Il 2 Maggio 2025 si è svolta la semina del campo catalogo di 18 varietà di riso italiane ed estere presenti nella Banca delle Sementi di Rete Semi Rurali, presso l’Azienda Agricola “Una Garlanda” a Rovasenda (VC). L’attività rappresenta un’azione importante dell’attività di mantenimento e promozione dell’agro-biodiversità nel settore risicolo, così come una preziosa occasione per creare connessioni tra tecnici e appassionati del grande patrimonio della biodiversità coltivata in Italia.
Lunedì 26 maggio una Delegazione della Facoltà di Scienze Agrarie Biologiche dell’Università di Kassel ha visitato le Aziende “Cascina Teglio” e “Una Garlanda” appartenenti al Biodistretto del Riso piemontese, realtà unica e fondamentale della risicoltura biologica in Europa e storico partner di ricerca di Rete Semi Rurali.
La visita nelle 2 aziende ha incluso visite in campo dei sistemi colturali di risicoltura biologica unitamente alle strutture di trasformazione e vendita in riseria, così come momenti di studio e confronto teorico-pratici tra agricoltori, ricercatori e studenti. Si è trattata di un’occasione preziosa per coltivare e rafforzare le partnership di Rete Semi Rurali a livello internazionale, anche attraverso la valorizzazione dei casi studio positivi in termini di buone pratiche di campo e filiera.
Nel mese di maggio sono state avviate le sperimentazioni in campo del progetto BRESCIA presso Aziende Agricole Iside e Ortobioattivo.
Il progetto, capofilato dall’Università di Brescia, si prefigge di ridurre l’impiego di rame attraverso l’uso di biostimolanti (Trichoderma Atrobrunneum inoculato su cippato aziendale) per contrastare le principali patologie fungine su lattughe e pomodoro da industria, incrementando parallelamente la fertilità del suolo e la qualità dei prodotti. Saranno valutate anche le eventuali effetti nutraceutici e proprietà antinfiammatorie.
Nelle foto: primo trattamento on-farm in corrispondenza dei trapianti.
Il 16 maggio si sono svolte le visite in campo presso le aziende Isola Maria ad Albairate (MI) e Cascina Bosco Fornasara a Nicorvo (PV) nell’ambito del progetto IntercropValues, vasto progetto europeo finalizzato allo studio e alla promozione delle tecniche di consociazione in 15 paesi europei ed extra europei, tra cui l’Italia. Le aziende coinvolte praticano consociazioni erbacee a pieno campo per uso umano e zootecnico, applicando concretamente i principi agroecologici a favore delle aziende stesse e dell’ambiente. All’interno di IntercropValues Rete Semi Rurali svolge una puntuale azione di coordinamento, raccolta ed elaborazione dei risultati conseguiti dalle aziende agricole coinvolte, con l’obiettivo di far conoscere e disseminare questa buona pratica agronomica ancora poca diffusa in Italia.
Il 19 febbraio 2025 il Commissario europeo Hansen, in una conferenza stampa congiunta con il vicepresidente Fitto, ha presentato la Visione per l’Agricoltura e l’Alimentazione della UE, che definisce i piani per il sistema agroalimentare verso il 2040 e oltre.
Il documento avrebbe dovuto fare seguito a quanto emerso dal Dialogo strategico per l’agricoltura. La visione ha, però, cambiato direzione, tradendo l’accordo raggiunto, come sottolineato da un gruppo di organizzazioni della società civile che esprimono insoddisfazione per un documento che sottovaluta i problemi ambientali e sociali connessi ai sistemi agroalimentari, puntando in modo miope solo sulla competitività delle imprese a breve termine.
La Visione della Commissione non cita mai gli obiettivi delle due Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, ignorando che i problemi ambientali e sociali restano senza soluzioni e avranno certamente impatti negativi sull’agricoltura dei 27 Paesi europei, in primis per le piccole e medie aziende, che continueranno inesorabilmente a chiudere (dal 2010 al 2020 il numero di aziende agricole è diminuito di ben 487.000 unità).
“Auspicavamo che con questo documento la Commissione promuovesse piani concreti per dare attuazione alle raccomandazioni del Dialogo strategico – affermano le 11 Associazioni italiane – ma purtroppo questo non è avvenuto. I pochi elementi positivi presenti nella Visione non bastano ad avviare il necessario e urgente cambio dei modelli di produzione e consumo nelle filiere agroalimentari della UE. Ancora una volta ha prevalso la volontà di mantenere lo status quo in difesa degli interessi delle grandi aziende e corporazioni agricole a spese di medi e piccoli agricoltori europei”. Le associazioni, pur apprezzando alcuni aspetti della Visione, come l’attenzione al riconoscimento del giusto prezzo per i produttori, al biologico, al ricambio generazionale favorendo l’ingresso dei giovani in agricoltura, l’impegno per un’etichettatura più trasparente e per una reciprocità delle regole ambientali e sociali negli scambi commerciali, insieme al richiamo seppur vago alle soluzioni basate sulla natura, sottolineano come non vengano affrontati i grandi problemi che determinano gli impatti ambientali e sociali dei settori agroalimentari nel continente. Il documento della Commissione non prevede una dismissione dei pagamenti della Politica Agricola Comune (PAC) non mirati, come invece indicato nelle conclusioni del Dialogo strategico, e conferma anzi la scelta dei pagamenti diretti basati sulla superficie delle aziende agricole, ignorando la necessità di sostenere gli agricoltori più bisognosi di aiuto e più virtuosi. Il documento non cita in alcun modo la possibilità di considerare tra i criteri per i pagamenti diretti della PAC anche l’intensità del lavoro e i risultati degli interventi per il clima e l’ambiente. “Pur comprendendo il disagio del mondo agricolo rispetto alla grande mole di burocrazia, che va certamente ridotta, non crediamo che l’indebolimento delle regole e degli impegni per la tutela dell’ambiente sia la strada da perseguire” continuano le associazioni. La Visione, infatti propone di semplificare ulteriormente la PAC, rinunciando a un controllo ancora maggiore su ciò che accade a un terzo del bilancio dell’UE. Con meno regole vincolanti ci saranno meno probabilità che i Paesi dell’UE promuovano un’agricoltura sostenibile, come è avvenuto dopo la semplificazione della PAC del 2024. Poco incisivo per le associazioni anche l’approccio al sistema zootecnico. Se è vero che nella Visione si propone di migliorare le norme sul benessere degli animali e di eliminare gradualmente le gabbie negli allevamenti, il settore zootecnico viene in gran parte assolto dal suo impatto sul clima e sulla salute dei cittadini. Il documento non indica con chiarezza la necessità di promuovere una transizione agroecologica della zootecnia, con obiettivi di riduzione degli allevamenti intensivi e la promozione di una zootecnia estensiva collegata alla gestione della superficie agricola utilizzata. Una transizione agroecologica della zootecnia che dovrebbe essere accompagnata da una riduzione dei consumi di carne e proteine di origine animale, attraverso la promozione di diete sane ed equilibrate. “La Visione rimane ancora troppo vaga su come incoraggiare uno spostamento a diete più sostenibili e salutari. Se non si affronta seriamente una strategia che miri alla modifica del modello alimentare, i buoni propositi rimarranno, di nuovo, solo sulla carta” concludono le associazioni.
Sabato 5 aprile, a Rovasenda, si è tenuto un convegno sui “nuovi OGM” (NBT o TEA), organizzato per discutere rischi e implicazioni delle recenti autorizzazioni governative alle sperimentazioni in campo aperto. L’evento ha riunito esperti e cittadini, evidenziando preoccupazioni comuni.
Al centro del dibattito, la decisione del governo di consentire l’uso di queste tecniche nonostante i dubbi sull’efficacia delle misure anti-contaminazione. Gianpaolo Andrissi (Biodistretto del Riso Piemontese) ha sottolineato come la presunta precisione del CRISPR-Cas non sia garantita ed è stata richiamata anche la sentenza della Corte UE del 25 luglio 2018, che applica il principio di precauzione ai nuovi OGM, equiparandoli a quelli tradizionali. Luca Ferrero (ASCI) ha lanciato un appello per una moratoria, denunciando rischi per le piccole aziende: contaminazioni, perdita di valore dei prodotti e royalty insostenibili. Giuseppe De Santis (Rete Semi Rurali) ha criticato la mancanza di tracciabilità e etichettatura nella proposta della Commissione Europeo (avallato dal Parlamento), limitando la possibilità scelta dei consumatori e non assicurando il diritto degli agricoltori biologici dell’integrità dell’esenzione dei propri prodotti dalla contaminazione dei nuovi OGM.
Il convegno ha ribadito l’urgenza di tutelare biodiversità e agricoltura sostenibile, annunciando un impegno per un confronto con le associazioni agricole.