Da lunedì 7 a domenica 13 Ottobre si è svolto presso il Centre du Foret et Recycalge di Thies, in Sénégal il Seminario di Formazione sull’Agroecologia, organizzato e supportato dalla Coalizione di ONG Italiane “Azione Terrae”, di cui Rete Semi Rurali fa parte. La coalizione per la promozione dell’agroecologia include 7 associazioni di cooperazione internazionale (ACRA, CISV, COSPE, DEAFAL, LVIA, Mani Tese, Terra Nuova) attive da decenni con propri progetti in Africa Occidentale e 2 reti della società civile italiana ed europea (Rete Semi Rurali e Agroecology Europe), collaborando con associazioni della società civile di 8 paesi diversi dell’Africa Occidentale, per promuovere la transizione agroecologica dei sistemi agroalimentari nella regione.
La formazione ha previsto momenti di scambio e incontro sulle politiche agroecologiche implementate nei diversi paesi rappresentanti, nonché sulle buone pratiche agroecologiche di campo e filiera messe in opera ma anche momenti formativi specifici destinati alle competenze non tecniche funzionali all’approccio agroecologico e sugli strumenti valutativi per valutare il livello di transizione agroecologica in essere.
Il corso di formazione ha incluso nel fine settimana visite in campo presso aziende agroecologiche virtuose operanti nella regione di Thiès e Fatick in Senegal, specializzate nella produzione di biopesticidi, nella produzione orticola agroecologica periurbana e nella formazione e il supporto ai giovani nell’intraprendere percorsi imprenditoriali agricoli all’insegna dell’Agroecologia.
In particolare nella giornata di sabato 12 ottobre la delegazione di Azione Terrae ha fatto visita all’Azienda Formativa Agro-Ecologica di Kaydara, gestita dall’Associazione Jardins d’Afrique, che opera dal 2000 in Senegal con un approccio trasformativo, rappresentando un vero e proprio caso studio positivo di scalabilità di buone pratiche agroecologiche, di campo e organizzative, per la transizione verso agrosistemi ambientalmente e socialmente più sostenibili.
Le giornate di formazioni si sono concluse con un momento finale di valutazione e di definizione di comuni linee di indirizzo di progettazione e advocacy pre promuovere l’agroecologia in una prospettiva sovranazionale.
La fattoria senza padroni La storica fattoria senza padroni condivide i lavori in corso concordati con le istituzioni ma non intende lasciare l’area occupata 10 anni dalla 3 giorni che diede vita alla custodia popolare, portando centinaia di persone a prendere parte alla riappropriazione di 170 ettari di terreno agricolo abbandonato alle porte di Firenze, Mondeggi Bene Comune, fattoria senza padroni, lancia oggi un appello al confronto pubblico.
IL TEMA SONO LE SORTI di un’esperienza basata su un lungo percorso di salvaguardia del territorio attraverso la gestione collaborativa della fattoria e della sua capacità di produrre cibo sano e di qualità per la comunità circostante che ora, dopo una decisione non poco sofferta, seguita anche ai tentativi di mettere in vendita i terreni e i casolari che vi sorgono sopra da parte della Città Metropolitana, ha accolto la proposta dell’ente di contribuire alla rigenerazione della tenuta con i fondi del Pnrr, intraprendendo un percorso di legittimazione.
GLI OCCUPANTI, CHE NEL FRATTEMPO hanno lasciato i casolari per permettere lo svolgimento dei lavori, già in corso in 5 cantieri, e che si erano per questo riuniti in una sola casa, hanno visto però avanzare la richiesta di sgomberare anche da quella.
«SAPPIAMO BENE CHE QUANDO SI LASCIA un posto che è stato occupato poi diventa difficile rientrare» mette in evidenza Eliana Caramelli, del Comitato Mondeggi Bene Comune: «Lasciare completamente il terreno per i due anni che ci separano dalla fine dei lavori, che dovrebbero terminare nel 2026, sarebbe un disastro sul piano delle relazioni costruite in questo lungo periodo e non avere più uno spazio fisico in cui trovarsi per fare le riunioni o una cena condivisa creerebbe un deserto sociale. Senza contare la difficoltà di poter stare curare le coltivazioni e gli animali non abitando sul luogo. Qui vivono persone che hanno investito molto del loro tempo di vita e ci preoccupa come potrà essere gestita questa transizione», ha spiegato mettendo in rilievo le motivazioni che destano preoccupazione nel presidio.
DURANTE L’INCONTRO DELLA SCORSA settimana con Francesco Pignotti, sindaco di Bagno a Ripoli, a cui la tenuta fa capo, e con i tecnici della Città Metropolitana di Firenze, la richiesta di liberare l’ultimo casale rimasto abitato, quello di Cuculia, è infatti stata esplicitata dall’amministrazione. Nonostante l’impegno espresso da quest’ultima nel terminare i lavori entro un tempo più breve (la fine di quest’anno), il comitato di Mondeggi ha invitato la cittadinanza a partecipare a un’assemblea pubblica che si è tenuta il 28 settembre presso la Casa del Popolo di Ponte a Ema, per dare voce ai dubbi che accompagnano il delicato processo.
NEL COMUNICATO IL GRUPPO di occupanti ha sottolineato la necessità che i lavori di ristrutturazione avvengano in maniera compatibile con le «esigenze di continuità abitativa e sociale dell’esperienza collettiva», basata su un insieme di pratiche comuni di cui il presidio garantisce l’esistenza».
LA FATTORIA INFATTI IN QUESTI ANNI non è stata solo un esempio unico nel suo genere di ripristino dei terreni, con 300 piante da frutto, 10 ettari di vigneto e circa 6000 ulivi sottratti ai rovi e gestiti attraverso la formula del MO.T.A., l’affidamento a singole persone o collettivi con l’obiettivo di auto-prodursi il proprio olio secondo un approccio agroecologico, ma anche una fucina di esperienze diversificate la cui lista è talmente lunga che sarebbe quasi impossibile elencarla.
BASTI PENSARE ALLA SCUOLA CONTADINA, un momento di condivisione libera e gratuita di saperi e autoproduzioni, che qui si svolge ogni anno vedendo la partecipazione di centinaia di persone e che ora vorrebbe alternarsi a un nuovo progetto in programma dal nome Coltivare Gaia, organizzato da Mondeggi Bene Comune, Rete Semi Rurali e Unione Buddista Italiana, e che si propone di arricchire il percorso sul sapere contadino con approfondimenti sul pensiero ecologico, le sociologie urbane e rurali e l’ecologia politica.
A VOLER AMPLIARE IL GRANDE LAVORO di partecipazione che il comitato ha saputo costruire in questi anni, coinvolgendo la popolazione locale e non solo, e che ha dato impulso anche all’approvazione da parte della Regione Toscana della legge sul Governo collaborativo dei beni comuni e del territorio per la promozione della sussidiarietà sociale, è anche il progetto Mondeggi 2026, a cui hanno già aderito 17 fra associazioni e collettivi, con l’intento di popolare la tenuta con pratiche di innovazione culturale, solidarietà, inclusione sociale, ricerca scientifica, produzione agricola, educazione sportiva e artistica.
PROPRIO LA FUTURA GESTIONE di Mondeggi è ciò che più preoccupa le persone del comitato organizzativo, come anche la co-progettazione del sito insieme all’amministrazione che dovrebbe iniziare a fine lavori, che però non è stata ancora chiarita e su cui il comitato è in attesa di un confronto con la sindaca di Firenze e della Città Metropolitana, Sara Funaro.
PER IL MOMENTO PERO’ NON E’ STATA ancora superata la fase delle promesse né sventato ufficialmente il pericolo di sgombero immediato del casale di Cuculia, come riportano gli attivisti nel comunicato diramato prima dell’assemblea, puntualizzando che la questione non è di natura tecnica, ma politica.
«NOI PENSIAMO CHE SAREBBE MOLTO lungimirante costruire una partnership tra Mondeggi Bene Comune e l’ente pubblico in cui la gestione e l’uso civico della terra appartenga a quelle forme di autorganizzazione che contraddistinguono il paradigma dei beni comuni emergenti. Un approccio verticale metterebbe infatti a rischio la ricchezza e la fluidità della partecipazione, indebolendo questa esperienza invece di consolidarla», ha spiegato Andrea Ghelfi, ricercatore in Sociologia dell’Ambiente e del Territorio al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Firenze e attivista di Mondeggi Bene Comune. Per il ricercatore, l’esperienza di Mondeggi sarà un grande banco di prova per vedere se c’è davvero la volontà di inventare forme istituzionali all’altezza delle iniziative che la cittadinanza ha saputo costruire sul territorio».
Da settembre 2024 a marzo 2025 in 10 diverse regioni d’Italia l’Associazione per l’agricoltura biodinamica ha programmato corsi regionali gratuiti per agricoltori biologici e in conversione.
I nostri amici e soci dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica organizzano una seria di corsi di formazione gratuiti per agricoltori biologici e in conversione. I corsi di 50 ore ciascuno prevedono approfondimenti qualificati per lo sviluppo aziendale di nuove frontiere dell’Agricoltura biologica valorizzando il lavoro agroecologico degli ultimi 100 anni, l’obiettivo è consentire la trasformazione ecologica della propria azienda agricola con il metodo dell’associazione biodinamica tale da garantire in pochi anni fertilità, resilienza e remuneratività rispetto al cambio climatico e al disequilibrio portato dalle attività antropiche del paesaggio circostante.
Per ricevere maggiori informazioni e iscriversi compilare questo modulo, https://forms.gle/ja8MRpHYkdewb8jC9sarete contattati e riceverete il programma dettagliato del corso regionale a scelta individuato, oppure contattare direttamente la segreteria info@biodinamica.org, cell 339 803 7279
Inoltre è possibile usufruire anche di consulenza personalizzata gratuita su richiesta per aziende biologiche in conversione con vista in loco e supporto a distanza, supportiamo le singole aziende agricole biologiche su basi efficaci nella gestione del proprio organismo agricolo e la messa in rete nei territori.
Le attività sono gratuite in quanto finanziate nell’ambito del progetto ministeriale Innovazionebio CUP 11 DPQAI1 MASAF prot. N. 52 828 del 19102023
Dal 17 al 20 settembre 2024, Rete Semi Rurali è stata impegnata nell’ambito del progetto LiveSeeding, che ha tenuto il suo terzo Annual General Meeting a Novara.
Il 17 settembre, RSR ha partecipato a un incontro presso la Fondazione Cariplo a Milano, insieme a consiglieri e assessori di diverse municipalità, tra cui Scandicci, per discutere delle politiche locali del cibo nell’ambito del Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP). Durante l’incontro si è discusso della necessità di integrare strategie e azioni legate all’agrobiodiversità e al sistema sementiero nelle politiche pubbliche metropolitane. Sono stati presentati esempi concreti di politiche del cibo in città come Rennes (Francia), Ginevra (Svizzera), Granollers (Spagna), Scandicci e Milano (Italia), evidenziando approcci innovativi per promuovere sistemi alimentari sostenibili e resilienti. Questo incontro ha anticipato le tre intense giornate di lavoro nell’ambito del progetto LiveSeeding all’Hotel Novarello, durante le quali partner provenienti da tutta Europa si sono confrontati sui prossimi passi da compiere per promuovere la crescita del settore biologico e delle sementi biologiche per una transizione verso sistemi alimentari sostenibili e diversificati in Europa. Si è trattato di tre giornate ricche di scambi di conoscenze e opportunità di collaborazione, cruciali per diffondere i risultati raggiunti fino a questo punto e per pianificare collettivamente il terzo anno del progetto. Nella prima giornata sono stati affrontati temi trasversali, quali lo sviluppo e la complessità del materiale organico eterogeneo (OHM) e delle varietà organiche (OV), protocolli per le varietà biologiche, la tracciabilità e le linee guida per il breeding. Si è discusso di politiche alimentari urbane e si sono tenuti diversi workshop. Inoltre, gli attori coinvolti nei Living Labs, impegnati nel breeding e nello sviluppo del settore e della sua filiera, hanno avuto la possibilità di presentare le loro attività.
Il secondo giorno ha incluso una visita sul campo presso il Biodistretto del riso piemontese a Rovasenda organizzata da RSR, si è rivelata un’importante opportunità per conoscere la realtà del “riso resiliente”. L’incontro ha avuto un importante valore formativo, fornendo una panoramica dettagliata sulle pratiche agro ecologiche, la risicoltura biologica e il breeding, mostrando come coltivazione alternativi e più sostenibili, capaci di rispondere al cambiamento climatico e di promuovere la biodiversità agricola, siano possibili. Il giorno conclusivo ha visto lo svolgimento di ulteriori workshop e sessioni trasversali focalizzate su tematiche come sviluppo di modelli di business, aggiornamenti sulle politiche dell’Unione Europea, e pianificazione di corsi di formazione e attività future. Insomma, un totale di 23 sessioni in tre giorni che hanno preparato il terreno per il quarto anno!
Il duello estivo tra i due sindacati punta solo a compattare i blocchi ma la visione del settore è la medesima. E taglia fuori gli agricoltori autonomi.
di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 273 – Settembre 2024
Quest’estate è avvenuto sulla carta stampata un dibattito sul futuro dell’agricoltura italiana che indica le linee entro cui i “poteri forti” si stanno muovendo. Tutto è cominciato il 26 maggio su Il Giornale con un articolo del consigliere di Filiera Italia di forte critica alla nuova associazione Mediterranea, nata tra Confagricoltura e Union Food. La polemica è continuata il giorno dopo con un altro articolo sullo stesso quotidiano che metteva in luce le “cattive” multinazionali che fanno parte di Union Food, come Nestlé e Unilever. La risposta di Confagricoltura non si è fatta attendere e, a fine maggio, ha trovato eco su Il Foglio con un attacco a Filiera Italia, rea di avere in pancia multinazionali come McDonald’s e Carrefour. Il 6 giugno, sempre su Il Giornale, è sceso in campo lo stesso presidente di Coldiretti Ettore Prandini che in un’intervista se la prende con le “mistifi- cazioni di Confagricoltura” e, come ormai di consueto, attacca le multinazionali che minano il Made in Italy. In risposta su L’Informatore Agrario il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti in un’intervista difende le filiere realizzate da Mediterranea “volano della competitività delle produzioni italiane nel mondo”. Insomma, un’estate rovente per l’agricoltura e non solo per le temperature registrate in campo.
Un primo dato emerge da questi scambi: il futuro del sistema agroalimentare italiano si gioca sui giornali di centrodestra, non una parola è stata pubblicata su quelli di centrosinistra che forse dimenticano della centralità che potrebbe giocare l’agricoltura per la transizione ecologica. Un secondo elemento è la rottura tra i due principali sindacati: Coldiretti e Confagricoltura. I tempi della pace legata alla riorganizzazione dei Consorzi agrari e del mondo societario di Bonifiche Ferraresi (BF) (vedi Ae 253), che avevano dato vita a Filiera Italia, sembrano preistoria. Ricordiamo, infatti, che sul trono di BF era stato insediato Federico Vecchioni, ex presidente di Confagricoltura, con il beneplacito di Coldiretti a siglare il patto. A quanto pare il rumore di trattori dei mesi scorsi sta spingendo i sindacati a fidelizzare i propri agricoltori, sviluppando narrative dedicate in cui chiaramente deve emergere l’altro come nemico.
3.576 Le sezioni comunali di Coldiretti che con oltre 1,5 milioni di associati è tra le più grandi organizzazioni di imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo.
Una mera operazione di marketing che non ha l’obiettivo di creare un consenso basato sul confronto. Al contrario, quello sui contenuti è bandito, così come suscita un sorriso la schermaglia su chi si sia sposato con le multinazionali migliori. Resta però da capire il tema degli argomenti in discussione.
Su che cosa stanno litigando i due sindacati, quali strategie propongono per ridare senso all’agricoltura nella società di oggi? La risposta a questa domanda è molto semplice: la stessa! Ambedue, infatti, puntano sull’accorpamento delle filiere agroalimentari all’interno di un marchio identitario e proprietario. Un marchio basato su un concetto di Made in Italy sempre più sbandierato in un’ottica di competizione del nostro prodotto sui mercati internazionali. Sia Filiera Italia (Coldiretti), sia Mediterranea (Confagricoltura) convergono su questo punto: integrazione orizzontale e verticale degli attori con l’obiettivo di acquisire margini di valore aggiunto lungo le filiere agroindustriali, ormai controllate dai vari gruppi della Grande distribuzione organizzata (Gdo). Si delinea, quindi, un futuro fosco per quel pezzo di mondo agricolo che vive e produce in aree non competitive per cui non è integrato nella Gdo e, allo stesso tempo, rivendica una sua autonomia legata al tentativo di ancorare l’azienda al territorio e ai suoi attori sociali, e fa fatica a immaginarsi dentro Filiera Italia o Mediterranea. Come dare voce a queste realtà che per svilupparsi hanno bisogno di organizzazione, risorse e investimenti, ma sono dimenticate dalla politica?