Un anno per cambiare il panorama legislativo sulle sementi

Un anno per cambiare il panorama legislativo sulle sementi

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

Rick, Charles M.

Rick, Charles M.

di Daniele Vergari

Il Signor Pomodoro

Come “disintossicare” i nostri sistemi alimentari

Come “disintossicare” i nostri sistemi alimentari

Il comparto agroalimentare ha stretti legami con le società fossili. Il risultato sono cibi ultra-processati il cui impatto sulla salute ha un costo elevatissimo. 

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 265 – Dicembre 2023

Il dibattito sulla sostenibilità dell’agricoltura ha registrato, lo scorso novembre, l’uscita di due importanti contributi: “Power shift: perché dobbiamo disintossicare i sistemi alimentari industriali dai combustibili fossili”, pubblicato dal think tank Global alliance for the future of food e l’annuale “State of World” della Fao dedicato a svelare i veri costi dei sistemi alimentari (“The state of food and agriculture 2023. Revealing the true cost of food to transform agrifood systems”).

In realtà niente di nuovo sotto il sole, si tratta di analisi note da anni agli addetti ai lavori, ma vedere dati e grafici che mostrano l’impatto in termini energetici del cibo ultra-processato (ad esempio uno yogurt alla frutta industriale rispetto al formaggio o al latte fresco) colpisce di più di tanti discorsi.

Il report “Power shift” non si limita a ricordarci che l’agricoltura industriale è un sistema energivoro e che il nostro cibo è “pieno” di petrolio. Gli autori entrano nella possibile (e necessaria) transizione di sistema individuando uno dei punti critici nei meccanismi di potere. “Vale la pena notare -scrivono- che le principali aziende petrolchimiche, plastiche e agrochimiche fanno spesso parte delle stesse strutture aziendali, ad esempio China petroleum & chemical corp, TotalEnergies, Exxon Mobil”.

Queste società hanno un interesse nel promuovere e perpetuare sistemi alimentari industriali estrattivi, dipendenti dai combustibili fossili e dalla chimica. Forniscono inoltre contributi significativi alla politica per garantirsi la loro influenza: “L’agroalimentare statunitense ha speso 750 milioni di dollari in donazioni ai candidati politici nazionali tra il 2000 e il 2020 e 2,5 miliardi di dollari in attività di lobby dal 2000 al 2019 -si legge nel report-. Mentre il settore energetico ha speso un miliardo di dollari per i candidati politici e 6,2 miliardi di dollari in attività di lobby”.

In questo scenario come si può attuare un cambiamento? Un possibile strumento a disposizione della politica per indirizzare la trasformazione dei sistemi agroalimentari lo offre la pubblicazione della Fao che cerca di rendere evidenti i costi nascosti (True cost accounting, Tca) del cibo che mangiamo. L’obiettivo dell’Agenzia delle Nazioni Unite, infatti, è fornire strumenti ai decisori politici per attuare scelte consapevoli nel disegnare i propri sistemi agroalimentari, una volta che sono a conoscenza dei costi sociali e ambientali che non vengono calcolati nei prezzi dei prodotti.

La stima dei costi nascosti del cibo che mangiamo ammonta a 12.700 miliardi di dollari, pari a circa un terzo del Pil globale. Per oltre il 70% sono dovuti all’impatto sulla salute.

Non si tratta di numeri di poco conto. Leggendo il report scopriamo che nel 2020 i Tca sono stimati a 12.700 miliardi di dollari (circa un terzo del Pil globale). Per oltre il 70% sono dovuti all’impatto sulla salute, legato a insicurezza alimentare, sovrapproduzione e consumo di cibi ultra-processati. Come dire che il modello agricolo dominante è un problema sia per quei Paesi che si pensano moderni e sviluppati, sia per quelli considerati in via di sviluppo che stanno ricalcando le orme dei primi lungo l’unica linea del progresso agricolo che vediamo all’orizzonte.

Alla fine, però, tutta la mole di dati accumulata e ben descritta dalle due pubblicazioni si scontra con una montagna che sembra insormontabile: interessi e poteri costituiti, ideologie vecchie non più capaci di rappresentare la realtà, conglomerati economici che conservano se stessi. Superare questi ostacoli in nome di una nuova governance in grado di promuovere la transizione sarebbe il ruolo della politica. Peccato che stia scomparendo dalla nostra quotidianità, svuotata di senso dopo l’ubriacatura delle ideologie novecentesche.

CREDIT ALTRECONOMIA

Edizioni Semi Rurali. Una casa editrice tutta nostra!

Edizioni Semi Rurali. Una casa editrice tutta nostra!

di Claudio Pozzi | Rete Semi Rurali

Il titolo è mendace: Massimo Angelini ed Esther Weber avrebbero ragioni da vendere nel rivendicare, almeno in questa fase, la titolarità delle prime scelte editoriali. Sono stati loro infatti a offrire a Rete Semi Rurali l’eredità di alcuni gioielli ex Pentàgora e avranno molto da brigare nell’instradarci verso un mestiere che non si improvvisa: il loro generoso supporto è ancora più prezioso considerando l’impegno che li assorbe nella nuova coraggiosa avventura con Temposospeso! 

Abbiamo accettato la sfida con spirito adolescenziale scevro da preoccupazioni: d’altra parte l’opportunità di raccogliere cotanto testimone è cosa rara e l’urgenza di comunicare con parole nostre pubblicando testi coerenti con la missione associativa lo è altrettanto.

Abituatevi a riconoscere il logo di Edizioni SemiRurali sulle copertine di libri attinenti alla ruralità, alla biodiversità e alla sempre più necessaria transizione agroecologica. 
Ad oggi abbiamo scelto insieme a Esther e Massimo i titoli di maggior successo del catalogo rurale di Pentàgora che riteniamo abbiano ancora molto da dire al lettore biodiverso. Sembra un lavoro facile ma, seppur pazientemente guidati dalla competente supervisione, stiamo facendo qualche piccolo errore da principianti di cui chiediamo venia a lettori, autori e ai collaboratori che a vario titolo ne vengono coinvolti.

Il progetto grafico è compiuto e in questo caso dobbiamo ringraziare Yoshi Mari per la felice scelta e la competente realizzazione. 

Siamo felici, a neanche un anno di distanza dalla sigla del “patto ereditario” di poter presentare 7 titoli che aprono la strada verso il salto di qualità cui siamo chiamati: fatto tesoro dell’esperienza dell’esordio, è necessario acquisire le competenze che ci consentano di rinnovare la proposta con nuovi titoli selezionati in coerenza con le aree che contraddistinguono l’operatività di Rete Semi Rurali. La scelta è infatti quella di rispecchiare nelle collane la struttura organizzativa che la Rete si è data: Comunità, Case delle sementi, ricercAZIONE, Seminare il Cambiamento. 

Per scoprire le pubblicazioni della nostra casa editrice potete consultare il sito: https://edizioni.semirurali.net . 

All’indirizzo biblioteca@semirurali.net. sono più che benvenuti suggerimenti su titoli che vi piacerebbe veder pubblicati da Edizioni Semi Rurali! 

Il Principe Giallo – Vasyl Barka

Il Principe Giallo – Vasyl Barka

Temposospeso, 340 pp, 20 euro

L’Ucraina, nota per i tristi eventi del 2022-2023, ha avuto tragiche vicende lungo tutta la sua storia, tra cui il tuttora poco nota dell’Holodomor, “la fame artificiale”, che a seconda delle stime avrebbe causato la morte di circa 3,5-5 milioni di persone in Ucraina e nelle regioni russe e kazake limitrofe.
Ed è proprio il cruciale biennio 1932-1933 ad essere al centro della narrazione attraverso lo sguardo di una famiglia, attraverso il loro spossessamento e deumanizzazione sino alla mera sopravvivenza. La “liquidazione della classe dei
kulaki” operata dalle autorità sovietiche fu una tragedia pianificata e annunciata che potrebbe essere letta in parallelo con quella di “Furore” di Steinbeck: sistemi
opposti uniti dalla repressione verso il dissenso contadino, la cui autonomia è sempre stata ritenuta sospetta.
Una lettura per non dimenticare gli errori e gli orrori del passato, oggi.