Gettare semi al vento

Gettare semi al vento

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

Questo numero del Notiziario è dedicato a raccontare due esperienze pugliesi intorno al tema della biodiversità coltivata e dell’agricoltura sociale, in particolare esperienze di cooperative che hanno in gestione terreni confiscati alla mafia. Quello che ci interessava mettere in evidenza non era solo l’importanza di far tornare un bene mafioso alla collettività, ma come questo percorso fosse intrinsecamente collegato a un modo diverso di fare agricoltura. Due cesure, quindi, una sociale dalle pratiche consolidate del sistema malavitoso, e una tecnica dalla monocoltura intensiva. Sfide non facili, processi dinamici in continua evoluzione che mescolano azione collettiva e creazione di nuove conoscenze basate sulla diversificazione dei sistemi agricoli. È in questi luoghi che si sta ricostruendo l’agricoltura del futuro, in grado sia di rispondere ai cambiamenti climatici, sia di ridare un senso sociale al lavoro nelle campagne.

Il terzo articolo presenta il lavoro di recupero della biodiversità vegetale pugliese fatto attraverso alcuni progetti del Piano di Sviluppo Rurale. Anche in questo caso l’aspetto sociale è centrale. La ricchezza delle varietà ancora coltivate è legata al loro uso non ad un’astratta idea di conservazione museale. In Puglia troviamo ancora uno stretto legame tra varietà e tradizioni culinarie di tutti i giorni. Queste pratiche agricole non sono diventate solo la facciata di cartapesta delle tante sagre paesane per turisti. L’aspetto interessante è che a fronte di questa diversità, la Puglia ha poche varietà nell’Anagrafe nazionale e nessuna varietà da conservazione registrata. Ci sono altre regioni italiane che soffrono la situazione opposta: varietà iscritte nei diversi cataloghi, ma ormai scomparse dalla pratica agricola.

L’ideologia modernizzatrice portata avanti dalla normativa sementiera degli anni ’60 che ha cercato di rendere tutte le varietà distinte, uniformi e stabili, in Puglia non è stata così efficace. La forza del legame tra varietà e il suo uso ha saputo resistere in un sistema sementiero informale, ricco di biodiversità. Certo si tratta di nicchie sopravvissute all’interno di un sistema agricolo industriale e specializzato.

La sfida è capire come traghettare queste nicchie nel futuro, come non soffocarle sotto il peso del sistema agroindustriale sempre più monopolistico. Infatti, si tratta di luoghi di innovazione in cui si sperimenta un’altra agricoltura, da mettere in rete tra di loro. La stessa FAO ha riconosciuto il ruolo centrale dei sistemi sementieri informali non solo nella conservazione della biodiversità ma nella creazione di nuova diversità a partire dalle condizioni locali. Un’agricoltura ancora in evoluzione dinamica con il suo contesto ambientale.

Rispetto a venti anni fa, l’ambito normativo offre nuove e interessanti opportunità. Oltre alle varietà da conservazione, infatti, c’è la possibilità di notificare alcune varietà più diversificate come Materiale Eterogeneo Biologico (MEB). Inoltre, sono all’orizzonte alcune possibilità contenute nel regolamento sementiero in negoziazione a Bruxelles, che, se approvate, potrebbero ampliare lo spettro delle opzioni per far emergere una parte del sistema informale rispettandone le sue caratteristiche.

Saremo capaci di continuare a gettare semi al vento per far fiorire il cielo come si auspica il murales nell’azienda di XFarm?

AGROECOLOGIA: ENERGIA VITALE PER IL GREEN DEAL DELL’AGRICOLTURA EUROPEA

AGROECOLOGIA: ENERGIA VITALE PER IL GREEN DEAL DELL’AGRICOLTURA EUROPEA

AEMED 2025: 1° CONGRESSO DI AGROECOLOGIA DEL MEDITERRANEO SCIENZA PRATICA MOVIMENTO

Comunicato stampa

Iniziato oggi ad Agrigento il primo Congresso di Agroecologia del Mediterraneo con oltre 400 partecipanti rappresentanti di 28 diversi Paesi di 4 continenti Europa, Africa, Asia, Americhe.

L’Associazione Italiana di Agroecologia e le Associazioni aderenti (Collettivo Rizosfera, Deafal, Lipu, Rete Semi Rurali, WWF) con la Carovana dell’Agroecologia hanno portato nei mesi scorsi i temi del Congresso nei territori di 10 regioni italiane.

Partita oggi la quattro giorni, dal 9 al 12 giugno, del 1° Congresso di Agroecologia del Mediterraneo (AEMED 2025) organizzato congiuntamente da AIDA (Associazione Italiana di Agroecologia), AIAF (Associazione Italiana di Agroforestazione) e dal Coordinamento Agroecologia Sicilia, nella splendida cornice della Valle dei Templi di Agrigento, capitale italiana della cultura 2025. L’evento ha il patrocinio di Agroecology Europe per evidenziare il legame e il dialogo tra i protagonisti dell’Agroecologia del Mediterraneo e l’Agroecology Europe Forum che si terrà a Malmo (Svezia) dal 2 al 4 ottobre di quest’anno.
Il Congresso AEMED 2025 offre l’opportunità di condividere tra i numerosi partecipanti i risultati della ricerca scientifica, le esperienze pratiche in campo, le attività dei movimenti e discutere strategie e metodi dell’agroecologia per il cambiamento dei sistemi agroalimentari del Mediterraneo e del Pianeta. Per AIDA e le Associazioni aderenti (Collettivo Rizosfera, Deafal, Lipu, Rete Semi Rurali e WWF) da questo primo Congresso di Agroecologia del Mediterraneo, quarto Convegno nazionale di Agroecologia, deve ripartire la transizione ecologica dei nostri sistemi agroalimentari, confermando l’attualità e l’urgenza degli obiettivi del Green Deal europeo. Il Congresso vuole essere anche l’occasione per promuovere un grande movimento per l’Agroecologia in Italia e nel Mediterraneo per la trasformazione dei modelli di produzione e consumo del cibo e delle materie prime di origine agricola, per renderli più rispettosi della natura e più rigenerativi, per costruire resilienza nelle catene di approvvigionamento, nei paesaggi e nei mezzi di sussistenza delle comunità umane, garantendo il diritto a un cibo sano e un lavoro dignitoso per tutti, attraverso uno sviluppo sociale ed economico inclusivo, giusto e culturalmente appropriato al contesto dei diversi territori. Nessun altro settore come l’agricoltura ha la stessa opportunità, attraverso l’agroecologia, di contribuire in modo significativo alla soluzione delle crisi ambientali globali e locali del cambiamento climatico e della perdita della biodiversità, migliorando al contempo la vita di intere popolazioni. Si tratta di un obiettivo particolarmente ambizioso perché l’area del Mediterraneo è oggi uno degli esempi più evidenti delle ferite dello sfruttamento, passato e presente: vi si intrecciano conflitti, migrazioni forzate oltre all’impatto crescente della crisi climatica. Come stiamo vedendo a Gaza, dove terra, acqua e cibo vengono usati come armi e i sistemi agricoli vengono sistematicamente distrutti, tutto ciò è insostenibile socialmente e ambientalmente. L’agroecologia affonda le sue radici nel rispetto dei diritti umani, perché non è solo un metodo di coltivazione ma un percorso che rappresenta per tutti i popoli uno strumento per affermare la libertà e la propria sovranità alimentare, per contribuire al ripristino dell’ambiente e affermare la dignità del lavoro. Il Congresso internazionale avvia oggi i suoi lavori con dei numeri straordinari, 416 iscritti provenienti da 28 Paesi di 4 continenti (Italia, Spagna, Estonia, Israele, Irlanda, Cechia, Regno Unito, Germania, Algeria, Stati Uniti, Grecia, Malta, Canada, Tunisia, Croazia, Brasile, Portogallo, Turchia, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Svizzera, Slovenia, Palestina, Cisgiordania, Iran, Argentina, Cile) e oltre 250 pubblicazioni scientifiche ed esperienziali che evidenziano la ricchezza e il dinamismo della ricerca, dell’innovazione, delle buone pratiche dell’Agroecologia.
Il programma delle attività congressuali prevede tre giornate con sessioni tematiche e sessioni Poster (9, 10 e 12 giugno) di confronto tra scienziati, tecnici e agricoltori e una giornata speciale con visite in aziende agricole del territorio (11 giugno), durante la quale gli agricoltori illustreranno direttamente sul campo le loro pratiche agroecologiche e i risultati conseguiti.
L’Associazione Italiana di Agroecologia (AIDA) e le Associazioni aderenti negli ultimi sei mesi hanno promosso la “Carovana dell’Agroecologia”, con 17 eventi organizzati in 10 regioni italiane (scheda allegata), per portare nei territori i temi che saranno discussi nel Congresso di Agrigento e raccogliere dal basso istanze, aspettative, proposte, degli agricoltori italiani e altri attori sociali e della scienza, per una autentica transizione agroecologica dei sistemi agroalimentari. Le voci dei protagonisti degli eventi della “Carovana dell’Agroecologia” saranno portate nel Congresso di Agrigento da AIDA con uno specifico evento che si terrà nell’Open Space del Palacongresso il 10 Giugno dalle ore 17.00 alle 18.00.

Sarà inoltre possibile seguire la cronaca dei lavori del Congresso attraverso i canali social di AIDA e del Coordinamento Agroecologia Sicilia: AIDA

Linkedin: https://www.linkedin.com/company/associazione-italiana-di-agroecologia-aida/posts/?feedView=all

Coordinamento Agroecologia Sicilia – Istagram: https://www.instagram.com/coordinamentoagro/

Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100095220070708

Sito Ufficiale del Congresso – https://www.coordinamentoagroecologia.org/aemed2025/

Roma, 9 giugno 2025
Comunicato stampa inviato a cura dell’Ufficio stampa WWF Italia per conto di AIDA

L’Associazione Italiana di Agroecologia – AIDA: È un’Associazione che si fa portavoce in Italia della visione
agroecologica dei sistemi agricoli ed alimentari, in sinergia con altri enti e istituzioni che operano a livello nazionale e
internazionale in tale ambito. L’Associazione unisce operatori e ricercatori provenienti da ambiti diversi per promuovere un
approccio multidisciplinare e multiscalare. L’agroecologia è una scienza che studia il funzionamento degli agroecosistemi, un
insieme di pratiche per coltivare e produrre in modo più sostenibile, un movimento per la trasformazione dei sistemi
agroalimentari. Si basa su un approccio sistemico, olistico, interdisciplinare e transdisciplinare. Aderiscono ad AIDA le seguenti
Associazioni e reti nazionali: Collettivo Rizosfera, Deafal, Fondazione ACRA, LIPU – BirdLife Italia, Rete Semi Rurali, WWF
Italia. Maggiori informazioni sul sito Web: https://www.agroecologia.eu/


CORTEO STOP OGM

CORTEO STOP OGM

Si terrà a Parma il primo corteo contro i nuovi OGM e contro il tentativo di deregolamentazione in atto in Europa.

Presto il programma dettagliato dell’evento…

Intanto, mentre il governo stringe accordi con l’agrobusiness a discapito della nostra salute e dell’ecosistema tutto, appropriandosi indebitatamente di termini quali “sostenibilità” e “biodiversità”, si moltiplicano su tutto il territorio italiano e in Europa gli incontri e i dibattiti con associazioni e mondo della ricerca per informare accuratamente della pericolosità dei nuovi OGM, chiamati TEA in Italia (Tecniche di Evoluzione Assistita).

Per informazioni, passaggi ed eventuale ospitalità a Parma scrivi a:
no-ogm@cambiareilcampo.org

Per aggiornamenti sugli incontri in corso, per smascherare la falsa propaganda in atto, vai a vedere qui, potrebbe essercene uno non lontano da te…

Fermiamo la deregolamentazione, proteggiamo la nostra salute!

Informati, partecipa, diffondi!
Per un ulteriore approfondimento sulle ragioni della nostra opposizione:
200 organizzazioni europee contro la deregolamentazione dei nuovi OGM

Gruppo No OGM – Cambiare il Campo!


RSR in visita presso il Centro Conservazione Biodiversità Vegetale Abruzzo – Majella Seed Bank

RSR in visita presso il Centro Conservazione Biodiversità Vegetale Abruzzo – Majella Seed Bank

a cura di Manuele Bartolini – Rete Semi Rurali

Nella giornata di venerdì 30 maggio Rete Semi Rurali è stata in visita presso il Centro Conservazione Biodiversità Vegetale Abruzzo – Majella Seed Bank del Parco Nazionale della Maiella, situato presso le strutture del Giardino Botanico “Michele Tenore” a Lama dei Peligni (CH).

La struttura ha la finalità di costituire una riserva di semi delle specie vegetali sia spontanee che coltivate a maggior rischio di scomparsa e attualmente rappresenta un punto di riferimento a livello regionale e nel panorama dei Parchi Nazionali, costituisce un valido esempio di integrazione tra le attività di conservazione ex-situ ed in-situ.

La Banca del Germoplasma è stata istituita nel 2005 ed è socio fondatore di R.I.B.E.S., la Rete Italiana delle Banche del germoplasma d’Italia (https://www.reteribes.it/) e ad oggi può vantare circa 400 accessioni diverse e oltre ad effettuare attività scientifiche e di ricerca svolge un fondamentale ruolo culturale, rappresentando un presidio per le attività di formazione e per esperienze dirette nel campo della conservazione della biodiversità.
Inoltre per la biodiversità agricola, grazie alle sue attività, il centro rappresenta un punto di riferimento della regione Abruzzo per il mantenimento evolutivo e la conservazione di risorse genetiche vegetali (RGV) di interesse alimentare ed agrario locale, soggette a rischio di erosione.
Il materiale vegetale è sottoposto a selezione, test di vitalità e di germinabilità mentre la conservazione a lungo termine avviene tramite disidratazione dei semi in camere controllate e il successivo stoccaggio in celle a -20°C. Nei laboratori si svolgono studi per definire protocolli di germinazione efficaci e utili alla propagazione. I semi conservati possono essere utilizzati in programmi di reintegro o miglioramento delle popolazioni naturali a rischio o a supportare la conservazione on farm attraverso la collaborazione con la rete degli agricoltori custodi.

Ospiti di questa bellissima realtà non possiamo che ringraziare il Parco Nazionale della Maiella, i suoi dipendenti, collaboratori e la Regione Abruzzo per questo importantissimo lavoro di tutela del patrimonio agroalimentare, della biodiversità e dello sviluppo rurale.

Per maggiori info: https://www.parcomajella.it/


Il modello intensivo non salverà l’olio italiano

Il modello intensivo non salverà l’olio italiano

L’innovazione è una delle chiavi di lettura delle guerre del cibo ma senza capacità di declinarla è pura retorica. Il Piano olivicolo nazionale lo dimostra.

a cura di Riccardo Bocci –  Tratto da Altreconomia 282 – Giugno 2025

Nel 2004 è uscito il libro dal titolo “Food wars”, scritto da Tim Lang, docente di Politiche del cibo presso la City University di Londra. L’analisi, presentata quasi un quarto di secolo fa, è quanto mai attuale. Infatti Lang descriveva la crisi del modello agricolo industrialista, nato nel Secondo dopoguerra, e individuava due possibili risposte alla crisi. La prima, la più facile, tutta interna allo stesso paradigma risolve la questione promuovendo una maggiore intensificazione; la seconda, più difficile, individua le cause del problema nel modello stesso e quindi propone una transizione del sistema verso modelli agroecologici.

È interessante notare che per l’autore tutte e due le opzioni sono basate sulla scienza, solo che sono portatrici di paradigmi e approcci diversi. Non è una battaglia tra tradizione e progresso, tra esperienza e scienza, ma si tratta di riscrivere la modernità, inventando un’altra traiettoria di sviluppo. Quindi Lang scriveva che questa scelta sul futuro dei sistemi alimentari avrebbe dovuto essere discussa e negoziata in seno alla nostra società, in un complicato tentativo di democratizzazione della scienza.

In questa rubrica ho sempre cercato di raccontare i conflitti e le contraddizioni in agricoltura con questo approccio, in cui la forza innovativa della singola esperienza sta nell’essere capace di farsi narrazione collettiva e, poi, azione politica. L’innovazione è una delle chiavi di lettura delle guerre del cibo, ma bisogna avere la capacità e il coraggio di declinarla e definirla nei contesti, altrimenti resta solo retorica vuota utile per riempire fogli di cartacib. Ma nella pratica come ci aiuta questo approccio a capire la realtà?

Prendo ad esempio alcune notizie recenti sull’andamento dell’olivicoltura italiana. A marzo scorso all’interno della fiera Sol2Expo di Verona dedicata all’olio è stato presentato il Piano olivicolo nazionale. Il settore infatti è in profonda crisi: dal 2015 la produzione si è ridotta di 147mila tonnellate (complice la malattia causata dal batterio xylella in Puglia) e nelle aree collinari circa 200mila ettari di oliveti si trovano in stato di abbandono. Un recente studio sull’area collinare fiorentina, ad esempio, riporta la scomparsa del 40% della superficie a olivo rispetto a 40 anni fa. Che cosa fare di fronte a questa crisi?

È di 147mila tonnellate la perdita di produzione di olio di oliva in Italia dal 2015 al 2024 

Il Piano e le dichiarazioni dei vari portatori di interesse individuano la strada da percorrere e la relativa ricetta: aumento della produttività, aggregazione di prodotto per aumentare la competitività, passaggio a intensivo o super-intensivo, innovazione (agricoltura 4.0 e tecniche di evoluzione assistita) e marchi di qualità. Siamo perfettamente nel primo scenario individuato da Lang: nessuna analisi sulle motivazioni della crisi, nessun cambiamento di modello e una spruzzata di parole d’ordine vuote.

Leggendo tra le righe si capisce che la sfida si gioca con il modello industriale spagnolo, dove l’olivicoltura super-intensiva si è affermata ormai da anni. Qui l’olivo, pianta principe della macchia mediterranea, viene coltivato a spalliera, in modo completamente meccanizzato, e irrigato per produrre un olio competitivo venduto per pochi euro al litro. Nessuno collega l’abbandono degli oliveti con lo spopolamento delle aree interne o individua innovazioni sociali che potrebbero facilitare il lavoro in queste zone. Nessuno si chiede se in un’epoca di cambiamenti climatici, dove l’acqua nel Mediterraneo sta diventando una risorsa scarsa, abbia senso investire in oliveti irrigui super intensivi.

Tanto la tecnologia con il suo potere taumaturgico risolverà ogni problema. Questo è il nodo della questione. A parte piccole voci o esperienze, non stiamo investendo come società in un’altra risposta alla crisi. E senza supporto tecnico, scientifico, politico, sociale ed economico la transizione resta, purtroppo, lettera morta.