16 ottobre 2025, Giornata Mondiale dell’Alimentazione

16 ottobre 2025, Giornata Mondiale dell’Alimentazione

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, istituita dalla FAO per puntare i riflettori su temi importanti come quelli dell’alimentazione, del diritto al cibo e della lotta alla fame, ma è anche un pretesto per ribadire quanto alla base della sicurezza alimentare ci sia la conservazione e l’utilizzo della biodiversità.

Nella nostra società contemporanea, improntata alla iperproduzione e al consumismo, incline a preferire la quantità alla qualità, stiamo infatti perdendo circa il 75% della diversità genetica delle specie agrarie del nostro pianeta. Un dato che spaventa, in quanto questa perdita minaccia non solo l’ambiente, ma anche la sicurezza alimentare globale. Quest’ultima non può prescindere dall’affrontare temi come la povertà alimentare, redditi bassi, mancanza di tempo, relazioni e salute. Perché non si può parlare di giustizia ambientale senza parlare di giustizia sociale. Perché lo stesso sistema che inquina e sfrutta la terra è quello che lascia milioni di persone senza cibo.


Per contrastare l’erosione genetica, e contribuire a un cibo più nutriente e più rispettoso dei suoli e delle persone che lavorano per produrlo, possiamo fare molto. Rete Semi Rurali si impegna per la gestione collettiva dell’agrobiodiversità, mantenendo in costante fertile collegamento pratiche, teorie e politiche. Lavoriamo per realizzare una diversificazione dei nostri sistemi agricoli, partendo dalle sementi fino ad arrivare al piatto, passando per le reti di trasformazione e distribuzione; in generale per creare delle politiche del cibo eque e giuste per i cittadini e l’ambiente, con filiere corte e sostenibili, che contribuiscono a sostenere i piccoli agricoltori e le persone indigenti.

Tutti noi possiamo contribuire: preferendo prodotti di stagione e locali coltivati con metodi biologici, diversificando le nostre diete ed evitando gli sprechi, sostenendo le realtà che si impegnano per la transizione agroecologica, informandoci e ricordandoci che ogni scelta, per quanto piccola, può fare la differenza.

In quest’ottica il cibo diventa una posizione politica, un investimento per il futuro, un gesto quotidiano che parla del mondo che vogliamo, un’alternativa al modello turbocapitalista che ormai sta cominciando a scricchiolare.

Buona giornata mondiale dell’alimentazione!

Cavolfiore “Cima di cola”, prima varietà da conservazione ortiva pugliese

Cavolfiore “Cima di cola”, prima varietà da conservazione ortiva pugliese

Parla barese la prima varietà ortiva pugliese iscritta nel Registro nazionale delle varietà da conservazione.
La ‘Cima di cola’, varietà di cavolfiore storicamente legata alla tradizione agricola di Bari, ha ottenuto con Decreto Ministeriale del 9 settembre 2025, pubblicato in G.U. n. 216 del 17 settembre 2025, il riconoscimento ufficiale che ne permetterà la conservazione e la valorizzazione anche a livello commerciale.
Per questa varietà locale l’iscrizione nel registro delle varietà da conservazione rappresenta la tappa finale di un lungo percorso di recupero e salvaguardia che ci ha coinvolto in questi anni assieme ad agricoltori custodi, associazioni e istituti scolastici del territorio. Solamente un anno fa, infatti, la ‘Cima di cola’ era stata protagonista del progetto di Citizen science “Adotta un seme”.
L’ingresso della ‘Cima di cola’ tra le varietà da conservazione non è solo un risultato istituzionale, ma anche un atto di riconoscenza verso coloro che ne hanno custodito negli anni i semi e le tradizioni; una tappa che apre nuove opportunità di promozione scientifica, divulgativa e gastronomica che non vediamo l’ora di raccontarvi.

Maggiori info: https://rivistaorticoltura.edagricole.it/orticoltura/cima-di-cola-prima-varieta-da-conservazione-ortiva-pugliese/

Semina del Campo Catalogo delle Varietà di Riso della Banca Sementi di Rete Semi Rurali

Semina del Campo Catalogo delle Varietà di Riso della Banca Sementi di Rete Semi Rurali

Il 2 Maggio 2025 si è svolta la semina del campo catalogo di 18 varietà di riso italiane ed estere presenti nella Banca delle Sementi di Rete Semi Rurali, presso l’Azienda Agricola “Una Garlanda” a Rovasenda (VC). L’attività rappresenta un’azione importante dell’attività di mantenimento e promozione dell’agro-biodiversità nel settore risicolo, così come una preziosa occasione per creare connessioni tra tecnici e appassionati del grande patrimonio della biodiversità coltivata in Italia.

 

 

RSR in visita presso il Centro Conservazione Biodiversità Vegetale Abruzzo – Majella Seed Bank

RSR in visita presso il Centro Conservazione Biodiversità Vegetale Abruzzo – Majella Seed Bank

a cura di Manuele Bartolini – Rete Semi Rurali

Nella giornata di venerdì 30 maggio Rete Semi Rurali è stata in visita presso il Centro Conservazione Biodiversità Vegetale Abruzzo – Majella Seed Bank del Parco Nazionale della Maiella, situato presso le strutture del Giardino Botanico “Michele Tenore” a Lama dei Peligni (CH).

La struttura ha la finalità di costituire una riserva di semi delle specie vegetali sia spontanee che coltivate a maggior rischio di scomparsa e attualmente rappresenta un punto di riferimento a livello regionale e nel panorama dei Parchi Nazionali, costituisce un valido esempio di integrazione tra le attività di conservazione ex-situ ed in-situ.

La Banca del Germoplasma è stata istituita nel 2005 ed è socio fondatore di R.I.B.E.S., la Rete Italiana delle Banche del germoplasma d’Italia (https://www.reteribes.it/) e ad oggi può vantare circa 400 accessioni diverse e oltre ad effettuare attività scientifiche e di ricerca svolge un fondamentale ruolo culturale, rappresentando un presidio per le attività di formazione e per esperienze dirette nel campo della conservazione della biodiversità.
Inoltre per la biodiversità agricola, grazie alle sue attività, il centro rappresenta un punto di riferimento della regione Abruzzo per il mantenimento evolutivo e la conservazione di risorse genetiche vegetali (RGV) di interesse alimentare ed agrario locale, soggette a rischio di erosione.
Il materiale vegetale è sottoposto a selezione, test di vitalità e di germinabilità mentre la conservazione a lungo termine avviene tramite disidratazione dei semi in camere controllate e il successivo stoccaggio in celle a -20°C. Nei laboratori si svolgono studi per definire protocolli di germinazione efficaci e utili alla propagazione. I semi conservati possono essere utilizzati in programmi di reintegro o miglioramento delle popolazioni naturali a rischio o a supportare la conservazione on farm attraverso la collaborazione con la rete degli agricoltori custodi.

Ospiti di questa bellissima realtà non possiamo che ringraziare il Parco Nazionale della Maiella, i suoi dipendenti, collaboratori e la Regione Abruzzo per questo importantissimo lavoro di tutela del patrimonio agroalimentare, della biodiversità e dello sviluppo rurale.

Per maggiori info: https://www.parcomajella.it/


Banche dei semi comunitarie in Europa: il loro ruolo tra conservazione ex situ e on farm

Banche dei semi comunitarie in Europa: il loro ruolo tra conservazione ex situ e on farm

di Riccardo Bocci, Bela Bartha, Helene Maierhofer, Michaela Arndorfer e Michele Salvan – tratto da Genetic Resources Journal

Questo articolo illustra il ruolo delle banche dei semi comunitarie (CSB) in Europa all’interno della comunità delle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura e il loro ruolo nella conservazione e nell’uso sostenibile dell’agrobiodiversità in complementarietà con il  sistema di gestione 
ex situ  . Per oltre 40 anni, le CSB in tutto il mondo sono emerse come parte del cosiddetto sistema informale dei semi per contrastare la perdita di varietà adattate localmente attraverso lo sviluppo di sistemi di semi collettivi. La maggior parte degli studi e degli articoli fa riferimento a esperienze del Sud del mondo, mentre manca ancora un’analisi completa dell’impatto e del ruolo delle CSB sui sistemi di semi nei paesi industrializzati. Questo documento fornisce tre casi di studio che descrivono l’esperienza di banca dei semi comunitaria di diverse organizzazioni europee: Pro Specie Rara (Svizzera), Arche Noah (Austria) e Rete Semi Rurali (Italia). Queste organizzazioni esemplificano la diversità tra le CSB europee e i loro sforzi per impegnarsi con le banche genetiche e il sistema formale dei semi.

Varietà ortive da conservazione: passato, presente e futuro

Varietà ortive da conservazione: passato, presente e futuro

di Francesca Gori – Rete Semi Rurali

Sono passati quasi venti anni dalla prima definizione di varietà da conservazione contenuta nella Direttiva Europea 98/95 (1998) e più di dieci dall’uscita delle direttive specifiche su cereali (62/2008), ortive (145/2009) e foraggere (direttiva 60/2010).

È importante cercare di trarre un bilancio da questa esperienza che è stata la prima deroga alla normativa sementiera, consentendo la registrazione di varietà non rispondenti ai criteri DUS. Inoltre, analizzare il suo impatto si rileva utile in questo momento storico in cui si sta negoziando il nuovo regolamento sementiero, con importanti modifiche proprio per le varietà da
conservazione. Questo articolo riprende un lavoro pubblicato da Adriano Didonna, Riccardo Bocci et al., nel 2024 su Horticulture e si occupa in particolare dell’implementazione della direttiva 145/2009 sulle specie ortive iscritte come varietà da conservazione e non come prive di valore intrinseco. Per capire, infatti, gli effetti che questa normativa ha avuto sul mercato delle sementi è opportuno studiare i dati delle iscrizioni delle varietà da conservazione nella sezione apposita del Catalogo
Comune (CC), sia a livello europeo che nazionale. In Europa, nel 2023 risultano registrate 191 varietà ortive da conservazione appartenenti a 31 specie, distribuite in 18 Paesi, pari a solo lo 0,88% del totale delle varietà ortive incluse nel CC (21.593
varietà). La specie più rappresentata è Phaseolus vulgaris L. con 36 varietà, seguita da Solanum lycopersicum L. con 35 varietà e Capsicum annuum L. con 28 varietà. La quasi totalità delle registrazioni è avvenuta a partire dal 2010, dopo l’entrata in vigore della direttiva 145/2009, con un picco nel 2015 che è stato l’anno in cui è stato registrato il maggior numero di varietà registrate (31), seguito dal 2021 (23). Spagna, Italia e Croazia sono i paesi che hanno iscritto più varietà, arrivando a rappresentare insieme oltre il 65% delle registrazioni totali (Figura 1).

L’Italia si posiziona al secondo posto con 43 varietà orticole registrate appartenenti a 15 specie, tra cui le più rappresentate sono Phaseolus vulgaris (18), Allium cepa var. cepa (5) e Solanum lycopersicum (4). Se andiamo a disaggregare il dato italiano nelle diverse regioni, notiamo che solo sette ad oggi hanno registrato varietà da conservazione, in particolare le regioni del centro-nord. La Toscana guida la classifica con 22 varietà registrate, pari a più della metà delle varietà registrate in Italia (51,26%), seguita da Piemonte (8) e Veneto (5), evidenziando un quadro frammentato (Figura 2) che vede le regioni del sud Italia, seppur più ricche di varietà locali, non in grado di sfruttare appieno le deroghe introdotte dalle direttive per le varietà da conservazione. Analizzando chi ha registrato queste varietà, vediamo che la gestione è nelle mani di solo otto responsabili, tra enti pubblici, collettivi e ditte sementiere. Un caso emblematico è proprio la Toscana che, pur vantando il maggior numero di varietà registrate, vede 21 varietà da conservazione interamente nelle mani di un’unica ditta sementiera. In generale, si può osservare che ogni responsabile gestisce un numero significativo di varietà, con poco spazio alla partecipazione di altri attori.
Alla luce di questi dati, è abbastanza chiaro che le norme in materia non hanno ottenuto i risultati sperati. Infatti, non si è sviluppato un mercato sementiero basato sulle varietà da conservazione di ortive e le deroghe non sono servite per portare diversità nel settore, sia in termini di varietà commercializzate che di attori coinvolti. Ma quali sono le ragioni di questi risultati?
Come RSR, abbiamo cercato di fare chiarezza già in passato (vedi notiziario n. 21, 2019) sugli ostacoli percepiti, spesso alimentati da disinformazione, che hanno frenato l’uso delle varietà da conservazione. Le ragioni principali riguardano requisiti di registrazione troppo severi, difficoltà a livello regionale nell’usare questo strumento, non interesse delle ditte sementiere per queste varietà giudicate non adatte al settore professionale, assenza di attori commerciali in grado di sviluppare un nuovo mercato per hobbisti e, in ultimo, la difficoltà nel reperire informazioni storiche sulle varietà. Inoltre, molti agricoltori vedono le varietà da conservazione come una minaccia piuttosto che un’opportunità, a causa delle restrizioni sull’areale di riferimento, dei limiti quantitativi alla vendita delle sementi, e della burocrazia legata a registrazione e certificazione.
Un altro aspetto che merita attenzione è la confusione legata alle diverse normative che impattano sulle varietà locali. In Italia, infatti, abbiamo la legge 194/2015 che istituisce l’Anagrafe nazionale delle varietà locali e permette la libera circolazione delle sementi di varietà da conservazione nell’ambito della “Rete nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare”. Quindi a livello regionale, dove le domande vengono valutate, bisogna decidere se registrare la varietà nella sezione di quelle da conservazione, oppure notificarla all’Anagrafe, o fare tutte e due le cose. Ovviamente, la presenza nell’Anagrafe non autorizza la vendita delle sementi, soggetta alla normativa sementiera e a quella fitosanitaria.
In definitiva, a quindici anni dalla pubblicazione della Direttiva 145/2009/ CE è necessaria una revisione della normativa per facilitare la commercializzazione delle sementi delle varietà da conservazione. La proposta del nuovo regolamento sementiero pubblicata dalla Commissione europea nel luglio del 2023 e il relativo negoziato in corso sul testo (per un approfondimento vedi notiziario n.35, 2023), dovrebbe essere il momento giusto per ripensare le norme sulle varietà da conservazione, tenendo conto delle problematicità emerse in questi anni.
Ad esempio, la proposta della Commissione e approvata dal Parlamento prevede di:

1. semplificare la procedura di registrazione riducendo la documentazione necessaria, eliminando l’obbligo di dimostrare il legame storico con il territorio e richiedendo semplicemente le specifiche condizioni locali in cui la varietà è coltivata;

2. permettere la vendita delle sementi come categoria standard, quindi senza certificazione e controllo in campo;

3. allargare la tipologia di varietà anche alle nuove varietà sviluppate “tramite miglioramento genetico partecipativo e adatte ai contesti locali”.

Quale futuro?
Ad oggi siamo in piena negoziazione e attualmente la proposta è ancora in discussione al Consiglio dell’Unione Europea per poi passare al Trilogo (Commissione/Parlamento/Consiglio) e non è chiaro quale direzione prenderanno queste riforme.
Infatti, se da un lato c’è una pressione per promuovere ed incentivare il mercato delle varietà da conservazione e la tutela dell’agrobiodiversità come uno degli obiettivi della nuova normativa sementiera, dall’altro c’è la paura che tutte le deroghe proposte possano minare il sistema attuale di registrazione e certificazione varietale, favorendo quindi le frodi e mettendo a rischio la qualità delle sementi.
Non si tratta di una scelta facile, ma se è comprensibile la paura, soprattutto di chi finora ha lavorato nel sistema formale, il timore del necessario cambiamento non dovrebbe essere la guida su cui basare i sistemi sementieri del futuro. Andrebbe infatti raccolta la sfida della diversità e delle relative deroghe contenute nel testo.
Questo consentirebbe di sviluppare finalmente sistemi sementieri diversificati, favorire l’uso sostenibile della biodiversità agricola, promuovere i diritti degli agricoltori, e dare anche in Europa piena applicazione al Trattato Fao sulle risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e l’alimentazione.