Il corso si rivolge a conduttori di aziende agricole a prevalente indirizzo cerealicolo, sia che abbiano già la certificazione biologica sia che abbiano l’intenzione di convertirsi al biologico o di gestire nuovi materiali genetici.
Il percorso formativo ha l’obiettivo di portare l’agricoltore a conoscere le popolazioni evolutive di frumento e le buone pratiche di coltivazione delle stesse in biologico per la produzione di granella e soprattutto per la produzione di semente.
Il corso prevede una prima parte introduttiva, per poi proseguire con aspetti tecnici nelle successive lezioni.
I docenti saranno esperti agronomi di fama nazionale ed internazionale, tra questi: Dott.ssa Alessandra Sommovigo, responsabile CREA-Difesa e Certificazione sede di Bologna; Dott.ssa Stefania Grando e Prof. Salvatore Ceccarelli, genetisti/plant breeder; Dott. Antonio Lo Fiego, Arcoiris; Dott.ssa Cristina Piazza, agronomo sperimentatore presso Az. Agraria Sperimentale Stuard.
Durante la formazione, che sarà online, verranno descritte esperienze ed osservazioni sul campo in consolidate realtà aziendali, nell’ambito delle quali sono stati ottenuti significativi risultati; tra queste, la visita alla Cooperativa Agricola Cesenate, che produce semente di popolazioni evolutive di frumento.
Il corso è rivolto a titolari, soci, dipendenti e collaboratori familiari/coadiuvanti di aziende agricole validate nell’anagrafe delle aziende agricole della Regione Emilia-Romagna.
Per info: Elena Zani (Centoform) Tel. 051-6830470; Silvia Folloni (Open Fields, coordinatore progetto) Tel. 3491754382
Alcune varietà di riso sono definite da un nome associato alla sigla CL (ad esempio Leonidas CL, Omega CL, CL 388). Tale sigla sta per Clearfield e definisce una tecnologia brevettata da BASF negli anni ’90 e introdotta in Italia nel 2006.
Le varietà CL sono tolleranti agli erbicidi della famiglia degli imidazolinoni, a cui appartiene la sostanza attiva Imazamox (commercializzata da BASF in Italia con il nome di BEYOND® PLUS). Questo erbicida viene abbinato al coadiuvante Dash® HC. Questi trattamenti abbinati, insieme all’utilizzo del seme CL, permettono il controllo delle malerbe e del riso crodo. L’utilizzo delle varietà Clearfield e dei prodotti chimici associati ha inevitabilmente determinato il crearsi di resistenze. BASF consiglia di utilizzare in alternanza/rotazione alle varietà CL quelle Provisia. Provisia® è la tecnologia che conferisce alle varietà la tolleranza all’erbicida VERRESTA®, il cui principio attivo è il Cicloxidim. In questo modo si controllano le infestanti in post-emergenza, il Riso Crodo, le infestanti graminacee ALS (inibitori acetolattato sintasi) resistenti e i semi di varietà Clearfield® e convenzionali precedentemente coltivate nel campo (riso spontaneo).
Clearfield e Provisia non sono considerati OGM dalla normativa europea. Tuttavia i risultati sono gli stessi: induzione di resistenze e incremento dell’uso di prodotti chimici di sintesi; perdita dei saperi agricoli e utilizzo di pessime pratiche agronomiche.
Ebbene sì, ce l’abbiamo fatta. Ancora qualche passaggio nell’iter previsto dalle direttive ministeriali e poi finalmente Rete Semi Rurali ETS sarà la nuova denominazione della nostra associazione. Nuovo nome, nuova sede, nuovo Statuto. Praticamente una vera e propria rifondazione per il lancio di nuove consapevolezze. Siamo chiamati a conoscerci meglio: forze e fragilità saranno utili a trovare nuove strade per una transizione verso pratiche innovative di sostenibilità di RSR quale agente del cambiamento.
Questo numero monotematico sul riso arriva nel momento giusto. Il riso è la coltivazione che nel nostro continente rende più evidente l’impatto devastante che le pratiche agricole possono avere sull’ambiente ed il paesaggio. La caratteristica principale del riso è quella di essere una coltivazione adatta alle zone di più fragile equilibrio. Le zone umide sono una frontiera di interconnessione fra i regni della natura e una vera e propria culla per la biodiversità: “Le zone umide d’acqua dolce ospitano infatti oltre il 40% delle specie mondiali e il 12% di tutte le specie animali; permettono la coltivazione del riso, che è l’alimento base per gran parte della popolazione, mentre la flora delle zone umide sono state ampiamente utilizzate nell’industria medica. Si stima che attualmente sono in uso oltre 20.000 specie di piante medicinali, alcune delle quali provenienti da zone umide, e oltre l’80% della popolazione mondiale dipende dalla medicina tradizionale per le proprie esigenze sanitarie primarie.” (Alessio Satta, “Le zone umide”). Proprio grazie alla relazione con le aziende che hanno aderito al progetto “Riso Resiliente”, le più impegnate nella ricerca sulle varietà di riso adatte al biologico, abbiamo potuto alzare lo sguardo verso il paesaggio circostante e capire che per ottenere un raccolto sano e coerente con le intenzioni di partenza, siano necessarie tanto l’adozione di pratiche agricole dal minore impatto possibile quanto l’attenzione agli equilibri fra aree destinate alla coltivazione dei raccolti, colture arboree e aree lacustri: si favorisce così la presenza della maggior quantità possibile di specie selvatiche di piante e animali, oltre allo sviluppo dei fondamentali microrganismi.
I segnali di un cambiamento sempre più impetuoso delle condizioni climatiche rendono queste attenzioni ancora più urgenti di quanto non abbiamo pensato finora. Non è più sufficiente l’azione per l’innovazione dei sistemi sementieri e della relativa, fondamentale, biodiversità ed eterogeneità: questa pratica per noi da sempre centrale deve inserirsi a pieno titolo in una maglia reticolare di sperimentazioni e pratiche che coniughino soluzioni agronomiche e sapienza paesaggistiche e ambientali. Ne deriverà la riduzione di impatto della produzione di cibo ed un miglioramento della qualità socioambientale come frutto di incommensurabili interdipendenze. Perché questo nuovo sguardo prenda gambe e si trasformi in azioni collettive sarà necessario uno sforzo di concentrazione sia da parte della nostra base associativa che da parte dell’area tecnica e degli agricoltori di riferimento. Nuovi percorsi progettuali, nuove alleanze ci attendono. L’adesione alla coalizione #cambiamoagricoltura o la collaborazione con le organizzazioni di coordinamento del movimento agroecologico piuttosto che con i paesi dell’acqua sono alcuni esempi di passi che vanno in questa direzione.
Il riso è un cereale vestito cioè il chicco appena raccolto (risone) è rivestito da glume e glumelle dure e silicee che devono essere eliminate per renderlo commestibile. La lavorazione del riso, quindi, ha sempre accompagnato la coltivazione e veniva inizialmente effettuata in cascina, pestando il riso in legno (pistone o pilone). Il prodotto ottenuto era riso spezzato che veniva utilizzato per le minestre. Le Piste da riso, messe in serie e divenute molto complesse, vengono ospitate dalle prime pilerie. Il tempo necessario per lavorare 20 kg di risone era di circa un’ora e mezza.
Gli operai della pileria, chiamati piloti o pilarini, estraevano il materiale e lo passavano su crivelli appesi al soffitto con delle funi e separavano la lolla (il rivestimento del chicco), la pula (lo strato più esterno della cariosside) e le rotture (i chicchi rotti per azione meccanica). Restava il riso lavorato, sbiancato in modo più o meno intenso, chiamato “mercantile” perché pronto per la vendita.
Alla fine del 1700 oltre alle piste da riso vengono usati gli Sbramini, simili ai mulini. Una mola orizzontale in granito o in arenaria fissa collegata ad un’altra girevole, fatta in legno e con la faccia inferiore ricoperta da uno strato di sughero. Il movimento rotatorio crea uno sfregamento che decortica il risone. Con gli sbramini si lavora più velocemente e si ottengono meno rotture. Lo Sbramino non sostituisce la Pista, spesso venivano affiancati in linea per migliorare la lavorazione e renderla più omogenea. Il mercato infatti diventa sempre più esigente richiedendo un riso più bianco, meno polveroso e con meno rotture.
Nel tardo 1800 la coltivazione del riso si scinde dalla lavorazione del prodotto. Ai risicoltori si affiancano gli imprenditori risieri, che apportano numerose innovazioni tecnologiche per migliorare i tempi di lavorazione senza perdere la qualità del prodotto finale. Compare la Grolla: una mola in arenaria messa in posizione verticale e posta in una vasca, sollevata di circa 2 cm. Nella vasca viene aggiunta la lolla che favoriva il processo di abrasione.
La tradizione racconta che un pistarolo poco attento abbia messo nella vasca crusca di frumento invece che lolla di riso. Il riso ottenuto risultò bianco e lucido, da cui il termine “brillato”. Si inventa così il Brillone, un blocco di granito di forma ovoidale, con la superficie sagomata, inserito orizzontalmente in un vaso dalla superficie liscia, con un’intercapedine di circa 10 cm in cui si poneva dall’alto il risone e la crusca di frumento.
Nello stesso periodo compare il Lustrino, una spazzolatrice meccanica che toglieva la polvere di lavorazione dal chicco rendendolo bianco e lucido. Era costituito da un tronco di cono in canapa, tela o pelle di montone inserito in un secondo tronco di cono con parete a maglia metallica, da cui fuoriuscivano le polveri di lavorazione.
Nel 1884 venne inventata l’Elica, uno strumento che ricorda l’antica pista, ma aveva un vaso in granito o in ceramica molto grande e una vite di Archimede all’interno che movimentava il risone. Si otteneva riso brillato e durava circa 15 minuti per 150 kg di riso. La crusca di frumento cominciò ad essere sostituita con polvere di marmo o talco e glucosio, che rendevano il riso brillante.
Agli inizi del 900 compare l’Amburgo, che ancora oggi possiamo trovare in alcune riserie. Basata sul meccanismo del Lustrino, è costituita da un tronco di cono in ghisa la cui superficie scanalata è rivestita da cemento magnesiaco. Il secondo tronco di cono è in maglia metallica con dei perni in gomma che frenano il moto vorticoso del riso, favorendone la discesa. Con le Amburgo si riesce a regolare il grado di lavorazione da integrale a bianco.
Il parco dell’ex-CNR è un’area che per molti anni è stata abbandonata e non sfruttata. Di proprietà del CNR (Centro Nazionale di Ricerca), è tornata sotto la gestione all’amministrazione comunale e ora il comune sta progettando al suo interno nuovi spazi. Il Nuovo Parco sarà frutto di un Concorso di progettazione internazionale da cui nascerà il nuovo quartiere verde di Scandicci che sarà anche il più grande parco urbano metropolitano dopo quello delle Cascine. Natura, cultura, benessere e divertimento saranno protagoniste della progettazione. Gran parte della vasta area un tempo occupata dal CNR sarà destinata alla realizzazione del grande parco pubblico in estensione degli attuali giardini comunali circostanti al Castello (10 ettari circa). L’area residua, di proprietà privata, contribuirà al completamento della città lungo la Tramvia.
Oggi il Comune ha allestito in forma temporanea ( Temporary Park) una zona di circa 2 ettari collegati al parco dell’Acciaiolo, con l’obiettivo di restituirla alla città grazie ad una area running (corse e passeggiate) di circa 500 metri, un’area cani e un vasto prato centrale dove ogni anno viene realizzata l’installazione di arte ambientale con la fioritura di 200.000 tulipani. lettura facoltativa-
Percorso storico in ausilio per la comprensione del luogo: Anni ‘70 > Nasce l’idea del Nuovo Centro della Città,fra Casellina e la parte più storica di Scandicci: come primo passo viene costruito il Nuovo Palazzo Comunale1999 – Il Comune acquista il Castello dell’Acciaiolo che viene restaurato e aperto al pubblico con il suo ampio giardino 2003 – Il Comune approva il Programma Direttore dell’Architetto Richard Rogers: nasce il progetto di città compatta che prevede al centro un vasto parco urbano (parco del Castello dell’Acciaiolo e parte dell’Area Ex CNR 2005 – Firma di un Protocollo d’Intesa con cui il CNR si impegna a cedere gratuitamente al Comune una porzione dell’area da destinare a parco pubblico 2007 – Il nuovo strumento di pianificazione urbanistica prevede una vasta Area di Trasformazione per la realizzazione del Nuovo Centro lungo la linea della Tramvia, compresa l’Area del Parco 2010 – Entra in funzione la Linea 1 della Tramvia 2013 – Viene costruita la nuova Piazza della Resistenza, prima importante realizzazione del Programma Direttore di Richard Rogers 2015 – Il Comune acquisisce in comodato gratuito la parte dell’Area ex CNR destinata a parco che viene aperta al pubblico con un programma di spettacoli estivi 2018 – Il parco ospita per la prima volta “Wonder and Pick”, un’installazione di arte ambientale di 200.000 tulipani 2020 – Viene approvato il Piano Particolareggiato per l’Area di Trasformazione (TR 04c), che prevede una vasta porzione del nuovo centro nell’ambito del quale il Nuovo Parco urbano assume una rilevanza metropolitana 2021 – Apertura del “Temporary Park” costituito dall’area a verde ex CNR con un allestimento provvisorio in attesa della futura progettazione del Parco Estate 2021 – Si prevede l’acquisizione da parte del Comune della piena proprietà dell’Area a verde ex CNR 2022 – In programma l’espletamento del concorso internazionale di progettazione del nuovo Parco urbano
Il corso di formazione del progetto CONSEMI è organizzato da CIPAT e dal partenariato del progetto di cui è coordinatore il socio AVEPROBI
Il corso è rivolto alle aziende agricole che si occupano o sono intenzionate ad entrare nel mondo della biodiversità coltivata ed è inserito nel progetto CONSEMI.
I temi riguarderanno:l’agricoltura biologica, la gestione della fertilità del suolo e della biodiversità, la conservazione e trasformazione dei semi e gli aspetti commerciali.
La filiera corta è un valore aggiunto per le aziende alimentari, poiché assicurano un’altissima qualità dei prodotti. Ciò che viene venduto attraverso la vendita diretta o attraverso aziende a filiera corta è certamente fresco, non industriale, spesso più sano grazie all’uso contenuto di pesticidi o di prodotti conservanti strettamente necessari durante la lavorazione industriale.
CALENDARIO E DURATA: 32 ore a partire dal 2 dicembre 2021, in 7 lezioni:
giovedì 2 dicembre dalle 14:00 alle 18:00 CLASSIFICAZIONE DEI CEREALI, ORIGINE E RELATIVA GENEALOGIA a cura di Virginia Altavilla
giovedì 9 dicembre dalle 14:00 alle 18:00 TECNICHE COLTURALI IN REGIME BIOLOGICO E MANTENIMENTO DELLA FERTILITA’ DEI TERRENI a cura di Luca Conte
martedì 14 dicembre dalle 14:00 alle 18:00 CONOSCENZA E GESTIONE DELLE MICOTOSSINE a cura di Emanuela Gobbi
martedì 11 gennaio dalle 14:00 alle 18:00 ANTICHI CEREALI E ADATTAMENTO CLIMATICO. CONSERVAZIONE: CARATTERISTICHE TECNICHE DELLE SEMENTI a cura di Oriana Porfiri
giovedì 13 gennaio dalle 14:00 alle 18:00 CARATTERISTICHE NUTRIZIONALI E FUNZIONALI DEI CEREALI DI ANTICA COSTITUZIONE a cura di Paolo Pigozzi
giovedì 20 gennaio dalle 9:00 alle 16:00 LA TRASFORMAZIONE DEI CEREALI DI ANTICA COSTITUZIONE: IL PROCESSO DI MOLITURA E LA TRASFORMAZIONE Laboratorio a cura di Antico Molino Rosso
mercoledì 26 gennaio dalle 9:00 alle 9:00 CANALI DI COMMERCIALIZZAZIONE a cura di Ada Rossi e Marzia Albiero
SEDE: Il corso si svolgerà in parte online e in parte in presenza.
Per iscrizioni: compilare la scheda di adesione sul retro del volantino allegato. SI RACCOMANDA DI INVIARE IL MODULO DI ADESIONE COMPILATO E FIRMATO ENTRO IL 20 NOVEMBRE.