia), ha lo scopo di garantire che la diversità vegetale coltivata sia condivisa a livello mondiale e che tutti possano trarne beneficio. 

Nell’ambito del Trattato, le parti contraenti hanno concordato l’istituzione di un sistema multilaterale di accesso e ripartizione dei benefici (MLS) per le risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (RGV) per un gruppo selezionato di colture (specie dell’allegato I), al quale è facilitato l’accesso per ricerca e selezione nel settore agricolo. L’MLS comprende le banche degli Stati membri e quelle del CGIAR (Consultative Group of International Agricultural Research Centres), che sono tra le più grandi al mondo. L’accesso facilitato è garantito da un Accordo Standard di Trasferimento di Materiale (easySMTA) per ricerca, selezione e formazione. Con la firma dell’Accordo, gli utenti si impegnano a condividere i benefici derivanti dai prodotti commerciali (ad esempio nuove varietà vegetali) che contengono materiale proveniente dal sistema, qualora l’accesso a tali prodotti sia limitato per ulteriori attività di ricerca e selezione. Anche ProSpecieRara ricorre a questo contratto quando i selezionatori desiderano accedere alla nostra collezione di oltre 5.000 varietà, rendendoci una delle più grandi collezioni private all’interno del sistema multilaterale.

Nei primi anni dopo l’entrata in vigore dell’Accordo, è diventato subito chiaro che il meccanismo esistente facilitava l’accesso, ma non generava pagamenti basati sull’utilizzo. Diverse sono state le ragioni di questo fallimento: solo le nuove varietà protette da brevetto obbligano al pagamento, e alcuni stati, come gli Stati Uniti, gestiscono l’accesso per gli utenti nazionali anche senza SMTA (e quindi senza obbligo di pagamento).

Nel 2013, durante la quinta riunione dell’Organo Direttivo tenutasi in Oman, molte delegazioni hanno parlato di una grave crisi del sistema e hanno chiesto riforme urgenti. In particolare, i paesi del Sud hanno chiesto di aumentare in modo significativo i pagamenti al fondo per la ripartizione dei benefici (Benefit Sharing Fund – BSF) e renderlo sostenibile. Allo stesso tempo, alcuni paesi del Nord volevano che il campo di applicazione del sistema multilaterale fosse esteso a tutte le piante destinate all’agricoltura. Infatti, colture importanti come soia e pomodoro non sono ancora incluse nell’allegato 1 del sistema multilaterale. Il fatto che tutti fossero d’accordo sulla necessità di una riforma del Trattato (anche se per motivi diversi) ha permesso di avviare il processo di riforma.

Il sistema non paga: il meccanismo attuale facilita l’accesso ai semi, ma non genera i compensi necessari a sostenere la conservazione della biodiversità, specialmente nei Paesi del Sud del mondo.

Il gruppo di lavoro

Nel 2013 è stato istituito un gruppo di lavoro su questi temi, composto da cinque delegati per Africa, Asia, Europa, America Latina, tre per Medio Oriente e due per Oceania e Nord America. I rappresentanti di agricoltori, ricerca, industria, organizzazioni non governative avevano due delegati. L’autore di questo articolo ha rappresentato la società civile globale nei negoziati sin dall’inizio. Dopo sei anni di intensi negoziati, è stata sviluppata una proposta basata sull’introduzione di un cosiddetto sistema di abbonamento, in cui il pagamento compensativo basato sull’uso non avviene più al momento della commercializzazione di una nuova varietà, come in precedenza, ma su base annuale dopo il primo accesso. In questo caso, la base per il calcolo del pagamento sarebbe il fatturato derivante dalla vendita di sementi. In cambio, gli abbonati avrebbero ottenuto libero accesso alle banche del sistema multilaterale. Questa proposta non è stata approvata durante la nona riunione dell’Organo Direttivo a Roma nel 2019, perché continuavano a esserci opinioni molto divergenti sull’ammontare dei tassi di pagamento e non era stato raggiunto un compromesso sulla questione delle informazioni sulle sequenze digitali. Grazie in particolare a India e Svizzera, il processo non è stato completamente abbandonato e nella nona riunione in India (2022) è stato deciso di proseguire i lavori. L’obiettivo per la conclusione dei negoziati è stato fissato per il 2025. Il gruppo si è riunito nuovamente 2-3 volte all’anno. Tuttavia, anche dopo l’ultima riunione nel luglio 2025, molte questioni relative ai tre punti chiave sono rimaste irrisolte.

I tre punti controversi della riforma

Dal 2019 i negoziati hanno riguardato principalmente tre punti.

La struttura dei pagamenti: la maggior parte dei paesi era favorevole a un sistema di abbonamento uniforme, che prometteva pagamenti tempestivi e prevedibili da parte degli utenti. Alcuni paesi industrializzati (in particolare Stati Uniti, Giappone e alcuni paesi europei) volevano mantenere in parallelo l’attuale opzione di accesso una tantum, in modo che gli utenti potessero scegliere tra due opzioni. Le regioni avevano anche opinioni diverse sui tassi di pagamento. Per quanto riguarda il canone di abbonamento, l’industria e gli Stati Uniti hanno proposto lo 0,01% del fatturato delle aziende sementiere (il che, con un mercato globale delle sementi di circa 40 miliardi, comporterebbe pagamenti annuali pari a 4 milioni di dollari USA, se tutte le aziende aderissero). L’Africa e la Norvegia hanno chiesto un contributo pari allo 0,1% del fatturato, mentre i paesi dell’America Latina hanno chiesto lo 0,15%.

L’ampliamento dell’allegato 1: il gruppo di lavoro ha discusso diverse idee per ampliare l’elenco delle piante coltivate, tra cui un “elenco positivo” di piante coltivate o l’inclusione di tutte le piante agricole, con un ampio margine di manovra per le eccezioni per tenere conto delle preoccupazioni dei paesi fornitori, che mettono a disposizione gratuitamente la loro biodiversità senza avere la certezza che la ripartizione dei benefici funzionerà.

Uno dei principali ostacoli è stato l’utilizzo delle DSI (Digital Sequence Information): i Paesi in via di sviluppo chiedono pagamenti obbligatori per l’uso dei dati genetici digitali, per evitare che la tecnologia diventi un modo per aggirare i compensi dovuti.

Informazioni digitali sulle sequenze: alla luce dei progressi tecnologici e per evitare che gli obblighi di condivisione dei benefici vengano elusi, le questioni relative alle informazioni digitali sulle sequenze genetiche sono diventate un punto molto controverso dei negoziati. È indiscutibile che l’utilizzo di questi dati apporti grandi benefici alla selezione, che finora non sono stati ancora compensati. Alcuni paesi industrializzati hanno insistito su una compensazione puramente volontaria dei benefici, sottolineando che le DSI non rientrano nel campo di applicazione del Trattato, cosa contestata da altri. I paesi in via di sviluppo hanno sostenuto che l’utilizzo delle DSI nell’easy SMTA dovrebbe essere regolato da pagamenti obbligatori.

Il fallimento dei negoziati a Lima

L’accordo sui tre punti è stato al centro dell’undicesima riunione del Trattato dal 24 al 29 novembre a Lima. Nei primi giorni di negoziati, un gruppo di contatto (corrispondente al precedente gruppo di lavoro) si è riunito più volte per discutere i punti in sospeso. Tuttavia, è stato possibile trovare un compromesso solo sulla questione dell’estensione dell’allegato 1, mentre sugli altri punti le posizioni erano rigide e molto distanti tra loro. Le consultazioni sono poi proseguite in piccoli gruppi informali a porte chiuse, per concludersi nelle ultime ore in incontri combattuti duramente dietro le quinte.

Sabato sera alle 20.00, durante la sessione plenaria conclusiva, il presidente ha compiuto un ultimo tentativo per salvare il processo e indicare una via da seguire. La sua proposta comprendeva un progetto di risoluzione con un SMTA rivisto, in cui solo l’importo del pagamento era ancora aperto per essere discusso nei successivi due anni insieme all’elenco delle colture dell’annesso. Nel frattempo, ulteriori negoziati su DSI sarebbero proseguiti con l’obiettivo di chiudere tutti e tre i punti alla prossima riunione. Un aspetto controverso era quanto sarebbe stato vincolante un sì all’SMTA in quel momento e in che misura il pacchetto avrebbe potuto essere rinegoziato tra due anni. Era infatti evidente che i paesi in via di sviluppo, in particolare, non erano soddisfatti di un SMTA che non prevedeva un pagamento obbligatorio per DSI e che continuava a prevedere l’opzione dell’accesso una tantum.

A causa della mancanza di fiducia e, in particolare, delle diverse priorità delle singole regioni, alla fine non è stato possibile raggiungere un compromesso. Dopo dodici anni, i negoziati si sono quindi conclusi senza risultati e senza un piano per il loro proseguimento. Pertanto, l’attuale sistema multilaterale e l’SMTA rimangono invariati e insoddisfacenti. Anche in futuro, chi avrà accesso alla diversità del sistema multilaterale verserà solo compensi minimi. Ma se non preserviamo questa diversità, alla fine saremo tutti perdenti.ProSpecieRara ripone ora le sue speranze nell’applicazione coerente del divieto di brevettare le caratteristiche naturali del materiale conservato nelle banche del germoplasma. Solo se l’agrobiodiversità rimane accessibile, infatti, il suo utilizzo può contribuire alla sicurezza alimentare e non portare a nuovi sistemi di monopolio.

La biodiversità non è negoziabile!

La biodiversità non è negoziabile!

Uno sguardo alle discussioni in corso

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

Questo Notiziario, come ogni anno a maggio, esce anche come inserto della rivista TerraNuova a conferma di una proficua collaborazione editoriale tra la rivista e Rete Semi Rurali, che include anche una rubrica bimestrale all’interno di TerraNuova.

Abbiamo dedicato questo numero a raccontare gli ultimi negoziati del Trattato Internazionale sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Alimentazione e l’Agricoltura (ITPGRFA) della FAO. Infatti, nel novembre 2025 si è tenuta a Lima l’undicesima riunione dell’Organo di Governo del Trattato, dove si riuniscono tutti i delegati dei 155 Stati che hanno ratificato l’accordo. Le discussioni in Perù hanno visto il fallimento del tentativo di riforma del sistema, ma, allo stesso tempo, hanno portato avanti una serie di processi che sono politicamente importanti per il nostro mondo. Nelle prossime pagine presentiamo i dettagli dei negoziati su Sistema multilaterale, Conservazione e uso sostenibile, e Diritti degli agricoltori, con l’obiettivo di calare queste discussioni internazionali nelle nostre realtà.

Avendo partecipato in prima persona al negoziato, come racconto nell’articolo a pagina 9, un primo elemento che è emerso dalle giornate di Lima è stato il nuovo corso diplomatico della delegazione statunitense. Infatti, abbiamo toccato con mano cosa vuol dire rimettere in discussione i cambiamenti climatici. Ogni riferimento a questo tema è stato modificato in “cambiamenti imprevedibili del clima”, dopo lunghe ed estenuanti discussioni in cui i delegati USA portavano avanti questa richiesta di modifica del testo facendo presente che per loro quella era una linea rossa che non potevano superare.

L’effetto Trump è arrivato anche in questi ambiti, dove, fino a ieri, ci si poteva dividere sulle politiche da attuare, ma non certo sulla realtà dei cambiamenti climatici e come la diversità agricola possa costituire una delle strategie di resilienza. Anche la scienza diventa negoziabile in un terreno minato dalla politica. In effetti, diversi articoli comparsi nel 2025 segnalavano come il Dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE) degli Stati Uniti abbia tagliato risorse e personale al settore delle banche del germoplasma pubbliche mettendo a rischio le collezioni stesse e il sistema di distribuzione connesso.

Se tutto quanto presentiamo in questa pagine non ha un racconto sui mezzi di comunicazione, stessa sorte sta toccando a un altro processo negoziale fondamentale per il futuro delle sementi a livello europeo. Si tratta del nuovo regolamento sulla commercializzazione delle sementi, che da febbraio è passato alla fase del Trilogo, tra Commissione, Parlamento e Consiglio. Entro l’estate il negoziato dovrebbe essere concluso, ma ancora ci sono dei nodi critici su cui come Rete Semi Rurali stiamo cercando di influenzare la presa di decisioni. Ad esempio, l’interessante concetto di nuove varietà da conservazione, promosso da Commissione e Parlamento, è stato limitato dal Consiglio solamente a fruttiferi e ortive. Allo stesso modo il Consiglio ha eliminato il riferimento alla gestione dinamica da parte degli agricoltori, perchè non riesce a capire il senso di questa pratica. Inoltre, con il Programma Cooperativo Europeo per le Risorse Genetiche Vegetali (ECPGR), la rete di tutte le banche del germoplasma pubbliche, abbiamo proposta una nuova definizione di “genebank”, includendo nelle sue attività anche la cessione di campioni di sementi per uso diretto da parte degli agricoltori. Queste sono aperture che dobbiamo mantenere nel nuovo regolamento per poter costruire in futuro nuovi sistemi sementieri diversificati.

Innovazione, tecniche, regole, politiche e sementi non sono neutrali ma devono essere adattate ai diversi contesti in cui sono inserite.

Carl Richard Woese

Carl Richard Woese

Microbiologo e biofisico, può essere considerato uno dei padri della biologia e genetica moderna.

Formatosi presso Amherst College in matematica
e fisica, nel 1953 ottenne un dottorato in biofisica a
Yale, lavorando poi presso il General Electric Research Laboratory e l’Istituto Pasteur di Parigi.
Anche grazie al supporto del celebre biologo molecolare Sol Spiegelman, dal 1964 insegnò all’Università dell’Illinois Urbana-Campaign, presso l’Institute of Genomic Biology, che dal 2015 porta il suo nome. I suoi ambiti di studio hanno riguardato principalmente la genomica e l’evoluzione molecolare. Il suo successo di maggior notorietà fu sicuramente l’aver definito il dominio degli Archea nel 1977, attraverso la tassonomia filogenetica dell’RNA ribosomico 16 S.

Infatti, insieme a George E. Fox ebbe il merito di smentire la teoria, allora prevalente, dei 2 regni (Eucarioti e Procarioti) proposta da Stainer e Van Niel nel 1962, suggerendo una suddivisione in 3 regni (poi domini), basata su relazioni filogenetiche piuttosto che su ovvie somiglianze morfologiche, e costituita da Batteri, Eucarioti e Archea. Il loro antenato comune venne ironicamente definito LUCA: the Last Universal Common Ancestor.
L’accettazione della sua teoria da parte della comunità scientifica fu un processo lento, che richiese almeno un decennio, e che gli valse il titolo di “rivoluzionario della microbiologia”. Date le estreme caratteristiche ambientali tollerate dagli Archea, il lavoro di Woese e Fox fu estremamente rilevante per quanto riguarda le implicazioni sullo studio della nascita delle prime forme di vita, e le forme di vita su altri pianeti.
Negli anni successivi lavorò sui meccanismi di trasferimento genetico orizzontale a diversi gradi di fedeltà, da quelli imprecisi, cosiddetti “rumorosi”, sino a quelli precisi in grado di mantenere la fedeltà genetica e quindi la nascita di forme di vita stabili
(“Soglia Darwiniana”), con l’obiettivo più generale di spiegare come i 3 domini da lui proposti si siano evoluti da uno stato ancestrale di mondo a RNA.
Innumerevoli i riconoscimenti ottenuti tra cui la Medaglia Leeuwenhoek, il Selman A. Waksman Award in Microbiologia, la National Medal of Science e il Premio Crafoord. Almeno 3 specie miriche portano il suo nome.
Una figura intermedia tra i pionieri della genetica, forse per questo meno noto, ma altrettanto importante nel definire le attuali conoscenze di base della biologia molecolare.
Norman R. Pace, dell’Università del Colorado e Boulder, ritiene il suo contributo rilevante quanto o addirittura più di quello di Darwin nel definire nel dettaglio i meccanismi dell’evoluzione della vita, soprattutto nelle sue prime fasi.
Infine, Woese considerava la biologia una scienza fondamentale per il suo ruolo sociale: “Occorre che quel che è stato formalmente riconosciuto alla Fisica venga ora riconosciuto alla Biologia: la Scienza ha una duplice funzione. Da una parte
è a servizio della società, affrontando i problemi posti dalla società. Dall’altra, agisce come insegnante della società, aiutandola a comprendere il mondo e sé stessa. Ed è proprio quest’ultima funzione che manca particolarmente oggi.”

Per una “ricontadinizzazione” dell’agricoltura

Per una “ricontadinizzazione” dell’agricoltura

L’idea degli agricoltori-condottieri delle loro imprese nei mari del libero mercato è illusoria. Servono modelli collettivi e lo sguardo ai territori.

a cura di Rete Semi Rurali – Tratto da Altreconomia 291 – Aprile 2026

Fare l’economista agrario, oggi, è molto difficile. Prendo in prestito e riadatto la frase di apertura dell’editoriale uscito a febbraio 2026 sull’Informatore agrario, in cui l’economista Angelo Frascarelli riflette sulle difficoltà di lavorare come imprenditore agricolo e dispensa consigli per sopravvivere nel mondo di incertezze in cui il settore si trova a vivere oggi: tra cambiamenti climatici, mercati instabili e prezzi in discesa.

Il tutto mentre aumentano i costi di produzione. In questo caos il professore si chiede che cosa fare, quando anche l’ultimo baluardo di difesa del modello agricolo industriale, la tanto amata e odiata Politica agricola comune (Pac), mostra preoccupanti segnali di ridimensionamento sotto la pressione da un lato della rinazionalizzazione e dall’altro del drenaggio di risorse verso altri comparti come la difesa. La risposta dell’economista agrario segnala tutta la difficoltà di questa disciplina nel ridefinire sé stessa in una realtà che non è più quella del secondo dopoguerra. Infatti Frascarelli delinea una strada già vecchia: gli agricoltori devono fare impresa in maniera più professionale e “smettere di guidare il trattore per dedicare più tempo a guidare l’impresa”.

A parte la fascinazione di immaginare le migliaia di agricoltori come condottieri delle loro imprese che veleggiano nei mari del libero mercato, questa risposta non sta più in piedi nei fatti. Come chiedere più impresa quando è proprio il modello dell’impresa come soggetto individuale che oggi sta entrando in crisi? Non a caso anni fa il sociologo olandese Van Der Ploeg scriveva che la risposta più resiliente alla crisi dell’agricoltura viene da quegli imprenditori agricoli che tornano a essere contadini, smettendo di vedersi come impresa connessa al mercato dei fattori produttivi e a quello internazionale dei prodotti, dove non controllano né i prezzi di acquisto dei mezzi tecnici né quello di vendita dei loro prodotti.

Per capire i limiti e le possibilità di questa “ricontadinizzazione” avremmo bisogno di nuovi quadri teorici e analitici in grado di comprendere le innovazioni in corso che lavorano su modelli collettivi di fare agricoltura, superando la dimensione singola dell’impresa per creare una dinamica di relazioni con il territorio di cui e in cui vive la stessa azienda. Ad esempio dobbiamo sfatare la favola raccontata all’università per cui il prezzo è legato all’incontro tra domanda e offerta ma capire come si possa legare il giusto costo con il valore e il lavoro contenuti in un prodotto; oltre che affrontare il tema dell’accesso alla terra per gestire un ricambio generazionale non basato su rendita e proprietà. Per fare questi passaggi, però, è essenziale che l’economia agraria smetta di ridurre la sua analisi alla microeconomia -l’impresa e la sua allocazione efficiente dei fattori- e allarghi lo sguardo al contesto esterno in cui l’azienda opera.

Le aziende che secondo l’Inps nel 2024 occupavano operai agricoli dipendenti: un numero che tra il 2019 e il 2024 si è complessivamente ridotto del 9%

Questo significa interrogarsi sulla concentrazione di potere a monte e a valle dell’agricoltore, sull’illusione di un libero mercato dominato da oligopoli, sulle nuove forme di subordinazione del lavoro agricolo migrante e sul controllo delle filiere da parte di conglomerati industriali, trainati dalla grande distribuzione organizzata o da attori come i consorzi agrari italiani e Bonifiche Ferraresi (BF). È necessario studiare, capire e descrivere queste dinamiche che stanno ristrutturando i sistemi agroalimentari, comprimendo diritti e democrazia, non solo per gli agricoltori ma anche per noi cittadini.

È quanto mai attuale il monito dell’economista Manlio Rossi Doria, contenuto nei suoi “Scritti per il Mezzogiorno” del 1982: “Solo se ci si avventurerà nella fantasia guardando alla vera natura dei problemi, si potrà risolverli in forme nuove; solo cioè ripassando attraverso l’utopia, la scienza potrà risolvere i problemi dell’agricoltura”.

Prima Assemblea del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino

Prima Assemblea del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino

ll 16 aprile 2026 si è tenuta a Scandicci la prima Assemblea del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino, un momento fondativo per la governance del Distretto e per la comunità di agricoltori, associazioni ed enti che lo compongono.

L’assemblea ha approvato all’unanimità il Regolamento Interno, il documento che definisce le regole di funzionamento del Distretto (il regolamento è consultabile in calce all’articolo), modalità di voto e di ingresso di nuovi soggetti, compiti e doveri degli organi facenti parte.

Tra i principali atti dell’assemblea vi è stata la nomina di Claudia Sereni, Sindaca di Scandicci, come Presidente dell’Assemblea, la costituzione del Comitato di Indirizzo e l’ingresso di tre nuovi comuni: Bagno a Ripoli, Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio che portano a sette il numero totale dei comuni aderenti.

Il prossimo appuntamento del Distretto si terrà al Festival 72 Ore di Biodiversità in programma dal 22 al 24 maggio 2026 a Scandicci, in occasione della Giornata Internazionale della Biodiversità.
In questa cornice di festa il Distretto Biologico del Territorio Fiorentino si presenterà per la prima volta ufficialmente alla cittadinanza domenica 24 maggio  con la partecipazione dei rappresentanti della Regione Toscana e della Città Metropolitana.
Le aziende agricole del Distretto sono invitate ad animare il mercato del sabato e della domenica portando un proprio banco: chi fosse interessato può contattarci mandando una mail a: info@semirurali.net