Tornano le numerose occasioni di incontro, attività e scambio di esperienze sul campo di Un Mese di Cereali. Di seguito il calendario provvisorio che raccoglie le iniziative di cui abbiamo avuto notizia. Alcune sono in corso di definizione, pertanto attendiamo dettagli.
Negli appuntamenti di quest’anno si intrecciano varie attività e progetti con occasioni di incontro sul campo, rilievi per attività di sperimentazione e di miglioramento partecipativo, approfondimenti e scambio di esperienze.
I partner di progetto organizzano una giornata in campo per visitare i campi sperimentali di popolazioni evolutive ospitati dalle aziende agricole partner del progetto.
Visita ai campi sperimentali, confronto sulle prospettive della Campagna e Laboratorio di Produzione biscotti della varietà Gentil Rosso. A cura di ASCI Piemonte presso fiera Ninfea Verde ad Osasco (TO) e Istituto Agrario Prever.
Presso l’azienda agricola Stuard i partner del progetto organizzano un “open day sui frumenti” con visita ai campi sperimentali e dimostrativi di popolazioni di frumenti ospitati dall’azienda.
2 giugno – Coltiviamo la Diversità! a San Giuliano di Puglia
Si svolgerà presso l’azienda agricola Petacciato la visita ai campi, ai laboratori di trasformazione e pranzo condiviso.
L’Associazione di Solidarietà Campagna Italiana, A.S.C.I. in collaborazione con l’Istituto Agrario di Lombriasco, organizza una giornata per la valorizzazione dell’agricoltura contadina e la conoscenza e la comparazione tra varietà di grani teneri antichi in campo, consapevoli che la biodiversità agricola va coltivata.
Consueto appuntamento di confronto tra attori delle nuove filiere cerealicole presso l’az. agr. Biologica Floriddia. Quest’anno l’incontro si concentrerà sugli strumenti digitali elaborati da RSR per la tracciabilità della semente: il database della casa dei semi, l’App Fieldbook, e la piattaforma Seedlinked. Maggiori dettagli nella locandina a breve disponibile sul sito.
Giornata in campo a San Nicolò Gerrei (CA). La giornata prevede una parte in campo al mattino, con selezione partecipativa all’interno di una popolazione di lupino bianco, pranzo e incontro con gli attori coinvolti.
3 luglio – Coltiviamo la Diversità! in Toscana
Torna la giornata in campo presso l’azienda agricola Passerini a Torrita di Siena. “I campi svelati” è una giornata dedicata alla visita delle produzioni dell’azienda agricola. Dibattiti e pranzo condiviso. A breve disponibile locandina dell’evento.
Una settimana di condivisione e approfondimenti sulla vita rurale e la coltivazione del grano ma non solo, questo è #campdigrano.. La domenica l’ormai tradizionale appuntamento del Palio del Grano nel quale i rioni di Caselle in Pittari si sfidano in una avvincente gara di mietitura a mano.
22 – 24 luglio – Festa della mietitura a Rieti
Si svolgerà presso l’azienda agricola Tularù una tre giorni dedicata al grano, con incontri, dibattiti, presentazione dei libri e la mietitura collettiva del grano. A breve locandina con programma dettagliato.
23 luglio – Trebbiatura collettiva a Isola Vicentina
Si svolgerà presso la Casa delle sementi del Veneto una giornata di trebbiatura collettiva del grano. L’iniziativa è occasione di incontro, scambio e festa conviviale dopo il raccolto.
di Claudio Pozzi, Adanella Rossi – Rete Semi Rurali
Torniamo fra le pagine di Terranuova e lo facciamo con un numero del notiziario di Rete Semi Rurali particolarmente adatto ad un vasto pubblico, anche se i contenuti possono apparire difficili. Non è facile parlare di Politica Agricola Comune (PAC) senza incorrere in tecnicismi. Forse anche per questo un capitolo di spesa così importante dell’Unione Europea (poco meno del 40% del bilancio complessivo) viene percepito come lontano, se non estraneo, alla quotidianità di noi tutti. Tuttavia, dati la centralità e l’impatto di questa politica, è importante essere informati della sua evoluzione. E’ preziosa a tal fine la conoscenza che ci viene offerta dall’azione di presidio “attrezzata” e continuativa messa in atto nei riguardi del percorso di definizione della nuova programmazione PAC. Allo scopo sono state costituite alleanze in tutta Europa, grazie soprattutto all’iniziativa delle organizzazioni ambientaliste, ben consce delle rilevanti ricadute di tale politica sulla salute dell’ambiente e di tutti gli esseri viventi. In Italia è nata la Coalizione Cambiamo Agricoltura, che ha visto pian piano aderire circa 80 organizzazioni, impegnate in ambiti diversi; tra di esse Rete Semi Rurali ha portato il suo contributo sul tema della biodiversità agroalimentare. Nel partecipare alla Coalizione ci hanno colpito la convergenza di background culturali ed esperienziali diversi attorno a un obiettivo condiviso, la capacità di fare tesoro della diversità per potenziare l’azione comune e la disponibilità al mutuo apprendimento e al rispetto delle specifiche esigenze. Di fatto, per la sua ampia capacità di rappresentazione, la Coalizione è espressione del movimento che più in generale e in diverse forme si sviluppa dalla società civile, un movimento che è in grado di sentire la necessità di cambiamento di fronte alle emergenze in atto e di sperimentare già ora pratiche e stili di vita diversi.
L’indicazione che ci viene da questa comune esperienza attorno alla nuova PAC è chiara: laddove il sistema regolatorio fa fatica a intraprendere scelte radicali, anche grazie alle resistenze di una buona parte del mondo produttivo e delle sue rappresentanze, un nuovo patto sociale tra movimenti organizzati e tra soggetti della produzione e del consumo è l’unica forza che appare in grado di contribuire alla transizione. La sfida al riguardo è grande: c’è bisogno di ridisegnare in profondità i sistemi di produzione-consumo, su criteri e valori che uniscano la società tutta e questa con gli altri esseri viventi e con l’ambiente. In tale direzione, in aggiunta allo sviluppo di adeguate competenze tra i movimenti, l’impegno a cui più in generale tutti noi siamo chiamati è prendere consapevolezza dei nodi da sciogliere nei comportamenti quotidiani, condizionati da decenni di consuetudine. Allo scopo, quanto già costruito da produttori e consumatori consapevoli può aiutare nell’azione di sensibilizzazione ed educazione di tutti gli altri – gli agricoltori che si sentono minacciati e ingiustamente perseguiti, e i consumatori ignari, incuranti e inconsapevolmente complici di un sistema insostenibile.
Tutto questo diventa particolarmente importante in un momento come quello attuale in cui, nel quadro di paure e incertezze dovute all’evento imprevisto della guerra in Ucraina, si è pronti a demolire quanto negli anni è stato costruito nella direzione di un’agricoltura più sostenibile, sana ed eticamente accettabile. Di fronte all’intenzione di ridimensionare ulteriormente gli obiettivi della strategia Farm to Fork, di cui è un’espressione la recente raccomandazione di rimuovere i vincoli ad una crescita di produttività, diventa più che mai importante rimanere fermi e uniti nella richiesta di un altro modello agroalimentare.
Il contributo della società civile sulla riforma della PAC
di Federica Luoni – Resp. Agricoltura Lipu, Coalizione Cambiamo Agricoltura
Dal 2017 un gruppo di 80 associazioni Italiane, unite ai coordinamenti Europei si batte per dare un futuro diverso all’Agricoltura Europea a partire dalla riforma della Politica Agricola Comune.
Era il maggio 2017 quando le associazioni di tutta Europa annunciavano che oltre 320.000 cittadini, di 28 paesi europei, avevano partecipato alla consultazione pubblica indetta dalla Commissione europea sul futuro della Politica Agricola Comune, la cosiddetta PAC, chiedendo a gran voce un’agricoltura diversa, attenta all’ambiente, alla salute e alla giustizia sociale.
A mobilitare i cittadini nei mesi precedenti a questo risultato si mossero in tutta Europa numerose associazioni convinte, a ragione, che “l’unione avrebbe fatto la forza”. Su questo principio in Italia Legambiente, Lipu, WWF e FAI crearono il primo nucleo della Coalizione Cambiamo Agricoltura. In poco tempo si unirono a loro le associazioni dell’Agricoltura Biologica e Biodinamica e altre associazioni per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Da allora la Coalizione ha raggiunto oltre 80 sigle aderenti e oggi il suo coordinamento è garantito da un tavolo di 14 membri (ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF, FederBio, ISDE, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food e WWF). Ma perché tanta mobilitazione per cambiare una politica europea? Per capirlo occorre fare un passo indietro e guardare a cos’è la PAC e quali conseguenze ha avuto sul nostro continente.
La PAC, prima tra le Politiche Europee (quest’anno compie 60 anni), fu ideata per incentivare la produzione, tenere bassi i prezzi e spostare manodopera dalle campagne alle industrie in un’Europa post bellica. Questo modello fece presto pagare il suo prezzo con squilibri in termini economici, sociali e ambientali: accumuli di prodotti, instabilità dei mercati e della tenuta finanziaria dell’Europa, scomparsa delle piccole aziende e accumulo di terre e dei relativi sussidi nelle mani di pochi.
Uno degli effetti più negativi è stato, però, la sostanziale perdita di biodiversità a tutti i livelli: a scala del singolo campo, con coltivazioni monovarietali, a scala di azienda, con una solo coltura prevalente, a scala di paesaggio, con la perdita delle aree naturali e degli elementi tradizionali del paesaggio. Questo fenomeno di banalizzazione è stato accompagnato dall’immissione nel suolo, nelle acque e nell’aria di agenti inquinanti e dalla progressiva perdita di sostanza organica dei suoli. L’insostenibilità di questo modello, a partire dagli anni ‘90, hanno spinto l’Europa ad apportare modifiche ai regolamenti delle programmazioni settennali della PAC.
I dati ambientali e sociali hanno, però, mostrato l’insuccesso di tali riforme: ancora oggi il 20% dei beneficiari riceve l’80% dei fondi, 1/3 degli agricoltori ha abbandonato l’attività nel giro di 10 anni, dal 2000 il 56% degli uccelli delle aree agricole sono scomparsi così come il 30% delle farfalle, il 14% dei campioni delle acque di falda è inquinato in modo serio, ¼ delle emissioni di gas climalteranti viene dall’agricoltura e questa percentuale è in continuo aumento. Da qui la speranza che la programmazione 2021-2027, lanciata proprio dalla Consultazione del 2017, portasse finalmente ad una PAC davvero verde ed equa, secondo il principio di soldi pubblici per beni pubblici.
La Commissione, però, ha ignorato l’appello dei cittadini, presentando il 1° giugno 2018 una proposta apparsa subito non all’altezza delle sfide ambientali e sociali. Nonostante, in teoria, i regolamenti identifichino 9 obiettivi per la PAC post 2020, ognuno per i 3 pilastri della sostenibilità (economica, ambientale e sociale), non altrettante regole erano presenti per assicurarne il pieno raggiungimento.
Per questo la Coalizione Cambiamo Agricoltura è tornata a mobilitarsi attraverso convegni, eventi pubblici, campagne social e documenti tecnici allo scopo di spingere il Parlamento e il Consiglio Europeo a presentare emendamenti migliorativi. Tutto questo in concerto con le associazioni di tutta Europa, anche grazie al prezioso coordinamento del network da parte di GoodFoodGoodFarming. Nel frattempo, a causa dei ritardi accumulati, la programmazione 2014-2020 è stata prorogata posticipandone l’entrata in vigore al 2023.
Un segnale incoraggiante è arrivato nel maggio 2020 con l’emanazione da parte della Nuova Commissione, guidata da Ursula Von der Leyen, delle Strategie Europee Biodiversità 2030 e Farm to Fork, contenenti ambiziosi obiettivi per l’agricoltura Europea: dimezzare l’uso e il rischio dei pesticidi, dimezzare l’uso di antibiotici e ridurre del 20% i fertilizzanti, portare ad almeno il 25% le terre coltivate a biologico, restituire il 10% delle aree agricole alla natura. Speranza presto delusa dagli emendamenti alle Strategie proposte usciti dalle decisioni del Consiglio e dal voto del Parlamento, e confermati poi dal cosiddetto Trilogo, ossia il processo di concertazione tra Commissione, Parlamento e Consiglio, che ha portato a giugno del 2021 al testo finale dei regolamenti (approvati in via definitiva lo scorso novembre). Una delle novità sostanziali è che gli stati Membri sono stati chiamati ad approntare un nuovo documento, il Piano Nazionale Strategico (PSN), in cui declinare tutti gli aspetti della politica agricola: dai pagamenti di sostegno al reddito, all’individuazione di quali settori possono beneficiare di pagamenti accoppiati, fino agli interventi dello sviluppo rurale, che dovranno essere stabiliti a livello nazionale, seppur poi applicati dalle Regioni attraverso i Programmi di Sviluppo Rurale. Il PSN deve definire anche i contenuti degli ecoschemi, ossia una nuova tipologia di intervento destinata a remunerare quegli agricoltori che mettono in atto azioni a favore del clima e dell’ambiente. L’Italia ha consegnato alla Commissione lo scorso 31 dicembre la sua proposta di Piano, ancora, purtroppo, molto lontana da quella rivoluzione agroecologica attesa.
Il lavoro della Coalizione Cambiamo Agricoltura non è ancora, quindi, concluso e non terminerà neanche con l’approvazione del Piano Italiano. Continueremo a chiedere “Cambiamo Agricoltura!” per disegnare un futuro agroecologico, giusto per gli agricoltori, i cittadini e l’ambiente, sperando di avere sempre più cittadini al nostro fianco.
di Franco Ferroni – Responsabile Agricoltura WWF Italia, Coalizione Cambiamo Agricoltura
Il Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 inviato dall’Italia alla Commissione Europea delude le aspettative di chi chiede una vera transizione ecologica della nostra agricoltura.
L’ultima riforma della Politica Agricola Comune (PAC) non ha soddisfatto le richieste di cambiamento che i cittadini europei avevano espresso nella consultazione pubblica del 2017 indetta dalla Commissione Europea. Ha prevalso la conservazione di una politica agricola che continuerà a premiare le grandi aziende e un modello di produzione basato sull’intensificazione sostenibile contrapposto all’agroecologia, quest’ultima sostanzialmente ignorata dalla riforma che non ha recepito, in modo vincolante per gli Stati membri, gli obiettivi delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”. Questa ennesima riforma contiene comunque alcune sostanziali novità positive. La più significativa è senz’altro una maggiore autonomia agli Stati membri, chiamati a redigere propri Piani Strategici Nazionali (PSN), tanto che molti hanno parlato di un rischio di nazionalizzazione della nuova PAC. Con questa riforma si tenta inoltre di correggere il fallimento degli obiettivi ambientali dell’ultima PAC e di premiare gli impegni volontari degli agricoltori per clima, ambiente e benessere degli animali, attraverso i nuovi eco-schemi. Un’altra novità, in realtà parziale, è l’impegno degli Stati membri per una convergenza interna ed esterna, accompagnata da una riforma dei titoli storici, per una più equa distribuzione delle risorse del budget europeo per l’agricoltura tra gli Stati membri e tra gli agricoltori nei singoli Stati. Infine, una maggiore attenzione al coinvolgimento degli attori sociali ed economici nella redazione dei Piani Strategici Nazionali, con riferimento agli organismi che rappresentano la società civile e gli organismi incaricati di promuovere l’inclusione sociale, i diritti fondamentali, la parità di genere. Il Regolamento UE fa anche esplicito riferimento alle autorità pubbliche competenti per l’ambiente e il clima che dovrebbero essere adeguatamente coinvolte nella preparazione del PSN (articolo 106 del Regolamento UE 2115/2021). Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) ha trasmesso alla Commissione UE la sua prima bozza del PSN il 31 dicembre 2021, dopo un processo avviato nel mese di febbraio 2020 con la presentazione delle analisi tecniche e 11 Policy Brief, documenti redatti senza un effettivo coinvolgimento del partenariato economico e sociale. Il Tavolo di partenariato è stato formalmente costituito il 19 aprile 2021 ed è stato successivamente convocato solo tre volte, l’8 settembre, il 22 novembre e il 28 dicembre 2021, per presentare documenti parziali, relativi essenzialmente al primo pilastro, con un approfondimento degli eco-schemi.
Il Tavolo di partenariato non ha invece mai avuto l’opportunità di discutere gli interventi previsti per lo Sviluppo Rurale, resi noti solo con il documento trasmesso alla Commissione UE. La Coalizione Cambiamo Agricoltura, in un convegno del gennaio 2020, aveva segnalato il rischio di un processo partecipato formale e non sostanziale, con una concertazione in tavoli separati tra il MIPAAF, le Regioni e le Associazioni agricole. Le cose non sono andate molto diversamente rispetto alle previsioni. La Coalizione ha inoltre evidenziato, più volte, un serio problema relativo al non adeguato coinvolgimento delle autorità ambientali nazionali (MITE e ISPRA) nella redazione del PSN, considerate alla pari degli altri attori sociali ed economici presenti nel Tavolo di partenariato.
Infine, solo per la riunione del 8 settembre le osservazioni scritte dei vari soggetti rappresentati nel Tavolo di partenariato sono state rese pubbliche sul sito della Rete Rurale Nazionale nelle pagine dedicate al PSN (https:// www.reterurale.it/PAC_2023_27/ TavolodiPartenariato).
In sintesi, il processo partecipato per la redazione del PSN è stato deludente ed i contenuti della bozza finale non hanno soddisfatto le aspettative delle Associazioni della Coalizione, che valutano il Piano non adeguato per una vera transizione ecologica della nostra agricoltura. Il MIPAAF e le Regioni non hanno saputo cogliere le poche novità della riforma della PAC, prevedendo sostanzialmente il mantenimento dei vecchi privilegi e la compensazione dei pochi effetti positivi dettati dalle nuove regole comunitarie. Il PSN dell’Italia delude ancora di più rispetto alla riforma approvata dall’Unione Europea, adottando le soluzioni più conservatrici previste dai nuovi Regolamenti comunitari. L’aspetto più grave dell’impostazione del PSN è l’utilizzo strumentale degli eco-schemi per compensare gli effetti della convergenza interna e la riforma dei titoli storici, che determineranno tagli dei pagamenti di base in particolare per alcuni settori come la zootecnia, concentrata nel nord Italia, e l’olivicoltura diffusa nel centro-sud Italia. Tutti gli impegni volontari degli eco-schemi sono stati ridimensionati rispetto alle prime versioni, perdendo di efficacia, seguendo il principio del minimo impegno per gli agricoltori a fronte di un pagamento aggiuntivo che dovrebbe compensare la prevista riduzione del pagamento di base. Inoltre gli interventi agro-climatico- ambientali nello Sviluppo Rurale si sovrappongono in parte agli impegni degli eco-schemi ma con un minor contributo economico, senza fissare obiettivi quantitativi rendicontabili, rendendoli poco attraenti per gli agricoltori. L’unico aspetto positivo del PSN è l’investimento sull’agricoltura biologica, con un aumento delle risorse finanziarie dedicate, l’indicazione dell’obiettivo quantitativo del 25% della SAU certificata entro il 2027 e la previsione dell’adozione del Piano di Azione Nazionale per il biologico entro il 2022. Adesso il PSN dovrà passare l’esame della Commissione UE che invierà le sue osservazioni entro il mese di marzo. Il MIPAAF avrà così l’ultima occasione per modificare un pessimo PSN, prima della sua definitiva approvazione entro l’autunno, per essere operativo dal gennaio 2023.
di Simona Bonelli, Michele Salvan – Zoolab – Università degli Studi di Torino
La conservazione della biodiversità ha bisogno di un sostanziale cambiamento dell’attuale agricoltura. Questo apprendiamo leggendo la Strategia Europea Biodiversità 2030, documento pubblicato nel maggio 2021 dalla Commissione Europea che aggiorna e fissa nuovi e ambiziosi traguardi rispetto a quella nel 2010.
La Strategia, che indirizza politiche e risorse per il prossimo decennio, ha espressamente richiesto di destinare forze agli insetti impollinatori suggerendo diverse azioni da intraprendere, considerando, per la prima volta, gli invertebrati come una priorità. Dal 2018, infatti, api, bombi, farfalle, falene e altri insetti sono già al centro dell’attenzione grazie all’Iniziativa UE a favore degli impollinatori. L’iniziativa si è aperta con una consultazione pubblica e sorprendentemente il 94% delle persone che ha risposto ritiene allarmante il declino degli impollinatori. Sottrazione di habitat, monocolture estese, ma anche riforestazione quale conseguenza della naturale successione ecologica, urbanizzazione e poi più di recente cambiamenti climatici, tutti questi processi modificano, a volte anche di poco, l’habitat dove le piante nutrici crescono e dove si può compiere il loro ciclo biologico, con un impatto sulle comunità degli insetti. Numerose sono, ormai, le pubblicazioni che dimostrano come anche lievi modificazioni delle comunità vegetali si trasformano in modificazioni delle comunità di lepidotteri. La diversificazione delle prime si riflette nella complessità delle seconde. La riduzione o la scomparsa di piante erbacee e arbustive compromette alcune specie di farfalle e in particolare le specie monofaghe o oligofaghe. Questo dato è ben chiaro dalla lettura dell’European Grassland Butterfly Indicator, che riporta dal 1990 l’andamento nel tempo di 17 specie di farfalle comuni e ben distribuite in Europa. Il declino di queste specie legate agli ambienti aperti è continuo ed è pari al 30%. I lepidotteri sono gli unici impollinatori per i quali abbiamo la valutazione del declino a livello europeo grazie alla rete di monitoraggio europea che ha una buona copertura del continente. Le principali cause di declino sono legate a sottrazione di habitat, intensificazione dell’agricoltura e quindi uso dei pesticidi, nonché urbanizzazione e cambiamenti climatici con conseguente ingresso di specie aliene.
Strategie Biodiversità EU 2020 2030: una comparazione
Se confrontiamo gli obiettivi al 2020 con quelli al 2030 notiamo subito come i primi sfioravano appena l’agricoltura e non ne mettevano in discussione la sostanza. Gli obiettivi al 2030 sono, invece, molto chiari e presentano delle sfide difficili per il mondo agricolo promuovendo una sua diversificazione a livello non solo di campo o di azienda, ma di territorio, creando un mosaico di ambienti ricchi di biodiversità. La Strategia per la Biodiversità al 2020 aveva come obiettivo una più diffusa implementazione e omogeneità delle pratiche di tutela ambientale tra Stati membri, con un approccio globalmente molto incentrato sulla tutela delle singole specie, vegetali, animali e degli habitat. Non erano previsti, infatti, impegni ulteriori e vincolanti per gli Stati membri, né fondi dedicati alla tutela di habitat e specie protette o al contrasto alle specie alloctone. Anche il legame con l’attività e il mondo agricolo era molto indiretto e poco responsabilizzante nei confronti degli agricoltori. Ad esempio, non vi erano norme specifiche sull’uso di fitofarmaci o antibiotici. Unici aspetti innovativi erano l’istituzione dei Piani di Gestione Forestale, il ripristino del 15 % degli ecosistemi degradati tramite infrastrutture verdi, nonché la tutela dei prati permanenti, l’obbligo di diversificazione colturale, il 5 % di aree come Ecological Focus Area e le misure specifiche per agricoltura biologica e conservativa, introdotte però successivamente dalla PAC 2013-2020.
Indicatore delle tendenze delle popolazioni di farfalle di prato
La nuova Strategia al 2030 si è posta obiettivi più ambiziosi e stringenti, mirando ad un coinvolgimento più diretto e attivo del mondo agricolo. Con la Strategia per Biodiversità per la prima volta la Commissione esplicita chiaramente che la conservazione della biodiversità richiede una trasformazione profonda delle pratiche agricole. Notevoli i nuovi fondi stanziati: 20 miliardi all’anno dedicati alla tutela della biodiversità e 10 miliardi aggiuntivi per la valorizzazione del capitale naturale e dell’economia circolare. Si è anche proposto di calcolare il capitale naturale e di biodiversità nel capitale delle aziende. La Strategia, quindi, interviene direttamente nelle pratiche delle aziende agricole con obblighi importanti, dettagliati e cogenti: ridurre la quantità di fertilizzanti del 20% e la perdita di nutrienti del 50%, ridurre del 50% l’uso di antibiotici in ambito zootecnico. Si prevede, inoltre, la tutela degli impollinatori per arrestarne il declino (anche tramite valutazione e monitoraggio diretti), ponendo al bando alcuni fitofarmaci, o aggiungendo il divieto del loro utilizzo nelle aree sensibili (ad esempio aree urbane). Rispetto all’agricoltura la Strategia prevede di arrivare al 25 % di superficie agricola ad agricoltura biologica e al 10% a paesaggi a elevata diversità. Grandi novità anche nell’ambito forestale e degli ecosistemi fluviali con la tutela specifica per le foreste primarie, la piantumazione di 3 miliardi di alberi e il ripristino di 25 000 km di fiumi allo stato di deflusso libero. Riguardo, infine, la tutela delle specie animali e vegetali più minacciate sono state proposte misure per la riduzione delle catture accidentali e si sono poste soglie rigide per la riduzione delle specie alloctone.
Come si vede l’Unione Europea ha fissato obiettivi concreti da raggiungere, non solo chiacchiere, ma resta un dettaglio non da poco per capire se questa sfida potrà essere vinta: l’agricoltura sa che la biodiversità ha bisogno di un suo cambiamento profondo?