Visita della Delegazione di UniKassel al Biodistretto del Riso

Visita della Delegazione di UniKassel al Biodistretto del Riso

Lunedì 26 maggio una Delegazione della Facoltà di Scienze Agrarie Biologiche dell’Università di Kassel ha visitato le Aziende “Cascina Teglio” e “Una Garlanda” appartenenti al Biodistretto del Riso piemontese, realtà unica e fondamentale della risicoltura biologica in Europa e storico partner di ricerca di Rete Semi Rurali.

La visita nelle 2 aziende ha incluso visite in campo dei sistemi colturali di risicoltura biologica unitamente alle strutture di trasformazione e vendita in riseria, così come momenti di studio e confronto teorico-pratici tra agricoltori, ricercatori e studenti. Si è trattata di un’occasione preziosa per coltivare e rafforzare le partnership di Rete Semi Rurali a livello internazionale, anche attraverso la valorizzazione dei casi studio positivi in termini di buone pratiche di campo e filiera.


CORTEO STOP OGM

CORTEO STOP OGM

Si terrà a Parma il primo corteo contro i nuovi OGM e contro il tentativo di deregolamentazione in atto in Europa.

Presto il programma dettagliato dell’evento…

Intanto, mentre il governo stringe accordi con l’agrobusiness a discapito della nostra salute e dell’ecosistema tutto, appropriandosi indebitatamente di termini quali “sostenibilità” e “biodiversità”, si moltiplicano su tutto il territorio italiano e in Europa gli incontri e i dibattiti con associazioni e mondo della ricerca per informare accuratamente della pericolosità dei nuovi OGM, chiamati TEA in Italia (Tecniche di Evoluzione Assistita).

Per informazioni, passaggi ed eventuale ospitalità a Parma scrivi a:
no-ogm@cambiareilcampo.org

Per aggiornamenti sugli incontri in corso, per smascherare la falsa propaganda in atto, vai a vedere qui, potrebbe essercene uno non lontano da te…

Fermiamo la deregolamentazione, proteggiamo la nostra salute!

Informati, partecipa, diffondi!
Per un ulteriore approfondimento sulle ragioni della nostra opposizione:
200 organizzazioni europee contro la deregolamentazione dei nuovi OGM

Gruppo No OGM – Cambiare il Campo!


Il modello intensivo non salverà l’olio italiano

Il modello intensivo non salverà l’olio italiano

L’innovazione è una delle chiavi di lettura delle guerre del cibo ma senza capacità di declinarla è pura retorica. Il Piano olivicolo nazionale lo dimostra.

a cura di Riccardo Bocci –  Tratto da Altreconomia 282 – Giugno 2025

Nel 2004 è uscito il libro dal titolo “Food wars”, scritto da Tim Lang, docente di Politiche del cibo presso la City University di Londra. L’analisi, presentata quasi un quarto di secolo fa, è quanto mai attuale. Infatti Lang descriveva la crisi del modello agricolo industrialista, nato nel Secondo dopoguerra, e individuava due possibili risposte alla crisi. La prima, la più facile, tutta interna allo stesso paradigma risolve la questione promuovendo una maggiore intensificazione; la seconda, più difficile, individua le cause del problema nel modello stesso e quindi propone una transizione del sistema verso modelli agroecologici.

È interessante notare che per l’autore tutte e due le opzioni sono basate sulla scienza, solo che sono portatrici di paradigmi e approcci diversi. Non è una battaglia tra tradizione e progresso, tra esperienza e scienza, ma si tratta di riscrivere la modernità, inventando un’altra traiettoria di sviluppo. Quindi Lang scriveva che questa scelta sul futuro dei sistemi alimentari avrebbe dovuto essere discussa e negoziata in seno alla nostra società, in un complicato tentativo di democratizzazione della scienza.

In questa rubrica ho sempre cercato di raccontare i conflitti e le contraddizioni in agricoltura con questo approccio, in cui la forza innovativa della singola esperienza sta nell’essere capace di farsi narrazione collettiva e, poi, azione politica. L’innovazione è una delle chiavi di lettura delle guerre del cibo, ma bisogna avere la capacità e il coraggio di declinarla e definirla nei contesti, altrimenti resta solo retorica vuota utile per riempire fogli di cartacib. Ma nella pratica come ci aiuta questo approccio a capire la realtà?

Prendo ad esempio alcune notizie recenti sull’andamento dell’olivicoltura italiana. A marzo scorso all’interno della fiera Sol2Expo di Verona dedicata all’olio è stato presentato il Piano olivicolo nazionale. Il settore infatti è in profonda crisi: dal 2015 la produzione si è ridotta di 147mila tonnellate (complice la malattia causata dal batterio xylella in Puglia) e nelle aree collinari circa 200mila ettari di oliveti si trovano in stato di abbandono. Un recente studio sull’area collinare fiorentina, ad esempio, riporta la scomparsa del 40% della superficie a olivo rispetto a 40 anni fa. Che cosa fare di fronte a questa crisi?

È di 147mila tonnellate la perdita di produzione di olio di oliva in Italia dal 2015 al 2024 

Il Piano e le dichiarazioni dei vari portatori di interesse individuano la strada da percorrere e la relativa ricetta: aumento della produttività, aggregazione di prodotto per aumentare la competitività, passaggio a intensivo o super-intensivo, innovazione (agricoltura 4.0 e tecniche di evoluzione assistita) e marchi di qualità. Siamo perfettamente nel primo scenario individuato da Lang: nessuna analisi sulle motivazioni della crisi, nessun cambiamento di modello e una spruzzata di parole d’ordine vuote.

Leggendo tra le righe si capisce che la sfida si gioca con il modello industriale spagnolo, dove l’olivicoltura super-intensiva si è affermata ormai da anni. Qui l’olivo, pianta principe della macchia mediterranea, viene coltivato a spalliera, in modo completamente meccanizzato, e irrigato per produrre un olio competitivo venduto per pochi euro al litro. Nessuno collega l’abbandono degli oliveti con lo spopolamento delle aree interne o individua innovazioni sociali che potrebbero facilitare il lavoro in queste zone. Nessuno si chiede se in un’epoca di cambiamenti climatici, dove l’acqua nel Mediterraneo sta diventando una risorsa scarsa, abbia senso investire in oliveti irrigui super intensivi.

Tanto la tecnologia con il suo potere taumaturgico risolverà ogni problema. Questo è il nodo della questione. A parte piccole voci o esperienze, non stiamo investendo come società in un’altra risposta alla crisi. E senza supporto tecnico, scientifico, politico, sociale ed economico la transizione resta, purtroppo, lettera morta.

Giorgio Nebbia

Giorgio Nebbia

Dalle scienze dure all’ambientalismo

Visita in Campo per il progetto IntercropValues

Visita in Campo per il progetto IntercropValues

di Michele Salvan – Rete Semi Rurali

Il 16 maggio si sono svolte le visite in campo presso le aziende Isola Maria ad Albairate (MI) e Cascina Bosco Fornasara a Nicorvo (PV) nell’ambito del progetto IntercropValues, vasto progetto europeo finalizzato allo studio e alla promozione delle tecniche di consociazione in 15 paesi europei ed extra europei, tra cui l’Italia. Le aziende coinvolte praticano consociazioni erbacee a pieno campo per uso umano e zootecnico, applicando concretamente i principi agroecologici a favore delle aziende stesse e dell’ambiente. All’interno di IntercropValues Rete Semi Rurali svolge una puntuale azione di coordinamento, raccolta ed elaborazione dei risultati conseguiti dalle aziende agricole coinvolte, con l’obiettivo di far conoscere e disseminare questa buona pratica agronomica ancora poca diffusa in Italia.

Festival “72ore di Biodiversità”

Festival “72ore di Biodiversità”

Il 22, 24 e 25 maggio 2025, Rete Semi Rurali organizza a Scandicci (Firenze) la 4° edizione del Festival “72 ore di Biodiversità” per portare l’attenzione sulla Giornata mondiale della biodiversità che ricorre il 22 maggio di ogni anno.
Fin dalla sua prima edizione, l’intento del Festival è stato quello di sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza della biodiversità nella vita quotidiana e avviare una riflessione tra cittadini, produttori, istituzioni ed esperti del settore, sulla necessità di modificare i nostri stili di vita, a partire dal cibo che mangiamo.
Anno dopo anno è aumentato il numero dei partecipanti e il successo dell’iniziativa è stato quello di sottolineare come la diversità agricola e biologica sia vitale per la salute e il benessere degli esseri umani, e che la biodiversità deve essere conservata, valorizzata e sviluppata nelle campagne e sulle tavole di tutto il mondo. L’evento si articolerà in numerose iniziative che si svolgeranno lungo l’arco delle tre giornate: un grande mercato agricolo che prevede la partecipazione, a titolo gratuito, di aziende agricole biologiche e artigiani del territorio, con concerti e spettacoli teatrali, ma anche laboratori nelle scuole e la proiezione di un docufilm a tema, oltre a un pranzo sociale aperto alla cittadinanza.
Oltre a trovare il programma della tre giorni del Festival, per connettere le varie realtà e i vari eventi dedicati alla biodiversità sparsi sul territorio italiano, sul sito rsr.bio/72ore ci sarà una mappa dove sarà possibile acquisire video e informazioni per ognuno degli eventi in scaletta, a dimostrazione di quanto il tema della biodiversità stia diventando importante nel nostro paese.

Fanno parte del comitato organizzatore dell’edizione 2025: Rete Semi Rurali, Deafal, Coordinamento Europeo Let’s Liberate Diversity!, WWOOF Italia, Cospe, ManiTese, Società Toscana Orticultura, KmVero, Ricciorto.