Verso il Distretto Biologico del Territorio Fiorentino

Verso il Distretto Biologico del Territorio Fiorentino

Rete Semi Rurali ETS, insieme ai Comuni di Firenze, Scandicci, Lastra a Signa e Signa, ha avviato il percorso di costituzione del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino, un’iniziativa volta a promuovere uno sviluppo sostenibile fondato sull’agricoltura biologica, la tutela dell’ambiente e la valorizzazione delle risorse locali.

Da oggi si apre una finestra di un mese per la sottoscrizione dell’Accordo di Distretto, lo strumento che permetterà ad aziende agricole biologiche, associazioni di produttori, enti pubblici e soggetti privati di aderire formalmente al progetto e contribuire alla costruzione del Distretto.
L’Assemblea di Distretto, nucleo del futuro modello di governance territoriale, sarà composta per il 51% da aziende agricole biologiche, mentre gli altri attori potranno partecipare in funzione del numero di adesioni raccolte, con priorità per le realtà più attive nella promozione e nella diffusione del biologico.

Entrare a far parte del Distretto significa partecipare a un progetto collettivo che vuole rafforzare la filiera del biologico, sostenere la pianificazione locale del cibo e promuovere la biodiversità in tutte le sue forme. È un passo concreto verso un modello di sviluppo che mette al centro la sostenibilità ambientale, economica e sociale del territorio fiorentino.

Per informazioni sull’adesione dell’accordo rivolgersi a: chiara.brusatin@semirurali.net



Composizione della superficie agricola biologica del territorio comunale di Scandicci, Firenze, Signa e Lastra a Signa
RSR a workshop “Il Cibo che Cambia”

RSR a workshop “Il Cibo che Cambia”

di Michele Salvan – Rete Semi Rurali

Il 16 Ottobre 2025 si è tenuto il workshop “Il Cibo che Cambia” presso la Franco Angeli Accademy, nell’ambito del progetto OnFood. Antropologi, agronomi, biologi ed economisti hanno dialogato a partire da casi studio che rappresentano la crisi dei sistemi agricoli attuali a fronte delle Crisi Climatiche in tutte le loro ampie sfaccettature.

L’agroecologia e il cambio di modello di interpretazione delle nature e del non umano, così come del lessico interpretativo, superando il paradigma fossile, sono stati al centro della riflessione nei momenti comuni, in quelli di attivazione e nei gruppi di lavoro. RSR ha contribuito in virtù della sua esperienza profonda proveniente dal lavoro sul campo e dalla riflessione collettiva, sottolineando la necessità di un approccio socialmente inclusivo, innovativo e basato sulla co-creazione e la condivisione delle conoscenze.

Alexander Langer

Alexander Langer

di Angelo Malcontenti

Alexander Langer (1946–1995) è stato un politico,
pacifista, ecologista e intellettuale italiano di origini
sudtirolesi. Arrivò a Firenze negli anni Sessanta per
studiare Giurisprudenza, e qui conobbe sua moglie,
Valeria Malcontenti. Dopo una militanza in Lotta
Continua, negli anni Ottanta fu tra i fondatori del
movimento ecologista italiano dei Verdi e, proprio
per loro, nel 1989 venne eletto al Parlamento eu-
ropeo. Convinto che “i ponti sono meglio dei muri”,
Langer fu una voce autorevole contro la guerra nei
Balcani, e per tutta la vita si impegnò per il dialogo
tra culture, la giustizia sociale e l’ambiente.
Quest’anno ricorrono i 30 anni dalla sua morte: Langer infatti morì il 3 luglio 1995, a Firenze.

In chiusura al suo messaggio d’addio lasciò un invito: “Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto”.

Pioveva a tutto spiano, in piazza SS. Annunziata, quella tarda mattinata di una domenica di fine aprile del ’65 (o ’66?). Nella 600 Fiat di mio fratello, che guidava, si stava stretti. Accanto a lui sedeva Alex, il futuro ragazzo di nostra sorella. Io, da brava mascotte, stavo dietro, tutto piegato. Un omino, senza ombrello, si staccò di corsa dal riparo degli spioventi della via di accesso alla piazza: salterellava, qua e là, per cercare di pararsi sia dall’acqua di sopra che da quella di sotto (pozzanghere e affini). “Homunculus contra pluviam se defendens!” sentenziò, ironico, il Langer. Fu il primo insegnamento che mi dette.

La lingua, anche se morta, poteva essere piegata alla nostra voglia di umorismo. E lui, delle lingue, vive o morte che fossero, aveva imparato a farne uso sapiente. Facilitano i rapporti, diceva. Alex si stava laureando e aiutava mia sorella a fare la stessa cosa (con altri tempi, certo), quindi frequentava parecchio casa nostra (nostro padre, ex maresciallo dei CC, lo aveva soprannominato “quel terrorista altoatesino”)… E comunque c’era del tenero fra di loro, si vedeva. Quando il famoso Paolo Barile lo congedò con 110 e lode, bacio accademico e bla, bla, bla, si fece festa anche da noi. “Il terrorista” si era guada-
gnato i galloni. Nonostante tutta questa frequentazione, lui, più vecchio di me di soli 5 anni, aveva pochi rapporti con me. Il dottor Langer era molto autorevole come figura, per me era una specie di fratello maggiore. Io, però, facevo parte di un’altra generazione: ero un sessantottino in piena regola. Loro (Alex, mia sorella e mio fratello) erano “i grandi”; un’altra cosa.
Passarono gli anni. Io, sull’onda di giovanili bollori, entrai a far parte di Lotta Continua. E ce lo ritrovai, con incarichi un bel po’ più elevati dei miei, e se avevo dei dubbi su quel che stavo facendo, politicamente, saperlo in LC me li tolse del tutto. Facilitò anche la tacita accettazione dei miei genitori. Era autorevole anche per loro. Sono diventato padre di due ragazzini, in seguito, e Alex, dall’alto della sua autorevolezza, ne diventò il padrino. Carica molto apprezzata da entrambi, devo dire, anche se vissuta poco perché, asceso a cariche parlamentari di grande rilievo, era sempre via, a giro per il mondo.

E tutte le volte che tornava a Firenze da mia sorella, nel frattempo diventata sua moglie, passava il tempo a scrivere, scrivere, scrivere. Aveva messo mano all’imponente legislazione europea sugli OGM, tuttora in vigore e mal digerita da chi ci governa.
Una sera di luglio del ’95, a cena da mia sorella, in giardino, lui si divertiva con i ragazzini. Giocavano a “Pappagallo l’hai rotto il bicchiere?” (non chiedetemi le regole di questo passatempo: è stupidamente complicato). Finita la cena ci si lasciò, stanchi di urla e risate. Con mia moglie e i bambini ci avviammo verso casa, poco lontano. Prima di svoltare l’angolo della via mi girai: lui era sulla porta di casa che ci guardava. Non l’ho più visto vivo. Il giorno dopo decise di lasciarci.

La ricerca agricola scommette tutto sulla tecnologia

La ricerca agricola scommette tutto sulla tecnologia

Siamo sicuri sia l’unica strada perseguibile? Abbiamo bisogno di un piano B

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

L’agricoltura europea si trova ad affrontare nuove e rapide sfide globali in continua evoluzione, come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, e la necessità di rendere più sostenibili i nostri sistemi agroalimentari.

Inoltre, malgrado i passi indietro rispetto allo slancio del Green Deal, è ancora attuale l’obiettivo di raggiungere il 25% della superficie agricola biologica entro il 2030, definito nelle Strategie Farm to Fork e Biodiversity, come sono operative le misure di attuazione previste dal Regolamento UE 2024/1991 (Nature Restoration Law) che richiedono una transizione verso sistemi agricoli alternativi. Proprio per favorire questa transizione l’Unione Europea ha lanciato il nuovo Partenariato sull’Agroecologia.
Rispondere a queste sfide e, allo stesso tempo, mantenere una produzione in grado di soddisfare la domanda, richiede una ricerca agricola più aperta, inclusiva e decentralizzata, capace di rispondere in tempi rapidi ai problemi e con un alto grado di flessibilità e resilienza. Solo in questo modo il settore agricolo sarà capace di rinnovarsi.

Un ruolo centrale lo avrà il miglioramento genetico che dovrà produrre varietà diversificate, resilienti e innovative, adattate ai diversi sistemi agricoli e alle diverse filiere. In questo articolo raccontiamo come si sta evolvendo il mondo del miglioramento genetico in Europa e le diverse forze in gioco che nei prossimi anni ne fisseranno il perimetro. Si tratta, sempre più, di forze divergenti e, come vedremo, in opposizione, dove il tentativo di trovare una visione comune è difficile.

Cominciamo con vedere quali fattori stanno spingendo il miglioramento genetico verso una maggiore concentrazione e specializzazione tecnologica del settore. In questo caso la risposta della ricerca difende lo status quo, cercando nelle nuove tecnologie le risposte salvifiche a ogni problema.

Il primo fattore è senza dubbio legato alla genomica e alle nuove tecniche di manipolazione del DNA (leggi CRISPR/CAS) che stanno plasmando la ricerca, con effetti che si estendono alle sue dimensioni pratiche, sociali, epistemiche e tecnologiche. Questi strumenti pongono nuove sfide per quanto riguarda l’accettabilità pubblica e sociale da parte di agricoltori e cittadini, e, allo stesso tempo, spingono verso un maggiore riduzionismo scientifico.

Il secondo fattore è anch’esso tecnologico e legato al primo, e riguarda l’intelligenza artificiale e i modelli predittivi. Questi, integrando flussi multipli di big data dalla genomica all’ambiente, si presentano come la nuova frontiera (leggi biologica sintetica) che ci permetterà di affrancarci dalla dimensione fisica del campo sperimentale.

Il terzo fattore è legato ai diritti di proprietà intellettuale e al crescente controllo delle imprese lungo le filiere, dal seme al piatto. La forzatura dell’uso del brevetto industriale per la protezione delle varietà vegetali attuata dall’Ufficio Brevetti Europeo (EPO) e l’uso del brevetto nel nuovo mondo della CRISPR mania delineano uno scenario sempre più proprietario che pone rischi alla stessa capacità innovativa del settore.

Il quarto fattore si deve alla riduzione dei finanziamenti per la ricerca pubblica e alla specializzazione estrema della professione nelle cattedre di genetica nelle università. Stiamo perdendo competenze e conoscenze, infatti, man mano che la genetica quantitativa o il miglioramento lasciano il passo alla biologica molecolare, riducendo, di conseguenza, il possibile ruolo che potrebbe svolgere il breeding pubblico.

L’ultimo fattore, complementare al quarto, vede la crescita della ricerca privata, i cui obiettivi sono dettati dal mercato, non riflettono i bisogni sociali o ambientali più ampi, e non considerano specie, agricoltori e ambienti definiti marginali.

Questo paradigma scientifico e politico trova esemplificazione nella nuova piattaforma tecnologica europea Plants for the Future ETP (Plant ETP), una rete che comprende scienziati, agricoltori, aziende e istituzioni, e che vede insieme i sementieri (Euroseeds), gli agricoltori (Copa-cogeca) e le principali università. Anche se si presenta come un luogo neutrale e scientifico, nasce con l’idea di facilitare l’accettazione delle nuove tecnologie genetiche, per evitare gli errori di comunicazione commessi con l’introduzione degli OGM venti anni fa.
Purtroppo, la politica della ricerca sta sostenendo e favorendo questo sviluppo, fidandosi ciecamente delle potenzialità, raccontate ma non provate, delle nuove tecnologie. Nessun piano B in caso ci fossimo sbagliati. Sarebbe, al contrario, fondamentale sostenere altri modelli di ricerca in un ecosistema diversificato e rivolto a diversi modelli agricoli.
Infatti, un’altra opzione ci sarebbe e sta emergendo come una nuova narrativa nel settore della ricerca agricola che mette in discussione l’attuale paradigma. Vediamone i punti essenziali.

Il miglioramento genetico partecipativo e decentralizzato, attraverso il coinvolgimento di un maggior numero di attori nel processo e la realizzazione delle prove in condizioni reali (direct selection), offre un’opportunità unica per affrontare alcune delle sfide future, come i cambiamenti climatici , la perdita di biodiversità e la transizione agroecologica.

Il nuovo modello di business nella produzione delle sementi deve avere come obiettivo lo sviluppo di materiali diversi adattati a diversi ambienti

I sistemi agricoli alternativi (ad es. biologico o agroecologia) richiedono sforzi di miglioramento genetico dedicati, basati su varietà diversificate (ad esempio varietà biologiche o materiali eterogenei biologici) che differiscono sostanzialmente dai criteri di uniformità delle varietà moderne. È richiesto un cambiamento del modello di business della selezione e della commercializzazione delle sementi, poiché l’obiettivo è sviluppare materiali diversi adattati a diversi ambienti: ciò renderà impossibile recuperare i costi della ricerca tramite royalties.
Le orphan crops e le specie trascurate o sottoutilizzate stanno tornando a occupare un ruolo centrale in agricoltura, sia per la loro capacità di essere coltivate in ambienti marginali sia per il loro valore nutrizionale e culturale. Ad oggi sono state dimenticate dalla ricerca.
La conservazione dell’agrobiodiversità è un obiettivo della Politica Agricola Comunitaria, integrato anche nella nuova proposta della Commissione sulla commercializzazione delle sementi. Il miglioramento genetico dovrà adeguarsi di conseguenza lavorando per aumentare la diversità e non avere come obiettivo l’uniformità. In questo modo potrebbe rispondere, anche, all’urgenza di allargare la base genetica delle colture, ridotta da anni di miglioramento genetico rivolto all’uniformità e dalla pratica di usare sempre di più materiale migliorato nel processo di selezione.
Questa agenda alternativa potrebbe essere sostenuta e promossa dalle politiche pubbliche sulla ricerca agricola, in modo complementare a quella tecnologica. Così facendo il miglioramento potrebbe includere nuovi obiettivi, che vadano ben oltre resa, prestazioni e resistenza, e nuovi ambienti, le aree marginali finora dimenticate sia dalla ricerca pubblica che privata, aprendosi a collaborazioni interdisciplinari e transdisciplinari, per ricostruire un nuovo quadro epistemico in particolare con gli studi filosofici e sociali della scienza, al fine di esplorare potenziali alternative.


Scopri come l’Italia può costruire un futuro agroecologico per la sua agricoltura

l progetto “Dialogo Strategico per la Transizione Ecologica dei Sistemi Agroalimentari” sostenuto da Fondazione Cariplo, nasce per rispondere alle controversie generate dal Green Deal europeo, spesso visto con scetticismo dal mondo agricolo italiano. Dopo il Dialogo Strategico avviato dalla Commissione Europea nel 2024, anche in Italia si vuole promuovere un confronto inclusivo per trovare una sintesi tra sviluppo rurale, sostenibilità ambientale, economica e sociale. L’obiettivo è creare un’ampia alleanza tra agricoltori, istituzioni, imprese e società civile per elaborare una visione condivisa basata sui principi dell’agroecologia della FAO. Il progetto prevede incontri facilitati da esperti, per produrre un documento finale che vuole contribuire a indirizzare le future politiche nazionali ed europee.

Gli incontri via web passati:
– 28/07/2025: Co-creazione e condivisione della conoscenza nei sistemi agroalimentari;
– 16/09/2025: Cicli delle risorse;

Prossimi incontri on line:
– 14/10/2025: Biodiversità;
– 11/11/2025: Consumo individuale e collettivo;
– 16/12/2025: Lavoro e condizionalita’ sociale.

A questi incontri seguiranno due incontri in presenza:
– 13/02/2026 a Milano: presentazione finale del manifesto e dialogo conclusivo;

– Aprile 2026 a Roma: presentazione del manifesto strategico prodotto alle Istituzioni.

Vuoi far parte di questo cambiamento? Partecipa anche tu iscrivendoti sulla pagina web: https://rsr.bio/dialogo-strategico/ e contribuisci a disegnare un’agricoltura più resiliente, giusta e innovativa per i sistemi alimentari di domani.

Coltivare Gaia

Coltivare Gaia

di Riccardo Franciolini – Rete Semi Rurali

La formazione in agroecologia Coltivare Gaia è un’ iniziativa di Mondeggi Bene Comune e Rete Semi Rurali e realizzata con il patrocinio di Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università di Firenze. Vi hanno preso parte 42 persone selezionate in base a lettera di motivazioni e curriculum. Il percorso formativo si è sviluppato in otto fine settimana con un programma distribuito tra lezioni di scienze sociali e scienze applicate. Coltivare Gaia nasce con l’intento di essere complementare a Scuola Contadina di Mondeggi Bene Comune. Se quest’ultima offre occasioni di formazione pratica, con incontri che si svolgono quasi sempre in campo, Coltivare Gaia ha offerto lezioni teoriche e di ricerca applicata. Crediamo che la trasformazione agroecologica richieda un approccio intersezionale agli spazi e alle comunità di pratiche. Coltivare Gaia evolvendo insieme con partecipanti e docenti è divenuto uno spazio di sperimentazione sull’intreccio tra differenti discipline di studio: dall’ecologia politica alla microbiologia del suolo, dall’antropologia musicale alla facilitazione di gruppi. Nel corso dell’anno la classe ha adottato un filare di vigna presso Mondeggi Bene Comune e partecipato a visite pratiche non inserite nel programma del corso dedicate alla fertilità del suolo in orticoltura agroecologica. Le attività del progetto si concluderanno con un incontro pubblico sulle problematiche legate al riconoscimento dell’agroecologia come approccio alla produzione, non solo agroalimentare.

Un podcast di cinque puntate è in lavorazione e la sua uscita è prevista a gennaio 2026. Il 2026 riparte la Scuola contadina di Mondeggi. Con Coltivare Gaia l’appuntamento è per il 2027 con una nuova offerta formativa orientata a rafforzare gli strumenti per la trasformazione agroecologica.

Coltivare Gaia è finanziato da Agenda Ecologia di Unione Buddista Italiana