RSR in visita al mulino Martino Rossi, un eccellenza italiana

RSR in visita al mulino Martino Rossi, un eccellenza italiana

Si è svolta la visita al mulino Martino Rossi a Malagnino (CR) specializzata in colture gluten free e in concentrati proteici. Abbiamo visitato i campi sperimentali di Agrifuture, dove si coltivano consociazioni a strisce con un sistema di irrigazione sotterranea che permette di modulare l’apporto idrico e nutritivo. Il sistema diversificato prevede la consociazione di pisello proteico, mais e soia in secondo raccolto.

Alla visita è seguito un incontro in cui si è discusso delle barriere tecniche che ostacolano la diffusione della consociazione.

Per maggiori info: https://www.martinorossispa.it

Il progetto F’orti premiato da ASVIS

Il progetto F’orti premiato da ASVIS

Siamo orgogliosi di comunicare che l’iniziativa F’Orti! – Orti comunitari a Firenze è stato premiata da ASVIS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile con l’Attestato di buona pratica territoriale per un’Italia più sostenibile 2025.

L’ASviS ha selezionato tra le 30 esperienze italiane più virtuose, che saranno raccontate nel Rapporto Territori 2025, F’Orti! come buona pratica territoriale il nostro progetto di orti comunitari che promuove la sostenibilità attraverso l’agricoltura urbana. Questa iniziativa è stata selezionata nell’ambito della call annuale di ASviS per la ricerca e la valorizzazione di esperienze virtuose e sostenibili a livello locale. L’obiettivo è quello di diffondere modelli replicabili che contribuiscano al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), in linea con il Goal 11 sull’inclusività, la sicurezza e la sostenibilità delle città e comunità.

Questo traguardo è di tutta la nostra rete e chi ci ha creduto fin dall’inizio: Fondazione CR Firenze, Comune di Firenze, Rete Semi Rurali, Società Toscana di Orticultura, ortisti, volontari, associazioni, cittadini e cittadine che ogni giorno coltivano relazioni, inclusione e natura.

Il Rapporto Territori 2025 sarà presentato a dicembre a Roma.

https://www.asvis.it

RSR al secondo Annual Network Meeting della Rete Agroecologica Europea dei Living Lab & Infrastrutture di Ricerca

RSR al secondo Annual Network Meeting della Rete Agroecologica Europea dei Living Lab & Infrastrutture di Ricerca

Dal 13 al 15 ottobre 2025, a Bordeaux, RSR ha partecipato al secondo Annual Network Meeting della Rete Agroecologica Europea dei Living Lab e delle Infrastrutture di Ricerca, ospitato presso la sede INRAE. L’incontro, organizzato nell’ambito del progetto Horizon Agroecology Partnership da ÖMKI e INRAE, ha riunito circa cinquanta membri tra Living Lab e infrastrutture di ricerca che operano in un quadro agroecologico in tutta Europa.

L’incontro, ricco di sessioni interattive, è stato un’occasione unica per dialogare tra casi studio di successo che mostrano come l’agroecologia possa essere applicata con successo in contesti rurali e periurbani. Inoltre i lavori si sono anche concentrati sulla co-definizione di una struttura di governance che fosse inclusiva ed efficiente, capace di garantire dialogo interno ed esterno e sulla definizione di strategie per migliorare lo scambio di conoscenze e la comunicazione fra i membri.

Un altro tema centrale ha riguardato come la Rete possa rafforzare e scalare le politiche agroecologiche a livello locale, nazionale ed europeo. RSR, infatti, partecipa alla rete con i Living Lab Riso Resiliente e Cereali Resilienti, entrati come full member da giugno 2025, con particolare attenzione alla promozione dell’agrobiodiversità, delle politiche agricole e sementiere radicate nel paradigma agroecologico, la resilienza climatica e le metodologie di Scienza Partecipativa nel processi di selezione genetica.

I due giorni e mezzo di lavori, conclusi con una visita in campo, hanno messo in luce obiettivi ambiziosi e un percorso impegnativo, ma anche una forte motivazione, mettendo in rete esperienze eterogenee e dimostrando come l’agroecologia possa essere applicata con successo in contesti diversi.

Questo incontro rappresenta solo l’inizio di un lungo cammino comune, volto a costruire una rete sinergica e collaborativa per una transizione agroecologica europea.

“Dobbiamo sfamare il mondo”. Anche basta

“Dobbiamo sfamare il mondo”. Anche basta

Non è vero che il modello agricolo intensivo permette di coltivare meno terra e produrre più cibo. Continuare a ripeterlo chiude a confronti più profondi e orientati.

a cura di Riccardo Bocci –  Tratto da Altreconomia 285 – Ottobre2025

A luglio 2025 la rivista marxista americana Spectre ha pubblicato un interessante articolo dal titolo “La persistente fantasia di ‘sfamare il mondo’”. Si tratta di una risposta a un editoriale del New York Times di dicembre 2024 che in maniera provocatoria afferma: “Che piaccia o no, questo è il futuro del cibo”. L’autore Michael Grunwald propone la classica narrazione: definire “l’agricoltura industriale” come “cattiva” non riconosce che questo modello è quello che ci sfama e che impedisce all’umanità di mangiarsi il Pianeta. Quindi secondo lui gli allarmisti devono capire che “l’agricoltura industriale ha un vero vantaggio: produce enormi quantità di cibo su porzioni relativamente modeste di terra. E questo sarà il compito più vitale dell’agricoltura nei prossimi decenni. Entro il 2050 il mondo avrà bisogno di disponibilità ancora più enormi di cibo, circa il 50% in più di calorie per nutrire adeguatamente quasi dieci miliardi di persone”. Inoltre aggiunge che “gli allevamenti intensivi sono la migliore speranza per produrre il cibo di cui avremo bisogno senza distruggere ciò che resta dei nostri tesori naturali e senza rilasciare nell’atmosfera il loro carbonio”.
Il solito ritornello che difende lo status quo e bolla qualsiasi trasformazione come naif o non basata sulla scienza, con in più un tocco ambientale: il modello industriale ci permetterà di coltivare meno terra che quindi resterà “naturale”. Un sillogismo che ritroviamo ripreso e raccontato dal mondo dell’agrobusiness, come dimostra il Rapporto ambientale, sociale e di governance di Syngenta del 2022 in cui si legge che “ridurre la quantità di terra arabile necessaria per unità di coltura è la chiave per nutrire una popolazione in crescita. I guadagni di produttività permettono di lasciare la terra incontaminata esistente nel suo stato naturale”. Come rispondere a questo paradigma produttivista che riconduce il problema agricolo a maggiore produzione con colture e cibo più economici? Alcune indicazioni le propone l’articolo di Spectre che sottolinea come non esista un “ventre globale” -un anonimo magazzino di cereali- dove immettere calorie e non ci sia una semplice correlazione tra resa e sicurezza alimentare. L’accesso al cibo è regolato da diverse politiche di distribuzione legate a fattori sociali, economici, politici e istituzionali

118 Gli studi su cui si fonda una recente meta-analisi che mette a confronto 51 Paesi e dimostra come, contrariamente alla credenza comune, le rese sono più elevate nelle piccole aziende agricole rispetto alle grandi.

Inoltre il problema della resa andrebbe disaggregato per gli ambienti in cui il cibo si produce, andando a vedere dove oggi è possibile aumentarla e con quali tecnologie. Mi spiego: in Pianura padana il mais industriale ha raggiunto un picco di produttività difficilmente migliorabile, per quanti sforzi si possano immaginare, con un costo ambientale ormai insostenibile. Al contrario la produttività della coltura di mais in collina avrebbe margini di miglioramento, ma non c’è nessuna ricerca -pubblica o privata- che lavori per questi ambienti. Né le nuove tecnologie all’orizzonte sono progettate per funzionare in questi contesti. Andrebbe ripensata la ricerca agricola, andando a lavorare in quelle aree marginali, finora dimenticate, in cui ci sono effettive possibilità di miglioramento. Purtroppo un sistema simile non è conveniente per il mercato né per il sistema di distribuzione incentrato sulla grande distribuzione organizzata. Inoltre l’unico soggetto che potrebbe avere un ruolo, la ricerca pubblica, è sempre meno finanziato e culturalmente succube del modello privato, come dimostra la fede cieca nella tecnologia di cui i nuovi Ogm sono solo l’ultima moda. Abbandonare la narrazione “dobbiamo sfamare il mondo” potrebbe aprire lo spazio a confronti più profondi orientati a pensare sistemi agricoli diversificati, in grado di coniugare valori ambientali, culturali e politici. Purtroppo la strada da fare è ancora lunga.

From Breeding for diversity to seed

From Breeding for diversity to seed

Come promuovere un ambiente favorevole per i sistemi di semina degli agricoltori?

Dal 25 al 27 novembre 2024 si è tenuto ad Harare, in Zimbabwe, il workshop “From Breeding for Diversity to Seed Regulations: How to Promote an Enabling Environment for Farmers’ Seed Systems?”, organizzato nell’ambito del progetto “Semi per il Futuro”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e realizzato dal consorzio che include COSPE Ets, Rete Semi Rurali ETS, CTDO, Terre des Hommes Italy, SAT e Women in Land Zimbabwe.
I tre giorni sono stati uno spazio e un punto di incontro per esperti, rappresentanti istituzionali e attori della società civile impegnati nel promuovere sistemi sementieri diversificati e inclusivi in Africa ed in Europa. In vista del prossimo “Body Governing” del Trattato, previsto il 24 – 29 November 2025, il workshop ha contribuito con un documento informativo che raccoglie punti di forza e debolezza nell’implementazione ad alcuni punti fondamentali del Trattato stesso nei paesi che hanno partecipato alla tre giorni.

Il 25 giugno è stato presentato il rapporto ” From breeding for diversity to seed regulations/laws‘i ” durante un webinar organizzato da SKI, CTDT, Rete Semi Rurali, Oxfam Novib e altri partner che riassume i principali risultati del workshop tenutosi ad Harare.  

Il webinar ha riunito diversi membri della “Harare Community of Practice”, lanciata informalmente durante il workshop del novembre 2024.

I membri della CoP sono stati aggiornati sul processo regionale dell’Unione Africana (UA) per lo sviluppo di una bozza di quadro politico per i sistemi di sementi gestiti dagli agricoltori (FMSS); e sui piani della CoP di presentare il lavoro congiunto sulle politiche sulle sementi in occasione dei prossimi eventi internazionali, come il Simposio sui diritti degli agricoltori che si terrà a Manila, nelle Filippine, e l’undicesima riunione dell’Organo direttivo (GB11) del Trattato sulle piante della FAO (ITPGRFA), che si terrà a Lima, in Perù, a novembre.

Il rapporto finale dell’evento CoP di Harare è stato pubblicato sul  sito web del CTDT,  ma può essere scaricato anche qui.