La ricerca agricola scommette tutto sulla tecnologia

Nov 6, 2025 | Articoli, Seminare il cambiamento

Siamo sicuri sia l’unica strada perseguibile? Abbiamo bisogno di un piano B

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

L’agricoltura europea si trova ad affrontare nuove e rapide sfide globali in continua evoluzione, come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, e la necessità di rendere più sostenibili i nostri sistemi agroalimentari.

Inoltre, malgrado i passi indietro rispetto allo slancio del Green Deal, è ancora attuale l’obiettivo di raggiungere il 25% della superficie agricola biologica entro il 2030, definito nelle Strategie Farm to Fork e Biodiversity, come sono operative le misure di attuazione previste dal Regolamento UE 2024/1991 (Nature Restoration Law) che richiedono una transizione verso sistemi agricoli alternativi. Proprio per favorire questa transizione l’Unione Europea ha lanciato il nuovo Partenariato sull’Agroecologia.
Rispondere a queste sfide e, allo stesso tempo, mantenere una produzione in grado di soddisfare la domanda, richiede una ricerca agricola più aperta, inclusiva e decentralizzata, capace di rispondere in tempi rapidi ai problemi e con un alto grado di flessibilità e resilienza. Solo in questo modo il settore agricolo sarà capace di rinnovarsi.

Un ruolo centrale lo avrà il miglioramento genetico che dovrà produrre varietà diversificate, resilienti e innovative, adattate ai diversi sistemi agricoli e alle diverse filiere. In questo articolo raccontiamo come si sta evolvendo il mondo del miglioramento genetico in Europa e le diverse forze in gioco che nei prossimi anni ne fisseranno il perimetro. Si tratta, sempre più, di forze divergenti e, come vedremo, in opposizione, dove il tentativo di trovare una visione comune è difficile.

Cominciamo con vedere quali fattori stanno spingendo il miglioramento genetico verso una maggiore concentrazione e specializzazione tecnologica del settore. In questo caso la risposta della ricerca difende lo status quo, cercando nelle nuove tecnologie le risposte salvifiche a ogni problema.

Il primo fattore è senza dubbio legato alla genomica e alle nuove tecniche di manipolazione del DNA (leggi CRISPR/CAS) che stanno plasmando la ricerca, con effetti che si estendono alle sue dimensioni pratiche, sociali, epistemiche e tecnologiche. Questi strumenti pongono nuove sfide per quanto riguarda l’accettabilità pubblica e sociale da parte di agricoltori e cittadini, e, allo stesso tempo, spingono verso un maggiore riduzionismo scientifico.

Il secondo fattore è anch’esso tecnologico e legato al primo, e riguarda l’intelligenza artificiale e i modelli predittivi. Questi, integrando flussi multipli di big data dalla genomica all’ambiente, si presentano come la nuova frontiera (leggi biologica sintetica) che ci permetterà di affrancarci dalla dimensione fisica del campo sperimentale.

Il terzo fattore è legato ai diritti di proprietà intellettuale e al crescente controllo delle imprese lungo le filiere, dal seme al piatto. La forzatura dell’uso del brevetto industriale per la protezione delle varietà vegetali attuata dall’Ufficio Brevetti Europeo (EPO) e l’uso del brevetto nel nuovo mondo della CRISPR mania delineano uno scenario sempre più proprietario che pone rischi alla stessa capacità innovativa del settore.

Il quarto fattore si deve alla riduzione dei finanziamenti per la ricerca pubblica e alla specializzazione estrema della professione nelle cattedre di genetica nelle università. Stiamo perdendo competenze e conoscenze, infatti, man mano che la genetica quantitativa o il miglioramento lasciano il passo alla biologica molecolare, riducendo, di conseguenza, il possibile ruolo che potrebbe svolgere il breeding pubblico.

L’ultimo fattore, complementare al quarto, vede la crescita della ricerca privata, i cui obiettivi sono dettati dal mercato, non riflettono i bisogni sociali o ambientali più ampi, e non considerano specie, agricoltori e ambienti definiti marginali.

Questo paradigma scientifico e politico trova esemplificazione nella nuova piattaforma tecnologica europea Plants for the Future ETP (Plant ETP), una rete che comprende scienziati, agricoltori, aziende e istituzioni, e che vede insieme i sementieri (Euroseeds), gli agricoltori (Copa-cogeca) e le principali università. Anche se si presenta come un luogo neutrale e scientifico, nasce con l’idea di facilitare l’accettazione delle nuove tecnologie genetiche, per evitare gli errori di comunicazione commessi con l’introduzione degli OGM venti anni fa.
Purtroppo, la politica della ricerca sta sostenendo e favorendo questo sviluppo, fidandosi ciecamente delle potenzialità, raccontate ma non provate, delle nuove tecnologie. Nessun piano B in caso ci fossimo sbagliati. Sarebbe, al contrario, fondamentale sostenere altri modelli di ricerca in un ecosistema diversificato e rivolto a diversi modelli agricoli.
Infatti, un’altra opzione ci sarebbe e sta emergendo come una nuova narrativa nel settore della ricerca agricola che mette in discussione l’attuale paradigma. Vediamone i punti essenziali.

Il miglioramento genetico partecipativo e decentralizzato, attraverso il coinvolgimento di un maggior numero di attori nel processo e la realizzazione delle prove in condizioni reali (direct selection), offre un’opportunità unica per affrontare alcune delle sfide future, come i cambiamenti climatici , la perdita di biodiversità e la transizione agroecologica.

Il nuovo modello di business nella produzione delle sementi deve avere come obiettivo lo sviluppo di materiali diversi adattati a diversi ambienti

I sistemi agricoli alternativi (ad es. biologico o agroecologia) richiedono sforzi di miglioramento genetico dedicati, basati su varietà diversificate (ad esempio varietà biologiche o materiali eterogenei biologici) che differiscono sostanzialmente dai criteri di uniformità delle varietà moderne. È richiesto un cambiamento del modello di business della selezione e della commercializzazione delle sementi, poiché l’obiettivo è sviluppare materiali diversi adattati a diversi ambienti: ciò renderà impossibile recuperare i costi della ricerca tramite royalties.
Le orphan crops e le specie trascurate o sottoutilizzate stanno tornando a occupare un ruolo centrale in agricoltura, sia per la loro capacità di essere coltivate in ambienti marginali sia per il loro valore nutrizionale e culturale. Ad oggi sono state dimenticate dalla ricerca.
La conservazione dell’agrobiodiversità è un obiettivo della Politica Agricola Comunitaria, integrato anche nella nuova proposta della Commissione sulla commercializzazione delle sementi. Il miglioramento genetico dovrà adeguarsi di conseguenza lavorando per aumentare la diversità e non avere come obiettivo l’uniformità. In questo modo potrebbe rispondere, anche, all’urgenza di allargare la base genetica delle colture, ridotta da anni di miglioramento genetico rivolto all’uniformità e dalla pratica di usare sempre di più materiale migliorato nel processo di selezione.
Questa agenda alternativa potrebbe essere sostenuta e promossa dalle politiche pubbliche sulla ricerca agricola, in modo complementare a quella tecnologica. Così facendo il miglioramento potrebbe includere nuovi obiettivi, che vadano ben oltre resa, prestazioni e resistenza, e nuovi ambienti, le aree marginali finora dimenticate sia dalla ricerca pubblica che privata, aprendosi a collaborazioni interdisciplinari e transdisciplinari, per ricostruire un nuovo quadro epistemico in particolare con gli studi filosofici e sociali della scienza, al fine di esplorare potenziali alternative.


Scopri come l’Italia può costruire un futuro agroecologico per la sua agricoltura

l progetto “Dialogo Strategico per la Transizione Ecologica dei Sistemi Agroalimentari” sostenuto da Fondazione Cariplo, nasce per rispondere alle controversie generate dal Green Deal europeo, spesso visto con scetticismo dal mondo agricolo italiano. Dopo il Dialogo Strategico avviato dalla Commissione Europea nel 2024, anche in Italia si vuole promuovere un confronto inclusivo per trovare una sintesi tra sviluppo rurale, sostenibilità ambientale, economica e sociale. L’obiettivo è creare un’ampia alleanza tra agricoltori, istituzioni, imprese e società civile per elaborare una visione condivisa basata sui principi dell’agroecologia della FAO. Il progetto prevede incontri facilitati da esperti, per produrre un documento finale che vuole contribuire a indirizzare le future politiche nazionali ed europee.

Gli incontri via web passati:
– 28/07/2025: Co-creazione e condivisione della conoscenza nei sistemi agroalimentari;
– 16/09/2025: Cicli delle risorse;

Prossimi incontri on line:
– 14/10/2025: Biodiversità;
– 11/11/2025: Consumo individuale e collettivo;
– 16/12/2025: Lavoro e condizionalita’ sociale.

A questi incontri seguiranno due incontri in presenza:
– 13/02/2026 a Milano: presentazione finale del manifesto e dialogo conclusivo;

– Aprile 2026 a Roma: presentazione del manifesto strategico prodotto alle Istituzioni.

Vuoi far parte di questo cambiamento? Partecipa anche tu iscrivendoti sulla pagina web: https://rsr.bio/dialogo-strategico/ e contribuisci a disegnare un’agricoltura più resiliente, giusta e innovativa per i sistemi alimentari di domani.

Notiziaro 43

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