Gettare semi al vento

Lug 7, 2025 | Articoli, Notiziari, Seminare il cambiamento

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

Questo numero del Notiziario è dedicato a raccontare due esperienze pugliesi intorno al tema della biodiversità coltivata e dell’agricoltura sociale, in particolare esperienze di cooperative che hanno in gestione terreni confiscati alla mafia. Quello che ci interessava mettere in evidenza non era solo l’importanza di far tornare un bene mafioso alla collettività, ma come questo percorso fosse intrinsecamente collegato a un modo diverso di fare agricoltura. Due cesure, quindi, una sociale dalle pratiche consolidate del sistema malavitoso, e una tecnica dalla monocoltura intensiva. Sfide non facili, processi dinamici in continua evoluzione che mescolano azione collettiva e creazione di nuove conoscenze basate sulla diversificazione dei sistemi agricoli. È in questi luoghi che si sta ricostruendo l’agricoltura del futuro, in grado sia di rispondere ai cambiamenti climatici, sia di ridare un senso sociale al lavoro nelle campagne.

Il terzo articolo presenta il lavoro di recupero della biodiversità vegetale pugliese fatto attraverso alcuni progetti del Piano di Sviluppo Rurale. Anche in questo caso l’aspetto sociale è centrale. La ricchezza delle varietà ancora coltivate è legata al loro uso non ad un’astratta idea di conservazione museale. In Puglia troviamo ancora uno stretto legame tra varietà e tradizioni culinarie di tutti i giorni. Queste pratiche agricole non sono diventate solo la facciata di cartapesta delle tante sagre paesane per turisti. L’aspetto interessante è che a fronte di questa diversità, la Puglia ha poche varietà nell’Anagrafe nazionale e nessuna varietà da conservazione registrata. Ci sono altre regioni italiane che soffrono la situazione opposta: varietà iscritte nei diversi cataloghi, ma ormai scomparse dalla pratica agricola.

L’ideologia modernizzatrice portata avanti dalla normativa sementiera degli anni ’60 che ha cercato di rendere tutte le varietà distinte, uniformi e stabili, in Puglia non è stata così efficace. La forza del legame tra varietà e il suo uso ha saputo resistere in un sistema sementiero informale, ricco di biodiversità. Certo si tratta di nicchie sopravvissute all’interno di un sistema agricolo industriale e specializzato.

La sfida è capire come traghettare queste nicchie nel futuro, come non soffocarle sotto il peso del sistema agroindustriale sempre più monopolistico. Infatti, si tratta di luoghi di innovazione in cui si sperimenta un’altra agricoltura, da mettere in rete tra di loro. La stessa FAO ha riconosciuto il ruolo centrale dei sistemi sementieri informali non solo nella conservazione della biodiversità ma nella creazione di nuova diversità a partire dalle condizioni locali. Un’agricoltura ancora in evoluzione dinamica con il suo contesto ambientale.

Rispetto a venti anni fa, l’ambito normativo offre nuove e interessanti opportunità. Oltre alle varietà da conservazione, infatti, c’è la possibilità di notificare alcune varietà più diversificate come Materiale Eterogeneo Biologico (MEB). Inoltre, sono all’orizzonte alcune possibilità contenute nel regolamento sementiero in negoziazione a Bruxelles, che, se approvate, potrebbero ampliare lo spettro delle opzioni per far emergere una parte del sistema informale rispettandone le sue caratteristiche.

Saremo capaci di continuare a gettare semi al vento per far fiorire il cielo come si auspica il murales nell’azienda di XFarm?

Notiziaro 42

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