Questo numero del Notiziario è dedicato a raccontare due esperienze pugliesi intorno al tema della biodiversità coltivata e dell’agricoltura sociale, in particolare esperienze di cooperative che hanno in gestione terreni confiscati alla mafia. Quello che ci interessava mettere in evidenza non era solo l’importanza di far tornare un bene mafioso alla collettività, ma come questo percorso fosse intrinsecamente collegato a un modo diverso di fare agricoltura. Due cesure, quindi, una sociale dalle pratiche consolidate del sistema malavitoso, e una tecnica dalla monocoltura intensiva. Sfide non facili, processi dinamici in continua evoluzione che mescolano azione collettiva e creazione di nuove conoscenze basate sulla diversificazione dei sistemi agricoli. È in questi luoghi che si sta ricostruendo l’agricoltura del futuro, in grado sia di rispondere ai cambiamenti climatici, sia di ridare un senso sociale al lavoro nelle campagne.
Il terzo articolo presenta il lavoro di recupero della biodiversità vegetale pugliese fatto attraverso alcuni progetti del Piano di Sviluppo Rurale. Anche in questo caso l’aspetto sociale è centrale. La ricchezza delle varietà ancora coltivate è legata al loro uso non ad un’astratta idea di conservazione museale. In Puglia troviamo ancora uno stretto legame tra varietà e tradizioni culinarie di tutti i giorni. Queste pratiche agricole non sono diventate solo la facciata di cartapesta delle tante sagre paesane per turisti. L’aspetto interessante è che a fronte di questa diversità, la Puglia ha poche varietà nell’Anagrafe nazionale e nessuna varietà da conservazione registrata. Ci sono altre regioni italiane che soffrono la situazione opposta: varietà iscritte nei diversi cataloghi, ma ormai scomparse dalla pratica agricola.
L’ideologia modernizzatrice portata avanti dalla normativa sementiera degli anni ’60 che ha cercato di rendere tutte le varietà distinte, uniformi e stabili, in Puglia non è stata così efficace. La forza del legame tra varietà e il suo uso ha saputo resistere in un sistema sementiero informale, ricco di biodiversità. Certo si tratta di nicchie sopravvissute all’interno di un sistema agricolo industriale e specializzato.
La sfida è capire come traghettare queste nicchie nel futuro, come non soffocarle sotto il peso del sistema agroindustriale sempre più monopolistico. Infatti, si tratta di luoghi di innovazione in cui si sperimenta un’altra agricoltura, da mettere in rete tra di loro. La stessa FAO ha riconosciuto il ruolo centrale dei sistemi sementieri informali non solo nella conservazione della biodiversità ma nella creazione di nuova diversità a partire dalle condizioni locali. Un’agricoltura ancora in evoluzione dinamica con il suo contesto ambientale.
Rispetto a venti anni fa, l’ambito normativo offre nuove e interessanti opportunità. Oltre alle varietà da conservazione, infatti, c’è la possibilità di notificare alcune varietà più diversificate come Materiale Eterogeneo Biologico (MEB). Inoltre, sono all’orizzonte alcune possibilità contenute nel regolamento sementiero in negoziazione a Bruxelles, che, se approvate, potrebbero ampliare lo spettro delle opzioni per far emergere una parte del sistema informale rispettandone le sue caratteristiche.
Saremo capaci di continuare a gettare semi al vento per far fiorire il cielo come si auspica il murales nell’azienda di XFarm?
La necessità di promuovere l’innovazione in ambito agricolo e nelle aree rurali è sempre più fondamentale per far fronte alle sfide socio-economiche e ambientali del futuro, e lo è in particolar modo strutturando le attività di ricerca, sviluppo e trasferimento tecnologico con un approccio decentralizzato, e incentrato sulle necessità degli agricoltori, teso a favorire un approccio tra pari. Il 7 e 8 Giugno si è svolto a Mestre (VE) il convegno “EU CAP Network ‘On-farm demonstrations for peer-to-peer learning & innovation”, organizzato col supporto di Regione Veneto.
Gli eventi della rete EU CAP rappresentano occasioni cruciali per confrontarsi con tutti gli attori coinvolti nella valutazione dell’efficacia delle politiche agricole europee ad ampio spettro, coinvolgendo direttamente agricoltori, tecnici, formatori, ricercatori e decisori politici.
Nello specifico a Mestre si è discusso delle buone pratiche da promuovere nell’ambito dell’assistenza tecnica di qualità e dell’innovazione nelle aree rurali, presentando casi studio virtuosi sviluppati con approccio paritetico riguardanti aziende agricole provenienti da tutta l’Unione Europea.
Rete Semi Rurali ha partecipato ai momenti di coordinamento, alle discussioni, alle visite in campo, così come ai momenti di confronto tra esperti nell’ambito dei ricercatori e dei responsabili di sperimentazioni in campo, portando la sua esperienza di coprogettazione con approccio partecipativo, nelle sperimentazioni in campo, nella disseminazione di buone pratiche e nel lavoro di supporto allo sviluppo di filiere agro ecologiche.
Continuano le presentazioni del ricettario di Libereso!
Questa volta Ricette per ogni stagione approda nella regione di origine del giardiniere anarchico, la Liguria, alle Fiera del libro di Imperia.
All’incontro, sabato 31 maggio, hanno partecipato, oltre al curatore Claudio Porchia, anche i figli del botanico, Barry e Tanya Guglielmi, che hanno condiviso ricordi ed emozioni legati alla figura del padre. A seguire si è svolto lo show cooking di Claudio Di Dio, chef noto per la sua filosofia “ortocentrica”, che pone al centro del piatto fiori, erbe spontanee e ortaggi. Due le creazioni proposte dallo chef: un muffin al Nasturzio e un elegante dessert floreale, entrambi preparati utilizzando fiori freschi e disidratati dell’azienda “Metti un fiore”.
Il 2 Maggio 2025 si è svolta la semina del campo catalogo di 18 varietà di riso italiane ed estere presenti nella Banca delle Sementi di Rete Semi Rurali, presso l’Azienda Agricola “Una Garlanda” a Rovasenda (VC). L’attività rappresenta un’azione importante dell’attività di mantenimento e promozione dell’agro-biodiversità nel settore risicolo, così come una preziosa occasione per creare connessioni tra tecnici e appassionati del grande patrimonio della biodiversità coltivata in Italia.
AEMED 2025: 1° CONGRESSO DI AGROECOLOGIA DEL MEDITERRANEO SCIENZA PRATICA MOVIMENTO
Comunicato stampa
Iniziato oggi ad Agrigento il primo Congresso di Agroecologia del Mediterraneo con oltre 400 partecipanti rappresentanti di 28 diversi Paesi di 4 continenti Europa, Africa, Asia, Americhe.
L’Associazione Italiana di Agroecologia e le Associazioni aderenti (Collettivo Rizosfera, Deafal, Lipu, Rete Semi Rurali, WWF) con la Carovana dell’Agroecologia hanno portato nei mesi scorsi i temi del Congresso nei territori di 10 regioni italiane.
Partita oggi la quattro giorni, dal 9 al 12 giugno, del 1° Congresso di Agroecologia del Mediterraneo (AEMED 2025) organizzato congiuntamente da AIDA (Associazione Italiana di Agroecologia), AIAF (Associazione Italiana di Agroforestazione) e dal Coordinamento Agroecologia Sicilia, nella splendida cornice della Valle dei Templi di Agrigento, capitale italiana della cultura 2025. L’evento ha il patrocinio di Agroecology Europe per evidenziare il legame e il dialogo tra i protagonisti dell’Agroecologia del Mediterraneo e l’Agroecology Europe Forum che si terrà a Malmo (Svezia) dal 2 al 4 ottobre di quest’anno. Il Congresso AEMED 2025 offre l’opportunità di condividere tra i numerosi partecipanti i risultati della ricerca scientifica, le esperienze pratiche in campo, le attività dei movimenti e discutere strategie e metodi dell’agroecologia per il cambiamento dei sistemi agroalimentari del Mediterraneo e del Pianeta. Per AIDA e le Associazioni aderenti (Collettivo Rizosfera, Deafal, Lipu, Rete Semi Rurali e WWF) da questo primo Congresso di Agroecologia del Mediterraneo, quarto Convegno nazionale di Agroecologia, deve ripartire la transizione ecologica dei nostri sistemi agroalimentari, confermando l’attualità e l’urgenza degli obiettivi del Green Deal europeo. Il Congresso vuole essere anche l’occasione per promuovere un grande movimento per l’Agroecologia in Italia e nel Mediterraneo per la trasformazione dei modelli di produzione e consumo del cibo e delle materie prime di origine agricola, per renderli più rispettosi della natura e più rigenerativi, per costruire resilienza nelle catene di approvvigionamento, nei paesaggi e nei mezzi di sussistenza delle comunità umane, garantendo il diritto a un cibo sano e un lavoro dignitoso per tutti, attraverso uno sviluppo sociale ed economico inclusivo, giusto e culturalmente appropriato al contesto dei diversi territori. Nessun altro settore come l’agricoltura ha la stessa opportunità, attraverso l’agroecologia, di contribuire in modo significativo alla soluzione delle crisi ambientali globali e locali del cambiamento climatico e della perdita della biodiversità, migliorando al contempo la vita di intere popolazioni. Si tratta di un obiettivo particolarmente ambizioso perché l’area del Mediterraneo è oggi uno degli esempi più evidenti delle ferite dello sfruttamento, passato e presente: vi si intrecciano conflitti, migrazioni forzate oltre all’impatto crescente della crisi climatica. Come stiamo vedendo a Gaza, dove terra, acqua e cibo vengono usati come armi e i sistemi agricoli vengono sistematicamente distrutti, tutto ciò è insostenibile socialmente e ambientalmente. L’agroecologia affonda le sue radici nel rispetto dei diritti umani, perché non è solo un metodo di coltivazione ma un percorso che rappresenta per tutti i popoli uno strumento per affermare la libertà e la propria sovranità alimentare, per contribuire al ripristino dell’ambiente e affermare la dignità del lavoro. Il Congresso internazionale avvia oggi i suoi lavori con dei numeri straordinari, 416 iscritti provenienti da 28 Paesi di 4 continenti (Italia, Spagna, Estonia, Israele, Irlanda, Cechia, Regno Unito, Germania, Algeria, Stati Uniti, Grecia, Malta, Canada, Tunisia, Croazia, Brasile, Portogallo, Turchia, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Svizzera, Slovenia, Palestina, Cisgiordania, Iran, Argentina, Cile) e oltre 250 pubblicazioni scientifiche ed esperienziali che evidenziano la ricchezza e il dinamismo della ricerca, dell’innovazione, delle buone pratiche dell’Agroecologia. Il programma delle attività congressuali prevede tre giornate con sessioni tematiche e sessioni Poster (9, 10 e 12 giugno) di confronto tra scienziati, tecnici e agricoltori e una giornata speciale con visite in aziende agricole del territorio (11 giugno), durante la quale gli agricoltori illustreranno direttamente sul campo le loro pratiche agroecologiche e i risultati conseguiti. L’Associazione Italiana di Agroecologia (AIDA) e le Associazioni aderenti negli ultimi sei mesi hanno promosso la “Carovana dell’Agroecologia”, con 17 eventi organizzati in 10 regioni italiane (scheda allegata), per portare nei territori i temi che saranno discussi nel Congresso di Agrigento e raccogliere dal basso istanze, aspettative, proposte, degli agricoltori italiani e altri attori sociali e della scienza, per una autentica transizione agroecologica dei sistemi agroalimentari. Le voci dei protagonisti degli eventi della “Carovana dell’Agroecologia” saranno portate nel Congresso di Agrigento da AIDA con uno specifico evento che si terrà nell’Open Space del Palacongresso il 10 Giugno dalle ore 17.00 alle 18.00.
Sarà inoltre possibile seguire la cronaca dei lavori del Congresso attraverso i canali social di AIDA e del Coordinamento Agroecologia Sicilia: AIDA
Roma, 9 giugno 2025 Comunicato stampa inviato a cura dell’Ufficio stampa WWF Italia per conto di AIDA
L’Associazione Italiana di Agroecologia – AIDA: È un’Associazione che si fa portavoce in Italia della visione agroecologica dei sistemi agricoli ed alimentari, in sinergia con altri enti e istituzioni che operano a livello nazionale e internazionale in tale ambito. L’Associazione unisce operatori e ricercatori provenienti da ambiti diversi per promuovere un approccio multidisciplinare e multiscalare. L’agroecologia è una scienza che studia il funzionamento degli agroecosistemi, un insieme di pratiche per coltivare e produrre in modo più sostenibile, un movimento per la trasformazione dei sistemi agroalimentari. Si basa su un approccio sistemico, olistico, interdisciplinare e transdisciplinare. Aderiscono ad AIDA le seguenti Associazioni e reti nazionali: Collettivo Rizosfera, Deafal, Fondazione ACRA, LIPU – BirdLife Italia, Rete Semi Rurali, WWF Italia. Maggiori informazioni sul sito Web: https://www.agroecologia.eu/
Dal 25 al 27 Marzo Rete Semi Rurali è presente a Nairobi alla 2° Eastern Africa Agroecology Conference 2025, nell’ambito del ProgettoAfriFOODlinks in collaborazione con l’ong ACRA. L’evento è dedicato ai sistemi alimentari agro-ecologici dai campi alle tavole, con particolare attenzione ai quelli dell’Africa Sub-Sahariana Orientale. Si tratta di un evento di estrema rilevanza per le comunità di agricoltori, attivisti e ricercatori che si occupano di salvaguardia delle sementi e di comunità del cibo a livello nazionale e internazionale, in particolare per l’attenzione alle tematiche dell’advocacy, l’accesso ai fondi, l’adattamento delle politiche nazionali, la scalabilità delle buone pratiche, e della gestione orizzontale e inclusiva dell’agro-biodiversità.
La conferenza è stata inoltre una preziosa occasione di conoscenza e scambio di buone pratiche agro-ecologiche, condivisione di prospettive, coordinamento di attività e divulgazione di risultati positivi nell’ambito della gestione partecipativa della biodiversità e l’attività delle Casa delle Sementi Comunitarie. Rete Semi Rurali, che partecipa all’evento presentando 2 poster dedicati alle popolazioni dinamiche di riso e alle Case delle Sementi Comunitarie, conferma la sua natura pienamente “Glocale”, fortemente radicata e attiva nel suo contesto di nascita, e al contempo capace di proiettarsi in una dimensione internazionale, intessendo collaborazioni e stabilendo collaborazioni fattive con soggetti operanti nella gestione partecipativa dell’agro-biodiversità in Europa come in Africa Sub-Sahariana.