La transizione verso un sistema alimentare sostenibile non può più aspettare, e la PAC deve esserne il motore, non l’ostacolo.

La transizione verso un sistema alimentare sostenibile non può più aspettare, e la PAC deve esserne il motore, non l’ostacolo.

Un gruppo di importanti organizzazioni ambientaliste – BirdLife Europa e Asia Centrale, l’Ufficio Europeo dell’Ambiente (EEB), Greenpeace e WWF – ha unito le forze per analizzare la proposta della Commissione europea per la futura Politica Agricola Comune (PAC), presentata a luglio 2025. La loro valutazione è chiara: la proposta attuale è gravemente carente e rischia di perpetuare un modello agricolo insostenibile, invece di guidare la necessaria transizione ecologica.

Il problema di fondo
Il settore agricolo si trova in una posizione cruciale: è sia vittima dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità, sia uno dei responsabili. L’attuale crisi geopolitica ha inoltre messo in luce la fragilità del nostro sistema alimentare. La PAC, che rappresenta una fetta enorme del bilancio UE, ha il potenziale per trasformare l’agricoltura europea in una forza positiva, a beneficio degli agricoltori, della natura e della sicurezza alimentare a lungo termine. Purtroppo, la proposta della Commissione, nonostante alcuni timidi passi avanti, non coglie questa opportunità.

Le associazioni identificano quattro grandi aree critiche

1.  Finanziamenti inefficaci per l’ambiente: La proposta non garantisce che una quota sufficiente del budget sia dedicata concretamente alla protezione del clima e della natura. Il sistema per tracciare questa spesa è definito “profondamente imperfetto” e rischia di trasformarsi in un mero esercizio di “greenwashing”. Ad esempio, considera automaticamente come “spesa per il clima” alcune misure di sostegno al reddito senza che queste abbiano reali benefici ambientali. Inoltre, scompare il monitoraggio specifico per la biodiversità.

2.  Sostegno al reddito ingiusto: Il sistema dei pagamenti diretti, basato principalmente sulla superficie coltivata, rimane largamente inalterato. Questo significa che la maggior parte dei fondi continua a fluire verso le aziende agricole più grandi e ricche (l’1% più ricco), invece di essere indirizzata verso chi ne ha realmente bisogno o pratica un’agricoltura più sostenibile. I criteri per rendere il sostegno più equo sono troppo deboli e non tengono conto delle diverse realtà agricole tra gli stati membri.

3.  Sussidi dannosi persistono: La proposta non introduce misure abbastanza forti per eliminare i sussidi che danneggiano l’ambiente. Le norme per impedire che i fondi pubblici finanzino pratiche intensive dannose (come l’allevamento intensivo o l’uso eccessivo di pesticidi) sono vaghe e lasciano troppa discrezionalità agli stati membri, rischiando una “corsa al ribasso” negli standard ambientali.

4.  Scarsa responsabilità e trasparenza: Manca un solido sistema per misurare i veri risultati della PAC. Senza indicatori chiari che misurino l’impatto concreto sulle emissioni di gas serra, sulla biodiversità o sulla riduzione dei pesticidi, è impossibile sapere se la politica sta funzionando. Anche il meccanismo per garantire che gli stati membri rispettino gli obiettivi UE è considerato troppo debole.

Per trasformare la PAC in uno strumento di vera transizione, le organizzazioni propongono una serie di cambiamenti radicali:

°   Finanziare la transizione ecologica: Destinare in modo vincolante almeno il 50% del budget della PAC ad azioni concrete per il clima e l’ambiente, con fondi dedicati per aiutare ogni azienda agricola nella transizione verso pratiche sostenibili.
°   Rendere il sostegno più equo: Eliminare gradualmente i pagamenti basati solo sulla superficie e privilegiare il sostegno alle aziende che forniscono benefici ambientali e sociali (come l’agricoltura biologica o quelle situate in aree protette).
°   Porre fine ai sussidi dannosi: Introdurre un “elenco negativo” che escluda chiaramente il finanziamento di pratiche dannose, come gli investimenti in allevamenti intensivi in gabbia o in sistemi di irrigazione in zone a scarsità idrica.
°   Garantire risultati e responsabilità: Stabilire indicatori di performance rigorosi per misurare i progressi reali (ad esempio, l’indice di abbondanza degli uccelli nei campi agricoli) e dare alla Commissione Europea il potere di bloccare i piani nazionali che non rispettano le regole.

Il messaggio è forte e chiaro: l’attuale proposta di PAC non è all’altezza delle sfide del nostro tempo. Per avere una possibilità di raggiungere gli obiettivi climatici e di biodiversità dell’UE, e per garantire un futuro prospero agli agricoltori europei, è essenziale che i legislatori modifichino profondamente il testo durante i negoziati.


Per supportare i negoziati e sviluppare la loro visione comune , questo briefing presenta i cambiamenti chiave che BirdLife Europe, EEB, Greenpeace e WWF raccomandano alle istituzioni dell’UE per migliorare il quadro giuridico proposto e fornire gli incentivi necessari al settore per effettuare una transizione significativa verso la sostenibilità e la resilienza.

Lettera aperta in merito alla produzione di formaggi a latte crudo

Lettera aperta in merito alla produzione di formaggi a latte crudo

AIDA con 22 associazioni, fra cui Rete Semi Rurali, scrive ai Ministeri competenti una lettera aperta a tutela di produttori e consumatori e per smorzare gli allarmismi

L’Associazione Italiana di Agroecologia (AIDA), insieme a molte altre realtà come il WWF, RSR e altre di rilievo nazionale, ha scritto una lettera aperta ai Ministri competenti per esprimere forte preoccupazione riguardo alle nuove linee guida sul latte crudo e per rispondere all’apprensione mediatica sui rischi della consumazione di formaggio a latte crudo, divampata tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, che rischia di danneggiare irreparabilmente un intero settore. Per AIDA, le misure proposte per gestire il rischio del batterio Escherichia coli STEC, insieme a una comunicazione spesso allarmistica, minacciano di distruggere un patrimonio fatto di tradizione, biodiversità e piccole imprese, senza che i dati giustifichino un allarme così elevato. Viene sottolineato che, nonostante in Italia si rilevi una maggiore presenza del batterio STEC nel latte crudo, il numero di casi della malattia più grave correlata (Sindrome Emolitico-Uremica) rimane stabile e molto basso. Il cuore della protesta è la difesa di un patrimonio unico: il latte crudo, con i suoi batteri “buoni” specifici di ogni territorio, è un tesoro di biodiversità che dà ai formaggi aromi unici e che, secondo numerosi studi, può avere effetti benefici sul sistema immunitario, specialmente nei bambini. La pastorizzazione obbligatoria distruggerebbe per sempre questo ecosistema microbico. L’impatto socio-economico sarebbe devastante per i piccoli produttori, spesso situati in zone montane, che non hanno le risorse per adeguarsi a costose nuove attrezzature e rischiano di essere messi fuori mercato anche solo dall’etichettatura allarmistica. Per questo, l’AIDA chiede un approccio più equilibrato: valorizzare il termine “latte crudo” come segno di qualità, investire sulla formazione degli allevatori e sperimentare protocolli igienici alternativi, invece di cadere nella trappola di un allarmismo che potrebbe portare alla scomparsa di un pezzo fondamentale della nostra cultura alimentare e dei nostri territori.

“Recovering res communis from res propia: how does open source seed contribute to farmers’ seed rights and breeding for diversity?

“Recovering res communis from res propia: how does open source seed contribute to farmers’ seed rights and breeding for diversity?

Pubblicato l’articolo in collaborazione con G.O.S.S.I

di Raquel Ajates · Riccardo Bocci · Shalini Bhutani · Almendra Cremaschi · Jack Kloppenburg · Johannes Kotschi · Georie Pitong · Patrick Van Zwanenberg · Daniel Wanjama

Contesto:

L’attuale complesso quadro normativo in materia di governance delle sementi e l’industria delle sementi sempre più oligopolistica che lo ha sostenuto hanno creato una serie di recinti che impediscono agli agricoltori e a molti coltivatori di accedere liberamente alle sementi, condividerle e migliorarle, limitando la loro libertà di operare e cooperare. In opposizione alla conseguente perdita continua sia della diversità coltivata che dei diritti degli agricoltori sulle sementi, sono emerse iniziative sperimentali che applicano modelli open source e principi copyleft al settore delle sementi. Questo articolo presenta sei iniziative provenienti da cinque continenti diversi che applicano modelli di semi open source (OSS) in contesti culturali, politici e agronomici molto diversi: Bioleft in Argentina, Seed Savers Network in Kenya, MASIPAG nelle Filippine, OpenSourceSeeds in Germania, Open Source Seed Initiative negli Stati Uniti e Rete Semi Rurali in Italia. Analizziamo i meccanismi con cui i modelli OSS cercano di superare i vincoli legali, di conoscenza e finanziari creando spazi operativi sicuri negli attuali quadri di governance, promuovendo la diversità e ricostruendo ponti tra agricoltori e selezionatori, mentre esplorano modelli finanziari innovativi per finanziare la selezione per la diversità colturale. I risultati mostrano che l’OSS emerge come una strategia sinergica per amplificare i diritti sulle sementi attraverso tre dimensioni: in primo luogo, geograficamente, collegando gli sforzi locali e internazionali per migliorare la diversità colturale e i diritti sulle sementi. In secondo luogo, una dimensione temporale, agendo ora, nell’attuale contesto giuridico.


Non c’è spazio per il dialogo sui nuovi Ogm

Non c’è spazio per il dialogo sui nuovi Ogm

Ogni voce fuori dal coro viene silenziata e bollata come antiscientifica. Non solo nell’accademia. Un problema per la ricerca agricola e per tutti.

a cura di Riccardo Bocci –  Tratto da Altreconomia 283 – Luglio/Agosto 2025

Dove sta andando la ricerca agricola pubblica italiana? Risposta non facile in un momento come questo in cui il dibattito pubblico si è polarizzato sui nuovi Ogm o sulle Tecniche di evoluzione assistita (Tea).

Questa nuova tecnologia ha assunto il ruolo taumaturgico e salvifico sul futuro della ricerca: se le regole faciliteranno il suo uso il progresso sarà garantito, altrimenti finiremo in un’epoca oscurantista. Ogni dialogo è interrotto e ogni voce fuori da questo coro silenziata e bollata come antiscientifica. Fa effetto leggere sulle riviste di settore articoli di commento alla prossima Politica agricola comune (Pac), che, nelle rivendicazioni politiche per dare un futuro all’agricoltura, mettono anche l’approvazione del nuovo regolamento sulle New genomic techniques (Ngt).

Il sillogismo è semplice nella sua banalità: volete ridurre i pesticidi e far fronte ai cambiamenti climatici? Allora l’unica strada sono le Ngt. Un’affermazione che dimentica che da anni modelli agricoli alternativi come il biologico coltivano senza input chimici di sintesi e come la sfida climatica sia legata alla diversificazione dei sistemi agroalimentari, all’interno della transizione verso l’agroecologia.

La stessa retorica la ritroviamo nelle affermazioni della senatrice Elena Cattaneo che, dalle pagine di D di Repubblica nello speciale “Food” del 7 giugno scorso, ammonisce quanti hanno paura dell’innovazione e della ricerca. La sua narrazione è anch’essa semplice e banale: abbiamo sempre fatto miglioramento genetico delle piante e non dobbiamo temere queste nuove tecnologie che sono precise e sicure. Questo approccio, riduzionista e scientista, dimentica come la questione della ricerca agricola sia un tema complesso e socialmente costruito, che coinvolge diversi e variegati attori: gli agricoltori, che dovrebbero usare le innovazioni, i cittadini, che dovrebbero accettarle nei loro piatti, e in generale la società.

Non tiene in considerazione, inoltre, dell’evoluzione della genetica negli ultimi trent’anni, che ha disegnato un genoma sempre più fluido e in interazione continua con il suo ambiente, ben lontano dal dogma centrale della biologia in cui un gene codifica una proteina. Nel 2025 non è più possibile immaginare questo tema lasciato solo nelle mani degli esperti, sempre più settoriali e, nel caso della genetica agraria, sempre più lontani dal campo. Non è accettabile relegare nell’angolo del pensiero oscurantista quanti si permettono di criticare la scienza ufficiale, e allo stesso tempo, portano avanti nuovi modelli di ricerca e azione. Manca, purtroppo, un luogo in cui questo dialogo possa avvenire, ma non nell’ottica classica con cui molti studiosi fanno comunicazione della scienza.

La dotazione finanziaria del Pnrr destinata all’innovazione e alla meccanizzazione nel settore agricolo e alimentare è pari a mezzo miliardo

Il fine del dialogo, infatti, non è convincere i non scienziati della bontà della tecnologia ma valutarne insieme la sua efficacia e accettabilità. Avendo come opzione anche la scelta di non usarla. Varrebbe la pena domandarsi quante promesse dei “vecchi” Ogm degli anni Novanta del secolo scorso siano state mantenute per capire il contesto in cui quell’innovazione ha funzionato e quale modello agricolo ha promosso.

Nel frattempo, dopo la pandemia da Covid-19, la ricerca agraria ha vissuto un periodo d’oro, forse come mai nella sua storia, inondata dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che ha favorito una proliferazione di progetti, attività e contratti precari. Tutti rigorosamente in scadenza a fine 2026. Purtroppo questi fondi non sono serviti per ristrutturare il sistema della ricerca agricola, mettendo un po’ di ordine tra i troppi enti suddivisi tra Cnr, Crea, Enea e università, e facenti capo a due ministeri diversi. Il Pnrr ha tappato e mascherato deficienze pregresse, mancando, però, di rispondere alle domande di fondo. Per chi e con chi si fa la ricerca? Quale modello agricolo si vuole promuovere?

Coltiviamo la diversità 2025, l’incontro annuale all’azienda agricola Floriddia

Coltiviamo la diversità 2025, l’incontro annuale all’azienda agricola Floriddia

Si è svolto dal 13 al 14 giugno 2025 il consueto appuntamento di Rete Semi Rurali presso l’azienda agricola biologica Floriddia a Peccioli (PI) nell’ambito delle attività di Coltiviamo la Diversità! Un mese di cereali.
Quest’anno il tema principale è stato dedicato all’agroecologia. Il primo giorno abbiamo provato a vedere nella pratica cosa si può fare di trasformativo in questo senso: abbiamo fatto delle fermentazioni, giocato con le consociazioni e provato a scoprire come i microrganismi del suolo influenzano la vita delle piante di cereali. Il secondo giorno abbiamo affrontato da un punto di vista tecnico le stesse tematiche e presentato alcuni risultati di progetto: Tribiome, Liveseeding, Intercropvalue e Dialogo strategico.


Come sempre siamo stati insieme con buon cibo e buona musica!