Dal 13 al 15 ottobre 2025, a Bordeaux, RSR ha partecipato al secondo Annual Network Meeting della Rete Agroecologica Europea dei Living Lab e delle Infrastrutture di Ricerca, ospitato presso la sede INRAE. L’incontro, organizzato nell’ambito del progetto Horizon Agroecology Partnership da ÖMKI e INRAE, ha riunito circa cinquanta membri tra Living Lab e infrastrutture di ricerca che operano in un quadro agroecologico in tutta Europa.
L’incontro, ricco di sessioni interattive, è stato un’occasione unica per dialogare tra casi studio di successo che mostrano come l’agroecologia possa essere applicata con successo in contesti rurali e periurbani. Inoltre i lavori si sono anche concentrati sulla co-definizione di una struttura di governance che fosse inclusiva ed efficiente, capace di garantire dialogo interno ed esterno e sulla definizione di strategie per migliorare lo scambio di conoscenze e la comunicazione fra i membri.
Un altro tema centrale ha riguardato come la Rete possa rafforzare e scalare le politiche agroecologiche a livello locale, nazionale ed europeo. RSR, infatti, partecipa alla rete con i Living Lab Riso Resiliente e Cereali Resilienti, entrati come full member da giugno 2025, con particolare attenzione alla promozione dell’agrobiodiversità, delle politiche agricole e sementiere radicate nel paradigma agroecologico, la resilienza climatica e le metodologie di Scienza Partecipativa nel processi di selezione genetica.
I due giorni e mezzo di lavori, conclusi con una visita in campo, hanno messo in luce obiettivi ambiziosi e un percorso impegnativo, ma anche una forte motivazione, mettendo in rete esperienze eterogenee e dimostrando come l’agroecologia possa essere applicata con successo in contesti diversi.
Questo incontro rappresenta solo l’inizio di un lungo cammino comune, volto a costruire una rete sinergica e collaborativa per una transizione agroecologica europea.
Non è vero che il modello agricolo intensivo permette di coltivare meno terra e produrre più cibo. Continuare a ripeterlo chiude a confronti più profondi e orientati.
a cura di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 285 – Ottobre2025
A luglio 2025 la rivista marxista americana Spectre ha pubblicato un interessante articolo dal titolo “La persistente fantasia di ‘sfamare il mondo’”. Si tratta di una risposta a un editoriale del New York Times di dicembre 2024 che in maniera provocatoria afferma: “Che piaccia o no, questo è il futuro del cibo”. L’autore Michael Grunwald propone la classica narrazione: definire “l’agricoltura industriale” come “cattiva” non riconosce che questo modello è quello che ci sfama e che impedisce all’umanità di mangiarsi il Pianeta. Quindi secondo lui gli allarmisti devono capire che “l’agricoltura industriale ha un vero vantaggio: produce enormi quantità di cibo su porzioni relativamente modeste di terra. E questo sarà il compito più vitale dell’agricoltura nei prossimi decenni. Entro il 2050 il mondo avrà bisogno di disponibilità ancora più enormi di cibo, circa il 50% in più di calorie per nutrire adeguatamente quasi dieci miliardi di persone”. Inoltre aggiunge che “gli allevamenti intensivi sono la migliore speranza per produrre il cibo di cui avremo bisogno senza distruggere ciò che resta dei nostri tesori naturali e senza rilasciare nell’atmosfera il loro carbonio”. Il solito ritornello che difende lo status quo e bolla qualsiasi trasformazione come naif o non basata sulla scienza, con in più un tocco ambientale: il modello industriale ci permetterà di coltivare meno terra che quindi resterà “naturale”. Un sillogismo che ritroviamo ripreso e raccontato dal mondo dell’agrobusiness, come dimostra il Rapporto ambientale, sociale e di governance di Syngenta del 2022 in cui si legge che “ridurre la quantità di terra arabile necessaria per unità di coltura è la chiave per nutrire una popolazione in crescita. I guadagni di produttività permettono di lasciare la terra incontaminata esistente nel suo stato naturale”. Come rispondere a questo paradigma produttivista che riconduce il problema agricolo a maggiore produzione con colture e cibo più economici? Alcune indicazioni le propone l’articolo di Spectre che sottolinea come non esista un “ventre globale” -un anonimo magazzino di cereali- dove immettere calorie e non ci sia una semplice correlazione tra resa e sicurezza alimentare. L’accesso al cibo è regolato da diverse politiche di distribuzione legate a fattori sociali, economici, politici e istituzionali
118 Gli studi su cui si fonda una recente meta-analisi che mette a confronto 51 Paesi e dimostra come, contrariamente alla credenza comune, le rese sono più elevate nelle piccole aziende agricole rispetto alle grandi.
Inoltre il problema della resa andrebbe disaggregato per gli ambienti in cui il cibo si produce, andando a vedere dove oggi è possibile aumentarla e con quali tecnologie. Mi spiego: in Pianura padana il mais industriale ha raggiunto un picco di produttività difficilmente migliorabile, per quanti sforzi si possano immaginare, con un costo ambientale ormai insostenibile. Al contrario la produttività della coltura di mais in collina avrebbe margini di miglioramento, ma non c’è nessuna ricerca -pubblica o privata- che lavori per questi ambienti. Né le nuove tecnologie all’orizzonte sono progettate per funzionare in questi contesti. Andrebbe ripensata la ricerca agricola, andando a lavorare in quelle aree marginali, finora dimenticate, in cui ci sono effettive possibilità di miglioramento. Purtroppo un sistema simile non è conveniente per il mercato né per il sistema di distribuzione incentrato sulla grande distribuzione organizzata. Inoltre l’unico soggetto che potrebbe avere un ruolo, la ricerca pubblica, è sempre meno finanziato e culturalmente succube del modello privato, come dimostra la fede cieca nella tecnologia di cui i nuovi Ogm sono solo l’ultima moda. Abbandonare la narrazione “dobbiamo sfamare il mondo” potrebbe aprire lo spazio a confronti più profondi orientati a pensare sistemi agricoli diversificati, in grado di coniugare valori ambientali, culturali e politici. Purtroppo la strada da fare è ancora lunga.
Come promuovere un ambiente favorevole per i sistemi di semina degli agricoltori?
Dal 25 al 27 novembre 2024 si è tenuto ad Harare, in Zimbabwe, il workshop “From Breeding for Diversity to Seed Regulations: How to Promote an Enabling Environment for Farmers’ Seed Systems?”, organizzato nell’ambito del progetto “Semi per il Futuro”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e realizzato dal consorzio che include COSPE Ets, Rete Semi Rurali ETS, CTDO, Terre des Hommes Italy, SAT e Women in Land Zimbabwe. I tre giorni sono stati uno spazio e un punto di incontro per esperti, rappresentanti istituzionali e attori della società civile impegnati nel promuovere sistemi sementieri diversificati e inclusivi in Africa ed in Europa. In vista del prossimo “Body Governing” del Trattato, previsto il 24 – 29 November 2025, il workshop ha contribuito con un documento informativo che raccoglie punti di forza e debolezza nell’implementazione ad alcuni punti fondamentali del Trattato stesso nei paesi che hanno partecipato alla tre giorni.
Il 25 giugno è stato presentato il rapporto ” From breeding for diversity to seed regulations/laws‘i ” durante un webinar organizzato da SKI, CTDT, Rete Semi Rurali, Oxfam Novib e altri partner che riassume i principali risultati del workshop tenutosi ad Harare.
Il webinar ha riunito diversi membri della “Harare Community of Practice”, lanciata informalmente durante il workshop del novembre 2024.
I membri della CoP sono stati aggiornati sul processo regionale dell’Unione Africana (UA) per lo sviluppo di una bozza di quadro politico per i sistemi di sementi gestiti dagli agricoltori (FMSS); e sui piani della CoP di presentare il lavoro congiunto sulle politiche sulle sementi in occasione dei prossimi eventi internazionali, come il Simposio sui diritti degli agricoltori che si terrà a Manila, nelle Filippine, e l’undicesima riunione dell’Organo direttivo (GB11) del Trattato sulle piante della FAO (ITPGRFA), che si terrà a Lima, in Perù, a novembre.
Il rapporto finale dell’evento CoP di Harare è stato pubblicato sul sito web del CTDT, ma può essere scaricato anche qui.
Il 30 settembre ad Edimburgo si è svolto il 3^ workshop del progetto Intercropvalues che ha permesso un confronto fra tutti i casi studio coinvolti nel progetto, sono state presentate analisi nutrizionali e biochimiche di grano e legumi consociati, evidenziando i cambiamenti nei profili dei micronutrienti. È stato condotto un test sensoriale con i consumatori per valutare biscotti realizzati con diverse proporzioni di farina di grano e lenticchie.
Nei tre giorni successivi dal 1 al 3 Ottobre invece si è svolto l’annual meeting in cui i responsabili delle varie azioni hanno presentato i primi risultati parziali delle loro ricerche risolvere le difficoltà e pianificare l’ultimo anno del progetto. Anche due funzionari dell’Agenzia esecutiva europea per la ricerca, che gestisce il programma, si sono uniti per monitorare i progressi del progetto. Sono trascorsi tre anni dal lancio del progetto IntercropVALUES, avvenuto nel novembre 2022. Il lavoro di tutti coloro che hanno partecipato da allora sta ora dando i primi risultati.
I partecipanti hanno visitato un’azienda agricola produttrice di cereali per esplorare applicazioni concrete e le prospettive degli stakeholder.
L’incontro ha rafforzato la collaborazione e definito la tabella di marcia per le attività finali. Nel 2026, i risultati accademici e applicati, da utilizzare da parte degli stakeholder lungo tutta la filiera.
Oggi è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, istituita dalla FAO per puntare i riflettori su temi importanti come quelli dell’alimentazione, del diritto al cibo e della lotta alla fame, ma è anche un pretesto per ribadire quanto alla base della sicurezza alimentare ci sia la conservazione e l’utilizzo della biodiversità.
Nella nostra società contemporanea, improntata alla iperproduzione e al consumismo, incline a preferire la quantità alla qualità, stiamo infatti perdendo circa il 75% della diversità genetica delle specie agrarie del nostro pianeta. Un dato che spaventa, in quanto questa perdita minaccia non solo l’ambiente, ma anche la sicurezza alimentare globale. Quest’ultima non può prescindere dall’affrontare temi come la povertà alimentare, redditi bassi, mancanza di tempo, relazioni e salute. Perché non si può parlare di giustizia ambientale senza parlare di giustizia sociale. Perché lo stesso sistema che inquina e sfrutta la terra è quello che lascia milioni di persone senza cibo.
Per contrastare l’erosione genetica, e contribuire a un cibo più nutriente e più rispettoso dei suoli e delle persone che lavorano per produrlo, possiamo fare molto. Rete Semi Rurali si impegna per la gestione collettiva dell’agrobiodiversità, mantenendo in costante fertile collegamento pratiche, teorie e politiche. Lavoriamo per realizzare una diversificazione dei nostri sistemi agricoli, partendo dalle sementi fino ad arrivare al piatto, passando per le reti di trasformazione e distribuzione; in generale per creare delle politiche del cibo eque e giuste per i cittadini e l’ambiente, con filiere corte e sostenibili, che contribuiscono a sostenere i piccoli agricoltori e le persone indigenti.
Tutti noi possiamo contribuire: preferendo prodotti di stagione e locali coltivati con metodi biologici, diversificando le nostre diete ed evitando gli sprechi, sostenendo le realtà che si impegnano per la transizione agroecologica, informandoci e ricordandoci che ogni scelta, per quanto piccola, può fare la differenza.
In quest’ottica il cibo diventa una posizione politica, un investimento per il futuro, un gesto quotidiano che parla del mondo che vogliamo, un’alternativa al modello turbocapitalista che ormai sta cominciando a scricchiolare.
Votazione in plenaria del Parlamento europeo domani 8 ottobre: 13 Associazioni dicono no all’ulteriore “semplificazione” della PAC che danneggia la natura, il suolo e la salute Le Associazioni hanno inviato una lettera agli europarlamentari per chiedere un voto responsabile e lungimirante.
13 organizzazioni della società civile, impegnate a promuovere una transizione agroecologica, hanno inviato una lettera agli europarlamentari italiani in vista del voto di domani nella plenaria del Parlamento europeo sulla proposta della Commissione che modifica ulteriormente i regolamenti della PAC 2023-2027: la Commissione continua l’opera di demolizione di tutte le misure a protezione della natura e della salute in agricoltura. Gli ultimi emendamenti adottati dalla Commissione Agricoltura del Parlamento (COMAGRI) aprono la strada alla distruzione delle aree Natura 2000, le aree più preziose d’Europa per la protezione della natura, e indeboliscono le azioni della Politica Agricola Comune (PAC) per la tutela della fertilità dei suoli, ipotecando così anche il futuro degli agricoltori. Quella che viene presentata come una “semplificazione” dalla Commissione europea è in realtà un grave indebolimento della protezione ambientale nelle produzioni agricole: una proposta avanzata senza alcuna valutazione degli impatti climatici o ambientali e senza un’adeguata consultazione con tutte le parti sociali ed economiche interessate. In definitiva, l’ennesima picconata alla sostenibilità ambientale e sociale dell’agricoltura europea. La relazione adottata dalla COMAGRI consente agli agricoltori che operano nei siti Natura 2000 di essere automaticamente considerati conformi alle norme ambientali di base della PAC, eliminando in particolare la norma che garantisce la protezione dei prati più preziosi di Natura 2000 (GAEC 9).
Le 13 Associazioni sono convinte che gran parte degli agricoltori sono consapevoli della necessità di mantenere misure rigorose di protezione dell’ambiente e della natura, per garantirsi i servizi ecosistemici indispensabili per mantenere le produzioni agricole. Ma purtroppo questi loro interessi non sono oggi rappresentati dai dirigenti delle maggiori Associazioni agricole che sollecitano la cancellazione delle norme europee per la tutela dell’ambiente e della salute, come risulta evidente dai documenti prodotti da Coldiretti e Confagricoltura in occasione della recente consultazione pubblica sulla revisione della normativa ambientale dell’Unione Europea.
Le aree agricole all’interno dei siti della Rete Natura 2000 saranno così ancora più a rischio di speculazione e accaparramento da parte dei grandi proprietari, danneggiando i piccoli agricoltori virtuosi. Essere all’interno di un sito Natura 2000 non significa che un’azienda agricola soddisfi automaticamente le norme per la tutela dell’ambiente. Alcuni di questi siti sono degradati, privi di piani di gestione adeguati e senza la definizione e l’applicazione di misure di conservazione efficaci. L’Italia per questi motivi è sotto procedura d’infrazione comunitaria dal 2015, con il rischio di pesanti sanzioni che pagherebbero tutti i cittadini. Considerando le aziende agricole nelle aree Natura 2000 come automaticamente conformi agli standard di base di protezione ambientale (GAEC) e rimuovendo la protezione esplicita per i prati di valore (GAEC 9), si rischia di dare carta bianca a pratiche dannose, in particolare la distruzione di prati di pregio. Inoltre, il rischio è anche quello di accaparramento a fini speculativi di terre fino ad oggi custodite dai piccoli agricoltori. Inoltre, la relazione COMAGRI arriva a chiedere l’eliminazione dell’obbligo di adottare misure contro l’erosione del suolo (GAEC 5). Ciò è in forte contrasto con l’urgente necessità di proteggere la fertilità dei suoli, una risorsa vitale per l’agricoltura. In tutta l’Unione europea, il 60-70% dei suoli è degradato e il suolo fertile perduto è stimato in 1 miliardo di tonnellate all’anno. Gli europarlamentari domani saranno di fronte a un bivio: proteggere i suoli europei e salvaguardare le preziose aree naturali, tutelando agricoltori, natura e salute dei consumatori, oppure permettere la distruzione del nostro capitale naturale attraverso una falsa “semplificazione”. Le 13 Associazioni auspicano un voto responsabile e lungimirante del Parlamento europeo che tuteli le risorse naturali indispensabili per garantire, nel medio e lungo periodo, un reddito adeguato degli agricoltori, tutelando così anche la credibilità delle Istituzioni europee.
Roma, 7 ottobre 2025
Le 13 Associazioni ambientaliste,e dei consumatori che inviano questo comunicato rappresentano un’ampia alleanza che sostiene le Strategie UE del Green Deal, Farm to Fork e Biodiversità 2030. Le 13 Associazioni (ACU, AIAB, AIDA, AIAPP Associazione Italiana Architetti Pianificatori e Paesaggisti, Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, CIWF Italia Onlus, Greenpeace, Lipu BirdLife, Pro Natura, Rete Semi Rurali, UPBio, Terra! e WWF Italia) condividono la visione di una transizione agroecologica dell’agricoltura italiana ed europea, che tuteli tutti gli agricoltori, i cittadini e l’ambiente.