Un nuovo protagonismo della società civile nella Fao

Un nuovo protagonismo della società civile nella Fao

Il processo di riforma dell’agenzia si concluderà nel 2027. Se si limiterà a un riordino burocratico sarà un’occasione persa. L’Europa, Italia in primis, faccia di tutto per evitarlo. 

a cura di Riccardo Bocci –  Tratto da Altreconomia 286 – Dicembre2025

Il 16 ottobre 2025 la Food and agriculture organisation (Fao), agenzia delle Nazioni Unite con sede a Roma, ha festeggiato gli ottant’anni dalla sua fondazione. Ma al di là di celebrarne l’esistenza a distanza di quasi un secolo, qual è il suo impatto rispetto gli scopi prefissati? Ha ancora un ruolo nel guidare i sistemi alimentari verso le sfide che li aspettano? 

A leggere i numeri del rapporto “The state of food security and nutrition in the world 2025”, pubblicato dalla Fao stessa, la strada per eradicare la fame e l’insicurezza alimentare entro il 2030 (obiettivo di sviluppo sostenibile 2.1) è ancora lunga, così come appare lontano l’obiettivo 2.2 che dovrebbe porre fine a tutte le forme di malnutrizione.

Il documento individua l’elevata inflazione come una delle principali cause dell’aumento dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione infantile e chiede azioni coordinate per raggiungere i target nei prossimi cinque anni. Il problema è che sul fronte delle proposte il report resta molto legato al tema della trasparenza dei mercati e relativi prezzi, cioè le politiche monetarie e fiscali da parte degli Stati, senza analizzare la concentrazione dei mercati agricoli, chi li controlla e come immaginare mercati diversi in grado di garantire la sicurezza alimentare a livello locale.

Non è un caso che si limiti a promuovere in maniera generica “un commercio aperto e resiliente che protegga le popolazioni vulnerabili”. I giganti del commercio mondiale Archer Daniels Midland (Adm), Bunge, Cargill e (Louis) Dreyfus non sono considerati, sebbene giochino un ruolo più importante dei singoli Stati grazie alle loro riserve alimentari. 

Il rapporto evidenzia dunque che quanto fatto finora non basta, ma le soluzioni proposte sono molto parziali perché non prendono in considerazione il diritto al cibo e il tema della giustizia sociale.

Se sul fronte dei risultati la Fao non brilla, la sua posizione vacilla anche per gli scossoni che sta ricevendo il sistema multilaterale. I tagli del governo statunitense alle Nazioni Unite, infatti, stanno avendo un forte impatto anche su questa agenzia che vedrà un suo ridimensionamento, a meno che attori come l’Europa non si facciano carico, politicamente ed economicamente, del mancato supporto degli Usa.

Un recente articolo sul sito Food tank scritto da Pat Mooney, Shalmali Guttal e Sofia Monsalve Suarez, membri del Panel internazionale di esperti sui sistemi alimentari sostenibili (Ipes-Food), dal titolo “Il sistema alimentare globale è rotto e ripararlo richiederà più che buone intenzioni”, analizza i motivi degli insuccessi della Fao e delinea una possibile via d’uscita.

Tra 638 e 720 milioni di persone anno sofferto la fame nel 2024 nel mondo. Quasi il 50% sono in Africa.

Il punto centrale secondo gli autori è che “il mandato originario si è disperso tra diverse agenzie, e le collaborazioni con grandi multinazionali dell’agrochimica e dell’agribusiness hanno sollevato dubbi sui conflitti d’interesse, mettendo in discussione l’indipendenza e la credibilità dell’istituzione”.

È necessario ricostruire la sua missione pubblica, rinforzando le relazioni con l’Alto commissariato per i diritti umani e il Relatore speciale sul diritto al cibo, e aprendosi a una partecipazione maggiore della società civile, vista come parte fondamentale del sistema e non come accessorio. 

Il Consiglio della Fao ha avviato il processo di riforma che si concluderà nel 2027 ma avrà successo solo se terrà conto di queste considerazioni e non si limiterà a un riordino burocratico o amministrativo. L’Europa potrebbe giocare un ruolo chiave in questa transizione con l’Italia in prima fila. Non solo perché ospitiamo la sede della Fao ma anche perché da gennaio 2021 il vicedirettore generale della Fao è italiano, nella persona di Maurizio Martina.

Le organizzazioni agricole in piazza per difendere una PAC iniqua e inefficace

Le organizzazioni agricole in piazza per difendere una PAC iniqua e inefficace

Le Organizzazioni agricole italiane manifestano oggi in piazza a Bruxelles il loro dissenso sulla proposta di riforma della PAC presentata dalla Commissione, mentre con i provvedimenti Omnibus si riducono le tutele per la salute dei cittadini e per l’ambiente.

Per 9 Associazioni italiane, ambientaliste, dei consumatori utenti e produttori biologici, è sbagliato difendere solo il portafoglio della PAC dell’Unione senza una seria analisi sulle cause del suo fallimento, per trovare soluzioni efficaci.

Le maggiori Organizzazioni agricole italiane, insieme a quelle degli altri paesi europei, si ritroveranno oggi a Bruxelles per manifestare il loro dissenso sulla proposta di riforma della Politica Agricola Comune (PAC) presentata nel mese di luglio dalla Commissione europea. L’annunciato taglio del 23% del budget assegnato all’agricoltura nel nuovo quadro finanziario europeo 2028-2034 e la previsione della confluenza di questo budget in un fondo unico, insieme ad altre politiche, sono i principali motivi della protesta degli agricoltori. 9 Associazioni italiane, ambientaliste, dei consumatori utenti e produttori biologici, sottolineano come i rappresentanti degli agricoltori continuino ad ignorare i fallimenti di questa politica di settore che impegna oggi la percentuale più alta del bilancio europeo (32% del totale).

La PAC ha fallito i suoi obbiettivi

La PAC ha infatti clamorosamente fallito i suoi obiettivi per una reale sostenibilità ambientale e sociale, ma anche l’obiettivo della sostenibilità economica per molte aziende agricole. Il numero di aziende agricole in Italia è in costante diminuzione da decenni, a causa di fattori strutturali ed economici che rendono difficile la sopravvivenza delle piccole e medie imprese, spesso assorbite da realtà più grandi. Rispetto al 1982 l’agricoltura italiana ha perso quasi due terzi delle aziende, con una riduzione di oltre il 30% nel decennio 2010-2020.

Oltre alla pressione della competizione nazionale e internazionale, le piccole imprese agricole devono affrontare l’aumento dei costi energetici, dei carburanti, dei mangimi, dei fertilizzanti e delle attrezzature, che negli ultimi anni ha inciso pesantemente sulla sostenibilità economica del settore.
Nel frattempo l’agricoltura europea continua a esercitare forti pressioni sugli ecosistemi terrestri, d’acqua dolce e marini, con ripercussioni dirette sulla stessa capacità produttiva delle aziende agricole. La produzione animale, specie quella intensiva, emerge come il settore con gli impatti più elevati in termini di consumo di suolo, emissioni di gas serra e perdita di biodiversità. Il Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (Eea) pubblicato nel mese di ottobre ha evidenziato il responsabilità dell’agricoltura nel declino della biodiversità, lo stress idrico e la crisi climatica. Più dell’80% degli habitat protetti è in cattivo stato, il 60–70% dei suoli è degradato e l’uso di risorse naturali dell’Europa supera di 1,5 volte la sua biocapacità. Le risorse idriche dell’Europa sono sotto forte pressione, con lo stress idrico che colpisce attualmente il 30% del territorio europeo e il 34% della popolazione. A complicare ulteriormente la situazione ci sono gli eventi climatici estremi, come siccità, alluvioni e gelate improvvise, che stanno diventando sempre più imprevedibili e mettono a dura prova il settore primario, riducendo la produttività e aumentando l’incertezza per gli agricoltori.

Favorite le grandi azienda agricole

La PAC, condizionata dagli interessi delle potenti corporazioni agricole e dall’industria dell’agrochimica, avrebbe dovuto offrire agli agricoltori europei soluzioni per tutti questi problemi ma nella realtà è risultata essere inefficace e iniqua. Il 60% delle risorse finanziarie impegnate negli ultimi anni sono state assegnate al 20% delle aziende agricole, sulla base del criterio prevalente della superficie agricola utilizzata. Una rendita fondiaria che ha favorito le grandi aziende agricole e penalizzato le piccole. Per il periodo 2023-2027 la PAC gestisce un budget totale di circa 387 miliardi di euro, gestiti dagli Stati membri tramite i Piani Strategici Nazionali (PSP). Dall’inizio del 2024, nonostante questo ingente investimento pubblico, sono stati progressivamente cancellati gli impegni richiesti agli agricoltori per la tutela dell’ambiente, rispondenti alla logica nel tempo
affermatasi in questa politica di riconoscere all’agricoltura un ruolo di gestione di beni pubblici. In nome della semplificazione burocratica sono state eliminate le buone pratiche agronomiche e ambientali che avrebbero dovuto contribuire a fermare la perdita della biodiversità e ridurre gli effetti negativi del cambiamento climatico. Un’opera di demolizione che la Commissione europea sta proseguendo con i provvedimenti Omnibus per l’ambiente e l’agricoltura che portano ad una pericolosa riduzione delle garanzie per la tutela dell’ambiente e della salute dei consumatori. Proprio questa settimana il Parlamento Europeo ha dato il via libera al pacchetto semplificazione PAC che indebolisce la condizionalità ambientale. Nello stesso giorno è stato presentato il pacchetto Omnibus VI che prevede una deregolamentazione della normativa europea sui pesticidi.

Si stanno demolendo le norme a tutela dell’ambiente

Le Istituzioni europee, Commissione, Consiglio e Parlamento, stanno demolendo le norme a tutela dell’ambiente per accogliere le richieste delle Organizzazioni agricole e per attenuare il malcontento degli agricoltori causato dall’annunciato taglio delle risorse finanziarie destinate alla PAC per la futura programmazione 2028-2034. Un taglio netto del 23% rispetto alle risorse assegnate
nell’ultimo periodo di programmazione, che dovrebbe essere in parte compensato dalla possibilità di risorse aggiuntive per lo Sviluppo Rurale. Al di là dell’annunciato taglio delle risorse i cambiamenti previsti dalla Commissione nelle regole della PAC non risolveranno i problemi strutturali di questa politica, che resterà iniqua e inefficace. Il criterio della superficie agricola utilizzata per quantificare i pagamenti alle aziende agricole resterà prevalente, mentre continueranno ad essere del tutto
ignorati il valore del lavoro nella produzione ed il potenziale degli interventi per la tutela dell’ambiente e del clima. Per le X Associazioni italiane non sorprende che la protesta delle Organizzazioni agricole ignori completamente questi aspetti della riforma e si focalizzi invece solo sul taglio delle risorse, consapevoli che per il resto nulla cambierà, salvo proprio una drastica riduzione degli impegni richiesti agli agricoltori per la tutela dei beni pubblici, suolo, acqua, aria e biodiversità, che continueranno ad essere degradati da modelli di produzione intensivi e insostenibili, aumentando anche i rischi per la salute dei cittadini. A tutto questo si aggiunge il fallimento di una politica comunitaria che rinnega il valore dello sviluppo delle aree rurali e la sua ottica di sistema nella ricerca di soluzioni per garantire salvaguardia, vivibilità e benessere di una parte fondamentale del territorio europeo. Una logica settoriale e miope continua in realtà a dominare pur nella ristrettezza
delle risorse a disposizione, acuendone le ricadute negative.

Per questi motivi le 9 Associazioni italiane denunciano la retorica che accompagnerà la manifestazione europea delle Organizzazioni agricole in difesa delle immotivate rendite e privilegi garantiti dalla PAC e chiedono ai decisori politici europei una seria ed approfondita analisi delle cause del fallimento di questa politica, e di riprendere il sentiero di una sua riforma radicale, che affronti seriamente i problemi dell’agricoltura europea e torni ad una visione di sistema nel sostegno ai sistemi agroalimentari e alle aree rurali. Le 9 Associazioni chiedono il rispetto degli impegni assunti dalla Commissione guidata dalla Presidente Von der Leyen seguendo le indicazioni contenute nel documento finale del Dialogo strategico “Una prospettiva condivisa per l’agricoltura e l’alimentazione in Europa”, presentato a settembre 2024, che riassumeva sfide e opportunità, con 11 raccomandazioni per il futuro dei sistemi agroalimentari e delle aree rurali europee, poi ignorate nella Visione per l’agricoltura e l’alimentazione al 2040 presentata a febbraio 2025.

Per salvare la PAC non serve solo garantire le attuali risorse finanziarie ma è necessaria una riforma che consenta di abbandonare la logica della privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite.

Roma, 18 dicembre 2025

“Agricoltura: Cosa bolle in pentola a Bruxelles?”: Rete Semi Rurali alla conferenza ACLI Terra sulle Politiche Sementiere

“Agricoltura: Cosa bolle in pentola a Bruxelles?”: Rete Semi Rurali alla conferenza ACLI Terra sulle Politiche Sementiere

L’11 dicembre 2026 lo staff di RSR ha partecipato all’evento “Agricoltura: cosa bolle in pentola a Bruxelles?”, organizzato da ACLI Terra a Milano dedicato alla riforma della Legislazione Sementiera, con un focus su NGT/TEA, e alla Politica Agricola Comunitaria, insieme a RSR erano presenti i rappresentanti di ACLI Terra, ACLI Nazionale e l’eurodeputata Camilla Laureti.

Il convegno è stato anche un momento di dialogo e confronto sull’impostazione generale della Politica Agricola Comunitaria (PAC) , durante il quale Rete Semi Rurali ha condiviso competenze e relazioni. La collaborazione tra Rete Semi Rurali e ACLI Terra continua, rafforzando una rete di alleanze e saperi essenziale per sviluppare futuri progetti a tutela dell’agrobiodiversità e della sostenibilità delle filiere agroalimentari, a livello nazionale ed europeo.

Pesticidi in Europa: una semplificazione avvelenata

Pesticidi in Europa: una semplificazione avvelenata

Pericolosa la deregolamentazione proposta dalla Commissione sulle autorizzazioni per i pesticidi. 10 Associazioni, cittadini e produttori biologici chiedono di non ridurre le regole per la tutela della salute e dell’ambiente.

Il prossimo 16 dicembre sarà una giornata chiave per il futuro della salute pubblica e dell’ambiente in Europa. È infatti prevista la pubblicazione del VI° pacchetto di “semplificazione” da parte della Commissione Europea che questa volta riguarderà la regolamentazione dei pesticidi e di altri inquinanti. La bozza trapelata della proposta evidenzia la volontà di smantellare il sistema che tiene queste sostanze chimiche nocive lontane dal nostro cibo, dall’acqua e dagli ecosistemi. Tutto questo avviene nel momento in cui alcune sentenze della Corte di Giustizia e il ritiro della pubblicazione scientifica su uno studio preso a riferimento per concedere e rinnovare le autorizzazioni al commercio del glifosato, uno degli agenti chimici agricoli più controversi in assoluto, gettano ulteriori ombre sulla Commissione Europea condizionata dalle potenti lobby dell’agrochimica.
Per questo 10 associazioni italiane, unendosi a molte altre a livello europeo, chiedono alla Commissione di ripensarci e rafforzare gli sforzi per uscire dalla dipendenza dalle sostanze di sintesi e non diminuire le protezioni oggi garantite dalla normativa vigente. “Questi cambiamenti fanno parte di un più ampio atteggiamento dell’attuale Commissione Von der Leyen, che si sta piegando alle richieste dell’agroindustria, dando priorità ai profitti a breve termine di pochi rispetto a una transizione agroecologica che permetterebbe di salvare tante aziende agricole italiane; si preferisce invece destinarle al fallimento trascurando insieme salute pubblica e sicurezza ambientale e venendo meno al patto verde (green deal) con
i cittadini europei” affermano le Associazioni.
Da quanto è emerso dalle indiscrezioni, infatti, la Commissione europea sta pianificando nientemeno che l’autorizzazione a vita per i pesticidi. La maggior parte dei pesticidi non dovrebbe più essere rivalutata ogni 10-15 anni per tenere conto dei nuovi studi scientifici sulla loro sicurezza e potrebbe rimanere approvata a tempo indeterminato. In base alle nuove norme, inoltre, i paesi membri dell’UE non sarebbero più tenuti a prendere in considerazione gli ultimi studi scientifici indipendenti prima di approvare l’utilizzo dei pesticidi.
Come se non bastasse, la Commissione vorrebbe, inoltre, raddoppiare il periodo durante il quale i pesticidi altamente tossici possono ancora essere venduti dopo essere stati vietati perché dannosi per la nostra salute o per l’ambiente. Invece di 1,5 anni, i cittadini potrebbero essere esposti a queste sostanze chimiche per 3 anni.
Queste proposte vanno a sommarsi alle deregolamentazioni dei precedenti pacchetti Omnibus, che in nome di una falsa “semplificazione” e risparmio economico riportano la protezione di ambiente e salute indietro di decenni, non pensando ai danni a lungo termine di queste decisioni. Per questo motivo le associazioni chiedono ai cittadini di attivarsi anche attraverso la petizione messa a disposizione da PAN Europe sul sito https://www.pan-europe.info/end-toxic-pesticide-age per chiedere alla Commissione europea di modificare la proposta e rendere l’Europa un continente libero dai pesticidi.

Roma, 12 dicembre 2025

Le Associazioni: ACU – Associazione Consumatori e Utenti; Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica; CIWF;
Federazione Nazionale Pro Natura; Greenpeace Italia; LIPU; UPBIO – Unione Produttori Biologici; Rete Semi Rurali ETS;
Terra!; WWF Italia

Petizione “La tua voce per la diversità!” oltre 200.000 sostenitori in tutta Europa!

Petizione “La tua voce per la diversità!” oltre 200.000 sostenitori in tutta Europa!

In tutta Europa, reti delle sementi, gruppi di agricoltori, organizzazioni ambientaliste, ONG e la società civile in generale si sono impegnate a diffondere la petizione “La Tua Voce per la Diversità”, che chiedeva una giusta rappresentazione dell’agrobiodiversità nella nuova legislazione sementiera che il Parlamento ed il Consiglio Europei stanno negoziando. La petizione è stata tradotta in otto lingue e, tra novembre 2023 e novembre 2025, è riuscita a mobilitare oltre 200.000 persone in più di venti paesi dell’Unione. Rete Semi Rurali si è occupata della diffusione della versione in italiano (che potete trovare di seguito).

Al termine della petizione, le firme sono state simbolicamente consegnate ai politici europei a Bruxelles ed ai Ministri dell’agricoltura degli Stati membri dell’UE. Grazie di cuore a tutti i nostri sostenitori!

Petizione

Siamo a un bivio per il futuro del nostro cibo:
L’UE sta attualmente negoziando nuove norme per il mercato delle sementi. Le norme attuali, introdotte negli anni ’60, promuovono sementi sviluppate per l’agricoltura industriale. Si tratta di sementi che possono essere vendute insieme a pesticidi nocivi e fertilizzanti sintetici e coltivate in monocolture. L’industria agroalimentare sta spingendo affinché le norme vadano ancora oltre, vietando la diversità per rendere ancora più uniformi sia le sementi che il nostro sistema alimentare. Ciò di cui abbiamo bisogno è esattamente l’opposto. Abbiamo bisogno di leggi sulle sementi che garantiscano il nostro diritto a un’alimentazione sana, diversificata e gustosa, valorizzando realmente la diversità nei campi e negli orti degli agricoltori, sostenendo le varietà locali e rispettando i diritti degli agricoltori.

Firma la nostra petizione per chiedere ai decisori politici dell’UE di non cedere alle pressioni dell’industria, ma di proteggere e promuovere la diversità delle colture e il diritto degli agricoltori di raccogliere, utilizzare, scambiare e vendere le proprie sementi!

Per una buona legislazione UE sulle sementi

La nuova legislazione UE sulle sementi proposta dalla Commissione europea nel luglio 2023 minaccia la conservazione e la circolazione della diversità delle colture. Essa ignora il diritto degli agricoltori di raccogliere, utilizzare, scambiare e vendere le proprie sementi, sancito dal diritto internazionale. Ciò è inaccettabile.

Chiediamo al Parlamento europeo e ai ministri dell’Agricoltura di rivedere la proposta di legge dell’UE sulle sementi e di adottare una legislazione che consenta la circolazione di sementi diversificate, migliori la biodiversità, rispetti i diritti degli agricoltori e getti le basi per un sistema alimentare sostenibile, resiliente e diversificato:

  • La conservazione e l’uso sostenibile della diversità delle colture adattate alle condizioni locali sono la priorità assoluta. Secondo le Nazioni Unite, abbiamo già perso il 75% della diversità delle colture in agricoltura. Ciò che rimane è la nostra ancora di salvezza. Dovremo proteggere e utilizzare la diversità rimanente per adattare la nostra produzione alimentare a condizioni climatiche più estreme e a nuovi parassiti e malattie.
  • Il diritto umano degli agricoltori e dei giardinieri di raccogliere, utilizzare, scambiare e vendere i propri semi deve essere pienamente attuato. Tale diritto è sancito dall’articolo 19 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e delle altre persone che lavorano nelle zone rurali, nonché dall’articolo 9 del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, ed è vincolante per l’Unione europea e i suoi Stati membri.
  • La commercializzazione di varietà diversificate e adattate alle condizioni locali da parte dei produttori regionali di sementi deve essere facilitata. Le norme volte a regolamentare la produzione industriale di sementi non devono essere (ab)usate per limitare la vendita di varietà e specie locali diversificate da parte dei produttori artigianali. Alla luce delle crisi climatiche e della biodiversità, dobbiamo diversificare la produzione di sementi, non aumentare ulteriormente la nostra dipendenza dalle fonti industriali di sementi. Bisogna opporsi agli sforzi della lobby agrochimica volti a distruggere tutte le alternative attraverso un eccesso di regolamentazione!
  • È necessario facilitare la commercializzazione di varietà diversificate e adattate alle condizioni locali da parte dei produttori regionali di sementi. Le norme volte a regolamentare la produzione industriale di sementi non devono essere (ab)usate per limitare la vendita di varietà e specie locali diversificate da parte dei produttori artigianali. Alla luce delle crisi climatiche e della biodiversità, dobbiamo diversificare la produzione di sementi, non aumentare ulteriormente la nostra dipendenza dalle fonti industriali. È necessario opporsi agli sforzi della lobby agrochimica volti a distruggere tutte le alternative attraverso un eccesso di regolamentazione!
  • Le varietà di nuova approvazione non devono dipendere da pesticidi o fertilizzanti sintetici. Per consentire metodi di coltivazione che proteggano il nostro ambiente e il nostro clima, abbiamo bisogno di sementi che prosperino in condizioni di coltivazione biologica e/o a basso input.