da webmaster | Apr 8, 2025 | Onfoods
Tommaso Somigli Russotto
Normativa e ruolo socio-economico della «Selva Forcana» di Montemurlo (1500-1800)
Keywords: Modern History; Economic History; Common Property & Fiscal State; Chestnut; Grand-Duchy of Tuscany.
L’intervento mira ad analizzare il caso della «Selva Forcana» di Montemurlo, un castagneto posseduto da una comunità rurale toscana. Il caso è stato studiato nel quadro di una ricerca finalizzata ad indagare il rapporto tra disuguaglianze economiche, tassazione diretta, inclusività politica e gestione delle risorse comuni. Rispetto alla comunità di area alpina indagate nella stessa sede, Montemurlo mostra caratteristiche peculiari. Per le prime, infatti, i beni collettivi – consistenti soprattutto in pascoli e boschi – venivano messi a reddito tramite affitto, contribuendo significativamente all’attivo municipale. Al contrario, nel caso di Montemurlo il castagneto rappresentava un costo netto, rappresentato dalle necessarie spese di guardia e manutenzione. La classe dirigente locale – un gruppo molto esclusivo rispetto al totale della popolazione – era tuttavia disposta a sopportare tali spese per garantire ai residenti l’accesso gratuito alle castagne e alla legna prodotte dal bosco. Tale accesso era particolarmente rilevante per le «famiglie povere», come vengono definite nelle Delibere del consiglio comunale, «acciò che con i frutti [della Selva] possono sostentar[si]». La tutela di questa forma di sfruttamento della risorsa era codificata a livello legale negli statuti, con norme miranti a proibire il pascolo di bestie all’interno della proprietà e la sua deforestazione.
A fronte di ciò, dal XIV secolo fino al 1630 circa, il bosco contribuì positivamente al bilancio comunale solo attraverso l’occasionale vendita della legna comune – cioè, non di castagno. Tale modalità di gestione non venne messa in discussione fino alle epidemie del XVII secolo: quella di peste del 1629-30 e quella di tifo del 1649. Analogamente a quanto successo in gran parte della penisola questa congiuntura mise sotto pressione l’economia locale che, congiuntamente a un calo della base imponibile, dovette sopportare l’aumento delle imposizioni da parte del governo granducale. Nonostante ciò, le proposte di alienazione o affitto perpetuo – pure avanzate nel consiglio nel corso di dieci anni – non furono mai approvate. Invece, nel tentativo di «sollevare le borse di quei poveri huomini» riducendo le imposizioni locali, il consigliò optò per una forma di affitto a breve termine e soggetta a forti vincoli. Tale strategia di gestione si dimostrò scarsamente redditizia nel lungo periodo, ma permise di eliminare le spese di gestione, addossate all’affittuario, mantenendo al contempo il diritto di raccolta di castagne della popolazione.
La funzione sociale ricoperta dalla «Selva Forcana», nonostante il valore attribuitogli dal consiglio e della popolazione – come dimostra la difesa armata del bosco contro un tentativo di privatizzazione forzata introdotto nel 1773 dal governo centrale – non pare tuttavia aver influito significativamente sull’andamento delle disuguaglianze economiche. Nel lungo periodo, l’analisi dell’indice di Gini mostra come Montemurlo abbia seguito un andamento analogo a quello delle altre comunità toscane che mostrano stabilità tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Settecento, per poi aumentare drasticamente dopo gli episodi epidemici. Il limite delle fonti utilizzate, che esclude i nullatenenti – cioè le fasce più propense ad avvalersi dei diritti di raccolta –, impedisce tuttavia di trarre conclusioni definitive in merito. In effetti, vista l’ampia diffusione della farina di castagne in Toscana, il caso invita a una ulteriore riflessione relativamente a questa classe di commons, la cui caratteristica principale era quella di fornire alla popolazione residente un accesso universale e diretto a beni di prima necessità. Sarà dunque necessario estendere la ricerca ad altri casi analoghi, individuando se possibile migliori parametri di analisi quantitativa e a raffinando l’analisi qualitativa.
Bibliografia
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G. Alfani, «Economic Inequality in Preindustrial Times: Europe and Beyond», in Journal of Economic Literature, 59/1, 2021, pp. 3-44
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G. Bonan, C. Lorenzini, «Montagne condivise, montagne contestate. Le risorse d’uso collettivo delle Alpi orientali (secoli XVI-XIX)», in Histoire des Alpes – Storia delle Alpi – Geschichte der Alpen, 24, 2019, pp. 87-103.
G. Borelli, «Il problema degli estimi», in Economia e Storia, 1, 1980, pp. 127-130.
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La gestione delle risorse collettive. Italia settentrionale, secoli XII-XVIII, G. Alfani, R. Rao (eds.), Milano, Franco Angeli, 2011.
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S. Kuznets, «Economic Growth and Income Inequality», in American Economic Review, 45/1, 1955, pp. 1-28.
Tommaso Somigli Russotto
tommaso.somiglirussotto@unimib.it
Ph.D. – Scienze Archeologiche, Storiche e Storico Artistiche. Postdoctoral Researcher – Università degli Studi di Milano-Bicocca. Department of Economics, Management and Statistics
da webmaster | Apr 8, 2025 | Onfoods
Michele Salvan, Rachelle Stentella, Giuseppe De Santis
Keywords: Chestnuts, Agro-Biodiversity, Food Security, Rural Development, Inner Area
Il programma On Food nella componente PNRR NAFFPP coordinato dal Research Center Best4Food ha visto il contributo dell’associazione di Rete Semi Rurali ETS, impegnata dal 2008 in Italia e all’estero nella tutela e promozione della biodiversità coltivata, in collaborazione con enti del terzo settore quali associazioni di scopo in ambito agro-alimentare, distretti biologici e rurali. Il contributo di RSR all’interno del progetto ha riguardato soprattutto l’analisi del sistema castanicolo italiano, evidenziando gli elementi strutturali della transizione tra i sistemi tradizionali (pre-rivoluzione industriale) e quelli contemporanei.
In particolare, Rete Semi Rurali si è occupata di fotografare le condizioni attuali a livello regionale e nazionale, cercando di far emergere i limiti e le potenzialità delle filiere castanicole. L’analisi ha riguardato principalmente gli areali collinari e montani Alpini ed Appenninici. Il documento ha incluso aspetti botanici, fitopatologici, entomologici e socioeconomici. Infine, sono state prese in considerazione le Politiche di Sviluppo Rurale, nelle principali Regioni con produzioni castanicole rilevanti, attraverso la valutazione comparata dei progetti dedicati allo sviluppo delle filiere castanicole finalizzate alla produzione di frutti, legname e altri prodotti. Negli ultimi 50 anni il settore castanicolo italiano ha subito un triplice processo di abbandono, perdita di interesse e centralità oltre che di concentrazione geografica della superficie coltivata, attestandosi attorno a tre epicentri principali (Piemontese Sud-Occidentale, Tosco-Emiliano e Calabro-Campano): questi sono stati sostenuti sia in termini di politiche territoriali, di strumenti economici e logistici, oltreché di ricerca.
La castanicoltura del Secondo Dopoguerra è stata caratterizzata dal progressivo abbandono dei paesaggi castanicoli tradizionali, al tempo diffusi su ampia scala territoriale e caratterizzati da una centrale rilevanza sociale e culturale per le comunità soprattutto delle “terre alte”. Grazie al valore economico dei prodotti e alla multifunzionalità che contraddistingue i sistemi castanicoli, negli ultimi vent’anni si è osservata una ripresa di interesse, e una più puntuale valorizzazione delle filiere castanicole inserendole all’interno della più ampia strategia dello sviluppo rurale e montano. La multifunzionalità è l’elemento di valore delle filiere castanicole, sia sul piano di erogazione dei servizi ecosistemici (stoccaggio di carbonio e idrico, resistenza all’erosione, impollinazione, etc), sia grazie alle diverse produzioni economiche associate al castagno.
Chiamato “fenice botanica” e “maiale dei boschi”, è un albero dalle molteplici filiere: legname da opera paleria, combustibile, materiale per la produzione di carbone vegetale, frutti, foglie, nettare e melata (convertiti in miele), combustibile, tannini e inchiostri, e produzioni accessorie come quella di funghi simbionti. Le tipologie di allevamento (ossia gli schemi utilizzati per regolare lo sviluppo vegetativo delle piante, e come corollario forma e dimensioni della pianta di castagno nel corso del suo sviluppo) e sesti d’impianto (cioè la disposizione delle piante coltivate in un sistema forestale) in base ai diversi contesti agro-pedo-climatici, e la sua relazione nei possibili sviluppi di filiera. Sono inoltre state valutate le avversità più rilevanti negli ultimi decenni, in termini di conseguenze sulle filiere e di strategie di contenimento (scelta delle cultivar, strategie di lotta biologica). E’ stata altresì svolta un’attività di descrizione delle “cultivar locali” in Italia.
Da questo punto di vista il panorama varietale risulta da un lato estremamente ricco e al contempo disomogeneo e disperso, e con tentativi di valorizzazione con Indicazione Geografica Tipica su scala limitata. Tra i risultati finali di progetto sono state prodotte due schede tecniche e podcast utili a descrivere alcuni casi studio di buone pratiche nelle selve castanicole, includendo componenti legate ai paesaggi agrari forestali e alla sostenibilità ambientale, economica, e sociale di queste iniziative di sviluppo rurale e montano.
Bibliografia Essenziale
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- Luciana e Lucia Bigliazzi. Il Castagno fra le Attenzioni Dedicate ai Boschi dai Georgofili nei loro primi 100 anni, 2002, Edizionipolistampa.
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- Breisch, H., Castagne e castagne , 1995, CTIFL.
- Cherubini, G., La ‘civiltà del castagno alla fine del Medioevo, in ídem, L’Italia rurale, cit., pp. 147-171, 291-305.
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- Cortonesi. A., I Paesaggi dell’Albero nell’Italia Medioevale (Secoli XII-XIV), 2013, Università della Tuscia. Norba. Revista de Historia, ISSN 0213-375X, Vol. 25-26, 2012-2013, 149-158.
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- Rao, R.. Una civiltà del castagno: uomini e boschi nell’Appennino ligure-piemontese durante l’apogeo del medioevo (secoli XII – metà XIV), 2013, Memorie.
- Regione Piemonte, “Castagneti da Frutto in Piemonte” pubblicazione realizzata nel 2020 nell’ambito della collana “Le guide selvicolturali” della Regione Piemonte, 2020, ISBN 978-88-96046-07-4
- Rubettino, O., Storia del Pensiero Forestale, 2014, Rubettino.
- Sambo, A., Tesi di Laurea Magistrale. La diffusione del castagno nei territori veneti tra Medioevo e prima Età Moderna Una prospettiva storico-ambientale, A.A. 2021\2022.
- Sauvezon, R. e A., Castagne e castagneti, 2000, Edisud.
- Ubaldi, D., La Vegetazione Boschiva d’Italia, 2008, Manuale di Fitosociologia Forestale, Clueb.
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Sitografia Essenziale