I trattori protestano contro Mercosur e Green deal. Ma l’attuale crisi è frutto di quel modello che oggi si vuole difendere a qualunque costo.
di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 290 – Marzo 2026
L’agricoltura è tornata ad affacciarsi sulle copertine dei giornali con le immagini dei trattori che protestano per l’accordo di libero scambio tra Europa e America Latina (Mercosur). La paura è l’arrivo di materie prime a prezzi più bassi, in grado di esercitare una competizione sleale perché gli agricoltori sudamericani non rispettano gli alti standard qualitativi dell’agricoltura europea.
Mentre queste contestazioni sono in atto, l’Unione europea sta definendo la nuova Politica agricola comune (Pac) con l’obiettivo di ridurre il suo bilancio e andare verso una nazionalizzazione. In questo quadro è interessante leggere l’analisi che fa, nelle pagine della rivista di settore L’informatore agrario, Paolo De Castro, ex ministro dell’Agricoltura dei Governi Prodi e oggi, dopo una lunga stagione a Bruxelles nella Commissione agricoltura, approdato alla presidenza di Nomisma. La tensione tra agricoltori e Commissione europea viene imputata, nelle sue origini, alle politiche delGreen deal descritte come spinte “verso un ambientalismo tale da mettere in difficoltà i sistemi produttivi”.
Un secondo elemento di tensione descritto da De Castro è l’asimmetrico accordo Mercosur che penalizza gli agricoltori europei che “rispettano regole ambiziose con alti standard” assenti nel Sud America. Un terzo elemento è ovviamente il nuovo bilancio della Pac che drena risorse dal settore e metterà in crisi gli agricoltori, penalizzati anche dai dazi statunitensi che minano le esportazioni delle nostre eccellenze gastronomiche.
Ma siamo sicuri che siano questi i problemi o piuttosto la crisi del settore non sia dovuta a una mancanza di visione del nuovo ruolo che dovrebbe avere l’agricoltura nelle nostre società, in un mondo alle prese con l’impatto sempre più evidente dei cambiamenti climatici?
Le richieste espresse da De Castro e sostenute dai sindacati agricoli si inseriscono ancora nel modello agricolo produttivista del secolo scorso. L’intensificazione tecnologica, accoppiata alle nuove tecniche genomiche, è la risposta alla crisi in un sistema mondo globalizzato, dominato dalla competizione sui mercati esteri e dall’approvvigionamento di materie prime dalle zone a vocazione più industriale e con costi di produzione bassi. Come se la crisi agricola che stiamo vivendo non sia stata causata anche da questo modello che si vuole portare avanti. Proviamo dunque a rispondere ai tre elementi descritti cambiando prospettiva.
La questione ambientale anziché essere vissuta come un limite, avrebbe dovuto essere vissuta come una sfida per trasformare l’agricoltura e ridurne l’impatto. Niente di impossibile considerato che il biologico esiste da 40 anni ma di questa strada non si trova traccia nella narrazione di De Castro. Questa scelta avrebbe potuto aprire la partita della Pac alla società, facendola diventare una politica alimentare con una maggiore capacità di difendere la sua esistenza e la necessità di un forte budget dedicato. La Pac avrebbe dovuto essere ripensata per sostenere il lavoro agricolo e non la rendita.
Il tema relazioni Nord-Sud non può essere affrontato senza mettere in discussione le nostre politiche di dumping e il fatto che quei prodotti chimici, non più ammessi da noi, ma usati nel Sud globale, vengano proprio dall’Europa. Ancora, è l’Europa che impone le monocolture di soia o mais all’America Latina per alimentare gli allevamenti intensivi. Tutto ciò non si può eludere per il suo devastante impatto sociale, ambientale e sulla salute pubblica. La globalizzazione va riconcepita in un’ottica di riterritorializzazione dei sistemi agricoli per ricollegare produzione e consumo a livello locale. Infine nell’editoriale di De Castro è assente il principale imputato di questa crisi, i sindacati agricoli, che non sono stati capaci di adeguare le loro politiche e strutture alle sfide che dobbiamo affrontare in questo millennio.
Negli scorsi giorni si è svolto l’incontro dell’Organic Advisory Network, grazie al lavoro di coordinamento di FIRAB, con visite in campo presso l’azienda agricola Passerini a Torrita di Siena e l’azienda agricola Torre colombaia a Marsciano nelle quali ci si è confrontati su temi tecnici e agronomici riguardanti le consociazioni. Nell’ambito del progetto Intercropvalues , si è svolto un workshop sul tema delle barriere burocratiche e normative riguardati le consociazioni, con strategie per facilitare gli aiuti nell’ambito dello sviluppo rurale e la tracciabilità.
per maggiori info sul progetto IntercropValues visita il sito dedicato
È arrivato il riconoscimento ufficiale della Regione Toscana, a conferma del suo impegno per una più ampia diffusione dell’agricoltura biologica e per una maggiore sostenibilità dei sistemi agroalimentari.
Nella giornata di martedì 17 marzo è nato ufficialmente il Distretto Biologico del Territorio Fiorentino, grazie al lavoro coordinato da Rete Semi Rurali. Si tratta del frutto di un processo partecipato costruito insieme ad amministrazioni, realtà agricole, associazioni e istituzioni locali.
Tra gli obiettivi del Distretto vi è lo sviluppo di modelli economici circolari e solidali, capaci di promuovere connessioni eque tra produttori e consumatori. In questa direzione, si intende rafforzare la produzione biologica e le filiere locali attraverso azioni concrete, tra cui la realizzazione di una Filiera del Pane in grado di valorizzare il patrimonio genetico locale, favorire la ricerca partecipata e il trasferimento dei saperi agricoli. Un obiettivo trasversale è la diffusione della cultura del biologico, del consumo consapevole e delle diete sostenibili: un impegno che si traduce nel mettere in connessione le aziende agricole locali con le mense del territorio, promuovendo al contempo iniziative di educazione alimentare rivolte alla comunità. Il Distretto intende inoltre collaborare e rafforzare il legame con i distretti toscani circostanti per la costruzione di politiche alimentari locali integrate, in una logica di rete e di coerenza territoriale.
La presentazione del nuovo distretto si è svolta presso la Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati, alla presenza dell’assessore all’Economia, turismo e politiche agricole, Leonardo Marras, la sindaca di Scandicci Claudia Sereni, il sindaco di Lastra a Signa Emanuele Caporaso, la vice-sindaca di Firenze Paola Galgani, il sindaco di Signa Giampiero Fossi e la vice-presidente di Fondazione CR Firenze Maria Oliva Scaramuzzi.
«Il soggetto referente del Distretto biologico fiorentino è Rete Semi Rurali, che nell’arco di cinque anni si impegnerà a portare avanti e rendere concrete le 18 azioni contenute nel Programma Economico Territoriale Integrato, presentato agli uffici competenti della Regione Toscana: dalla promozione delle filiere corte allo sportello agroecologico per gli agricoltori, dall’Atlante del Distretto alla rete dei mercati locali. Si tratta di una nuova chiave di lettura di un territorio che oggi comprende Scandicci, Firenze, Lastra a Signa e Signa, con altri Comuni, come Bagno a Ripoli, che hanno già manifestato interesse ad aderire per valorizzare territori e comunità» – ha affermato il nostro direttore tecnico Riccardo Bocci.
«Il Distretto biologico diventa così uno strumento reale e concreto, affinché l’agricoltura biologica e l’agroecologia diventino pratica quotidiana sui territori dei comuni coinvolti; e lo faremo mettendo in rete competenze, esperienze e opportunità, sostenendo il lavoro delle aziende agricole che contribuiscono a mantenere vivo il nostro territorio e, si spera in futuro, diversificando le produzioni colturali biologiche» – ha affermato Daniel Monetti referente del progetto per Rete Semi Rurali.
Un risultato collettivo reso possibile grazie all’impegno del gruppo di lavoro di Rete Semi Rurali che ha animato questo percorso, messo a disposizione competenze, visione e dedizione. Inoltre, il percorso di costruzione e facilitazione del Distretto Biologico è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.
Al seguente link è disponibile per il download la documentazione utilizzata per il riconoscimento ufficiale
Lo scorso 5 marzo si è tenuto l’incontro del gruppo di lavoro sul riso del Living Lab ALL FACTs presso l’azienda “Un Garlanda” a Rovasenda (VC). Prosegue l’obiettivo di mappare e coordinare le diverse filiere agro-ecologiche presenti in Piemonte.
Nello specifico si è discusso delle misure regionali volte alla promozione dei sistemi agro-forestali in pianura, anche in contesti risicoli, prendendo spunto anche dalle buone pratiche già utilizzate da anni presso l’azienda “Una Garlanda”. Tema di approfondimento sono state anche le strategie di valorizzazione delle filiere agro-ecologiche in risicoltura, attraverso la duplice chiave di lettura del prodotto e delle possibili forme di aggregazione aziendale. Rete Semi Rurali ha partecipato in collaborazione con il Bio Distretto del Riso Piemontese e come parte del Living Lab Riso Resiliente fornendo gli elementi innovativi frutto del lungo lavoro di ricerca-azione svolto nell’ambito della risicoltura con approccio agroecologico.
Il 4 marzo, agricoltori e selezionatori del mondo del biologico, seeds saver e organizzazioni ambientaliste si sono riuniti a Bruxelles per inviare un messaggio chiaro ai responsabili politici: le nuove leggi europee sulla commercializzazione delle sementi devono salvaguardare la diversità delle piante coltivate, attuare i diritti degli agricoltori e sostenere i piccoli allevatori biologici.
L’evento si è svolto presso il Parlamento europeo ospitato da Herbert Dorfmann (PPE, relatore), Martin Häusling (Verdi/EFA, relatore ombra) e Christophe Clergeau (S&D, relatore per la commissione Ambiente) e ha riunito rappresentanti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione e professionisti del settore per uno scambio di opinioni sulla proposta del nuovo regolamento UE relativo alla produzione e alla commercializzazione del materiale di riproduzione vegetale (PRM). L’evento si è svolto un mese dopo l’avvio dei negoziati trilaterali. In tale occasione, la presidenza cipriota del Consiglio ha confermato l’obiettivo di raggiungere un accordo entro la fine di giugno.
Il relatore e i relatori ombra hanno sottolineato la necessità di dare spazio alla diversità nel testo finale, in particolare per quanto riguarda i diritti degli agricoltori e le varietà da conservazione. La presidenza cipriota si è detta fiduciosa nella ricerca di compromessi. “Le preoccupazioni di alcuni Stati membri secondo cui norme più flessibili creerebbero mercati paralleli e indebolirebbero gli standard di qualità delle sementi non dovrebbero essere sopravvalutate, né utilizzate per giustificare una limitazione indebita e sproporzionata della scelta degli agricoltori e dei giardinieri, nonché del lavoro dei selezionatori biologici e delle aziende sementiere. Riteniamo che sia possibile per tutte le istituzioni trovare un terreno comune per soddisfare le esigenze dei diversi sistemi agricoli e lasciare spazio alla biodiversità, nell’interesse comune”, ha affermato Eric Gall, vicedirettore di IFOAM Organics Europe.
Le attuali direttive di commercializzazione del materiale riproduttivo vegetale (PRM) hanno storicamente favorito varietà uniformi e standardizzate, rendendo difficile l’accesso al mercato per le varietà eterogenee e adattate alle condizioni locali e limitando i diritti degli agricoltori. La nuova normativa PRM deve correggere questa situazione:
Riconoscendo i diritti degli agricoltori, e in particolare gli scambi di PRM tra agricoltori.
Garantendo un accesso reale al mercato per varietà non uniformi e biologiche.
Fornendo un forte sostegno alla conservazione dinamica della diversità delle piante coltivate.
Elaborando norme proporzionate che non escludano dal mercato i piccoli operatori a causa di oneri amministrativi eccessivi.
Durante l’evento, diversi soggetti interessati hanno presentato il valore della diversità delle piante coltivate e dei diritti degli agricoltori, sia per preservare il patrimonio culturale alimentare europeo che per rafforzare la resilienza dell’agricoltura. Gli interventi hanno chiarito che, alla luce delle varie sfide che l’agricoltura deve affrontare oggi, una normativa moderna in materia di commercializzazione non dovrebbe limitare i tipi di varietà che possono essere immesse in commercio a causa di un attaccamento obsoleto al concetto di uniformità genetica, ma piuttosto sostenere sistemi sementieri decentralizzati basati su una ampia diversità di varietà, e attori coinvolti.
Le organizzazioni partecipanti invitano i negoziatori del Trilogo ad apportare le modifiche necessarie alla proposta legislativa per sostenere questi obiettivi.
Qui di seguito viene riportato l’intervento del nostro direttore tecnico Riccardo Bocci invitato alla discussione:
Sono il direttore tecnico di Rete Semi Rurali, la rete italiana delle sementi che conta 40 organizzazioni affiliate, tra cui due aziende produttrici di sementi biologiche. Insieme ad altre organizzazioni presenti in questa sala, siamo partner del progetto Horizon LIVESEEDING sul miglioramento genetico biologico.
La mia presentazione parlerà delle varietà da conservazione, una delle categorie più promettenti migliorate dalla proposta della Commissione.
Come sapete, la Commissione ha proposto di aprire la categoria delle varietà da conservazione alle varietà di nuova selezione adattate alle condizioni locali. Ha tenuto conto dei nostri precedenti progetti Horizon, come LIVESEED, DYNAVERSITY o DIVERSIFOOD.
Il Parlamento europeo ha poi migliorato la proposta, introducendo il concetto di landraces – vecchie e nuove – derivate dalla selezione in azienda. Ha anche modificato il livello di diversità di questo materiale rendendolo “soddisfacente”.
A dicembre il Consiglio ha modificato la proposta limitando la categoria delle varietà di nuova selezione a frutta e ortaggi, aggiungendo una nuova definizione di varietà locali.
Riteniamo importante mantenere il nuovo testo semplice, utilizzando, se possibile, un’unica definizione per le landraces e le varietà di nuova selezione. Siamo flessibili su questa definizione, ma ciò che è davvero rilevante è lasciare aperta questa categoria di varietà di nuova selezione ai cereali e alle specie agricole. Questo punto sarà cruciale per le specie autoimpollinanti, come il grano, al fine di avere una categoria per le varietà di nuova selezione che non siano così diverse da soddisfare i requisiti dei materiali eterogenei biologici.
È inoltre importante giustificare questa apertura collegandola al concetto di uso sostenibile dell’agrobiodiversità per l’alimentazione e l’agricoltura.
Non dovremmo perdere l’opportunità di rendere questo nuovo regolamento il più innovativo al mondo, definendo norme adeguate e flessibili per la commercializzazione delle sementi, ma lasciando allo stesso tempo spazio sufficiente alla diversità e all’evoluzione locale delle varietà nei campi degli agricoltori. Non solo per il futuro dei sistemi agricoli dell’UE, ma anche del Sud del mondo, dove stanno copiando le nostre leggi sulle sementi.”