La biodiversità non è negoziabile!

La biodiversità non è negoziabile!

Uno sguardo alle discussioni in corso

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

Questo Notiziario, come ogni anno a maggio, esce anche come inserto della rivista TerraNuova a conferma di una proficua collaborazione editoriale tra la rivista e Rete Semi Rurali, che include anche una rubrica bimestrale all’interno di TerraNuova.

Abbiamo dedicato questo numero a raccontare gli ultimi negoziati del Trattato Internazionale sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Alimentazione e l’Agricoltura (ITPGRFA) della FAO. Infatti, nel novembre 2025 si è tenuta a Lima l’undicesima riunione dell’Organo di Governo del Trattato, dove si riuniscono tutti i delegati dei 155 Stati che hanno ratificato l’accordo. Le discussioni in Perù hanno visto il fallimento del tentativo di riforma del sistema, ma, allo stesso tempo, hanno portato avanti una serie di processi che sono politicamente importanti per il nostro mondo. Nelle prossime pagine presentiamo i dettagli dei negoziati su Sistema multilaterale, Conservazione e uso sostenibile, e Diritti degli agricoltori, con l’obiettivo di calare queste discussioni internazionali nelle nostre realtà.

Avendo partecipato in prima persona al negoziato, come racconto nell’articolo a pagina 9, un primo elemento che è emerso dalle giornate di Lima è stato il nuovo corso diplomatico della delegazione statunitense. Infatti, abbiamo toccato con mano cosa vuol dire rimettere in discussione i cambiamenti climatici. Ogni riferimento a questo tema è stato modificato in “cambiamenti imprevedibili del clima”, dopo lunghe ed estenuanti discussioni in cui i delegati USA portavano avanti questa richiesta di modifica del testo facendo presente che per loro quella era una linea rossa che non potevano superare.

L’effetto Trump è arrivato anche in questi ambiti, dove, fino a ieri, ci si poteva dividere sulle politiche da attuare, ma non certo sulla realtà dei cambiamenti climatici e come la diversità agricola possa costituire una delle strategie di resilienza. Anche la scienza diventa negoziabile in un terreno minato dalla politica. In effetti, diversi articoli comparsi nel 2025 segnalavano come il Dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE) degli Stati Uniti abbia tagliato risorse e personale al settore delle banche del germoplasma pubbliche mettendo a rischio le collezioni stesse e il sistema di distribuzione connesso.

Se tutto quanto presentiamo in questa pagine non ha un racconto sui mezzi di comunicazione, stessa sorte sta toccando a un altro processo negoziale fondamentale per il futuro delle sementi a livello europeo. Si tratta del nuovo regolamento sulla commercializzazione delle sementi, che da febbraio è passato alla fase del Trilogo, tra Commissione, Parlamento e Consiglio. Entro l’estate il negoziato dovrebbe essere concluso, ma ancora ci sono dei nodi critici su cui come Rete Semi Rurali stiamo cercando di influenzare la presa di decisioni. Ad esempio, l’interessante concetto di nuove varietà da conservazione, promosso da Commissione e Parlamento, è stato limitato dal Consiglio solamente a fruttiferi e ortive. Allo stesso modo il Consiglio ha eliminato il riferimento alla gestione dinamica da parte degli agricoltori, perchè non riesce a capire il senso di questa pratica. Inoltre, con il Programma Cooperativo Europeo per le Risorse Genetiche Vegetali (ECPGR), la rete di tutte le banche del germoplasma pubbliche, abbiamo proposta una nuova definizione di “genebank”, includendo nelle sue attività anche la cessione di campioni di sementi per uso diretto da parte degli agricoltori. Queste sono aperture che dobbiamo mantenere nel nuovo regolamento per poter costruire in futuro nuovi sistemi sementieri diversificati.

Innovazione, tecniche, regole, politiche e sementi non sono neutrali ma devono essere adattate ai diversi contesti in cui sono inserite.

Per una “ricontadinizzazione” dell’agricoltura

Per una “ricontadinizzazione” dell’agricoltura

L’idea degli agricoltori-condottieri delle loro imprese nei mari del libero mercato è illusoria. Servono modelli collettivi e lo sguardo ai territori.

a cura di Rete Semi Rurali – Tratto da Altreconomia 291 – Aprile 2026

Fare l’economista agrario, oggi, è molto difficile. Prendo in prestito e riadatto la frase di apertura dell’editoriale uscito a febbraio 2026 sull’Informatore agrario, in cui l’economista Angelo Frascarelli riflette sulle difficoltà di lavorare come imprenditore agricolo e dispensa consigli per sopravvivere nel mondo di incertezze in cui il settore si trova a vivere oggi: tra cambiamenti climatici, mercati instabili e prezzi in discesa.

Il tutto mentre aumentano i costi di produzione. In questo caos il professore si chiede che cosa fare, quando anche l’ultimo baluardo di difesa del modello agricolo industriale, la tanto amata e odiata Politica agricola comune (Pac), mostra preoccupanti segnali di ridimensionamento sotto la pressione da un lato della rinazionalizzazione e dall’altro del drenaggio di risorse verso altri comparti come la difesa. La risposta dell’economista agrario segnala tutta la difficoltà di questa disciplina nel ridefinire sé stessa in una realtà che non è più quella del secondo dopoguerra. Infatti Frascarelli delinea una strada già vecchia: gli agricoltori devono fare impresa in maniera più professionale e “smettere di guidare il trattore per dedicare più tempo a guidare l’impresa”.

A parte la fascinazione di immaginare le migliaia di agricoltori come condottieri delle loro imprese che veleggiano nei mari del libero mercato, questa risposta non sta più in piedi nei fatti. Come chiedere più impresa quando è proprio il modello dell’impresa come soggetto individuale che oggi sta entrando in crisi? Non a caso anni fa il sociologo olandese Van Der Ploeg scriveva che la risposta più resiliente alla crisi dell’agricoltura viene da quegli imprenditori agricoli che tornano a essere contadini, smettendo di vedersi come impresa connessa al mercato dei fattori produttivi e a quello internazionale dei prodotti, dove non controllano né i prezzi di acquisto dei mezzi tecnici né quello di vendita dei loro prodotti.

Per capire i limiti e le possibilità di questa “ricontadinizzazione” avremmo bisogno di nuovi quadri teorici e analitici in grado di comprendere le innovazioni in corso che lavorano su modelli collettivi di fare agricoltura, superando la dimensione singola dell’impresa per creare una dinamica di relazioni con il territorio di cui e in cui vive la stessa azienda. Ad esempio dobbiamo sfatare la favola raccontata all’università per cui il prezzo è legato all’incontro tra domanda e offerta ma capire come si possa legare il giusto costo con il valore e il lavoro contenuti in un prodotto; oltre che affrontare il tema dell’accesso alla terra per gestire un ricambio generazionale non basato su rendita e proprietà. Per fare questi passaggi, però, è essenziale che l’economia agraria smetta di ridurre la sua analisi alla microeconomia -l’impresa e la sua allocazione efficiente dei fattori- e allarghi lo sguardo al contesto esterno in cui l’azienda opera.

Le aziende che secondo l’Inps nel 2024 occupavano operai agricoli dipendenti: un numero che tra il 2019 e il 2024 si è complessivamente ridotto del 9%

Questo significa interrogarsi sulla concentrazione di potere a monte e a valle dell’agricoltore, sull’illusione di un libero mercato dominato da oligopoli, sulle nuove forme di subordinazione del lavoro agricolo migrante e sul controllo delle filiere da parte di conglomerati industriali, trainati dalla grande distribuzione organizzata o da attori come i consorzi agrari italiani e Bonifiche Ferraresi (BF). È necessario studiare, capire e descrivere queste dinamiche che stanno ristrutturando i sistemi agroalimentari, comprimendo diritti e democrazia, non solo per gli agricoltori ma anche per noi cittadini.

È quanto mai attuale il monito dell’economista Manlio Rossi Doria, contenuto nei suoi “Scritti per il Mezzogiorno” del 1982: “Solo se ci si avventurerà nella fantasia guardando alla vera natura dei problemi, si potrà risolverli in forme nuove; solo cioè ripassando attraverso l’utopia, la scienza potrà risolvere i problemi dell’agricoltura”.

L’80% dei cittadini europei dice NO ai brevetti sui semi

L’80% dei cittadini europei dice NO ai brevetti sui semi

Sondaggio rappresentativo in cinque Stati membri dell’UE

14 aprile 2026

No Patents on Seeds! ha pubblicato oggi un sondaggio rappresentativo condotto in cinque Stati membri dell’UE: Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Polonia. I risultati mostrano chiaramente che circa l’80% dei cittadini europei rifiuta l’idea di concedere brevetti su organismi viventi, ad esempio brevetti su piante o animali. Più del 70% ha detto no ai brevetti su geni presenti in natura. Il maggior numero di rifiuti si è registrato in Polonia e Germania, seguito da Francia e Italia.

La coalizione internazionale No Patents on Seeds! chiede ora che l’UE si assuma la responsabilità di vietare i brevetti su piante e animali.

Ancora di più (oltre il 90%) ha risposto positivamente alle affermazioni secondo cui la diversità nel miglioramento genetico vegetale e nelle filiere alimentari è fondamentale, e che la protezione dell’ambiente è particolarmente importante in materia di brevetti su piante geneticamente modificate e sulla loro approvazione commerciale. I valori più alti a questo riguardo sono stati osservati in Polonia e Italia, seguiti da Germania e Francia.

Il quadro è coerente in tutti e cinque i Paesi: il pubblico rifiuta i brevetti sui semi. La maggioranza dei cittadini europei è molto critica nei confronti dei brevetti su caratteri naturali e vuole un approccio precauzionale riguardo ai brevetti su piante geneticamente modificate e al loro rilascio nell’ambiente“, afferma Nout van der Vaart di Oxfam Novib. “È giunto il momento che i decisori politici si assumano le proprie responsabilità e blocchino i brevetti sui semi nell’UE. Devono inoltre attribuire maggiore importanza alla tutela della diversità nella selezione vegetale e alla protezione dei beni pubblici.”

Il sondaggio è stato condotto dall’Istituto di ricerca dell’opinione pubblica Civey. Uno dei principali motivi per la realizzazione del sondaggio è stato il fatto che gli Stati membri dell’UE e il Parlamento europeo voteranno presto una nuova legge che esenterebbe le piante alimentari ottenute tramite nuova ingegneria genetica (o nuove tecniche genomiche, NGT) dalle vigenti normative sulla valutazione del rischio e sull’etichettatura. A seconda dell’esito, ciò potrebbe aumentare enormemente il numero di sementi brevettati. Il Parlamento europeo aveva originariamente chiesto che i brevetti su piante e risorse genetiche fossero vietati o limitati. Tuttavia, il testo di compromesso su cui il Consiglio e il Parlamento europeo voteranno a breve consente la brevettazione di tutte le piante NGT, inclusi i geni presenti in natura. La maggior parte delle piante NGT potrebbe essere immessa nell’ambiente senza una valutazione del rischio ambientale.

Tutte le colture geneticamente modificate, incluse le NGT, sono brevettate, ma aziende sementiere come Bayer, BASF e Syngenta rivendicano addirittura brevetti su colture convenzionali. In questo modo escludono dal mercato le altre aziende sementiere per dominarlo ancora di più“, avverte Nina Holland di Corporate Europe Observatory. “I brevetti bloccano l’accesso dei selezionatori vegetali a un’ampia varietà di semi, necessaria per un sistema alimentare resiliente. Di fatto, diventeremo tutti dipendenti dalle decisioni di questa manciata di aziende e dai prezzi che esse fissano. Ecco perché i cittadini rifiutano chiaramente tali brevetti.

No Patents on Seeds! è una coalizione internazionale di organizzazioni che si impegna attivamente a proteggere chi fa miglioramento genetico convenzionale e gli agricoltori dalla minaccia della crescente concentrazione nel mercato sementiero. Per questo motivo, No Patents on Seeds! sostiene gli Stati membri dell’UE e i membri del Parlamento europeo favorevoli al divieto dei brevetti sulle piante.

È evidente che la prospettiva del pubblico non è stata tenuta sufficientemente in considerazione nella preparazione dell’attuale proposta per la futura regolamentazione delle piante NGT. È necessario rimediare. Chiediamo che il testo venga modificato per bloccare i brevetti sui semi, o che venga completamente respinto“, afferma Martha Mertens di Friends of the Earth.

Rete Semi Rurali dedicherà alle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) la prossima puntata di InRete!, che si terrà giovedi 23 aprile dalle 19.00 alle 19.30 sul canale Youtube della Rete. Proprio per spiegare cosa sono e cosa differenzia le NGT dai vecchi Ogm, ma anche per manifestare la contrarietà di Rete Semi Rurali a questo nuovo tentativo di inserire i diritti di proprietà intellettuale sulle sementi, il nostro direttore Riccardo Bocci risponderà ad una serie di domande appositamente preparate dal nostro intervistatore Cristian Benaglio.

I risultati del sondaggio sono disponibili sul sito: https://www.no-patents-on-seeds.org/en/survey

Contatti No Patents on Seeds!

  • Nout van der Vaart, Policy Lead Food and Land. Contact person: Jules van Os, media officer jules.van.os@oxfamnovib.nl/ +31651573683.
  • Nina Holland, Corporate Europe Observatory, nina@corporateeurope.org, Tel: +32 466 294420
  • Martha Mertens, Bund Naturschutz in Bayern, martha.mertens@bund.net,
  • Christoph Then, Speaker No Patents on Seeds!, info@no-patents-on-seeds !, Tel: +49 151 54638040

Maggiori informazioni su: https://www.no-patents-on-seeds.org/en/report-2025

Contatti in Italia

  • Riccardo Bocci, Rete Semi Rurali ETS, Riccardo.bocci@semirurali.net, tel. +39.3283876663
Riforma del materiale riproduttivo vegetale (PRM): agricoltori, piccoli allevatori e organizzazioni per la diversità delle sementi chiedono ai deputati europei di difendere l’agrobiodiversità 

Riforma del materiale riproduttivo vegetale (PRM): agricoltori, piccoli allevatori e organizzazioni per la diversità delle sementi chiedono ai deputati europei di difendere l’agrobiodiversità 

Il 4 marzo, agricoltori e selezionatori del mondo del biologico, seeds saver e organizzazioni ambientaliste si sono riuniti a Bruxelles per inviare un messaggio chiaro ai responsabili politici: le nuove leggi europee sulla commercializzazione delle sementi devono salvaguardare la diversità delle piante coltivate, attuare i diritti degli agricoltori e sostenere i piccoli allevatori biologici.

L’evento si è svolto presso il Parlamento europeo ospitato da Herbert Dorfmann (PPE, relatore), Martin Häusling (Verdi/EFA, relatore ombra) e Christophe Clergeau (S&D, relatore per la commissione Ambiente) e ha riunito rappresentanti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione e professionisti del settore per uno scambio di opinioni sulla proposta del nuovo regolamento UE relativo alla produzione e alla commercializzazione del materiale di riproduzione vegetale (PRM). L’evento si è svolto un mese dopo l’avvio dei negoziati trilaterali. In tale occasione, la presidenza cipriota del Consiglio ha confermato l’obiettivo di raggiungere un accordo entro la fine di giugno.

Il relatore e i relatori ombra hanno sottolineato la necessità di dare spazio alla diversità nel testo finale, in particolare per quanto riguarda i diritti degli agricoltori e le varietà da conservazione. La presidenza cipriota si è detta fiduciosa nella ricerca di compromessi.
“Le preoccupazioni di alcuni Stati membri secondo cui norme più flessibili creerebbero mercati paralleli e indebolirebbero gli standard di qualità delle sementi non dovrebbero essere sopravvalutate, né utilizzate per giustificare una limitazione indebita e sproporzionata della scelta degli agricoltori e dei giardinieri, nonché del lavoro dei selezionatori biologici e delle aziende sementiere. Riteniamo che sia possibile per tutte le istituzioni trovare un terreno comune per soddisfare le esigenze dei diversi sistemi agricoli e lasciare spazio alla biodiversità, nell’interesse comune”, ha affermato Eric Gall, vicedirettore di IFOAM Organics Europe.

Le attuali direttive di commercializzazione del materiale riproduttivo vegetale (PRM) hanno storicamente favorito varietà uniformi e standardizzate, rendendo difficile l’accesso al mercato per le varietà eterogenee e adattate alle condizioni locali e limitando i diritti degli agricoltori. La nuova normativa PRM deve correggere questa situazione:

  • Riconoscendo i diritti degli agricoltori, e in particolare gli scambi di PRM tra agricoltori.
  • Garantendo un accesso reale al mercato per varietà non uniformi e biologiche.
  • Fornendo un forte sostegno alla conservazione dinamica della diversità delle piante coltivate.
  • Elaborando norme proporzionate che non escludano dal mercato i piccoli operatori a causa di oneri amministrativi eccessivi.

Durante l’evento, diversi soggetti interessati hanno presentato il valore della diversità delle piante coltivate e dei diritti degli agricoltori, sia per preservare il patrimonio culturale alimentare europeo che per rafforzare la resilienza dell’agricoltura. Gli interventi hanno chiarito che, alla luce delle varie sfide che l’agricoltura deve affrontare oggi, una normativa moderna in materia di commercializzazione non dovrebbe limitare i tipi di varietà che possono essere immesse in commercio a causa di un attaccamento obsoleto al concetto di uniformità genetica, ma piuttosto sostenere sistemi sementieri decentralizzati basati su una ampia diversità di varietà, e attori coinvolti.

Le organizzazioni partecipanti invitano i negoziatori del Trilogo ad apportare le modifiche necessarie alla proposta legislativa per sostenere questi obiettivi.


Qui di seguito viene riportato l’intervento del nostro direttore tecnico Riccardo Bocci invitato alla discussione:

Sono il direttore tecnico di Rete Semi Rurali, la rete italiana delle sementi che conta 40 organizzazioni affiliate, tra cui due aziende produttrici di sementi biologiche. Insieme ad altre organizzazioni presenti in questa sala, siamo partner del progetto Horizon LIVESEEDING sul miglioramento genetico biologico.

La mia presentazione parlerà delle varietà da conservazione, una delle categorie più promettenti migliorate dalla proposta della Commissione.

Come sapete, la Commissione ha proposto di aprire la categoria delle varietà da conservazione alle varietà di nuova selezione adattate alle condizioni locali. Ha tenuto conto dei nostri precedenti progetti Horizon, come LIVESEED, DYNAVERSITY o DIVERSIFOOD.

Il Parlamento europeo ha poi migliorato la proposta, introducendo il concetto di landraces – vecchie e nuove – derivate dalla selezione in azienda. Ha anche modificato il livello di diversità di questo materiale rendendolo “soddisfacente”.

A dicembre il Consiglio ha modificato la proposta limitando la categoria delle varietà di nuova selezione a frutta e ortaggi, aggiungendo una nuova definizione di varietà locali.

Riteniamo importante mantenere il nuovo testo semplice, utilizzando, se possibile, un’unica definizione per le landraces e le varietà di nuova selezione. Siamo flessibili su questa definizione, ma ciò che è davvero rilevante è lasciare aperta questa categoria di varietà di nuova selezione ai cereali e alle specie agricole. Questo punto sarà cruciale per le specie autoimpollinanti, come il grano, al fine di avere una categoria per le varietà di nuova selezione che non siano così diverse da soddisfare i requisiti dei materiali eterogenei biologici.

È inoltre importante giustificare questa apertura collegandola al concetto di uso sostenibile dell’agrobiodiversità per l’alimentazione e l’agricoltura.

Non dovremmo perdere l’opportunità di rendere questo nuovo regolamento il più innovativo al mondo, definendo norme adeguate e flessibili per la commercializzazione delle sementi, ma lasciando allo stesso tempo spazio sufficiente alla diversità e all’evoluzione locale delle varietà nei campi degli agricoltori. Non solo per il futuro dei sistemi agricoli dell’UE, ma anche del Sud del mondo, dove stanno copiando le nostre leggi sulle sementi.”

Nuovi Ogm e brevetti. L’anno della resistenza

Nuovi Ogm e brevetti. L’anno della resistenza

Le multinazionali sementiere spingono su proprietà intellettuale e tecnologie genetiche. Saranno mesi chiave. Dalla parte del biologico.

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 289 – Febbraio 2026

Il 2025 si è chiuso con alcune decisioni dell’Unione europea che avranno un forte impatto sul futuro dell’agricoltura.

Si tratta dei negoziati sui nuovi Ogm e sul nuovo regolamento sementiero. Nel primo caso il trilogo, che vede all’opera Consiglio, Commissione e Parlamento, ha finalizzato il testo che per essere definitivamente approvato dovrà essere votato di nuovo dal Parlamento europeo a marzo.

Nel secondo il Consiglio ha finito la sua lettura e quindi nel corso del 2026 comincerà il trilogo. In ambedue i casi la posizione del Consiglio è stata molto conservativa: spingendo per la deregolamentazione dei nuovi Ogm, noti anche come New genomic techniques (Ngt), e riducendo il sistema di deroghe in favore della biodiversità previste nel testo sementiero. I ministeri nazionali si confermano con posizioni a favore del modello agroindustriale con minori capacità della Commissione e del Parlamento di ascoltare le voci della società civile fuori dal coro dei sindacati.

Per quanto riguarda i nuovi Ogm possiamo già immaginarci lo scenario futuro a meno che il Parlamento non riesca a votare un emendamento al testo in grado di riaprire il negoziato. La buona notizia è il mantenimento del divieto esplicito dell’uso delle Ngt di categoria 1 e 2 nella produzione biologica. La difficoltà sarà capire come attuarlo nella pratica visto che non è prevista nessuna tracciabilità o etichettatura per le Ngt1, solo le sementi dovranno esserlo. La contaminazione accidentale nella produzione biologica non costituirà una non conformità, ma non ci sono ancora tutele adeguate per garantire la coesistenza.

Sono 40 i brevetti concessi nel 2025 dall’Ufficio europeo dei brevetti che sono basati sul miglioramento genetico convenzionale e su sequenze geniche presenti in natura

L’altro tema caldo è quello dei brevetti. Qui il Consiglio si è allontanato molto dalle richieste del Parlamento, che aveva chiesto il divieto esplicito dell’uso del brevetto. Al contrario il trilogo si è chiuso con la vittoria della posizione del Consiglio, che prevede alcune misure di salvaguardia volontarie volte a evitare la concentrazione del settore e l’introduzione di un Codice di condotta sulla brevettabilità per facilitare l’accesso al materiale di riproduzione brevettato, che dovrà essere definito entro 18 mesi dall’entrata in vigore del regolamento. Sono tutti strumenti non vincolanti che poco potranno fare per limitare le politiche aggressive in tema di proprietà intellettuale delle multinazionali sementiere.

Come ci racconta infatti il rapporto della campagna No Patents on Seeds! sull’andamento dei brevetti nel 2025, l’Ufficio europeo dei brevetti continua a concederne su geni vegetali presenti in natura trattati come invenzioni, andando contro la Direttiva europea sulla proprietà intellettuale e le indicazioni del Parlamento europeo. Ad esempio un brevetto del dicembre scorso concesso all’azienda Bayer rivendica varianti genetiche naturali che presumibilmente rendono la lattuga resistente ad alcuni afidi.

Che cosa fare in questa situazione? Una prima azione dovrà essere la difesa e la promozione del biologico che per ora resta l’unico sistema agricolo libero dai nuovi Ogm. Dovremo immaginarlo come il sistema di base su cui innestare processi e pratiche volontarie più virtuose, come ad esempio l’agroecologia o l’agricoltura rigenerativa. I distretti biologici in quest’ottica possono giocare un ruolo strategico aumentando la superficie coltivata a bio e aiutando gli agricoltori nella gestione della coesistenza. In secondo luogo sarà necessario lavorare sulle diverse filiere a partire dalle sementi e dai processi di ricerca e innovazione che producono le nuove varietà. La sfida sarà capire come collaborare con la ricerca agricola pubblica sempre più affascinata dalle sirene delle nuove tecnologie genetiche.

Pesticidi, appello di 11 associazioni al Governo italiano: «Fermate la deregolamentazione in Europa»

Pesticidi, appello di 11 associazioni al Governo italiano: «Fermate la deregolamentazione in Europa»

Appello di 11 Associazioni nazionali al Governo italiano per una posizione contraria alla semplificazione delle regole europee su autorizzazioni e uso dei pesticidi

11 Associazioni nazionali (ACU – Associazione Consumatori e Utenti, AIDA – Associazione Italiana di Agroecologia, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Federazione Nazionale Pro Natura, Greenpeace, ISDE-Italia Medici per l’Ambiente, Lipu, Rete Semi Rurali, Terra!, UPBio – Unione Produttori Biologico, WWF Italia) hanno inviato una lettera ai Ministri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente per esprimere la loro preoccupazione per la proposta di regolamento “Omnibus” sulla sicurezza di alimenti e mangimi presentata dalla Commissione Europea. Le 11 Associazioni denunciano come la proposta, presentata con il pretesto della semplificazione normativa, rappresenti in realtà un pericoloso arretramento per la protezione della salute pubblica e dell’ambiente, in continuità, anche se in modo non trasparente, con una deriva normativa inaccettabile. 

Il provvedimento rischia di smantellare un impianto normativo costruito in decenni di legislazione europea per garantire la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente. Un percorso lungo e complesso, motivato dalla crescente consapevolezza dei danni causati dall’uso indiscriminato dei prodotti chimici di sintesi in agricoltura e sostenuto dalle numerose mobilitazioni della società civile, che ha portato all’adozione di criteri rigorosi per valutare la pericolosità dei principi attivi dei prodotti fitosanitari prima della loro immissione sul mercato.

Con questo ennesimo provvedimento Omnibus verrebbe introdotta la possibilità di concedere approvazioni illimitate per le sostanze attive, eliminando le revisioni sistematiche necessarie per ritirare dal mercato pesticidi la cui pericolosità emerge da nuove evidenze scientifiche. Contemporaneamente, si limiterebbe la capacità degli Stati membri di basarsi sulle più recenti ricerche scientifiche per autorizzare prodotti fitosanitari a livello nazionale, contraddicendo la giurisprudenza europea e il ruolo degli Stati nella tutela dei propri cittadini. Sarebbero inoltre estesi i periodi delle deroghe per l’utilizzo di sostanze non più autorizzate, normalizzando di fatto l’impiego di pesticidi dannosi fino a tre anni dopo la loro messa al bando, e si amplierebbero le deroghe per autorizzare sostanze pericolose in nome della salvaguardia della produzione agricola, contraddicendo la gerarchia degli obiettivi del Regolamento UE che pone salute e ambiente al primo posto. Un principio, quest’ultimo, che richiama quanto sancito dall’articolo 41 della Costituzione italiana, il quale stabilisce che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente, ponendo la salvaguardia di questi beni fondamentali al di sopra del mero guadagno economico. 

A tutto questo si aggiunge la mancata correzione dello scandalo dei residui di pesticidi vietati nell’UE nei prodotti importati, perpetuando un inaccettabile doppio standard e incoraggiando di fatto l’uso di sostanze pericolose in paesi terzi, a danno delle comunità locali, creando un mercato per l’export di veleni da parte di aziende europee. La definizione vaga di “bio-controllo” rischia inoltre di includere sostanze chimiche dall’impatto sconosciuto, mentre la facilitazione all’uso dei pesticidi tramite droni solleva nuovi interrogativi su esposizione e contaminazione ambientale. 

“Questa proposta non semplifica, ma deregolamenta. È un cavallo di Troia dell’industria chimica che, spacciandosi per un provvedimento a favore degli agricoltori, in realtà tradisce le aspettative dei cittadini europei che chiedono più ambiente e più salute”, dichiarano le 11 Associazioni firmatarie. “Chiediamo con forza al Governo italiano di opporsi e respingere integralmente questo provvedimento in tutte le sedi europee, difendendo l’integrità della legislazione UE e il principio di precauzione”.  

La mobilitazione delle Associazioni italiane si inserisce nel solco delle preoccupazioni già espresse a livello europeo da 139 organizzazioni in una lettera inviata nell’ottobre 2025 alla Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, a dimostrazione di un fronte ampio e coeso contro questo tentativo di indebolire le garanzie per la tutela dell’ambiente e la salute delle persone. 

Roma, 18 febbraio 2026

Le 11 Associazioni: ACU – Associazione Consumatori e Utenti; AIDA – Associazione Italiana di Agroecologia; Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica; Federazione Nazionale Pro Natura; Greenpeace Italia; ISDE Medici per l’Ambiente; Lipu; UPBIO – Unione Produttori Biologici; Rete Semi Rurali ETS; Terra!; WWF Italia