Classi merceologiche del riso commercializzato

Classi merceologiche del riso commercializzato

Le varietà di riso presenti in Italia sono da sempre molto numerose. Per questo è stato necessario stabilire una classificazione merceologica che le suddividesse in tipologie, basata principalmente sulle dimensioni del granello.

La classificazione merceologica del riso per il mercato italiano è piuttosto complessa. Si basa principalmente sulle dimensioni del granello, riferendosi anche alle principali varietà tradizionali. Inizialmente la legge n. 325/1958 stabiliva 4 classi merceologiche del riso, definite in base alle dimensioni del chicco lavorato: risi comuni, come Balilla e Selenio; risi semifini fra i quali Vialone Nano, Rosa Marchetti; risi fini, ad esempio S. Andrea, Ronaldo e risi superfini del tipo Arborio e Carnaroli. Tale classificazione non era tuttavia precisata da nessuno standard internazionale e, con la nascita della Comunità Europea e l’inizio dei commerci tra le diverse nazioni ognuna delle quali dotata di una propria normativa di riferimento, si rese necessaria una classificazione comune a tutti gli Stati. Inoltre questa classificazione poteva creare equivoci, venendo con fusa erroneamente con la qualità del prodotto da parte di un consumatore poco informato, che poteva considerare un riso comune come un riso di bassa qualità e un riso superfino con uno di qualità superiore.

Con il Regolamento (UE) n. 1308/2013 le varietà vengono classificate non solo in base alla lunghezza della cariosside ma anche in base al rapporto tra lunghezza e larghezza. La classificazione europea prevede quindi la suddivisione in:

•             riso a grani tondi o riso tondo o riso originario: lunghezza pari o inferiore a 5,2 mm e rapporto lunghezza-larghezza inferiore a 2;

•             riso a grani medi o riso medio: lunghezza superiore a 5,2 mm e pari o inferiore a 6 mm, con rapporto inferiore a 3;

•             riso a grani lunghi A o riso lungo A: lunghezza superiore a 6,0 mm e rapporto superiore a 2 e inferiore a 3;

•             riso a grani lunghi B o riso lungo B: lunghezza superiore a 6,0 mm e rapporto pari o superiore a 3.

L’attribuzione di una varietà ad una specifica classe merceologica viene effettuata attraverso l’analisi delle biometrie: 100 chicchi di riso (interi e senza difetti) vengono posti su uno scanner collegato ad uno specifico software che permette la misurazione di lunghezza e larghezza e il calcolo del loro rapporto. Con il D.Lgs. n.131/2017 viene abrogata la legge del 1958 e vengono definiti i criteri per la commercializzazione del riso in Italia (riso da interno). In questo decreto vengono definite 5 varietà tradizionali: Ribe, Arborio, Roma o Baldo, Carnaroli, Vialone nano e S. Andrea, per le quali viene definita la lunghezza e la larghezza del granello, la consistenza e il tipo di perla. Ad ognuna di queste vengono associati degli elenchi di varietà iscritte che possono essere vendute esclusivamente con il nome delle varietà tradizionali.

Per intenderci la varietà Leonidas CL è inserita nell’elenco che fa riferimento al Carnaroli per cui può essere commercializzata solo con la denominazione “Carnaroli” non col suo nome Leonidas CL. Questo significa che, quando compriamo un pacco di riso Carnaroli, potremmo trovare all’interno una delle 11 varietà che rientrano dell’elenco di riferimento. Nel caso del riso RIBE potremmo trovare una delle 42 varietà ammesse. Fa eccezione il Vialone Nano che ammette solo una varietà.

“Quando compriamo un pacco di riso Carnaroli, potremmo trovare all’interno una delle 11 varietà che rientrano dell’elenco di riferimento. Nel caso del riso RIBE potremmo trovare una delle 42 varietà ammesse.”

Ogni anno l’Ente Nazionale Risi (ENR) redige un elenco con tutte le varietà iscritte al registro varietale con una breve caratterizzazione, attribuendo a ciascuna la classe merceologica di riferimento. Queste varietà potranno essere commercializzate con il proprio nome. Nello stesso documento ENR pubblica le tabelle con le varietà che vengono afferite alle varietà tradizionali. Una volta lavorate potranno essere poste sul mercato non con la loro denominazione varietale, ma col nome della varietà tradizionale.

Il termine “Classico” abbinato al nome della varietà tradizionale (es. Carnaroli Classico) garantisce la presenza della varietà Carnaroli. Per ottenere la denominazione Classico è necessario certificare la tracciabilità attraverso l’ENR, accettando di sottoporsi ai controlli previsti e autorizzando l’inserimento della propria ragione sociale e della varietà di riso “classico” in produzione nell’albo detenuto da ENR. Per garantire la tracciabilità è necessario utilizzare seme certificato e non da reimpiego aziendale, denunciare le superfici a coltivazione, garantire la separazione del prodotto in azienda, in riseria e in magazzino e denunciare le giacenze a fine campagna. Questo passaggio ha un costo, non sempre sostenibile per i piccoli produttori, che preferiscono rinunciare alla denominazione.

IL D.Lgs 131/2017 stabilisce inoltre la possibilità di vendere miscele di diverse varietà di risi appartenenti alla stessa classe merceologica. In questo caso la denominazione di vendita non può riportare i nomi delle varietà mescolate, ma genericamente la classe merceologica che le accomuna ed eventualmente un nome di fantasia. Questo offre interessanti possibilità nell’ambito della commercializzazione di popolazioni eterogenee.

La domesticazione del riso

La domesticazione del riso

L’evoluzione del genere Oryza

Il riso è la primaria fonte di cibo e sostentamento per più di un terzo della popolazione mondiale e viene coltivato in tutti i continenti che hanno terreni adatti all’aratura.

Del genere Oryza si ritrovano 21 specie selvatiche: da alcune di queste hanno avuto origine le specie che oggi si coltivano. La più diffusa è Oryza sativa, il riso asiatico. Questa specie ha il genoma più piccolo (12 cromosomi) rispetto alle piante coltivate maggiormente diffuse: è circa un quarantesimo di quello del frumento e un settimo di quello umano. Tuttavia possiede un elevato numero di geni, circa il doppio rispetto al DNA dell’uomo. È stata la prima pianta agraria di cui si è mappato il codice genetico (2014), ma lo studio dei geni e del loro ruolo non si è ancora concluso.

La tassonomia del riso è piuttosto complessa. Oryza sativa si è differenziata in 3 subspecie: japonica, col granello corto, adatta a climi più temperati e diffusa in Asia, Europa, Egitto e Turchia; indica e javanica, dal chicco più lungo e più adatte a climi tropicali e umidi, la prima più diffusa in India e nel sud est asiatico, la seconda coltivata nelle zone equatoriali dell’Indonesia. Nonostante derivino da O. sativa, indica e japonica non sono in grado di incrociarsi e gli ibridi forzati risultano sterili.

Tradizionalmente, i tre gruppi venivano principalmente distinti per caratteri morfologici: forma e villosità della cariosside, pigmentazioni della pianta e analisi biochimiche. A causa delle numerose barriere riproduttive tra i moderni indica e japonica, i caratteri distintivi si sono mescolati e il riconoscimento basato prevalentemente sulle caratteristiche fenotipiche è diventato confuso e poco attuabile (in Italia esistono varietà allungate simil-indica ma gruppo japonica).

Ricorrendo ai marcatori si sono identificati 5 gruppi di origine caratterizzati da maggiori analogie genetiche: aus e indica, più simili tra loro; japoniche temperate, tropicali (precedentemente identificate come javaniche) e aromatiche.

Garris, et al. “Genetic structure and diversity in Oryza sativa L.” Genetics
169.3 (2005): 1631-1638.

I risi coltivati possono essere anche classificati in base alle esigenze colturali: riso pluviale e di montagna, dipendente dalle abbondanti piogge e diffuso nelle zone equatoriali e tropicali; riso irriguo che necessità di regolare sommersione dei terreni e riso flottante coltivato con alti livelli di acqua.

La storia della domesticazione del riso è un intrecciarsi di incroci spontanei, azione dell’uomo e isolamenti genetici. Queste forze evolutive contrapposte, mescolate alla selezione effettuata dall’uomo, hanno dato origine ad una varietà di popolazioni di O. sativa, interconnesse fra loro, ma ben distinguibili, strettamente legate alle caratteristiche geografiche, ecologiche e culturali. Tutto questo porta ad un processo di domesticazione dinamico e non riconducibile ad un singolo evento, ad esempio una mutazione, come nel caso del mais o di altre colture.

Secondo De Cadolle il riso coltivato ha avuto origine in Cina, dove sono stati trovati i reperti archeologici più antichi; Vavilov invece fa risalire la domesticazione del riso in India. Molti studi sono concordi nel considerare l’est della China, la zona dell’Himalaya, Vietnam, Myanmar, Thailandia fino all’est dell’India come areale di domesticazione del riso. Gli studi più recenti, grazie all’uso di moderne tecnologie, posizionano le origine del riso nella valle dello Yangtze intorno al 8000-9000 a.c.

Subsp. indica

O. rufipogon è il progenitore ancestrale asiatico più simile a O. sativa. Ha granello rosso, edibile ed è ad oggi considerato una pianta infestante.

Tuttavia l’origine del riso coltivato non è ancora chiara: viene spiegata da 3 ipotesi. La prima sostiene che la sub-specie indica è stata domesticata da O. rufipogon e che in un secondo tempo japonica si è differenziata da indica; la seconda afferma che O. sativa ha avuto origine da O. rufipogon e che, a causa dell’adattamento a diverse condizioni geografiche ed ecologiche, si sono differenziate indica e japonica. La terza ipotesi, sembra la più avallata, dice che esistevano ecotipi diversi di O. rufipogon, formatisi principalmente a causa dell’isolamento geografico, da cui si sono evolute le due varietà japonica e indica. Tale processo sembra essere stato non del tutto indipendente in quanto i due gruppi presentano caratteri di domesticazione identici.

Corso – La filiera corta biologica dei grani antichi locali

Corso – La filiera corta biologica dei grani antichi locali

Il corso di formazione del progetto CONSEMI è organizzato da CIPAT e dal partenariato del progetto di cui è coordinatore il socio AVEPROBI

Il corso è rivolto alle aziende agricole che si occupano o sono intenzionate ad entrare nel mondo della biodiversità coltivata ed è inserito nel progetto CONSEMI.

I temi riguarderanno: l’agricoltura biologica, la gestione della fertilità del suolo e della biodiversità, la conservazione e trasformazione dei semi e gli aspetti commerciali.

La filiera corta è un valore aggiunto per le aziende alimentari, poiché assicurano un’altissima qualità dei prodotti. Ciò che viene venduto attraverso la vendita diretta o attraverso aziende a filiera corta è certamente fresco, non industriale, spesso più sano grazie all’uso contenuto di pesticidi o di prodotti conservanti strettamente necessari durante la lavorazione industriale.

CALENDARIO E DURATA:
32 ore a partire dal 2 dicembre 2021, in 7 lezioni:

  • giovedì 2 dicembre dalle 14:00 alle 18:00
    CLASSIFICAZIONE DEI CEREALI, ORIGINE E RELATIVA GENEALOGIA
    a cura di Virginia Altavilla
  • giovedì 9 dicembre dalle 14:00 alle 18:00
    TECNICHE COLTURALI IN REGIME BIOLOGICO E MANTENIMENTO DELLA FERTILITA’ DEI TERRENI
    a cura di Luca Conte
  • martedì 14 dicembre dalle 14:00 alle 18:00
    CONOSCENZA E GESTIONE DELLE MICOTOSSINE
    a cura di Emanuela Gobbi
  • martedì 11 gennaio dalle 14:00 alle 18:00
    ANTICHI CEREALI E ADATTAMENTO CLIMATICO.
    CONSERVAZIONE: CARATTERISTICHE TECNICHE DELLE SEMENTI
    a cura di Oriana Porfiri
  • giovedì 13 gennaio dalle 14:00 alle 18:00
    CARATTERISTICHE NUTRIZIONALI E FUNZIONALI DEI CEREALI DI ANTICA COSTITUZIONE
    a cura di Paolo Pigozzi
  • giovedì 20 gennaio dalle 9:00 alle 16:00
    LA TRASFORMAZIONE DEI CEREALI DI ANTICA COSTITUZIONE: IL PROCESSO DI MOLITURA E LA TRASFORMAZIONE
    Laboratorio a cura di Antico Molino Rosso
  • mercoledì 26 gennaio dalle 9:00 alle 9:00
    CANALI DI COMMERCIALIZZAZIONE
    a cura di Ada Rossi e Marzia Albiero

SEDE:
Il corso si svolgerà in parte online e in parte in presenza.

Per informazioni:
Cipat Veneto, tel. 041.929167
mail: info@cipatveneto.it

Per iscrizioni:
compilare la scheda di adesione sul retro del volantino allegato.
SI RACCOMANDA DI INVIARE IL MODULO DI ADESIONE COMPILATO E FIRMATO ENTRO IL 20 NOVEMBRE.

Scarica la locandina e il modulo di iscrizione

CONSEMI CONsolidamento di filiere cerealicole innovative basate su SEMI adattati ai sistemi agroecologici locali

20190715 4 ISTITUZIONALI 4loghi
Rivivi su youtube il convegno Cereali Resilienti 2.0

Rivivi su youtube il convegno Cereali Resilienti 2.0

Si è svolto online il convegno di apertura del progetto Cereali Resilienti 2.0.

Su piattaforma ZOOM si sono incontrati i partner del progetto, la gran parte delle aziende agricole coinvolte, i trasformatori coinvolti e alcuni agricoltori e trasformatori che stanno utilizzando le popolazioni evolutive in altre regioni italiane.

L’insieme degli interventi che si sono susseguiti, che comprende il racconto di molte esperienze dirette di agricoltori e trasformatori, rappresenta un utile aggiornamento sulle prospettive e problematiche relative alla coltivazione di popolazioni evolutive di frumento.

Il convegno è stato trasmesso in diretta sul canale youtube di Rete Semi Rurali, dove ne resta disponibile la visione.

Registrazione del Convegno 20 maggio 2021

Riccardo Bocci – RSR – ha introdotto il progetto e il contesto di evoluzione normativa che ne arricchisce la rilevanza.

Adanella Rossi _ Università di Pisa – ha collocato nell’ambito delle sfide di costruzione e trasformazione delle filiere cerealicole – dalla semente al piatto – che l’introduzione di popolazioni evolutive comporta.

Oltre ai contributi degli agricoltori toscani coinvolti nel progetto hanno arricchito la discussione esperienze dal Molise – Az. agricola Petacciato – e dal Veneto – Progetto CONSEMI.

Stefano Benedettelli – Università di Firenze – ha mostrato lo stato di avanzamento degli studi che il progetto sta realizzando a supporto della coltivazione delle popolazioni, ed in particolare delle problematiche legate alla gestione della semente.

Agli interventi dedicati all’inquadramento del progetto ha seguito i racconti degli agricoltori che stanno coltivando le popolazioni evolutive di frumento tenero.

Sperimentazione Mais 2021

Sperimentazione Mais 2021

Cereali significa anche mais!

Da alcuni anni RSR sta portando avanti esperimenti partecipativi dedicati al frumento e all’orzo. Grazie alla collaborazione con il CREA di Bergamo e al supporto dei progetti DIVERSIFOOD e RGV/FAO dal 2016 abbiamo avviato un esperimento anche sul mais.

Con l’aiuto di alcuni agricoltori – sperimentatori vogliamo intraprendere un nuovo tipo di esperimento che consente di valutare tante varietà e incroci diversi senza però sottrarre né troppo tempo né troppo terreno al singolo agricoltore. Ognuno degli agricoltori sarà protagonista essenziale di un progetto più complesso. E’ importante che sui territori si diffonda la consapevolezza che i processi di ricerca svolti direttamente nelle aziende agricole finiscono per essere un’ulteriore garanzia di condivisione di competenze per raggiungere la sicurezza alimentare e sociale delle produzioni. Questa parcellizzazione degli esperimenti vuole quindi essere una ulteriore occasione per la propagazione di buone pratiche e per la finalizzazione di filiere di prossimità.

Mais in Bolivia . Foto P. Valoti

Il pregresso:

Nel 2015 il CREA CI presso la sede di Bergamo ha realizzato un set di incroci tra 25 varietà locali, di cui 15 italiane (Lombardia e Veneto) e 10 estere (Ungheria, Romania, Messico, Cipro e Giappone). Da questo materiale ha preso il via 2016 un processo di prove in campo utilizzando 190 genotipi, corrispondenti a 173 incroci F2, 14 varietà parentali e 3 ibridi tester (DKC4316, Corniola, Marano 501), con l’obiettivo di selezionare i materiali più adatti ai diversi ambienti/usi italiani e alla agricoltura biologica. Da questo momento, grazie al contributo degli agricoltori che hanno seminato e raccolto il materiale in campo si è avviato un processo di Miglioramento genetico partecipativo la cui cronaca potete trovare raccontata qui Blog letscultivatemais.blogspot.it. Con l’identificazione di Selezione del 15% dei diallelici per sperimentazione dell’anno 2017 (indice di coltivabilità indicato dagli agricoltori + valutazione del CREA maggiore o uguale a 2 + dati produttivi raccolti dal CREA), nel 2018 viene avviata la fase di Miglioramento genetico partecipativo-evolutivo – Questa ha portato alla Costituzione della popolazione di mais CCP CREA-RSR (27 diallelici in F3, i parentali sono 14 V.L. ITA + 4 V.L. EXT) e sua coltivazione in 3 regioni (Piemonte, Veneto, Campania) . Il percorso nel dettaglio e il pedigree del materiale in sperimentazione si trova qui

Sperimentazione 2021: Miglioramento genetico partecipativo-evolutivo

Le Attività:

– Coltivazione di popolazione di Mais in 2 località di adattamento: Isola Vicentina e Caserta (aziende madri) à  4° anno di adattamento

– Coltivazione di popolazione di Mais in 5 regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania, Umbria, Abruzzo, Toscana) al  3° anno di adattamento

– Coltivazione di popolazione di Mais in 5 regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania, Umbria) al  2° anno di adattamento

– Coltivazione di popolazione di Mais in 5 regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania, Umbria) al  1° anno (ogni agricoltore ha seminato 500 piante)

In questo anno iniziano due sperimentazione “agronomiche” per il contenimento delle micotossine al raccolto (il vero collo di bottiglia della coltivazione del mais per consumo umano). Essendo una prova preliminare , questa viene fatta presso l’azienda di Cortiana ad Isola Vicentina-

Mais addomesticato e Teosinte . Foto . P. Valoti

Cosa c’è da fare

  1. L’agricoltore ha ricevuto, insieme alla semente, il Modulo della Privacy e il documento ATM “Accordo semplificato di trasferimento dei materiali vegetali per uso diretto”. Il documento ATM deve essere completato anche con i dati della località di coltivazione. Una copia firmata e sottoscritta in originale deve essere spedita a:

Rete Semi Rurali – Piazza Brunelleschi, 8 – 50018 Scandicci FI

La Rete Semi Rurali propone un semplice protocollo per il funzionamento del sistema di scambio e riproduzione.

Chi partecipa alla Campagna di semina – Coltiviamo la diversità! si impegna a:

  • mantenere, nel limite del possibile, le varietà e/o le popolazioni che ha ricevuto – proteggerle dalle malattie e da ogni contaminazione;
  • informare in modo puntuale e preciso circa risultati e informazioni raccolte e la destinazione e l’uso del prodotto raccolto (se possibile tramite l’uso del quaderno di campagna RSR);
  • restituire alla fine dell’annata agraria alla Rete Semi Rurali un quantitativo di semente doppia rispetto a quella ricevuta;
  • nel caso l’uso non si esaurisca in un ciclo colturale, si impegna a darne comunicazione per gli eventuali cicli colturali successivi;
  • dichiara di non assumere alcun diritto sul prodotto di tali risorse genetiche;
  • esclude qualsiasi impiego volto alla creazione di organismi geneticamente modificati.

Si impegna a compilare il quaderno di campagna semplificato che è necessario per la corretta registrazione dei dati agronomici e fitopatologici. Potete farlo sia in forma cartacea che digitale (link trasmesso ai soli sperimentatori)

Cerca, se può, sostenere la RSR – sostieni

Alcuni consigli pratici sulla moltiplicazione della popolazione di mais

La popolazione di mais è stata costituita nel 2018 ed è coltivata continuativamente in 2 località: a Isola Vicentina nell’azienda di Giandomenico Cortiana e a Carinola, in provincia di Caserta, nell’azienda di Imma Migliaccio. Queste sono le 2 aziende-madri che sono la fonte della semente che avete ricevuto, in base alla località e alle caratteristiche delle vostre aziende.

Gli agricoltori che hanno intrapreso la coltivazione dal 2019 si trovano nella condizione di adattare localmente la popolazione “madre” ricevuta tramite la Campagna di semina e fanno quindi parte di un gruppo di agricoltori sperimentatori che valutano le capacità di adattamento secondario della popolazione.

In generale la raccomandazione è di coltivare le piante secondo il vostro abituale regime (indirizzo colturale dell’azienda e rotazione praticata).

Per una gestione ottimale della popolazione è opportuno seminare almeno 500 piante così da garantire il massimo della diversità possibile.

Scegliere una disposizione a quadrato delle file per favorire l’impollinazione di tutte le piante tra loro evitando la semina di lunghe file.

Preferire un orientamento prevalente di semina delle file nord sud.

Il sesto di semina raccomandato è 25-30 cm sulla fila; la distanza tra le file è connessa alle attrezzature in uso, non meno di 70 cm.

Per quanto riguarda la dotazione di azoto alla semina, si consiglia almeno 50 unità/ha con ammendante organico.

Alcune note tecniche all’adattamento secondario: ricordiamo che “frugale” non vuole dire “povertà”. Il mais – anche adattato localmente – è una specie esigente (soprattutto di azoto). “Resistente alla siccità” non vuol dire coltivazione in assenza di acqua. Curate l’irrigazione di emergenza almeno in fioritura (questo diminuisce molto anche le infezioni secondarie e le aflatossine al raccolto).

Da leggere

Maggiori informazioni le potete trovare nell’articolo “Mai dire … mais” uscito nel numero 23 del Notiziario di RSR che potete scaricarlo qui

Per approfondire

Il mais miracoloso

esperimento mais
Prova In Basilicata Foto T. Recchia
Documento di discussione: finanziare il miglioramento genetico per il biologico

Documento di discussione: finanziare il miglioramento genetico per il biologico

Nonostante il mercato del biologico sia in espansione, la produzione di sementi che siano specificatamente pensate per la coltivazione nell’agricoltura a basso impatto e localizzata scarseggia, in quanto i profitti sono limitati alle modeste quantità necessarie.

AGRECOL ha prodotto un documento di proposte per il finanziamento del miglioramento genetico nel biologico, in collaborazione con OpenSourceSeeds che promuove il concetto di semi come proprietà collettiva.

Modelli di finanziamento proposti nel documento:

  • miglioramento genetico a livello di comunità
  • miglioramento genetico su richiesta
  • outsourcing dei processi di finanziamento a mediatori speciallizati
  • miglioramento genetico supportato dalla filiera
  • un marchio per l’open source biologico

Leggi il documento (in lingua inglese)

Fonte: https://liberatediversity.org/