La pietra tombale sull’agricoltura europea

La pietra tombale sull’agricoltura europea

Il mondo agricolo chiede dazi “ambientali” e “sociali” contro l’accordo di libero scambio tra Ue e Mercosur. Facendo emergere l’ipocrisia sui pesticidi.

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 276 – Dicembre 2024

Verso una riforma integrale della legislazione sementiera

Verso una riforma integrale della legislazione sementiera

di Gea Galluzzi – Rete Semi Rurali

Sebbene la legislazione dell’UE sulle sementi sia stata modificata più volte, anche per cercare di promuovere una maggiore diversificazione del sistema sementiero formale (rsr.bio/aperture-nella-legislazione-sementiera/), i suoi principi fondamentali non sono cambiati in quasi 100 anni. Le crisi del clima e della biodiversità, così come i cambiamenti sociali, economici e tecnologici nei decenni successivi all’adozione delle regole negli anni ’60, richiedono un ripensamento fondamentale.

Il primo tentativo di riforma: nel 2013, su richiesta del Consiglio, la Commissione Europea pubblicò una proposta (2013/0137) per un nuovo Regolamento Europeo su tutto il materiale di propagazione vegetale (sementi, piante da frutto, ornamentali e specie forestali). Lo scopo era principalmente quello di sviluppare un unico strumento normativo che fosse valido sull’intero territorio dell’Unione e facilitasse la circolazione delle sementi sul mercato. Nonostante quattro anni di intensa negoziazione tra parti interessate, includendo il vasto mondo associativo, la proposta fu respinta dal Parlamento Europeo nel 2014 (per maggiori dettagli su questo processo: notiziario RSR #8).

Il nuovo processo di riforma: Nel 2019, la Commissione ha lanciato un nuovo processo di riforma, che stavolta non ambisce solo a facilitare il commercio delle sementi ma anche ad allineare la legislazione sementiera agli obiettivi del Green Deal Europeo (www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/) e la Strategia Farm to Fork (food.ec.europa.eu/horizontal-topics/farm-fork-strategy_en?prefLang=it), contribuendo alla transizione agroecologica. La proposta è stata resa pubblica il 5 luglio 2023, insieme a quella per la de-regolamentazione dei nuovi OGM. Il processo di negoziazione (rsr.bio/il-negoziato-per-la-nuova-legislazione-sementiera/) in seno al Parlamento, alla Commissione e al Consiglio Europeo per arrivare alla proposta definitiva protrarrà probabilmente fino al 2025.

La proposta allarga il campo di applicazione (più specie oggetto della legislazione) e regolamenta con maggior dettaglio lo spazio di manovra di diverse categorie di attori: privati, agricoltori, reti di sementi e banche del germoplasma. Restano in piedi i due pilastri della registrazione varietale (sebbene con delle prove aggiuntive rispetto a quelle previste fino ad oggi) e la certificazione delle sementi, mentre vengono estese le deroghe per le varietà da conservazione ed il materiale eterogeneo.

Il testo integrale della proposta può essere consultato qui:

rsr.bio/wp-content/uploads/2024/11/prm_leg_future_reg_prm.pdf

Nell’editoriale del Notiziario RSR n.35 si trova un’analisi critica dei principali punti contestati dalle organizzazioni delle sementi e del biologico. Insieme ad altre organizzazioni europee, Rete Semi Rurali partecipa attivamente al negoziato, con azioni di pressione politica sulle istituzioni italiane ed i rappresentanti europei e attraverso una campagna di sensibilizzazione (mitmachen.arche-noah.at/it/tua-voce-per-la-diversita)

Il negoziato per la nuova legislazione sementiera

Il negoziato per la nuova legislazione sementiera

di Gea Galluzzi – Rete Semi Rurali

L’infografica qui sotto, pubblicata nella pagina “Seminare il Cambiamento” del Notiziario RSR n.35 (https://rsr.bio/cosa-propone-la-commissione-europea/), riassume i passaggi di cui si compone il negoziato sulla proposta di nuova legislazione sementiera europea. Gli attori coinvolti sono la Commissione Europea, che ha pubblicato la prima proposta, il Parlamento ed il Consiglio Europei, ognuno dei quali può proporre emendamenti alla proposta, articolo per articolo. Quando sia il Parlamento ed il Consiglio hanno elaborato le loro (contro)proposte, le tre entità si siedono insieme nel cosiddetto “Trilogo” per arrivare ad un testo condiviso, che poi diventa legge. Lungo tutto il processo, gli attori interessati dal futuro regolamento si organizzano con attività di lobbying, advocacy ed influenza politica, per vedere rappresentati i propri interessi nella proposta finale.

La negoziazione in seno al Parlamento Europeo si è conclusa come da attese nell’Aprile 2024, con una posizione tutto sommato favorevole alla diversificazione dei sistemi sementieri ed in certi casi addirittura un allargamento delle aperture proposte dalla Commissione: le attività di accesso alle sementi conservate nelle banche del germoplasma, ma anche nelle case delle sementi, sono state messe fuori dal campo di azione della normativa; come anche tutte le attività di scambio tra
hobbisti. Lo scambio dei semi tra agricoltori ha per la prima volta un articolo dedicato per consentirlo a livello locale. Inoltre, alle organizzazioni non profit che lavorano per la conservazione dell’agrobiodiversità sarà permesso di vendere sementi di varietà non iscritte. Il processo in seno al Consiglio Europeo si sta rivelando più lento, il che significa probabilmente che la successiva fase di negoziato a tre (Parlamento, Consiglio e Commissione) non inizierà prima del 2025.

Quello che è chiaro è che non tutti i Ministri Europei saranno concordi con le aperture delineate dal Parlamento; anzi, senza un’adeguata opera di informazione e sensibilizzazione sull’importanza di distinguere tra il mercato sementiero industriale e le piccole attività legate alla gestione dinamica dell’agrobiodiversità, è molto probabile che il Consiglio faccia un passo indietro rispetto al testo approvato in Parlamento.

Aggiornamenti periodici sull’andamento del negoziato vengono condivisi sui social e tramite newsletter e notiziari di RSR.

Aperture nella legislazione sementiera

Aperture nella legislazione sementiera

di Gea Galluzzi – Rete Semi Rurali

Fino agli anni ’90, la conservazione delle risorse genetiche agricole, era stata considerata soltanto da un punto di vista scientifico, esclusivo interesse di istituzioni di ricerca e di conservazione ex situ (banche del seme ecc). Il settore sementiero non era mai stato considerato parte di un possibile sistema integrato per la conservazione e l’uso sostenibile di queste risorse. A partire dagli anni ‘90 invece, anche grazie all’influenza degli accordi internazionali sulle risorse genetiche (vedi pagina sito)
ed al crescente movimento di agricoltori e consumatori attenti a queste tematiche, le cose iniziano a cambiare e cominciano a comparire termini quali “varietà da conservazione” “materiale eterogeneo biologico” e “Organic Varieties”.

Varietà da conservazione: La Direttiva UE 98/95 del Dicembre 1998 introduce questa nuova categoria di cui si autorizza la commercializzazione nel territorio dell’Unione Europea. Tali varietà sono quelle, sia locali che moderne, non più iscritte ai Registri nazionali, ma ancora coltivate in modo tradizionale in luoghi specifici e particolari e minacciate dalla cosiddetta erosione genetica.
La Direttiva Europea per la prima volta riconosceva il legame tra la conservazione delle risorse genetiche e le regole sulla commercializzazione delle sementi. L’idea era quella di creare un sistema semplificato per la registrazione e l’immissione sul mercato delle sementi di queste varietà, che potesse favorirne ancor meglio la conservazione tramite l’uso diretto, supportare sistemi sementieri locali e biologici e coesistere in parallelo al settore sementiero formale. Vista la difficoltà delle negoziazioni, solo a partire dal 2008 sono uscite le direttive di attuazione: la Direttiva 62 sulle varietà da conservazione di specie agrarie e patate, la Direttiva 145 sulle ortive, e la Direttiva 60 sulle miscele foraggere. L’impatto di queste Direttive è stato variabile a seconda delle specie e dei Paesi, ma in generale, soprattutto le specie agrarie sono appesantite da deroghe limitanti e da una eccessiva burocratizzazione di tutto il sistema. Per maggiori dettagli sulle varietà da conservazione:
Guida ai sistemi sementieri: rsr.bio/wp-content/uploads/2021/02/Guida-ai-sistemi-sementieri.pdf
Scheda Tecnica n.5

Il materiale eterogeneo biologico (MEB): Qualche anno più tardi, nel 2014, la Commissione ha lanciato un esperimento temporaneo in sei Paesi (2014-2021, EU Commission Implementing Decision 2014/150/EU) per permettere in via sperimentale l’immissione sul mercato di sementi non certificate derivanti da popolazioni eterogenee di cereali. I risultati di questo esperimento hanno aperto un’altra breccia nella legislazione sementiera, attraverso il nuovo Regolamento Europeo sull’Agricoltura Biologica (2018/848 e gli Atti Delegati 2021/1189). Questo regolamento permette ufficialmente la commercializzazione di materiale eterogeneo biologico (in inglese OHM – Organic Heterogeneous Material) tramite una semplice notifica e senza passare dal processo di registrazione varietale e di certificazione dei lotti.

Esperimento temporaneo sulle varietà adatte al bio: Ancor più recentemente, traendo spunto dai principi del nuovo regolamento Europeo per l’Agricoltura Biologica, altri due esperimenti temporanei (2023-2030) sono stati avviati per valutare ulteriori modifiche all’architettura sementiera comunitari, risultando nella possibilità di registrare varietà adatte all’agricolturabiologica (OV – Organic Varieties) con alcune eccezioni rispetto ai protocolli DUS e per un numero limitato di specie: orzo, mais, segale e frumento (Direttiva EU 2022/1647) e carota e cavolo rapa (EU 2022/1648). Alla fine di ogni anno gli Stati Membri dovranno mandare il loro rapporto sul numero di richieste di iscrizione e sui risultati dei test DUS “modificati”.

Legislazione sementiera (regole per la commercializzazione delle sementi)

Legislazione sementiera (regole per la commercializzazione delle sementi)

di Gea Galluzzi – Rete Semi Rurali

Ad oggi, la commercializzazione delle sementi nell’Unione Europea è disciplinata da una numerosa serie di Direttive comunitarie, che devono a loro volta essere recepite in ogni Stato Membro . Le prime, risalenti agli anni ’60, si proponevano di garantire l’identità, la qualità e la produttività delle sementi, rispondendo alle esigenze di aumento della produzione e agli interessi delle nascenti industrie sementiere e alimentari. Per essere commercializzate sul territorio Europeo, è obbligatorio rispettare alcune regole contenute nelle già citate Direttive: le varietà devono essere iscritte ai registri ufficiali e le sementi da esse derivate devono essere certificate ed etichettate.

L’iscrizione delle varietà: registrare una varietà, escluse poche eccezioni, è un prerequisito fondamentale per poter immettere le sue sementi sul mercato. Per poter essere registrata nei cataloghi nazionali (www.sian.it/portale/?) ed in quello comunitario (european-union.europa.eu/select-language?destination=/node/1), una varietà deve sottostare agli stessi criteri che ne permettono la protezione nel sistema UPOV (The International Union for the Protection of New Varieties of Plants)(www.upov.int/portal/index.html.en): in entrambi casi la varietà deve essere Distinta, Uniforme e Stabile, deve perciò rispettare i cosiddetti criteri “DUS”. Le prove in campo per verificare questa corrispondenza sono eseguite da autorità pubbliche e richiedono diversi cicli di moltiplicazione (anni) oltre che essere molto costose. Nel caso specifico dei cereali e delle altre colture di pieno campo si applica anche un altro criterio, il VCU (valore agronomico e di coltivazione), che valuta le qualità di una nuova varietà per stabilire se costituisce un miglioramento apprezzabile rispetto alle varietà esistenti. La VCU viene verificata in condizioni di coltivazione convenzionali, pertanto è di solito un ostacolo importante all’approvazione di varietà selezionate per sistemi agricoli biologici o a basso
impatto ambientale.

La certificazione delle sementi: una volta superato il processo di registrazione di una determinata varietà, per essere commercializzata sul mercato dell’Unione Europea deve rispondere a ulteriori criteri qualitativi legati a: purezza, umidità, assenza di malattie/parassiti e germinabilità. Per garantire il rispetto degli standard, le Direttive sementiere prevedono la certificazione pre-commercializzazione dei lotti delle sementi, assicurandosi così che esse siano state riprodotte in modo adeguato (ad esempio rispettando le distanze necessarie ad impedirne la contaminazione). La certificazione è rilasciata da Autorità Pubbliche (in Italia il CREA-DC) che richiedono campioni dai produttori e conducono ispezioni in campo. Per alcune specie (ortive o fruttifere) esiste una maggior flessibilità nelle procedure di certificazione, per cui si eseguono controlli su sementi già immesse sul mercato.

Etichettatura e confezionamento: Infine, le legislazione sementiera prevede l’obbligo di confezionare le sementi in pacchetti sigillati, e di riportare in etichetta informazioni che ne permettano la tracciabilità (lotto della semente, ente certificatore, ecc.).
Questo modello di legislazione sementiera, insieme alle politiche di sviluppo agricolo e le normative sulla proprietà intellettuale ha favorito l’affermazione dei sistemi sementieri formali, relegando quelli informali ai margini della legge (link a pagina sito su sistemi sementieri). Ciò ha determinato un danno non solo per il mantenimento e la creazione della diversità agricola ma anche per lo sviluppo del settore biologico, che non trova sul mercato un sufficiente numero di varietà che rispondano alle esigenze di adattamento locale, stabilità e qualità. Negli anni, sono state avanzate diverse proposte per far coesistere la conservazione della diversità agricola con la legislazione sementiera (https://rsr.bio/aperture-nella-legislazione-sementiera/) ma è anche tutt’ora in corso un processo più profondo di riforma della legislazione sementiera stessa (rsr.bio/verso-una-riforma-integrale-della-legislazione-sementiera/).

La nuova Pac ai blocchi di partenza

La nuova Pac ai blocchi di partenza

La questione agricola sarà tra i dossier più delicati per la prossima legislatura europea. Riuscirà il mondo dell’agroecologia a far sentire la sua voce?

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 275 – Novembre 2024