La biodiversità non è negoziabile!

La biodiversità non è negoziabile!

Uno sguardo alle discussioni in corso

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

Questo Notiziario, come ogni anno a maggio, esce anche come inserto della rivista TerraNuova a conferma di una proficua collaborazione editoriale tra la rivista e Rete Semi Rurali, che include anche una rubrica bimestrale all’interno di TerraNuova.

Abbiamo dedicato questo numero a raccontare gli ultimi negoziati del Trattato Internazionale sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Alimentazione e l’Agricoltura (ITPGRFA) della FAO. Infatti, nel novembre 2025 si è tenuta a Lima l’undicesima riunione dell’Organo di Governo del Trattato, dove si riuniscono tutti i delegati dei 155 Stati che hanno ratificato l’accordo. Le discussioni in Perù hanno visto il fallimento del tentativo di riforma del sistema, ma, allo stesso tempo, hanno portato avanti una serie di processi che sono politicamente importanti per il nostro mondo. Nelle prossime pagine presentiamo i dettagli dei negoziati su Sistema multilaterale, Conservazione e uso sostenibile, e Diritti degli agricoltori, con l’obiettivo di calare queste discussioni internazionali nelle nostre realtà.

Avendo partecipato in prima persona al negoziato, come racconto nell’articolo a pagina 9, un primo elemento che è emerso dalle giornate di Lima è stato il nuovo corso diplomatico della delegazione statunitense. Infatti, abbiamo toccato con mano cosa vuol dire rimettere in discussione i cambiamenti climatici. Ogni riferimento a questo tema è stato modificato in “cambiamenti imprevedibili del clima”, dopo lunghe ed estenuanti discussioni in cui i delegati USA portavano avanti questa richiesta di modifica del testo facendo presente che per loro quella era una linea rossa che non potevano superare.

L’effetto Trump è arrivato anche in questi ambiti, dove, fino a ieri, ci si poteva dividere sulle politiche da attuare, ma non certo sulla realtà dei cambiamenti climatici e come la diversità agricola possa costituire una delle strategie di resilienza. Anche la scienza diventa negoziabile in un terreno minato dalla politica. In effetti, diversi articoli comparsi nel 2025 segnalavano come il Dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE) degli Stati Uniti abbia tagliato risorse e personale al settore delle banche del germoplasma pubbliche mettendo a rischio le collezioni stesse e il sistema di distribuzione connesso.

Se tutto quanto presentiamo in questa pagine non ha un racconto sui mezzi di comunicazione, stessa sorte sta toccando a un altro processo negoziale fondamentale per il futuro delle sementi a livello europeo. Si tratta del nuovo regolamento sulla commercializzazione delle sementi, che da febbraio è passato alla fase del Trilogo, tra Commissione, Parlamento e Consiglio. Entro l’estate il negoziato dovrebbe essere concluso, ma ancora ci sono dei nodi critici su cui come Rete Semi Rurali stiamo cercando di influenzare la presa di decisioni. Ad esempio, l’interessante concetto di nuove varietà da conservazione, promosso da Commissione e Parlamento, è stato limitato dal Consiglio solamente a fruttiferi e ortive. Allo stesso modo il Consiglio ha eliminato il riferimento alla gestione dinamica da parte degli agricoltori, perchè non riesce a capire il senso di questa pratica. Inoltre, con il Programma Cooperativo Europeo per le Risorse Genetiche Vegetali (ECPGR), la rete di tutte le banche del germoplasma pubbliche, abbiamo proposta una nuova definizione di “genebank”, includendo nelle sue attività anche la cessione di campioni di sementi per uso diretto da parte degli agricoltori. Queste sono aperture che dobbiamo mantenere nel nuovo regolamento per poter costruire in futuro nuovi sistemi sementieri diversificati.

Innovazione, tecniche, regole, politiche e sementi non sono neutrali ma devono essere adattate ai diversi contesti in cui sono inserite.

Carl Richard Woese

Carl Richard Woese

Microbiologo e biofisico, può essere considerato uno dei padri della biologia e genetica moderna.

Formatosi presso Amherst College in matematica
e fisica, nel 1953 ottenne un dottorato in biofisica a
Yale, lavorando poi presso il General Electric Research Laboratory e l’Istituto Pasteur di Parigi.
Anche grazie al supporto del celebre biologo molecolare Sol Spiegelman, dal 1964 insegnò all’Università dell’Illinois Urbana-Campaign, presso l’Institute of Genomic Biology, che dal 2015 porta il suo nome. I suoi ambiti di studio hanno riguardato principalmente la genomica e l’evoluzione molecolare. Il suo successo di maggior notorietà fu sicuramente l’aver definito il dominio degli Archea nel 1977, attraverso la tassonomia filogenetica dell’RNA ribosomico 16 S.

Infatti, insieme a George E. Fox ebbe il merito di smentire la teoria, allora prevalente, dei 2 regni (Eucarioti e Procarioti) proposta da Stainer e Van Niel nel 1962, suggerendo una suddivisione in 3 regni (poi domini), basata su relazioni filogenetiche piuttosto che su ovvie somiglianze morfologiche, e costituita da Batteri, Eucarioti e Archea. Il loro antenato comune venne ironicamente definito LUCA: the Last Universal Common Ancestor.
L’accettazione della sua teoria da parte della comunità scientifica fu un processo lento, che richiese almeno un decennio, e che gli valse il titolo di “rivoluzionario della microbiologia”. Date le estreme caratteristiche ambientali tollerate dagli Archea, il lavoro di Woese e Fox fu estremamente rilevante per quanto riguarda le implicazioni sullo studio della nascita delle prime forme di vita, e le forme di vita su altri pianeti.
Negli anni successivi lavorò sui meccanismi di trasferimento genetico orizzontale a diversi gradi di fedeltà, da quelli imprecisi, cosiddetti “rumorosi”, sino a quelli precisi in grado di mantenere la fedeltà genetica e quindi la nascita di forme di vita stabili
(“Soglia Darwiniana”), con l’obiettivo più generale di spiegare come i 3 domini da lui proposti si siano evoluti da uno stato ancestrale di mondo a RNA.
Innumerevoli i riconoscimenti ottenuti tra cui la Medaglia Leeuwenhoek, il Selman A. Waksman Award in Microbiologia, la National Medal of Science e il Premio Crafoord. Almeno 3 specie miriche portano il suo nome.
Una figura intermedia tra i pionieri della genetica, forse per questo meno noto, ma altrettanto importante nel definire le attuali conoscenze di base della biologia molecolare.
Norman R. Pace, dell’Università del Colorado e Boulder, ritiene il suo contributo rilevante quanto o addirittura più di quello di Darwin nel definire nel dettaglio i meccanismi dell’evoluzione della vita, soprattutto nelle sue prime fasi.
Infine, Woese considerava la biologia una scienza fondamentale per il suo ruolo sociale: “Occorre che quel che è stato formalmente riconosciuto alla Fisica venga ora riconosciuto alla Biologia: la Scienza ha una duplice funzione. Da una parte
è a servizio della società, affrontando i problemi posti dalla società. Dall’altra, agisce come insegnante della società, aiutandola a comprendere il mondo e sé stessa. Ed è proprio quest’ultima funzione che manca particolarmente oggi.”

Per una “ricontadinizzazione” dell’agricoltura

Per una “ricontadinizzazione” dell’agricoltura

L’idea degli agricoltori-condottieri delle loro imprese nei mari del libero mercato è illusoria. Servono modelli collettivi e lo sguardo ai territori.

a cura di Rete Semi Rurali – Tratto da Altreconomia 291 – Aprile 2026

Fare l’economista agrario, oggi, è molto difficile. Prendo in prestito e riadatto la frase di apertura dell’editoriale uscito a febbraio 2026 sull’Informatore agrario, in cui l’economista Angelo Frascarelli riflette sulle difficoltà di lavorare come imprenditore agricolo e dispensa consigli per sopravvivere nel mondo di incertezze in cui il settore si trova a vivere oggi: tra cambiamenti climatici, mercati instabili e prezzi in discesa.

Il tutto mentre aumentano i costi di produzione. In questo caos il professore si chiede che cosa fare, quando anche l’ultimo baluardo di difesa del modello agricolo industriale, la tanto amata e odiata Politica agricola comune (Pac), mostra preoccupanti segnali di ridimensionamento sotto la pressione da un lato della rinazionalizzazione e dall’altro del drenaggio di risorse verso altri comparti come la difesa. La risposta dell’economista agrario segnala tutta la difficoltà di questa disciplina nel ridefinire sé stessa in una realtà che non è più quella del secondo dopoguerra. Infatti Frascarelli delinea una strada già vecchia: gli agricoltori devono fare impresa in maniera più professionale e “smettere di guidare il trattore per dedicare più tempo a guidare l’impresa”.

A parte la fascinazione di immaginare le migliaia di agricoltori come condottieri delle loro imprese che veleggiano nei mari del libero mercato, questa risposta non sta più in piedi nei fatti. Come chiedere più impresa quando è proprio il modello dell’impresa come soggetto individuale che oggi sta entrando in crisi? Non a caso anni fa il sociologo olandese Van Der Ploeg scriveva che la risposta più resiliente alla crisi dell’agricoltura viene da quegli imprenditori agricoli che tornano a essere contadini, smettendo di vedersi come impresa connessa al mercato dei fattori produttivi e a quello internazionale dei prodotti, dove non controllano né i prezzi di acquisto dei mezzi tecnici né quello di vendita dei loro prodotti.

Per capire i limiti e le possibilità di questa “ricontadinizzazione” avremmo bisogno di nuovi quadri teorici e analitici in grado di comprendere le innovazioni in corso che lavorano su modelli collettivi di fare agricoltura, superando la dimensione singola dell’impresa per creare una dinamica di relazioni con il territorio di cui e in cui vive la stessa azienda. Ad esempio dobbiamo sfatare la favola raccontata all’università per cui il prezzo è legato all’incontro tra domanda e offerta ma capire come si possa legare il giusto costo con il valore e il lavoro contenuti in un prodotto; oltre che affrontare il tema dell’accesso alla terra per gestire un ricambio generazionale non basato su rendita e proprietà. Per fare questi passaggi, però, è essenziale che l’economia agraria smetta di ridurre la sua analisi alla microeconomia -l’impresa e la sua allocazione efficiente dei fattori- e allarghi lo sguardo al contesto esterno in cui l’azienda opera.

Le aziende che secondo l’Inps nel 2024 occupavano operai agricoli dipendenti: un numero che tra il 2019 e il 2024 si è complessivamente ridotto del 9%

Questo significa interrogarsi sulla concentrazione di potere a monte e a valle dell’agricoltore, sull’illusione di un libero mercato dominato da oligopoli, sulle nuove forme di subordinazione del lavoro agricolo migrante e sul controllo delle filiere da parte di conglomerati industriali, trainati dalla grande distribuzione organizzata o da attori come i consorzi agrari italiani e Bonifiche Ferraresi (BF). È necessario studiare, capire e descrivere queste dinamiche che stanno ristrutturando i sistemi agroalimentari, comprimendo diritti e democrazia, non solo per gli agricoltori ma anche per noi cittadini.

È quanto mai attuale il monito dell’economista Manlio Rossi Doria, contenuto nei suoi “Scritti per il Mezzogiorno” del 1982: “Solo se ci si avventurerà nella fantasia guardando alla vera natura dei problemi, si potrà risolverli in forme nuove; solo cioè ripassando attraverso l’utopia, la scienza potrà risolvere i problemi dell’agricoltura”.

Prima Assemblea del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino

Prima Assemblea del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino

ll 16 aprile 2026 si è tenuta a Scandicci la prima Assemblea del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino, un momento fondativo per la governance del Distretto e per la comunità di agricoltori, associazioni ed enti che lo compongono.

L’assemblea ha approvato all’unanimità il Regolamento Interno, il documento che definisce le regole di funzionamento del Distretto (il regolamento è consultabile in calce all’articolo), modalità di voto e di ingresso di nuovi soggetti, compiti e doveri degli organi facenti parte.

Tra i principali atti dell’assemblea vi è stata la nomina di Claudia Sereni, Sindaca di Scandicci, come Presidente dell’Assemblea, la costituzione del Comitato di Indirizzo e l’ingresso di tre nuovi comuni: Bagno a Ripoli, Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio che portano a sette il numero totale dei comuni aderenti.

Il prossimo appuntamento del Distretto si terrà al Festival 72 Ore di Biodiversità in programma dal 22 al 24 maggio 2026 a Scandicci, in occasione della Giornata Internazionale della Biodiversità.
In questa cornice di festa il Distretto Biologico del Territorio Fiorentino si presenterà per la prima volta ufficialmente alla cittadinanza domenica 24 maggio  con la partecipazione dei rappresentanti della Regione Toscana e della Città Metropolitana.
Le aziende agricole del Distretto sono invitate ad animare il mercato del sabato e della domenica portando un proprio banco: chi fosse interessato può contattarci mandando una mail a: info@semirurali.net

Partecipa all’indagine di mercato con i nostri soci di Smarties.bio

Partecipa all’indagine di mercato con i nostri soci di Smarties.bio

In collaborazione con la società agricola Smarties.bio, nostra associata, vi invitiamo a partecipare ad una breve indagine di mercato, finalizzata a migliorare il mercato online delle sementi, da anni obiettivo di Smarties.
Con il vostro aiuto, il team Smarties riuscirà ad organizzare al meglio le principali problematiche legate al mondo digitale degli ortaggi come l’affiancamento professionale alla fornitura di semi, alla pianificazione delle produzioni, alla formazione, ecc.

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScvoQ0L_CwQ4aDos5F1PsX-9ZR9nmb6AxbxAo7VvkpHk-hqWA/viewform

In alternativa puoi scaricare il QR code che rimanda al link qui sopra.

La vostra opinione è molto importante: al termine della compilazione riceverete un buono sconto come ringraziamento.

Grazie per il tempo dedicato.

Rete Semi Rurali X Smarties.bio