Favorire lo scambio tra regioni, paesi e progetti può essere un’inizio!
di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali
Si è tenuto dal 25 al 27 novembre 2024 adHarare (Zimbabwe) il workshop dal titolo“Dal miglioramento genetico per la diversitàalla legislazione sementiera. Come promuovereun ambiente favorevole ai sistemisementieri degli agricoltori? Una condivisionedi esperienze tra Europa e Africa”.
L’incontro è stato organizzato all’interno del progetto di cooperazione Seeds for the Future (SEFF), dai partner Rete Semi Rurali, CTDT e Cospe. Il primo elemento emerso nella preparazione del workshop è che sul tema sono attivi diversi progetti, promossi da agenzie di cooperazione di diversi paesi europei, con poco scambio di esperienze tra di loro. Per questo motivo è stato costituito un comitato organizzatore che ha visto la partecipazione di otto progetti, attivi in nove paesi africani Zimbabwe, Zambia, Uganda, Malawi, Niger, Eswatini, Mozambico, Tanzania, Sud Africa). Nella prima giornata sono state organizzate presentazioni dai vari paesi per avere un quadro delle difficoltà e delle possibili soluzioni trovate nei diversi contesti. Questo scambio si è arricchito con la presenza italiana che ha raccontato le deroghe contenute nella legislazione attuale in Europa (varietà da conservazione e materiale eterogeneo biologico) e le novità della proposta di regolamento della Commissione europea, oggetto del negoziato in corso con Parlamento e Consiglio. L’evento ha visto l’attiva collaborazione del Trattato FAO sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Agricoltura e l’Alimentazione (ITPGRFA), nel quadro dell’implementazione delle Risoluzioni 6 e 7 della decima riunione dell’Organo di Governo (OG) del 2023 che chiedevano ai paesi e agli stakeholder di organizzare workshop regionali sul tema dell’uso sostenibile e dei diritti degli agricoltori. La partecipazione dello staff del segretariato dell’ITPGRFA ha consentito di avere un quadro aggiornato dei negoziati in vista della prossima riunione dell’OG nel 2025 e dei progetti in corso promossi attraverso il Benefit Sharing Fund del Trattato. Alla tre giorni hanno partecipato 80 persone, con un profilo molto ampio – agricoltori, ricercatori, tecnici, funzionari dei ministeri, responsabili di progetti arricchendo i lavori con punti di vista molto diversi tra di loro e, alcune volte, anche opposti. Per facilitare il dialogo e confrontarsi su problematiche concrete, nel secondo giorno, i partecipanti sono stati divisi in gruppi, portando la discussione su 5 passaggi essenziali del funzionamento dei sistemi sementieri: accesso alle sementi, miglioramento e ricerca, registrazione delle varietà, certificazione delle sementi e produzione sementiera. Con la metodologia del world-cafè i partecipanti hanno seguito tutti i cinque gruppi, entrando nel vivo delle difficoltà e delle possibili soluzioni.
Ecco alcuni dei temi che sono emersi: • Importanza delle Case delle sementi e necessità di integrarle con le banche del germoplasma nazionali; • Necessità di sostenere la ricerca pubblica per favorire i processi di miglioramento genetico partecipativo; • Come passare dalle registrazione varietale a processi più semplici sul modello della notifica del Materiale Eterogeneo Biologico in Europa; • Come mantenere la qualità delle sementi attraverso processi decentralizzati di controllo basati sulla certificazione partecipata; • Come sviluppare delle etichette specifiche per queste sementi; • Come evitare i fenomeni di biopirateria.
Questi elementi sono stati portati alla riunione dell’Unione Africana a Nairobi (vedi box), dove alcuni dei partecipanti erano stati invitati. Uno dei risultati più interessanti del workshop, e non scontato all’inizio, è stata la voglia dei partecipanti a continuare questo scambio di esperienze e conoscenze, andando a costituire una Comunità di Pratiche che interagirà in futuro al di là dei progetti in cui i singoli attori sono coinvolti. Nel concreto questa comunità sta lavorando a elaborare un information document per la prossima riunione dell’OG, per presentare i gli elementi critici e le esperienze positive rispetto allo sviluppo di sistemi sementieri diversificati. Infatti, la sfida del futuro, emersa chiaramente durante la tre giorni, sarà quella di immaginare e costruire sistemi legali basati non solo su varietà distinte, uniformi e stabili all’interno dei cosiddetti sistemi sementieri formali, ma in grado di accogliere la diversità varietale attraverso il riconoscimento dei sistemi sementieri informali.
Unione Africana e Farmer Managed Seed Systems
L’Unione Africana vuole costruire un quadro politico per fornire una guida strutturata a governi, stakeholder e organizzazioni per riconoscere e rafforzare i sistemi sementieri gestiti dagli agricoltori (Farmer Managed Seed Systems, FMSS) e integrarli in politiche agricole più ampie. Questi sistemi sono fondamentali per sostenere la biodiversità agricola dell’Africa, migliorare la sicurezza alimentare, i mezzi di sussistenza e rafforzare la resilienza dei piccoli agricoltori ai cambiamenti climatici. I FMSS si riferiscono a sistemi basati sulle comunità, attraverso i quali gli agricoltori selezionano, conservano, producono, scambiano e commerciano le sementi, basandosi prevalentemente su varietà tradizionali, sulle conoscenze indigene, su pratiche e regole sviluppate in base alle loro abitudini, adattandosi all’ambiente in continuo mutamento. Nonostante il loro contributo, i FMSS sono ancora poco riconosciuti e non sufficientemente supportati dalle politiche nazionali, che tendono a favorire i sistemi sementieri commerciali. Dal 9 al 13 dicembre 2024 a Nairobi, in Kenya, si è tenuto il workshop per discutere la strategia e il piano di azione 2026-2035 per promuovere i FMSS, in concomitanza con la quinta riunione del gruppo direttivo della piattaforma di partenariato africano per le sementi e le biotecnologie.
di José M. Iriondo e Ada Molina – Universidad Rey Juan Carlos, Spagna
Le Crop Wild Relatives (CWRs) possiedono una diversità genetica che può essere cruciale per migliorare le colture.
Spesso, infatti, contengono caratteri capaci di potenziare la resa, la qualità nutrizionale e la resistenza agli stress biotici e abiotici e sono quindi risorse preziose per la sicurezza alimentare e per l’agricoltura sostenibile, soprattutto per far fronte ai cambiamenti climatici, alle malattie emergenti e all’evoluzione dei parassiti.
Il concetto di Riserve Genetiche è emerso come strategia per la conservazione dei parentali selvatici nei loro habitat naturali. Si tratta di aree designate dove la diversità genetica delle popolazioni prese in esame viene gestita e monitorata attivamente. L’obiettivo principale è mantenere i processi evolutivi che generano e preservano la diversità genetica, assicurando un adattamento costante di queste specie agli ambienti in continuo cambiamento. L’Europa ospita una ricca diversità di CWRs e i diversi climi e paesaggi del continente hanno contribuito all’evoluzione di numerosi adattamenti in queste specie selvatiche.
Riconoscendo l’importanza di questa ricchezza genetica, i Paesi europei sono stati all’avanguardia nell’istituzione di riserve genetiche per le CWR. Il Programma Cooperativo per le Risorse Genetiche Vegetali (European Cooperative Programme for Plant Genetic Resources – ECPGR) ha svolto un ruolo fondamentale nel coordinare gli sforzi in tutto il continente. Attraverso il suo gruppo di lavoro sulle Crop Wild Relatives, l’ECPGR ha infatti promosso progetti di ricerca che hanno sviluppato linee guida e metodologie per la creazione e la gestione di riserve genetiche, sottolineando l’importanza di costruire una rete europea di riserve genetiche, incentrata sulla conservazione in situ. A partire da questo lavoro sono state avviate diverse iniziative per creare una rete di riserve genetiche in tutta Europa. Tra queste spiccano i progetti europei PGR Secure e Farmer’s Pride, che avevano l’obiettivo di sviluppare strategie di conservazione per le CWRs più a rischio e di identificare i siti adatti per le riserve genetiche. Altri progetti di ricerca finanziati dall’Europa e incentrati sulla conservazione e sull’uso delle specie selvatiche coltivate, come COU- SIN (vedi p.8), sono attualmente attivi e forniscono un ulteriore contributo al consolidamento di una rete europea di riserve genetiche di parentali selvatici delle specie agrarie. Sebbene un approccio europeo coordinato sia fondamentale, l’istituzione e la gestione delle riserve genetiche avviene a livello nazionale. I Paesi europei hanno adottato approcci diversi in base a contesti, priorità e risorse specifiche.
Ad esempio, la Germania è stata pioniera nell’istituzione di riserve genetiche, creando una rete di riserve genetiche di sedano a cui poi se ne sono aggiunte altre, relative ad altre colture, fino alla creazione, nel 2019, della Rete tedesca di riserve genetiche, che ha fornito un quadro in cui le misure di conservazione delle CWRs saranno integrate e coordinate. La Spagna ha adottato un approccio sistematico alla José M. Iriondo e Ada Molina – Universidad Rey Juan Carlos, Spagna Riserve genetiche di parentali selvatici delle colture in Europa e a livello nazionale Le Crop Wild Relatives (CWRs) possiedono una diversità genetica che può essere cruciale per migliorare le colture. RicercAZIONE conservazione delle CWRs approvando una Strategia nazionale per la conservazione e l’uso delle CWRs e delle piante alimentari selvatiche che prevede la creazione di una rete nazionale di riserve genetiche. Nel 2019 è stata istituita la prima: la Riserva della Biosfera della Sierra del Rincón, che contiene parentali selvatici di lattuga, carota, orzo, cipolla e colture foraggere.
Anche il Regno Unito è stato un pioniere nella conservazione delle CWRs, attraverso la creazione della riserva genetica nella penisola di Lizard, in Cornovaglia, che ospita popolazioni di parentali selvatici di porro, erba cipollina, asparago, barbabietola, carota, trifoglio e altre colture. Un rapporto del progetto Farmer’s Pride fornisce un’analisi approfondita della maggior parte dei casi studio della rete europea dei parentali selvatici delle colture, dimostrando che, in molti di essi, queste popolazioni naturali sono conservate in situ come parte di iniziative più ampie di conservazione della biodiversità.
Nonostante i progressi compiuti, rimangono diverse sfide nella creazione e nel mantenimento di riserve genetiche per le CWRs in Europa. Le più importanti sono:
la necessità di garantire un impegno finanziario a lungo termine per la ge stione delle riserve genetiche;
il miglioramento del coordinamento tra i diversi settori coinvolti (agricoltura, ambiente, ricerca, pubblica amministrazione, settore privato) e al di là dei confini nazionali;
infine, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’importanza delle CWRs e delle riserve genetiche.
In conclusione, le riserve genetiche per i parentali selvatici delle colture rappresentano una strategia cruciale per la salvaguardia della biodiversità agricola in Europa. Sebbene siano stati compiuti progressi significativi sia a livello europeo che nazionale, sono necessari sforzi continui e innovativi per garantire la conservazione a lungo termine di queste risorse genetiche vitali.
Una risorsa per mitigare gli effetti del cambiamento climatico
di Ferdinando Branca, Giulio Flavio Rizzo, Giovanfrancesco Grosso, Donata Arena, Nicolas Al Achkar – Uni Catania
Già nel secolo scorso Nikolaj Ivanovič Vavilov (1887-1943), agronomo, botanico e genetista russo, aveva capito che la diversità genetica era maggiormente concentrata in regioni specifiche del nostro pianeta, mentre nelle aziende agricole questa era conseguenza delle diverse condizioni pedo-climatiche, delle tecniche colturali adottate e della selezione umana. Sulla base di ciò egli aveva identificato otto regioni geografiche di origine delle principali colture, successivamente indicate con il nome di “Centri Primari di Origine di Diversificazione delle Colture Agrarie”. Gli otto Centri individuati (Cina, India e Indomale- sia, Asia Centrale, Medioriente, Bacino del Mediterraneo, Etiopia, Messico meridionale e America centrale, America del Sud) rappresentano aree nelle quali si trovano i parentali selvatici delle specie agrarie e una ricca diversità di una specifica specie, che si esprime con la presenza di diversi morfo-tipi, con variazioni di morfologia, dimensione, colorazione dei diversi organi della pianta (fusto, foglie, infiorescenze, fiore, frutto, etc.).
Nell’ambito del progetto EU Horizon COUSIN si sta ponendo l’attenzione sulla raccolta, caratterizzazione e valorizzazione delle specie parentali spontanee di cinque generi: cavolo (Brassica), frumento (Triticum), lattuga (Lactuca), orzo (Hordeum) e pisello (Pisum), diffusi in Europa. L’Università di Catania coordina il gruppo di lavoro sul genere Brassica, lavorando nello specifico sulla diversità espressa da Brassica oleracea L. nel centro di origine e diversificazione indicato da Vavilov, ovvero il Bacino del Mediterraneo, dove individuò la maggiore diversità di morfo-tipi afferenti a questa specie (cavolo da foglia, cavolo broccolo, cavolfiore, cavolo cappuccio, cavolo rapa, cavolo di Bruxelles, etc.) La Sicilia, tra i vari territori che si affacciano sul Mediterraneo, esprime una concentrazione di varianti genetiche espresse non solo dalle cultivar locali, soprattutto per cavolo da foglia, cavolo broccolo, cavolfiore e cavolo rapa, ma presenta anche la maggior variabilità di specie spontanee parentali alle suddette colture, quali Brassica drepanensis, B. incana, B. insularis, B. macrocarpa, B. rupestris, B. villosa, etc., che nei decenni passati sono state oggetto di studi del gruppo di lavoro del Di3A dell’Università di Catania. Con il progetto COUSIN oltre alla raccolta, catalogazione, rigenerazione e conservazione delle piante individuate, sottoforma sia di semi che di campi collezione specificamente attivati, sono stati avviati anche specifici studi sui processi di sintesi dei numerosi metaboliti secondari (glucosinolati) che contraddistinguono le Brassicaceae dalle altre colture e che rappresentano un’interessante fonte di caratteri per controllare stress biotici e abiotici e avviare programmi di miglioramento genetico. Tuttavia, queste specie spontanee, se non opportunamente tutelate e salvaguardate, sono a rischio di estinzione a causa delle attività̀ agricole o pascolative intensive e in generale della pressione antropica, molto spesso eccessiva per il territorio. Le specie principali prese in esame dal progetto Cousin sono 4: Brassica incana. Questa specie è presente lungo Tirreno, Ionio e coste adriatiche d’Italia e lungo le coste balcaniche. Le popolazioni siciliane si trovano soprattutto lungo le coste orientali e nord-orientali. Sono diffuse in ambienti con rocce calcaree, pendii rocciosi e bordi stradali, dal livello del mare fino a 900 m s.l.m., dove il pascolo e il fuoco rappresentano le principali minacce.
Brassica macrocarpa. È endemica delle isole Egadi, dove cresce su rocce calcaree e pendici a ridosso del mare e dove il pascolo e il fuoco rappresentano la principale minaccia. È presente in due siti, uno a Favignana e l’altro a Marettimo.
Brassica rupestris. È diffusa lungo la costa nord della Sicilia, soprattutto nelle zone occidentali, e cresce su rocce calcaree e più raramente su scogliere di arenaria, solitamente con esposizione Nord o comunque in zone ombrose, dal livello del mare fino a 1100 m s.l.m. Di nuovo, pascolo e fuoco rappresentano le principali minacce per la sua conservazione.
Brassica villosa. Diffusa nelle zone interne della Sicilia centro-occidentale e lungo la costa nord-occidentale. Cresce in falesie di arenaria calcarea, di solito con esposizione nord, e comunque in zone ombrose, dal livello del mare fino a 1000 m s.l.m. Anche per questa specie, pascolo e fuoco rappresentano le principali minacce. Le diverse popolazioni presenti in Sicilia sono apparte nenti alle ssp. bivoniana, drepanensis, tinei e villosa e mostrano alcune differenze morfologiche che suggeriscono di classificarle come specie.
Tutte e quattro queste specie rappresentano sia fonti di prodotti assimilabili agli ortaggi, come nel caso della B. rupestris, conosciuta anche come cavolo selvatico o cavolo di timpa, e di cui in alcuni contesti se ne effettua la raccolta allo stato spontaneo, sia fonti di caratteri utili ai fini del miglioramento genetico delle Brassicaceae coltivate, sia fonte di metaboliti secondari che possono assolvere funzioni di biofumigazione, come nel caso della B. macrocarpa.
In aggiunta a quanto sopra detto, B. macrocarpa è oggetto di attenzione nell’ambito del progetto Horizon COUSIN con l’obiettivo di istituire una Riserva Genetica presso l’arcipelago delle Egadi, suo areale di diffusione, che sta subendo nel corso del tempo drastiche modificazioni a causa di azioni antropiche di diversa natura sul territorio. B. macrocarpa è stata in- serita nella Lista Rossa Europea delle piante vascolari con la classifica “seriamente a rischio” a causa della sua endemicità e per via delle modificazioni ambientali del suo areale di diffusione, fra l’altro piuttosto ristretto. Nell’ambito del primo anno di attività del progetto COUSIN sono state realizzate specifiche missioni per il monitoraggio delle popolazioni delle suddette specie spontanee parentali che fanno riferimento al complesso di specie Brassica oleracea che crescono in Sicilia. Lo scopo generale delle missioni svolte è stato quello di aumentare la disponibilità di semi per la caratteriz- zazione bio-morfologica, biochimica e genetica di queste popolazioni che non erano disponibili nelle banche di germoplasma europee.
Dopo una lunga attesa è stata finalmente approvato il decreto che va a disciplinare le notifiche per l’iscrizione di Materiali Eterogenei Biologici (MEB), così come previsto dal nuovo regolamento del biologico. Si tratta di un passaggio importante e atteso dagli operatori del settore, che consente di rendere pienamente operativo il regolamento. Ricordiamo, infatti, che sono state già mandate alcune notifiche di MEB al Ministero e che questo passaggio permetterà al settore di operare con chiarezza e certezza delle procedure. Come Rete Semi Rurali abbiamo seguito da vicino il processo di approvazione del decreto, contribuendo alla sua definizione.
In recent decades, the use of fertilizers and pesticides has doubled global food production but has also led to significant environmental problems, including eutrophication, reduced biodiversity, and a substantial contribution to global warming. These rapid changes are pushing agriculture towards a fundamental transformation, necessitating sustainable alternatives to reduce the carbon footprint of agricultural practices and enhance plant adaptation to environmental stresses. Exploiting soil microbial communities offers great potential to improve the efficiency of agricultural production, increase resilience to environmental stresses, and promote the agroecological transition of food systems. Soil microbiota influence plant growth, health, and stress resistance by facilitating the uptake of essential nutrients such as nitrogen and phosphorus, and by helping plants resist drought, high salinity, and pathogen attacks.
The impact of microorganisms on plant growth
Research is focusing on optimizing soil microbial communities for beneficial interactions with plants by selecting plant varieties that respond well to these microbes. New tools now allow us to explore plant-microbiome interactions in unprecedented detail, revealing insights into resistance mechanisms against simultaneous pathogen attacks and interactions with beneficial microbes. A new conceptual framework for improving microbial inoculation success is emerging.
The impact of microorganisms on plant growth and health has led to the integration of the microbiome into the basic model that determines a plant’s phenotype (Y) through the relationship between genotype (G) , epigenetic (eG) and environment (E), resulting in the model Y ∼ G x eG x E x M. Microbial inoculation only enhances the ability to cope with stress when all factors are aligned: the plant genotype must respond to the inoculated microorganism, the inoculant must adapt to the soil’s physical-chemical environment, and it must establish itself in the local microbiome.
While the role of plant-associated microbes in plant health is clear, a comprehensive understanding of how plants influence their microbiome, both in harmful and beneficial ways, is still under development. There is growing evidence of genetic variation in the regulation of plant-microbe interactions, which plant breeders can exploit. This new breeding strategy proposes incorporating the entire plant holobiome into resistance selection strategies to discover complex defense mechanisms.
Reducing the use of agrochemicals
Microbiome-assisted plant production aims to maintain yields while reducing the use of agrochemicals. Instead of relying on fertilizers and pesticides, beneficial microbes are added to the soil or plants, with specific plant species enriching these microorganisms and soil management practices creating favorable conditions. Many microorganisms improve plant nutrition or increase resistance to stresses, offering promising opportunities to ensure crop productivity and stability.
However, large-scale adoption of these technologies faces challenges, such as “context dependency,” where the benefits of microbes can vary significantly depending on environmental factors such as soil type, climate, and crop species. This variability complicates the prediction of outcomes in different agricultural contexts. Inoculation of selected microorganisms is promising but faces obstacles related to regulation, registration, consumer acceptance, and market dynamics.
A sustainable and reliable agricultural practice
Progress has been made with microbial consortia for biocontrol and biofertilization, where the synergy between fungal and bacterial strains promotes plant growth and suppresses pathogens. However, improving application technologies and formulations to achieve high cell counts and shelf life remains essential.
To advance microbiome-assisted plant breeding, a thorough understanding of genotype-microbiome interactions and the ecology of the inoculating strains or consortia is crucial. Efficient screening tools are needed to select suitable plant genotypes and consider the variability of the soil microbiome in different environments. With an integrated, science-based strategy, microbiome-assisted crop production could become a sustainable and reliable agricultural practice, ensuring food security in a changing world.
In this context, agroecology provides a fundamental framework. This approach combines scientific knowledge and local experience to promote sustainable, resilient, and diverse agricultural systems. Agroecological transformation enhances plant-microbe interactions, reduces dependence on chemical inputs, and improves soil health. The adoption of agroecological breeding strategies promotes agriculture that mitigates climate change, conserves biodiversity, and ensures food security
Dal 17 al 20 settembre 2024, Rete Semi Rurali è stata impegnata nell’ambito del progetto LiveSeeding, che ha tenuto il suo terzo Annual General Meeting a Novara.
Il 17 settembre, RSR ha partecipato a un incontro presso la Fondazione Cariplo a Milano, insieme a consiglieri e assessori di diverse municipalità, tra cui Scandicci, per discutere delle politiche locali del cibo nell’ambito del Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP). Durante l’incontro si è discusso della necessità di integrare strategie e azioni legate all’agrobiodiversità e al sistema sementiero nelle politiche pubbliche metropolitane. Sono stati presentati esempi concreti di politiche del cibo in città come Rennes (Francia), Ginevra (Svizzera), Granollers (Spagna), Scandicci e Milano (Italia), evidenziando approcci innovativi per promuovere sistemi alimentari sostenibili e resilienti. Questo incontro ha anticipato le tre intense giornate di lavoro nell’ambito del progetto LiveSeeding all’Hotel Novarello, durante le quali partner provenienti da tutta Europa si sono confrontati sui prossimi passi da compiere per promuovere la crescita del settore biologico e delle sementi biologiche per una transizione verso sistemi alimentari sostenibili e diversificati in Europa. Si è trattato di tre giornate ricche di scambi di conoscenze e opportunità di collaborazione, cruciali per diffondere i risultati raggiunti fino a questo punto e per pianificare collettivamente il terzo anno del progetto. Nella prima giornata sono stati affrontati temi trasversali, quali lo sviluppo e la complessità del materiale organico eterogeneo (OHM) e delle varietà organiche (OV), protocolli per le varietà biologiche, la tracciabilità e le linee guida per il breeding. Si è discusso di politiche alimentari urbane e si sono tenuti diversi workshop. Inoltre, gli attori coinvolti nei Living Labs, impegnati nel breeding e nello sviluppo del settore e della sua filiera, hanno avuto la possibilità di presentare le loro attività.
Il secondo giorno ha incluso una visita sul campo presso il Biodistretto del riso piemontese a Rovasenda organizzata da RSR, si è rivelata un’importante opportunità per conoscere la realtà del “riso resiliente”. L’incontro ha avuto un importante valore formativo, fornendo una panoramica dettagliata sulle pratiche agro ecologiche, la risicoltura biologica e il breeding, mostrando come coltivazione alternativi e più sostenibili, capaci di rispondere al cambiamento climatico e di promuovere la biodiversità agricola, siano possibili. Il giorno conclusivo ha visto lo svolgimento di ulteriori workshop e sessioni trasversali focalizzate su tematiche come sviluppo di modelli di business, aggiornamenti sulle politiche dell’Unione Europea, e pianificazione di corsi di formazione e attività future. Insomma, un totale di 23 sessioni in tre giorni che hanno preparato il terreno per il quarto anno!