Uno dei prodotti concreti della nuova legge nazionale sull’agricoltura biologica (n. 23/2022) è la definizione dei distretti biologici.
L’idea dell’applicazione del concetto di distretto territoriale al mondo agricolo e rurale non è nuova, già la legge 228/2001 su “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo” aveva definito, modificando la legge 317/1991 che istituiva i distretti industriali, come distretti rurali “i sistemi produttivi locali caratterizzati da un’identità storica e territoriale omogenea derivante dall’integrazione fra attività agricole e altre attività locali, nonché dalla produzione di beni o servizi di particolare specificità, coerenti con le tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali”.
La stessa legge prevedeva la possibilità di creare distretti alimentari di qualità, legati a produzioni alimentari certificate. Nel 2017, la legge 205 sul Bilancio di previsione dello Stato fa un passo ulteriore nell’applicazione del concetto di distretto al mondo agricolo, istituendo all’articolo 13 i distretti del cibo, che incorporano i distretti rurali, ma anche i biodistretti o distretti biologici definiti come “territori per i quali agricoltori biologici, trasformatori, associazioni di consumatori o enti locali abbiano stipulato e sottoscritto protocolli per la diffusione del metodo biologico di coltivazione, per la sua divulgazione nonché per il sostegno e la valorizzazione della gestione sostenibile anche di attività diverse dall’agricoltura.
Nelle Regioni che abbiano adottato una normativa specifica in materia di biodistretti o distretti biologici si applicano le definizioni stabilite dalla medesima normativa”.
Sul sito del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) si può scaricare l’elenco completo di tutti i distretti del cibo registrati in ogni Regione, da cui si evince la presenza di una pletora di denominazioni: distretti rurali, distretti agroalimentari di qualità, distretti del cibo, biodistretti, strade, comunità del cibo. Infatti, dobbiamo segnalare che nel 2014 viene approvata la legge 194, Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, che aggiunge ai distretti le Comunità del cibo, ulteriore possibilità di associare agricoltori e altre realtà a livello locale.
Al primo posto della competizione tra Regioni troviamo la Toscana con 39 registrazioni, seguita da Calabria (29) e Campania (23). Si passa da distretti legati a filiere produttive ben riconoscibili, a realtà come il Distretto Biologico delle Marche, dove il confine è tutta l’area regionale.
Alla fine, in questo turbinio di nomi, in cui ogni Regione applica una propria strategia di aggregazione sociale e territoriale, non si capisce se la diversità è sintomo di una reale necessità locale di nuove forme di programmazione e gestione dei territori, o se è semplicemente una riaggregazione delle solite forze in cerca di possibili contributi. In altre parole: siamo in presenza di un nuovo rinascimento rurale o si tratta di una nuova retorica e narrazione dell’ennesimo marketing territoriale, svuotata di ogni potere realmente innovativo e trasformativo dei sistemi agroalimentari? Difficile oggi dare una risposta a un mondo così variegato e poco conosciuto.
Nel frattempo, in attesa della legge sul bio, alcune regioni hanno iniziato a produrre normative per specificare criteri e requisiti per costituire un distretto biologico, prevedendo, in questo caso, la necessità del riconoscimento da parte dell’ente regionale stesso.
Molti sono oggi i biodistretti organizzati dalla società civile, non formalmente costituiti ma di fatto attivi, anche se non riconosciuti dalle Regioni
Ad oggi Lazio, Toscana, Marche e Liguria hanno specifiche normative regionali, che resteranno in vigore anche con l’entrata in vigore del decreto ministeriale 28 dicembre 2022, Determinazione dei requisiti e delle condizioni per la costituzione dei distretti biologici, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 febbraio 2023. Vediamo cosa prevede. Intanto, per fare un distretto biologico servirà un comitato promotore che deve dotarsi di un protocollo dove descrivere i soggetti coinvolti, l’ambito geografico, le attività partecipative previste e il soggetto gestore. Il comitato sarà responsabile dell’inoltro della domanda ufficiale alla regione. Nel consiglio direttivo del distretto dovrà esserci almeno il 51% di agricoltori biologici, ma la partecipazione è aperta a soggetti sia pubblici che privati. A differenza di quanto previsto in alcune Regioni, la partecipazione degli enti locali è facoltativa. Interessante sottolineare che i distretti biologici possono promuovere la costituzione di gruppi di operatori con l’obiettivo di realizzare forme di certificazione di gruppo.
Se il lato delle produzioni biologiche è uno degli obiettivi principali di questi distretti, non va dimenticato che la legge 23 prevede di promuovere e realizzare progetti di ricerca partecipata con le aziende e la diffusione delle pratiche innovative.
In questo contesto istituzionale e legislativo, va segnalato che, già dal 2015, la società civile ha cominciato a praticare i biodistretti, creando associazioni locali mappate nel sito biodistretto.net che al 2022 riporta la presenza di 50 biodistretti formalmente costituiti. Di sicuro, però, molti di questi non sono riconosciuti dalle Regioni, ma dovranno diventarlo per poter accedere ai bandi che si prevede usciranno entro l’anno.
La concentrazione delle filiere in poche mani ne riduce la capacità innovativa: agricoltori e consumatori sono sempre più tenuti lontano
di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 258 – Aprile 2023
È uscito lo scorso febbraio il nuovo rapporto Focus Biobank “Supermercati e specializzati” sul biologico, che conferma l’andamento degli ultimi anni. Il 2022 ha visto un aumento del mercato che ha superato la soglia degli otto milioni di euro, di cui il 40% è legato alle esportazioni. Se si allarga l’orizzonte agli ultimi dieci anni, si vede che i negozi specializzati hanno perso terreno nei confronti della grande distribuzione organizzata (Gdo), come abbiamo già avuto modo di raccontare in questa rubrica. Infatti, oggi la Gdo raggiunge quasi il 50% del totale delle vendite, mentre i negozi specializzati scendono a meno del 20%. Stiamo arrivando ai numeri di Paesi come Francia e Germania dove la soglia del 50% è già stata superata da anni.
Nel periodo del Covid-19 abbiamo assistito a una risalita delle vendite nei negozi, ma il 2022 registra una flessione sia rispetto al 2021 sia al 2020. Insomma, la pandemia non ha modificato le tendenze in corso e la marcia trionfale della Gdo continua con i prodotti a marca del distributore (Mdd) che arrivano a toccare il 20% del totale del fatturato. Stiamo assistendo, cioè, a un’integrazione sempre maggiore delle filiere all’interno della Gdo, in un mercato dove i nomi dei marchi dell’industria agroalimentare o dei produttori scompaiono per lasciare il campo a quelli delle catene della distribuzione.
Questo passaggio, che riguarda sia il biologico sia il convenzionale, è stato fotografato anche nel rapporto dello studio Ambrosetti “L’Italia di oggi e di domani: il ruolo sociale ed economico della distribuzione moderna” uscito a gennaio 2023. Il rapporto mette in evidenza come questo fenomeno abbia permesso agli italiani di contenere l’inflazione in salita di questi mesi grazie ai prezzi contenuti dei prodotti Mdd, con una stima che parla di un risparmio medio per famiglia di 77 euro. Come si capisce, diventa difficile in un momento di crisi come questa, avanzare qualche critica a un modello di distribuzione presentato non solo come efficiente e simbolo di modernità, ma anche in grado di far risparmiare le famiglie.
Tornando al biologico, il numero di negozi specializzati è sceso a 1.240 in tutta Italia, perdendone più di 200 in rapporto al 2017. Di questi, 434 fanno parte di catene specializzate, dove ormai NaturaSì è il leader indiscusso del settore con 368 negozi, seguito a lunga distanza dal mondo del macrobiotico che mantiene i suoi 28 punti vendita (erano 30 nel 2011) chiamati dal 2022 Stile Macrobiotico. Nel caso di NaturaSì assistiamo alla stessa strategia di puntare sui prodotti a marchio, proprio vista nella Gdo.
Il risparmio medio per famiglia nella spesa alimentare tramite l’acquisto di prodotti a marchio della catene della Grande distribuzione organizzata è stato di 77 euro
È triste constatare come il settore distributivo del biologico stia perdendo di diversità, in nome di una concentrazione che non riguarda solo il numero di soggetti della distribuzione, ma risale lungo la filiera per arrivare a controllare tutto il sistema agroalimentare dal seme al piatto. Meno diversità vuol dire meno concorrenza, ma non solo. Vuol dire anche che il suo valore aggiunto viene assorbito in gran parte dalle catene della distribuzione, senza avere un ritorno verso quegli attori sociali che promuovono il biologico e la trasformazione dei sistemi agroalimentari presso i cittadini, e creano innovazione con gli agricoltori nei territori.
Questa estrazione di valore riduce la capacità innovativa del biologico, che dovrebbe fondarsi, è opportuno ricordarlo, su processi di ricerca partecipativi e decentralizzati, ancora poco sostenuti dalla ricerca pubblica. Insomma, agricoltori e cittadini sono sempre più lontani fisicamente e socialmente, anche se sono anni che parliamo dell’importanza della filiera corta, del chilometro zero o del concetto di co-produttori.
L’edizione italiana è stata presentata a Milano nell’ambito della Festa del Bio, in concomitanza con la Giornata mondiale contro il cancro, World Cancer Day
Il report evidenzia l’impatto dell’uso delle sostanze chimiche in agricoltura sull’ambiente e la salute delle persone
Il 4 febbraio, nell’ambito della Festa del Bio, che si è tenuta a Milano a Palazzo Giureconsulti, la Coalizione Cambiamo Agricoltura con la Fondazione Heinrich-Böll hanno presentato l’edizione Italia dell’Atlante dei Pesticidi. Il volume, scaricabile gratuitamente dal sito della Coalizione Cambiamo Agricoltura, contiene oltre 60 pagine di grafici, cartine, numeri che mostrano la pervasività di queste sostanze in ogni angolo del Pianeta e gli effetti negativi sulla salute delle persone, sulle diverse matrici ambientali (suolo, acqua e aria) e sugli ecosistemi.
Oggi nel mondo si utilizzano 4 milioni di tonnellate di pesticidi, il cui mercato globale ha raggiunto un valore di 84,5 miliardi di dollari nel 2019, con un tasso di crescita annuo di oltre il 4% dal 2015. In Unione Europea i consumi hanno registrato negli ultimi anni una lieve flessione, così come nel nostro Paese che resta comunque al secondo posto dopo la Spagna per consumo di pesticidi. Sono ancora troppe le sostanze chimiche di sintesi che vengono utilizzate dalle aziende agricole europee convenzionali, soprattutto quelle ritenute altamente pericolose. Per questo la Commissione Europea ha presentato il 22 giugno 2022 la sua proposta di un nuovo Regolamento per l’Utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari (il cosiddetto SUR), ora al vaglio del Parlamento e del Consiglio Europeo.
“Nonostante le evidenze scientifiche, le buone intenzioni della Commissione Europea vengono minate dall’azione delle lobby dell’agrochimica e dell’agricoltura intensiva, che vorrebbero fermare l’iter di approvazione del Regolamento e affossarne gli obiettivi di riduzione” affermano le Associazioni della Coalizione Cambiamo Agricoltura.
Ridurre l’uso dei pesticidi
Il Regolamento UE indica per l’Italia l’obiettivo di riduzione del 62% dei pesticidi entro il 2030 (la media Europea è del 50%), che non verrà certamente raggiunto se il nostro Paese non investirà più energie nella transizione ecologica dell’agricoltura. Infatti, benché il nostro Paese abbia mostrato lungimiranza nel fissare nel Piano Strategico Nazionale della Politica Agricola Comune 2023-2027 il raggiungimento dell’obiettivo del 25% di superficie agricola coltivata in biologico entro il 2027, anticipando di tre anni l’obbiettivo fissato a livello europeo, è in forte ritardo con l’aggiornamento del principale strumento per la gestione dei pesticidi: il “Piano d’Azione Nazionale per l’Uso Sostenibile dei Prodotti Fitosanitari”, abbreviato PAN.
“Nel nostro Paese il PAN è scaduto dal febbraio 2019 e l’iter per il suo rinnovo è in stallo da allora. È urgente che il Piano venga rinnovato accogliendo al suo interno gli obiettivi del Green Deal europeo, altrimenti nascerà già obsoleto” continuano le Associazioni di Cambiamo Agricoltura.
Il 4 febbraio è il World Cancer Day
La presentazione dell’edizione italiana dell’Atlante dei Pesticidi il 4 febbraio ha anche un forte significato simbolico perché coincide con la Giornata mondiale contro il cancro. Numerose sono le evidenze scientifiche che collegano l’esposizione ai pesticidi con l’insorgenza di tumori, soprattutto nelle categorie più esposte, come gli agricoltori, ma anche in quelle più sensibili come i bambini. Le schede dell’Atlante dei Pesticidi presentano dati, grafici ed informazioni utili per comprendere meglio la relazione tra uso dei pesticidi e salute umana, oltre agli impatti sul suolo, nelle acque superficiali e sotterranee e sulla biodiversità naturale.
“Siamo fiduciosi che questo documento, concepito per diffondere consapevolezza rendendo accessibili dati e conoscenze, contribuirà a un cambio di paradigma che non è più solo desiderabile, ma necessario” afferma Marc Berthold, direttore della Heinrich-Böll Stiftung Parigi, fondazione tedesca che dal 2022 segue anche numerosi progetti sui temi della transizione socio-ecologica nel nostro Paese.
Il biologico in Italia
“La crescita dell’agricoltura biologica in Italia, che nel 2022 ha coinvolto il 17,4% della superficie agricola utilizzata, è la prova che oggi esistono già tutte le buone pratiche e molti mezzi tecnici per eliminare del tutto o ridurre in modo significativo l’uso dei pesticidi. Ora i decisori politici hanno il potere e la responsabilità di dare la spinta decisiva alla transizione agroecologica della nostra agricoltura, sostenendo con convinzione l’approvazione del Regolamento UE per la riduzione dell’uso dei pesticidi entro il 2023. Devono solo averne il coraggio e la necessaria determinazione”, concludono le Associazioni della Coalizione Cambiamo Agricoltura.
dal Comunicato Stampa della Coalizione Cambiamo Agricoltura, Parma, 3 febbraio 2023
CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.
Una strada alternativa per realizzare i Diritti degli Agricoltori
di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali
Il tema dell’uso sostenibile dell’agrobiodiversità è uno degli assi portanti del Trattato, contenuto nell’articolo 6 che ne definisce alcune delle possibili attività.
La sua implementazione da parte degli Stati che hanno aderito al Trattato è obbligatoria e non limitata alle colture incluse nell’Annesso I, come nel caso del Sistema Multilaterale di scambio delle risorse e di ripartizione dei benefici derivati dal loro uso. Da quando il Trattato è entrato in vigore questo tema non ha, però, riscosso molto interesse sia da parte dei paesi firmatari, sia della società civile organizzata che ha seguito in questi anni i vari negoziati e le riunione degli Organi Direttivi. Infatti, per i paesi industrializzati l’oggetto del contendere è sempre stato l’accesso facilitato alle sementi nelle banche, mentre i paesi del Sud chiedevano soldi in cambio dell’accesso, e, in ultimo, la società civile rivendicava la messa in atto dei Diritti degli Agricoltori. Su questi diritti, definiti all’articolo 9, abbiamo assistito a veri e propri scontri tra mondi opposti, come dimostra il titolo del documento rilasciato dal gruppo di esperti dopo anni di lavoro. Si tratta, infatti, di “Opzioni”, quindi di uno strumento puramente volontario, e non di linee guida che dovrebbero impegnare i singoli stati. Più di così non si è riuscito ad ottenere nei lunghi negoziati dove le decisioni vengono prese sulla base del consenso.
Se, però, andiamo a declinare l’aggettivo sostenibile scopriamo che molte delle misure indicate al comma 2 dell’articolo 6 (vedi Box) riguardano azioni centrali per sostenere modelli agricoli diversificati, promuovere la ricerca partecipativa e decentralizzata e includono, anche, la modifica della legislazione sementiera. Insomma, passare da una piena realizzazione dell’art.6 permetterebbe anche di rendere concreti ed operativi i diritti degli agricoltori! Anche la riforma in corso a Bruxelles della legislazione sementiera dovrebbe considerare questi obblighi del Trattato.
Per questo motivo è importante continuare a mantenere alta l’attenzione sull’implementazione dell’art. 6, e seguire i negoziati in corso. Il rischio, infatti, è che l’uso sostenibile diventi solamente il classico miglioramento genetico, dove la diversità viene usata dalla ricerca per produrre varietà distinte, uniformi e stabili. Perdendo così per la strada il suo potenziale innovativo. In Europa, soprattutto, è importante attuare questa vigilanza, visto che nella maggior parte dei paesi della Regione Europea diversificazione dei sistemi agricoli, miglioramento genetico partecipativo, e uso di varietà locali non sono temi ancora nell’agenda delle loro politiche agricole.
L’uso sostenibile delle RGVAA può comprendere misure quali: a. perseguire politiche agricole eque che promuovano, se del caso, lo sviluppo e il mantenimento di sistemi agricoli diversificati che favoriscano l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità; b. rafforzare la ricerca che valorizzi e conservi la diversità massimizzando la variazione intraspecifica e interspecifica a beneficio degli agricoltori, in particolare di quelli che generano e utilizzano le proprie varietà e applicano i principi ecologici per mantenere la fertilità del suolo e per combattere malattie, erbe infestanti e parassiti; c. promuovere il miglioramento genetico partecipativo per sviluppare varietà adatte alle condizioni sociali, economiche ed ecologiche, anche nelle aree marginali; d. ampliare la base genetica delle colture e aumentare la gamma di diversità a disposizione degli agricoltori; e. promuovere l’uso di colture, varietà e specie sottoutilizzate locali e adattate; f. sostenere un uso più ampio della diversità varietale e delle specie nella gestione aziendale, nella conservazione e nell’uso sostenibile delle colture; g. rivedere e adeguare le strategie di selezione e i regolamenti relativi al rilascio delle varietà e alla distribuzione delle sementi.
Gli agricoltori nutrono il mondo, producendo il cibo da cui tutti dipendiamo. Poiché gli agricoltori sono gli sviluppatori e i custodi della diversità delle colture sul campo, i loro diritti sono fondamentali se vogliamo garantire la sicurezza alimentare e la nutrizione.
Il Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e l’alimentazione (da ora in avanti Trattato) è il primo accordo internazionale legalmente vincolante a riconoscere formalmente il contributo delle comunità locali e indigene e degli agricoltori alla conservazione e allo sviluppo delle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (RGVAA). L’articolo 9 del Trattato prevede il riconoscimento, l’attuazione e la promozione dei diritti degli agricoltori in relazione alle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura. La promozione e la realizzazione di questi diritti consentiranno agli agricoltori e alle comunità agricole di continuare a svolgere il proprio ruolo di sviluppatori e custodi di RGVAA e di nutrire il mondo per le generazioni a venire.
Nella sua Settima Sessione nel 2017, l’Organo Direttivo del Trattato ha adottato la Risoluzione 7/2017 sull’attuazione dell’articolo 9, attraverso la quale ha istituito un gruppo di esperti per “produrre un inventario delle misure nazionali, delle migliori pratiche e delle lezioni apprese nella realizzazione dei diritti degli agricoltori, come stabilito” e “sulla base dell’inventario, sviluppare opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori di cui all’articolo 9 del Trattato”. Nel primo biennio dei suoi lavori (2019-2020), il Gruppo di esperti ha stabilito l’inventario delle misure nazionali che è stato approvato dall’Organo Direttivo nella sua Ottava Sessione (Roma 2019). L’Organo Direttivo ha accolto con favore l’istituzione di una versione elettronica online dell’Inventario, che è disponibile sul sito web del Trattato da agosto 2020 e viene periodicamente aggiornata dalla Segreteria (https://www.fao.org/plant-treaty/ en/). Il Segretariato ha, inoltre, fornito sostegno alle parti contraenti e alle parti interessate in merito ai contributi su esperienze e buone pratiche per la realizzazione dei diritti degli agricoltori. L’Organo Direttivo nella sua Ottava Sessione ha approvato la struttura di base delle Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei Diritti degli Agricoltori. Il Gruppo di Esperti ha tenuto due incontri nel biennio in modalità virtuale a causa della pandemia globale COVID-19. I dettagli dei lavori del Gruppo di Esperti sono forniti nel documento Report of the Ad Hoc Technical Expert Group on Farmers’ Rights to the Ninth Session of the Governing Body (https://www.fao.org/3/ ni835en/ni835en.pdf). Il Gruppo di Esperti ha finalizzato le Opzioni con eccezione di quelle previste per la Categoria 10 sulle misure legali.
Nella nona sessione dell’Organo Direttivo, tenutasi a New Delhi dal 19 al 25 settembre 2022, è stata adottata la Risoluzione 7/2022 (https://www.fao. org/3/nk242en/nk242en.pdf) nella quale si chiede, tra l’altro, al Segretariato ed ai Paesi membri di:
• accogliere con favore il lavoro del gruppo di esperti;
• prendere atto delle Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori e chiede di pubblicarle precisando che non vi è stato accordo sulle opzioni della categoria 10 sulle misure legali;
• invitare le parti contraenti e le altre parti interessate a prendere in considerazione l’utilizzo delle Opzioni, in conformità con le loro esigenze e priorità come appropriato e soggetto alla legislazione nazionale, nell’incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori;
• tradurre l’Inventario delle esperienze su come implementare l’articolo 9 nelle lingue ufficiali del Trattato, se ci sono le risorse finanziarie necessarie;
• invitare il Segretario, compatibilmente alla disponibilità di risorse umane e finanziarie, a supportare le parti contraenti del Trattato e le parti interessate in materia di promozione, protezione e realizzazione dei diritti degli agricoltori;
• invitare il Segretario, compatibilmente alla disponibilità di risorse finanziarie, a presentare un primo schema di valutazione sullo stato di attuazione dell’articolo 9 alla Decima Sessione e un rapporto completo alla Undicesima sessione nel 2025;
• organizzare un Simposio mondiale per condividere esperienze e discutere possibili lavori futuri sui diritti degli agricoltori (l’India si è offerta di ospitare tale Simposio nel corso del 2023).
Il Sistema Multilaterale di accesso e condivisione dei benefici (MLS), una delle aree di attività più importanti del Trattato, mette attualmente a disposizione degli utenti 2 343 549 materiali, un aumento del 2.5% rispetto al 2019.
Questo secondo il rapporto preparato dal Segretariato per la Nona Sessione dell’Organo Direttivo (www.fao.org/3/ni831en/ni831en.pdf). Queste risorse genetiche provengono principalmente dalle collezioni pubbliche dei paesi contraenti (al momento 149), i centri internazionali ed altre istituzioni.
Lo scambio dei materiali genetici inseriti nel MLS avviene tramite l’Accordo Standard di Trasferimento di Materiale (SMTA), un contratto privato tra fornitore e ricevente che è però protetto e garantito in tutto il mondo dal diritto internazionale. Tra le clausole dell’Accordo è previsto che il fornitore renda disponibili al ricevente le informazioni sui materiali. Allo stesso modo, il ricevente si impegna a rendere disponibili le informazioni derivanti da eventuali ricerche scientifiche sui materiali ricevuti. Le informazioni di cui si tratta sono quelle non riservate secondo la normativa nazionale applicabile. Per il beneficio di chi riceve il materiale ma anche dell’intera comunità scientifica, il Sistema Informativo Globale (GLIS) facilita l’accesso a dati di passaporto (una serie di informazioni legate al campione di sementi e da dove viene) e altre informazioni risultanti dalla ricerca scientifica sul materiale stesso, grazie a link a cataloghi e sistemi in linea e a pubblicazioni tecniche. Inoltre, grazie all’adozione dei DOI (Digital Object Identifiers, Identificatori Digitali di Oggetti) è possibile stabilire come un certo materiale sia stato ottenuto e a quali materiali abbia dato origine realizzando vera e propria genealogia, elemento fondamentale degli studi scientifici e delle attività di miglioramento vegetale.
Ad oggi, GLIS ha catalogato oltre 1,3 milioni di materiali conservati ex situ, cioè al di fuori del loro ambiente naturale, tipicamente in banche di germoplasma. Questi materiali sono stati registrati in GLIS da oltre 5.500 utenti: ci sono le banche di germoplasma del Consultative Group on International Agricultural Research (CGIAR), istituzioni nazionali, università, centri di ricerca ed i numerosi partecipanti all’esperimento di Citizen Science del progetto europeo INCREASE (www.pulsesincrease.eu).
Alcuni numeri su GLIS
• GLIS ha assegnato oltre 1,3 milioni DOI da Novembre 2017; • Quasi 18.000 DOI sono stati assegnati da università, enti governativi ed aziende in Italia; • Il progetto europeo INCREASE, costituito da 25 partner di ricerca in tutta Europa, ha coinvolto quasi 6.000 cittadini nell’Esperimento di Scienza dei Cittadini assegnando oltre 33.600 DOI; • il maggior numero di DOI registrati in Italia, più di 16.000, è del Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali, Università Politecnica delle Marche: per lo più fagioli, ma sono presenti anche ceci e mais; • l’89% del materiale registrato in GLIS è disponibile nel Sistema multilaterale del Trattato.
Secondo le risoluzioni dell’Organo Direttivo del Trattato, GLIS verrà esteso alle risorse genetiche vegetali conservate “in situ”, cioè nell’ambiente in cui si sviluppano in natura, con particolare riguardo ai parentali selvatici delle colture (Crop Wild Relatives, CWR).
Il Segretariato del Trattato sta già lavorando con alcuni paesi in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina per supportare lo sviluppo di inventari nazionali di CWR basari sui descrittori internazionali standard e la loro registrazione su GLIS. La partecipazione a questa fase di sviluppo è aperta anche a piccole realtà e reti locali.
Storia degli accordi internazionali che hanno un impatto sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Agricoltura e l’Alimentazione (RGVAA). Il Protocollo di Nagoya gestisce Accesso e Ripartizione dei Benefici (ABS) di tutte le risorse genetiche, escluso le RGVAA che invece sono di competenza del Trattato FAO.
I principali servizi che GLIS offre sono:
• l’identificazione del materiale genetico vegetale a livello globale assegnando un DOI a ciascuno;
• la possibilità di registrare la genealogia di un materiale;
• rendere disponibili le pubblicazioni e/o i set di dati relativi ad un dato materiale;
• raccogliere link a siti web esterni dove trovare ulteriori informazioni scientifiche su un materiale;
• rendere disponibili link a siti web esterni su argomenti di interesse della comunità di utenti.
In pratica, GLIS si pone come un portale globale per facilitare l’accesso alle informazioni sui materiali genetici vegetali ed argomenti collegati. GLIS contribuisce a facilitare lo scambio di informazioni nell’ambito di grandi progetti di ricerca e facilita la collaborazione a livello mondiale. Questo servizio, previsto dall’Articolo 17 del Trattato, è inquadrato come un beneficio non monetario nell’ambito del MLS ed erogato grazie alle collaborazioni dei governi, della comunità scientifica, al grande interesse da parte degli utenti e all’integrazione con altri sistemi. GLIS offre la possibilità di ricercare materiali in vari modi: per paese di chi lo ha registrato, con genere e/o specie, inclusione nel MLS, tipologia del materiale stesso ecc. GLIS è, inoltre, integrato con altri sistemi gestiti da altre istituzioni, sia nazionali che internazionali, dando vita ad una rete mondiale per la documentazione delle risorse genetiche vegetali.
Il portale GLIS è accessibile da chiunque alla URL https://ssl.fao.org/glis. Per informazioni e chiarimenti, è possibile inviare una mail, anche in italiano, a pgrfa-treaty@fao.org. Il Segretariato è anche a disposizione per assistere chi desiderasse registrare la propria collezione su GLIS.