In recent decades, the use of fertilizers and pesticides has doubled global food production but has also led to significant environmental problems, including eutrophication, reduced biodiversity, and a substantial contribution to global warming. These rapid changes are pushing agriculture towards a fundamental transformation, necessitating sustainable alternatives to reduce the carbon footprint of agricultural practices and enhance plant adaptation to environmental stresses. Exploiting soil microbial communities offers great potential to improve the efficiency of agricultural production, increase resilience to environmental stresses, and promote the agroecological transition of food systems. Soil microbiota influence plant growth, health, and stress resistance by facilitating the uptake of essential nutrients such as nitrogen and phosphorus, and by helping plants resist drought, high salinity, and pathogen attacks.
The impact of microorganisms on plant growth
Research is focusing on optimizing soil microbial communities for beneficial interactions with plants by selecting plant varieties that respond well to these microbes. New tools now allow us to explore plant-microbiome interactions in unprecedented detail, revealing insights into resistance mechanisms against simultaneous pathogen attacks and interactions with beneficial microbes. A new conceptual framework for improving microbial inoculation success is emerging.
The impact of microorganisms on plant growth and health has led to the integration of the microbiome into the basic model that determines a plant’s phenotype (Y) through the relationship between genotype (G) , epigenetic (eG) and environment (E), resulting in the model Y ∼ G x eG x E x M. Microbial inoculation only enhances the ability to cope with stress when all factors are aligned: the plant genotype must respond to the inoculated microorganism, the inoculant must adapt to the soil’s physical-chemical environment, and it must establish itself in the local microbiome.
While the role of plant-associated microbes in plant health is clear, a comprehensive understanding of how plants influence their microbiome, both in harmful and beneficial ways, is still under development. There is growing evidence of genetic variation in the regulation of plant-microbe interactions, which plant breeders can exploit. This new breeding strategy proposes incorporating the entire plant holobiome into resistance selection strategies to discover complex defense mechanisms.
Reducing the use of agrochemicals
Microbiome-assisted plant production aims to maintain yields while reducing the use of agrochemicals. Instead of relying on fertilizers and pesticides, beneficial microbes are added to the soil or plants, with specific plant species enriching these microorganisms and soil management practices creating favorable conditions. Many microorganisms improve plant nutrition or increase resistance to stresses, offering promising opportunities to ensure crop productivity and stability.
However, large-scale adoption of these technologies faces challenges, such as “context dependency,” where the benefits of microbes can vary significantly depending on environmental factors such as soil type, climate, and crop species. This variability complicates the prediction of outcomes in different agricultural contexts. Inoculation of selected microorganisms is promising but faces obstacles related to regulation, registration, consumer acceptance, and market dynamics.
A sustainable and reliable agricultural practice
Progress has been made with microbial consortia for biocontrol and biofertilization, where the synergy between fungal and bacterial strains promotes plant growth and suppresses pathogens. However, improving application technologies and formulations to achieve high cell counts and shelf life remains essential.
To advance microbiome-assisted plant breeding, a thorough understanding of genotype-microbiome interactions and the ecology of the inoculating strains or consortia is crucial. Efficient screening tools are needed to select suitable plant genotypes and consider the variability of the soil microbiome in different environments. With an integrated, science-based strategy, microbiome-assisted crop production could become a sustainable and reliable agricultural practice, ensuring food security in a changing world.
In this context, agroecology provides a fundamental framework. This approach combines scientific knowledge and local experience to promote sustainable, resilient, and diverse agricultural systems. Agroecological transformation enhances plant-microbe interactions, reduces dependence on chemical inputs, and improves soil health. The adoption of agroecological breeding strategies promotes agriculture that mitigates climate change, conserves biodiversity, and ensures food security
Le nuove scelte alimentari sono condizionate dal marketing, dalla paura e dall’ignoranza dei sistemi agroalimentari. Un frutto avvelenato del capitalismo.
di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 274 – Ottobre 2024
Giunto alla sua trentaseiesima edizione quest’estate è uscito l’annuale Rapporto Italia che indaga i cambiamenti nella nostra società, pubblicato da Eurispes. Uno dei capitoli del Rapporto è dedicato alla dieta degli italiani, utile per comprendere le nuove tendenze alimentari.
Al di là di registrare un aumento di vegetariani e vegani, rispettivamente il 7,2% e il 2,3% composto soprattutto da donne e da persone che abitano nel Nord Italia, è interessante notare la diffusione dei cosiddetti alimenti “senza”. Si tratta di una serie di prodotti che troviamo sempre più nei supermercati e che ci vengono proposti dal marketing agroalimentare. Il rapporto presenta una situazione dove un italiano su tre consuma abitualmente alimenti senza lattosio (30,9%), uno su quattro alimenti senza zucchero (25%), uno su cinque senza glutine (21%) e senza lievito (18,3%), e quasi uno su dieci senza uovo (13,8%). È interessante notare che tutte queste scelte alimentari non sono frutto diretto di altrettante intolleranze o allergie a questi prodotti. Infatti, il rapporto fa presente che meno della metà di chi le fa ha un problema medico certificato che lo spinge a un’alimentazione senza. Ma allora perché rinunciare ad alcune cose della nostra dieta mediterranea, come ad esempio i latticini, se non si è obbligati a farlo per motivi medici?
Per rispondere a questa domanda è utile rifarsi a un saggio del 2014 dell’antropologo Marino Niola, “Homo Dieteticus. Viaggio nelle tribù alimentari” (il Mulino). Il primo capitolo si intitola “Siamo quello che non mangiamo”, parafrasando il filosofo Ludwig Feuerbach che, nel XIX secolo, invece, affermava “noi siamo quello che mangiamo”’. Già dieci anni fa, Niola raccontava un’Italia in cambiamento in cui il cibo assume un ruolo sempre più importante per plasmare i nostri Io, non più in un’ottica di tradizione o memoria condivisa, ma come strumento per autodefinire il proprio sé all’interno di precise tribù alimentari. Mangiare senza qualcosa delimita queste tribù, in cui “la sacralità si è ormai trasferita nel corpo che è diventato il simulacro del Dio assente”.
Se l’antropologia ci aiuta nel capire l’esplosione della cucina “senza”, centrale nella creazione dell’Io, il mercato ci fornisce l’altra parte della spiegazione. Infatti, i messaggi sull’importanza del legame tra cibo e salute, sull’agricoltura biologica, e le critiche al cibo ultra-processato e all’agricoltura industriale sono stati in qualche modo recepiti e digeriti dall’industria agroalimentare che li ha trasformati in marketing di nuovi prodotti, alimentando determinate scelte di consumo. Prendiamo un bene come il latte, fino a ieri uguale a sé stesso nella storia dell’uomo. Per l’economia si tratta di un settore poco remunerativo con bassi margini di profitto, ma quando il liquido bianco può essere venduto senza lattosio, oppure diventare di soia, avena o simili, o addizionato di varie vitamine, ecco che diventa un prodotto su cui puntare.
Il 30,9% degli italiani consuma abitualmente alimenti senza lattosio secondo l’annuale Rapporto Italia sui cambiamenti nella nostra società di Eurispes.
Ovviamente con un marketing dedicato che fa leva sulla nostra paura del cibo e sulla nostra ignoranza dei sistemi agroalimentari. Infatti, l’assenza di legame tra persone intolleranti e quelle che seguono una certa dieta “senza”, denota come non sia la necessità a motivare la scelta ma piuttosto un misto di cultura e mercato.
Il cittadino, diventato consumatore solitario in un mondo che mette sempre più paura, si rifugia in scelte di consumo alimentare individuali governate da un preciso marketing commerciale. Il sistema capitalistico ha così interiorizzato la critica al modello agricolo industriale, attraverso la catarsi del presunto cibo naturale e senza quelle cose che di volta in volta ci mettono paura, chiamate zucchero, poi lattosio o glutine. A quando un cibo senza agricoltura?
Da lunedì 7 a domenica 13 Ottobre si è svolto presso il Centre du Foret et Recycalge di Thies, in Sénégal il Seminario di Formazione sull’Agroecologia, organizzato e supportato dalla Coalizione di ONG Italiane “Azione Terrae”, di cui Rete Semi Rurali fa parte. La coalizione per la promozione dell’agroecologia include 7 associazioni di cooperazione internazionale (ACRA, CISV, COSPE, DEAFAL, LVIA, Mani Tese, Terra Nuova) attive da decenni con propri progetti in Africa Occidentale e 2 reti della società civile italiana ed europea (Rete Semi Rurali e Agroecology Europe), collaborando con associazioni della società civile di 8 paesi diversi dell’Africa Occidentale, per promuovere la transizione agroecologica dei sistemi agroalimentari nella regione.
La formazione ha previsto momenti di scambio e incontro sulle politiche agroecologiche implementate nei diversi paesi rappresentanti, nonché sulle buone pratiche agroecologiche di campo e filiera messe in opera ma anche momenti formativi specifici destinati alle competenze non tecniche funzionali all’approccio agroecologico e sugli strumenti valutativi per valutare il livello di transizione agroecologica in essere.
Il corso di formazione ha incluso nel fine settimana visite in campo presso aziende agroecologiche virtuose operanti nella regione di Thiès e Fatick in Senegal, specializzate nella produzione di biopesticidi, nella produzione orticola agroecologica periurbana e nella formazione e il supporto ai giovani nell’intraprendere percorsi imprenditoriali agricoli all’insegna dell’Agroecologia.
In particolare nella giornata di sabato 12 ottobre la delegazione di Azione Terrae ha fatto visita all’Azienda Formativa Agro-Ecologica di Kaydara, gestita dall’Associazione Jardins d’Afrique, che opera dal 2000 in Senegal con un approccio trasformativo, rappresentando un vero e proprio caso studio positivo di scalabilità di buone pratiche agroecologiche, di campo e organizzative, per la transizione verso agrosistemi ambientalmente e socialmente più sostenibili.
Le giornate di formazioni si sono concluse con un momento finale di valutazione e di definizione di comuni linee di indirizzo di progettazione e advocacy pre promuovere l’agroecologia in una prospettiva sovranazionale.
La fattoria senza padroni La storica fattoria senza padroni condivide i lavori in corso concordati con le istituzioni ma non intende lasciare l’area occupata 10 anni dalla 3 giorni che diede vita alla custodia popolare, portando centinaia di persone a prendere parte alla riappropriazione di 170 ettari di terreno agricolo abbandonato alle porte di Firenze, Mondeggi Bene Comune, fattoria senza padroni, lancia oggi un appello al confronto pubblico.
IL TEMA SONO LE SORTI di un’esperienza basata su un lungo percorso di salvaguardia del territorio attraverso la gestione collaborativa della fattoria e della sua capacità di produrre cibo sano e di qualità per la comunità circostante che ora, dopo una decisione non poco sofferta, seguita anche ai tentativi di mettere in vendita i terreni e i casolari che vi sorgono sopra da parte della Città Metropolitana, ha accolto la proposta dell’ente di contribuire alla rigenerazione della tenuta con i fondi del Pnrr, intraprendendo un percorso di legittimazione.
GLI OCCUPANTI, CHE NEL FRATTEMPO hanno lasciato i casolari per permettere lo svolgimento dei lavori, già in corso in 5 cantieri, e che si erano per questo riuniti in una sola casa, hanno visto però avanzare la richiesta di sgomberare anche da quella.
«SAPPIAMO BENE CHE QUANDO SI LASCIA un posto che è stato occupato poi diventa difficile rientrare» mette in evidenza Eliana Caramelli, del Comitato Mondeggi Bene Comune: «Lasciare completamente il terreno per i due anni che ci separano dalla fine dei lavori, che dovrebbero terminare nel 2026, sarebbe un disastro sul piano delle relazioni costruite in questo lungo periodo e non avere più uno spazio fisico in cui trovarsi per fare le riunioni o una cena condivisa creerebbe un deserto sociale. Senza contare la difficoltà di poter stare curare le coltivazioni e gli animali non abitando sul luogo. Qui vivono persone che hanno investito molto del loro tempo di vita e ci preoccupa come potrà essere gestita questa transizione», ha spiegato mettendo in rilievo le motivazioni che destano preoccupazione nel presidio.
DURANTE L’INCONTRO DELLA SCORSA settimana con Francesco Pignotti, sindaco di Bagno a Ripoli, a cui la tenuta fa capo, e con i tecnici della Città Metropolitana di Firenze, la richiesta di liberare l’ultimo casale rimasto abitato, quello di Cuculia, è infatti stata esplicitata dall’amministrazione. Nonostante l’impegno espresso da quest’ultima nel terminare i lavori entro un tempo più breve (la fine di quest’anno), il comitato di Mondeggi ha invitato la cittadinanza a partecipare a un’assemblea pubblica che si è tenuta il 28 settembre presso la Casa del Popolo di Ponte a Ema, per dare voce ai dubbi che accompagnano il delicato processo.
NEL COMUNICATO IL GRUPPO di occupanti ha sottolineato la necessità che i lavori di ristrutturazione avvengano in maniera compatibile con le «esigenze di continuità abitativa e sociale dell’esperienza collettiva», basata su un insieme di pratiche comuni di cui il presidio garantisce l’esistenza».
LA FATTORIA INFATTI IN QUESTI ANNI non è stata solo un esempio unico nel suo genere di ripristino dei terreni, con 300 piante da frutto, 10 ettari di vigneto e circa 6000 ulivi sottratti ai rovi e gestiti attraverso la formula del MO.T.A., l’affidamento a singole persone o collettivi con l’obiettivo di auto-prodursi il proprio olio secondo un approccio agroecologico, ma anche una fucina di esperienze diversificate la cui lista è talmente lunga che sarebbe quasi impossibile elencarla.
BASTI PENSARE ALLA SCUOLA CONTADINA, un momento di condivisione libera e gratuita di saperi e autoproduzioni, che qui si svolge ogni anno vedendo la partecipazione di centinaia di persone e che ora vorrebbe alternarsi a un nuovo progetto in programma dal nome Coltivare Gaia, organizzato da Mondeggi Bene Comune, Rete Semi Rurali e Unione Buddista Italiana, e che si propone di arricchire il percorso sul sapere contadino con approfondimenti sul pensiero ecologico, le sociologie urbane e rurali e l’ecologia politica.
A VOLER AMPLIARE IL GRANDE LAVORO di partecipazione che il comitato ha saputo costruire in questi anni, coinvolgendo la popolazione locale e non solo, e che ha dato impulso anche all’approvazione da parte della Regione Toscana della legge sul Governo collaborativo dei beni comuni e del territorio per la promozione della sussidiarietà sociale, è anche il progetto Mondeggi 2026, a cui hanno già aderito 17 fra associazioni e collettivi, con l’intento di popolare la tenuta con pratiche di innovazione culturale, solidarietà, inclusione sociale, ricerca scientifica, produzione agricola, educazione sportiva e artistica.
PROPRIO LA FUTURA GESTIONE di Mondeggi è ciò che più preoccupa le persone del comitato organizzativo, come anche la co-progettazione del sito insieme all’amministrazione che dovrebbe iniziare a fine lavori, che però non è stata ancora chiarita e su cui il comitato è in attesa di un confronto con la sindaca di Firenze e della Città Metropolitana, Sara Funaro.
PER IL MOMENTO PERO’ NON E’ STATA ancora superata la fase delle promesse né sventato ufficialmente il pericolo di sgombero immediato del casale di Cuculia, come riportano gli attivisti nel comunicato diramato prima dell’assemblea, puntualizzando che la questione non è di natura tecnica, ma politica.
«NOI PENSIAMO CHE SAREBBE MOLTO lungimirante costruire una partnership tra Mondeggi Bene Comune e l’ente pubblico in cui la gestione e l’uso civico della terra appartenga a quelle forme di autorganizzazione che contraddistinguono il paradigma dei beni comuni emergenti. Un approccio verticale metterebbe infatti a rischio la ricchezza e la fluidità della partecipazione, indebolendo questa esperienza invece di consolidarla», ha spiegato Andrea Ghelfi, ricercatore in Sociologia dell’Ambiente e del Territorio al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Firenze e attivista di Mondeggi Bene Comune. Per il ricercatore, l’esperienza di Mondeggi sarà un grande banco di prova per vedere se c’è davvero la volontà di inventare forme istituzionali all’altezza delle iniziative che la cittadinanza ha saputo costruire sul territorio».
Da settembre 2024 a marzo 2025 in 10 diverse regioni d’Italia l’Associazione per l’agricoltura biodinamica ha programmato corsi regionali gratuiti per agricoltori biologici e in conversione.
I nostri amici e soci dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica organizzano una seria di corsi di formazione gratuiti per agricoltori biologici e in conversione. I corsi di 50 ore ciascuno prevedono approfondimenti qualificati per lo sviluppo aziendale di nuove frontiere dell’Agricoltura biologica valorizzando il lavoro agroecologico degli ultimi 100 anni, l’obiettivo è consentire la trasformazione ecologica della propria azienda agricola con il metodo dell’associazione biodinamica tale da garantire in pochi anni fertilità, resilienza e remuneratività rispetto al cambio climatico e al disequilibrio portato dalle attività antropiche del paesaggio circostante.
Per ricevere maggiori informazioni e iscriversi compilare questo modulo, https://forms.gle/ja8MRpHYkdewb8jC9sarete contattati e riceverete il programma dettagliato del corso regionale a scelta individuato, oppure contattare direttamente la segreteria info@biodinamica.org, cell 339 803 7279
Inoltre è possibile usufruire anche di consulenza personalizzata gratuita su richiesta per aziende biologiche in conversione con vista in loco e supporto a distanza, supportiamo le singole aziende agricole biologiche su basi efficaci nella gestione del proprio organismo agricolo e la messa in rete nei territori.
Le attività sono gratuite in quanto finanziate nell’ambito del progetto ministeriale Innovazionebio CUP 11 DPQAI1 MASAF prot. N. 52 828 del 19102023