Pronti, via! Si riparte! A distanza di 9 anni dalla bocciatura della precedente proposta, è iniziato il negoziato al Parlamento Europeo sul testo di regolamento sulla commercializzazione delle sementi proposto dalla Commissione il 5 luglio scorso. Anche questa volta, però, siamo arrivati alla fine della legislatura, con le elezioni del Parlamento nel giugno 2024. Sembra proprio che la storia provi una strana ironia nel ripetersi, e, quindi, oggi ci troviamo con un testo complesso e innovativo (nel bene e nel male), con poco tempo a disposizione del Parlamento per digerirlo e fare delle modifiche, esattamente come a fine 2013. Allora il Parlamento ha rispedito al mittente il regolamento. Speriamo che questa volta ci sia la forza e la volontà di portare a termine il negoziato. Infatti, il fallimento significherebbe mantenere il complesso sistema che definisce oggi la messa in commercio delle sementi, fatto di ben 12 direttive per le varie specie agrarie, 3 direttive sulle varietà da conservazione e il regolamento del biologico (per Materiale Eterogeneo Biologico e varietà biologiche). Un insieme di norme pensato negli anni ’60 del secolo scorso, in cui la produttività era il mantra dell’agricoltura e la parola biodiversità ancora non era stata coniata. Oggi le strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 prevedono un ruolo diverso per l’agricoltura, e il settore sementiero non può restare immune da questi cambiamenti. Inoltre, la legislazione non può non tener conto delle esperienze che si stanno realizzando. Negli ultimi dieci anni, infatti, in tutta Europa si stanno moltiplicando le Case delle sementi, i progetti di miglioramento genetico partecipativo e la gestione dinamica della diversità da parte degli agricoltori, con l’obiettivo di diversificare coltivazioni e sistemi alimentari. Queste pratiche, raggruppate sotto il nome di sistemi informali, devono trovare una loro definizione nel quadro legale. Si tratta di un lavoro non facile dove bisogna capire cosa non includere sotto l’ombrello della normativa (perché non rilevante ai fini della commercializzazione) e cosa, invece, ha senso includere con un sistema di regole leggero e semplice finalizzato a garantire la qualità delle sementi. Infatti, non dobbiamo mai dimenticare che tutto l’impianto normativo nasce per tutelare gli agricoltori e favorire il fatto che facciano scelte consapevoli quando acquistano le sementi. Se negli anni ‘60 era facile perché si aveva a che fare con un solo tipo di agricoltore, mero cliente delle ditte sementiere, oggi il panorama è profondamente cambiato. Ci sono gli agricoltori biologici, i biodinamici, quelli che coltivano e trasformano varietà locali, quelli che sviluppano nuove varietà, quelli che coltivano varietà da conservazione, solo per citare alcune tipologie. Ognuno ha bisogno di varietà particolari, che non si trovano sul mercato sementiero. Per questo motivo il nuovo regolamento, oltre a riorganizzare il sistema formale basato su registrazione e certificazione, ha previsto una serie di deroghe per varietà da conservazione, materiale eterogeneo, varietà amatoriali, materiali commercializzati da reti e organizzazioni che si occupano di conservazione della biodiversità, e sementi scambiate tra agricoltori. Si tratta di un nutrito numero di eccezioni alla norma, che va visto, però, non come un tentativo di minare l’impianto base della normativa, ma di traghettarla nel futuro.
(1915-2002) La complessità genetica del pomodoro è nota grazie ai lavori di un grande genetista, Charles M. Rick, professore emerito dell’Università della California nato in Pennsylvania. I suoi lavori si sono concentrati sulla variabilità del pomodoro e, in particolare, sulle specie selvatiche presenti nell’America meridionale occidentale e nelle Isole Galapagos. Accanto a una attività di laboratorio che gli ha permesso di identificare e caratterizzare i geni e i cromosomi del pomodoro, Rick organizzò diverse spedizioni per raccogliere piante sulle Ande. L’obiettivo era di campionare l’ampia gamma di variazioni genetiche riscontrate nelle specie selvatiche ma mancanti nelle varietà coltivate di pomodoro. Il risultato delle sue ricerche fu, inizialmente, documentare e preservare la
variabilità genetica di un gran numero di pomodori selvatici, ma negli ultimi anni diresse il Tomato Genetic Stocks Center (che in seguito ha preso il suo nome) presso il campus Davis dell’Università della California, che funge da banca con la più grande collezione di pomodori al mondo. Dopo gli studi all’università statale della Pennsylvania (dove incontrò la moglie Martha Overholts, figlia di un noto esperto di funghi della facoltà) si trasferì a Cambridge, nel Massachusetts, dove ad Harvard nel 1940 conseguì il dottorato in botanica e genetica vegetale. A seguito di contatti avuti in precedenza, passò alla facoltà del Dipartimento di colture vegetali a Davis, dove rimase per la sua carriera di oltre 60 anni contribuendo a fondare, nel 1949, la Tomato Genetics Cooperative per incoraggiare i ricercatori sul pomodoro a comunicare le loro scoperte e scambiare informazioni. Una carriera segnata anche da vari sodalizi accademici fra cui l’Accademia Nazionale delle Scienze (NAS), da premi internazionali fra i quali il Premio Alexander von Humboldt e il Premio Mondiale per l’Agricoltura Filipo Maseri Florio nel 1997, e da una ampia attività di insegnamento nelle università di tutto il mondo. Rick fu un docente molto stimato e ricercato, sospeso fra una scienza rigorosa e un senso dell’umorismo non comune. Ai suoi studenti amava ricordare le sue frustrazioni nel tentativo di far germinare i semi di pomodori selvatici raccolti dalle Isole Galapagos. Un problema che fu risolto dopo la scoperta che i semi germinavano solo dopo essere passati attraverso il tratto digestivo di una tartaruga delle Galapagos. Negli anni ’60 i suoi lavori lo portarono a sfruttare la scoperta di un pomodoro selvatico andino, fatta dal Dott. Iltis, Direttore dell’Erbario dell’Univ. del Wisconsin. In una spedizione sulle Ande Iltis e il suo gruppo trovarono un pomodoro selvatico con i fiori gialli i cui semi, inviati a Rick, dettero origine al Pomodoro 832, ricco di solidi solubili, soprattutto di zuccheri. Fra le sue intuizioni ci sono la percezione dei ruoli delle piante negli ambienti locali e delle loro strategie riproduttive e gli studi sul pomodoro che hanno reso questa pianta un importante organismo modello nell’era della genomica. Rinomato scienziato a livello mondiale, il suo contributo alla conoscenza del pomodoro fu fondamentale per identificare le cause genetiche dell’infertilità dei fiori del pomodoro e definire diversi mutanti monogenici che ora vengono utilizzati per fornire semi di pomodoro ibridi commerciali. Inoltre, grazie ai suoi studi, vennero create delle varietà resistenti agli attacchi dei nematodi. Accanto a questa importante eredità scientifica vi è anche la vicenda umana di un uomo che amò la sua famiglia con profondo affetto e rispetto.
Il comparto agroalimentare ha stretti legami con le società fossili. Il risultato sono cibi ultra-processati il cui impatto sulla salute ha un costo elevatissimo.
di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 265 – Dicembre 2023
In realtà niente di nuovo sotto il sole, si tratta di analisi note da anni agli addetti ai lavori, ma vedere dati e grafici che mostrano l’impatto in termini energetici del cibo ultra-processato (ad esempio uno yogurt alla frutta industriale rispetto al formaggio o al latte fresco) colpisce di più di tanti discorsi.
Il report “Power shift” non si limita a ricordarci che l’agricoltura industriale è un sistema energivoro e che il nostro cibo è “pieno” di petrolio. Gli autori entrano nella possibile (e necessaria) transizione di sistema individuando uno dei punti critici nei meccanismi di potere. “Vale la pena notare -scrivono- che le principali aziende petrolchimiche, plastiche e agrochimiche fanno spesso parte delle stesse strutture aziendali, ad esempio China petroleum & chemical corp, TotalEnergies, Exxon Mobil”.
Queste società hanno un interesse nel promuovere e perpetuare sistemi alimentari industriali estrattivi, dipendenti dai combustibili fossili e dalla chimica. Forniscono inoltre contributi significativi alla politica per garantirsi la loro influenza: “L’agroalimentare statunitense ha speso 750 milioni di dollari in donazioni ai candidati politici nazionali tra il 2000 e il 2020 e 2,5 miliardi di dollari in attività di lobby dal 2000 al 2019 -si legge nel report-. Mentre il settore energetico ha speso un miliardo di dollari per i candidati politici e 6,2 miliardi di dollari in attività di lobby”.
In questo scenario come si può attuare un cambiamento? Un possibile strumento a disposizione della politica per indirizzare la trasformazione dei sistemi agroalimentari lo offre la pubblicazione della Fao che cerca di rendere evidenti i costi nascosti (True cost accounting, Tca) del cibo che mangiamo. L’obiettivo dell’Agenzia delle Nazioni Unite, infatti, è fornire strumenti ai decisori politici per attuare scelte consapevoli nel disegnare i propri sistemi agroalimentari, una volta che sono a conoscenza dei costi sociali e ambientali che non vengono calcolati nei prezzi dei prodotti.
La stima dei costi nascosti del cibo che mangiamo ammonta a 12.700 miliardi di dollari, pari a circa un terzo del Pil globale. Per oltre il 70% sono dovuti all’impatto sulla salute.
Non si tratta di numeri di poco conto. Leggendo il report scopriamo che nel 2020 i Tca sono stimati a 12.700 miliardi di dollari (circa un terzo del Pil globale). Per oltre il 70% sono dovuti all’impatto sulla salute, legato a insicurezza alimentare, sovrapproduzione e consumo di cibi ultra-processati. Come dire che il modello agricolo dominante è un problema sia per quei Paesi che si pensano moderni e sviluppati, sia per quelli considerati in via di sviluppo che stanno ricalcando le orme dei primi lungo l’unica linea del progresso agricolo che vediamo all’orizzonte.
Alla fine, però, tutta la mole di dati accumulata e ben descritta dalle due pubblicazioni si scontra con una montagna che sembra insormontabile: interessi e poteri costituiti, ideologie vecchie non più capaci di rappresentare la realtà, conglomerati economici che conservano se stessi. Superare questi ostacoli in nome di una nuova governance in grado di promuovere la transizione sarebbe il ruolo della politica. Peccato che stia scomparendo dalla nostra quotidianità, svuotata di senso dopo l’ubriacatura delle ideologie novecentesche.
Il titolo è mendace: Massimo Angelini ed Esther Weber avrebbero ragioni da vendere nel rivendicare, almeno in questa fase, la titolarità delle prime scelte editoriali. Sono stati loro infatti a offrire a Rete Semi Rurali l’eredità di alcuni gioielli ex Pentàgora e avranno molto da brigare nell’instradarci verso un mestiere che non si improvvisa: il loro generoso supporto è ancora più prezioso considerando l’impegno che li assorbe nella nuova coraggiosa avventura con Temposospeso!
Abbiamo accettato la sfida con spirito adolescenziale scevro da preoccupazioni: d’altra parte l’opportunità di raccogliere cotanto testimone è cosa rara e l’urgenza di comunicare con parole nostre pubblicando testi coerenti con la missione associativa lo è altrettanto.
Abituatevi a riconoscere il logo di Edizioni SemiRurali sulle copertine di libri attinenti alla ruralità, alla biodiversità e alla sempre più necessaria transizione agroecologica. Ad oggi abbiamo scelto insieme a Esther e Massimo i titoli di maggior successo del catalogo rurale di Pentàgora che riteniamo abbiano ancora molto da dire al lettore biodiverso. Sembra un lavoro facile ma, seppur pazientemente guidati dalla competente supervisione, stiamo facendo qualche piccolo errore da principianti di cui chiediamo venia a lettori, autori e ai collaboratori che a vario titolo ne vengono coinvolti.
Il progetto grafico è compiuto e in questo caso dobbiamo ringraziare Yoshi Mari per la felice scelta e la competente realizzazione.
Siamo felici, a neanche un anno di distanza dalla sigla del “patto ereditario” di poter presentare 7 titoli che aprono la strada verso il salto di qualità cui siamo chiamati: fatto tesoro dell’esperienza dell’esordio, è necessario acquisire le competenze che ci consentano di rinnovare la proposta con nuovi titoli selezionati in coerenza con le aree che contraddistinguono l’operatività di Rete Semi Rurali. La scelta è infatti quella di rispecchiare nelle collane la struttura organizzativa che la Rete si è data: Comunità, Case delle sementi, ricercAZIONE, Seminare il Cambiamento.
Per scoprire le pubblicazioni della nostra casa editrice potete consultare il sito: https://edizioni.semirurali.net .
All’indirizzo biblioteca@semirurali.net. sono più che benvenuti suggerimenti su titoli che vi piacerebbe veder pubblicati da Edizioni Semi Rurali!
L’Ucraina, nota per i tristi eventi del 2022-2023, ha avuto tragiche vicende lungo tutta la sua storia, tra cui il tuttora poco nota dell’Holodomor, “la fame artificiale”, che a seconda delle stime avrebbe causato la morte di circa 3,5-5 milioni di persone in Ucraina e nelle regioni russe e kazake limitrofe. Ed è proprio il cruciale biennio 1932-1933 ad essere al centro della narrazione attraverso lo sguardo di una famiglia, attraverso il loro spossessamento e deumanizzazione sino alla mera sopravvivenza. La “liquidazione della classe dei kulaki” operata dalle autorità sovietiche fu una tragedia pianificata e annunciata che potrebbe essere letta in parallelo con quella di “Furore” di Steinbeck: sistemi opposti uniti dalla repressione verso il dissenso contadino, la cui autonomia è sempre stata ritenuta sospetta. Una lettura per non dimenticare gli errori e gli orrori del passato, oggi.