REMEDI: un nuovo modello mediterraneo per una risicoltura più sostebile

REMEDI: un nuovo modello mediterraneo per una risicoltura più sostebile

Agricoltura, zone umide e tutela della biodiversità al centro di un nuovo progetto internazionale finanziato dal Programma PRIMA

Barcellona, ottobre 2026 – Come rendere la risicoltura mediterranea più sostenibile, migliorando al tempo stesso la qualità dell’acqua e del suolo e contribuendo alla conservazione della biodiversità? È questa la sfida al centro di ReMedi, un nuovo progetto internazionale coordinato dal centro tecnologico Eurecat e finanziato dal Programma PRIMA, con un budget complessivo di 2,8 milioni di euro.

Per la prima volta, il progetto considera risaie e zone umide come parti di un unico sistema interconnesso, con l’obiettivo di coniugare la produzione agricola con la conservazione della natura. L’approccio punta a promuovere pratiche agricole più sostenibili, ridurre l’impiego di input chimici e migliorare la gestione delle risorse idriche e la fertilità dei suoli.

Un approccio integrato per affrontare le sfide del Mediterraneo

I sistemi agricoli mediterranei devono oggi confrontarsi con sfide sempre più complesse: cambiamenti climatici, scarsità d’acqua, perdita di biodiversità e necessità di garantire una produzione alimentare sostenibile.

ReMedi svilupperà soluzioni innovative per affrontare queste problematiche attraverso un approccio integrato, che combina pratiche agricole sostenibili, gestione partecipativa delle risorse idriche e monitoraggio ambientale.

Tra le innovazioni previste dal progetto figurano l’agricoltura biodinamica, la gestione partecipativa dell’acqua e il monitoraggio integrato della biodiversità, delle risorse idriche e del carbonio.

«ReMedi integra la coltivazione del riso e le zone umide come un sistema connesso, capace di combinare produzione agricola e conservazione della natura», spiega Carme Estruch, coordinatrice del progetto ReMedi e ricercatrice presso l’Unità Cambiamenti Climatici e Servizi Ecosistemici di Eurecat. «Il progetto introdurrà inoltre pratiche innovative, come l’agricoltura biodinamica e la gestione partecipativa delle risorse idriche, accompagnate da un sistema integrato di monitoraggio della biodiversità, dell’acqua e del carbonio».

Le attività di agricoltura biodinamica saranno supportate dal partner tedesco merckens development support gmbh, che contribuirà al progetto con la propria esperienza internazionale nel campo dell’agricoltura biodinamica, della fertilità del suolo e dei sistemi agricoli sostenibili.

Quattro aree pilota in Spagna, Egitto, Italia e Turchia

Le soluzioni sviluppate da ReMedi saranno sperimentate in quattro regioni pilota, ciascuna caratterizzata da specifiche condizioni ambientali e agricole.

  • Spagna – Delta dell’Ebro: le attività si concentreranno sulla riduzione delle emissioni e sullo sviluppo di sistemi a emissioni nette zero attraverso una gestione più efficiente delle risorse idriche.
  • Egitto: il progetto promuoverà pratiche di agricoltura biodinamica e tecniche finalizzate al risparmio idrico e all’adattamento alle condizioni di siccità.
  • Italia: l’attenzione sarà rivolta all’agricoltura biologica e alla conservazione della biodiversità all’interno di sistemi produttivi intensivi.
  • Turchia: saranno analizzati colture alternative e modelli agricoli compatibili con la scarsità d’acqua e con la conservazione delle zone umide.

L’obiettivo è sviluppare soluzioni adattabili ai diversi contesti locali e, allo stesso tempo, costruire un modello di gestione replicabile a livello mediterraneo.

Gli agricoltori al centro del cambiamento

Un elemento distintivo di ReMedi sarà il coinvolgimento diretto degli agricoltori e degli altri attori del territorio.

Il progetto utilizzerà metodologie partecipative basate sui Living Lab, coinvolgendo agricoltori, ricercatori, organizzazioni non governative e amministrazioni pubbliche nella progettazione e nella sperimentazione delle soluzioni.

Questo approccio consentirà di valorizzare le conoscenze e l’esperienza degli operatori agricoli e, al tempo stesso, di rafforzare il loro ruolo nella conservazione e nella gestione sostenibile delle zone umide.

Il progetto prevede inoltre un sistema di monitoraggio integrato per valutare l’evoluzione della biodiversità, delle dinamiche del carbonio e degli indicatori legati alla gestione dell’acqua.

Verso un modello di gestione transmediterraneo

Oltre alle attività nelle quattro aree pilota, SEO/BirdLife (Spagna) e Doğa Derneği (Turchia) guideranno congiuntamente lo sviluppo di un modello di gestione applicabile su scala transmediterranea.

«L’approccio adottato da ReMedi può essere applicato in diversi Paesi mediterranei e contribuire alla definizione di modelli replicabili», afferma Nil Álvarez, direttore dell’Unità Cambiamenti Climatici e Servizi Ecosistemici di Eurecat. «Questi modelli potranno contribuire a orientare le future politiche e a sviluppare raccomandazioni in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo e con quelli della Nature Restoration Law».

Attraverso la collaborazione tra partner di diversi Paesi e il coinvolgimento degli stakeholder locali, ReMedi punta quindi a trasformare le esperienze sviluppate nelle aree pilota in soluzioni concrete e replicabili per una gestione più sostenibile degli agroecosistemi mediterranei.

Il patrimonio del riso lombardo protagonista sul campo: le novità del Progetto CEREA + CONNECT

Il patrimonio del riso lombardo protagonista sul campo: le novità del Progetto CEREA + CONNECT

Sabato 19 settembre si è tenuto un doppio appuntamento chiave per il Progetto CEREA + CONNECT, l’iniziativa dedicata alla salvaguardia, promozione e valorizzazione della biodiversità dei cereali lombardi. La giornata ha registrato la sinergia strategica tra enti di ricerca e realtà agricole locali, vedendo in prima linea Rete Semi Rurali, l’Università degli Studi di Milano e l’Università degli Studi di Pavia.

Raccolta sul campo e valutazione partecipativa

Le attività si sono divise tra due realtà fondamentali del territorio:

Incontri e Panel Test a “Cascina Isola Maria”: L’azienda agricola ha ospitato un evento pubblico incentrato sulla valutazione partecipativa e su panel test di diverse varietà di riso lombardo. L’incontro ha offerto spazio a momenti di divulgazione e confronto sulle molteplici funzioni e utilizzi di queste varietà storiche e meno note.

In campo presso “Gli Orti del Parco”: La giornata si è aperta con le operazioni di raccolta della collezione varietale in situ, un passaggio essenziale per la conservazione attiva e lo studio del patrimonio genetico risicolo locale.

Falliti i negoziati per un accesso più equo alla biodiversità agricola vegetale 

Falliti i negoziati per un accesso più equo alla biodiversità agricola vegetale 

Dopo dodici anni, i negoziati per la riforma del Trattato FAO sono falliti. Si tratta di una grave battuta d’arresto, con conseguenze per la sicurezza alimentare a livello mondiale.

di François Meienberg, ProSpecieRara

Il Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA), entrato in vigore nel 2004 e con 155 Stati che hanno aderito (ad oggi non ne fanno parte Cina e Russia), ha lo scopo di garantire che la diversità vegetale coltivata sia condivisa a livello mondiale e che tutti possano trarne beneficio. 

Nell’ambito del Trattato, le parti contraenti hanno concordato l’istituzione di un sistema multilaterale di accesso e ripartizione dei benefici (MLS) per le risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (RGV) per un gruppo selezionato di colture (specie dell’allegato I), al quale è facilitato l’accesso per ricerca e selezione nel settore agricolo. L’MLS comprende le banche degli Stati membri e quelle del CGIAR (Consultative Group of International Agricultural Research Centres), che sono tra le più grandi al mondo. L’accesso facilitato è garantito da un Accordo Standard di Trasferimento di Materiale (easySMTA) per ricerca, selezione e formazione. Con la firma dell’Accordo, gli utenti si impegnano a condividere i benefici derivanti dai prodotti commerciali (ad esempio nuove varietà vegetali) che contengono materiale proveniente dal sistema, qualora l’accesso a tali prodotti sia limitato per ulteriori attività di ricerca e selezione. Anche ProSpecieRara ricorre a questo contratto quando i selezionatori desiderano accedere alla nostra collezione di oltre 5.000 varietà, rendendoci una delle più grandi collezioni private all’interno del sistema multilaterale.

Nei primi anni dopo l’entrata in vigore dell’Accordo, è diventato subito chiaro che il meccanismo esistente facilitava l’accesso, ma non generava pagamenti basati sull’utilizzo. Diverse sono state le ragioni di questo fallimento: solo le nuove varietà protette da brevetto obbligano al pagamento, e alcuni stati, come gli Stati Uniti, gestiscono l’accesso per gli utenti nazionali anche senza SMTA (e quindi senza obbligo di pagamento).

Nel 2013, durante la quinta riunione dell’Organo Direttivo tenutasi in Oman, molte delegazioni hanno parlato di una grave crisi del sistema e hanno chiesto riforme urgenti. In particolare, i paesi del Sud hanno chiesto di aumentare in modo significativo i pagamenti al fondo per la ripartizione dei benefici (Benefit Sharing Fund – BSF) e renderlo sostenibile. Allo stesso tempo, alcuni paesi del Nord volevano che il campo di applicazione del sistema multilaterale fosse esteso a tutte le piante destinate all’agricoltura. Infatti, colture importanti come soia e pomodoro non sono ancora incluse nell’allegato 1 del sistema multilaterale. Il fatto che tutti fossero d’accordo sulla necessità di una riforma del Trattato (anche se per motivi diversi) ha permesso di avviare il processo di riforma.

Il sistema non paga: il meccanismo attuale facilita l’accesso ai semi, ma non genera i compensi necessari a sostenere la conservazione della biodiversità, specialmente nei Paesi del Sud del mondo.

Il gruppo di lavoro

Nel 2013 è stato istituito un gruppo di lavoro su questi temi, composto da cinque delegati per Africa, Asia, Europa, America Latina, tre per Medio Oriente e due per Oceania e Nord America. I rappresentanti di agricoltori, ricerca, industria, organizzazioni non governative avevano due delegati. L’autore di questo articolo ha rappresentato la società civile globale nei negoziati sin dall’inizio. Dopo sei anni di intensi negoziati, è stata sviluppata una proposta basata sull’introduzione di un cosiddetto sistema di abbonamento, in cui il pagamento compensativo basato sull’uso non avviene più al momento della commercializzazione di una nuova varietà, come in precedenza, ma su base annuale dopo il primo accesso. In questo caso, la base per il calcolo del pagamento sarebbe il fatturato derivante dalla vendita di sementi. In cambio, gli abbonati avrebbero ottenuto libero accesso alle banche del sistema multilaterale. Questa proposta non è stata approvata durante la nona riunione dell’Organo Direttivo a Roma nel 2019, perché continuavano a esserci opinioni molto divergenti sull’ammontare dei tassi di pagamento e non era stato raggiunto un compromesso sulla questione delle informazioni sulle sequenze digitali. Grazie in particolare a India e Svizzera, il processo non è stato completamente abbandonato e nella nona riunione in India (2022) è stato deciso di proseguire i lavori. L’obiettivo per la conclusione dei negoziati è stato fissato per il 2025. Il gruppo si è riunito nuovamente 2-3 volte all’anno. Tuttavia, anche dopo l’ultima riunione nel luglio 2025, molte questioni relative ai tre punti chiave sono rimaste irrisolte.

I tre punti controversi della riforma

Dal 2019 i negoziati hanno riguardato principalmente tre punti.

La struttura dei pagamenti: la maggior parte dei paesi era favorevole a un sistema di abbonamento uniforme, che prometteva pagamenti tempestivi e prevedibili da parte degli utenti. Alcuni paesi industrializzati (in particolare Stati Uniti, Giappone e alcuni paesi europei) volevano mantenere in parallelo l’attuale opzione di accesso una tantum, in modo che gli utenti potessero scegliere tra due opzioni. Le regioni avevano anche opinioni diverse sui tassi di pagamento. Per quanto riguarda il canone di abbonamento, l’industria e gli Stati Uniti hanno proposto lo 0,01% del fatturato delle aziende sementiere (il che, con un mercato globale delle sementi di circa 40 miliardi, comporterebbe pagamenti annuali pari a 4 milioni di dollari USA, se tutte le aziende aderissero). L’Africa e la Norvegia hanno chiesto un contributo pari allo 0,1% del fatturato, mentre i paesi dell’America Latina hanno chiesto lo 0,15%.

L’ampliamento dell’allegato 1: il gruppo di lavoro ha discusso diverse idee per ampliare l’elenco delle piante coltivate, tra cui un “elenco positivo” di piante coltivate o l’inclusione di tutte le piante agricole, con un ampio margine di manovra per le eccezioni per tenere conto delle preoccupazioni dei paesi fornitori, che mettono a disposizione gratuitamente la loro biodiversità senza avere la certezza che la ripartizione dei benefici funzionerà.

Uno dei principali ostacoli è stato l’utilizzo delle DSI (Digital Sequence Information): i Paesi in via di sviluppo chiedono pagamenti obbligatori per l’uso dei dati genetici digitali, per evitare che la tecnologia diventi un modo per aggirare i compensi dovuti.

Informazioni digitali sulle sequenze: alla luce dei progressi tecnologici e per evitare che gli obblighi di condivisione dei benefici vengano elusi, le questioni relative alle informazioni digitali sulle sequenze genetiche sono diventate un punto molto controverso dei negoziati. È indiscutibile che l’utilizzo di questi dati apporti grandi benefici alla selezione, che finora non sono stati ancora compensati. Alcuni paesi industrializzati hanno insistito su una compensazione puramente volontaria dei benefici, sottolineando che le DSI non rientrano nel campo di applicazione del Trattato, cosa contestata da altri. I paesi in via di sviluppo hanno sostenuto che l’utilizzo delle DSI nell’easy SMTA dovrebbe essere regolato da pagamenti obbligatori.

Il fallimento dei negoziati a Lima

L’accordo sui tre punti è stato al centro dell’undicesima riunione del Trattato dal 24 al 29 novembre a Lima. Nei primi giorni di negoziati, un gruppo di contatto (corrispondente al precedente gruppo di lavoro) si è riunito più volte per discutere i punti in sospeso. Tuttavia, è stato possibile trovare un compromesso solo sulla questione dell’estensione dell’allegato 1, mentre sugli altri punti le posizioni erano rigide e molto distanti tra loro. Le consultazioni sono poi proseguite in piccoli gruppi informali a porte chiuse, per concludersi nelle ultime ore in incontri combattuti duramente dietro le quinte.

Sabato sera alle 20.00, durante la sessione plenaria conclusiva, il presidente ha compiuto un ultimo tentativo per salvare il processo e indicare una via da seguire. La sua proposta comprendeva un progetto di risoluzione con un SMTA rivisto, in cui solo l’importo del pagamento era ancora aperto per essere discusso nei successivi due anni insieme all’elenco delle colture dell’annesso. Nel frattempo, ulteriori negoziati su DSI sarebbero proseguiti con l’obiettivo di chiudere tutti e tre i punti alla prossima riunione. Un aspetto controverso era quanto sarebbe stato vincolante un sì all’SMTA in quel momento e in che misura il pacchetto avrebbe potuto essere rinegoziato tra due anni. Era infatti evidente che i paesi in via di sviluppo, in particolare, non erano soddisfatti di un SMTA che non prevedeva un pagamento obbligatorio per DSI e che continuava a prevedere l’opzione dell’accesso una tantum.

A causa della mancanza di fiducia e, in particolare, delle diverse priorità delle singole regioni, alla fine non è stato possibile raggiungere un compromesso. Dopo dodici anni, i negoziati si sono quindi conclusi senza risultati e senza un piano per il loro proseguimento. Pertanto, l’attuale sistema multilaterale e l’SMTA rimangono invariati e insoddisfacenti. Anche in futuro, chi avrà accesso alla diversità del sistema multilaterale verserà solo compensi minimi. Ma se non preserviamo questa diversità, alla fine saremo tutti perdenti.ProSpecieRara ripone ora le sue speranze nell’applicazione coerente del divieto di brevettare le caratteristiche naturali del materiale conservato nelle banche del germoplasma. Solo se l’agrobiodiversità rimane accessibile, infatti, il suo utilizzo può contribuire alla sicurezza alimentare e non portare a nuovi sistemi di monopolio.

Progetto ProEcoRice: Ricercatori Taiwanesi in Visita nelle Risaie Italiane

Progetto ProEcoRice: Ricercatori Taiwanesi in Visita nelle Risaie Italiane

Dal 15 al 20 aprile Rete Semi Rurali e l’Università Milano Bicocca hanno ospitato una delegazione di ricercatori della Taiwan Agricultural Research Institute (TARI), partner nel progetto ProEcoRice. La delegazione ha visitato il Biodistretto del Riso Piemontese, l’Ente Nazionale Risi, le Università di Milano e Bicocca, l’Università degli Studi di Milano e una rappresentanza di aziende risicole agroecologiche, avendo modo di osservare la risicoltura italiana nella sua complessità. È un primo e rilevante passo di scambio di conoscenze e competenze nell’ambito della promozione di pratiche agro-ambientali a basso impatto in risicoltura, individuando punti di convergenze e collaborazione pure nella ricchezza e diversità dei sistemi colturali diversi.

Avvio del progetto “BRESCIA – Biostimolanti e ammendanti: approccio sistemico per la riduzione del rame, incremento della Resa, Salubrità e Contenimento di Infezioni fungine in Agricoltura organica rigenerativa”

Avvio del progetto “BRESCIA – Biostimolanti e ammendanti: approccio sistemico per la riduzione del rame, incremento della Resa, Salubrità e Contenimento di Infezioni fungine in Agricoltura organica rigenerativa”

Nel mese di maggio sono state avviate le sperimentazioni in campo del progetto BRESCIA presso Aziende Agricole Iside e Ortobioattivo.

Il progetto, capofilato dall’Università di Brescia, si prefigge di ridurre l’impiego di rame attraverso l’uso di biostimolanti (Trichoderma Atrobrunneum inoculato su cippato aziendale) per contrastare le principali patologie fungine su lattughe e pomodoro da industria, incrementando parallelamente la fertilità del suolo e la qualità dei prodotti. Saranno valutate anche le eventuali effetti nutraceutici e proprietà antinfiammatorie.

Nelle foto: primo trattamento on-farm in corrispondenza dei trapianti.

Seguiranno aggiornamenti.

Marcello Buiatti

Marcello Buiatti

La biodiversità come pratica scientifica e politica