Nuovo statuto, nuove frontiere

Dic 1, 2021 | Articoli, Comunità

di Claudio Pozzi – Coordinatore Rete Semi Rurali

Ebbene sì, ce l’abbiamo fatta. Ancora qualche passaggio nell’iter previsto dalle direttive ministeriali e poi finalmente Rete Semi Rurali ETS sarà la nuova denominazione della nostra associazione. Nuovo nome, nuova sede, nuovo Statuto. Praticamente una vera e propria rifondazione per il lancio di nuove consapevolezze. Siamo chiamati a conoscerci meglio: forze e fragilità saranno utili a trovare nuove strade per una transizione verso pratiche innovative di sostenibilità di RSR quale agente del cambiamento.

Questo numero monotematico sul riso arriva nel momento giusto. Il riso è la coltivazione che nel nostro continente rende più evidente l’impatto devastante che le pratiche agricole possono avere sull’ambiente ed il paesaggio. La caratteristica principale del riso è quella di essere una coltivazione adatta alle zone di più fragile equilibrio. Le zone umide sono una frontiera di interconnessione fra i regni della natura e una vera e propria culla per la biodiversità: “Le zone umide d’acqua dolce ospitano infatti oltre il 40% delle specie mondiali e il 12% di tutte le specie animali; permettono la coltivazione del riso, che è l’alimento base per gran parte della popolazione, mentre la flora delle zone umide sono state ampiamente utilizzate nell’industria medica. Si stima che attualmente sono in uso oltre 20.000 specie di piante medicinali, alcune delle quali provenienti da zone umide, e oltre l’80% della popolazione mondiale dipende dalla medicina tradizionale per le proprie esigenze sanitarie primarie.” (Alessio Satta, “Le zone umide”). Proprio grazie alla relazione con le aziende che hanno aderito al progetto “Riso Resiliente”, le più impegnate nella ricerca sulle varietà di riso adatte al biologico, abbiamo potuto alzare lo sguardo verso il paesaggio circostante e capire che per ottenere un raccolto sano e coerente con le intenzioni di partenza, siano necessarie tanto l’adozione di pratiche agricole dal minore impatto possibile quanto l’attenzione agli equilibri fra aree destinate alla coltivazione dei raccolti, colture arboree e aree lacustri: si favorisce così la presenza della maggior quantità possibile di specie selvatiche di piante e animali, oltre allo sviluppo dei fondamentali microrganismi.

I segnali di un cambiamento sempre più impetuoso delle condizioni climatiche rendono queste attenzioni ancora più urgenti di quanto non abbiamo pensato finora. Non è più sufficiente l’azione per l’innovazione dei sistemi sementieri e della relativa, fondamentale, biodiversità ed eterogeneità: questa pratica per noi da sempre centrale deve inserirsi a pieno titolo in una maglia reticolare di sperimentazioni e pratiche che coniughino soluzioni agronomiche e sapienza paesaggistiche e ambientali. Ne deriverà la riduzione di impatto della produzione di cibo ed un miglioramento della qualità socioambientale come frutto di incommensurabili interdipendenze. Perché questo nuovo sguardo prenda gambe e si trasformi in azioni collettive sarà necessario uno sforzo di concentrazione sia da parte della nostra base associativa che da parte dell’area tecnica e degli agricoltori di riferimento. Nuovi percorsi progettuali, nuove alleanze ci attendono. L’adesione alla coalizione #cambiamoagricoltura o la collaborazione con le organizzazioni di coordinamento del movimento agroecologico piuttosto che con i paesi dell’acqua sono alcuni esempi di passi che vanno in questa direzione.

Notiziaro 27

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