di Stefano Benedettelli – Università degli Studi di Firenze
Il progetto Cereali Resilienti ha analizzato i cambiamenti della popolazione evolutiva rispetto ai differenti ambienti di coltivazione della Toscana.
Variabili considerate
Altezza della pianta
Lunghezza della spiga
Larghezza della spiga
Numero spighette
Numero di spighe aristate
Numero di spighe mutiche
Densità della spiga
Peso della spiga
Numero di cariossidi per spiga
Peso delle cariossidi per spiga
Peso 1000 cariossidi
Produzione
% Proteine
% Carbonio
Polifenoli Liberi e Legati
Flavonoidi Liberi e Legati
Attività anti-radicalica
Caratteristiche reologiche (W, P, L P/L)
Nelle 4 aziende-madri, così come in tutte le aziende figlie di ciascuna MAC, è stato seminato un ettaro di popolazione per due annate agrarie, 2019 e 2020. Tutti gli anni, in ogni azienda, l’intera superficie è stata suddivisa in 3 aree omogenee, per ciascuna delle quali sono stati fatti i rilievi su parcelle di 2 metri quadri. Da ogni area campione sono state misurate le altezze di 100 piante e prelevate 100 spighe, per un totale di 300 piante e 300 spighe per azienda e per anno. L’area di saggio è stata interamente raccolta e il seme prodotto è stato avviato alle analisi per la valutazione delle caratteristiche produttive e reologiche delle farine. Per ogni parcella sono stati raccolti i dati relativi alle variabili riportate nella tabella 1, per un totale di 7.800 dati complessivi.
Per i caratteri che dipendono più dal corredo genetico di ciascuna pianta piuttosto che dalla variabilità ambientale, come la presenza delle reste, il numero di spighette per ogni spiga e la densità della spiga, sono state calcolate le frequenze delle diverse tipologie per stimare la variazione genica all’interno di ogni azienda e all’interno delle MAC. A titolo di esempio si riporta il grafico del cambiamento osservato mutiche. Tra il 1° e il 2° anno, ad eccezione delle coltivazioni in pianura, si osserva un incremento delle spighe mutiche soprattutto nelle aziende situate sulla costa. Anche la densità della spiga tende a diminuire dal 1° al 2° anno di coltivazione, determinando la formazione di spighe molto lasche. Questo comportamento potrebbe essere imputato al fatto che, aumentando la competitività tra individui all’interno della popolazione, tendono a prevalere i genotipi con spiga con rachide più lungo.
Questo andamento, molto interessante, ha effetti positivi nell’incrementare la resistenza orizzontale alle malattie crittogamiche della spiga, riducendo o eliminando la presenza di micotossine della cariosside.
Infine, sulla base di tutti i parametri morfologici, produttivi e qualitativi, è stata eseguita un’analisi statistica per verificare come i vari ambienti di coltivazione abbiano determinato ulteriori cambiamenti e come questi possano darci indicazioni sull’adattamento della popolazione alle caratteristiche ecologiche. Queste indicazioni sono indispensabili per orientare le scelte delle linee da utilizzare nella costituzione delle popolazioni evolutive in base agli ambienti dove sono destinate.
Il panel test si è svolto a giugno 2021 presso l’azienda Floriddia con prodotti da forno e pasticceria preparati dalle farine delle aziende–madri delle 4 MAC per rilevare un giudizio di tipo edonistico su prodotti che ancora non ha un vero e proprio mercato.
Nel progetto Cereali Resilienti, al fine di migliorare la qualità degli alimenti derivati da popolazioni evolutive di cereali e valutare il loro gradimento da parte dei consumatori e quali innovazioni di prodotto fossero più attrattive per il mercato, FIRAB ha condotto un Test di accettabilità (analisi sensoriale). Il panel test si è svolto l’11 giugno 2021 presso l’azienda Floriddia promuovendo l’assaggio di prodotti da forno e pasticceria preparati dalle farine delle aziende–madri delle 4 MAC e registrando il feedback dei partecipanti su apposite schede. Si è trattato di un test di analisi sensoriale condotto da persone prive di competenze specifiche (consumer panel, distinto dal panel analitico realizzato da persone professionalmente preparate allo scopo, generalmente volto allo sviluppo di strategie di marketing) per valutare un giudizio di tipo edonistico per un prodotto che ancora non ha un vero e proprio mercato.
Le prove di assaggio di prodotti da forno e pasticceria, preparate con le farine molite a pietra dal Molino Angeli, sono state frutto di ricette sperimentali del mastro pasticcere Gabriele Cini, fiorentino, da anni impegnato in ricerca, insegnamento e rielaborazione di ricette tradizionali adattate all’uso di grani locali e popolazioni evolutive.
Le farine da popolazioni sono caratterizzate da una forza del glutine contenuta e da una eterogeneità, espressione del miscuglio di grani – geneticamente diversi tra loro – da cui si ottengono. Il loro utilizzo, in sostituzione delle varietà che si trovano in commercio (omogenee, per essere meglio gestite nel sistema agro-industriale), richiede da parte degli operatori di settore, trasformatori ed utilizzatori finali, un’attenta conoscenza per la loro valorizzazione. Di qui discende un accurato lavoro per preparare i prodotti ottenuti da queste farine, basato su un lavoro di concerto tra il mugnaio e il mastro pasticcere. I prodotti sono stati preparati nello stesso giorno del test, applicando la stessa ricetta per ognuna delle farine. A parità di altre condizioni solo la pasta madre era diversa, essendo stata ottenuta in modo diretto dalla farina di ciascuna azienda-madre.
In considerazione dell’emergenza COVID19, la partecipazione è stata limitata a 50 persone per un totale di 4 sessioni di panel test, ciascuna con la presenza di 12-13 partecipanti. Ogni sessione ha previsto un iniziale approccio di conoscenza e di (in)formazione sulla metodologia. Sono state create postazioni distanziate provviste di scheda sensoriale. I campioni di assaggio sono stati presentati uno alla volta, chiedendo di esprimere un giudizio edonistico su una scala con orientamento orizzontale (scala edonica da 1 a 5, con 5=ottimale). Dall’analisi stati stica dei giudizi dei partecipanti è stato ricavato il giudizio finale da cui emerge un grande apprezzamento generale per i prodotti a base di grani evolutivi.
Tutti i pani, nonché i biscotti ed i grissini, hanno ottenuto voti molto buoni – in alcune valutazioni anche ottimi – rispetto agli attributi qualitativi, con valori tra il 3 e il 4. Non solo, ma lo scoprire che tale ricchezza di diversità, che caratterizza le farine di popolazioni evolutive, si potesse anche tradurre in una ricchezza di sapori, aromi e sensazioni ben espressi durante le prove di assaggio, è stato considerato stimolante e ha favorito una maggiore attenzione dei partecipanti durante tutto il panel test. In particolare, è emerso che sono apprezzati gli attributi sensoriali relativi a sapore, aroma, odore, gusto, aspetto e consistenza per i pani ottenuti da farine con grani evolutivi, soprattutto per le MAC Collina e Pianura.
Grafico 1. Risultati dell’analisi sensoriale comparati per tutti e 3 i prodotti (pane, biscotti e grissini) per le 4 MAC: A = MAC Collina – Floriddia B = MAC Costa – Grimaldi C = MAC Pianura – Passerini D = MAC Montagna – Antonini
Per i grissini emergono giudizi leggermente più positivi per la popolazione della MAC collina. Infine, tutti i biscotti sono stati apprezzati indipendentemente dall’areale di coltivazione.
Dai risultati emerge come vi siano ottime prospettive per i prodotti da grani evolutivi, oltre che per il ruolo di fondamentale importanza nella tutela e conservazione della biodiversità, proprio in relazione al gradimento da parte dei consumatori e l’ottenimento di un prodotto innovativo, che può favorire e alimentare un’economia diversificata.
Attivare una filiera resiliente con prodotti da farine evolutive potrebbe aiutare ad affrontare un cambiamento sempre più necessario, sia nel sistema di produzione che di consumo. Per fare questo è molto importante che il riconoscimento di diversità e ricchezza delle varietà e popolazioni passi, non solo attraverso i contadini e le contadine, ma anche attraverso i fornai, i panificatori e ogni altro preparatore che devono sperimentare e conoscere le caratteristiche di tali farine biodiverse, per capire come valorizzare quelle giuste per le loro necessità.
Interessante sottolineare, infine, che i risultati dell’analisi sensoriale descrittiva quantitativa hanno evidenziato come i partecipanti abbiano particolarmente apprezzato questa ricchezza di profumi e aromi data dalla diversità genetica delle popolazioni, e come tale diversità sia stata valutata come una ricchezza e non un difetto.
Dobbiamo trovare una risposta alle sfide attuali delineate nelle strategie Farm to Fork e Biodiversità.
Queste sfide includono l’adattamento ai cambiamenti climatici, l’emancipazione dalla dipendenza da fertilizzanti azotati e pesticidi e il recupero dell’enorme biodiversità coltivata che è stata persa negli ultimi cento anni. Per fare ciò, gli agricoltori europei devono essere in grado di:
adattare le colture al proprio territorio e al proprio contesto, selezionando e moltiplicando le sementi prese dai propri campi;
scambiare le proprie sementi per rinnovare costantemente la diversità;
avere accesso alla diversità delle varietà cosiddette “tradizionali”, selezionate in assenza di input chimici.
I sistemi sementieri contadini sono essenziali per rinnovare la biodiversità: il sistema formale e commerciale è stato in effetti creato estraendo tutte le sue risorse dal sistema informale. La FAO stima che il 75% della biodiversità coltivata è stato perso con l’uso di varietà commerciali omogenee e stabili. Inoltre, l’attuale dematerializzazione delle risorse genetiche causa una perdita incommensurabile di informazioni genetiche non digitalizzabili. Le centinaia di milioni di agricoltori che riproducono i loro semi ogni anno creano molta più diversità di qualche migliaio di ricercatori con attrezzature sofisticate. I numerosi tratti di adattamento poligenico che le piante mostrano di fronte ai cambiamenti climatici non appaiono nelle provette di laboratorio, poiché queste ultime si limitano a selezionare solo alcuni tratti monogenici. Rinnovare costantemente la biodiversità coltivata nei campi in questo modo è essenziale, non solo per consentire l’adattamento alle condizioni di crescita locali e mutevoli, ma anche per ricostituire le riserve di diversità che sono essenziali per la sicurezza alimentare delle generazioni future.
Incontro ERASMUS Aprentisem, Spagna, 2021
Gli articoli 5, 6 e 9 del Trattato FAO e l’articolo 19 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e delle altre persone che lavorano nelle zone rurali (UNDROP) definiscono i principi giuridici adeguati a queste pratiche e devono essere applicati dall’Unione Europea.
Attualmente, nella UE, i diritti degli agricoltori sulle sementi non sono garantiti. Uno dei principali ostacoli è il fatto che solo le varietà omogenee e stabili possono essere commercializzate. Queste varietà sono selezionate per essere usate in ambienti omogenei e stabili, ma gli ambienti in cui seminiamo sono diversificati e si evolvono costantemente con il clima. Inoltre, sono state selezionate per avere alte rese grazie all’uso di acqua, fertilizzanti chimici e pesticidi. C’è quindi l’obbligo di omogeneizzare e stabilizzare le condizioni di coltivazione di queste varietà. Le sementi disponibili sul mercato costringono gli agricoltori a utilizzare pesticidi, fertilizzanti chimici e a ricorrere sempre più spesso all’irrigazione. Inoltre, queste sementi non sono adatte alle consociazioni, che contribuirebbero a ridurre l’uso di tali input.
APPROFONDIMENTO Entra nei link per guardare il 7° webinar della serie Seed Policy Dialogues di ECLLD!
– La dichiarazione U.N.D.R.O.P. (United Nations Declaration on the Rights of Peasants) e il punto di vista di ViaCampesina sulla riforma sementiera. Con Guy Kastler, ECVClink
– Cos’è la Dichiarazione U.N.D.R.O.P.? Quali diritti hanno i contadini in questo contesto? Con Christophe Golay, Accademia di Ginevralink
D’altra parte, i sistemi sementieri contadini funzionano adattando le piante al loro ambiente naturale grazie a una selezione costante, anno dopo anno. Questo avviene anche attraverso una gestione dinamica e significa che c’è molto meno bisogno di ricorrere a fertilizzanti, pesticidi, monocolture, irrigazione, meccanizzazione sempre più spinta, ecc. Per essere adattate dagli agricoltori, le piante devono essere in grado di evolvere in base al clima e all’ambiente. La diversità assicura che avranno un raccolto, indipendentemente dall’andamento dell’annata. Lo stesso vale per gli agenti patogeni: la diversità permette la resilienza e garantisce agli agricoltori di avere un raccolto a prescindere dalle diverse pressioni degli agenti patogeni. La commercializzazione di queste sementi diversificate, che permettono di emanciparsi dalle monocolture industriali che usano molti pesticidi, è purtroppo vietata. Inoltre, in molti paesi europei, le leggi e i regolamenti nazionali proibiscono agli agricoltori persino di scambiare tra loro i semi. Tuttavia, dato che, per la loro stessa natura, la maggior parte delle sementi contadine utilizzate ogni anno provengono da aziende agricole, lo scambio di semi tra i contadini è essenziale. Senza di esso, la diversità intra-varietale diminuisce rapidamente e la capacità di resilienza di queste varietà si perde. Inoltre, i contadini che utilizzano molte colture diversificate, per esempio nell’orticoltura, non possono auto-prodursi tutte le sementi ogni anno, anche solo per questioni tecniche di isolamento tra le colture, per cui spesso condividono questo lavoro con i propri vicini.
Oggi, la regolamentazione europea si applica a qualsiasi scambio di semi (commerciale o no) “in vista di uno sfruttamento commerciale”. Alcuni paesi applicano questo regolamento in modo molto rigoroso e vietano lo scambio di semi e quindi la selezione dei contadini. Tuttavia, non proibiscono gli scambi tra selezionatori e/o ricercatori di sementi “in fase di sviluppo” e non registrate nel catalogo. Altri paesi ritengono che lo “sfruttamento commerciale” delle sementi riguardi solo la loro rivendita, o la produzione e la vendita di materiale di propagazione e non la produzione di colture agricole destinate principalmente ai mercati alimentari o ad altri usi (tessile, energetico, ecc.). Questi paesi, come l’Italia, autorizzano quindi lo scambio di sementi tra agricoltori la cui attività principale non è la produzione e la commercializzazione di materiale di riproduzione vegetale ma la produzione agricola. Altri paesi, come la Francia, considerano che gli scambi tra agricoltori di sementi che non appartengono a una varietà protetta da una privativa vegetale non costituiscono commercializzazione (anche se c’è un rimborso dei costi sostenuti per la loro produzione). Questo è piuttosto classificato come aiuto reciproco e non è quindi soggetto ai regolamenti relativi alla commercializzazione del materiale di riproduzione vegetale.
ECVC chiede il riconoscimento giuridico di due sistemi sementieri distinti: quello commerciale (o industriale) e quello contadino, con due regolamenti adattati a ciascuno di questi due. I contadini europei sono infatti sia acquirenti di sementi commerciali che produttori di sementi agricole o contadine. I loro diritti come consumatori e produttori devono quindi essere riconosciuti e fatti rispettare.
// Perché è fallita la precedente riforma?
Iter della precedente proposta di riforma della legislazione sementiera
Per affrontare il negoziato in corso è utile capire cosa è successo circa 10 anni fa quando la proposta di riforma della legislazione sementiera è naufragata al Parlamento Europeo. Si è trattato di un fallimento doloroso perché ha messo in luce le difficoltà di Bruxelles di negoziare temi delicati con portatori di interessi così diversificati.
Va ricordato, infatti, che la proposta di regolamento sulle sementi, che avrebbe dovuto sostituire le 12 direttive attuali, era frutto di un lungo negoziato in cui la Commissione aveva ascoltato gli attori, i soggetti economici e gli Stati membri, percorso durato 5 anni. Non si trattava, perciò, di un progetto partorito dal nulla, e, infatti, presentava molte novità. Se si leggono i commenti dopo la bocciatura del Parlamento si capisce come tutte le discussioni fatte non siano arrivate, però, a produrre una sorte di base o visione comune tra le varie posizioni. Infatti, il regolamento è stato bocciato dagli Stati membri che avevano paura di perdere potere con un regolamento in cui molti aspetti sarebbero stati decisi da successivi atti delegati della Commissione (quindi con meno potere dei singoli stati); dalle ditte sementiere e dal mondo agricolo industriale perché le aperture presenti sono state giudicate troppe con il rischio di compromettere tutto il sistema di certificazione e controllo della qualità del seme; e, in ultimo, dal mondo della società civile perché, al contrario, le aperture sono state giudicate insufficienti.
Di tutto quel percorso negoziale è rimasta in piedi solo la parte sulle popolazioni (grazie alla deroga istituita nel 2014), diventate poi materiale eterogeneo nel nuovo regolamento del biologico.
Per migliorare le condizioni per lo sviluppo di varietà adatte al biologico, sono cruciali una maggiore flessibilità e dei criteri adeguati per la registrazione delle varietà biologiche. I risultati della sperimentazione temporanea sulle popolazioni, così come le norme sul materiale eterogeneo dovrebbero essere integrati nella nuova legislazione.
Per le prove varietali, è necessaria una maggiore flessibilità per i protocolli del Valore Agronomico e di Utilizzazione (VAU), dato che attualmente sono poco adatti alle condizioni del biologico. Un VAU adattato al biologico migliorerebbe notevolmente la situazione, dato che le soglie sono attualmente un fattore limitante per portare nuove varietà biologiche sul mercato. Inoltre, i costi delle prove varietali sono significativi e le differenze all’interno dell’UE creano distorsioni di mercato. Per quanto riguarda lo scambio di sementi tra gli agricoltori, bisogna riconoscere che c’è una mancanza di sementi certificate disponibili per gli agricoltori biologici in molte parti dell’UE, che è attualmente attenuata dalle regole degli stati membri che tollerano lo scambio di sementi degli agricoltori. Regole ad hoc che tengano conto del contesto nazionale e regionale e che forniscano la possibilità di scambiare le sementi sono quindi essenziali. Questo vale ovviamente solo per lo scambio di sementi tra agricoltori di varietà non protette.
Sulle varietà di conservazione e le varietà amatoriali è importante considerare che sono utilizzate anche da operatori professionali biologici, poiché sono spesso ben adattate alle condizioni locali e regionali. Spostarle fuori dal campo di applicazione delle regole di commercializzazione delle sementi senza un percorso di registrazione facilmente disponibile per queste varietà di nicchia limiterebbe drasticamente il numero di varietà disponibili per gli agricoltori biologici. Per la commercializzazione professionale, dovremmo quindi fare attenzione a non escludere opzioni e percorsi che sono disponibili ora, considerando che i protocolli adattati per le varietà biologiche non sono pronti e il materiale eterogeneo biologico non comprenderà la maggior parte delle varietà che attualmente rientrano nella categoria di varietà da conservazione.
L’uso di tecniche biomolecolari nel processo di registrazione deve rimanere facoltativo. Mentre l’applicazione potrebbe essere utile in alcuni contesti e per alcuni operatori, la possibilità di condurre il processo di registrazione basato sul fenotipo è essenziale. Questo perché il fenotipo rimane una base affidabile per l’identificazione dell’espressione del tratto. Per quanto riguarda la coerenza con il regolamento sulla sanità delle piante e i controlli ufficiali, è necessaria una valutazione basata sul rischio, considerando la scala (dimensione del lotto di semi). Queste regole non dovrebbero impedire lo scambio di materiale tra i selezionatori. Deve essere attentamente valutato quali materiali dovrebbero essere dentro e fuori dal campo di applicazione del regolamento fitosanitario, e come una distinzione potrebbe essere basata sulle modalità di commercializzazione.
Se più compiti potranno essere condotti sotto la supervisione ufficiale del selezionatore durante il processo di certificazione e registrazione, questo avrà implicazioni di ampia portata, perché le piccole e medie imprese con risorse limitate dipendono dall’esperienza delle autorità nazionali competenti per la certificazione e la registrazione. La competenza delle autorità nazionali non deve essere messa a repentaglio nel lungo periodo delegando i compiti ai costitutori/imprese sementiere, un processo che potrebbe alla fine portare alla diminuzione delle capacità delle autorità. Tuttavia, i compiti svolti in autocontrollo dagli attori nel processo di certificazione potrebbero abbassare il costo della certificazione e quindi essere vantaggiosi. Gli impatti sugli oneri amministrativi devono essere analizzati tenendo conto di questi aspetti e considerando le implicazioni per gli operatori delle PMI in particolare. La coerenza e la chiara separazione del campo di applicazione con il regolamento sugli OGM deve essere assicurata, compreso il potenziale cambiamento legislativo per le Nuove Tecnologie di Miglioramento Genetico (TEA/ NBT/NGT).
Arche Noah: una nuova legislazione sulle sementi deve sostenere la conservazione
Una nuova legislazione sulle sementi deve sostenere la conservazione, l’uso sostenibile e la gestione dinamica dell’agrobiodiversità come patrimonio socio-culturale, base della sicurezza alimentare e fondamento della necessaria transizione verso un’agricoltura sostenibile e resiliente.
Piuttosto che sostenere e deregolamentare l’uso di nuove tecniche di ingegneria genetica, che comportano alti rischi per la salute e l’ambiente e quindi devono essere regolamentate dalla direttiva OGM, il settore ha bisogno di un cambiamento basato sull’agrobiodiversità e su un’ampia offerta di varietà ad impollinazione libera per porre le basi di una produzione alimentare sostenibile.
Il campo di applicazione della legislazione dovrebbe limitare la commercializzazione delle sementi alle attività commerciali rivolte agli utenti professionali. L’attuale legislazione ha un impatto negativo sul settore degli hobbisti, che hanno diversi incentivi, motivazioni e rischi rispetto agli operatori commerciali. La vendita di varietà amatoriali non dovrebbe essere regolamentata, in modo che essi possano svolgere il loro ruolo cruciale nella conservazione della diversità. Le reti di conservazione delle sementi sono entità formali o informali che scambiano e commercializzano le varietà in quantità limitate senza scopo di lucro per conservare la diversità. Queste reti sono importanti e il loro lavoro non dovrebbe essere limitato ma essere fuori dal campo di applicazione della legislazione. Non ci dovrebbe essere alcuna registrazione obbligatoria per queste reti e per i singoli attori.
APPROFONDIMENTO Entra nei link per guardare il 3° webinar della serie Seed Policy Dialogues di ECLLD!
Nell’incontro vengono spiegati i punti principali dello studio della Commissione europea sulla riforma, e condiviso il punto di vista di Arche Noah e altri attori per l’agrobiodiversità. Con l’avv. essa Fulya Batur. link
La vendita e lo scambio di varietà non registrate allo scopo di conservazione dovrebbero essere fuori dal campo di applicazione della legislazione. I sistemi sementieri informali devono essere fuori dal campo di applicazione della normativa o regolati da un quadro ad hoc che garantisca il diritto alle sementi nell’ambito dell’UNDROP (Dichiarazione delle Nazioni Unite per i Diritti dei Contadini e di altre Persone che lavorano nelle Aree Rurali).
LE QUATTRO OPZIONI – I 4 scenari di intervento legislativo. Il testo si può consultare visitando: ec.europa.eu
Le regole per le varietà amatoriali e da conservazione devono essere sostituite da un nuovo regime derogatorio uniforme per le “varietà della diversità” che si applicherebbe a tutte le specie. La registrazione di queste varietà dovrebbe essere basata solo su una descrizione della varietà e deve essere gratuita o almeno sostanzialmente meno costosa della registrazione delle varietà commerciali. Non ci dovrebbero essere test di iscrizione (DUS/VAU) e nessuna certificazione obbligatoria dei lotti di sementi. Non ci dovrebbero essere limiti di produzione per la commercializzazione e il necessario adattamento al cambiamento delle condizioni climatiche non lascia dubbi sul fatto che non ci dovrebbero essere più restrizioni per la produzione e la commercializzazione in specifiche regioni d’origine. Questo regime non dovrebbe basarsi solo sul rischio di erosione genetica, ma includere anche varietà e popolazioni che rispondono a esigenze diverse da quelle del settore della produzione industriale. Solo l’opzione 2 del documento della Commissione fornisce una base per incorporare tutte le preoccupazioni di sostenibilità. Tutte le altre opzioni sono inaccettabili in quanto si basano su norme industriali che non proteggono l’agrobiodiversità. Per non perdere l’occasione di fermare e invertire la perdita di agrobiodiversità in corso, chiediamo alla Commissione europea di costruire le basi per un’agricoltura veramente sostenibile e resiliente.
Il corso si rivolge a conduttori di aziende agricole a prevalente indirizzo cerealicolo, sia che abbiano già la certificazione biologica sia che abbiano l’intenzione di convertirsi al biologico o di gestire nuovi materiali genetici.
Il percorso formativo ha l’obiettivo di portare l’agricoltore a conoscere le popolazioni evolutive di frumento e le buone pratiche di coltivazione delle stesse in biologico per la produzione di granella e soprattutto per la produzione di semente.
Il corso prevede una prima parte introduttiva, per poi proseguire con aspetti tecnici nelle successive lezioni.
I docenti saranno esperti agronomi di fama nazionale ed internazionale, tra questi: Dott.ssa Alessandra Sommovigo, responsabile CREA-Difesa e Certificazione sede di Bologna; Dott.ssa Stefania Grando e Prof. Salvatore Ceccarelli, genetisti/plant breeder; Dott. Antonio Lo Fiego, Arcoiris; Dott.ssa Cristina Piazza, agronomo sperimentatore presso Az. Agraria Sperimentale Stuard.
Durante la formazione, che sarà online, verranno descritte esperienze ed osservazioni sul campo in consolidate realtà aziendali, nell’ambito delle quali sono stati ottenuti significativi risultati; tra queste, la visita alla Cooperativa Agricola Cesenate, che produce semente di popolazioni evolutive di frumento.
Il corso è rivolto a titolari, soci, dipendenti e collaboratori familiari/coadiuvanti di aziende agricole validate nell’anagrafe delle aziende agricole della Regione Emilia-Romagna.
Per info: Elena Zani (Centoform) Tel. 051-6830470; Silvia Folloni (Open Fields, coordinatore progetto) Tel. 3491754382