Por marà che ia nan arbor 

Por marà che ia nan arbor 

Barbara Aiolfi

Un’indagine etnografica sul foraging e le filiere agro-silvo-pastorali

abbandonate o rivalorizzate nelle Alpi Centrali -Val Saviore

Parole chiave: etnografia, Alpi Centrali, Val Savione, foraging, aree interne, biodistretto, filiera

Por marà che ia nan arbor è una espressione locale utilizzata per schernire gli abitanti del paese di Saviore dell’Adamello (marà) che situato ad oltre 1000 metri di altitudine è caratterizzato da boschi di alta quota, quindi senza piante di castagno (arbor). Un detto andato in disuso e abbandonato come molti castagneti di queste montagne, considerati in passato un vero e proprio patrimonio familiare e territoriale. Negli ultimi cinquanta anni, il bosco, i suoi  frutti e le filiere agro-pastorali ad esso connesse hanno modificato la loro forma e mostrano oggi uno stato di abbandono e di spopolamento che in realtà è ricco di significati culturali, ecologici ed economici: si assiste a  perdite di forma di residenza che lasciano dietro di sé dei vuoti pieni di tracce e di possibilità di futuro (Viazzo in AA.VV 2023). Questo studio etnografico si colloca in una prospettiva interdisciplinare che ha permesso di descrivere le terre montane come un ampio e vivace sistema di relazioni aperto verso l’esterno e disponibile al cambiamento e all’innovazione (Mocarelli 2024). È proprio da un punto di vista decisamente non marginale, anche storicamente, che è possibile indagare il foraging, le attività agro-silvo-pastorali e il ruolo delle aziende del Biodistretto Val Camonica, come potenziali ambiti strategici delle politiche agro-alimentari non solo delle aree interne.

Il foraging si identifica, in certi casi, come alimurgia o fitoalimurgia, ma per chi quotidianamente frequenta il mondo vegetale questa pratica non implica necessariamente uno stato di necessità o di carestia ma piuttosto un atteggiamento vigile, inter-connesso e condiviso, attento a mettere a frutto ogni risorsa disponibile e commestibile (Favole 2024). In queste montagne, in cui hanno quasi tremila nomi, si tratta di erbe ad uso alimentare come lo spinacio selvatico, l’ortica, l’aglio orsino, il luppolo, il tarassaco ma anche lichene islandico, uva orsina, ginepro, arnica montana usati prevalentemente a fini fitoterapici. I saperi dell’incolto, che si stanno perdendo, non sono solo saperi legati al mondo delle raccoglitrici e della pastorizia, ma forme di consapevolezza dell’interdipendenza delle forme di vita la cui esistenza si intreccia e rende possibile quella degli umani stessi; sono saperi di una economia agro-pastorale storicamente intrecciata anche all’economia del castagno, delle erbe selvatiche e della cura dei boschi.  

In questo territorio, il foraging, le conoscenze e le pratiche ad esso connesse, rischiano di essere relegate a forme di turismo lento e di consumo individuale di rimedi fitoterapici ben diverse quindi da quelle attività che hanno dato vita ad un alfabeto e un sapere collettivo e socializzato oltre che a forme strutturate di economia locale. Questa ricerca avrebbe quindi anche l’ambizione di indagare il ruolo storico perduto del commercio della raccolta delle erbe selvatiche,  registrato sia da testimonianze orali che da contabilità locali (Arietti, 1935): rilevanti commerci che attraverso la ferrovia, arrivavano alle aziende farmaceutiche estere oppure attraverso i pastori, all’epoca della transumanza, sino in pianura. 

Alcune aziende agricole del Bio-distretto Val Camonica oltre a coltivare cereali “resilienti” (segale e frumento) stanno sperimentando forme di impresa, solidale e collettiva, nella trasformazione e commercializzazione delle erbe officinali. Spesso sono realtà imprenditoriali di persone e famiglie che vengono a vivere per scelta in montagna, abitanti “non originari” che hanno l’aspettativa di essere supportati dalla Comunità Montana mentre, come emerge dalle interviste, spesso non sono percepiti come parte della comunità né dagli abitanti della valle né dalle istituzioni politiche locali e quindi divengono insostenibili economicamente  e socialmente. 

Osservare il ruolo oggi “negletto” e marginale delle erbe cosiddette di “uso tradizionale” permette di svelare e rende visibili le relazioni tra i pochi residenti, i ri-abitanti, le narrazioni delle politiche, il ruolo contemporaneo delle filiere agro-pastorali e del consumo alimentare ma soprattutto le spesso trascurate interdipendenze con le nature: il ghiacciaio Adamello e i monti circostanti, l’acqua e la sua energia, i boschi, i castagneti, i pascoli, gli animali selvatici e allevati.

Aglio orsino (Allium  urisinum)

Le prime foglie fotografate il 12 febbraio 2025 da Ornella (esperta raccoglitrice Val Camonica). 

Sono ricche di vitamina C, si trovano sulle rive dei torrenti e dei fiumi. È un erba saporitissima basta qualche foglia mescolata all’insalata oppure si può fare il pesto

Bibliografia 

AA.VV., Sguardi in quota, Special Focus, Antropologia Rivista, Vol.10 No.2, 2023, Ledizioni, Milano.

Arietti, N., Flora medica ed erboristica del territorio bresciano. Indagine sulla consistenza e possibilità di sfruttamento del naturale patrimonio della provincia di Brescia nel campo della erboristeria, 1965, Fratelli Geroldi Editore, Brescia.

Bona, E., (2023), I nomi dialettali dei vegetali spontanei di interesse alimentare, Passirano, Tipolitografia Pagani.

Favole, A., La via selvatica. Storie di umani e non umani, 2024, Laterza, Bari.

Mocarelli, L., Reti di distribuzione, integrazione commerciale e consumi nelle Alpi preindustriali. In L. Lorenzetti, R. Leggero (a cura di), I servizi di prossimità come beni comuni: una nuova prospettiva per la montagna (pp. 19-37), 2024, Donzelli, Roma.

Mosse, D., (2004), Is good policy unimplementable? Reflections on the ethnography of aid policy and practice, Development and Change, 35(4), pp. 639-671.

Van Der Ploeg, J.D., (1993), Potatoes and knowledge, in  Hobart M., a cura di, An anthropological critique of development. The growth of ignorance, London, Routledge, pp. 209-227.

Barbara Aiolfi

barbara.aiolfi@unimib.it

Lettera congiunta alla Commissione Europea in merito alla riforma della legislazione sementiera

Lettera congiunta alla Commissione Europea in merito alla riforma della legislazione sementiera

In attesa della proposta sulla riforma sementiera, prevista per fine giugno e che dovrebbe essere seguita a stretto giro dalla proposta di (de?) regolamentazione dei nuovi OGM, 38 organizzazioni della società civile provenienti da 20 paesi Europei hanno firmato una lettera alla Commissione nella quale sottolineano alcuni punti fondamentali da tenere presenti. In particolare, la lettera richiama l’attenzione sull’importanza che la riforma:

  1. promuova la creazione di sistemi alimentari sostenibili e resilienti,
  2. permetta ad agricoltori e hobbisti impegnati nella conservazione e la gestione dinamica dell’ agrobiodiversità di non dover sottostare alle regole sulla commercializzazione delle sementi pensate per il settore commerciale,
  3. preveda procedure ad hoc per facilitare la registrazione di varietà con un alto grado di diversità genetica ed adatte a sistemi biologici,
  4. assicuri al consumatore informazioni trasparenti sulle sementi disponibili sul mercato.
Casa delle sementi Concetta Vazzana, docente di ecologia agraria, Università di Firenze

Casa delle sementi Concetta Vazzana, docente di ecologia agraria, Università di Firenze

É recente la scomparsa di Concetta Vazzana: docente e mentore di molti di noi, innovatrice seria e combattiva ha aperto la strada a ricercatori, tecnici ed agricoltori verso pratiche che prima di lei erano quasi del tutto ignorate dal mondo accademico.
Arguta ed ironica, ha continuato ad osservarci con piacere ed attenzione; le nostre strade non si sono incrociate in progetti comuni ma i nostri passi sono in buona parte espressione della sua scuola di pensiero.

E’ sorta quindi spontanea, nel dialogo con i suoi più stretti amici e collaboratori, l’idea di dedicarle il cuore della nostra attività: la Casa delle Sementi Concetta Vazzana distribuirà negli anni il patrimonio genetico che riproduce e custodisce arricchito dall’imprinting di umanità che Concetta ha saputo donare a noi tutti.

Progetto Erasmus+ SEEDING EUROPE

Progetto Erasmus+ SEEDING EUROPE

Non perdete la serie di 8 webinar in 4 lingue dedicati alle politiche europee e al panorama legale, in materia di sementi e biodiversità coltivata.

Unisciti a noi! Impara il mercoledì, approfondisci, gioca e discuti il venerdì!

 

LAB 1 / “LA POLITICA DELL’UE”

Mercoledì 30 novembre dalle 17:00 alle 19:00 e Venerdì 2 dicembre dalle 13:00 alle 14:00

Cos’è la “bolla di Bruxelles”? Conoscere le 3 principali istituzioni europee e i loro poteri, i diversi tipi di leggi che provengono da Bruxelles, come lavorano con i livelli decisionali nazionali e locali.

LAB 2/ “POLITICHE UE CHE INCIDONO SUI SEMI”

Mercoledì 14 dicembre dalle 17:00 alle 19:00 e Venerdì 16 dicembre dalle 13:00 alle 14:00

Quali politiche influenzano la conservazione, lo scambio e l’uso dei semi? Verranno approfonditi
gli obiettivi politici del Green Deal
europeo, la legislazione europea sulla conservazione e l’uso  sostenibile della biodiversità, i
mezzi per combattere la biopirateria, le norme sulla salute delle piante e la commercializzazione delle sementi.

LAB 3 / “COMUNICAZIONE CON I POLITICI: COME PRESENTARE IL PROPRIO PUNTO ALLA PERSONA GIUSTA”

Mercoledì 11 gennaio dalle 17:00 alle 19:00 e Venerdì 13 gennaio dalle 13:00 alle 14:00.

Impegnarsi con i responsabili politici sulla diversità delle sementi: imparare a chi parlare, quando e come parlare con loro.

LAB 4 / “CAMPAGNE PER LA BIODIVERSITÀ: COME COINVOLGERE
I CITTADINI”

Mercoledì 25 gennaio dalle 17:00 alle 19:00 e Venerdì 27 gennaio dalle 13:00 alle 14:00.

Impegnarsi con il pubblico e i cittadini: imparare a stabilire un messaggio chiaro e strumenti efficaci per una campagna a favore della diversità delle sementi.

Ulteriori informazioni e altri link per registrarsi: https://liberatediversity.org/seeding-europe-erasmus

Festa negli orti della diversità

Festa negli orti della diversità

Per il giorno 3 luglio 2021, l’ATS degli Orti della Diversità, organizza una giornata di
presentazione dell’iniziativa per il quartiere di Vingone e per Scandicci. L’obiettivo del
progetto degli Orti, infatti, è di creare socialità e relazioni, all’interno del quartiere di Vingone, e divulgare le tematiche relative dell’agrobiodiversità.
Festa negli Orti della diversità

Partecipazione

Cena e Concerto

Quota a persona 12 €

prenotazione obbligatoria

Solo Concerto

Ingresso libero

Iscrizione gradita 

L’evento sarà organizzato secondo la normativa anti-COVID vigente.

Attività

Durante questa giornata l’ATS e gli ortisti organizzeranno un Mercato di prodotti agricoli e di presentazione delle attività delle associazioni, la presentazione del libro Arare Umano Est, la cena di supporto alla Casa del Popolo di Vingone e il concerto finale del gruppo Mescaria.

Programma dell’evento

  • Ore: 18:00 Apertura degli Orti della Diversità ai cittadini e del Mercatino della Fierucola, socia dell’Ats, con banchino di produttori locali e artigianali e delle associazioni del territorio
  • Ore: 19:00 Presentazione del progetto “Orti della Diversità” e del libro Arare Umano Est di Riccardo Lupino del gruppo DuoVa.
  • Ore: 20:00 cena sociale organizzata dalla Casa del Popolo di Vingone. La cena sarà a base di protti della Fierucola. I proventi della cena andranno a sostenere il circolo CdP Vingone
  • Ore: 21:30 concerto dei Mescaria, gruppo fiorentino che vi condurranno in un viaggio sonoro tra le musiche del sud Italia e la musica gypsy

Obiettivi

1. Costruire una socialità con le persone del quartiere
2. Divulgare e coinvolgere la cittadinanza nella tematica della biodiversità agricola
3. Aumentare la consapevolezza dei cittadini sul progetto Orti della Diversità
4. Sostenere la Casa del Popolo di Vingone con una cena di autofinanziamento

Aiutaci condividendo!

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Menu della serata

  • Antipasto su tagliere con TRIS di formaggi caprino, pecorino e vaccino con salsa di mostarda del Chianti e miele, prosciutto e melone, insalata e crostino di ragù fungo “shiitake”
  • Panzanella col pane di grani antichi con cetrioli, pomodori e cipolla
  •  Chicchi di grano di Senatore Cappelli alle Verdure di Stagione

Bevande: Acqua, vino bianco, vino rosso e birra alla spina artigianale

Luogo dell’evento

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