Così preziose, così fragili

Così preziose, così fragili

Il ruolo delle aree montane per la gestione dinamica dell’agobiodiversità

di Giuseppe De Santis – Rete Semi Rurali

Agrobiodiversità per la montagna

Agrobiodiversità per la montagna

Comunità di pratiche e politiche transnazionali nello Spazio Alpino

di Rachele Stentella – Rete Semi Rurali

La tua voce per la diversità!

La tua voce per la diversità!

di Rete Semi Rurali, Arche Noah

Stiamo attraversando un momento cruciale per il futuro della nostra agricoltura e alimentazione. In seno all’Unione Europea, è in corso un negoziato per stabilire nuove regole sulla commercializzazione delle sementi.

Le norme attuali, introdotte negli anni ’60, promuovono sementi sviluppate per l’agricoltura industriale. Sementi che possono essere vendute insieme a pesticidi e fertilizzanti e adatte ad essere coltivate in sistemi agricoli geneticamente uniformi. L’agroindustria sta facendo pressione sulle istituzioni europee affinché le nuove regole, che verranno definite nel prossimo
anno, favoriscano ancora di più quel modello, finendo per marginalizzare ulteriormente la diversità nel sistema sementiero e, di conseguenza, in quello agricolo e alimentare. Ciò di cui abbiamo bisogno, invece, è proprio il contrario. Abbiamo bisogno di leggi sulle sementi che garantiscano il nostro diritto a un cibo sano, vario e gustoso, che valorizzino concretamente la diversità nei campi e negli orti, sostenendo le varietà locali e rispettando i diritti di chi le coltiva e le riproduce.
Firma la nostra petizione per chiedere ai politici europei di non soccombere alla pressione del settore agroindustriale, ma di proteggere e promuovere l’agrobiodiversità e il diritto degli agricoltori a raccogliere, utilizzare, scambiare e vendere i propri semi!

Cosa chiediamo ai politici europei La nuova proposta di legge sulle sementi pubblicata dalla Commissione Europea nel luglio 2023 minaccia la conservazione e la circolazione dell’agrobiodiversità. Ignora il diritto degli agricoltori di mantenere, utilizzare, scambiare e vendere i propri semi, nonostante tale diritto sia sancito da trattati internazionali. È inaccettabile. Chiediamo al Parlamento Europeo e ai Ministri dell’Agricoltura di rivedere la proposta di legge sulle sementi, favorendo la circolazione dell’agrobiodiversità, rispettando i diritti degli agricoltori e gettando le basi per un sistema alimentare sostenibile, resiliente e diversificato:

1) La conservazione e l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità e la circolazione di sementi diversificate e adatte ai territori ed i contesti locali rappresentano una assoluta priorità.
2) Il diritto degli agricoltori di riprodurre, scambiare e vendere le sementi deve essere pienamente rispettato.
3) La commercializzazione di sementi diverse e localmente adattate deve essere agevolata.
4) Le varietà in commercio non devono dipendere da pesticidi o fertilizzanti sintetici.

Abbiamo bisogno di 50.000 firme!

La tua voce per la diversità!

Le reti europee sulle sementi chiamano all’azione: la tua voce per la diversità!

Una campagna internazionale chiede alle istituzioni Europee di riconsiderare la proposta di riforma della legislazione sementiera

17 Novembre 2023 – Comunicato stampa

Bruxelles, Firenze, Schiltern – Oggi, diverse reti e organizzazioni che si occupano di sementi e agrobiodiversità lanciano la campagna europea “La tua voce per la diversità!”. La petizione richiede che siano apportate modifiche importanti alla proposta legislativa sulla commercializzazione delle sementi presentata dalla Commissione europea nel luglio 2023. Ai membri del Parlamento europeo e ai ministri dell’Agricoltura dell’UE chiediamo di garantire che la legge sementiera promuova la
coltivazione e la circolazione dell’agrobiodiversità e ponga le basi per la costruzione di sistemi sementieri, agricoli e alimentari resilienti e diversificati. “La riforma della legge europea sulle sementi sarà cruciale per definire il futuro della nostra agricoltura e del cibo che arriva sulle nostre tavole.
Dobbiamo mobilitarci in modo che tale legislazione favorisca la circolazione di sementi e varietà diverse e si opponga agli interessi dell’agroindustria”, chiedono le organizzazioni: “I tempi del negoziato europeo sulla proposta sono stretti: ogni contributo, ogni singola firma a sostegno della diversità, conta!”
La richiesta fondamentale della campagna è che la diversità sia la priorità principale della legge
sementiera Europea!
Invece, la proposta attualmente in fase di discussione e livello Europeo, minaccia la conservazione e la circolazione dell’agrobiodiversità e non rispetta i diritti degli agricoltori rispetto alle sementi. Le norme attualmente in vigore per regolamentare il mercato sementiero Europeo risalgono, nella loro struttura fondamentale, agli anni Sessanta e sono state pensate per il modello sementiero e agricolo agro-industriale. I sistemi sementieri locali, diversificati (con le varietà localmente adattate che vi circolano), sono state da quel momento marginalizzati e sottoposti ad un eccessivo carico burocratico. Il mondo dell’agroindustria sta cercando di chiudere più strettamente le maglie della legislazione sementiera, per favorire ulteriormente il sistema sementiero agro-industriale e ridurre ancor più gli spazi per la circolazione di sementi e varietà diversificate. “Con questa proposta, corriamo il rischio che le corporazioni agroindustriali acquisiscano il controllo
pressoché totale del nostro sistema alimentare. Le nuove regole sottopongono ad un eccessivo carico burocratico il lavoro di chi conserva, scambia e riproduce sementi e varietà locali e non tengono in considerazione il diritto che hanno gli agricoltori di scambiare e vendere le sementi. Molti di questi attori, impegnati nella conservazione e l’uso sostenibile della diversità, sarebbero costretti a smettere, con conseguenze disastrose sul mantenimento della diversità genetica delle specie coltivate. Le nuove regole sono inoltre del tutto inadeguate considerando la crisi climatica ed ambientale. La proposta è inaccettabile” sono le parole di Magdalena Prieler, esperta di politiche sementiere per l’organizzazione austriaca ARCHE NOAH.
“I Ministri dell’Agricoltura ed il Parlamento Europeo devono agire adesso, per promuovere la diversificazione dei sistemi sementieri introducendo specifiche deroghe all’interno del nuovo regolamento. La proposta deve favorire la conservazione on-farm (nei campi degli agricoltori) e l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità, comprese le varietà tradizionali, e quelle sviluppate tramite processi decentralizzati e partecipativi con gli agricoltori, per adattarsi alle loro specifiche condizioni locali”
spiega Riccardo Bocci, direttore tecnico di Rete Semi Rurali, associazione che unisce più di 40 organizzazioni dedicate alla conservazione e la gestione dinamica dell’agrobiodiversità in Italia. “La diversità è la chiave per costruire sistemi alimentari sani e sostenibili.
Grazie a questa campagna, ognuno di noi può far sentire la sua voce per sostenere l’agrobiodiversità ed il
diritto degli agricoltori ad utilizzarla”.


La campagna chiede che:

  • La conservazione e l’uso sostenibile della diversità locale siano una priorità delle leggi sementiere europee
  • Il diritto degli agricoltori alla riproduzione, l’uso, lo scambio e la vendita delle sementi sia pienamente rispettato
  • La commercializzazione di varietà diverse e localmente adattate sia facilitata
  • Le varietà immesse sul mercato non dipendano da pesticidi e fertilizzanti


La campagna è attualmente disponibile in inglese, olandese, tedesco e italiano. Sarà tradotta in altre lingue nel prossimo futuro.
La versione italiana è disponibile qui: LA TUA VOCE PER LA DIVERSITÀ

Scarica il comunicato stampa in PDF

Per ulteriori informazioni:

Riccardo Bocci
Direttore tecnico
+39.328.3876663
r.bocci@semirurali.net

Gea Galluzzi
+39.348.4030812
geagalluzzi@semirurali.net

Dalla monocoltura alla diversità agricola

Dalla monocoltura alla diversità agricola

Superare il dogma dell’uniformità in campo richiede un cambiamento sociale, economico, tecnico e culturale che avrà vincitori e vinti. Non c’è tempo da perdere.

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 263 – Ottobre 2023

Mi è capitato sottomano un articolo di Le Scienze del 1987 dal titolo “La monocoltura”, in cui si legge che uniformità colturale e monocolture (la successione della stessa specie, anno dopo anno, nello stesso campo) sono uno degli effetti della modernizzazione agricola che ha permesso la crescita di produttività, grazie al supporto della chimica di sintesi. La specializzazione colturale ha permesso l’aumento delle superfici aziendali e scollegato definitivamente allevamento e agricoltura. Questo legame, fondamentale per assicurare la fertilità del suolo, infatti non è più necessario proprio grazie ai fertilizzanti. Tra le cause individuate nella diffusione delle monocolture gli autori ricordano la meccanizzazione e le economie di scala.

L’articolo, però, già allora avanzava alcune critiche al modello, indicando effetti collaterali come l’erosione del suolo e la perdita di sostanza organica. E proponeva una serie di tecniche alternative come le rotazioni, appropriati avvicendamenti colturali e una copertura del suolo continua.

Insomma, anche 35 anni fa era evidente la strada che aveva intrapreso l’agricoltura e come fosse necessaria una drastica correzione di rotta. Da allora, altri fattori sono diventati rilevanti nel favorire la specializzazione colturale e le monocolture in una corsa senza senso verso l’uniformità. La grande distribuzione organizzata, con il suo sistema di logistica, e la concentrazione del mercato dei fattori produttivi (sementi, fertilizzanti e pesticidi) lasciano sempre meno scelte agli agricoltori. Nel 1987 gli autori dell’articolo non potevano ancora annoverare tra gli effetti perversi dell’uniformità colturale una minore capacità di far fronte ai cambiamenti climatici.

A questa conclusione, invece, sono giunti i ricercatori che hanno scritto “Crop diversity buffers the impact of droughts and high temperatures on food production”, pubblicato a giugno 2023 sulla rivista Environmental research letter. Attraverso l’analisi di 58 anni di dati su clima, produzioni e redditi di 109 colture in 127 Paesi, gli autori affermano che “una maggiore diversità delle colture riduce gli impatti negativi della siccità e delle alte temperature sulle produzioni agricole”, evidenziando “il potenziale non ancora sfruttato della diversità delle colture per una maggiore resilienza alle condizioni meteorologiche”.

Sono state 109 le colture prese in esame per un periodo di 58 anni in uno studio scientifico dedicato agli impatti dell’agrodiversità su siccità e aumento delle temperature

Insomma, in pieno antropocene e in balia dei cambiamenti climatici il settore agricolo non può più nascondersi. Deve accettare la responsabilità di essere uno dei maggiori responsabili della crisi odierna, e allo stesso tempo prendere su di sé la sfida di svolgere un nuovo ruolo per favorire la sua transizione agroecologica. Si tratta di un passaggio non facile. Anni di ubriacatura tecnologica, basati sull’illusione del progresso unidimensionale dei modelli agricoli hanno creato un baratro culturale che è difficile recuperare in così poco tempo.

Passare dal dogma dell’uniformità e della monocoltura alla diversità richiede un processo sociale, economico, tecnico, scientifico, culturale e politico di cambiamento che avrà vincitori e vinti. Un processo che dovrà ridistribuire il potere all’interno delle filiere alimentari e anche nella ricerca agricola. Non si tratta solo di democratizzare o spezzare monopoli e oligopoli economici, ma di decolonizzare le nostre menti.

Realizzare che il progresso agricolo non è una linea retta che va dal passato al futuro, dai contadini agli imprenditori agricoli, dall’agricoltura familiare a quella capitalistica, è innanzitutto un processo culturale. Tante sarebbero le strade e i modelli possibili se avessimo la capacità di ascoltare le innovazioni che nascono nei diversi territori, cercando soluzioni fuori dai percorsi già battuti, e aprendo le nostre realtà sociali alla reciproca contaminazione.

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