Le conoscenze e le pratiche legate alla riproduzione, moltiplicazione e conservazione delle sementi rischiano di andare perdute: storia di un progetto di recupero e sperimentazione
In Veneto la sensibilità e l’impegno rivolti al recupero e allo sviluppo di filiere a sostegno della biodiversità coltivata non sono una novità: l’Istituto di Genetica e Sperimentazione Agraria N. Strampelli di Lonigo (VI) fino a pochi anni fa ha reso disponibili molte delle sementi conservate nella sua banca, trasferendole regolarmente agli agricoltori che le volevano moltiplicare e coltivare. Il Consorzio di Tutela del Mais Marano, l’Associazione Conservatori Mais Bianco Perla, il Consorzio di Tutela del Mais Sponcio, CRESCENT (Filiera Corta Bio dei Cereali Antichi), pionieri del biologico come Guido Fidora, costituiscono l’esempio di una realtà viva e dinamica nata e cresciuta anche grazie al supporto tecnico e ad una efficace relazione con un istituto pubblico. Altri agricoltori e altre associazioni sono riusciti a recuperare materiale nei loro territori, importantissimo è il lavoro svolto per esempio nel bellunese dall’associazione Coltivare Condividendo.
Mais popolazione Cortiana, raccolto 2020
Purtroppo accade ora che molte delle istituzioni pubbliche preposte alla conservazione e moltiplicazione delle sementi non siano più ritenute dal mondo politico strategiche, tanto da considerare inutile il loro ruolo. L’Istituto Strampelli di Lonigo rientra in questa categoria, tanto che nel giro di pochissimo tempo non concede più sementi ad alcuno e le sue attività vengono ridotte al lumicino. Molti giovani che hanno capito l’importanza delle sementi locali e della biodiversità agraria hanno sempre più difficoltà a recuperare le sementi necessarie, oltretutto le conoscenze e le pratiche legate a riproduzione, moltiplicazione e conservazione delle sementi, non essendo più state tramandate e non rientrando più nel bagaglio culturale di chi fa agricoltura, rischiano di andare perse.
Questa realtà ha costituito la base di partenza del progetto CONSEMI, che esprime un percorso che ha un forte valore di innovazione sociale oltre che tecnico. Il progetto è iniziato nel 2019 ed è stato finanziato dal PSR della Regione Veneto. La prima necessità è stata quella di costituire una Casa delle Sementi con lo scopo di recuperare il patrimonio genetico locale mantenuto in vita da agricoltori e appassionati, dagli ormai pochi istituti pubblici e da realtà come la Casa dell’Agrobiodiversità di Rete Semi Rurali a Scandicci, avviare corsi di studio e formazione e favorire lo sviluppo di nuove filiere locali dedicate alla valorizzazione anche dal punto di vista economico di questo enorme patrimonio di biodiversità coltivata.
Incontro progetto CONSEMI – ottobre 2020
La Casa delle Sementi del Veneto ha trovato sede a Isola Vicentina ed è al suo secondo anno di attività. Oltre al lavoro di recupero si è iniziato a sperimentare alcuni miscugli e popolazioni di grano tenero e di mais. La partecipazione e l’impegno di piccole e medie aziende agricole sono considerevoli ed essenziali in tutte le fasi del progetto, che inizia e prospetta i suoi orizzonti in funzione delle loro aspettative. Questo fa assumere alla Casa delle Sementi un ruolo sempre più sociale e di aggregazione attorno ad un progetto condiviso: infatti tutto il lavoro di moltiplicazione in campo è svolto in collaborazione con un gruppo di agricoltori sparsi in tutto il territorio Veneto e con l’Istituto Tecnico Agrario di Bovolino, le decisioni e le scelte vengono condivise così come i risultati.
In tutto questo processo la formazione costituisce una delle attività strategiche: si tratta di un valore che permane nel tempo e apre a sviluppi innovativi. Il progetto CONSEMI terminerà ufficialmente nel 2022: per noi i tre anni di impegno svolto nell’ambito del progetto PSR rappresentano l’inizio di un percorso che dovrà trovare nel tempo una propria sostenibilità economica.
Parcelle sperimentali progetto CONSEMI – marzo 2021
Quest’anno le nostre attenzioni sono rivolte allo studio e alla possibilità di dar vita ad una piccola ditta sementiera e al rafforzamento delle filiere, viste come strumento capace di implementare un sistema economico che dia valore alle produzioni locali come espressione della sostenibilità ecologica e della biodiversità. La rete di agricoltori e trasformatori, con i quali abbiamo già fatto incontri di dialogo e confronto (filigrane, popolazioni mais ecc..) costituisce una base di partenza per affrontare in maniera concreta il tema delle filiere, viste come strumento capace di implementare un sistema economico che dia valore alle produzioni locali come espressione della sostenibilità ecologica e della biodiversità. Il nostro territorio vuoi per la frammentazione dovuta all’eccessivo sviluppo urbanistico che ha limitato la crescita di molte aziende agricole, ma per lo stesso motivo vuoi per la vicinanza dei canali distributivi, si presta allo sviluppo di filiere locali dove il rapporto con il consumatore può avvenire in forma diretta ed essere fidelizzato con più facilità, per questo riteniamo che il progetto dovrà essere condiviso con le reti gas e con associazioni di consumatori.
Visita campo seme mais Marano – Monte di Malo (VI) – ottobre 2020
Come il modello delle Case dei Semi ha permesso di riportare in coltivazione decine di varietà conservate all’interno di una Banca del Germoplasma: il ritorno di un patrimonio comune alla terra in cui si era evoluto
In Umbria il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali (DSA3) dell’Università degli Studi di Perugia svolge da decenni attività di “esplorazione” del territorio regionale alla ricerca di varietà o popolazioni locali a rischio di estinzione. Questi campioni di seme collezionati sono conservati ex situ, all’interno della Banca del Germoplasma del Dipartimento, e da qualche anno anche nella Banca del Germoplasma Regionale gestita dal Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria (3A-PTA). Una delle zone più battute dalle esplorazioni alla ricerca di sementi locali era il comprensorio del Lago Trasimeno, territorio caratterizzato da una certa omogeneità di clima e di suolo e con tradizioni culturali e rurali fortemente caratterizzate. Un fitto sistema di orti nei fertilissimi terreni prospicienti il lago ha consentito un’intensa attività di orticoltura familiare e professionale, che nel passato produceva varietà la cui fama arrivava fino alla vicina Perugia. La sostituzione di queste antiche varietà con quelle commerciali, più produttive in terreni fertili e irrigui, ha relegato quel materiale agli orti di anziani contadini, che rimanevano pervicacemente attaccati a quel seme “de ‘na volta”. Scomparsi costoro, di quel seme non sarebbe rimasta traccia.
Prove di degustazione
A qualche decennio da quelle prime esplorazioni, questi semi venivano ancora conservati nei frigoriferi e poche erano messe a disposizione sul territorio di origine. Molti di quegli anziani donatori erano scomparsi, e con loro il seme.
Quando, nel 2011, è stata attuata la Legge Regionale sulla tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario, 3A-PTA, (quale soggetto attuatore), ha deciso di far uscire quel seme dai frigoriferi e rimettere in circolo quel materiale nel territorio di origine. Il sistema delle Case dei Semi, conosciuto in Francia grazie ad un progetto europeo di scambio di esperienze sulla biodiversità, sembrava un modello adatto allo scopo, perché permetteva la circolazione del seme, la sperimentazione in ambienti diversi, la condivisione delle osservazioni, il tracciamento della semente e il rispetto del legame – anche culturale – tra la risorsa genetica e il territorio in cui si era evoluta.
Prove di germinabilità
Si è così sperimentato un sistema che ha mutuato l’esperienza della Maison des semences francese, coinvolgendodiversi attori che collaborano in un percorso tuttora in evoluzione:
Il DSA3, che descrive e riproducee riproduzione in isolamento le accessioni della Banca;
Un’azienda agricola – perno del processo , in cui riproduce, condiziona e stocca la semente; sperimentando, in particolare per le specie allogame, sistemi di isolamento sostenibili a livello aziendale. In azienda vengono organizzati momenti di leL’azienda è valutazione del prodottoe degustazioni guidate presso gruppi d’acquisto con lo scopo di indurre la richiesta di mercato e diffondere conoscenza tramite , seminari, workshop, eventi, attività didattiche;
Le altre aziende del comprensorio, che ricevono la semente o le piantine, che coltivano per autoconsumo o vendita in filiera corta. A queste viene chiesto di sottoscrivere all’ingresso del sistema una domanda di adesione in cui si impegnano a rispettare le finalità del progetto e non rivendicare diritti di proprietà intellettuale sulle varietà, riconoscendole patrimonio comune della comunità locale. Ad ogni consegna di materiale genetico viene sottoscritto un Accordo di Trasferimento Materiale. Le aziende aderenti, attualmente una ventina circa, hanno caratteristiche molto diverse tra loro, cosa che le rende preziose per la quantità e qualità delle osservazioni fornite. Alcune di queste riproducono il seme delle varietà ricevute.
Il 3A-PTA, che fa coordinamento, consulenza tecnica, monitoraggio fitopatologico, monitora il mantenimento della varietà, gestione del database, promozione del logo, produzione di materiale divulgativo, progettazione delle attività, indagini storico-antropologiche, informazione e divulgazione.
Zucca del pellegrino o trattoia
Nel corso di questi anni sono state testate e riportate in coltivazione 46 varietà appartenenti a 13 diverse specie orticole. Nel 2021 verranno distribuite piantine prodotte da un’azienda recentemente entrata nel sistema, a partire da semi trattati con metodi consentiti in bio (a cura di 3A). L’ombrello della Legge Regionale permette il corretto inquadramento normativo dell’intera operazione, evitando alle aziende casi di non conformità registrati da eventuali organismi di controllo.
Non tutte le varietà testate si sono rivelate interessanti: alcune di esse presentavano marcati difetti agronomici o tecnologici. Molte invece hanno mostrato diversi motivi di interesse. Sulle varietà migliori e più legate alla identità territoriale sono state fatte indagini più approfondite per consentirne l’iscrizione al Registro Regionale, godendo così delle deroghe consentite per lo scambio di materiale genetico in ambito locale.
La Casa dei Semi della Sardegna è una rete informale, autogestita e autofinanziata, connessa con un gran numero di associazioni, comitati e rete informali che si occupano della salvaguardia della biodiversità, sia in Sardegna che a livello nazionale. Il progetto risponde ad un bisogno comune, emerso durante un’assemblea di Genuino Clandestino Sardegna che, nel 2016, raccolse anni di riflessioni e di idee; da allora, come gruppo aperto e orizzontale in costante evoluzione, ci siamo incontrati regolarmente per perseguire i nostri obiettivi tramite pratiche di partecipazione diretta, autogestita e orizzontale . Alcuni di essi sono :
Intraprendere un percorso di autodeterminazione alimentare promuovendo pratiche agroecologiche e che prescindano da dinamiche basate unicamente sul profitto.
Riportare l’agricoltura ad un ruolo di primo piano con la consapevolezza che “Mangiare è un atto agricolo”.
Restituire agli agricoltori le conoscenze necessarie a riprodurre , selezionare e la conservare le varietà locali di semi.
Sperimentare forme di socialità alternative ed orizzontali, dare vita a pratiche che restituiscano autonomia agli individui, ai popoli e ai territori.
Contrastare l’erosione della biodiversità dffondendo la pratica dello scambio di semi autoprodotti così che la selezione genetica delle varietà coltivate torni ad essere partecipativa anziché essere imposta da multinazionali distanti dalle nostre esigenze. Le popolazioni evolutive possono essere considerate una banca del germoplasma vivente e in continua evoluzione nelle nostre mani !
Superare l’assurda pretesa dell’uniformità perché crediamo che la varietà è essenziale per la vita ed è la vita stessa a dimostrarcelo!
Per realizzarli organizziamo incontri di auto-formazione durante i quali condividere i saperi già presenti nel gruppo, e di formazione , con l’ausilio di espert* per diffondere le conoscenze e le tecniche necessarie a riconoscere, selezionare, riprodurre e conservare le sementi.
Ogni anno festeggiamo l’approssimarsi della Primavera e della stagione orticola, creando l’occasione di ri-condividere i semi che insieme abbiamo messo in circolo, scambiare piante, marze, talee e conoscenza, barattare/vendere/donare autoproduzioni.
Durante il resto dell’anno cerchiamo, ognuno nel proprio territorio, di diffondere informazioni utili e sementi. Semplici regole come quelle che seguono sono disponibili anche sul nostro blog casadeisemi.noblogs.org:
Se hai dei semi o conosci persone che ne hanno è importante che siano stati coltivati ed osservati per almeno tre anni: in questo modo possiamo scambiare principalmente semi di varietà abbastanza stabili e di cui conosciamo le caratteristiche.
Quando doni i semi ti chiediamo di lasciare un tuo contatto e di compilare una scheda descrittiva, così possiamo annotare le suddette caratteristiche, archiviarle e dare informazioni a chi chiederà quei semi.
La quantità di semi donata dovrebbe essere tale da consentire la loro diffusione senza una esagerata dispersione.
Se invece hai una piccola quantità di semi che consideri interessanti dobbiamo trovare qualcun* che si occupi di moltiplicarli e successivamente donarli.
Se vuoi ricevere semi dalla Casa dei Semi ti chiediamo di lasciare un tuo contatto e di impegnarti attivamente nella loro coltivazione, moltiplicazione e diffusione.
Oltre ai semi riceverai una scheda descrittiva, che ti permetterà di conoscere le caratteristiche delle generazioni precedenti, ed una scheda di restituzione, in cui annotare ciò che osservi nel nuovo ciclo vitale.
Una volta riprodotti i semi sei invitat* a restituire alla Casa dei Semi una quantità maggiore rispetto a quella ricevuta, per esempio il 30% in più. Inoltre ricordati di consegnare la scheda di restituzione, così che ciò che hai osservato durante la coltivazione diventi fruibile da tutt*.
Queste linee guida sono generali ed indicative. La loro ragion d’essere è quella di non accumulare semi su uno scaffale, perché il loro posto è sotto terra! Se ritieni di avere un motivo valido per non rispettarle ci affidiamo alla tua coscienza! Per noi l’importante è che i semi autoprodotti si diffondano liberamente e vengano coltivati nel rispetto dell’ecosistema.
Queste semplici ma importantissime regole, insieme a tanti materiali scientifici e divulgativi sono state condivise con centinaia di persone di ogni età e provenienza in questi anni. Moltissimi semi sono stati donati e moltissimi diversi sono arrivati nella nostra rete.
Siamo dislocat* in tutto il territorio sardo, perciò fino a dicembre 2020 abbiamo scelto come sede il piccolo paese di Domusnovas Canales, a centro Sardegna, perché facilmente raggiungibile e perché rappresentativo di tutti i piccoli centri rurali che stanno scomparendo, con l’intenzione di creare ed animare anche un punto di scambio e mutuo aiuto fra tutte le persone che ritengono importante questa resilienza al sistema dominante. Dal 2021, considerando le limitazioni , reali e non, agli spostamenti, dovute all’emergenza covid, abbiamo deciso di modificare il nostro nome e di diventare “rete dei semi della Sardegna”. Continueremo a perseguire i nostri obiettivi anche a distanza e se necessario ci serviremo degli strumenti digitali necessari alla formazione e alla comunicazione.
Intanto ci teniamo in contatto costante tramite una mailing-list e un gruppo WhatsApp.
Il prossimo evento organizzato dalla Rete dei semi della Sardegna sarà il 28/02/2021 e vedrà il nostro debutto nel mondo digitale: infatti, non potendo prevedere con certezza la possibilità di incontrarci fisicamente, abbiamo optato per una giornata di incontri digitali per la condivisione di esperienze e la formazione su tematiche a noi care. Nel nostro blog potete trovare tutti i dettagli casadeisemi.noblog.org/rc/. All’incontro saranno presenti numerosi esperti del settore, tra cui Alice Pasin, Stefania Grando, Alessandro Montelli, Eva Polare, Riccardo Bocci. L’intero evento è dedicato alle persone appassionate al tema dei semi che vogliono scambiare conoscenze riguardo due temi principali:
conservare e migliorare la genetica dei propri semi con metodi partecipativi
fare rete per scambiare semi, piante aiuto ed informazioni
La missione è fare questo in maniera autogestita, diffusa e decentralizzata, senza profitto ma con equità, combinando la razionalità con l’empatia così come l’affidabilità con il divertimento.
L’idea di dare vita ad una Casa dei Semi a Rieti comincia a germinare in conversazioni tra tre amici: il proprietario della azienda agricola Tularù, la referente di ARCI Rieti, e una lavoratrice della organizzazione internazionale no-profit Global Diversity Foundation.
Nel 2019, con l’aiuto di Arci Rieti, viene organizzata una rassegna cinematografica “ambientale”, F.A.I.R, e fra i vari film e docufilm viene proiettato Seed: the untold story.
Il dibattito nato fra gli spettatori sui temi e le problematiche trattate dal film ci ha dato un chiaro segnale di interesse da parte della comunità ed abbiamo deciso di concretizzare l’idea iniziale e dare finalmente vita ad una Casa dei Semi.
Nel 2020, dopo aver ottenuto un piccolo contributo dal marchio di abbigliamento Patagonia, abbiamo iniziato a gettare le basi per la creazione di una Casa dei Semi a Rieti.
A questa prima iniziativa si è unito il fattivo aiutoa il di associazioni locali e nazionali (Arci, Deafal, Postribù e Rete Semi Rurali), che hanno permesso di costituire dell’associazione e della casa dei semi,trovare un posto in grado di ospitare la Casa, prendere contatti con realtà affini al progetto, con produttori locali ed , infine, siamo metterci in relazione con altre case dei semi. Riccardo Bocci ci ha dedicato del tempo durante degli incontri ed un workshop grazie ai quali siamo venuti a conoscenza di vari aspetti che non avevamo considerato, è stato in grado di metterci in guardia verso alcuni errori molto facili da commettere e ci ha saputi indirizzare anche sul lato burocratico.
Se da un lato le difficoltà imposte da un anno segnato da una pandemia globale hanno rallentato il processo, posticipato gli incontri e gli eventi che erano stati programmati, dall’altra, proprio la pandemia ci ha fatto capire l’importanza e l’urgenza dell’esistenza di una casa dei semi.
Tra i motivi principali che ci hanno spinto a creare un’associazione intorno alla custodia e allo scambio delle sementi, c’è la necessità di condividere con la comunità locale la responsabilità della cura del territorio e della biodiversità che in esso si insedia. Per questo motivo abbiamo pensato di partire da alcune varietà di cereali strettamente legate a questo territorio e con un forte potenziale di collante sociale, come il grano Rieti, e da progetti che abbiano bisogno di una selezione partecipata, come la popolazione evolutiva Solibam del pomodoro, in grado ancora una volta di unire le persone intorno a un terreno.
Partendo da questi due fronti – identità passata e identità da costruire in modo collettivo – ci uniremo tutte le varietà che possano avere un interesse (genetico, organolettico, agronomico, socio-economico o di altro tipo) per la comunità locale, partendo dalla forte tradizione e biodiversità presente sul fronte dei legumi (lenticchie e fagioli in primis), dei cereali (grani e mais) e di alcuni ortaggi (rape, pomodoro ovalone).
Oltre alla custodia e allo scambio di semente, che mira alla difesa dell’agro-biodiversità e alla sovranità alimentare, con questo progetto, vorremmo contribuire a creare un processo partecipativo e comunitario che coinvolga dal semplice appassionato all’impresa agricola. Vorremmo essere presenti nella comunità organizzando attività formative ed educative, eventi di sensibilizzazione agro-ecologica e legati alle tradizioni rurali.
Sementi Indipendenti nasce nel 2013 come banchetto di divulgazione delle sementi, con Francesco, che mi aiutò ad avviare il progetto, abbiamo visitato eventi, fiere e mercati per ‘spacciare’ semi naturali da orto e divulgare informazioni sulla situazione politica internazionale legata alla monopolizzazione dei semi. Mi ha sorpreso come tutti sono attratti dai banchetti dei semi, specialmente i bambini, è come se fosse una calamita che parla alla parte ancestrale dell’umano.
Questo mi ha spinto e incoraggiato a evolvere, negli anni il progetto è diventato una banca più articolata, gruppo informale, dove chi desiderava semi naturali poteva richiederli con il buon proposito di riportarli l’anno successivo. Purtroppo non molte persone erano capaci di riprodurre semi e la banca riceveva donazioni da poche ma stabili persone. Decisi dunque di iniziare un Laboratorio di Salvaguardia delle Sementi per educare alla riproduzione di semi sani. Pochi ‘nuovi agricoltori’ hanno una tradizione contadina alle spalle, inclusa me, ed ho trovato molto utile divulgare quello che studiavo. Nel frattempo ho avviato l’orto da riproduzione in modo da poter garantire ciò che distribuivo, sempre più spesso infatti i semi che la banca riceveva ai banchetti non erano garanzia di qualità o corrispondevano a ciò che veniva garantito. Una volta capitò che dei semi di peperone erano in realtà una melanzana giallo limone!!!
Nel 2016 Manuela e Serena mi coinvolsero nel progetto SemiNativi. Le colleghe avevano scritto e vinto un bando regionale per creare la filiera di riproduzione di sementi antiche da orto, dove per antiche si intende con ben 50 anni di riproduzione sul suolo siciliano. Nell’anno successivo le nostre forze si sono concentrate nel fondare l’associazione, nell’organizzazione di incontri su scala regionale, sia nelle università che nelle piazze, nella creazione di un corso per formare 7 giovani agricoltori alla riproduzione, nel recupero di varietà antiche nella regione e nella creazione di materiale didattico relativo alla salvaguardia dei semi. L’interesse sulle sementi da orto è cresciuto a dismisura in Sicilia dove, fino ad allora, si parlava principalmente di grani e legumi. Nel 2018 lanciamo ScambiaSemi, il primo evento regionale di scambio delle sementi, tenutosi alla A’Fera Bio di Catania.
Intanto fioccavano articoli, interviste, interventi in radio, corsi e banchetti.
Nel 2019 inizio a costruire casa con Aronne, partner e compagno. Nasce l’hub La Casa di Canapa Bioedilizia in Sicilia, che racchiude in sè molte realtà tra cui, nello scantinato un’intera stanza con pareti in legno e terra cruda per ospitare la banca dei semi. Lo scorso anno abbiamo invece avviato gli orti dove, lentamente si sta riattivando la riproduzione.
Insomma, per me i semi sono una passione che rasenta la mania! Incontro sempre più gente che comprende l’importanza delle sementi stesse e del loro libero scambio, questo mi trasmette energia e voglia di continuare. Seminiamo, seminiamo, seminiamo!
Il ‘Fagiolo magico’ nasce nel 2012 come azienda agricola individuale per consentire di gestire con più riconoscibilità e legalità la ricerca intrapresa da Alice e Jacopo, due architetti che dieci anni prima (2002) scapparono dalla città. Acquistano nel 2008 un casolare e un ettaro di terreno in una piccola frazione di epoca Longobarda, Fraino, di 5 casolari nel comune di Asso (Co), abbandonato dagli anni ’40. E’ immerso nei boschi del Triangolo del Lago di Como a 600 m di altezza e raggiungibile solo a piedi o con specifici mezzi 4×4. Luogo ideale per riprodurre semi in purezza varietale, lontano da altre coltivazioni convenzionali e qualsiasi tipo di inquinamento. I terreni coltivati sono di anno in anno ripuliti dall’incolto (principalmente rovi, frassini, noci, noccioli e cornus). Per ora si coltivano 2000 mq, ma il terreno seminativo pertinente è di 6000 mq e 4000 mq di castagneto.
L’idea del progetto di una ‘casa dei semi’ è nata grazie alla collaborazione con l’associazione Civiltà Contadina, avviata nel 2003, e successivamente proseguita con l’aiuto di Rete Semi Rurali: seguendo progetti europei abbiamo potuto avere l’esempio di molte realtà attive europee (come ArcheNoah in Austria, Kokopelli in Francia, GardenOrganic a Londra ProSpecieRara in Svizzera). L’azienda si compone di alcuni fabbricati rurali, in parte adibiti a due abitazioni, ed in parte a locali di servizio delle attività agricole, questi restaurati recentemente richiedono ancora alcune opere di completamento che verranno realizzate in funzione delle attività in corso di attuazione tramite questo progetto. La parte abitativa (due appartamenti), il laboratorio di smielatura, il ricovero attrezzi e macchine agricole, lo studio/aula corsi, sono di 400 m. Il restauro è stato gestito in autocostruzione dove possibile, con tecniche, talvolta anche sperimentali, di bioedilizia (terra cruda, calce, legno e paglia).
Le finalità del progetto vogliono essere il consolidamento e l’ampliamento di attività già intraprese da anni.
La Casa dei Semi Il Fagiolo Magico ha come obiettivo diventare un piccolo centro di ricerca per le varietà orticole e utili all’uomo, non un’attività produttiva: fare sperimentazioni e custodire un archivio di ‘semente di partenza’ che possano poi servire alle aziende agricole. Le varietà di cui si occupa sono sicuramente biodiverse e andrebbero studiate, affinché riescano ad arrivare nelle case di tutti, non sarà quindi un negozio di semi. Sarà un luogo dove far convergere tutto ciò che ruota intorno alle varietà antiche o insolite adatte al nord Italia o a luoghi di media montagna: cultura sulla biodiversità e iniziative ad essa legate, didattiche e pratiche, legate al recupero delle antiche tradizioni agricole. Vuole diventare un riferimento per diverse iniziative culturali e progettuali connesse all’ecologia del vivere (gli edifici sono interamente restaurati in bioedilizia – terra/paglia/calce/legno – e alla sovranità alimentare, si cerca di mangiare quello che si coltiva e/o si trova spontaneo nel bosco.