Una strada alternativa per realizzare i Diritti degli Agricoltori
di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali
Il tema dell’uso sostenibile dell’agrobiodiversità è uno degli assi portanti del Trattato, contenuto nell’articolo 6 che ne definisce alcune delle possibili attività.
La sua implementazione da parte degli Stati che hanno aderito al Trattato è obbligatoria e non limitata alle colture incluse nell’Annesso I, come nel caso del Sistema Multilaterale di scambio delle risorse e di ripartizione dei benefici derivati dal loro uso. Da quando il Trattato è entrato in vigore questo tema non ha, però, riscosso molto interesse sia da parte dei paesi firmatari, sia della società civile organizzata che ha seguito in questi anni i vari negoziati e le riunione degli Organi Direttivi. Infatti, per i paesi industrializzati l’oggetto del contendere è sempre stato l’accesso facilitato alle sementi nelle banche, mentre i paesi del Sud chiedevano soldi in cambio dell’accesso, e, in ultimo, la società civile rivendicava la messa in atto dei Diritti degli Agricoltori. Su questi diritti, definiti all’articolo 9, abbiamo assistito a veri e propri scontri tra mondi opposti, come dimostra il titolo del documento rilasciato dal gruppo di esperti dopo anni di lavoro. Si tratta, infatti, di “Opzioni”, quindi di uno strumento puramente volontario, e non di linee guida che dovrebbero impegnare i singoli stati. Più di così non si è riuscito ad ottenere nei lunghi negoziati dove le decisioni vengono prese sulla base del consenso.
Se, però, andiamo a declinare l’aggettivo sostenibile scopriamo che molte delle misure indicate al comma 2 dell’articolo 6 (vedi Box) riguardano azioni centrali per sostenere modelli agricoli diversificati, promuovere la ricerca partecipativa e decentralizzata e includono, anche, la modifica della legislazione sementiera. Insomma, passare da una piena realizzazione dell’art.6 permetterebbe anche di rendere concreti ed operativi i diritti degli agricoltori! Anche la riforma in corso a Bruxelles della legislazione sementiera dovrebbe considerare questi obblighi del Trattato.
Per questo motivo è importante continuare a mantenere alta l’attenzione sull’implementazione dell’art. 6, e seguire i negoziati in corso. Il rischio, infatti, è che l’uso sostenibile diventi solamente il classico miglioramento genetico, dove la diversità viene usata dalla ricerca per produrre varietà distinte, uniformi e stabili. Perdendo così per la strada il suo potenziale innovativo. In Europa, soprattutto, è importante attuare questa vigilanza, visto che nella maggior parte dei paesi della Regione Europea diversificazione dei sistemi agricoli, miglioramento genetico partecipativo, e uso di varietà locali non sono temi ancora nell’agenda delle loro politiche agricole.
L’uso sostenibile delle RGVAA può comprendere misure quali: a. perseguire politiche agricole eque che promuovano, se del caso, lo sviluppo e il mantenimento di sistemi agricoli diversificati che favoriscano l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità; b. rafforzare la ricerca che valorizzi e conservi la diversità massimizzando la variazione intraspecifica e interspecifica a beneficio degli agricoltori, in particolare di quelli che generano e utilizzano le proprie varietà e applicano i principi ecologici per mantenere la fertilità del suolo e per combattere malattie, erbe infestanti e parassiti; c. promuovere il miglioramento genetico partecipativo per sviluppare varietà adatte alle condizioni sociali, economiche ed ecologiche, anche nelle aree marginali; d. ampliare la base genetica delle colture e aumentare la gamma di diversità a disposizione degli agricoltori; e. promuovere l’uso di colture, varietà e specie sottoutilizzate locali e adattate; f. sostenere un uso più ampio della diversità varietale e delle specie nella gestione aziendale, nella conservazione e nell’uso sostenibile delle colture; g. rivedere e adeguare le strategie di selezione e i regolamenti relativi al rilascio delle varietà e alla distribuzione delle sementi.
Editoriale a cura di Kent Nnadozie, Segretario del Trattato
La Nona Sessione dell’Organo Direttivo, celebrata in India nel settembre 2022, rappresenta una pietra miliare significativa per il Trattato Internazionale. Dopo la pandemia dovuta al COVID-19 era piuttosto inevitabile fare il punto sull’impatto di questa sulla conservazione e sulla distribuzione dei semi per la ricerca ed il miglioramento genetico. Allo stesso tempo, i partecipanti hanno sottolineato l’importanza di contare su strumenti e meccanismi internazionali e multilaterali per reagire rapidamente alle emergenze.
L’India è un paese che ha riconosciuto enormemente nella sua legislazione i Diritti degli Agricoltori, in particolare il ruolo degli agricoltori come custodi non solo del materiale genetico, ma anche delle conoscenze ad esso associate. La Sessione ha celebrato i contributi di tutti coloro che conservano, preservano e utilizzano la diversità delle specie coltivate e la utilizzano in modo sostenibile per la sicurezza alimentare globale odierna e futura.
I partecipanti hanno riconosciuto i contributi passati, presenti e futuri degli agricoltori in tutte le regioni del mondo, in particolare nei centri di origine, finalizzati a conservare, migliorare e rendere disponibile la diversità delle specie coltivate. A questo proposito, sono state invitate le Parti Contraenti del Trattato a coinvolgere pienamente gli agricoltori nelle questioni relative alla conservazione e all’uso sostenibile delle Risorse Genetiche Vegetali per l’Alimentazione e l’Agricoltura (RGVAA). L’Organo Direttivo ha anche concordato una tabella di marcia per riprendere le discussioni sul miglioramento del suo sistema multilaterale di accesso e ripartizione dei vantaggi e attendiamo con impazienza altri sviluppi rilevanti nel 2023. Allo stesso tempo, importanti sviluppi si sono registrati nei riguardi dei Diritti degli Agricoltori con l’adozione delle Opzioni, ma anche con il Sistema Mondiale d’Informazione sulle RGVAA (GLIS, in inglese).
Il 2023 sarà il momento per celebrare l’Anno Internazionale del miglio. Non possiamo dimenticare che alcune delle specie di miglio vengono scambiate nel Sistema Multilaterale del Trattato e rappresentano una risorsa importante in paesi e continenti esposti alla crisi alimentare.
Mentre scriviamo queste righe, teniamo in considerazione le discussioni sul Quadro Globale per la Biodiversità Post- 2020 e siamo pienamente consapevoli che gli sforzi futuri di attuazione per la conservazione e l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità dovranno essere incrementati se vogliamo avere successo. Per il Trattato è necessario coinvolgere tutte le parti interessate e riconoscere i loro contributi, in particolare gli agricoltori e altri custodi della diversità delle colture.
L’Organo Direttivo ha anche sottolineato l’importanza di un approccio inclusivo e ha riconosciuto le preziose opportunità future che potrebbero presentarsi se nuove parti interessate all’alimentazione, all’agricoltura o alla biodiversità attuassero attivamente il Trattato. A mio avviso, Rete Semi Rurali è un buon esempio di rete impegnata ed attiva concretamente con la capacità di contribuire all’implementazione del Trattato e beneficiare dei suoi meccanismi di accesso facilitato alle risorse genetiche vegetali.
Gli agricoltori nutrono il mondo, producendo il cibo da cui tutti dipendiamo. Poiché gli agricoltori sono gli sviluppatori e i custodi della diversità delle colture sul campo, i loro diritti sono fondamentali se vogliamo garantire la sicurezza alimentare e la nutrizione.
Il Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e l’alimentazione (da ora in avanti Trattato) è il primo accordo internazionale legalmente vincolante a riconoscere formalmente il contributo delle comunità locali e indigene e degli agricoltori alla conservazione e allo sviluppo delle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (RGVAA). L’articolo 9 del Trattato prevede il riconoscimento, l’attuazione e la promozione dei diritti degli agricoltori in relazione alle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura. La promozione e la realizzazione di questi diritti consentiranno agli agricoltori e alle comunità agricole di continuare a svolgere il proprio ruolo di sviluppatori e custodi di RGVAA e di nutrire il mondo per le generazioni a venire.
Nella sua Settima Sessione nel 2017, l’Organo Direttivo del Trattato ha adottato la Risoluzione 7/2017 sull’attuazione dell’articolo 9, attraverso la quale ha istituito un gruppo di esperti per “produrre un inventario delle misure nazionali, delle migliori pratiche e delle lezioni apprese nella realizzazione dei diritti degli agricoltori, come stabilito” e “sulla base dell’inventario, sviluppare opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori di cui all’articolo 9 del Trattato”. Nel primo biennio dei suoi lavori (2019-2020), il Gruppo di esperti ha stabilito l’inventario delle misure nazionali che è stato approvato dall’Organo Direttivo nella sua Ottava Sessione (Roma 2019). L’Organo Direttivo ha accolto con favore l’istituzione di una versione elettronica online dell’Inventario, che è disponibile sul sito web del Trattato da agosto 2020 e viene periodicamente aggiornata dalla Segreteria (https://www.fao.org/plant-treaty/ en/). Il Segretariato ha, inoltre, fornito sostegno alle parti contraenti e alle parti interessate in merito ai contributi su esperienze e buone pratiche per la realizzazione dei diritti degli agricoltori. L’Organo Direttivo nella sua Ottava Sessione ha approvato la struttura di base delle Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei Diritti degli Agricoltori. Il Gruppo di Esperti ha tenuto due incontri nel biennio in modalità virtuale a causa della pandemia globale COVID-19. I dettagli dei lavori del Gruppo di Esperti sono forniti nel documento Report of the Ad Hoc Technical Expert Group on Farmers’ Rights to the Ninth Session of the Governing Body (https://www.fao.org/3/ ni835en/ni835en.pdf). Il Gruppo di Esperti ha finalizzato le Opzioni con eccezione di quelle previste per la Categoria 10 sulle misure legali.
Nella nona sessione dell’Organo Direttivo, tenutasi a New Delhi dal 19 al 25 settembre 2022, è stata adottata la Risoluzione 7/2022 (https://www.fao. org/3/nk242en/nk242en.pdf) nella quale si chiede, tra l’altro, al Segretariato ed ai Paesi membri di:
• accogliere con favore il lavoro del gruppo di esperti;
• prendere atto delle Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori e chiede di pubblicarle precisando che non vi è stato accordo sulle opzioni della categoria 10 sulle misure legali;
• invitare le parti contraenti e le altre parti interessate a prendere in considerazione l’utilizzo delle Opzioni, in conformità con le loro esigenze e priorità come appropriato e soggetto alla legislazione nazionale, nell’incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori;
• tradurre l’Inventario delle esperienze su come implementare l’articolo 9 nelle lingue ufficiali del Trattato, se ci sono le risorse finanziarie necessarie;
• invitare il Segretario, compatibilmente alla disponibilità di risorse umane e finanziarie, a supportare le parti contraenti del Trattato e le parti interessate in materia di promozione, protezione e realizzazione dei diritti degli agricoltori;
• invitare il Segretario, compatibilmente alla disponibilità di risorse finanziarie, a presentare un primo schema di valutazione sullo stato di attuazione dell’articolo 9 alla Decima Sessione e un rapporto completo alla Undicesima sessione nel 2025;
• organizzare un Simposio mondiale per condividere esperienze e discutere possibili lavori futuri sui diritti degli agricoltori (l’India si è offerta di ospitare tale Simposio nel corso del 2023).
Il Sistema Multilaterale di accesso e condivisione dei benefici (MLS), una delle aree di attività più importanti del Trattato, mette attualmente a disposizione degli utenti 2 343 549 materiali, un aumento del 2.5% rispetto al 2019.
Questo secondo il rapporto preparato dal Segretariato per la Nona Sessione dell’Organo Direttivo (www.fao.org/3/ni831en/ni831en.pdf). Queste risorse genetiche provengono principalmente dalle collezioni pubbliche dei paesi contraenti (al momento 149), i centri internazionali ed altre istituzioni.
Lo scambio dei materiali genetici inseriti nel MLS avviene tramite l’Accordo Standard di Trasferimento di Materiale (SMTA), un contratto privato tra fornitore e ricevente che è però protetto e garantito in tutto il mondo dal diritto internazionale. Tra le clausole dell’Accordo è previsto che il fornitore renda disponibili al ricevente le informazioni sui materiali. Allo stesso modo, il ricevente si impegna a rendere disponibili le informazioni derivanti da eventuali ricerche scientifiche sui materiali ricevuti. Le informazioni di cui si tratta sono quelle non riservate secondo la normativa nazionale applicabile. Per il beneficio di chi riceve il materiale ma anche dell’intera comunità scientifica, il Sistema Informativo Globale (GLIS) facilita l’accesso a dati di passaporto (una serie di informazioni legate al campione di sementi e da dove viene) e altre informazioni risultanti dalla ricerca scientifica sul materiale stesso, grazie a link a cataloghi e sistemi in linea e a pubblicazioni tecniche. Inoltre, grazie all’adozione dei DOI (Digital Object Identifiers, Identificatori Digitali di Oggetti) è possibile stabilire come un certo materiale sia stato ottenuto e a quali materiali abbia dato origine realizzando vera e propria genealogia, elemento fondamentale degli studi scientifici e delle attività di miglioramento vegetale.
Ad oggi, GLIS ha catalogato oltre 1,3 milioni di materiali conservati ex situ, cioè al di fuori del loro ambiente naturale, tipicamente in banche di germoplasma. Questi materiali sono stati registrati in GLIS da oltre 5.500 utenti: ci sono le banche di germoplasma del Consultative Group on International Agricultural Research (CGIAR), istituzioni nazionali, università, centri di ricerca ed i numerosi partecipanti all’esperimento di Citizen Science del progetto europeo INCREASE (www.pulsesincrease.eu).
Alcuni numeri su GLIS
• GLIS ha assegnato oltre 1,3 milioni DOI da Novembre 2017; • Quasi 18.000 DOI sono stati assegnati da università, enti governativi ed aziende in Italia; • Il progetto europeo INCREASE, costituito da 25 partner di ricerca in tutta Europa, ha coinvolto quasi 6.000 cittadini nell’Esperimento di Scienza dei Cittadini assegnando oltre 33.600 DOI; • il maggior numero di DOI registrati in Italia, più di 16.000, è del Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali, Università Politecnica delle Marche: per lo più fagioli, ma sono presenti anche ceci e mais; • l’89% del materiale registrato in GLIS è disponibile nel Sistema multilaterale del Trattato.
Secondo le risoluzioni dell’Organo Direttivo del Trattato, GLIS verrà esteso alle risorse genetiche vegetali conservate “in situ”, cioè nell’ambiente in cui si sviluppano in natura, con particolare riguardo ai parentali selvatici delle colture (Crop Wild Relatives, CWR).
Il Segretariato del Trattato sta già lavorando con alcuni paesi in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina per supportare lo sviluppo di inventari nazionali di CWR basari sui descrittori internazionali standard e la loro registrazione su GLIS. La partecipazione a questa fase di sviluppo è aperta anche a piccole realtà e reti locali.
Storia degli accordi internazionali che hanno un impatto sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Agricoltura e l’Alimentazione (RGVAA). Il Protocollo di Nagoya gestisce Accesso e Ripartizione dei Benefici (ABS) di tutte le risorse genetiche, escluso le RGVAA che invece sono di competenza del Trattato FAO.
I principali servizi che GLIS offre sono:
• l’identificazione del materiale genetico vegetale a livello globale assegnando un DOI a ciascuno;
• la possibilità di registrare la genealogia di un materiale;
• rendere disponibili le pubblicazioni e/o i set di dati relativi ad un dato materiale;
• raccogliere link a siti web esterni dove trovare ulteriori informazioni scientifiche su un materiale;
• rendere disponibili link a siti web esterni su argomenti di interesse della comunità di utenti.
In pratica, GLIS si pone come un portale globale per facilitare l’accesso alle informazioni sui materiali genetici vegetali ed argomenti collegati. GLIS contribuisce a facilitare lo scambio di informazioni nell’ambito di grandi progetti di ricerca e facilita la collaborazione a livello mondiale. Questo servizio, previsto dall’Articolo 17 del Trattato, è inquadrato come un beneficio non monetario nell’ambito del MLS ed erogato grazie alle collaborazioni dei governi, della comunità scientifica, al grande interesse da parte degli utenti e all’integrazione con altri sistemi. GLIS offre la possibilità di ricercare materiali in vari modi: per paese di chi lo ha registrato, con genere e/o specie, inclusione nel MLS, tipologia del materiale stesso ecc. GLIS è, inoltre, integrato con altri sistemi gestiti da altre istituzioni, sia nazionali che internazionali, dando vita ad una rete mondiale per la documentazione delle risorse genetiche vegetali.
Il portale GLIS è accessibile da chiunque alla URL https://ssl.fao.org/glis. Per informazioni e chiarimenti, è possibile inviare una mail, anche in italiano, a pgrfa-treaty@fao.org. Il Segretariato è anche a disposizione per assistere chi desiderasse registrare la propria collezione su GLIS.
Le banche di germoplasma assegnano da sempre a ciascun’accessione della loro collezione un identificatore locale chiamato Numero di Accessione. Con il diffondersi degli scambi dei materiali genetici vegetali, è emersa l’esigenza di identificare un materiale globalmente e non solo nell’ambito della corrispondente collezione.
Inoltre, la maggior parte del materiale scambiato a livello internazionale forma parte dei programmi di miglioramento vegetale, che usano ancora altri codici d’identificazione. Per facilitare la circolazione delle informazioni ed evitare errori, il Segretariato del Trattato ha avviato una consultazione globale il cui risultato è stata l’adozione dei Digital Object Identifiers (DOI) come identificatore universale delle risorse genetiche vegetali. Il Sistema Informativo Globale (GLIS) del Trattato è stato progettato attorno ai DOI ed alle loro proprietà.
Un DOI è composto essenzialmente da tre parti:
• i caratteri “10.” che identificano il sistema DOI all’interno di un sistema di identificatori ancora più grande (Handle System). Tutti i DOI iniziano con “10.”;
• una sequenza di caratteri che identifica univocamente il sistema che ha assegnato il DOI seguita da uno slash come separatore. Nel caso di GLIS, questa sequenza è “18730”;
• una sequenza di caratteri assegnata dal sistema identificato dalla sequenza precedente. Il sistema garantisce che tale sequenza è unica al suo interno. La combinazione di parti, ciascuna univoca, produce un identificatore unico globalmente.
Un esempio di DOI assegnato da GLIS è quindi 10.18730/Z1WEM. I DOI assegnati da GLIS sono registrati dall’International DOI Foundation che gestisce il Sistema Globale DOI, decine di server sparsi nel mondo che rappresentano l’asse portante del sistema. In questo modo, oltre a facilitare la ricerca in tutto il mondo dei DOI assegnati da GLIS, si ottiene un’ulteriore verifica della loro unicità. Il Sistema Globale DOI gestisce oltre 200 milioni identificatori ed ogni anno ne vengono aggiunti circa il 16%.
Quando un utente registra un materiale su GLIS, fornendo una serie di informazioni sul materiale stesso, riceve un DOI generato dal sistema che viene associato indissolubilmente a quello specifico materiale. L’assegnazione dei DOI è gratuita e l’unico obbligo che viene richiesto al registrante è proprio di non assegnare in nessun caso il DOI ricevuto ad un materiale diverso da quello originale. Qualora il materiale dovesse risultare non più disponibile, le informazioni associate al DOI potranno essere aggiornate riportando questo fatto, ma il DOI non potrà essere mai eliminato. La ragione di questa indistruttibilità dei DOI è che il materiale non più disponibile potrebbe essere stato oggetto di studi scientifici o magari interessato ad attività di sviluppo che hanno prodotto nuovi materiali derivati da esso. In entrambi i case, è importante poter accedere alle eventuali pubblicazioni o set di dati corrispondenti associati al DOI del materiale.
Una delle informazioni che possono essere fornite quando si registra un DOI è l’indicazione dei DOI dei materiali da cui il materiale in questione è stato ottenuto. Per esempio, se si incrociano due materiali per ottenere una nuova varietà, è possibile indicare i DOI dei “genitori”. In questo modo, GLIS è in grado di “connettere” i DOI in un diagramma che indica come un materiale è stato ottenuto (da quali materiali ed in che modo) ed a quali altri materiali ha dato origine. Un esempio è riportato nella figura.
I cerchi rappresentano i materiali e le frecce indicano il materiale da cui essi sono stati ottenuti. Le etichette sulle frecce indicano che operazione è stata effettuata per ottenere il materiale. Nel caso di FG25, esso è stato ottenuto con una qualche modifica genetica dal G12873. D’altro canto, G12873A è stato derivato da G12873, per esempio con un processo di selezione.
Esistono casi di sistemi analoghi che gestiscono la genealogia dei materiali, per esempio per il riso, ma GLIS è attualmente l’unico sistema a livello globale che offre questa funzionalità per ogni materiale e a prescindere da chi lo conserva.
Questa possibilità di “collegare” dei DOI tra loro torna utile, per esempio quando una pubblicazione cita uno specifico materiale. Esistono dei servizi che raccolgono queste citazioni: GLIS usa uno di questi servizi per ottenere, in modo automatico, la lista delle pubblicazioni e dei set di dati che fanno riferimento ad un certo DOI e presentarla in fondo alla pagina come mostrato qui sotto.
La lista in basso riporta le pubblicazioni ed i set di dati associati a 10.18730/9KYC, il DOI che identifica un’accessione di patata conservata dall’International Potato Center in Peru. La lista al centro della pagina mostra invece i collegamenti (link) a siti web esterni che offrono informazioni di passaporto e di caratterizzazione, a seconda di quanto indicato nella colonna Keywords.
In GLIS è possibile cercare un materiale semplicemente digitando il DOI nell’apposita scheda di ricerca (questa operazione si chiama risoluzione del DOI o resolution). Alternativamente, se non si conosce il DOI, è possibile inserire uno o più dei suoi attributi, per esempio il genere ed il paese di provenienza, ed ottenere la lista dei DOI corrispondenti (scoperta o discovery).
Ci è giunta in queste ore la notizia della morte di Giovanni Casciaro , animatore della Associazione Marina Serra. Ha contribuito attivamente alla redazione e revisione dello statuto attuale della RSR. Ha partecipato ai lavori dell’assemblea europea di Agroecology Europe a Barcellona nel 2021- Dai quei giorni spesi insieme scaturisce l’idea di scrivere un articolo divulgativo per “Il Fatto Quotidiano” che mettesse in luce le contraddizioni del sistema agricolo europeo e le alternative offerte dalla agroecologia. In memoria di Nino e della sua capacità di scrivere “per tutti”, anche cose specialistiche e complicate, riproponiamo qui come ringraziamento per il lavoro fatto assieme le bozze di quell’articolo
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Martedì 23 Novembre, dopo una trattativa durata tre anni, l’Europarlamento ha approvato la nuova politica agricola comunitaria (Pac). È stato un atto politico di grande rilevanza: entrerà in vigore nel 2023 e durerà fino al 2027, prevede l’utilizzo di ben 386,6 miliardi di euro, che rappresentano circa un terzo del bilancio pluriennale dell’Unione Europea. Risorse ingenti, con le quali sarebbe possibile, urgente e doveroso far fronte ai tanti problemi presenti nel settore agricolo europeo, tra cui quelli impellenti legati alla crisi climatica.
E invece la nuova Pac conferma criteri iniqui di ripartizione dei sussidi, basati sulla dimensione delle aziende agricole, con l’assegnazione della stragrande maggioranza dei fondi ai potentati dell’agro-business, che costituiscono una minoranza degli agricoltori. Si continua così a finanziare un modello insostenibile: monocolture, allevamenti intensivi, utilizzo di pesticidi e di chimica nociva; metodi di produzione agricola e di allevamento che comportano perdita di biodiversità, emissioni di gas serra, rischio di pandemie con il salto di specie dei microorganismi. Si aggrava così la già problematica situazione esistente.
Tutto questo presenta una clamorosa incoerenza con le strategie “Biodiversità 2030” e “Farm to Fork“, stabilite dall’Unione Europea, che prevedono obiettivi ambientali quali: dimezzare l’uso e il rischio di pesticidi, le perdite di nutrienti, le vendite di antimicrobici utilizzati per gli animali d’allevamento e l’acquacoltura, aumentare la superficie dell’agricoltura biologica del 25%. Quindi ancora una volta, come denunciano le organizzazioni dell’agrobiologico, della protezione dell’ambiente e degli animali, seppur con qualche provvedimento migliorativo, sono scelte politiche in contraddizione le promesse del Green Deal europeo.
Inoltre, anche con la nuova Pac si continua a destinare risorse decisamente insufficienti ai piccoli agricoltori, spesso giovani con un elevato livello di istruzione e di formazione, impegnati a garantire cibo sano con la ricerca di metodi innovativi, applicati anche recuperando saperi tradizionali.
Tuttavia sarebbe ancora possibile rendere più sostenibile la Pac. Lo si potrebbe fare definendo un buon Piano Strategico Nazionale (PSN), che ogni Paese Europeodeve presentare alla UE entro il 31 dicembre per l’utilizzo dei fondi assegnati. Purtroppo però questo in Italia non sta avvenendo, come denuncia una coalizione composta da oltre 80 organizzazioni del mondo ambientalista e agrobiologico, denominata #CambiamoAgricoltura, che continua a proporre al governo cambiamenti migliorativi e puntuali sul PSN.
In Europa comunque sono presenti molteplici esperienze che dimostrano come sia possibile realizzare una nuova prospettiva in agricoltura. La rilevanza di tali esperienze è emersa anche recentemente negli incontri del Forum Agroecologico Europeo 2021, tenutosi a Barcellona, organizzato da Agroecology Europe insieme al partner locale “Red de Ciudades por la Agroecología”, e per parte italiana da Rete Semi Rurali.
Agricoltori di nazionalità spagnola, francese e italiana hanno avuto la possibilità di confrontarsi con agricoltori locali, ricercatori, membri di associazioni della società civile “su come l’agroecologia può rigenerare i nostri sistemi alimentari e le comunità, migliorando la biodiversità”. Il Forum ha offerto occasioni di scambio, visite sul campo, incontri, e sono emerse molteplici esperienze di innovazione al servizio della transizione ecologica.
I Piani Strategici Nazionali dovrebbero sostenere quindi questo tipo di esperienze, diffuse in tutta Europa, affermando il principio che i “soldi pubblici siano destinati ai beni pubblici”, cioè al “sostegno di pratiche che hanno impatto positivo sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, sulla salute delle consumatrici e dei consumatori, sul benessere degli animali, sull’ambiente e sul clima, senza trascurare la tutela del reddito delle aziende agricole”. Sta a noi tutti pretenderlo.