Parole Contadine

Parole Contadine

Tra il 2005 e il 2009 RSR ha collaborato con Controradio alla realizzazione e messa in onda di due cicli di trasmissioni radiofoniche dedicate al rinnovamento delle pratiche agricole a partire dal racconto fatto da alcuni loro protagonisti in Toscana.

L’idea nacque in una cena. Tra i commensali Sabrina Sganga e Raffaele Palumbo, giornalisti di Controradio, Gianluca Tavanti e Marco Cassini, al tempo allevatori in biologico, Esther Metais, biologa paesaggista, Giacomo Nardi, agronomo, Riccardo Franciolini, social sommelier nella carovana t/Terra e libertà Critical Wine e già collaboratore della nascente RSR.

Gli ingredienti con i quali lavorare erano: la scelta di reinsediamento in campagna, l’innovazione in agricoltura biologica e soprattutto motivazioni e aspettative dei protagonisti. Si convenne che le interviste sarebbero state realizzate nelle aziende agricole, che i contenuti sarebbero stai soprattutto il racconto, piuttosto che la rivendicazione, che le musiche di accompagnamento avrebbero seguito i gusti degli intervistati. Riccardo Franciolini avrebbe impostato, puntata per puntata, visita per visita, il contenuto, Sabrina Sganga ne avrebbe curato la parte tecnica.

2005 – 1° edizione. Viaggio alla scoperta della piccola agricoltura toscana, 12 trasmissioni

Il primo ciclo di trasmissioni andò in onda nel 2005 grazie al contributo di Regione Toscana ad un progetto a cui contribuirono Coordinamento Toscano Produttori Biologici, AIAB, GAS No OGM di Ponte ad Elsa Empoli e naturalmente Controradio.

1 – Nelle vigne di Paterna – Terranova Bracciolini
2 – Vigne, olivi, asini nella Fattoria Montiani – San Polo in Chianti
3 – Gli ortaggi di Gino Zucchino per i GAS di Pisa
4 – Tra gli olivi del Montalbano
5 – Tra i banchi del Pagliaio di Greve in Chianti
6 – Nel Caseificio di Claudio Cavazzoni – Sovicille
7 – Il Caciaio di Mengrano
8 – Azienda Agricola Cortevilla – Suvereto
9 – Tradizione contadina sulle colline di Scandicci
10 – Tra gli alveari di Alain – Montopoli Valdarno
11 – In Mugello tra gli animali della azienda agricola Morelli
12 – Allevare in biologico in Casentino
13 – Puntata finale

2008 – 2° edizione. Viaggio alla scoperta delle biodiversità agricola toscana, 9 trasmissioni

Anche il secondo ciclo di trasmissioni ricevette il contributo di Regione Toscana. Al partenariato si aggiunse il Laboratorio di studi rurali Sismondi dell’Univesità di Pisa e il progetto venne coordinato dalla ormai nata RSR.

1 – Biodiversità, ricerca, agricoltori
2 – Azienda agricola biologica Floriddia
3 – Aazienda agricola Pruneti
4 – Podere La Cerreta
5 – Azienda agricola Pardini
6 – Vivaio Canciulle
7 – Podere del Grillo
8 – GAS NoOGM di Ponte ad Elsa
9 – Rete Semi Rurali

Sabrina Sganga intervista il Segretario del Trattato FAO Dr Shakeel Bhatti

poi a Szeged…

Parole contadine per noi di RSR è Sabrina Sganga. Sabrina ha poi condotto la realizzazione del reportage su Let’s Liberate Diversity! Szeged, in Ungheria il cui montaggio ci sorprese per come riuscì a coinvolgere le voci della redazione tutta di Controradio nelle traduzioni delle molte interviste in lingua originale che compose in quella trasmissione radiofonica. Ci ha lasciato troppo presto, l’Associazione Sabrina Sganga la ricorda promuovendo ogni anno un premio giornalistico.

Let’s Liberate Diversity! Szeged

UE Piano di Azione per il Biologico

UE Piano di Azione per il Biologico

La Commissione Europea ha oggi rilasciato il nuovo Piano di Azione per lo Sviluppo dell’Agricoltura Biologica.

Tra i benefici chiave previsti dal nuovo piano viene riconosciuto il valore che l’agricoltura biologica ha per l’ambiente, inclusa la biodiversità: circa il 30% in più in media in un appezzamento coltivato secondo i principi del biologico che in agricoltura convenzionale.

Il Piano prevede di dedicare il 30% del budget per ricerca e innovazione a tematiche che impattano specificatamente il biologico, tra cui l’agrobiodiversità.

Leggi di più: comunicato stampa e documenti allegati (in lingua inglese)

Mai dire Mais

Mai dire Mais

Giornata di valutazione partecipata della popolazione di mais presso l’az. agr. di Giandomenico Cortiana, Isola Vicentina, 2019
foto G. Cortiana/AVEPROBI

Quando nel 1949 l’Informatore Agrario di Verona pubblicava i controversi risultati della campagna maidicola del 1948, non poteva immaginare che le deduzioni empiriche dell’anonimo agricoltore, che raccontava i pochi pregi e molti difetti dei nuovi ibridi di mais statunitensi, fossero ancora attuali dopo più di 70 anni. Malgrado questo “faticoso” debutto, e nonostante le varietà ibride di mais richiedessero abbondanti apporti di mezzi tecnici e maggiori costi, le superiori produzioni unitarie ne decretarono il successo in tutte le aree fertili del Paese. Questo risultato condusse all’abbandono di decine di varietà locali presenti in Italia prima della Seconda guerra mondiale, al sostanziale disinteresse da parte della ricerca agricola verso il mais per uso umano e alla riduzione dell’areale di coltivazione delle varietà locali nei territori meno fertili, laddove potevano ancora competere per rusticità e adattamento rispetto alle varietà moderne. La sostituzione si è realizzata malgrado i nuovi ibridi non si prestassero per gusto e composizione organolettica al consumo umano. Tale limite contribuì al radicale cambiamento della dieta degli italiani nella prima metà del XX secolo, limitando la consuetudine del consumo di mais a nicchie regionali. Invertire questo processo vuol dire ripartire dal seme per ripensare a un modello differente di maidicoltura, adatta alla coltivazione in regime biologico e biodinamico e per il consumo umano, alimentando quella conoscenza sulle varietà locali interrotta dall’avvento degli ibridi. 

Le aziende che sperimentano l’adattamento specifico della popolazione di mais in Italia nel 2020

È con questo intento che, da alcuni anni, Rete Semi Rurali ha lanciato un programma di ricerca partecipata dedicato al mais. Grazie alla collaborazione con il CREA di Bergamo, che detiene la più grande collezione di germoplasma di mais locale d’Italia, al supporto del progetto del MIPAAF sulle Risorse Genetiche Vegetali (RGV/FAO) e la collaborazione scientifica di Salvatore Ceccarelli nel 2017 è stata lanciata un programma di miglioramento genetico partecipativo (PPB – Participatory Plant Breeding) che ha consentito di osservare e valutare 173 diallelici, ovvero la discendenza filiale di seconda (F2) e terza (F3) generazione ottenuta dall’incrocio tra due varietà locali italiane, europee o messicane. Lo schema sperimentale adottato era stato predisposto in modo da essere suddiviso in 38 “blocchi incompleti” che hanno dato la possibilità ad ogni agricoltore partecipante di seminare solo una parte dell’esperimento, 10 parcelle anziché le 380 previste dal modello sperimentale, facilitando così la loro partecipazione grazie ad un ridotto investimento di superficie e di gestione del materiale in campo. Il mais è stato quindi seminato in 38 aziende gestite in regime biologico in 12 regioni italiane, mentre l’esperimento completo – 380 parcelle – è stato replicato presso il CREA Bergamo. Ogni agricoltore ha contribuito alla valutazione partecipata delle parcelle tramite la compilazione di una scheda di campo. Da questo primo anno sperimentale, e unicamente sulla base delle indicazioni fornite dagli agricoltori nei differenti contesti agricoli e regionali, sono stati scelti 27 diallelici, prevalentemente di varietà locali italiane, che sono stati riseminati per un’ulteriore stagione di valutazione da 16 agricoltori in 10 regioni italiane in comparazione con le corrispettive varietà locali non incrociate, utilizzando ancora una volta il disegno sperimentale a blocchi incompleti. 

Allo stesso tempo, la decisione della Commissione Europea sul materiale eterogeneo (2014/150/EU) permetteva di ipotizzare anche per il mais un’ulteriore evoluzione di questo materiale: la costituzione di una popolazione evolutiva da incroci in libera impollinazione. Così, nel 2018 le stesse 27 tipologie sono state miscelate in modo che tutti i diallelici fossero presenti con un uguale numero di semi, ottenendo una popolazione “ponderata” che è stata seminata simultaneamente in un’azienda al nord ed una al sud Italia, in modo da costituire due differenti nuclei che seguissero percorsi di adattamento differenziati. Al miglioramento genetico partecipativo abbiamo aggiunto la componente evolutiva. I due siti di riproduzione e adattamento locale si trovano nelle provincie di Vicenza e Caserta e, sin dal primo anno, hanno ospitato incontri di scambio e confronto per gli agricoltori di queste aree.

Giornata di valutazione partecipata della popolazione di mais presso l’az. agr. di Imma Migliaccio, Nocelleto di Carinola, 2019 foto G. De Santis/RSR

Il materiale riprodotto nelle due aziende “madri” è distribuito su richiesta, in piccole quantità, a seconda degli areali, in modo da favorirne l’adattamento secondario. Ad oggi partecipano al programma 11 aziende agricole, in attesa di estendere la sperimentazione ad altri areali e contesti climatici in funzione del materiale disponibile.

Questa ricerca ha come obiettivo quello di far trovare pronto il settore alle aperture contenute nel nuovo regolamento sull’agricoltura biologica, che ha speciali deroghe per la commercializzazione di sementi di materiale eterogeneo. Lavorare sulle popolazioni di mais per il consumo umano è una formidabile opportunità per far evolvere la coltivazione e la ricerca su una specie che dal dopoguerra si sono concentrate su tecniche di produzione ad alta intensità e sull’uso di ibridi. L’incremento della domanda di produzioni biologiche e la diversificazione dell’uso del mais (ad esempio per animali di corte o prodotti gluten-free) hanno bisogno di un rinnovamento del sistema di produzione maidicolo riportando la diversità genetica al centro dello sviluppo di questo importante comparto agricolo.

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