Un nuovo patto per il territorio e la comunità: nasce il Distretto biologico del Territorio Fiorentino

Un nuovo patto per il territorio e la comunità: nasce il Distretto biologico del Territorio Fiorentino

È arrivato il riconoscimento ufficiale della Regione Toscana, a conferma del suo impegno per una più ampia diffusione dell’agricoltura biologica e per una maggiore sostenibilità dei sistemi agroalimentari.

Nella giornata di martedì 17 marzo è nato ufficialmente il Distretto Biologico del Territorio Fiorentino, grazie al lavoro coordinato da Rete Semi Rurali. Si tratta del frutto di un processo partecipato costruito insieme ad amministrazioni, realtà agricole, associazioni e istituzioni locali.

Tra gli obiettivi del Distretto vi è lo sviluppo di modelli economici circolari e solidali, capaci di promuovere connessioni eque tra produttori e consumatori. In questa direzione, si intende rafforzare la produzione biologica e le filiere locali attraverso azioni concrete, tra cui la realizzazione di una Filiera del Pane in grado di valorizzare il patrimonio genetico locale, favorire la ricerca partecipata e il trasferimento dei saperi agricoli. Un obiettivo trasversale è la diffusione della cultura del biologico, del consumo consapevole e delle diete sostenibili: un impegno che si traduce nel mettere in connessione le aziende agricole locali con le mense del territorio, promuovendo al contempo iniziative di educazione alimentare rivolte alla comunità. Il Distretto intende inoltre collaborare e rafforzare il legame con i distretti toscani circostanti per la costruzione di politiche alimentari locali integrate, in una logica di rete e di coerenza territoriale.

La presentazione del nuovo distretto si è svolta presso la Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati, alla presenza dell’assessore all’Economia, turismo e politiche agricole, Leonardo Marras, la sindaca di Scandicci Claudia Sereni, il sindaco di Lastra a Signa Emanuele Caporaso, la vice-sindaca di Firenze Paola Galgani, il sindaco di Signa Giampiero Fossi e la vice-presidente di Fondazione CR Firenze Maria Oliva Scaramuzzi.

«Il soggetto referente del Distretto biologico fiorentino è Rete Semi Rurali, che nell’arco di cinque anni si impegnerà a portare avanti e rendere concrete le 18 azioni contenute nel Programma Economico Territoriale Integrato, presentato agli uffici competenti della Regione Toscana: dalla promozione delle filiere corte allo sportello agroecologico per gli agricoltori, dall’Atlante del Distretto alla rete dei mercati locali. Si tratta di una nuova chiave di lettura di un territorio che oggi comprende Scandicci, Firenze, Lastra a Signa e Signa, con altri Comuni, come Bagno a Ripoli, che hanno già manifestato interesse ad aderire per valorizzare territori e comunità» – ha affermato il nostro direttore tecnico Riccardo Bocci.

«Il Distretto biologico diventa così uno strumento reale e concreto, affinché l’agricoltura biologica e l’agroecologia diventino pratica quotidiana sui territori dei comuni coinvolti; e lo faremo mettendo in rete competenze, esperienze e opportunità, sostenendo il lavoro delle aziende agricole che contribuiscono a mantenere vivo il nostro territorio e, si spera in futuro, diversificando le produzioni colturali biologiche» – ha affermato Daniel Monetti referente del progetto per Rete Semi Rurali.

Un risultato collettivo reso possibile grazie all’impegno del gruppo di lavoro di Rete Semi Rurali che ha animato questo percorso, messo a disposizione competenze, visione e dedizione. Inoltre, il percorso di costruzione e facilitazione del Distretto Biologico è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

Al seguente link è disponibile per il download la documentazione utilizzata per il riconoscimento ufficiale

In allegato il comunicato stampa congiunto

Agroecologia e risicoltura: a Rovasenda il confronto del Living Lab ALL FACTs

Agroecologia e risicoltura: a Rovasenda il confronto del Living Lab ALL FACTs

Lo scorso 5 marzo si è tenuto l’incontro del gruppo di lavoro sul riso del Living Lab ALL FACTs presso l’azienda “Un Garlanda” a Rovasenda (VC). Prosegue l’obiettivo di mappare e coordinare le diverse filiere agro-ecologiche presenti in Piemonte.

Nello specifico si è discusso delle misure regionali volte alla promozione dei sistemi agro-forestali in pianura, anche in contesti risicoli, prendendo spunto anche dalle buone pratiche già utilizzate da anni presso l’azienda “Una Garlanda”. Tema di approfondimento sono state anche le strategie di valorizzazione delle filiere agro-ecologiche in risicoltura, attraverso la duplice chiave di lettura del prodotto e delle possibili forme di aggregazione aziendale. Rete Semi Rurali ha partecipato in collaborazione con il Bio Distretto del Riso Piemontese e come parte del Living Lab Riso Resiliente fornendo gli elementi innovativi frutto del lungo lavoro di ricerca-azione svolto nell’ambito della risicoltura con approccio agroecologico.

Riforma del materiale riproduttivo vegetale (PRM): agricoltori, piccoli allevatori e organizzazioni per la diversità delle sementi chiedono ai deputati europei di difendere l’agrobiodiversità 

Riforma del materiale riproduttivo vegetale (PRM): agricoltori, piccoli allevatori e organizzazioni per la diversità delle sementi chiedono ai deputati europei di difendere l’agrobiodiversità 

Il 4 marzo, agricoltori e selezionatori del mondo del biologico, seeds saver e organizzazioni ambientaliste si sono riuniti a Bruxelles per inviare un messaggio chiaro ai responsabili politici: le nuove leggi europee sulla commercializzazione delle sementi devono salvaguardare la diversità delle piante coltivate, attuare i diritti degli agricoltori e sostenere i piccoli allevatori biologici.

L’evento si è svolto presso il Parlamento europeo ospitato da Herbert Dorfmann (PPE, relatore), Martin Häusling (Verdi/EFA, relatore ombra) e Christophe Clergeau (S&D, relatore per la commissione Ambiente) e ha riunito rappresentanti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione e professionisti del settore per uno scambio di opinioni sulla proposta del nuovo regolamento UE relativo alla produzione e alla commercializzazione del materiale di riproduzione vegetale (PRM). L’evento si è svolto un mese dopo l’avvio dei negoziati trilaterali. In tale occasione, la presidenza cipriota del Consiglio ha confermato l’obiettivo di raggiungere un accordo entro la fine di giugno.

Il relatore e i relatori ombra hanno sottolineato la necessità di dare spazio alla diversità nel testo finale, in particolare per quanto riguarda i diritti degli agricoltori e le varietà da conservazione. La presidenza cipriota si è detta fiduciosa nella ricerca di compromessi.
“Le preoccupazioni di alcuni Stati membri secondo cui norme più flessibili creerebbero mercati paralleli e indebolirebbero gli standard di qualità delle sementi non dovrebbero essere sopravvalutate, né utilizzate per giustificare una limitazione indebita e sproporzionata della scelta degli agricoltori e dei giardinieri, nonché del lavoro dei selezionatori biologici e delle aziende sementiere. Riteniamo che sia possibile per tutte le istituzioni trovare un terreno comune per soddisfare le esigenze dei diversi sistemi agricoli e lasciare spazio alla biodiversità, nell’interesse comune”, ha affermato Eric Gall, vicedirettore di IFOAM Organics Europe.

Le attuali direttive di commercializzazione del materiale riproduttivo vegetale (PRM) hanno storicamente favorito varietà uniformi e standardizzate, rendendo difficile l’accesso al mercato per le varietà eterogenee e adattate alle condizioni locali e limitando i diritti degli agricoltori. La nuova normativa PRM deve correggere questa situazione:

  • Riconoscendo i diritti degli agricoltori, e in particolare gli scambi di PRM tra agricoltori.
  • Garantendo un accesso reale al mercato per varietà non uniformi e biologiche.
  • Fornendo un forte sostegno alla conservazione dinamica della diversità delle piante coltivate.
  • Elaborando norme proporzionate che non escludano dal mercato i piccoli operatori a causa di oneri amministrativi eccessivi.

Durante l’evento, diversi soggetti interessati hanno presentato il valore della diversità delle piante coltivate e dei diritti degli agricoltori, sia per preservare il patrimonio culturale alimentare europeo che per rafforzare la resilienza dell’agricoltura. Gli interventi hanno chiarito che, alla luce delle varie sfide che l’agricoltura deve affrontare oggi, una normativa moderna in materia di commercializzazione non dovrebbe limitare i tipi di varietà che possono essere immesse in commercio a causa di un attaccamento obsoleto al concetto di uniformità genetica, ma piuttosto sostenere sistemi sementieri decentralizzati basati su una ampia diversità di varietà, e attori coinvolti.

Le organizzazioni partecipanti invitano i negoziatori del Trilogo ad apportare le modifiche necessarie alla proposta legislativa per sostenere questi obiettivi.


Qui di seguito viene riportato l’intervento del nostro direttore tecnico Riccardo Bocci invitato alla discussione:

Sono il direttore tecnico di Rete Semi Rurali, la rete italiana delle sementi che conta 40 organizzazioni affiliate, tra cui due aziende produttrici di sementi biologiche. Insieme ad altre organizzazioni presenti in questa sala, siamo partner del progetto Horizon LIVESEEDING sul miglioramento genetico biologico.

La mia presentazione parlerà delle varietà da conservazione, una delle categorie più promettenti migliorate dalla proposta della Commissione.

Come sapete, la Commissione ha proposto di aprire la categoria delle varietà da conservazione alle varietà di nuova selezione adattate alle condizioni locali. Ha tenuto conto dei nostri precedenti progetti Horizon, come LIVESEED, DYNAVERSITY o DIVERSIFOOD.

Il Parlamento europeo ha poi migliorato la proposta, introducendo il concetto di landraces – vecchie e nuove – derivate dalla selezione in azienda. Ha anche modificato il livello di diversità di questo materiale rendendolo “soddisfacente”.

A dicembre il Consiglio ha modificato la proposta limitando la categoria delle varietà di nuova selezione a frutta e ortaggi, aggiungendo una nuova definizione di varietà locali.

Riteniamo importante mantenere il nuovo testo semplice, utilizzando, se possibile, un’unica definizione per le landraces e le varietà di nuova selezione. Siamo flessibili su questa definizione, ma ciò che è davvero rilevante è lasciare aperta questa categoria di varietà di nuova selezione ai cereali e alle specie agricole. Questo punto sarà cruciale per le specie autoimpollinanti, come il grano, al fine di avere una categoria per le varietà di nuova selezione che non siano così diverse da soddisfare i requisiti dei materiali eterogenei biologici.

È inoltre importante giustificare questa apertura collegandola al concetto di uso sostenibile dell’agrobiodiversità per l’alimentazione e l’agricoltura.

Non dovremmo perdere l’opportunità di rendere questo nuovo regolamento il più innovativo al mondo, definendo norme adeguate e flessibili per la commercializzazione delle sementi, ma lasciando allo stesso tempo spazio sufficiente alla diversità e all’evoluzione locale delle varietà nei campi degli agricoltori. Non solo per il futuro dei sistemi agricoli dell’UE, ma anche del Sud del mondo, dove stanno copiando le nostre leggi sulle sementi.”

Nuovi Ogm e brevetti. L’anno della resistenza

Nuovi Ogm e brevetti. L’anno della resistenza

Le multinazionali sementiere spingono su proprietà intellettuale e tecnologie genetiche. Saranno mesi chiave. Dalla parte del biologico.

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 289 – Febbraio 2026

Il 2025 si è chiuso con alcune decisioni dell’Unione europea che avranno un forte impatto sul futuro dell’agricoltura.

Si tratta dei negoziati sui nuovi Ogm e sul nuovo regolamento sementiero. Nel primo caso il trilogo, che vede all’opera Consiglio, Commissione e Parlamento, ha finalizzato il testo che per essere definitivamente approvato dovrà essere votato di nuovo dal Parlamento europeo a marzo.

Nel secondo il Consiglio ha finito la sua lettura e quindi nel corso del 2026 comincerà il trilogo. In ambedue i casi la posizione del Consiglio è stata molto conservativa: spingendo per la deregolamentazione dei nuovi Ogm, noti anche come New genomic techniques (Ngt), e riducendo il sistema di deroghe in favore della biodiversità previste nel testo sementiero. I ministeri nazionali si confermano con posizioni a favore del modello agroindustriale con minori capacità della Commissione e del Parlamento di ascoltare le voci della società civile fuori dal coro dei sindacati.

Per quanto riguarda i nuovi Ogm possiamo già immaginarci lo scenario futuro a meno che il Parlamento non riesca a votare un emendamento al testo in grado di riaprire il negoziato. La buona notizia è il mantenimento del divieto esplicito dell’uso delle Ngt di categoria 1 e 2 nella produzione biologica. La difficoltà sarà capire come attuarlo nella pratica visto che non è prevista nessuna tracciabilità o etichettatura per le Ngt1, solo le sementi dovranno esserlo. La contaminazione accidentale nella produzione biologica non costituirà una non conformità, ma non ci sono ancora tutele adeguate per garantire la coesistenza.

Sono 40 i brevetti concessi nel 2025 dall’Ufficio europeo dei brevetti che sono basati sul miglioramento genetico convenzionale e su sequenze geniche presenti in natura

L’altro tema caldo è quello dei brevetti. Qui il Consiglio si è allontanato molto dalle richieste del Parlamento, che aveva chiesto il divieto esplicito dell’uso del brevetto. Al contrario il trilogo si è chiuso con la vittoria della posizione del Consiglio, che prevede alcune misure di salvaguardia volontarie volte a evitare la concentrazione del settore e l’introduzione di un Codice di condotta sulla brevettabilità per facilitare l’accesso al materiale di riproduzione brevettato, che dovrà essere definito entro 18 mesi dall’entrata in vigore del regolamento. Sono tutti strumenti non vincolanti che poco potranno fare per limitare le politiche aggressive in tema di proprietà intellettuale delle multinazionali sementiere.

Come ci racconta infatti il rapporto della campagna No Patents on Seeds! sull’andamento dei brevetti nel 2025, l’Ufficio europeo dei brevetti continua a concederne su geni vegetali presenti in natura trattati come invenzioni, andando contro la Direttiva europea sulla proprietà intellettuale e le indicazioni del Parlamento europeo. Ad esempio un brevetto del dicembre scorso concesso all’azienda Bayer rivendica varianti genetiche naturali che presumibilmente rendono la lattuga resistente ad alcuni afidi.

Che cosa fare in questa situazione? Una prima azione dovrà essere la difesa e la promozione del biologico che per ora resta l’unico sistema agricolo libero dai nuovi Ogm. Dovremo immaginarlo come il sistema di base su cui innestare processi e pratiche volontarie più virtuose, come ad esempio l’agroecologia o l’agricoltura rigenerativa. I distretti biologici in quest’ottica possono giocare un ruolo strategico aumentando la superficie coltivata a bio e aiutando gli agricoltori nella gestione della coesistenza. In secondo luogo sarà necessario lavorare sulle diverse filiere a partire dalle sementi e dai processi di ricerca e innovazione che producono le nuove varietà. La sfida sarà capire come collaborare con la ricerca agricola pubblica sempre più affascinata dalle sirene delle nuove tecnologie genetiche.

Difesa Tesi di Dottorato Rete Semi Rurali – Università di Torino

Difesa Tesi di Dottorato Rete Semi Rurali – Università di Torino

Lo scorso 16 febbraio presso l’Aula B del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi (DBIOS) dell’Università di Torino (UniTo) Michele Salvan ha difeso la sua tesi di dottorato ” Biodiversity and agro-biodiversity for climatic
resilience promotion in rice farming”, progetto PON-PNRR del 37° ciclo di dottorato di UniTo, e frutto della collaborazione tra Rete Semi Rurali e il DBIOS. Il lavoro è stato focalizzato sullo studio dei legami tra Agro-biodiversità e Biodiversità nel distretto risicolo a cavallo tra Piemonte e Lombardia. Il lavoro di ricerca, durato 4 anni e costituito da 3 pubblicazioni principali, ha dimostrato come biodiversità e agro-biodiversità possano convergere verso soluzioni di campo tese a rendere le risaie agro-ecosistemi veramente funzionali in quanto aree umide di sostituzione, nonché possibili fonti di biodiversità naturale e coltivata.

Il lavoro di dottorato ha dimostrato la validità di un approccio trans-disciplinare, di scala e partecipativo teso a coinvolgere soggetti territoriali diversi, dai biodistretti, gli agricoltori e tecnici locali, sino alle Banche delle Sementi Comunitarie, anche nel settore risicolo. La proficua collaborazione tra l’Università di Torino e Rete Semi Rurali proseguirà in altri progetti, tra cui il progetto PRIMA in primis, per approfondire le tematiche inerenti alla gestione agronomica e in particolare alla scelta varietale, sostenibile e attenta a mantenere le risaie agro-ecosistemi cruciali per la biodiversità.