Il settore privato non ha mai pagato le compensazioni previste dal Trattato Fao. A Lima a fine novembre c’è una riunione chiave con 154 Paesi.
a cura di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 286 – Novembre 2025
Dal 24 al 29 novembre si terrà a Lima, in Perù, l’undicesima riunione dell’Organo di governo del Trattato Fao sulle risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e l’alimentazione. L’incontro vedrà la partecipazione di 154 Paesi, riuniti per discutere del futuro della risorsa alla base dei nostri sistemi agricoli: la biodiversità che troviamo espressa nelle piante coltivate e nelle migliaia di varietà di ogni singola specie.
Il Trattato è stato approvato nel 2001 e dalla sua ratifica nel 2004 si occupa di gestire l’accesso alle risorse conservate nei frigoriferi delle banche pubbliche delle sementi con un approccio multilaterale e facilitato. Non bisogna negoziare o stabilire un compenso per avere accesso alle sementi ma semplicemente aderire al cosiddetto Accordo di trasferimento materiale (Atm), che è standard e uguale per tutti.
Grazie a questo sistema specifico per la diversità agricola più di sette milioni di accessioni (campioni conservati nelle banche) sono disponibili e ogni anno vengono firmati più di centomila Atm. Inoltre, il Trattato si occupa di favorire politiche sui diritti degli agricoltori sulle sementi e sulla conservazione e l’uso sostenibile della diversità agricola.
Purtroppo, però, uno degli obiettivi del Trattato in questi venti anni di funzionamento non si è realizzato. Si tratta della compensazione monetaria che dovrebbe arrivare dal settore privato per avere accesso alle sementi conservate e che dovrebbe finanziare il Fondo di ripartizione dei benefici gestito dal Trattato stesso. Una sorta di bilanciamento dei diritti di proprietà intellettuale sulle sementi, pensato anche come risarcimento per aver usato per decenni le varietà locali come materia prima per la ricerca senza nessuna compensazione. Fino ad oggi le risorse arrivate dal settore privato sono irrisorie e il Fondo è stato alimentato da contribuzioni volontarie degli Stati, in particolare Italia e Norvegia.
I Paesi industrializzati hanno sostenuto molto poco questo strumento, non capendo il valore simbolico che avrebbe potuto avere, anche in un’ottica di risarcimento rispetto al nostro passato coloniale estrattivista. Come dire: finora abbiamo usato le risorse del Sud globale in maniera gratuita ma da oggi contribuiamo al Fondo per sostenere lo spirito multilaterale del Trattato e riconoscere il lavoro degli agricoltori nello sviluppo della diversità agricola nel corso della storia.
Sono sette milioni i campioni conservati nelle banche delle sementi e accessibili grazie al Trattato Fao sulle risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e l’alimentazione
L’Europa avrebbe dovuto giocare ben altro ruolo, facendo proprie le aspettative dei Paesi del Sud e sostenendo finanziariamente sia il Fondo sia il Trattato con contribuzioni volontarie dei singoli Stati in assenza di quelle del settore sementiero privato. Si è invece limitata a difendere l’accesso facilitato in faticosi negoziati giocati sulle virgole, senza nessuna visione di lungo periodo. E senza capire che la posta in gioco è troppo alta per lasciare queste scelte in mano ad avvocati esperti di proprietà intellettuale che si preoccupano di difendere gli interessi consolidati dei singoli Paesi o dei loro operatori economici.
Sarebbe bastato poco in termini economici ma avrebbe significato tanto in termini politici. Mettere risorse economiche sul Fondo, anche in maniera volontaria, avrebbe permesso di arrivare alla riunione di novembre con meno conflitti tra Paesi del Nord e del Sud del mondo e una visione condivisa sull’importanza del Trattato come strumento multilaterale di accesso alle sementi e ripartizione dei benefici. Al contrario: vedremo le due parti su posizioni sempre più polarizzate, il Nord in difesa dell’accesso alle sementi per la ricerca e il suo mondo sementiero privato e il Sud in difesa della sovranità nazionale sulle risorse genetiche e di una ripartizione economica derivante dal loro uso. Uno stallo da cui è difficile prevedere una via d’uscita.
Dal 30 settembre al 3 ottobre si è svolto a Edimburgo l’annual meeting del progetto IntercropVALUES. E’ stata un’importante occasione di confronto fra tutti i 13 casi studio co-innovativi che animano il progetto. Sono stati presentati alcuni primi risultati di ricerca, tra i quali l’incremento del tenore proteico nelle farine di frumento se coltivate in consociazione con una leguminosa, una mappatura delle aziende che fanno consociazione in Francia e un panel test su biscotti con diversa percentuale di farina di ceci nell’impasto. L’annual meeting si è concluso con una visita a un’azienda biologica che produce olio di colza per ali alimentazione umana. La colza viene coltivata in consociazione con veccia, trifoglio e fieno greco. In Italia stiamo lavorando sulle barriere burocratiche che ostacolano il diffondersi di questa importante pratica agroecologica. Il 16 ottobre,
inoltre, è prevista una visita al molino Martino Rossi che svolge attività di ricerca sulle consociazioni nella propria azienda sperimentale. Infine, è in fase di perfezionamento lo strumento Interplay, un “gioco” riguardante le consociazioni, utile nella didattica e nello scambio di saperi. Sarà scaricabile dal sito di Rete Semi Rurali. Su www.intercropvalues.eu è possibile trovare materiale tecnico e video. https://intercropvalues.eu/
Dal 29 settembre al 3 ottobre RSR parteciperà al quarto Annual General Meeting di Liveseeding, in Germania, che segnerà la conclusione del terzo anno di attività e l’avvio ufficiale del quarto. Il progetto Horizon EU (2022-2026) “Liveseeding – Transforming Organic Seed Systems” entra così nella sua fase finale, con l’obiettivo di accelerare la diffusione delle sementi biologiche verso il traguardo fissato dall’UE: 100% sementi bio entro il 2036. Per chi si fosse perso alcuni dei nostri notiziari passati, al centro del progetto ci sono le sementi, con la sperimentazione di varietà biologiche e di materiale eterogeneo biologico (MEB). Partendo dal seme, Liveseeding lavora su tutta la filiera, garantendo un approccio multistakeholder che coinvolge agricoltori, aziende sementiere, trasformatori e istituzioni di oltre 17 Paesi europei.
Al termine del terzo anno, Liveseeding ha prodotto strumenti, manuali e ricerche scientifiche a supporto della promozione delle sementi bio a livello europeo e nei diversi Stati membri. Fra i più recenti, le linee guida per le autorità sulle politiche di sostegno e le raccomandazioni pratiche per la notifica dei MEB. In questo contesto, secondo i dati del portale GEVES (https://www.geves.fr/en/), negli ultimi tre anni in Europa sono stati notificati 46 MEB, di cui 4 in Italia nel 2023.
L’ultimo anno sarà dedicato alla disseminazione, al consolidamento dei risultati, alla loro scalabilità e al rafforzamento del legame tra ricerca, mercato e politiche, per accelerare l’azione dell’UE e dei Paesi membri verso l’obiettivo del 100% di sementi biologiche. https://liveseeding.eu/
COUSIN (Crop Wild Relatives Utilisation and Conservation for Sustainable Agriculture) è un progetto europeo finanziato da Horizon Europe e attivo dal 2024 al 2028, con 26 partner di 12 paesi. La sua missione è promuovere l’uso dei parentali selvatici delle colture (CWR – Crop Wild Relatives) come risorsa chiave per costruire sistemi agricoli più sostenibili, resilienti e nutrienti.
I CWRs, “cugini” selvatici delle piante coltivate, custodiscono tratti genetici preziosi per resistere a cambiamenti climatici, siccità, parassiti e malattie, oltre che per migliorare la qualità alimentare. Nonostante il loro potenziale, il loro impiego è ancora limitato da barriere di conoscenza, accessibilità e conservazione. Per superare questi ostacoli, COUSIN si concentra su sei obiettivi principali: identificare i percorsi per l’utilizzo
dei CWRs al fine di rafforzare l’agricoltura sostenibile, riconoscere le migliori riserve genetiche in situ, identificare i bisogni degli stakeholders, diversificare le attività di coltivazione e miglioramento genetico grazie all’uso dei CWRs, fornire su di essi informazioni in un formato accessibile ai potenziali utenti, oltre a formare e sensibilizzare il pubblico.
Il progetto lavora in particolare su cinque colture pilota: grano, orzo, pisello, lattuga e brassicacee. Attraverso ricerca, sperimentazioni sul campo e la creazione di un portale dati user-friendly, COUSIN punta a trasformare la biodiversità vegetale in una risorsa concreta per agricoltori, ricercatori e decisori politici. In questo modo, la biodiversità non sarà solo conservata, ma diventerà un motore di innovazione per un’agricoltura europea più verde e resiliente. https://cousinproject.eu/
Nel 2023 è iniziato il Progetto TRIBIOME “Interconnection of microbiomes in resilient food systems” (Horizon n°101084485) dedicato allo studio della microbiodiversità del suolo nelle colture di pieno campo. Come Rete Semi Rurali partecipiamo alle attività di sperimentazione in campo, in Toscana e in Sicilia, su popolazioni evolutive di frumento tenero e duro. Nel corso del 2024 abbiamo testato 2 modulatori (biopreparati a base di microrganismi). I microrganismi utilizzati sono stati Bacillus endophyticus e Pseudomonas libanensis. Entrambi sono stati isolati nelle aziende agricole del progetto a partire da un esteso campionamento di suolo e rizosfera. La prospettiva di lavorare sul Microbial-assisted plant breeding (MAPB) o Selezione vegetale assistita da microrganismi rappresenta un’innovazione importante per adattare popolazioni
multifunzionali, non vincolate alla sola resa, ma resilienti, adattate a contesti locali e in grado di ottimizzare le interazioni con i microbiomi del suolo. Nel corso dell’annata agraria 2025-2026 sperimenteremo altri modulatori e combinazioni di questi con estratti naturali di colture vegetali. https://www.tribiome.eu/
Parlare di ricerca agricola, uno degli aspetti meno noti e discussi del funzionamento dei nostri sistemi agroalimentari, non è semplice. È una materia sconosciuta, delegata agli addetti ai lavori, che sta vivendo da anni un processo di privatizzazione e di riduzionismo scientifico spinto, senza alcun dibattito o processo democratico di presa delle decisioni. In Italia, infatti, quando si parla di agricoltura al grande pubblico, il discorso si limita al made in Italy, al buono, pulito e giusto, o al biologico, senza mai approfondire come vengono sviluppate le varietà, come la ricerca influenzi i sistemi produttivi e, soprattutto, chi la gestisca e quali siano le implicazioni delle sue applicazioni. Certo non è facile parlare di democrazia nella scienza, ambito dominato dal concetto del sapere esperto degli scienziati, convinti di dover indicare la via da seguire alla politica (e alla società in generale). Come cittadini, viviamo tutti i giorni questa difficoltà quando ci confrontiamo con alcune scelte di salute pubblica che ci riguardano. Ad esempio, di chi ci fidiamo quando si parla di vaccini? A quale sapere ci affidiamo per fare delle scelte informate e consapevoli? Sempre più spesso andiamo a cercare altre voci, altre fonti del sapere che, in alcuni casi, criticano o mettono in discussione la singola voce della scienza ufficiale, ammesso che ne esista una sola. In agricoltura la situazione è ancora più complessa a causa della presenza di un soggetto intermedio tra la scienza e l’oggetto di studio: l’agricoltore. Questa figura, nel corso dell’ultimo secolo, è stata emarginata dalla ricerca, privata dei suoi saperi e sistemi di conoscenza nell’ottica della modernizzazione del settore. Questo cambiamento è stato anche spinto dagli stessi agricoltori, alla ricerca di modalità più semplici per risolvere i problemi connessi col fare un’attività all’aria aperta. È difficile, infatti, rifiutare una varietà resistente alle malattie o più facile da coltivare con determinati prodotti chimici. Questa scelta porta con sè la sfida di affrancarsi da millenni di sofferenze e fatiche del fare agricoltura. Tuttavia, questo passaggio non è stato indolore o privo di conseguenze sociali, economiche e ambientali. All’alba del nuovo millennio tutti i nodi stanno venendo al pettine, ma la risposta alle crisi causate dalla “sbornia” della chimica novecentesca continua a essere cercata nella tecnologia, senza mai mettere in discussione il sistema stesso. La ricerca agricola è ancora dominata da una cultura profondamente scientista e colonialista. Questo Notiziario vuole aprire una finestra su modelli di ricerca alternativi a quelli dominanti, con l’obiettivo di stimolare un dialogo sulle scelte attuali della ricerca pubblica. Dobbiamo riflettere sul fatto che criticare le tecnologie (come ad esempio i nuovi OGM) non vuol dire essere contro la scienza e la ricerca, ma semplicemente discutere dei loro impatti e mettere a confronto punti di vista e interessi diversi. Facciamo nostre le parole della genetista Erna Bennet che nel 2001 scriveva: “sta arrivando il giorno in cui scienziati e intellettuali accetteranno la necessità di intraprendere azioni sociali e assumersi la responsabilità sociale come parte integrante, e non supplementare, della loro responsabilità scientifica, aggiungendo la loro voce e le loro azioni a quelle di milioni di altre persone. Quello sarà un giorno di grande speranza per un mondo gravemente minacciato”.
Rete Semi Rurali ETS, insieme ai Comuni di Firenze, Scandicci, Lastra a Signa e Signa, ha avviato il percorso di costituzione del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino, un’iniziativa volta a promuovere uno sviluppo sostenibile fondato sull’agricoltura biologica, la tutela dell’ambiente e la valorizzazione delle risorse locali.
Da oggi si apre una finestra di un mese per la sottoscrizione dell’Accordo di Distretto, lo strumento che permetterà ad aziende agricole biologiche, associazioni di produttori, enti pubblici e soggetti privati di aderire formalmente al progetto e contribuire alla costruzione del Distretto. L’Assemblea di Distretto, nucleo del futuro modello di governance territoriale, sarà composta per il 51% da aziende agricole biologiche, mentre gli altri attori potranno partecipare in funzione del numero di adesioni raccolte, con priorità per le realtà più attive nella promozione e nella diffusione del biologico.
Entrare a far parte del Distretto significa partecipare a un progetto collettivo che vuole rafforzare la filiera del biologico, sostenere la pianificazione locale del cibo e promuovere la biodiversità in tutte le sue forme. È un passo concreto verso un modello di sviluppo che mette al centro la sostenibilità ambientale, economica e sociale del territorio fiorentino.
Il 16 Ottobre 2025 si è tenuto il workshop “Il Cibo che Cambia” presso la Franco Angeli Accademy, nell’ambito del progetto OnFood. Antropologi, agronomi, biologi ed economisti hanno dialogato a partire da casi studio che rappresentano la crisi dei sistemi agricoli attuali a fronte delle Crisi Climatiche in tutte le loro ampie sfaccettature.
L’agroecologia e il cambio di modello di interpretazione delle nature e del non umano, così come del lessico interpretativo, superando il paradigma fossile, sono stati al centro della riflessione nei momenti comuni, in quelli di attivazione e nei gruppi di lavoro. RSR ha contribuito in virtù della sua esperienza profonda proveniente dal lavoro sul campo e dalla riflessione collettiva, sottolineando la necessità di un approccio socialmente inclusivo, innovativo e basato sulla co-creazione e la condivisione delle conoscenze.