Sementi bio e banche dati integrate

Sementi bio e banche dati integrate

LIVESEED: una banca dati comune europea

L’equazione “dal seme al piatto” risulta di difficile soluzione in agricoltura biologica: l’assenza di varietà specificatamente sviluppate per il bio e il massiccio ricorso a sementi convenzionali non conciate grazie alla deroga, minano la credibilità e l’integrità delle filiere biologiche.

Le banche dati sementi bio e la loro integrazione a livello europeo, potrebbero assumere un ruolo chiave in vista dell’abolizione delle deroghe entro la fine del 2035. I semi e la loro biodiversità sono elementi chiave per lo sviluppo dell’agricoltura biologica e per la transizione agro-ecologica dei sistemi agro-alimentari. Tuttavia, la maggior parte della produzione biologica è basata su sementi selezionate e prodotte per l’agricoltura convenzionale.

Per garantire agli agricoltori l’accesso ad una quantità sufficiente di sementi e di materiali di propagazione vegetativa, il regolamento comunitario per l’agricoltura biologica (889/2008 e 848/2018) consente deroghe per l’uso di sementi o materiale di propagazione vegetativa non biologici (e non trattati con prodotti di sintesi) nei casi in cui questi non risultino disponibili come certificati bio. Lo strumento utilizzato per stabilire la disponibilità di sementi biologiche prima della semina è la banca dati nazionale di sementi biologiche, istituita dall’articolo 48 del regolamento CE n. 889/2008, secondo cui qualsiasi semente biologica che non sia stata registrata nella banca dati nazionale sarà considerata “non disponibile” e su questa base saranno concesse deroghe per l’uso di sementi convenzionali non trattate.

Caricare tempestivamente la disponibilità di tutte le sementi biologiche nella banca dati rappresenta pertanto il primo passo per limitare l’uso di sementi convenzionali, poiché in presenza di disponibilità la deroga non può essere concessa. In Europa, il panorama banche dati sementi biologiche è abbastanza variegato: si va da liste “statiche” (10 paesi) che vengono aggiornate regolarmente dalle autorità competenti sulla base della disponibilità comunicata dai fornitori, a vere e proprie banche dati “interattive” (17 paesi) gestite quasi autonomamente dagli operatori (ditte sementiere, agricoltori e organismi di controllo).

A seconda della disponibilità di sementi biologiche all’interno delle banche dati, le specie, sottospecie o classi commerciali, possono essere assegnate a tre principali categorie:

Categoria I (o lista rossa): specie con sufficiente disponibilità di semente bio per tutte le varietà. Per le specie in questo gruppo non è possibile ottenere la deroga.

Categoria II (o lista gialla): specie in cui la disponibilità di semente bio varia a seconda della varietà. La deroga può essere concessa in casi di documentata indisponibilità per la varietà richiesta.

Categoria III (o lista verde): specie con insufficiente disponibilità per tutte le varietà. Deroga sempre concessa.

Gruppi di esperti

Il monitoraggio e la gestione delle banche dati in molti paesi sono affidati a un gruppo di esperti. Questi gruppi sono generalmente costituiti da organizzazioni di settore (agricoltori, sementieri), tecnici e autorità regionali e sono convocati dalle autorità nazionali competenti in un processo consultivo sia a livello tecnico che politico, rispetto alle decisioni sulla banca dati. Sebbene i gruppi di esperti non siano espressamente previsti dal regolamento bio, il coinvolgimento degli attori competenti nel processo di gestione delle banche dati sementi bio, può contribuire a un miglior funzionamento delle stesse.

Ad oggi, gruppi di esperti esistono in Austria, Belgio, Francia, Germania, Lettonia, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera e Italia. Un singolo gruppo di esperti responsabile per tutte le colture è un buon punto di partenza per i paesi che desiderano stabilire un comitato dedicato alle sementi biologiche, tuttavia in molti paesi esistono più gruppi, dedicati a settori specifici (specie agrarie, orticole, foraggere, vivaismo, ecc.)

Il progetto LIVESEED ha sviluppato una banca dati comune europea con la funzione di condividere le disponibilità di sementi tra più paesi riducendo notevolmente gli oneri amministrativi per le ditte sementiere biologiche

Banca dati Router europea

In Europa, l’offerta di sementi biologiche è molto limitata in alcuni paesi europei, mentre vi è un’ampia disponibilità in altri.

Ad oggi, i fornitori che operano a livello internazionale, devono inserire e aggiornare le disponibilità di sementi biologiche nelle rispettive banche dati nazionali di ciascun paese.

Figura 1. Diagramma della banca dati Router e dati in uscita verso le banche dati nazionali di sementi biologiche. Le frecce blu indicano i caricamenti dell’offerta di sementi eseguiti dal fornitore; le frecce rosse indicano le offerte respinte dalle competenti autorità; le frecce verdi indicano le offerte accettate dall’autorità con i dati in uscita nelle rispettive banche dati nazionali di sementi biologiche

Per migliorare questa situazione il progetto LIVESEED ha sviluppato una banca dati comune europea con la funzione di condividere le disponibilità di sementi tra più paesi, riducendo notevolmente gli oneri amministrativi per le ditte sementiere biologiche offrendo loro l’accesso alle banche dati nazionali tramite un unico portale integrato.

Il fornitore di sementi può inserire la sua offerta nella banca dati Router europea e selezionare i paesi verso i quali le varietà di interesse possono essere spedite a un costo ragionevole. Spetta alle autorità nazionali che gestiscono le banche dati scegliere se accettare o meno le offerte dei fornitori esteri, in quanto il sistema derogatorio è basato sulla disponibilità di sementi biologiche a livello nazionale.

La banca dati Router è stata ufficialmente lanciata il 22 marzo 2021, su adesione volontaria dei singoli paesi. Una sua ampia adozione a livello europeo, potrebbe contribuire ad aumentare la trasparenza all’interno del mercato sementiero europeo, stimolando la domanda di sementi biologiche e la competitività nel settore, in particolare per specie con sementi facilmente trasportabili quali le ortive.

È possibile accedere al servizio a questo indirizzo:

https://www.seeds4organic.eu/rdb

Sperimentazione Mais 2021

Sperimentazione Mais 2021

Cereali significa anche mais!

Da alcuni anni RSR sta portando avanti esperimenti partecipativi dedicati al frumento e all’orzo. Grazie alla collaborazione con il CREA di Bergamo e al supporto dei progetti DIVERSIFOOD e RGV/FAO dal 2016 abbiamo avviato un esperimento anche sul mais.

Con l’aiuto di alcuni agricoltori – sperimentatori vogliamo intraprendere un nuovo tipo di esperimento che consente di valutare tante varietà e incroci diversi senza però sottrarre né troppo tempo né troppo terreno al singolo agricoltore. Ognuno degli agricoltori sarà protagonista essenziale di un progetto più complesso. E’ importante che sui territori si diffonda la consapevolezza che i processi di ricerca svolti direttamente nelle aziende agricole finiscono per essere un’ulteriore garanzia di condivisione di competenze per raggiungere la sicurezza alimentare e sociale delle produzioni. Questa parcellizzazione degli esperimenti vuole quindi essere una ulteriore occasione per la propagazione di buone pratiche e per la finalizzazione di filiere di prossimità.

Mais in Bolivia . Foto P. Valoti

Il pregresso:

Nel 2015 il CREA CI presso la sede di Bergamo ha realizzato un set di incroci tra 25 varietà locali, di cui 15 italiane (Lombardia e Veneto) e 10 estere (Ungheria, Romania, Messico, Cipro e Giappone). Da questo materiale ha preso il via 2016 un processo di prove in campo utilizzando 190 genotipi, corrispondenti a 173 incroci F2, 14 varietà parentali e 3 ibridi tester (DKC4316, Corniola, Marano 501), con l’obiettivo di selezionare i materiali più adatti ai diversi ambienti/usi italiani e alla agricoltura biologica. Da questo momento, grazie al contributo degli agricoltori che hanno seminato e raccolto il materiale in campo si è avviato un processo di Miglioramento genetico partecipativo la cui cronaca potete trovare raccontata qui Blog letscultivatemais.blogspot.it. Con l’identificazione di Selezione del 15% dei diallelici per sperimentazione dell’anno 2017 (indice di coltivabilità indicato dagli agricoltori + valutazione del CREA maggiore o uguale a 2 + dati produttivi raccolti dal CREA), nel 2018 viene avviata la fase di Miglioramento genetico partecipativo-evolutivo – Questa ha portato alla Costituzione della popolazione di mais CCP CREA-RSR (27 diallelici in F3, i parentali sono 14 V.L. ITA + 4 V.L. EXT) e sua coltivazione in 3 regioni (Piemonte, Veneto, Campania) . Il percorso nel dettaglio e il pedigree del materiale in sperimentazione si trova qui

Sperimentazione 2021: Miglioramento genetico partecipativo-evolutivo

Le Attività:

– Coltivazione di popolazione di Mais in 2 località di adattamento: Isola Vicentina e Caserta (aziende madri) à  4° anno di adattamento

– Coltivazione di popolazione di Mais in 5 regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania, Umbria, Abruzzo, Toscana) al  3° anno di adattamento

– Coltivazione di popolazione di Mais in 5 regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania, Umbria) al  2° anno di adattamento

– Coltivazione di popolazione di Mais in 5 regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania, Umbria) al  1° anno (ogni agricoltore ha seminato 500 piante)

In questo anno iniziano due sperimentazione “agronomiche” per il contenimento delle micotossine al raccolto (il vero collo di bottiglia della coltivazione del mais per consumo umano). Essendo una prova preliminare , questa viene fatta presso l’azienda di Cortiana ad Isola Vicentina-

Mais addomesticato e Teosinte . Foto . P. Valoti

Cosa c’è da fare

  1. L’agricoltore ha ricevuto, insieme alla semente, il Modulo della Privacy e il documento ATM “Accordo semplificato di trasferimento dei materiali vegetali per uso diretto”. Il documento ATM deve essere completato anche con i dati della località di coltivazione. Una copia firmata e sottoscritta in originale deve essere spedita a:

Rete Semi Rurali – Piazza Brunelleschi, 8 – 50018 Scandicci FI

La Rete Semi Rurali propone un semplice protocollo per il funzionamento del sistema di scambio e riproduzione.

Chi partecipa alla Campagna di semina – Coltiviamo la diversità! si impegna a:

  • mantenere, nel limite del possibile, le varietà e/o le popolazioni che ha ricevuto – proteggerle dalle malattie e da ogni contaminazione;
  • informare in modo puntuale e preciso circa risultati e informazioni raccolte e la destinazione e l’uso del prodotto raccolto (se possibile tramite l’uso del quaderno di campagna RSR);
  • restituire alla fine dell’annata agraria alla Rete Semi Rurali un quantitativo di semente doppia rispetto a quella ricevuta;
  • nel caso l’uso non si esaurisca in un ciclo colturale, si impegna a darne comunicazione per gli eventuali cicli colturali successivi;
  • dichiara di non assumere alcun diritto sul prodotto di tali risorse genetiche;
  • esclude qualsiasi impiego volto alla creazione di organismi geneticamente modificati.

Si impegna a compilare il quaderno di campagna semplificato che è necessario per la corretta registrazione dei dati agronomici e fitopatologici. Potete farlo sia in forma cartacea che digitale (link trasmesso ai soli sperimentatori)

Cerca, se può, sostenere la RSR – sostieni

Alcuni consigli pratici sulla moltiplicazione della popolazione di mais

La popolazione di mais è stata costituita nel 2018 ed è coltivata continuativamente in 2 località: a Isola Vicentina nell’azienda di Giandomenico Cortiana e a Carinola, in provincia di Caserta, nell’azienda di Imma Migliaccio. Queste sono le 2 aziende-madri che sono la fonte della semente che avete ricevuto, in base alla località e alle caratteristiche delle vostre aziende.

Gli agricoltori che hanno intrapreso la coltivazione dal 2019 si trovano nella condizione di adattare localmente la popolazione “madre” ricevuta tramite la Campagna di semina e fanno quindi parte di un gruppo di agricoltori sperimentatori che valutano le capacità di adattamento secondario della popolazione.

In generale la raccomandazione è di coltivare le piante secondo il vostro abituale regime (indirizzo colturale dell’azienda e rotazione praticata).

Per una gestione ottimale della popolazione è opportuno seminare almeno 500 piante così da garantire il massimo della diversità possibile.

Scegliere una disposizione a quadrato delle file per favorire l’impollinazione di tutte le piante tra loro evitando la semina di lunghe file.

Preferire un orientamento prevalente di semina delle file nord sud.

Il sesto di semina raccomandato è 25-30 cm sulla fila; la distanza tra le file è connessa alle attrezzature in uso, non meno di 70 cm.

Per quanto riguarda la dotazione di azoto alla semina, si consiglia almeno 50 unità/ha con ammendante organico.

Alcune note tecniche all’adattamento secondario: ricordiamo che “frugale” non vuole dire “povertà”. Il mais – anche adattato localmente – è una specie esigente (soprattutto di azoto). “Resistente alla siccità” non vuol dire coltivazione in assenza di acqua. Curate l’irrigazione di emergenza almeno in fioritura (questo diminuisce molto anche le infezioni secondarie e le aflatossine al raccolto).

Da leggere

Maggiori informazioni le potete trovare nell’articolo “Mai dire … mais” uscito nel numero 23 del Notiziario di RSR che potete scaricarlo qui

Per approfondire

Il mais miracoloso

esperimento mais
Prova In Basilicata Foto T. Recchia
Seminare diversità in città

Seminare diversità in città

La Casa delle Sementi a due passi da Venezia

di Nicoletta Doro

Un luogo dove poter trovare più di 800 varietà di semi di ortaggi, di erbe aromatiche, cereali e fiori. Si tratta di sementi tramandate da contadini e orticoltori e riprodotte localmente

LA STORIA

L’apertura della Casa delle Sementi Venezia, avviene dopo un lungo percorso personale di esperienze in campo agricolo e relazionale. Questo inizia nel 2009 con la condivisione di conoscenze durante un’esperienza di volontariato in diverse aziende agricole biologiche, resa possibile grazie all’Associazione WWOOF Italia. In questa occasione avviene la conoscenza dell’esistenza di sementi di varietà antica, scambiate direttamente tra contadini.
Successivamente si apre la possibilità di partecipare a quello che viene comunemente chiamato un “incontro di scambio di sementi antiche”, avvenuto ad inizio del 2010 tra i partecipanti al mercatino del Seminasogni, presso la località Palombara (MC).

Vi si respira un atmosfera di altri tempi, una voglia di scambio di esperienze, un’accoglienza ed una generosità anche nei confronti di chi si affaccia per le prime volte a questa realtà, anche se nuova non è, anche se si perpetua da millenni e grazie ad essa si è resa possibile la diffusione di tutte quelle piante commestibili coltivate attualmente. Ci si scambiava una grande varietà di sementi di ogni genere, dagli ortaggi ai fiori, dai cereali alle erbe mangerecce spontanee e da qui è partita la prima parte della raccolta di sementi, una quarantina di varietà, che hanno permesso di ottenere piantine da trapiantare in un orto condiviso iniziato nell’azienda agricola biologica Il Rosmarino a Marcon, in Provincia di Venezia.
Malgrado i partecipanti a quest’orto condiviso erano più ricchi di entusiasmo e di passione, che di vera esperienza agricola, non è stato difficile ottenere buoni risultati da questi semi rustici e pieni di vitalità, coltivati in un terreno naturale e da qualche anno a riposo produttivo, anche se dalle piante si è ricevuta abbondante verdura e una grande quantità di sementi, che sono state pulite, essiccate e selezionate.

Un successivo naturale passaggio è stato quello di portarle ai mercatini del baratto e a quelli di Genuino Clandestino, già attivi nel centro Italia, ma che dal 2010 abbiamo cominciato ad organizzare anche nella zona compresa tra le Province di Venezia, Treviso e Belluno. Verso il 2013 nascono a Belluno i primi affollati incontri di scambio di sementi antiche organizzati dal gruppo Coltivare Condividendo, dove migliaia di persone si incontrano e danno vita a numerosi scambi e doni di materiale vegetativo: talee e tuberi, oltreché sementi. Questi incontri si diffondono rapidamente anche in altre Province limitrofe e diventano imperdibili appuntamenti mensili e, nei periodi pre-semina primaverili, anche settimanali.

Le coltivazioni continuano poi a Zelarino(VE) in un terreno che acquistiamo in condivisione tra dieci conoscenti e che poi chiameremo Cerchio di paglia e nei campi del Forte Mezzacapo, un ex Forte militare rivitalizzato da un gruppo di volontari.
La raccolta iniziale si arricchisce di centinaia di altre varietà e, su incalzante richiesta dei partecipanti ai mercatini, si perfeziona con foto degli ortaggi raccolte in schede fotografiche, che riportano anche le varie caratteristiche della pianta e il periodo di semina. Si collabora con Associazioni più storiche del settore, come Civiltà Contadina e ADIPA, e con altre di nuova generazione come Seed Vicious e gli attivissimi ed informali Amici dell’Orto 2.

I banchetti diventano ogni anno più belli: le sementi esposte in vasetti di vetro, in vassoi fatti con materiale naturale o confezionate nelle bustine di carta; mentre ognuno si specializza in quello che lo appassiona di più: chi porta innumerevoli varietà di patate, chi si interessa di ortaggi insoliti e chi predilige varietà locali, mentre altri si dedicano alle varietà dimenticate di mais, oppure ai fagioli e piselli di montagna. Ognuno porta ciò che regala la natura: abbondanza, biodiversità e riproducibilità.

L’IDEA DELLA CASA DELLE SEMENTI

Già da un paio d’anni, Francesca ed altri salvatori di semi, hanno aperto la Casa dei Semi della Sardegna verso il centro dell’isola e ci si struttura in progettualità anche all’interno di RSR. A Isola Vicentina (VI) si stanno ultimando i lavori per iniziare un interessante percorso condiviso di coltivazione di cereali antichi e quindi una Casa delle sementi a tema.

Il Coordinatore della Rete, Claudio Pozzi, propone che anche a Venezia venga aperta una Casa delle Sementi, argomento che è stato approfondito all’incontro di gennaio 2020 di RSR a Passignano sul Trasimeno (PG) durante il quale di è parlato di sistemi sementieri, Case delle Sementi e ci si è aggiornati sul Trattato FAO. In seguito alla partecipazione all’incontro sorge la domanda: quale sarebbe il luogo più indicato per la sede della Casa delle Sementi Venezia? In campagna – in alcuni spazi idonei del Forte Mezzacapo – o nella città di Mestre, dove è nato un bel progetto di riqualificazione dei porticati storici vicino alla stazione dei treni? I lavori di ristrutturazione del Forte fanno propendere per la seconda opzione. A febbraio 2020 è iniziato l’allestimento dello spazio attuale, il quale prende subito forma: la partecipazione ai mercatini di scambio aveva già reso disponibile molto materiale e molte sementi. Il percorso accelera anche perché comincia la collaborazione con l’Università di Padova nell’ambito del Progetto Biosocial dove, in sinergia con il vivaio biologico La Cavàna e la Cooperativa sociale Magnolia, si produranno delle piantine sulle quali fare anche una ricerca delle caratteristiche genetiche e nutrizionali.

Si manifesta subito una buona curiosità e un buon interesse nei passanti, che da subito capiscono il messaggio e non dicono “quanto costa?!”, ma chiedono “come funziona?” e si rendono disponibili a collaborare con la riproduzione delle sementi nei loro piccoli orti, nei giardini o nei terrazzi di casa. L’idea è buona oltre che per sensibilizzare sull’argomento, anche per avere un luogo dove ricevere, scambiare e informare, in alternativa ad un appuntamento in campo o ad un mercatino. Si crea anche un fenomeno particolare: molti collaborano portando sementi che desiderano vengano salvate e diffuse ad altri. Un gesto di altruismo e responsabilità.

I passanti capiscono da subito il messaggio e non dicono “quanto costa?!” ma chiedono “come funziona?” e si rendono disponibili a collaborare

UNA COMUNITA’ SPONTANEA E DIFFUSA

Si chiamano Casa dei Semi o Casa delle Sementi e, a seguire, solo il luogo di ubicazione senza personalismi o fantasie varie, facendo così capire che i protagonisti sono solo loro, le sementi.
Queste si donano, si scambiano o al massimo si accetta un’offerta solo per coprire le eventuali spese, secondo un’etica che non ha bisogno di essere condivisa per essere tale. Funzionano allo stesso modo: c’è l’invito a restituire una parte delle sementi ricevute e riprodotte, dopo un tempo più o meno definito, a seconda che la pianta sia annuale o biennale. Magari c’è chi, più preciso, chiede di compilare una scheda di restituzione, chi elasticamente accetta anche specie diverse da quelle consegnate, chi per la consegna chiede che venga formulata una richiesta scritta, come per le Banche del seme.

Sono tutte variazioni sullo stesso tema, che certo sentono l’influenza di chi si attiva, di chi se ne occupa, come un orto del resto, che si può fare in cento modi diversi e dove ognuno segue le proprie inclinazioni.

Tramite il progetto “Seme Popolare”, le eventuali offerte ricevute in cambio delle sementi, verranno devolute alle Associazioni ambientaliste di volontariato, contribuendo così ulteriormente alla salvaguardia della biodiversità e al sostegno delle buone pratiche. Inoltre, chi riceve le sementi si impegna a riportarne alcune “rinnovate”, dopo uno o due anni, secondo il ciclo delle piante. Questo aiuta a mantenere la vitalità delle sementi e a poterle ridistribuire anche ad altri interessati.

Casa delle Sementi Venezia

via Premuda, 3, Mestre

casadellesementivenezia.wordpress.com

Il Consorzio della Quarantina

Il Consorzio della Quarantina

Una collezione unica nella montagna genovese

di Fabrizio Bottari

Il Consorzio della Quarantina – associazione per la terra e la cultura rurale, attivo da oltre vent’anni nell’attività di recupero, tutela e valorizzazione delle patate tradizionali della montagna genovese – sta realizzando una serie di interventi a Villa Rocca di Rezzoaglio (GE), in alta val d’Aveto. Una volta completati, è prevista l’apertura di un Centro di Documentazione e Ricerca sull’Agricoltura di Montagna, nell’ambito del quale saranno accolte diverse iniziative, tra cui una Casa dei Semi comunitaria. I lavori alla struttura sono terminati, ma per diventare operativa occorre attendere il completamento del restauro dell’edificio principale a cui la Casa dei Semi è annessa. Ospiterà il materiale propagativo della collezione di patate del Consorzio, costituita da 500 varietà tradizionali o di antica selezione originarie dei cinque continenti e da 100 specie differenti di patate selvatiche, ma metterà anche a disposizione di agricoltori e coltivatori non professionali una serie di varietà locali di altre piante, come ad esempio il mais quarantino, la fagiolana quarantina, il fagiolo patanin, recuperate grazie alla rete di conoscenze che il Mandillo dei Semi, la festa del libero scambio organizzata ogni anno dall’associazione, nel tempo ha saputo costruire.

Tutte le varietà saranno annualmente riprodotte in campo ed è questa la principale differenza tra una Casa dei Semi e una Banca del germoplasma, dove prevale la conservazione del materiale a lungo termine a basse temperature. Le piante sono coltivate nei terreni incolti recuperati attraverso l’accordo tra il Consorzio e la comunità locale, denominato Terre a Colori, dando vita a un percorso della biodiversità agricola della montagna genovese.

www.quarantina.it

La Biblioteca del Grano a Caselle in Pittari

La Biblioteca del Grano a Caselle in Pittari

di Antonio Pellegrino – Coop. soc. Terra di Resilienza

La biblioteca del grano è un salvadanaio, un investimento sulla memoria e sul futuro

La biblioteca del grano è un campo sperimentale nel quale dal 2008, coltiviamo in piccole parcelle, diverse varietà di grano. Al suo interno, vengono riprodotte annualmente, molte varietà e popolazioni locali, varietà di altri territori, grani moderni e miscugli.

Abbiamo interpretato la terra, come le teche di una biblioteca entro cui organizzare e catalogare i saperi che in questo caso sono i semi. Per questo a noi piace dire che il miglior modo di conservare un seme è seminarlo. Un po’ come i saperi, la cultura, da diffondere. A noi sembra la stessa cosa. È comunque un lavoro della vicinanza, della conoscenza diretta, della pratica indigena e forastiera, dell’incontro, della relazione. Altri e vecchi saperi, altre e vecchie speranze.


Il movimento che va dalla semina alla raccolta è la scena più intima e millenaria delle nostre civiltà. Il tempo è il movimento, il tempo è il pane. Così proviamo a capire che la diversità è un valore oltre ogni differenza, e che tutto é movimento, anche la genetica dell’antico grano, anche la ruralità, anche i nostri paesi imbalsamati col cemento e con le piramidi alimentari, i paesi dello spopolamento e dello spaesamento. La biblioteca del grano è un salvadanaio, un investimento sulla memoria e sul futuro, il movimento delle radici e della chioma, il vento, il sole, la pioggia, la voce. Il grano, così ritorna linguaggio con cui codificare il cibo, ritorna con la sua componente politica, sacrale, popolare. Viene dal passato e va verso il futuro.

È un ricongiungimento spazio temporale, e il giorno che mangeremo tutti i giorni il nostro grano, gli asili li faremo nei campi, e il pane ci indicherà ancora la via per un’umanità ecologica e di prossimità. La nostra biblioteca del grano è anche una poetica, una poetica pratica, e forse anche una nostalgica e futuribile voglia di ethos. Il varco nella storia lo aprono gli uomini talvolta, e senza movimento non c’è storia. Per questo la biblioteca è innanzitutto un processo culturale nel quale fondere sapere pratico e scienza, esperienza popolare e tecnologia, una ricerca costante non solo della molecola che ci aprirà gli occhi, ma anche dei legami necessari per animare le campagne e le comunità.

Arriva intanto la primavera, e noi che lo abbiamo seminato aspettiamo la condanna, per capire cosa porteremo casa. Arriverà San Pietro, virdi o siccatu mieti, e l’atto di speranza della semina si compirà. Mangeremo comunque pane, mangeremo terra, la nostra terra, mangeremo il sole, la memoria, mangeremo di buon appetito. Ci aiuterà a stare meglio. Ci aiuterà a far germinare un nuovo germoglio, un nuovo seme per le nostre umanità.

www.paliodelgrano.it/palio/biblioteca-del-grano

Al centro i semi e chi li coltiva

Al centro i semi e chi li coltiva

Luoghi reali e virtuali per le sementi contadine

di Luca Ferrero – responsabile area sementi ASCI

Dare valore all’agricoltura contadina per ASCI è sempre stata una questione di visioni ma soprattutto di pratiche. Pratiche quotidiane, collettive, dentro le nostre aziende agricole, dentro la compagine associativa, con chi la sostiene dall’esterno, dentro fiere e mercati, nella direzione del riconoscimento del valore delle ruralità e della biodiversità. Nella storia ormai venticinquennale di ASCI, è un punto fermo che l’autoproduzione dei semi, lo scambio e la loro gestione collettiva siano pilastri delle attività che portiamo avanti con convinzione, con piacere e con la consapevolezza del valore socio-economico del diritto dei contadini di poter liberamente disporre dei semi.

Il nostro approccio molto critico al sistema dell’agroindustria e in particolare delle multinazionali sementiere ci ha indotto fin dal 2000 a dedicare un luogo specifico nell’Oltremercato torinese, nel mese di gennaio, per lo scambio semi tra noi contadini del biologico, con qualche benvenuta incursione di amici, sostenitori e consumatori. Dal 2011 questa consuetudine viene trasferita, la prima domenica di febbraio, presso la bella Cascina Roccafranca in Torino. Si parte con la prima edizione di Una Babele di Semi, giornata di scambio di semi e di saperi, all’insegna dell’economia del dono. Qui la faccenda diventa decisamente interessante: Senza Mercanti Senza Denari Senza Supermercati. Grazie alla polifunzionalità degli spazi assieme alla ben partecipata fiera dello scambio dei semi con banchetti, contadini, curiosi, colori e frastuoni tipici dei mercati, si affiancano laboratori di pratiche rurali a quelli culinari, il dibattito mattutino a tema allo spazio bimbi. Una festa, come nelle migliori tradizioni contadine. Insomma un luogo di riferimento per quel giorno all’anno per tanti di noi e anche tanti amici che ci vengono a trovare da ben distante. Al centro, sempre chi coltiva la biodiversità agricola con le sue tecniche.

Proprio su queste ci siamo concentrati negli ultimi anni per migliorarne la gestione collettiva: qualità del materiale (progetto Community seeds, clean seeds!); campagna di sensibilizzazione e organizzazione sulla tracciabilità dei semi (Lasciamo La Traccia). E poi ovviamente i semi, come bene comune. Semi dalle terre del Piemonte ma non solo, dalle regioni limitrofe, anche transalpine, oppure da più lontano. In tanti, in questi anni, ci hanno onorato della loro vivace partecipazione.

L’anno pandemico ci ha fatto rinunciare alle Campagne collettive di semina dei Grani Antichi e delle ortive all’interno di Seminiamoli, un evento annuale di riferimento. Un momento troppo importante come luogo di incrocio per rinunciarvi, e quindi declinato nell’edizione 2021 in un luogo virtuale, sui binari della rete informatica: tutta altra storia naturalmente, tutti altri sapori e rumori. Una Babele di Semi 2021 (online 7 febbraio) è stata un momento di dibattito sull’agricoltura contadina e la ricerca scientifica, con l’obiettivo di superare le barriere geografiche e temporali e costruire un confronto a livello europeo con uno sguardo fino alla Cina, grazie alla partecipazione di Fabrizio Bottari, Cyrille Pacteau, Salvatore Ceccarelli, Maria Carrascosa, Germana Fratello, J.D. van Der Ploeg.

Insomma in questi anni crediamo di aver piazzato e rafforzato le pedine che si muovono nella partita della gestione collettiva dei semi: materiale vegetale, coltivatori, conoscenze, relazioni, attrezzi. Il luogo reale è la terra dove portiamo avanti le pratiche. Tangibile. Imprescindibile. Ci manca ancora un luogo di supporto esterno, reale e stabile che ci permetta di ottimizzare la logistica, favorire le relazioni: una casa delle sementi. Chissà? Forse un giorno!

Info: sitoasci.wixsite.com/asci