da Manuele Bartolini | Gen 15, 2025 | Articoli, Notiziari, Seminare il cambiamento
Informazioni sui paesi tratte dall’articolo Landrace legislation in the world: status and perspectives with emphasis in Eu system, Genetic Resour. Crop Evol. 2024 (tinyurl.com/d9r4x25x )
- 🇧🇯 BENIN: Le varietà locali possono essere registrate nel Catalogo nazionale, moltiplicate e vendute. Esistono tre tipi di elenchi: (1) varietà testate per i criteri DUS e VAT, (2) varietà testate solo per i criteri DUS (esclusivamente per esportazione) e (3) varietà locali e tradizionali testate solo per i criteri VAT.
- 🇧🇯 BOLIVIA: Varietà locali e farmers’ varieties non possono essere iscritte nel Registro Nazionale, anche se diverse varietà locali di patate, arachidi e mais sono state incluse grazie alla deroga dell’Istituto Nazionale di Innovazione Agroforestale che le ha esentate dalle analisi DUS. Dal 2008 per la patata sono in uso descrittori più adatti ai diversi
colori e forme delle varietà.
- 🇧🇷 BRASILE: Le varietà locali e tradizionali possono essere utilizzate, scambiate o vendute tra agricoltori familiari, coloni della riforma agraria o indigeni, senza registrazione nel Catalogo Nazionale delle Varietà. C’è anche una deroga per le organizzazioni dell’agricoltura familiare, che possono solo distribuire e non vendere, sementi di varietà locali e tradizionali.
- 🇨🇱 CILE: Le varietà non possono essere registrate senza rispettare le regole DUS, anche se esistono eccezioni per gli agricoltori che possono usare varietà non uniformi, ma non venderle o scambiarle.
- 🇨🇳 CINA: La registrazione delle varietà è consentita solo dopo aver superato i test DUS e VAT, fatto che limita la possibilità di registrare varietà locali. Inoltre, è illegale produrre in azienda sementi non registrate.
- 🇮🇳 INDIA: Le farmers’ varieties sono quelle “tradizionalmente coltivate e sviluppate dagli agricoltori o le varietà locali di cui gli agricoltori possiedono una conoscenza comune”. Possono essere protette con la privativa vegetale e commercializzate in base al Protection of Plant Varieties and Farmers’ Rights, ma devono rispondere ai criteri DUS, anche se sono stati allentati i requisiti di uniformità e stabilità (un anno di test invece di due).
- 🇮🇩 INDONESIA: Le farmers’ varieties sono coltivate principalmente per l’autoconsumo. Dal 2014 i criteri DUS devono essere soddisfatti per la registrazione delle varietà.
- 🇳🇵 NEPAL: Dal 2013 la normativa sulle sementi è stata modificata per consentire la registrazione di varietà locali nel catalogo nazionale. I test DUS sono richiesti per la registrazione nel catalogo, ma per le varietà locali sono sufficienti i dati validi di una stagione e non è obbligatorio il test VAT.
- 🇵🇰 PAKISTAN: In base al Plant Breeders’ Rights Act del 2016, gli agricoltori possono vendere, scambiare le sementi di di varietà non protette. A causa dei criteri DUS necessari per la registrazione delle sementi, la commercializzazione di varietà locali non è favorita.
- 🇱🇰 SRI LANKA: Il progetto di legge sulla protezione delle varietà vegetali del 2011 consente agli agricoltori di seminare, riseminare, scambiare, condividere o vendere le sementi anche di una varietà protetta.
- 🇨🇭 SVIZZERA: Le varietà locali sono registrate come “varietà di nicchia”, una subcategoria del catalogo varietale. La commercializzazione delle sementi di queste varietà è consentita senza bisogno di un cartellino ufficiale, con la dicitura “varietà di nicchia approvata, sementi non certificate”.
- 🇺🇬 UGANDA: La normativa sementiera considera i sistemi formali e informali. I primi coprono solo il 20% delle sementi prodotte. Il sistema informale è riconosciuto importante dalla Politica Nazionale sulle Sementi del 2018 per la conservazione della biodiversità agricola.
- 🇻🇳 VIETNAM: La registrazione delle varietà è condotta principalmente da organizzazioni di agricoltori o comunitarie a livello locale. La registrazione richiede test DUS e VAT e prove in più località. Dal 2008 il governo riconosce i sistemi informali, permettendo ai piccoli agricoltori di scambiare le loro varietà.
- 🇿🇼 ZIMBABWE: Non esiste un quadro legislativo che permette registrazione, produzione o commercializzazione di farmers’ varieties, perchè le varietà devono passare i test DUS e VAT. Il Community Technology Development Trust ha proposto una bozza di certificazione per le varietà locali per consentire l’utilizzo di materiale genetico più eterogeneo.
da Manuele Bartolini | Gen 15, 2025 | Articoli, legislazione sementiera
Il ruolo della normativa sementiera
di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali
In Europa da luglio 2023 è in corso il negoziato per definire la normativa sementiera, adeguandola alle sfide del nuovo millennio. Il regolamento proposto dalla Commissione europea prevede una serie di deroghe al sistema formale per dare una quadro legale a quel mondo di pratiche oggi definite sistemi sementieri informali, attraverso materiale eterogeneo, varietà da conservazione (comprese le varietà sviluppate attraverso la selezione partecipativa), reti che commercializzano varietà non registrate e varietà non protette condivise dagli agricoltori a livello locale. Nel corso del 2025 il testo sarà finalmente approvato e si capirà se prevarranno le forze conservatrici dello status quo o se ci sarà la capacità di aprire il mondo delle sementi alla diversità.
Ma quanto si sta discutendo in Europa non è importante solo per l’agricoltura del continente. Infatti, il nostro sistema legale sulle sementi è preso come modello nel cosiddetto Sud Globale, dove tutte le legislazioni nazionali sulle sementi prevedono la registrazione delle varietà nei cataloghi previa analisi di Distinzione Uniformità e Stabilità, del Valore Agricolo eTecnologico e la certificazione delle sementi commercializzate. In questo modo mettono di fatto fuori legge i sistemi sementieri informali, su cui ancora oggi si basa, però, la maggior parte dell’agricoltura di questi paesi. Negli ultimi 60 anni tutte le politiche sementiere, incluse quelle promosse dalle agenzie delle Nazioni Unite, sono state concepite per promuovere questo modello, in una progressione ideale e lineare da un sistema arretrato a uno moderno.
Questo processo di copia e incolla è stato fatto senza nessuna analisi critica per capire se quanto copiato fosse adatto ai diversi contesti, e, soprattutto, senza sapere che nel frattempo quanto prodotto in Europa negli anni ’60 era stato messo in discussione e modificato. Infatti, sono quasi 30 anni che in Europa si discute per permettere una maggiore diversificazione dei sistemi sementieri, risale al 1998 la prima direttiva che si occupa di varietà da conservazione. Così, mentre il vecchio modello europeo è diventato lo standard da seguire, in Europa è diventato evidente che questo sistema formale non è la risposta alle esigenze di ogni agricoltore e di ogni metodo di coltivazione. Ad esempio, l’agricoltura biologica non ha sementi adatte al suo sistema di produzione, così come tutti quegli agricoltori che coltivano in ambienti marginali. Le nuove varietà, infatti, sono fatte per gli ambienti ottimali e ad alto uso di input esterni, in un settore sempre più dominato dai privati. Capire cosa succede in Europa, riconoscendo anche l’esistenza di altri sistemi sementieri, sarebbe quindi, fondamentale per pianificare possibili scenari futuri nei paesi del Sud Globale. Purtroppo, la voce che sentono i governi di questi paesi è quella ufficiale dei ministeri o delle organizzazioni internazionali che sono culturalmente
ancorati al vecchio sistema. Per questo motivo, Rete Semi Rurali ha organizzato nel novembre 2024 un seminario ad Harare (Zimbabwe) all’interno del progetto di cooperazione Seeds for the Future, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, con l’obiettivo di favorire la condivisione di esperienze e presentare i negoziati in corso a livello europeo. Lo scambio tra regioni a livello di organizzazioni sociali è un punto di partenza molto utile per rivedere e sviluppare legislazioni sementiere appropriate e più aperte alla diversità, in linea con le disposizioni del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura.
da Manuele Bartolini | Gen 8, 2025 | agrobiodiversità, Articoli, Progetti Europei
Si terrà a Catania l’incontro annuale del progetto COUSIN (cousinproject.eu/), ospitato dal Dipartimento Agricoltura, Cibo e Ambiente (Di3A), dal 19 al 21 febbraio. A un anno dall’inizio del progetto, la riunione sarà un momento importante per definire le attività sperimentali sulle 5 colture su cui lavora il progetto (frumento, pisello, brassicaceae, orzo e lattuga), oltre che per finalizzare le modalità con cui i partner fanno circolare il materiale vegetale, ad esempio attraverso l’uso dell’easy SMTA del Trattato FAO e di regole dedicate per quel materiale già sviluppato dai partner, ad esempio tramite incroci con tra varietà e parentali selvatici. Non è un caso che l’incontro sarà in Sicilia, regione che, come abbiamo avuto modo di raccontare nel Notiziario 39 (rsr.bio/notiziario-39/), vede la presenza di parentali selvatici di brassicaceae, oggetto di raccolta in situ da parte del Dipartimento di Catania.
da Manuele Bartolini | Gen 8, 2025 | agrobiodiversità, Articoli, Progetti Europei
Rete Semi Rurali è partner del progetto europeo COUSIN (sito) che si occupa di lavorare sul tema dei parentali selvatici delle specie agrarie, in particolare su lattuga, brassicaceae, pisello e cereali. Esiste un progetto gemello, FruitDiv ( https://fruitdiv.eu/), che, invece, concentra le sue attività sulle piante da frutto. Questo progetto ha sviluppato un questionario per capire il livello di conoscenza da parte dell’opinione pubblica degli alberi da frutto selvatici.
SEGUI QUESTO LINK: https://www.surveymonkey.com/r/9VLH2CV
FruitDiv è un progetto di ricerca europeo lanciato il 1° gennaio 2024 finanziato nell’ambito del programma Horizon Europe per un periodo di cinque anni (gennaio 2024-dicembre 2028). FruitDiv mira a monitorare, caratterizzare, utilizzare e conservare la diversità dei Crop Wild Relatives (CWR) degli alberi da frutto, con particolare attenzione ai frutti a pomacee (Malus, Pyrus) e a quelli a nocciolo (Prunus).
Il consorzio FruitDiv è coordinato dall’INRAE. Include 26 partner multidisciplinari provenienti da 10 Stati membri dell’UE e da altri quattro paesi europei.
da Manuele Bartolini | Dic 20, 2024 | Articoli, Collaborazioni redazionali, legislazione sementiera, Seminare il cambiamento
Il mondo agricolo chiede dazi “ambientali” e “sociali” contro l’accordo di libero scambio tra Ue e Mercosur. Facendo emergere l’ipocrisia sui pesticidi.
di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 276 – Dicembre 2024
Hanno fatto discutere a fine novembre le trattative per la conclusione dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur, dopo circa un quarto di secolo di trattative. L’Ue creerebbe così un’area di libero scambio con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay con all’interno più di settecento milioni di persone.
Si tratta di un altro tassello verso quel processo di apertura dei mercati e globalizzazione commerciale che un tempo era oggetto di critica del pensiero altermondialista. Oggi si fa fatica anche solo a scoprire che questo accordo era in agenda nel G20 che si è tenuto in Brasile dal 14 al 19 novembre.
Le uniche voci contrarie sono rimaste quelle del mondo agricolo che, questa volta compatto, chiede la revisione di un accordo che viene visto come la pietra tombale sull’agricoltura europea a causa dell’eliminazione dei dazi alle importazioni dei prodotti agricoli del Mercosur.
Infatti, come al solito, l’Unione europea negozia l’apertura dei mercati altrui a beni industriali e servizi europei e offre l’ingresso di materie prime agricole nel proprio mercato. Il tutto è perfettamente funzionale con il modello di sviluppo nel quale siamo immersi: l’agricoltura è un settore residuale destinato a scomparire dalle economie a capitalismo avanzato, fatta salva la nicchia del cosiddetto prodotto di qualità (variamente etichettato), che però lega sempre più la materia prima alle zone dove il costo della manodopera è basso e limita la mera trasformazione al territorio europeo.
Insomma non è un errore per i funzionari di Bruxelles negoziare un accordo di questo tipo, è esattamente quello che hanno imparato nelle business school che hanno frequentato e quello che gli insegnano ogni giorno. Dominati da questo pensiero unico liberista, ai sindacati non resta che difendere una battaglia di retroguardia, affermando che l’accordo non è equo perché gli agricoltori del Mercosur non devono rispettare le regole ambientali europee e quindi i nostri cittadini si troverebbero dei prodotti con bassi standard qualitativi.
Le firme raccolte dalla petizione del Pesticide action network Europe e presentate alla Commissione europea sono 260mila
In questo caso, il Green deal e le norme ambientali, tanto avversate in altre occasioni dai sindacati agricoli, tornano a essere un utile appiglio per difendere la richiesta di dazi “ambientali” e “sociali”. È però difendibile una simile posizione che da un lato protegge il nostro mercato, ma dall’altro ha come orizzonte commerciale l’esportazione e quindi le aperture dei mercati altrui ai nostri prodotti? Senza mai rimettere in discussione il modello agricolo industriale.
Anche un altro problema emerge nelle relazioni Ue/Mercosur: la nostra falsa coscienza riguardo i pesticidi. Infatti se in Europa dopo anni di lotte le politiche agricole cominciano timidamente a parlare di una loro riduzione e della messa al bando di quelli “troppo” tossici (vedi anche la petizione lanciata dal Pesticide action network Europe con più di 260mila firme e presentata a novembre alla Commissione), in Sud America la situazione è molto diversa.
In Brasile, ad esempio, il loro uso è quadruplicato negli ultimi dieci anni. Si tratta in molti casi di principi attivi che da noi non sono più ammessi, ma che sono prodotti in Europa e poi esportati in America Latina. Quindi, ricapitolando, l’Ue attua delle politiche ambientali (che però si guardano bene dal bandire la produzione dei pesticidi non commercializzabili in Europa) per rendere più green l’agricoltura, ma allo stesso tempo promuove con le politiche commerciali un’apertura dei mercati che favorisce le importazioni agricole a basso costo da zone dove queste politiche non sono attuate e per di più esporta in questi Paese quei pesticidi che mette al bando sul territorio comunitario.
A prima vista potrebbe sembrare un’incoerenza o lo strabismo frutto di competenze e direzioni diverse della Commissione europea. Ma, in realtà, tutto ciò ha un nome: capitalismo.
da Manuele Bartolini | Dic 17, 2024 | Articoli, legislazione sementiera
di Gea Galluzzi – Rete Semi Rurali
Sebbene la legislazione dell’UE sulle sementi sia stata modificata più volte, anche per cercare di promuovere una maggiore diversificazione del sistema sementiero formale (rsr.bio/aperture-nella-legislazione-sementiera/), i suoi principi fondamentali non sono cambiati in quasi 100 anni. Le crisi del clima e della biodiversità, così come i cambiamenti sociali, economici e tecnologici nei decenni successivi all’adozione delle regole negli anni ’60, richiedono un ripensamento fondamentale.
Il primo tentativo di riforma: nel 2013, su richiesta del Consiglio, la Commissione Europea pubblicò una proposta (2013/0137) per un nuovo Regolamento Europeo su tutto il materiale di propagazione vegetale (sementi, piante da frutto, ornamentali e specie forestali). Lo scopo era principalmente quello di sviluppare un unico strumento normativo che fosse valido sull’intero territorio dell’Unione e facilitasse la circolazione delle sementi sul mercato. Nonostante quattro anni di intensa negoziazione tra parti interessate, includendo il vasto mondo associativo, la proposta fu respinta dal Parlamento Europeo nel 2014 (per maggiori dettagli su questo processo: notiziario RSR #8).
Il nuovo processo di riforma: Nel 2019, la Commissione ha lanciato un nuovo processo di riforma, che stavolta non ambisce solo a facilitare il commercio delle sementi ma anche ad allineare la legislazione sementiera agli obiettivi del Green Deal Europeo (www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/) e la Strategia Farm to Fork (food.ec.europa.eu/horizontal-topics/farm-fork-strategy_en?prefLang=it), contribuendo alla transizione agroecologica. La proposta è stata resa pubblica il 5 luglio 2023, insieme a quella per la de-regolamentazione dei nuovi OGM. Il processo di negoziazione (rsr.bio/il-negoziato-per-la-nuova-legislazione-sementiera/) in seno al Parlamento, alla Commissione e al Consiglio Europeo per arrivare alla proposta definitiva protrarrà probabilmente fino al 2025.
La proposta allarga il campo di applicazione (più specie oggetto della legislazione) e regolamenta con maggior dettaglio lo spazio di manovra di diverse categorie di attori: privati, agricoltori, reti di sementi e banche del germoplasma. Restano in piedi i due pilastri della registrazione varietale (sebbene con delle prove aggiuntive rispetto a quelle previste fino ad oggi) e la certificazione delle sementi, mentre vengono estese le deroghe per le varietà da conservazione ed il materiale eterogeneo.
Il testo integrale della proposta può essere consultato qui:
rsr.bio/wp-content/uploads/2024/11/prm_leg_future_reg_prm.pdf
Nell’editoriale del Notiziario RSR n.35 si trova un’analisi critica dei principali punti contestati dalle organizzazioni delle sementi e del biologico. Insieme ad altre organizzazioni europee, Rete Semi Rurali partecipa attivamente al negoziato, con azioni di pressione politica sulle istituzioni italiane ed i rappresentanti europei e attraverso una campagna di sensibilizzazione (mitmachen.arche-noah.at/it/tua-voce-per-la-diversita)