Dal 30 settembre al 3 ottobre si è svolto a Edimburgo l’annual meeting del progetto IntercropVALUES. E’ stata un’importante occasione di confronto fra tutti i 13 casi studio co-innovativi che animano il progetto. Sono stati presentati alcuni primi risultati di ricerca, tra i quali l’incremento del tenore proteico nelle farine di frumento se coltivate in consociazione con una leguminosa, una mappatura delle aziende che fanno consociazione in Francia e un panel test su biscotti con diversa percentuale di farina di ceci nell’impasto. L’annual meeting si è concluso con una visita a un’azienda biologica che produce olio di colza per ali alimentazione umana. La colza viene coltivata in consociazione con veccia, trifoglio e fieno greco. In Italia stiamo lavorando sulle barriere burocratiche che ostacolano il diffondersi di questa importante pratica agroecologica. Il 16 ottobre,
inoltre, è prevista una visita al molino Martino Rossi che svolge attività di ricerca sulle consociazioni nella propria azienda sperimentale. Infine, è in fase di perfezionamento lo strumento Interplay, un “gioco” riguardante le consociazioni, utile nella didattica e nello scambio di saperi. Sarà scaricabile dal sito di Rete Semi Rurali. Su www.intercropvalues.eu è possibile trovare materiale tecnico e video. https://intercropvalues.eu/
Dal 29 settembre al 3 ottobre RSR parteciperà al quarto Annual General Meeting di Liveseeding, in Germania, che segnerà la conclusione del terzo anno di attività e l’avvio ufficiale del quarto. Il progetto Horizon EU (2022-2026) “Liveseeding – Transforming Organic Seed Systems” entra così nella sua fase finale, con l’obiettivo di accelerare la diffusione delle sementi biologiche verso il traguardo fissato dall’UE: 100% sementi bio entro il 2036. Per chi si fosse perso alcuni dei nostri notiziari passati, al centro del progetto ci sono le sementi, con la sperimentazione di varietà biologiche e di materiale eterogeneo biologico (MEB). Partendo dal seme, Liveseeding lavora su tutta la filiera, garantendo un approccio multistakeholder che coinvolge agricoltori, aziende sementiere, trasformatori e istituzioni di oltre 17 Paesi europei.
Al termine del terzo anno, Liveseeding ha prodotto strumenti, manuali e ricerche scientifiche a supporto della promozione delle sementi bio a livello europeo e nei diversi Stati membri. Fra i più recenti, le linee guida per le autorità sulle politiche di sostegno e le raccomandazioni pratiche per la notifica dei MEB. In questo contesto, secondo i dati del portale GEVES (https://www.geves.fr/en/), negli ultimi tre anni in Europa sono stati notificati 46 MEB, di cui 4 in Italia nel 2023.
L’ultimo anno sarà dedicato alla disseminazione, al consolidamento dei risultati, alla loro scalabilità e al rafforzamento del legame tra ricerca, mercato e politiche, per accelerare l’azione dell’UE e dei Paesi membri verso l’obiettivo del 100% di sementi biologiche. https://liveseeding.eu/
COUSIN (Crop Wild Relatives Utilisation and Conservation for Sustainable Agriculture) è un progetto europeo finanziato da Horizon Europe e attivo dal 2024 al 2028, con 26 partner di 12 paesi. La sua missione è promuovere l’uso dei parentali selvatici delle colture (CWR – Crop Wild Relatives) come risorsa chiave per costruire sistemi agricoli più sostenibili, resilienti e nutrienti.
I CWRs, “cugini” selvatici delle piante coltivate, custodiscono tratti genetici preziosi per resistere a cambiamenti climatici, siccità, parassiti e malattie, oltre che per migliorare la qualità alimentare. Nonostante il loro potenziale, il loro impiego è ancora limitato da barriere di conoscenza, accessibilità e conservazione. Per superare questi ostacoli, COUSIN si concentra su sei obiettivi principali: identificare i percorsi per l’utilizzo
dei CWRs al fine di rafforzare l’agricoltura sostenibile, riconoscere le migliori riserve genetiche in situ, identificare i bisogni degli stakeholders, diversificare le attività di coltivazione e miglioramento genetico grazie all’uso dei CWRs, fornire su di essi informazioni in un formato accessibile ai potenziali utenti, oltre a formare e sensibilizzare il pubblico.
Il progetto lavora in particolare su cinque colture pilota: grano, orzo, pisello, lattuga e brassicacee. Attraverso ricerca, sperimentazioni sul campo e la creazione di un portale dati user-friendly, COUSIN punta a trasformare la biodiversità vegetale in una risorsa concreta per agricoltori, ricercatori e decisori politici. In questo modo, la biodiversità non sarà solo conservata, ma diventerà un motore di innovazione per un’agricoltura europea più verde e resiliente. https://cousinproject.eu/
Nel 2023 è iniziato il Progetto TRIBIOME “Interconnection of microbiomes in resilient food systems” (Horizon n°101084485) dedicato allo studio della microbiodiversità del suolo nelle colture di pieno campo. Come Rete Semi Rurali partecipiamo alle attività di sperimentazione in campo, in Toscana e in Sicilia, su popolazioni evolutive di frumento tenero e duro. Nel corso del 2024 abbiamo testato 2 modulatori (biopreparati a base di microrganismi). I microrganismi utilizzati sono stati Bacillus endophyticus e Pseudomonas libanensis. Entrambi sono stati isolati nelle aziende agricole del progetto a partire da un esteso campionamento di suolo e rizosfera. La prospettiva di lavorare sul Microbial-assisted plant breeding (MAPB) o Selezione vegetale assistita da microrganismi rappresenta un’innovazione importante per adattare popolazioni
multifunzionali, non vincolate alla sola resa, ma resilienti, adattate a contesti locali e in grado di ottimizzare le interazioni con i microbiomi del suolo. Nel corso dell’annata agraria 2025-2026 sperimenteremo altri modulatori e combinazioni di questi con estratti naturali di colture vegetali. https://www.tribiome.eu/
Parlare di ricerca agricola, uno degli aspetti meno noti e discussi del funzionamento dei nostri sistemi agroalimentari, non è semplice. È una materia sconosciuta, delegata agli addetti ai lavori, che sta vivendo da anni un processo di privatizzazione e di riduzionismo scientifico spinto, senza alcun dibattito o processo democratico di presa delle decisioni. In Italia, infatti, quando si parla di agricoltura al grande pubblico, il discorso si limita al made in Italy, al buono, pulito e giusto, o al biologico, senza mai approfondire come vengono sviluppate le varietà, come la ricerca influenzi i sistemi produttivi e, soprattutto, chi la gestisca e quali siano le implicazioni delle sue applicazioni. Certo non è facile parlare di democrazia nella scienza, ambito dominato dal concetto del sapere esperto degli scienziati, convinti di dover indicare la via da seguire alla politica (e alla società in generale). Come cittadini, viviamo tutti i giorni questa difficoltà quando ci confrontiamo con alcune scelte di salute pubblica che ci riguardano. Ad esempio, di chi ci fidiamo quando si parla di vaccini? A quale sapere ci affidiamo per fare delle scelte informate e consapevoli? Sempre più spesso andiamo a cercare altre voci, altre fonti del sapere che, in alcuni casi, criticano o mettono in discussione la singola voce della scienza ufficiale, ammesso che ne esista una sola. In agricoltura la situazione è ancora più complessa a causa della presenza di un soggetto intermedio tra la scienza e l’oggetto di studio: l’agricoltore. Questa figura, nel corso dell’ultimo secolo, è stata emarginata dalla ricerca, privata dei suoi saperi e sistemi di conoscenza nell’ottica della modernizzazione del settore. Questo cambiamento è stato anche spinto dagli stessi agricoltori, alla ricerca di modalità più semplici per risolvere i problemi connessi col fare un’attività all’aria aperta. È difficile, infatti, rifiutare una varietà resistente alle malattie o più facile da coltivare con determinati prodotti chimici. Questa scelta porta con sè la sfida di affrancarsi da millenni di sofferenze e fatiche del fare agricoltura. Tuttavia, questo passaggio non è stato indolore o privo di conseguenze sociali, economiche e ambientali. All’alba del nuovo millennio tutti i nodi stanno venendo al pettine, ma la risposta alle crisi causate dalla “sbornia” della chimica novecentesca continua a essere cercata nella tecnologia, senza mai mettere in discussione il sistema stesso. La ricerca agricola è ancora dominata da una cultura profondamente scientista e colonialista. Questo Notiziario vuole aprire una finestra su modelli di ricerca alternativi a quelli dominanti, con l’obiettivo di stimolare un dialogo sulle scelte attuali della ricerca pubblica. Dobbiamo riflettere sul fatto che criticare le tecnologie (come ad esempio i nuovi OGM) non vuol dire essere contro la scienza e la ricerca, ma semplicemente discutere dei loro impatti e mettere a confronto punti di vista e interessi diversi. Facciamo nostre le parole della genetista Erna Bennet che nel 2001 scriveva: “sta arrivando il giorno in cui scienziati e intellettuali accetteranno la necessità di intraprendere azioni sociali e assumersi la responsabilità sociale come parte integrante, e non supplementare, della loro responsabilità scientifica, aggiungendo la loro voce e le loro azioni a quelle di milioni di altre persone. Quello sarà un giorno di grande speranza per un mondo gravemente minacciato”.
Rete Semi Rurali ETS, insieme ai Comuni di Firenze, Scandicci, Lastra a Signa e Signa, ha avviato il percorso di costituzione del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino, un’iniziativa volta a promuovere uno sviluppo sostenibile fondato sull’agricoltura biologica, la tutela dell’ambiente e la valorizzazione delle risorse locali.
Da oggi si apre una finestra di un mese per la sottoscrizione dell’Accordo di Distretto, lo strumento che permetterà ad aziende agricole biologiche, associazioni di produttori, enti pubblici e soggetti privati di aderire formalmente al progetto e contribuire alla costruzione del Distretto. L’Assemblea di Distretto, nucleo del futuro modello di governance territoriale, sarà composta per il 51% da aziende agricole biologiche, mentre gli altri attori potranno partecipare in funzione del numero di adesioni raccolte, con priorità per le realtà più attive nella promozione e nella diffusione del biologico.
Entrare a far parte del Distretto significa partecipare a un progetto collettivo che vuole rafforzare la filiera del biologico, sostenere la pianificazione locale del cibo e promuovere la biodiversità in tutte le sue forme. È un passo concreto verso un modello di sviluppo che mette al centro la sostenibilità ambientale, economica e sociale del territorio fiorentino.
Il 16 Ottobre 2025 si è tenuto il workshop “Il Cibo che Cambia” presso la Franco Angeli Accademy, nell’ambito del progetto OnFood. Antropologi, agronomi, biologi ed economisti hanno dialogato a partire da casi studio che rappresentano la crisi dei sistemi agricoli attuali a fronte delle Crisi Climatiche in tutte le loro ampie sfaccettature.
L’agroecologia e il cambio di modello di interpretazione delle nature e del non umano, così come del lessico interpretativo, superando il paradigma fossile, sono stati al centro della riflessione nei momenti comuni, in quelli di attivazione e nei gruppi di lavoro. RSR ha contribuito in virtù della sua esperienza profonda proveniente dal lavoro sul campo e dalla riflessione collettiva, sottolineando la necessità di un approccio socialmente inclusivo, innovativo e basato sulla co-creazione e la condivisione delle conoscenze.
Siamo sicuri sia l’unica strada perseguibile? Abbiamo bisogno di un piano B
di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali
L’agricoltura europea si trova ad affrontare nuove e rapide sfide globali in continua evoluzione, come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, e la necessità di rendere più sostenibili i nostri sistemi agroalimentari.
Inoltre, malgrado i passi indietro rispetto allo slancio del Green Deal, è ancora attuale l’obiettivo di raggiungere il 25% della superficie agricola biologica entro il 2030, definito nelle Strategie Farm to Fork e Biodiversity, come sono operative le misure di attuazione previste dal Regolamento UE 2024/1991 (Nature Restoration Law) che richiedono una transizione verso sistemi agricoli alternativi. Proprio per favorire questa transizione l’Unione Europea ha lanciato il nuovo Partenariato sull’Agroecologia. Rispondere a queste sfide e, allo stesso tempo, mantenere una produzione in grado di soddisfare la domanda, richiede una ricerca agricola più aperta, inclusiva e decentralizzata, capace di rispondere in tempi rapidi ai problemi e con un alto grado di flessibilità e resilienza. Solo in questo modo il settore agricolo sarà capace di rinnovarsi.
Un ruolo centrale lo avrà il miglioramento genetico che dovrà produrre varietà diversificate, resilienti e innovative, adattate ai diversi sistemi agricoli e alle diverse filiere. In questo articolo raccontiamo come si sta evolvendo il mondo del miglioramento genetico in Europa e le diverse forze in gioco che nei prossimi anni ne fisseranno il perimetro. Si tratta, sempre più, di forze divergenti e, come vedremo, in opposizione, dove il tentativo di trovare una visione comune è difficile.
Cominciamo con vedere quali fattori stanno spingendo il miglioramento genetico verso una maggiore concentrazione e specializzazione tecnologica del settore. In questo caso la risposta della ricerca difende lo status quo, cercando nelle nuove tecnologie le risposte salvifiche a ogni problema.
Il primo fattore è senza dubbio legato alla genomica e alle nuove tecniche di manipolazione del DNA (leggi CRISPR/CAS) che stanno plasmando la ricerca, con effetti che si estendono alle sue dimensioni pratiche, sociali, epistemiche e tecnologiche. Questi strumenti pongono nuove sfide per quanto riguarda l’accettabilità pubblica e sociale da parte di agricoltori e cittadini, e, allo stesso tempo, spingono verso un maggiore riduzionismo scientifico.
Il secondo fattore è anch’esso tecnologico e legato al primo, e riguarda l’intelligenza artificiale e i modelli predittivi. Questi, integrando flussi multipli di big data dalla genomica all’ambiente, si presentano come la nuova frontiera (leggi biologica sintetica) che ci permetterà di affrancarci dalla dimensione fisica del campo sperimentale.
Il terzo fattore è legato ai diritti di proprietà intellettuale e al crescente controllo delle imprese lungo le filiere, dal seme al piatto. La forzatura dell’uso del brevetto industriale per la protezione delle varietà vegetali attuata dall’Ufficio Brevetti Europeo (EPO) e l’uso del brevetto nel nuovo mondo della CRISPR mania delineano uno scenario sempre più proprietario che pone rischi alla stessa capacità innovativa del settore.
Il quarto fattore si deve alla riduzione dei finanziamenti per la ricerca pubblica e alla specializzazione estrema della professione nelle cattedre di genetica nelle università. Stiamo perdendo competenze e conoscenze, infatti, man mano che la genetica quantitativa o il miglioramento lasciano il passo alla biologica molecolare, riducendo, di conseguenza, il possibile ruolo che potrebbe svolgere il breeding pubblico.
L’ultimo fattore, complementare al quarto, vede la crescita della ricerca privata, i cui obiettivi sono dettati dal mercato, non riflettono i bisogni sociali o ambientali più ampi, e non considerano specie, agricoltori e ambienti definiti marginali.
Questo paradigma scientifico e politico trova esemplificazione nella nuova piattaforma tecnologica europea Plants for the Future ETP (Plant ETP), una rete che comprende scienziati, agricoltori, aziende e istituzioni, e che vede insieme i sementieri (Euroseeds), gli agricoltori (Copa-cogeca) e le principali università. Anche se si presenta come un luogo neutrale e scientifico, nasce con l’idea di facilitare l’accettazione delle nuove tecnologie genetiche, per evitare gli errori di comunicazione commessi con l’introduzione degli OGM venti anni fa. Purtroppo, la politica della ricerca sta sostenendo e favorendo questo sviluppo, fidandosi ciecamente delle potenzialità, raccontate ma non provate, delle nuove tecnologie. Nessun piano B in caso ci fossimo sbagliati. Sarebbe, al contrario, fondamentale sostenere altri modelli di ricerca in un ecosistema diversificato e rivolto a diversi modelli agricoli. Infatti, un’altra opzione ci sarebbe e sta emergendo come una nuova narrativa nel settore della ricerca agricola che mette in discussione l’attuale paradigma. Vediamone i punti essenziali.
Il miglioramento genetico partecipativo e decentralizzato, attraverso il coinvolgimento di un maggior numero di attori nel processo e la realizzazione delle prove in condizioni reali (direct selection), offre un’opportunità unica per affrontare alcune delle sfide future, come i cambiamenti climatici , la perdita di biodiversità e la transizione agroecologica.
Il nuovo modello di business nella produzione delle sementi deve avere come obiettivo lo sviluppo di materiali diversi adattati a diversi ambienti
I sistemi agricoli alternativi (ad es. biologico o agroecologia) richiedono sforzi di miglioramento genetico dedicati, basati su varietà diversificate (ad esempio varietà biologiche o materiali eterogenei biologici) che differiscono sostanzialmente dai criteri di uniformità delle varietà moderne. È richiesto un cambiamento del modello di business della selezione e della commercializzazione delle sementi, poiché l’obiettivo è sviluppare materiali diversi adattati a diversi ambienti: ciò renderà impossibile recuperare i costi della ricerca tramite royalties. Le orphan crops e le specie trascurate o sottoutilizzate stanno tornando a occupare un ruolo centrale in agricoltura, sia per la loro capacità di essere coltivate in ambienti marginali sia per il loro valore nutrizionale e culturale. Ad oggi sono state dimenticate dalla ricerca. La conservazione dell’agrobiodiversità è un obiettivo della Politica Agricola Comunitaria, integrato anche nella nuova proposta della Commissione sulla commercializzazione delle sementi. Il miglioramento genetico dovrà adeguarsi di conseguenza lavorando per aumentare la diversità e non avere come obiettivo l’uniformità. In questo modo potrebbe rispondere, anche, all’urgenza di allargare la base genetica delle colture, ridotta da anni di miglioramento genetico rivolto all’uniformità e dalla pratica di usare sempre di più materiale migliorato nel processo di selezione. Questa agenda alternativa potrebbe essere sostenuta e promossa dalle politiche pubbliche sulla ricerca agricola, in modo complementare a quella tecnologica. Così facendo il miglioramento potrebbe includere nuovi obiettivi, che vadano ben oltre resa, prestazioni e resistenza, e nuovi ambienti, le aree marginali finora dimenticate sia dalla ricerca pubblica che privata, aprendosi a collaborazioni interdisciplinari e transdisciplinari, per ricostruire un nuovo quadro epistemico in particolare con gli studi filosofici e sociali della scienza, al fine di esplorare potenziali alternative.
Scopri come l’Italia può costruire un futuro agroecologico per la sua agricoltura
l progetto “Dialogo Strategico per la Transizione Ecologica dei Sistemi Agroalimentari” sostenuto da Fondazione Cariplo, nasce per rispondere alle controversie generate dal Green Deal europeo, spesso visto con scetticismo dal mondo agricolo italiano. Dopo il Dialogo Strategico avviato dalla Commissione Europea nel 2024, anche in Italia si vuole promuovere un confronto inclusivo per trovare una sintesi tra sviluppo rurale, sostenibilità ambientale, economica e sociale. L’obiettivo è creare un’ampia alleanza tra agricoltori, istituzioni, imprese e società civile per elaborare una visione condivisa basata sui principi dell’agroecologia della FAO. Il progetto prevede incontri facilitati da esperti, per produrre un documento finale che vuole contribuire a indirizzare le future politiche nazionali ed europee.
Gli incontri via web passati: – 28/07/2025: Co-creazione e condivisione della conoscenza nei sistemi agroalimentari; – 16/09/2025: Cicli delle risorse;
Prossimi incontri on line: – 14/10/2025: Biodiversità; – 11/11/2025: Consumo individuale e collettivo; – 16/12/2025: Lavoro e condizionalita’ sociale.
A questi incontri seguiranno due incontri in presenza: – 13/02/2026 a Milano: presentazione finale del manifesto e dialogo conclusivo;
– Aprile 2026 a Roma: presentazione del manifesto strategico prodotto alle Istituzioni.
Vuoi far parte di questo cambiamento? Partecipa anche tu iscrivendoti sulla pagina web: https://rsr.bio/dialogo-strategico/ e contribuisci a disegnare un’agricoltura più resiliente, giusta e innovativa per i sistemi alimentari di domani.
La formazione in agroecologia Coltivare Gaia è un’ iniziativa di Mondeggi Bene Comune e Rete Semi Rurali e realizzata con il patrocinio di Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università di Firenze. Vi hanno preso parte 42 persone selezionate in base a lettera di motivazioni e curriculum. Il percorso formativo si è sviluppato in otto fine settimana con un programma distribuito tra lezioni di scienze sociali e scienze applicate. Coltivare Gaia nasce con l’intento di essere complementare a Scuola Contadina di Mondeggi Bene Comune. Se quest’ultima offre occasioni di formazione pratica, con incontri che si svolgono quasi sempre in campo, Coltivare Gaia ha offerto lezioni teoriche e di ricerca applicata. Crediamo che la trasformazione agroecologica richieda un approccio intersezionale agli spazi e alle comunità di pratiche. Coltivare Gaia evolvendo insieme con partecipanti e docenti è divenuto uno spazio di sperimentazione sull’intreccio tra differenti discipline di studio: dall’ecologia politica alla microbiologia del suolo, dall’antropologia musicale alla facilitazione di gruppi. Nel corso dell’anno la classe ha adottato un filare di vigna presso Mondeggi Bene Comune e partecipato a visite pratiche non inserite nel programma del corso dedicate alla fertilità del suolo in orticoltura agroecologica. Le attività del progetto si concluderanno con un incontro pubblico sulle problematiche legate al riconoscimento dell’agroecologia come approccio alla produzione, non solo agroalimentare.
Un podcast di cinque puntate è in lavorazione e la sua uscita è prevista a gennaio 2026. Il 2026 riparte la Scuola contadina di Mondeggi. Con Coltivare Gaia l’appuntamento è per il 2027 con una nuova offerta formativa orientata a rafforzare gli strumenti per la trasformazione agroecologica.
Coltivare Gaia è finanziato da Agenda Ecologia di Unione Buddista Italiana