Una sentenza storica dell’Alta Corte del Kenya ha segnato una svolta per gli agricoltori, riaffermando il diritto di conservare, scambiare e condividere sementi autoctone. La decisione conclude una battaglia legale avviata nel 2022 da agricoltori e organizzazioni della società civile contro la legge su varietà vegetali e sementi (CAP 326), che prevedeva sanzioni fino a due anni di carcere e multe per chi diffondeva varietà non registrate.
Per le comunità rurali keniote, tali restrizioni minacciavano i sistemi culturali di gestione delle sementi radicati in tutta l’Africa, dove conservazione e scambio di varietà autoctone sono parte integrante della vita comunitaria da generazioni. Queste pratiche hanno salvaguardato il patrimonio alimentare locale, rafforzato la resilienza agricola e mantenuto biodiversità vitale. I ricorrenti hanno sostenuto che la normativa violasse la Costituzione del 2010, che tutela l’espressione culturale e il patrimonio genetico delle comunità, favorendo invece l’espansione di varietà commerciali.
La Corte ha dato loro ragione, riaffermando che la protezione dell’agrobiodiversità e delle conoscenze tradizionali rientra nei diritti costituzionali. Oltre alla portata giuridica, la sentenza rappresenta un segnale forte: difendere i semi significa difendere autonomia, identità e resilienza dei sistemi alimentari locali. Per gli agricoltori del Kenya, è una vittoria che restituisce libertà e dignità contro leggi ingiuste che minacciano la sovranità sementiera e le tradizioni culturali.
Uno dei temi più divisivi del Trattato FAO sono i Diritti degli Agricoltori, concetto sviluppato nel 1989 all’interno dei negoziati che hanno dato vita al Trattato stesso per controbilanciare i Diritti dei Costitutori di nuove varietà vegetali e definito nel famoso articolo 9. Sono quattro le aree entro cui questi diritti, collettivi e non individuali, trovano una loro implementazione a livello nazionale: i) la protezione delle conoscenze tradizionali legate alle sementi; ii) il diritto a una partecipazione equa ai benefici derivanti dall’utilizzo di tali risorse; iii) il diritto a partecipare ai processi decisionali in materia di conservazione e uso sostenibile dell’agrobiodiversità; iv) il diritto di conservare, utilizzare, scambiare e vendere sementi e materiale di propagazione conservati in azienda, secondo le legislazioni nazionali. Non è facile capire come realizzare questi diritti, anche perchè gli aspetti di scambio e vendita sono soggetti alle normative di ogni paese. Un altro aspetto complesso è quello legato alla ripartizione dei benefici monetari legati all’accesso alle risorse gestite dal Sistema multilaterale del Trattato. Come abbiamo visto, l’assenza di un chiaro meccanismo in questo senso è stata una delle cause del fallimento a Lima.
Ma è importante fare una riflessione sul Fondo di Ripartizione dei Benefici gestito dal Trattato che dovrebbe garantire il flusso di risorse verso processi e progetti virtuosi di gestione della diversità agricola. Infatti, i beneficiari di questo Fondo, ad oggi, ricordiamolo, sostenuto dagli Stati, sono i paesi non industrializzati, per cui, di fatto, gli attori europei non possono partecipare. Per realizzare la ripartizione dei benefici in Europa sarebbe importante realizzare un Fondo volontario regionale dedicato a sostenere progetti agroecologici di diversificazione agricola, miglioramento genetico partecipativo e decentralizzato, che corrono il rischio di sparire dai radar della ricerca pubblica infatuata dalle nuove tecnologie genetiche. Questo Fondo potrebbe essere gestito dal Coordinamento europeo Liberiamo la Diversità che ha una solida rete di 22 membri, con una rete di 170 organizzazioni nazionali operanti, in 21 paesi europei.
Il tema dei Diritti degli Agricoltori ha faticato a trovare spazio nei lavori intersessionali del Trattato, nei due anni tra le riunioni dell’Organo di Governo. Solo nel 2017 nella Risoluzione 7/2017 si decide di stabilire il Gruppo di Esperti Tecnici Ad Hoc sui Diritti degli Agricoltori. Questo passaggio è stato reso possibile da alcuni incontri che, negli anni precedenti, sono serviti per costruire le fondamenta politiche della nascita dell’AHTEG. Tra questi ricordiamo la Consultazione Internazionale Informale sui Diritti degli Agricoltori (Lusaka, Zambia, 2007), la prima (Addis Abeba, Etiopia, 2010) e seconda (Bali, Indonesia, 2016) Consultazione Globale sui Diritti degli Agricoltori, e la Consultazione per l’Africa (Harare, Zimbabwe, 2016). Dal 2017 l’AHTEG ha prodotto l’Inventario di misure nazionali, buone pratiche e lezioni apprese dalla realizzazione
dei Diritti degli Agricoltori, come stabilito dall’Articolo 9 del Trattato, e, basate sull’inventario, le Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei Diritti degli Agricoltori.
Nel 2011, a Bali, la riunione dell’Organo di Governo del Trattato ha stabilito la nascita di un nuovo gruppo tecnico dedicato all’uso sostenibile dell’agrobiodiversità per:
1) identificare bisogni e opportunità per facilitare l’uso sostenibile; 2) sviluppare un TOOLBOX sull’uso sostenibile per assistere le Parti Contraenti nell’attuazione dell’Articolo 6 del Trattato; 3) elaborare un programma di lavoro sulla base degli elementi generati dalle consultazioni con le parti interessate; 4) facilitare la cooperazione con la CBD, la Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura, il Global Crop Diversity Trust, i Centri Internazionali di Ricerca Agricola del Gruppo Consultivo sulla Ricerca Agricola Internazionale, e altri processi e istituzioni internazionali nel campo dell’uso sostenibile delle risorse vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura. Da allora questo gruppo è stato sempre attivo, diventando una delle aree di lavoro del Trattato e, nel 2019, integrando anche il concetto di conservazione della diversità vegetale agricola.
Il TOOLBOX (▼ QRcode) è stato realizzato sotto forma di un database online che archivia risorse per fornire informazioni e orientamenti su politiche, strategie e attività che possono promuovere e migliorare l’uso sostenibile delle risorse genetiche vegetali, in particolare a livello nazionale e locale. Ad oggi si possono trovare circa 2000 risorse tecniche e politiche. L’Italia ha sempre supportato i lavori dell’ACSU.
Conservazione e uso sostenibile della biodiversità agraria, e Diritti degli Agricoltori continuano i loro lavori
di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali
Se la riunione di Lima sarà ricordata come quella in cui è naufragato miseramente il tentativo di aggiornare il Trattato e la gestione del suo Sistema Multilaterale (vedi articolo in questo Notiziario di Meienberg), in realtà altri ambiti sono riusciti a negoziare un piano di lavoro per il 2026 e 2027, rinnovando il mandato dei relativi gruppi tecnici. Mi riferisco ai gruppi dedicati a Conservazione e Uso Sostenibile (ACSU, vedi box) e ai Diritti degli Agricoltori (AHTEG, vedi box), i cui nuovi termini di riferimento sono stati approvati nelle Risoluzioni 5 e 6. Grazie al programma RGV/FAO del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), che prevede per Rete Semi Rurali il supporto tecnico al Ministero su queste tematiche, ho potuto partecipare ai negoziati come membro della delegazione italiana.
La discussione sui Diritti degli Agricoltori è stata resa molto lunga e faticosa per la strenua opposizione del Giappone, che ha cercato di rimettere in discussione il lavoro che negli anni precedenti aveva portato all’approvazione delle Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei Diritti degli Agricoltori. In particolare, il Giappone voleva eliminare la categoria 10 delle Opzioni, in cui sono presentate esperienze legali di implementazione dei Diritti degli Agricoltori. Alla fine è stato raggiunto un compromesso per cui nel prossimo biennio l’AHTEG insieme al Segretariato del Trattato dovrà organizzare due webinar: il primo su come la regolamentazione della commercializzazione delle sementi influisce sui Diritti degli Agricoltori, e il secondo su come i diversi sistemi di protezione delle varietà vegetali incidono sui tali diritti. Allo stesso tempo, però, non è stato bloccato il lavoro sul piano d’azione, da presentare alla prossima riunione del 2027 dell’Organo di Governo, per affrontare lacune e bisogni individuati dalla Valutazione dello stato di attuazione dell’Articolo 9 realizzata negli anni scorsi. Inoltre, andrà valutata la possibilità di trasformare l’AHTEG in un Comitato Permanente sui Diritti degli Agricoltori, per rendere ancora più rilevante questo tema all’interno del Trattato.
Il vero obiettivo futuro è spostare l’attenzione dalle fredde “banche dei semi” alla realtà viva: case delle sementi, seed saver e agricoltori, che sono l’anello mancante ma fondamentale per la sicurezza alimentare.
Più semplice è stato il dialogo nell’ACSU, anche se, in questo caso, sono stati gli USA a bloccare la discussione per impedire di mettere nei termini di riferimento del gruppo la definizione di Linee guida volontarie per la realizzazione di conservazione e uso sostenibile. Inoltre, è stato difficile individuare un’area di lavoro specifica dell’ACSU, in modo da non andare a duplicare discussioni e analisi già sviluppate in altre istituzioni. Per questo motivo, dopo un confronto con le altre regioni, abbiamo proposto come Europa di dedicare il prossimo biennio dell’ACSU a predisporre un documento che stabilisca il suo futuro ambito di lavoro, evitando sovrapposizioni con altri strumenti internazionali, come il Piano d’Azione Globale della Commissione Risorse Genetiche della FAO, e con le attività intraprese dal Global Crop Diversity Trust, che si occupa di banche del germoplasma. L’obiettivo è quello di dedicare l’ACSU a quelle attività collettive che fanno da interfaccia tra banche e agricoltori, dimenticate dalle politiche nazionali e internazionali, che però sono essenziali per facilitare i processi e consentire un reale uso sostenibile della biodiversità coltivata. Si tratta di mettere sotto i riflettori e dare voce a realtà come case delle sementi, organizzazioni sociali che promuovono processi di miglioramento genetico partecipativo e decentralizzato, seed saver e seed libraries, orti urbani comunitari, o cooperative che moltiplicano e producono sementi. Un nuovo mondo di pratiche che cerca di diversificare i sistemi agricoli, ma che non riceve adeguata attenzione e supporto. Per rendere finalmente operativa la tanto declamata complementarietà tra conservazione ex situ e on farm.
Le prossime riunioni di AHTEG e ACSU sono previste nel secondo semestre del 2026, e ne daremo aggiornamenti sul nostro sito e attraverso la newsletter.
Questo Notiziario, come ogni anno a maggio, esce anche come inserto della rivista TerraNuova a conferma di una proficua collaborazione editoriale tra la rivista e Rete Semi Rurali, che include anche una rubrica bimestrale all’interno di TerraNuova.
Abbiamo dedicato questo numero a raccontare gli ultimi negoziati del Trattato Internazionale sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Alimentazione e l’Agricoltura (ITPGRFA) della FAO. Infatti, nel novembre 2025 si è tenuta a Lima l’undicesima riunione dell’Organo di Governo del Trattato, dove si riuniscono tutti i delegati dei 155 Stati che hanno ratificato l’accordo. Le discussioni in Perù hanno visto il fallimento del tentativo di riforma del sistema, ma, allo stesso tempo, hanno portato avanti una serie di processi che sono politicamente importanti per il nostro mondo. Nelle prossime pagine presentiamo i dettagli dei negoziati su Sistema multilaterale, Conservazione e uso sostenibile, e Diritti degli agricoltori, con l’obiettivo di calare queste discussioni internazionali nelle nostre realtà.
Avendo partecipato in prima persona al negoziato, come racconto nell’articolo a pagina 9, un primo elemento che è emerso dalle giornate di Lima è stato il nuovo corso diplomatico della delegazione statunitense. Infatti, abbiamo toccato con mano cosa vuol dire rimettere in discussione i cambiamenti climatici. Ogni riferimento a questo tema è stato modificato in “cambiamenti imprevedibili del clima”, dopo lunghe ed estenuanti discussioni in cui i delegati USA portavano avanti questa richiesta di modifica del testo facendo presente che per loro quella era una linea rossa che non potevano superare.
L’effetto Trump è arrivato anche in questi ambiti, dove, fino a ieri, ci si poteva dividere sulle politiche da attuare, ma non certo sulla realtà dei cambiamenti climatici e come la diversità agricola possa costituire una delle strategie di resilienza. Anche la scienza diventa negoziabile in un terreno minato dalla politica. In effetti, diversi articoli comparsi nel 2025 segnalavano come il Dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE) degli Stati Uniti abbia tagliato risorse e personale al settore delle banche del germoplasma pubbliche mettendo a rischio le collezioni stesse e il sistema di distribuzione connesso.
Se tutto quanto presentiamo in questa pagine non ha un racconto sui mezzi di comunicazione, stessa sorte sta toccando a un altro processo negoziale fondamentale per il futuro delle sementi a livello europeo. Si tratta del nuovo regolamento sulla commercializzazione delle sementi, che da febbraio è passato alla fase del Trilogo, tra Commissione, Parlamento e Consiglio. Entro l’estate il negoziato dovrebbe essere concluso, ma ancora ci sono dei nodi critici su cui come Rete Semi Rurali stiamo cercando di influenzare la presa di decisioni. Ad esempio, l’interessante concetto di nuove varietà da conservazione, promosso da Commissione e Parlamento, è stato limitato dal Consiglio solamente a fruttiferi e ortive. Allo stesso modo il Consiglio ha eliminato il riferimento alla gestione dinamica da parte degli agricoltori, perchè non riesce a capire il senso di questa pratica. Inoltre, con il Programma Cooperativo Europeo per le Risorse Genetiche Vegetali (ECPGR), la rete di tutte le banche del germoplasma pubbliche, abbiamo proposta una nuova definizione di “genebank”, includendo nelle sue attività anche la cessione di campioni di sementi per uso diretto da parte degli agricoltori. Queste sono aperture che dobbiamo mantenere nel nuovo regolamento per poter costruire in futuro nuovi sistemi sementieri diversificati.
Innovazione, tecniche, regole, politiche e sementi non sono neutrali ma devono essere adattate ai diversi contesti in cui sono inserite.