Prosegue il progetto “FRUTTANTICA” con 2 giornate dimostrative su tecniche di innesto e potatura di frutteti autoctoni

1 Marzo 2011 | Comunicazioni dai soci, Comunità

Il progetto “Fruttantica” che il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha lanciato lo scorso anno, persegue nel suo obiettivo di recuperare, catalogare e rilanciare la coltivazione degli antichi fruttiferi locali e poggia sulla volontà di tutelare l’inestimabile valore genetico di un patrimonio di biodiversità nel quale compaiono specie ingiustamente considerate minori, perché poco conosciute e commerciali. Nell’ambito delle attività previste dal progetto sono state programmate due giornate tecnico-pratiche di divulgazione delle tecniche di potatura ed innesto delle piante da frutto, con particolare riferimento alle antiche varietà presenti nell’area protetta.

Il progetto “Fruttantica” che il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha lanciato lo scorso anno, persegue nel suo obiettivo di recuperare, catalogare e rilanciare la coltivazione degli antichi fruttiferi locali e poggia sulla volontà di tutelare l’inestimabile valore genetico di un patrimonio di biodiversità nel quale compaiono specie ingiustamente considerate minori, perché poco conosciute e commerciali.

Nell’ambito delle attività previste dal progetto sono state programmate due giornate tecnico-pratiche di divulgazione delle tecniche di potatura ed innesto delle piante da frutto, con particolare riferimento alle antiche varietà presenti nell’area protetta. Tali dimostrazioni si terranno rispettivamente giovedì 3 marzo a partire dalle ore 9.30 presso il Vivaio Martini Silvana in loc. S. Elia a L’Aquila e lunedì 14 marzo, allo stesso orario, con ritrovo dei partecipanti davanti alla Caserma dei Carabinieri di Montorio al Vomano.

 Il progetto “Fruttantica” persegue l’obiettivo di recuperare, catalogare e rilanciare la coltivazione degli antichi fruttiferi locali e poggia sulla volontà di tutelare l’inestimabile valore genetico di un patrimonio di biodiversità nel quale compaiono specie ingiustamente considerate minori, perché poco conosciute e commerciali.

 Anche in questo caso, attraverso un apposito bando di partecipazione pubblicato lo scorso anno, l’Ente Parco è riuscito a formare una Rete di coltivatori, sia professionali sia hobbisti, che hanno generosamente aderito al progetto mettendo a disposizione le antiche varietà antiche locali in loro possesso. Il materiale recuperato è stato catalogato dai tecnici dell’Ente, moltiplicato e, successivamente, ridistribuito agli operatori agricoli per i quali è previsto un piccolo contributo economico per la realizzazione degli impianti di coltivazione e delle relative recinzioni.

 Si è così scritta un’altra bella pagina sulla collaborazione tra il Parco e il mondo agricolo, per la tutela della biodiversità, con il risultato di far conoscere ed apprezzare qualità, vicende storiche e tradizioni legate alla coltivazione di antiche specie come la mela roscetta o la pera spadona.

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