Nel mese di maggio sono state avviate le sperimentazioni in campo del progetto BRESCIA presso Aziende Agricole Iside e Ortobioattivo.
Il progetto, capofilato dall’Università di Brescia, si prefigge di ridurre l’impiego di rame attraverso l’uso di biostimolanti (Trichoderma Atrobrunneum inoculato su cippato aziendale) per contrastare le principali patologie fungine su lattughe e pomodoro da industria, incrementando parallelamente la fertilità del suolo e la qualità dei prodotti. Saranno valutate anche le eventuali effetti nutraceutici e proprietà antinfiammatorie.
Nelle foto: primo trattamento on-farm in corrispondenza dei trapianti.
Il 16 maggio si sono svolte le visite in campo presso le aziende Isola Maria ad Albairate (MI) e Cascina Bosco Fornasara a Nicorvo (PV) nell’ambito del progetto IntercropValues, vasto progetto europeo finalizzato allo studio e alla promozione delle tecniche di consociazione in 15 paesi europei ed extra europei, tra cui l’Italia. Le aziende coinvolte praticano consociazioni erbacee a pieno campo per uso umano e zootecnico, applicando concretamente i principi agroecologici a favore delle aziende stesse e dell’ambiente. All’interno di IntercropValues Rete Semi Rurali svolge una puntuale azione di coordinamento, raccolta ed elaborazione dei risultati conseguiti dalle aziende agricole coinvolte, con l’obiettivo di far conoscere e disseminare questa buona pratica agronomica ancora poca diffusa in Italia.
Il 19 febbraio 2025 il Commissario europeo Hansen, in una conferenza stampa congiunta con il vicepresidente Fitto, ha presentato la Visione per l’Agricoltura e l’Alimentazione della UE, che definisce i piani per il sistema agroalimentare verso il 2040 e oltre.
Il documento avrebbe dovuto fare seguito a quanto emerso dal Dialogo strategico per l’agricoltura. La visione ha, però, cambiato direzione, tradendo l’accordo raggiunto, come sottolineato da un gruppo di organizzazioni della società civile che esprimono insoddisfazione per un documento che sottovaluta i problemi ambientali e sociali connessi ai sistemi agroalimentari, puntando in modo miope solo sulla competitività delle imprese a breve termine.
La Visione della Commissione non cita mai gli obiettivi delle due Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, ignorando che i problemi ambientali e sociali restano senza soluzioni e avranno certamente impatti negativi sull’agricoltura dei 27 Paesi europei, in primis per le piccole e medie aziende, che continueranno inesorabilmente a chiudere (dal 2010 al 2020 il numero di aziende agricole è diminuito di ben 487.000 unità).
“Auspicavamo che con questo documento la Commissione promuovesse piani concreti per dare attuazione alle raccomandazioni del Dialogo strategico – affermano le 11 Associazioni italiane – ma purtroppo questo non è avvenuto. I pochi elementi positivi presenti nella Visione non bastano ad avviare il necessario e urgente cambio dei modelli di produzione e consumo nelle filiere agroalimentari della UE. Ancora una volta ha prevalso la volontà di mantenere lo status quo in difesa degli interessi delle grandi aziende e corporazioni agricole a spese di medi e piccoli agricoltori europei”. Le associazioni, pur apprezzando alcuni aspetti della Visione, come l’attenzione al riconoscimento del giusto prezzo per i produttori, al biologico, al ricambio generazionale favorendo l’ingresso dei giovani in agricoltura, l’impegno per un’etichettatura più trasparente e per una reciprocità delle regole ambientali e sociali negli scambi commerciali, insieme al richiamo seppur vago alle soluzioni basate sulla natura, sottolineano come non vengano affrontati i grandi problemi che determinano gli impatti ambientali e sociali dei settori agroalimentari nel continente. Il documento della Commissione non prevede una dismissione dei pagamenti della Politica Agricola Comune (PAC) non mirati, come invece indicato nelle conclusioni del Dialogo strategico, e conferma anzi la scelta dei pagamenti diretti basati sulla superficie delle aziende agricole, ignorando la necessità di sostenere gli agricoltori più bisognosi di aiuto e più virtuosi. Il documento non cita in alcun modo la possibilità di considerare tra i criteri per i pagamenti diretti della PAC anche l’intensità del lavoro e i risultati degli interventi per il clima e l’ambiente. “Pur comprendendo il disagio del mondo agricolo rispetto alla grande mole di burocrazia, che va certamente ridotta, non crediamo che l’indebolimento delle regole e degli impegni per la tutela dell’ambiente sia la strada da perseguire” continuano le associazioni. La Visione, infatti propone di semplificare ulteriormente la PAC, rinunciando a un controllo ancora maggiore su ciò che accade a un terzo del bilancio dell’UE. Con meno regole vincolanti ci saranno meno probabilità che i Paesi dell’UE promuovano un’agricoltura sostenibile, come è avvenuto dopo la semplificazione della PAC del 2024. Poco incisivo per le associazioni anche l’approccio al sistema zootecnico. Se è vero che nella Visione si propone di migliorare le norme sul benessere degli animali e di eliminare gradualmente le gabbie negli allevamenti, il settore zootecnico viene in gran parte assolto dal suo impatto sul clima e sulla salute dei cittadini. Il documento non indica con chiarezza la necessità di promuovere una transizione agroecologica della zootecnia, con obiettivi di riduzione degli allevamenti intensivi e la promozione di una zootecnia estensiva collegata alla gestione della superficie agricola utilizzata. Una transizione agroecologica della zootecnia che dovrebbe essere accompagnata da una riduzione dei consumi di carne e proteine di origine animale, attraverso la promozione di diete sane ed equilibrate. “La Visione rimane ancora troppo vaga su come incoraggiare uno spostamento a diete più sostenibili e salutari. Se non si affronta seriamente una strategia che miri alla modifica del modello alimentare, i buoni propositi rimarranno, di nuovo, solo sulla carta” concludono le associazioni.
Sabato 5 aprile, a Rovasenda, si è tenuto un convegno sui “nuovi OGM” (NBT o TEA), organizzato per discutere rischi e implicazioni delle recenti autorizzazioni governative alle sperimentazioni in campo aperto. L’evento ha riunito esperti e cittadini, evidenziando preoccupazioni comuni.
Al centro del dibattito, la decisione del governo di consentire l’uso di queste tecniche nonostante i dubbi sull’efficacia delle misure anti-contaminazione. Gianpaolo Andrissi (Biodistretto del Riso Piemontese) ha sottolineato come la presunta precisione del CRISPR-Cas non sia garantita ed è stata richiamata anche la sentenza della Corte UE del 25 luglio 2018, che applica il principio di precauzione ai nuovi OGM, equiparandoli a quelli tradizionali. Luca Ferrero (ASCI) ha lanciato un appello per una moratoria, denunciando rischi per le piccole aziende: contaminazioni, perdita di valore dei prodotti e royalty insostenibili. Giuseppe De Santis (Rete Semi Rurali) ha criticato la mancanza di tracciabilità e etichettatura nella proposta della Commissione Europeo (avallato dal Parlamento), limitando la possibilità scelta dei consumatori e non assicurando il diritto degli agricoltori biologici dell’integrità dell’esenzione dei propri prodotti dalla contaminazione dei nuovi OGM.
Il convegno ha ribadito l’urgenza di tutelare biodiversità e agricoltura sostenibile, annunciando un impegno per un confronto con le associazioni agricole.
Favorire lo scambio tra regioni, paesi e progetti può essere un’inizio!
di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali
Si è tenuto dal 25 al 27 novembre 2024 adHarare (Zimbabwe) il workshop dal titolo“Dal miglioramento genetico per la diversitàalla legislazione sementiera. Come promuovereun ambiente favorevole ai sistemisementieri degli agricoltori? Una condivisionedi esperienze tra Europa e Africa”.
L’incontro è stato organizzato all’interno del progetto di cooperazione Seeds for the Future (SEFF), dai partner Rete Semi Rurali, CTDT e Cospe. Il primo elemento emerso nella preparazione del workshop è che sul tema sono attivi diversi progetti, promossi da agenzie di cooperazione di diversi paesi europei, con poco scambio di esperienze tra di loro. Per questo motivo è stato costituito un comitato organizzatore che ha visto la partecipazione di otto progetti, attivi in nove paesi africani Zimbabwe, Zambia, Uganda, Malawi, Niger, Eswatini, Mozambico, Tanzania, Sud Africa). Nella prima giornata sono state organizzate presentazioni dai vari paesi per avere un quadro delle difficoltà e delle possibili soluzioni trovate nei diversi contesti. Questo scambio si è arricchito con la presenza italiana che ha raccontato le deroghe contenute nella legislazione attuale in Europa (varietà da conservazione e materiale eterogeneo biologico) e le novità della proposta di regolamento della Commissione europea, oggetto del negoziato in corso con Parlamento e Consiglio. L’evento ha visto l’attiva collaborazione del Trattato FAO sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Agricoltura e l’Alimentazione (ITPGRFA), nel quadro dell’implementazione delle Risoluzioni 6 e 7 della decima riunione dell’Organo di Governo (OG) del 2023 che chiedevano ai paesi e agli stakeholder di organizzare workshop regionali sul tema dell’uso sostenibile e dei diritti degli agricoltori. La partecipazione dello staff del segretariato dell’ITPGRFA ha consentito di avere un quadro aggiornato dei negoziati in vista della prossima riunione dell’OG nel 2025 e dei progetti in corso promossi attraverso il Benefit Sharing Fund del Trattato. Alla tre giorni hanno partecipato 80 persone, con un profilo molto ampio – agricoltori, ricercatori, tecnici, funzionari dei ministeri, responsabili di progetti arricchendo i lavori con punti di vista molto diversi tra di loro e, alcune volte, anche opposti. Per facilitare il dialogo e confrontarsi su problematiche concrete, nel secondo giorno, i partecipanti sono stati divisi in gruppi, portando la discussione su 5 passaggi essenziali del funzionamento dei sistemi sementieri: accesso alle sementi, miglioramento e ricerca, registrazione delle varietà, certificazione delle sementi e produzione sementiera. Con la metodologia del world-cafè i partecipanti hanno seguito tutti i cinque gruppi, entrando nel vivo delle difficoltà e delle possibili soluzioni.
Ecco alcuni dei temi che sono emersi: • Importanza delle Case delle sementi e necessità di integrarle con le banche del germoplasma nazionali; • Necessità di sostenere la ricerca pubblica per favorire i processi di miglioramento genetico partecipativo; • Come passare dalle registrazione varietale a processi più semplici sul modello della notifica del Materiale Eterogeneo Biologico in Europa; • Come mantenere la qualità delle sementi attraverso processi decentralizzati di controllo basati sulla certificazione partecipata; • Come sviluppare delle etichette specifiche per queste sementi; • Come evitare i fenomeni di biopirateria.
Questi elementi sono stati portati alla riunione dell’Unione Africana a Nairobi (vedi box), dove alcuni dei partecipanti erano stati invitati. Uno dei risultati più interessanti del workshop, e non scontato all’inizio, è stata la voglia dei partecipanti a continuare questo scambio di esperienze e conoscenze, andando a costituire una Comunità di Pratiche che interagirà in futuro al di là dei progetti in cui i singoli attori sono coinvolti. Nel concreto questa comunità sta lavorando a elaborare un information document per la prossima riunione dell’OG, per presentare i gli elementi critici e le esperienze positive rispetto allo sviluppo di sistemi sementieri diversificati. Infatti, la sfida del futuro, emersa chiaramente durante la tre giorni, sarà quella di immaginare e costruire sistemi legali basati non solo su varietà distinte, uniformi e stabili all’interno dei cosiddetti sistemi sementieri formali, ma in grado di accogliere la diversità varietale attraverso il riconoscimento dei sistemi sementieri informali.
Unione Africana e Farmer Managed Seed Systems
L’Unione Africana vuole costruire un quadro politico per fornire una guida strutturata a governi, stakeholder e organizzazioni per riconoscere e rafforzare i sistemi sementieri gestiti dagli agricoltori (Farmer Managed Seed Systems, FMSS) e integrarli in politiche agricole più ampie. Questi sistemi sono fondamentali per sostenere la biodiversità agricola dell’Africa, migliorare la sicurezza alimentare, i mezzi di sussistenza e rafforzare la resilienza dei piccoli agricoltori ai cambiamenti climatici. I FMSS si riferiscono a sistemi basati sulle comunità, attraverso i quali gli agricoltori selezionano, conservano, producono, scambiano e commerciano le sementi, basandosi prevalentemente su varietà tradizionali, sulle conoscenze indigene, su pratiche e regole sviluppate in base alle loro abitudini, adattandosi all’ambiente in continuo mutamento. Nonostante il loro contributo, i FMSS sono ancora poco riconosciuti e non sufficientemente supportati dalle politiche nazionali, che tendono a favorire i sistemi sementieri commerciali. Dal 9 al 13 dicembre 2024 a Nairobi, in Kenya, si è tenuto il workshop per discutere la strategia e il piano di azione 2026-2035 per promuovere i FMSS, in concomitanza con la quinta riunione del gruppo direttivo della piattaforma di partenariato africano per le sementi e le biotecnologie.
di José M. Iriondo e Ada Molina – Universidad Rey Juan Carlos, Spagna
Le Crop Wild Relatives (CWRs) possiedono una diversità genetica che può essere cruciale per migliorare le colture.
Spesso, infatti, contengono caratteri capaci di potenziare la resa, la qualità nutrizionale e la resistenza agli stress biotici e abiotici e sono quindi risorse preziose per la sicurezza alimentare e per l’agricoltura sostenibile, soprattutto per far fronte ai cambiamenti climatici, alle malattie emergenti e all’evoluzione dei parassiti.
Il concetto di Riserve Genetiche è emerso come strategia per la conservazione dei parentali selvatici nei loro habitat naturali. Si tratta di aree designate dove la diversità genetica delle popolazioni prese in esame viene gestita e monitorata attivamente. L’obiettivo principale è mantenere i processi evolutivi che generano e preservano la diversità genetica, assicurando un adattamento costante di queste specie agli ambienti in continuo cambiamento. L’Europa ospita una ricca diversità di CWRs e i diversi climi e paesaggi del continente hanno contribuito all’evoluzione di numerosi adattamenti in queste specie selvatiche.
Riconoscendo l’importanza di questa ricchezza genetica, i Paesi europei sono stati all’avanguardia nell’istituzione di riserve genetiche per le CWR. Il Programma Cooperativo per le Risorse Genetiche Vegetali (European Cooperative Programme for Plant Genetic Resources – ECPGR) ha svolto un ruolo fondamentale nel coordinare gli sforzi in tutto il continente. Attraverso il suo gruppo di lavoro sulle Crop Wild Relatives, l’ECPGR ha infatti promosso progetti di ricerca che hanno sviluppato linee guida e metodologie per la creazione e la gestione di riserve genetiche, sottolineando l’importanza di costruire una rete europea di riserve genetiche, incentrata sulla conservazione in situ. A partire da questo lavoro sono state avviate diverse iniziative per creare una rete di riserve genetiche in tutta Europa. Tra queste spiccano i progetti europei PGR Secure e Farmer’s Pride, che avevano l’obiettivo di sviluppare strategie di conservazione per le CWRs più a rischio e di identificare i siti adatti per le riserve genetiche. Altri progetti di ricerca finanziati dall’Europa e incentrati sulla conservazione e sull’uso delle specie selvatiche coltivate, come COU- SIN (vedi p.8), sono attualmente attivi e forniscono un ulteriore contributo al consolidamento di una rete europea di riserve genetiche di parentali selvatici delle specie agrarie. Sebbene un approccio europeo coordinato sia fondamentale, l’istituzione e la gestione delle riserve genetiche avviene a livello nazionale. I Paesi europei hanno adottato approcci diversi in base a contesti, priorità e risorse specifiche.
Ad esempio, la Germania è stata pioniera nell’istituzione di riserve genetiche, creando una rete di riserve genetiche di sedano a cui poi se ne sono aggiunte altre, relative ad altre colture, fino alla creazione, nel 2019, della Rete tedesca di riserve genetiche, che ha fornito un quadro in cui le misure di conservazione delle CWRs saranno integrate e coordinate. La Spagna ha adottato un approccio sistematico alla José M. Iriondo e Ada Molina – Universidad Rey Juan Carlos, Spagna Riserve genetiche di parentali selvatici delle colture in Europa e a livello nazionale Le Crop Wild Relatives (CWRs) possiedono una diversità genetica che può essere cruciale per migliorare le colture. RicercAZIONE conservazione delle CWRs approvando una Strategia nazionale per la conservazione e l’uso delle CWRs e delle piante alimentari selvatiche che prevede la creazione di una rete nazionale di riserve genetiche. Nel 2019 è stata istituita la prima: la Riserva della Biosfera della Sierra del Rincón, che contiene parentali selvatici di lattuga, carota, orzo, cipolla e colture foraggere.
Anche il Regno Unito è stato un pioniere nella conservazione delle CWRs, attraverso la creazione della riserva genetica nella penisola di Lizard, in Cornovaglia, che ospita popolazioni di parentali selvatici di porro, erba cipollina, asparago, barbabietola, carota, trifoglio e altre colture. Un rapporto del progetto Farmer’s Pride fornisce un’analisi approfondita della maggior parte dei casi studio della rete europea dei parentali selvatici delle colture, dimostrando che, in molti di essi, queste popolazioni naturali sono conservate in situ come parte di iniziative più ampie di conservazione della biodiversità.
Nonostante i progressi compiuti, rimangono diverse sfide nella creazione e nel mantenimento di riserve genetiche per le CWRs in Europa. Le più importanti sono:
la necessità di garantire un impegno finanziario a lungo termine per la ge stione delle riserve genetiche;
il miglioramento del coordinamento tra i diversi settori coinvolti (agricoltura, ambiente, ricerca, pubblica amministrazione, settore privato) e al di là dei confini nazionali;
infine, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’importanza delle CWRs e delle riserve genetiche.
In conclusione, le riserve genetiche per i parentali selvatici delle colture rappresentano una strategia cruciale per la salvaguardia della biodiversità agricola in Europa. Sebbene siano stati compiuti progressi significativi sia a livello europeo che nazionale, sono necessari sforzi continui e innovativi per garantire la conservazione a lungo termine di queste risorse genetiche vitali.