L’overdose di azoto minaccia i suoli e la salute

L’overdose di azoto minaccia i suoli e la salute

A livello globale se ne producono circa 130 milioni di tonnellate all’anno, la metà torna in atmosfera o contamina le falde. Un problema per l’ecosistema

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 256 – Febbraio 2023

Dal 1909 una droga ha alterato i sistemi agricoli: l’azoto di sintesi. In quella data, infatti, il chimico tedesco Fritz Haber e l’industriale Carl Bosch riuscirono a produrre ammoniaca a partire dall’azoto atmosferico. Questo processo, usato durante le Guerre mondiali per sintetizzare nitrati necessari a produrre esplosivi, dopo il 1945 è diventato la base per produrre fertilizzanti chimici di sintesi.

Da allora abbiamo inondato l’agricoltura di una quantità di azoto senza controllo, in una specie di ebbrezza legata all’illusione di aver finalmente e per sempre superato i limiti della fertilità dei suoli. Oggi a livello globale ne produciamo circa 130 milioni di tonnellate all’anno da usare come fertilizzante, ma solo la metà viene realmente utilizzata dalle colture; il resto ritorna in atmosfera o si perde nelle falde per poi finire in mare. 

Come ormai dovremmo aver imparato studiando Gaia (come si definisce la Terra nella sua complessità), le oltre 60 milioni di tonnellate disperse non sono senza conseguenze. Nel 2011, dopo cinque anni di lavoro da parte di 200 ricercatori in 21 Paesi, è stato pubblicato il rapporto “The european nitrogen assessment”, che mette nero su bianco gli effetti di questa overdose. Ecco un sintetico elenco per niente incoraggiante. Conseguenze sulla salute umana: malattie respiratorie legate alle concentrazioni eccessive di ammoniaca, ozono, ossidi di azoto e particelle fini nell’aria; contaminazione dell’acqua potabile da nitrati; produzioni di alghe tossiche.

Effetti diretti sugli ecosistemi: acidificazione dei suoli, delle foreste e degli ecosistemi acquatici, eutrofizzazione dei laghi e degli ecosistemi costieri; aumento delle malattie e dei parassiti; saturazione in azoto dei suoli forestali; contribuzione al cambiamento climatico dalle emissioni di protossido di azoto. Inoltre, l’eccesso di questa sostanza ha un effetto collaterale sulle piante: più le concimiamo più diventano appetibili per gli insetti e i patogeni fungini, in un circolo vizioso che tiene insieme fertilizzanti chimici di sintesi e pesticidi. 

Il rapporto “The european nitrogen assessment” contiene anche molte soluzioni per cercare di risolvere il problema, tutte imperniate sul rendere più efficiente l’uso dell’azoto e ridurre la sua dispersione. Così leggiamo che colture associate (graminacee e leguminose piantate insieme) e rotazioni sono da preferire alle monocolture e che il letame consente un uso più efficiente di questa sostanza agendo sulla componente biologica del suolo. Gli allevamenti intensivi, inoltre, sono una delle cause principali dello sconvolgimento del ciclo dell’azoto: il rapporto quindi consiglia un cambiamento drastico delle nostre diete con la riduzione delle proteine di origine animale. 

La stima dei costi ambientali causati da un chilogrammo di azoto oscilla tra i 25 e i 100 euro. Per acquistarne la stessa quantità, un agricoltore paga circa un euro.

Sono passati più di dieci anni dalla pubblicazione del report e ancora il modello agricolo intensivo vede nei fertilizzati chimici di sintesi l’unica via possibile per fare agricoltura.

Come mai? Per cercare di trovare la risposta ci viene in aiuto un recente libro “Les apprentis sorciers de l’azote” (“Gli apprendisti stregoni dell’azoto”, editore Terre Vivante, 2021) scritto dall’agronomo e pioniere dell’agricoltura biologica Claude Aubert. Prendendo in esame alcuni studi americani ed europei sui costi ambientali legati a questa overdose, emerge che ogni chilogrammo di concime di sintesi usato nei campi costa circa un euro all’agricoltore, ma 25-100 euro alla società sotto forma di danni ambientali. Finché le politiche pubbliche non colmeranno questa differenza, in cui i danni sono a carico della società, sarà difficile promuovere una vera transizione agroecologica dei sistemi agroalimentari.

CREDITS ALTRECONOMIA

www.altreconomia.it

L’importanza dell’uso sostenibile dell’agrobiodiversità

L’importanza dell’uso sostenibile dell’agrobiodiversità

Una strada alternativa per realizzare i Diritti degli Agricoltori

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

Il tema dell’uso sostenibile dell’agrobiodiversità è uno degli assi portanti del Trattato, contenuto nell’articolo 6 che ne definisce alcune delle possibili attività. 

La sua implementazione da parte degli Stati che hanno aderito al Trattato è obbligatoria e non limitata alle colture incluse nell’Annesso I, come nel caso del Sistema Multilaterale di scambio delle risorse e di ripartizione dei benefici derivati dal loro uso. Da quando il Trattato è entrato in vigore questo tema non ha, però, riscosso molto interesse sia da parte dei paesi firmatari, sia della società civile organizzata che ha seguito in questi anni i vari negoziati e le riunione degli Organi Direttivi. Infatti, per i paesi industrializzati l’oggetto del contendere è sempre stato l’accesso facilitato alle sementi nelle banche, mentre i paesi del Sud chiedevano soldi in cambio dell’accesso, e, in ultimo, la società civile rivendicava la messa in atto dei Diritti degli Agricoltori. Su questi diritti, definiti all’articolo 9, abbiamo assistito a veri e propri scontri tra mondi opposti, come dimostra il titolo del documento rilasciato dal gruppo di esperti dopo anni di lavoro. Si tratta, infatti, di “Opzioni”, quindi di uno strumento puramente volontario, e non di linee guida che dovrebbero impegnare i singoli stati. Più di così non si è riuscito ad ottenere nei lunghi negoziati dove le decisioni vengono prese sulla base del consenso.

Se, però, andiamo a declinare l’aggettivo sostenibile scopriamo che molte delle misure indicate al comma 2 dell’articolo 6 (vedi Box) riguardano azioni centrali per sostenere modelli agricoli diversificati, promuovere la ricerca partecipativa e decentralizzata e includono, anche, la modifica della legislazione sementiera. Insomma, passare da una piena realizzazione dell’art.6 permetterebbe anche di rendere concreti ed operativi i diritti degli agricoltori! Anche la riforma in corso a Bruxelles della legislazione sementiera dovrebbe considerare questi obblighi del Trattato.

Per questo motivo è importante continuare a mantenere alta l’attenzione sull’implementazione dell’art. 6, e seguire i negoziati in corso. Il rischio, infatti, è che l’uso sostenibile diventi solamente il classico miglioramento genetico, dove la diversità viene usata dalla ricerca per produrre varietà distinte, uniformi e stabili. Perdendo così per la strada il suo potenziale innovativo. In Europa, soprattutto, è importante attuare questa vigilanza, visto che nella maggior parte dei paesi della Regione Europea diversificazione dei sistemi agricoli, miglioramento genetico partecipativo, e uso di varietà locali non sono temi ancora nell’agenda delle loro politiche agricole.

Un inventario di pratiche, ricerche e articoli sul tema dell’uso sostenibile è consultabile dal sito del Trattato: https://www.fao.org/plant-treaty/tools/ toolbox-for-sustainable-use/overview/ en/ 

L’articolo 6.2
L’uso sostenibile delle RGVAA può comprendere misure quali:
a. perseguire politiche agricole eque che promuovano, se del caso, lo sviluppo e il mantenimento di sistemi agricoli diversificati che favoriscano l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità;
b. rafforzare la ricerca che valorizzi e conservi la diversità massimizzando la variazione intraspecifica e interspecifica
a beneficio degli agricoltori, in particolare di quelli che generano e utilizzano le proprie varietà e applicano i principi ecologici per mantenere la fertilità del suolo e per combattere malattie, erbe infestanti e parassiti;
c. promuovere il miglioramento genetico partecipativo per sviluppare varietà adatte alle condizioni sociali, economiche
ed ecologiche, anche nelle aree marginali;
d. ampliare la base genetica delle colture e aumentare la gamma di diversità a disposizione degli agricoltori;
e. promuovere l’uso di colture, varietà e specie sottoutilizzate locali e adattate;
f. sostenere un uso più ampio della diversità varietale e delle specie nella gestione aziendale, nella conservazione e nell’uso
sostenibile delle colture;
g. rivedere e adeguare le strategie di selezione e i regolamenti relativi al rilascio delle varietà e alla distribuzione delle sementi.
Un approccio inclusivo per conservazione e uso dell’Agrobiodiversità

Un approccio inclusivo per conservazione e uso dell’Agrobiodiversità

Editoriale a cura di Kent Nnadozie, Segretario del Trattato

La Nona Sessione dell’Organo Direttivo, celebrata in India nel settembre 2022, rappresenta una pietra miliare significativa per il Trattato Internazionale. Dopo la pandemia dovuta al COVID-19 era piuttosto inevitabile fare il punto sull’impatto di questa sulla conservazione e sulla distribuzione dei semi per la ricerca ed il miglioramento genetico. Allo stesso tempo, i partecipanti hanno sottolineato l’importanza di contare su strumenti e meccanismi internazionali e multilaterali per reagire rapidamente alle emergenze.

L’India è un paese che ha riconosciuto enormemente nella sua legislazione i Diritti degli Agricoltori, in particolare il ruolo degli agricoltori come custodi non solo del materiale genetico, ma anche delle conoscenze ad esso associate. La Sessione ha celebrato i contributi di tutti coloro che conservano, preservano e utilizzano la diversità delle specie coltivate e la utilizzano in modo sostenibile per la sicurezza alimentare globale odierna e futura.

I partecipanti hanno riconosciuto i contributi passati, presenti e futuri degli agricoltori in tutte le regioni del mondo, in particolare nei centri di origine, finalizzati a conservare, migliorare e rendere disponibile la diversità delle specie coltivate. A questo proposito, sono state invitate le Parti Contraenti del Trattato a coinvolgere pienamente gli agricoltori nelle questioni relative alla conservazione e all’uso sostenibile delle Risorse Genetiche Vegetali per l’Alimentazione e l’Agricoltura (RGVAA). L’Organo Direttivo ha anche concordato una tabella di marcia per riprendere le discussioni sul miglioramento del suo sistema multilaterale di accesso e ripartizione dei vantaggi e attendiamo con impazienza altri sviluppi rilevanti nel 2023. Allo stesso tempo, importanti sviluppi si sono registrati nei riguardi dei Diritti degli Agricoltori con l’adozione delle Opzioni, ma anche con il Sistema Mondiale d’Informazione sulle RGVAA (GLIS, in inglese).

Il 2023 sarà il momento per celebrare l’Anno Internazionale del miglio. Non possiamo dimenticare che alcune delle specie di miglio vengono scambiate nel Sistema Multilaterale del Trattato e rappresentano una risorsa importante in paesi e continenti esposti alla crisi alimentare.

Mentre scriviamo queste righe, teniamo in considerazione le discussioni sul Quadro Globale per la Biodiversità Post- 2020 e siamo pienamente consapevoli che gli sforzi futuri di attuazione per la conservazione e l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità dovranno essere incrementati se vogliamo avere successo. Per il Trattato è necessario coinvolgere tutte le parti interessate e riconoscere i loro contributi, in particolare gli agricoltori e altri custodi della diversità delle colture.

L’Organo Direttivo ha anche sottolineato l’importanza di un approccio inclusivo e ha riconosciuto le preziose opportunità future che potrebbero presentarsi se nuove parti interessate all’alimentazione, all’agricoltura o alla biodiversità attuassero attivamente il Trattato. A mio avviso, Rete Semi Rurali è un buon esempio di rete impegnata ed attiva concretamente con la capacità di contribuire all’implementazione del Trattato e beneficiare dei suoi meccanismi di accesso facilitato alle risorse genetiche vegetali.

I diritti degli agricoltori in azione

I diritti degli agricoltori in azione

Finalmente approvate le Opzioni

di Mario Marino – Segretariato Trattato

Gli agricoltori nutrono il mondo, producendo il cibo da cui tutti dipendiamo. Poiché gli agricoltori sono gli sviluppatori e i custodi della diversità delle colture sul campo, i loro diritti sono fondamentali se vogliamo garantire la sicurezza alimentare e la nutrizione.

Il Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e l’alimentazione (da ora in avanti Trattato) è il primo accordo internazionale legalmente vincolante a riconoscere formalmente il contributo delle comunità locali e indigene e degli agricoltori alla conservazione e allo sviluppo delle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (RGVAA). L’articolo 9 del Trattato prevede il riconoscimento, l’attuazione e la promozione dei diritti degli agricoltori in relazione alle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura. La promozione e la realizzazione di questi diritti consentiranno agli agricoltori e alle comunità agricole di continuare a svolgere il proprio ruolo di sviluppatori e custodi di RGVAA e di nutrire il mondo per le generazioni a venire.

Nella sua Settima Sessione nel 2017, l’Organo Direttivo del Trattato ha adottato la Risoluzione 7/2017 sull’attuazione dell’articolo 9, attraverso la quale ha istituito un gruppo di esperti per “produrre un inventario delle misure nazionali, delle migliori pratiche e delle lezioni apprese nella realizzazione dei diritti degli agricoltori, come stabilito” e “sulla base dell’inventario, sviluppare opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori di cui all’articolo 9 del Trattato”. Nel primo biennio dei suoi lavori (2019-2020), il Gruppo di esperti ha stabilito l’inventario delle misure nazionali che è stato approvato dall’Organo Direttivo nella sua Ottava Sessione (Roma 2019). L’Organo Direttivo ha accolto con favore l’istituzione di una versione elettronica online dell’Inventario, che è disponibile sul sito web del Trattato da agosto 2020 e viene periodicamente aggiornata dalla Segreteria (https://www.fao.org/plant-treaty/ en/). Il Segretariato ha, inoltre, fornito sostegno alle parti contraenti e alle parti interessate in merito ai contributi su esperienze e buone pratiche per la realizzazione dei diritti degli agricoltori. L’Organo Direttivo nella sua Ottava Sessione ha approvato la struttura di base delle Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei Diritti degli Agricoltori. Il Gruppo di Esperti ha tenuto due incontri nel biennio in modalità virtuale a causa della pandemia globale COVID-19. I dettagli dei lavori del Gruppo di Esperti sono forniti nel documento Report of the Ad Hoc Technical Expert Group on Farmers’ Rights to the Ninth Session of the Governing Body (https://www.fao.org/3/ ni835en/ni835en.pdf). Il Gruppo di Esperti ha finalizzato le Opzioni con eccezione di quelle previste per la Categoria 10 sulle misure legali.

Nella nona sessione dell’Organo Direttivo, tenutasi a New Delhi dal 19 al 25 settembre 2022, è stata adottata la Risoluzione 7/2022 (https://www.fao. org/3/nk242en/nk242en.pdf) nella quale si chiede, tra l’altro, al Segretariato ed ai Paesi membri di:

• accogliere con favore il lavoro del gruppo di esperti;

• prendere atto delle Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori e chiede di pubblicarle precisando che non vi è stato accordo sulle opzioni della categoria 10 sulle misure legali;

• invitare le parti contraenti e le altre parti interessate a prendere in considerazione l’utilizzo delle Opzioni, in conformità con le loro esigenze e priorità come appropriato e soggetto alla legislazione nazionale, nell’incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori;

• tradurre l’Inventario delle esperienze su come implementare l’articolo 9 nelle lingue ufficiali del Trattato, se ci sono le risorse finanziarie necessarie;

• invitare il Segretario, compatibilmente alla disponibilità di risorse umane e finanziarie, a supportare le parti contraenti del Trattato e le parti interessate in materia di promozione, protezione e realizzazione dei diritti degli agricoltori;

• invitare il Segretario, compatibilmente alla disponibilità di risorse finanziarie, a presentare un primo schema di valutazione sullo stato di attuazione dell’articolo 9 alla Decima Sessione e un rapporto completo alla Undicesima sessione nel 2025;

• organizzare un Simposio mondiale per condividere esperienze e discutere possibili lavori futuri sui diritti degli agricoltori (l’India si è offerta di ospitare tale Simposio nel corso del 2023). 

Il Sistema Informativo Globale del Trattato

Il Sistema Informativo Globale del Trattato

Dalle sementi alle informazioni collegate

di Francisco Lopez – Segretariato Trattato

Il Sistema Multilaterale di accesso e condivisione dei benefici (MLS), una delle aree di attività più importanti del Trattato, mette attualmente a disposizione degli utenti 2 343 549 materiali, un aumento del 2.5% rispetto al 2019.

Questo secondo il rapporto preparato dal Segretariato per la Nona Sessione dell’Organo Direttivo (www.fao.org/3/ni831en/ni831en.pdf). Queste risorse genetiche provengono principalmente dalle collezioni pubbliche dei paesi contraenti (al momento 149), i centri internazionali ed altre istituzioni.

Lo scambio dei materiali genetici inseriti nel MLS avviene tramite l’Accordo Standard di Trasferimento di Materiale (SMTA), un contratto privato tra fornitore e ricevente che è però protetto e garantito in tutto il mondo dal diritto internazionale. Tra le clausole dell’Accordo è previsto che il fornitore renda disponibili al ricevente le informazioni sui materiali. Allo stesso modo, il ricevente si impegna a rendere disponibili le informazioni derivanti da eventuali ricerche scientifiche sui materiali ricevuti. Le informazioni di cui si tratta sono quelle non riservate secondo la normativa nazionale applicabile. Per il beneficio di chi riceve il materiale ma anche dell’intera comunità scientifica, il Sistema Informativo Globale (GLIS) facilita l’accesso a dati di passaporto (una serie di informazioni legate al campione di sementi e da dove viene) e altre informazioni risultanti dalla ricerca scientifica sul materiale stesso, grazie a link a cataloghi e sistemi in linea e a pubblicazioni tecniche. Inoltre, grazie all’adozione dei DOI (Digital Object Identifiers, Identificatori Digitali di Oggetti) è possibile stabilire come un certo materiale sia stato ottenuto e a quali materiali abbia dato origine realizzando vera e propria genealogia, elemento fondamentale degli studi scientifici e delle attività di miglioramento vegetale.

Ad oggi, GLIS ha catalogato oltre 1,3 milioni di materiali conservati ex situ, cioè al di fuori del loro ambiente naturale, tipicamente in banche di germoplasma. Questi materiali sono stati registrati in GLIS da oltre 5.500 utenti: ci sono le banche di germoplasma del Consultative Group on International Agricultural Research (CGIAR), istituzioni nazionali, università, centri di ricerca ed i numerosi partecipanti all’esperimento di Citizen Science del progetto europeo INCREASE (www.pulsesincrease.eu).

Alcuni numeri su GLIS
• GLIS ha assegnato oltre 1,3 milioni DOI da Novembre 2017;
• Quasi 18.000 DOI sono stati assegnati da università, enti governativi ed aziende in Italia;
• Il progetto europeo INCREASE, costituito da 25 partner di ricerca in tutta Europa, ha coinvolto quasi 6.000 cittadini nell’Esperimento di Scienza dei Cittadini assegnando oltre 33.600 DOI;
• il maggior numero di DOI registrati in Italia, più di 16.000, è del Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali, Università Politecnica delle Marche: per lo più fagioli, ma sono presenti anche ceci e mais;
• l’89% del materiale registrato in GLIS è disponibile nel Sistema multilaterale del Trattato.

Secondo le risoluzioni dell’Organo Direttivo del Trattato, GLIS verrà esteso alle risorse genetiche vegetali conservate “in situ”, cioè nell’ambiente in cui si sviluppano in natura, con particolare riguardo ai parentali selvatici delle colture (Crop Wild Relatives, CWR).

Il Segretariato del Trattato sta già lavorando con alcuni paesi in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina per supportare lo sviluppo di inventari nazionali di CWR basari sui descrittori internazionali standard e la loro registrazione su GLIS. La partecipazione a questa fase di sviluppo è aperta anche a piccole realtà e reti locali.

Storia degli accordi internazionali che hanno un impatto sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Agricoltura e l’Alimentazione (RGVAA). Il Protocollo di Nagoya gestisce Accesso e Ripartizione dei Benefici (ABS) di tutte le risorse genetiche, escluso le RGVAA che invece sono di competenza del Trattato FAO.

I principali servizi che GLIS offre sono:

• l’identificazione del materiale genetico vegetale a livello globale assegnando un DOI a ciascuno;

• la possibilità di registrare la genealogia di un materiale;

• rendere disponibili le pubblicazioni e/o i set di dati relativi ad un dato materiale;

• raccogliere link a siti web esterni dove trovare ulteriori informazioni scientifiche su un materiale;

• rendere disponibili link a siti web esterni su argomenti di interesse della comunità di utenti.

In pratica, GLIS si pone come un portale globale per facilitare l’accesso alle informazioni sui materiali genetici vegetali ed argomenti collegati. GLIS contribuisce a facilitare lo scambio di informazioni nell’ambito di grandi progetti di ricerca e facilita la collaborazione a livello mondiale. Questo servizio, previsto dall’Articolo 17 del Trattato, è inquadrato come un beneficio non monetario nell’ambito del MLS ed erogato grazie alle collaborazioni dei governi, della comunità scientifica, al grande interesse da parte degli utenti e all’integrazione con altri sistemi. GLIS offre la possibilità di ricercare materiali in vari modi: per paese di chi lo ha registrato, con genere e/o specie, inclusione nel MLS, tipologia del materiale stesso ecc. GLIS è, inoltre, integrato con altri sistemi gestiti da altre istituzioni, sia nazionali che internazionali, dando vita ad una rete mondiale per la documentazione delle risorse genetiche vegetali.

Il portale GLIS è accessibile da chiunque alla URL https://ssl.fao.org/glis. Per informazioni e chiarimenti, è possibile inviare una mail, anche in italiano, a pgrfa-treaty@fao.org. Il Segretariato è anche a disposizione per assistere chi desiderasse registrare la propria collezione su GLIS.