Da settembre 2024 a marzo 2025 in 10 diverse regioni d’Italia l’Associazione per l’agricoltura biodinamica ha programmato corsi regionali gratuiti per agricoltori biologici e in conversione.
I nostri amici e soci dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica organizzano una seria di corsi di formazione gratuiti per agricoltori biologici e in conversione. I corsi di 50 ore ciascuno prevedono approfondimenti qualificati per lo sviluppo aziendale di nuove frontiere dell’Agricoltura biologica valorizzando il lavoro agroecologico degli ultimi 100 anni, l’obiettivo è consentire la trasformazione ecologica della propria azienda agricola con il metodo dell’associazione biodinamica tale da garantire in pochi anni fertilità, resilienza e remuneratività rispetto al cambio climatico e al disequilibrio portato dalle attività antropiche del paesaggio circostante.
Per ricevere maggiori informazioni e iscriversi compilare questo modulo, https://forms.gle/ja8MRpHYkdewb8jC9sarete contattati e riceverete il programma dettagliato del corso regionale a scelta individuato, oppure contattare direttamente la segreteria info@biodinamica.org, cell 339 803 7279
Inoltre è possibile usufruire anche di consulenza personalizzata gratuita su richiesta per aziende biologiche in conversione con vista in loco e supporto a distanza, supportiamo le singole aziende agricole biologiche su basi efficaci nella gestione del proprio organismo agricolo e la messa in rete nei territori.
Le attività sono gratuite in quanto finanziate nell’ambito del progetto ministeriale Innovazionebio CUP 11 DPQAI1 MASAF prot. N. 52 828 del 19102023
Il duello estivo tra i due sindacati punta solo a compattare i blocchi ma la visione del settore è la medesima. E taglia fuori gli agricoltori autonomi.
di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 273 – Settembre 2024
Quest’estate è avvenuto sulla carta stampata un dibattito sul futuro dell’agricoltura italiana che indica le linee entro cui i “poteri forti” si stanno muovendo. Tutto è cominciato il 26 maggio su Il Giornale con un articolo del consigliere di Filiera Italia di forte critica alla nuova associazione Mediterranea, nata tra Confagricoltura e Union Food. La polemica è continuata il giorno dopo con un altro articolo sullo stesso quotidiano che metteva in luce le “cattive” multinazionali che fanno parte di Union Food, come Nestlé e Unilever. La risposta di Confagricoltura non si è fatta attendere e, a fine maggio, ha trovato eco su Il Foglio con un attacco a Filiera Italia, rea di avere in pancia multinazionali come McDonald’s e Carrefour. Il 6 giugno, sempre su Il Giornale, è sceso in campo lo stesso presidente di Coldiretti Ettore Prandini che in un’intervista se la prende con le “mistifi- cazioni di Confagricoltura” e, come ormai di consueto, attacca le multinazionali che minano il Made in Italy. In risposta su L’Informatore Agrario il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti in un’intervista difende le filiere realizzate da Mediterranea “volano della competitività delle produzioni italiane nel mondo”. Insomma, un’estate rovente per l’agricoltura e non solo per le temperature registrate in campo.
Un primo dato emerge da questi scambi: il futuro del sistema agroalimentare italiano si gioca sui giornali di centrodestra, non una parola è stata pubblicata su quelli di centrosinistra che forse dimenticano della centralità che potrebbe giocare l’agricoltura per la transizione ecologica. Un secondo elemento è la rottura tra i due principali sindacati: Coldiretti e Confagricoltura. I tempi della pace legata alla riorganizzazione dei Consorzi agrari e del mondo societario di Bonifiche Ferraresi (BF) (vedi Ae 253), che avevano dato vita a Filiera Italia, sembrano preistoria. Ricordiamo, infatti, che sul trono di BF era stato insediato Federico Vecchioni, ex presidente di Confagricoltura, con il beneplacito di Coldiretti a siglare il patto. A quanto pare il rumore di trattori dei mesi scorsi sta spingendo i sindacati a fidelizzare i propri agricoltori, sviluppando narrative dedicate in cui chiaramente deve emergere l’altro come nemico.
3.576 Le sezioni comunali di Coldiretti che con oltre 1,5 milioni di associati è tra le più grandi organizzazioni di imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo.
Una mera operazione di marketing che non ha l’obiettivo di creare un consenso basato sul confronto. Al contrario, quello sui contenuti è bandito, così come suscita un sorriso la schermaglia su chi si sia sposato con le multinazionali migliori. Resta però da capire il tema degli argomenti in discussione.
Su che cosa stanno litigando i due sindacati, quali strategie propongono per ridare senso all’agricoltura nella società di oggi? La risposta a questa domanda è molto semplice: la stessa! Ambedue, infatti, puntano sull’accorpamento delle filiere agroalimentari all’interno di un marchio identitario e proprietario. Un marchio basato su un concetto di Made in Italy sempre più sbandierato in un’ottica di competizione del nostro prodotto sui mercati internazionali. Sia Filiera Italia (Coldiretti), sia Mediterranea (Confagricoltura) convergono su questo punto: integrazione orizzontale e verticale degli attori con l’obiettivo di acquisire margini di valore aggiunto lungo le filiere agroindustriali, ormai controllate dai vari gruppi della Grande distribuzione organizzata (Gdo). Si delinea, quindi, un futuro fosco per quel pezzo di mondo agricolo che vive e produce in aree non competitive per cui non è integrato nella Gdo e, allo stesso tempo, rivendica una sua autonomia legata al tentativo di ancorare l’azienda al territorio e ai suoi attori sociali, e fa fatica a immaginarsi dentro Filiera Italia o Mediterranea. Come dare voce a queste realtà che per svilupparsi hanno bisogno di organizzazione, risorse e investimenti, ma sono dimenticate dalla politica?
Commento positivo di 14 Associazioni italiane sulle conclusioni del Dialogo Strategico sul futuro dell’agricoltura UE. Adesso serve coerenza con le strategie del Green deal e con il futuro budget dell’Unione.
“Una transizione agroecologica che veda uniti agricoltori e consumatori è necessaria e non più rimandabile, a beneficio di tutti, ambiente, animali, società e aziende: sono le conclusioni del processo partecipato realizzato con il ‘Dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura nella UE’”.
E’ il commento delle 14 associazioni italiane ambientaliste, per il benessere animale, dell’agricoltura biologica e dell’agroecologia italiane* sui contenuti del documento finale presentato ieri dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, dopo sette mesi di lavoro avviato in seguito alle proteste degli agricoltori. Un lungo processo che ha riunito 29 soggetti diversi, tra cui Associazioni ambientaliste, sindacati di agricoltori e rappresentanti dell’industria.
Le conclusioni, condivise da tutti i partecipanti, ribadiscono come sia necessario trasformare il sistema agroalimentare europeo affinché diventi più sostenibile, resiliente ed equo, attribuendo le risorse disponibili a quegli agricoltori che ne hanno davvero bisogno e che si impegnano maggiormente nel processo di cambiamento attraverso diversi dispositivi economici tra cui un fondo specifico per la transizione ecologica.
Un ruolo chiave in questo senso è attribuito all’agricoltura biologica che è riconosciuta come un modello di produzione agroecologico che già garantisce la protezione dell’ambiente e del clima, e come esempio di un sistema di produzione alimentare che concilia la protezione della natura e il reddito degli agricoltori.
Il rapporto individua come guida per la transizione delle produzioni e dell’intero food system i 13 principi dell’agroecologia e, in particolare, raccomanda lo sviluppo di una rete indipendente di formatori, così come richiesto anche dalle associazioni italiane nel corso dei negoziati sulla Pac.
“Il documento, inoltre, riconosce la centralità dei sistemi naturali per la sostenibilità ambientale a lungo termine, come da noi da sempre sostenuto con forza – dichiarano le 14 Associazioni- Per questo auspichiamo un aumento delle risorse economiche per finanziare iniziative per la protezione e il ripristino degli ecosistemi europei, ad iniziare dall’istituzione di un fondo per sostenere l’attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura entrato in vigore dal 18 agosto scorso”.
Il documento di raccomandazioni presentato dalle autorità europee dovrebbe essere la base per la costruzione della futura Politica agricola comune europea (Pac) post 2027, che dovrà dunque cambiare radicalmente ad iniziare dall’abbandono dei pagamenti diretti basati sulla superficie agricola utilizzata, come avviene oggi.
Tutto questo non potrà accadere se non si accompagna la transizione a livello produttivo con un cambio dei consumi, ad iniziare dal riequilibrio delle diete verso una maggiore quantità di proteine di origine vegetale ed una sostanziale revisione della zootecnia intensiva, per garantire una maggiore sostenibilità ambientale e il benessere degli animali allevati.
“L’ampia condivisione dei contenuti del documento europeo da parte del mondo agricolo e ambientalista è un segnale importante e fa ben sperare in un superamento della fittizia contrapposizione tra agricoltura e ambiente che ha caratterizzato il termine dell’ultima Legislatura europea.Auspichiamo che le conclusioni di questo dialogo siano fatte proprie dal Governo Italiano e che il Ministro Lollobrigida apra un analogo confronto nel nostro Paese sul futuro del sistema agroalimentare italiano” dichiarano le Associazioni che da tempo denunciano su questi temi il silenzio del Ministero che fino ad ora ha portato solo nel nome il concetto di “sovranità alimentare” che in origine si ispira proprio ai principi richiamati oggi nel documento del Dialogo Strategico europeo.
“Il documento conclusivo del Dialogo Strategico rappresenta un buon punto di partenza per la nuova Legislatura europea, adesso la Commissione e il Parlamento dovranno dimostrare di essere capaci di tradurre in azioni concrete e coerenti i principi indicati a conclusione del processo partecipato con tutti gli attori sociali ed economici per guidare gli Stati membri dell’Unione, ma anche il resto del mondo, verso una giusta transizione ecologica dell’agricoltura in grado di contrastare i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.” concludono le associazioni.
*AIAB, Associazione italiana di agroecologia – AIDA, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, CIWF Italia, FederBio, Greenpeace, ISDE, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia, Terra!, WWF Italia
È uscito il 19 agosto sulla rivista Horiculturae (https://www.mdpi.com/2311-7524/10/8/877) l’articolo scritto da Adriano Didonna, Riccardo Bocci, Massimiliano Renna e Pietro Santamaria dedicato a capire come sono state usate le deroghe previste per le varietà da conservazione per le specie ortive. Ne emerge un quadro non così positivo: sono poche le varietà iscritte come varietà da conservazione e solo in alcuni paesi. Quali sono le ragioni dello scarso impatto di queste deroghe sul mercato europeo delle sementi? Tra le ragioni principali, l’articolo individua i requisiti per la registrazione ancora troppo severi, il reperimento di informazioni storiche che attestino il legame storico e tradizionale delle varietà con la loro regione, e, in generale, una mancanza di informazione tra gli agricoltori, che spesso hanno visto le varietà da conservazione più come una minaccia che come un’opportunità a causa delle possibili restrizioni, tra cui le limitazioni all’autoproduzione di sementi, i limiti quantitativi alla commercializzazione e il divieto di vendita del materiale di propagazione al di fuori della regione di riferimento.
Il Decreto del Ministro Lollobrigida per l’attuazione della riforma della PAC penalizza gli agricoltori più virtuosi che vogliono investire nella conservazione della natura e ignora le regole dell’Unione Europea per i processi di partecipazione nella gestione dei fondi pubblici della PAC: 12 associazioni scrivono ai Ministri dell’Agricoltura e Ambiente
Dodici Associazioni (AIAB, AIDA, CIWF, Essere Animali, Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu, ISDE, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Terra!, WWF Italia), hanno inviato ai Ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente una lettera con un documento di osservazioni al Decreto Ministeriale del 28 giugno 2024 con cui il Ministero dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste ha dato attuazione al Regolamento UE 2024/1468 del 14 maggio 2024 che ha modificato la Politica Agricola Comune (PAC) entrata in vigore dal gennaio 2023.
Con queste modifiche l’Unione europea, alla vigilia del voto per l’europarlamento, ha voluto dare una facile risposta alle proteste degli agricoltori, di fatto solo riducendo gli obiettivi di tutela della biodiversità e del clima nella PAC.
Nel dare attuazione a questa riforma, il Ministero guidato da Francesco Lollobrigida, ha utilizzato al massimo gli ampi margini di discrezionalità concessi, impoverendo le già scarse ambizioni ambientali del Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027 (PSP), penalizzando proprio quegli agricoltori più virtuosi che intendono investire nel futuro della propria azienda privilegiando la tutela della biodiversità e della fertilità del suolo.
Viene, infatti, introdotta la possibilità per le aziende di applicare la diversificazione delle colture e non la rotazione, che invece permette una salvaguardia della fertilità dei suoli, tanto da essere uno dei principi chiave dell’agricoltura biologica e agroecologica.
Inoltre, per compensare l’eliminazione dell’obbligo del 4% di aree naturali nei seminativi, il decreto non introduce un nuovo impegno volontario per gli agricoltori per la tutela dell’ambiente e del clima (Eco-schema), come previsto dal regolamento comunitario, ma modifica l’esistente Eco-schema 5 dedicato alle misure per gli impollinatori, riducendone il potenziale poiché mantiene inalterata la dotazione finanziaria. Il Decreto Ministeriale, inoltre, riconosce agli agricoltori il pagamento compensativo ad ettaro per le aree dedicate tutela della biodiversità fino ad una superficie massima del 4%.
“In pratica – affermano le dodici associazioni – se un agricoltore virtuoso vuole investire una percentuale maggiore della sua superficie agricola per la creazione di siepi, boschetti, piccole zone umide o semplicemente per lasciare a riposo il suolo così da favorirne la fertilità, riceverà solo un pagamento sul primo 4% della superficie agricola impegnata”.
I contenuti del decreto confermano purtroppo la poca lungimiranza del Ministro Lollobrigida e la sua avversione a provvedimenti tesi a tutelare la natura.
Siamo di fronte ad una scelta ideologica miope che danneggia gli agricoltori, l’ambiente e la stessa sicurezza alimentare dei consumatori.
Le dodici Associazioni hanno, dunque, con un documento di osservazioni al Decreto del MASAF. rilanciato una nuova proposta, già fatta in sede di preparazione del PSP, di inserimento di un nuovo Eco-schema dedicato ai pagamenti per le aree agricole restituite alla natura fino al 10% dei terreni, in coerenza con l’obiettivo indicato dalle Strategie europea e nazionale per la Biodiversità 2030 ed in coerenza con l’approvazione il 17 giugno scorso del Regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature Restoration Law) che all’art. 11 prevede impegni per la rinaturalizzazione delle aree agricole.
Le dodici Associazioni hanno inoltre evidenziato la mancanza di coinvolgimento delle parti sociali in questo processo di modifica.
“Nonostante nei “considerato” in premessa al testo ministeriale si parli di “adeguata e diffusa informazione rivolta ai portatori di interesse coinvolti dalle azioni oggetto del presente decreto”, a nessuna delle nostre Associazioni è mai pervenuta una richiesta di commento né tanto meno di incontro.” denunciano le dodici Associazioni.
Alla data della pubblicazione del Decreto il Ministero dell’Agricoltura non ha, infatti, fornito alcuna informativa preliminare ai portatori di interesse, nonostante nei 33 giorni intercorsi tra la pubblicazione del Regolamento 2024/1468 (14 maggio 2024) e la pubblicazione del decreto (28 giugno 2024) ci sarebbe stato tutto il tempo per comunicare l’impostazione del decreto e raccogliere eventuali osservazioni e contributi.
Mentre i portatori di interesse generale sono stati esclusi, sono state invece sentite (come sempre) solo alcune Associazioni agricole, come dimostra la pubblicazione di Coldiretti “Dove sta andando la PAC: Il PSP dell’Italia 2023-2027, primo anno di applicazione”, che anticipa i contenuti del Decreto e i dati sul primo anno di attuazione del Piano Strategico Nazionale della PAC, mai resi noti ufficialmente dal MASAF neppure ai componenti del Comitato di monitoraggio del Piano.
Il mancato coinvolgimento di tutti i portatori d’interesse e l’assenza di informazioni sull’attuazione del PSP sono una evidente violazione delle regole dell’Unione Europea per la gestione della PAC.
“L’applicazione della PAC e il conseguente utilizzo dei fondi pubblici – ribadiscono le dodici Associazioni ai Ministri Lollobrigida e Pichetto Fratin –non sono e non devono essere un esclusivo interesse delle Associazioni agricole, ma un interesse comune di tutti i cittadini e delle Associazioni della società civile che rappresentano interessi pubblici diffusi come la tutela dell’ambiente, del clima e della salute.”
Paolo Balsamo venne alla luce a Termini Imerese il 4 marzo 1764, da una famiglia di giardinieri (jardinara) che godeva di una certa agiatezza economica. Egli mostrò fin da fanciullo una notevole intelligenza e una spiccata propensione per gli studi. Fu avviato dai genitori, su sollecitazione di Vincenzo Palmeri baroni della Gasèna, alla vita ecclesiastica. Presso l’Accademia degli studi di Palermo frequentò con profitto le lezioni di calcolo sublime del teatino Giuseppe Piazzi, astronomo della Valtellina.
Essendo state istituite, nell’ottobre 1785, nella medesima Accademia, diverse cattedre, tra le quali anche quella di agricoltura, egli concorse per essa risultando vincitore. Poco dopo, la Deputazione degli Studi gli offerì un viaggio di istruzione all’estero, sia per poter apprendere i più progrediti metodi agrari, onde farne oggetto d’insegnamento presso l’Accademia di Palermo, sia per applicarli al peculiare contesto siciliano. Partito nel 1787, visitò dapprima la Toscana, dove aveva sede la prestigiosa Accademia dei Georgofili specializzata in scienze agrarie, della quale divenne ben presto socio. In Toscana rimase sino all’ottobre dell’anno seguente, prendendo contatto con i georgofili fiorentini e svolgendo anche osservazioni pratiche sul campo. Il giorno 11 giugno 1788, presso i georgofili fiorentini lesse la sua approfondita memoria intorno alle “cagioni fisiche e morali” della diminuita produzione granaria in Sicilia rispetto all’antichità, e ai mezzi per accrescerla, che ebbe notevoli apprezzamenti dall’ambiente culturale toscano. Lasciate le campagne della Toscana partì alla volta dell’Inghilterra, dopo una breve tappa parigina durante la quale conobbe il georgofilo Pierre Marie Auguste Broussonet (Montpellier, 1761 – ivi, 1807), che gli illustrò le condizioni agrarie della Francia. In Inghilterra, il Balsamo rimase due anni. Legatosi subito di fraterna amicizia con il celebre agronomo Arthur Young (Londra 1741 – ivi 1820), ne assimilò gli insegnamenti cercando di adattarli al contesto siciliano. Egli si convinse che erano proprio i vincoli feudali, con il loro peso opprimente di angherie varie, a non permettere il decollo dell’economia agraria siciliana. Il Balsamo studiò e acquistò poi, alcune macchine agricole di nuova invenzione allo scopo di portarle nella nostra Isola. Scoppiata la rivoluzione francese decise di tornare in Sicilia, ma ebbe il tempo di sostare alcuni mesi in Olanda e i risultati delle sue osservazioni furono pubblicati negli Annali di Agricoltura con il titolo Notizie sull’agricoltura di Fiandra. Tornato in Sicilia, nel 1791 iniziò ufficialmente le sue lezioni di agraria nell’Accademia di Palermo e dopo la morte del prof. Sergio, tenne ad interim anche l’insegnamento di economia e commercio che poi fu unificato nel 1804 con quello di agricoltura e denominato “economia rustica ed agricoltura”. Dal 1792, egli prese l’abitudine di leggere, nel periodo invernale, dalla sua cattedra, una memoria “sopra li più importanti punti dell’Economia rurale siciliana”, nella quale sviscerava approfonditamente le tecniche agrarie utili per il progresso dell’economia isolana, auspicando la nascita di una classe di proprietari terrieri attivi. Nel 1808 ebbe l’incarico, con Giuseppe Piazzi e Domenico Marabitti, di preparare un progetto per l’unificazione del sistema di pesi e misure nel Regno di Sicilia. Nel 1812 ebbe affidato l’incarico di redigere un progetto di costituzione siciliana, che facesse da ponte tra le tradizionali legislazioni isolane e la legislazione di stampo inglese. Dopo la restaurazione e lo scioglimento del parlamento, il Balsamo si ritirò dalla vita politica e narrò le lunghe e farraginose vicende che avevano portato all’abolizione della costituzione del 1812 nella sua opera Sulla istoria moderna del regno di Sicilia, memorie segrete. Delle pingui rendite dell’abbazia di S. Maria dell’Arco poté godere per poco tempo, perché morì il 4 novembre del 1816. Molte sue opere furono pubblicate postume da amici ed estimatori.