Sperimentazione Mais 2021

Sperimentazione Mais 2021

Cereali significa anche mais!

Da alcuni anni RSR sta portando avanti esperimenti partecipativi dedicati al frumento e all’orzo. Grazie alla collaborazione con il CREA di Bergamo e al supporto dei progetti DIVERSIFOOD e RGV/FAO dal 2016 abbiamo avviato un esperimento anche sul mais.

Con l’aiuto di alcuni agricoltori – sperimentatori vogliamo intraprendere un nuovo tipo di esperimento che consente di valutare tante varietà e incroci diversi senza però sottrarre né troppo tempo né troppo terreno al singolo agricoltore. Ognuno degli agricoltori sarà protagonista essenziale di un progetto più complesso. E’ importante che sui territori si diffonda la consapevolezza che i processi di ricerca svolti direttamente nelle aziende agricole finiscono per essere un’ulteriore garanzia di condivisione di competenze per raggiungere la sicurezza alimentare e sociale delle produzioni. Questa parcellizzazione degli esperimenti vuole quindi essere una ulteriore occasione per la propagazione di buone pratiche e per la finalizzazione di filiere di prossimità.

Mais in Bolivia . Foto P. Valoti

Il pregresso:

Nel 2015 il CREA CI presso la sede di Bergamo ha realizzato un set di incroci tra 25 varietà locali, di cui 15 italiane (Lombardia e Veneto) e 10 estere (Ungheria, Romania, Messico, Cipro e Giappone). Da questo materiale ha preso il via 2016 un processo di prove in campo utilizzando 190 genotipi, corrispondenti a 173 incroci F2, 14 varietà parentali e 3 ibridi tester (DKC4316, Corniola, Marano 501), con l’obiettivo di selezionare i materiali più adatti ai diversi ambienti/usi italiani e alla agricoltura biologica. Da questo momento, grazie al contributo degli agricoltori che hanno seminato e raccolto il materiale in campo si è avviato un processo di Miglioramento genetico partecipativo la cui cronaca potete trovare raccontata qui Blog letscultivatemais.blogspot.it. Con l’identificazione di Selezione del 15% dei diallelici per sperimentazione dell’anno 2017 (indice di coltivabilità indicato dagli agricoltori + valutazione del CREA maggiore o uguale a 2 + dati produttivi raccolti dal CREA), nel 2018 viene avviata la fase di Miglioramento genetico partecipativo-evolutivo – Questa ha portato alla Costituzione della popolazione di mais CCP CREA-RSR (27 diallelici in F3, i parentali sono 14 V.L. ITA + 4 V.L. EXT) e sua coltivazione in 3 regioni (Piemonte, Veneto, Campania) . Il percorso nel dettaglio e il pedigree del materiale in sperimentazione si trova qui

Sperimentazione 2021: Miglioramento genetico partecipativo-evolutivo

Le Attività:

– Coltivazione di popolazione di Mais in 2 località di adattamento: Isola Vicentina e Caserta (aziende madri) à  4° anno di adattamento

– Coltivazione di popolazione di Mais in 5 regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania, Umbria, Abruzzo, Toscana) al  3° anno di adattamento

– Coltivazione di popolazione di Mais in 5 regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania, Umbria) al  2° anno di adattamento

– Coltivazione di popolazione di Mais in 5 regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania, Umbria) al  1° anno (ogni agricoltore ha seminato 500 piante)

In questo anno iniziano due sperimentazione “agronomiche” per il contenimento delle micotossine al raccolto (il vero collo di bottiglia della coltivazione del mais per consumo umano). Essendo una prova preliminare , questa viene fatta presso l’azienda di Cortiana ad Isola Vicentina-

Mais addomesticato e Teosinte . Foto . P. Valoti

Cosa c’è da fare

  1. L’agricoltore ha ricevuto, insieme alla semente, il Modulo della Privacy e il documento ATM “Accordo semplificato di trasferimento dei materiali vegetali per uso diretto”. Il documento ATM deve essere completato anche con i dati della località di coltivazione. Una copia firmata e sottoscritta in originale deve essere spedita a:

Rete Semi Rurali – Piazza Brunelleschi, 8 – 50018 Scandicci FI

La Rete Semi Rurali propone un semplice protocollo per il funzionamento del sistema di scambio e riproduzione.

Chi partecipa alla Campagna di semina – Coltiviamo la diversità! si impegna a:

  • mantenere, nel limite del possibile, le varietà e/o le popolazioni che ha ricevuto – proteggerle dalle malattie e da ogni contaminazione;
  • informare in modo puntuale e preciso circa risultati e informazioni raccolte e la destinazione e l’uso del prodotto raccolto (se possibile tramite l’uso del quaderno di campagna RSR);
  • restituire alla fine dell’annata agraria alla Rete Semi Rurali un quantitativo di semente doppia rispetto a quella ricevuta;
  • nel caso l’uso non si esaurisca in un ciclo colturale, si impegna a darne comunicazione per gli eventuali cicli colturali successivi;
  • dichiara di non assumere alcun diritto sul prodotto di tali risorse genetiche;
  • esclude qualsiasi impiego volto alla creazione di organismi geneticamente modificati.

Si impegna a compilare il quaderno di campagna semplificato che è necessario per la corretta registrazione dei dati agronomici e fitopatologici. Potete farlo sia in forma cartacea che digitale (link trasmesso ai soli sperimentatori)

Cerca, se può, sostenere la RSR – sostieni

Alcuni consigli pratici sulla moltiplicazione della popolazione di mais

La popolazione di mais è stata costituita nel 2018 ed è coltivata continuativamente in 2 località: a Isola Vicentina nell’azienda di Giandomenico Cortiana e a Carinola, in provincia di Caserta, nell’azienda di Imma Migliaccio. Queste sono le 2 aziende-madri che sono la fonte della semente che avete ricevuto, in base alla località e alle caratteristiche delle vostre aziende.

Gli agricoltori che hanno intrapreso la coltivazione dal 2019 si trovano nella condizione di adattare localmente la popolazione “madre” ricevuta tramite la Campagna di semina e fanno quindi parte di un gruppo di agricoltori sperimentatori che valutano le capacità di adattamento secondario della popolazione.

In generale la raccomandazione è di coltivare le piante secondo il vostro abituale regime (indirizzo colturale dell’azienda e rotazione praticata).

Per una gestione ottimale della popolazione è opportuno seminare almeno 500 piante così da garantire il massimo della diversità possibile.

Scegliere una disposizione a quadrato delle file per favorire l’impollinazione di tutte le piante tra loro evitando la semina di lunghe file.

Preferire un orientamento prevalente di semina delle file nord sud.

Il sesto di semina raccomandato è 25-30 cm sulla fila; la distanza tra le file è connessa alle attrezzature in uso, non meno di 70 cm.

Per quanto riguarda la dotazione di azoto alla semina, si consiglia almeno 50 unità/ha con ammendante organico.

Alcune note tecniche all’adattamento secondario: ricordiamo che “frugale” non vuole dire “povertà”. Il mais – anche adattato localmente – è una specie esigente (soprattutto di azoto). “Resistente alla siccità” non vuol dire coltivazione in assenza di acqua. Curate l’irrigazione di emergenza almeno in fioritura (questo diminuisce molto anche le infezioni secondarie e le aflatossine al raccolto).

Da leggere

Maggiori informazioni le potete trovare nell’articolo “Mai dire … mais” uscito nel numero 23 del Notiziario di RSR che potete scaricarlo qui

Per approfondire

Il mais miracoloso

esperimento mais
Prova In Basilicata Foto T. Recchia
OGM/NBT: la società civile e i produttori biologici e agroecologici bocciano il parere della Commissione UE

OGM/NBT: la società civile e i produttori biologici e agroecologici bocciano il parere della Commissione UE

Riceviamo e condividiamo il comunicato stampa

OGM: la società civile e i produttori biologici e agroecologici bocciano il parere della Commissione Ue favorevole a una diversa normativa del settore.

Roma, 05.05.2021:

Le organizzazioni dei produttori biologici, dell’agricoltura contadina e della società civile esprimono profonda preoccupazione rispetto alla posizione della Commissione europea che si è espressa a favore di una regolamentazione ad hoc per le nuove tecniche di manipolazione genetica (NGT/NBT) per sottrarle alla normativa sugli OGM in essere, aggirando così la sentenza della Corte di Giustizia europea. Dando un sostanziale via libera agli OGM di nuova generazione, la Commissione annuncia la resa di fronte alle pressioni delle industrie dell’agribusiness mettendo in discussione lo stesso principio di precauzione europeo.

Si tratta di una grave minaccia per le piccole e medie produzioni locali e, in generale, per tutto il comparto delle produzioni biologiche e di qualità che caratterizzano il Made in Italy. Facendo eco alla voce delle lobby industriali, la Commissione elenca le stesse promesse non mantenute che sono state fatte vent’anni fa per promuovere gli OGM: meno pesticidi, maggiori rese, adattamento al cambiamento climatico.

Lo studio della Commissione europea sulle nuove tecniche genomiche NGT, o anche NBT, è stato pubblicato su richiesta del Consiglio e a seguito di importanti e continue pressioni lobbistiche da parte dei grandi gruppi industriali del settore. La Commissione, noncurante dei rischi e degli allarmi lanciati dalla società civile e dalle organizzazioni contadine e degli agricoltori biologici ha rilasciato il suo nulla osta a una deregolamentazione, visto che le nuove tecniche ricadono attualmente sotto la normativa degli OGM, così come stabilito dalla Corte di Giustizia Europea nel 2018. Sottrarre i prodotti OGM ottenuti con queste tecniche alla normativa in essere significa, inoltre, rimettere in discussione una etichettatura chiara, la cui rimozione potrebbe privare i consumatori del diritto di conoscere e scegliere cosa stanno acquistando. Eppure l’Unione europea è il campione della tracciabilità, potendo attualmente etichettare molti prodotti di qualità.

Chiediamo che, di fronte a questa infausta apertura, i parlamentari europei e nazionali, i governi nazionali, regionali e locali si mobilitino immediatamente per impedire l’ingresso non dichiarato e la coltivazione di organismi geneticamente modificati in Europa. Una vera transizione ecologica si ottiene offrendo supporto all’agricoltura contadina, promuovendo l’agricoltura biologica e favorendo l’agroecologia, l’economia circolare, la filiera corta e non cedendo alle pressioni delle multinazionali e delle grandi corporazioni agricole. Proprio queste infatti otterrebbero il controllo delle filiere agroalimentari grandi profitti dalla commercializzazione di varietà geneticamente modificate continuando a imporre, di fatto, i vecchi sistemi di produzione e distribuzione che hanno condotto alla crisi ambientale attuale. Inoltre, estendere i  brevetti sulle sementi, rappresenta una grave minaccia per la sovranità alimentare delle popolazioni.

Lo studio sarà discusso dai  ministri dell’Ue al Consiglio dell’agricoltura e della pesca a maggio. La Commissione discuterà anche i suoi risultati con il Parlamento europeo e con tutte le parti interessate. Nei prossimi mesi, sarà effettuata una valutazione d’impatto, compresa una consultazione pubblica, per esplorare le opzioni politiche riguardanti la regolamentazione.

Le scriventi organizzazioni: Acu, Aiab, Altragricoltura Bio, Apab, Ari, Civiltà Contadina, Coord. Zero OGM, Crocevia, Deafal, Egalité, European Consumers, Fairwatch, Federbio, Firab, Greenpeace, Isde, Legambiente, Lipu, Navdanya, Pro Natura, Slow Food, Terra!, Unaapi, Wwf, chiedono che la Commissione rispetti  il principio di precauzione, protegga  l’ambiente dai rischi legati ai nuovi OGM e apra  un dibattito pubblico basato sui fatti e su dati scientifici indipendenti e non influenzato dagli interessi delle potenti lobby dell’agricoltura industriale  (oltre il 70% degli intervistati erano preventivamente favorevoli ai prodotti NBT). Chiediamo che il Governo italiano si opponga all’introduzione di OGM di nuova generazione salvaguardando il carattere “Libero da OGM” della sua agricoltura.

C’è ancora tempo per bloccare una deriva pilotata dai grandi interessi economici finanziari del settore, che ben poco hanno a che vedere con la sostenibilità ambientale.

*Comunicato stampa per conto di: Acu, Aiab; Altragricoltura Bio; Apab; Ari, Civiltà Contadina, Coord. Zero OGM; Crocevia; Deafal; Egalité; European Consumers; Fairwatch; Federbio; Firab; Greenpeace; Isde; Legambiente; Lipu; Navdanya; Pro Natura; Slow Food; Terra!; Unaapi; Wwf.

I diritti degli Agricoltori

I diritti degli Agricoltori

Enunciare i Diritti degli agricoltori in un trattato internazionale significa consentire loro di conservare e sviluppare le risorse fitogenetiche e ricompensarli per il loro fondamentale contributo all’agrobiodiversità nel mondo

Il contributo degli agricoltori sin dagli albori dell’agricoltura, gli agricoltori di tutto il mondo hanno seminato, mietuto e selezionato sementi e materiale da moltiplicazione scambiandosi attivamente queste risorse. Così facendo hanno sviluppato un’incredibile abbondanza di colture, e le loro conoscenze e abilità hanno spianato la strada per le piante alimentari che usiamo e selezioniamo in agricoltura oggi. Il loro indispensabile contributo a diffondere l’agrobiodiversità a livello mondiale è stato a lungo ignorato e non adeguatamente ricompensato. La globalizzazione dei sistemi agricoli ha progressivamente messo a rischio il loro importante ruolo a questo riguardo.

Ecco perché un intero articolo del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, (www.planttreaty.org), un accordo internazionale legalmente vincolante siglato nel 2001, è dedicato ai Diritti degli agricoltori (art. 9). Gli obiettivi del Trattato sono salvaguardare la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, facilitare l’accesso a queste risorse a scopo di ricerca, promuovere il miglioramento genetico, la formazione e una ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dal loro impiego. Proteggere e promuovere i Diritti degli agricoltori è un passo fondamentale per raggiungere degli obiettivi del Trattato.

Il Trattato e i Diritti degli agricoltori

Oltre 140 paesi contraenti hanno riconosciuto il contributo passato, presente e futuro degli agricoltori di tutte le regioni del mondo alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse fitogenetiche che costituiscono la base della produzione agro-alimentare nel mondo e dei Diritti degli agricoltori. Il Trattato fornisce alcune indicazioni e raccomandazioni generali per promuovere i Diritti degli agricoltori:  la protezione delle conoscenze tradizionali, il diritto all’equa ripartizione dei vantaggi; il diritto a partecipare alle decisioni rilevanti a livello nazionale; il diritto a conservare, utilizzare, scambiare e vendere sementi e propaguli prodotti nella loro azienda. Ovviamente, la responsabilità di precisare e promuovere i Diritti degli agricoltori ricade sui governi nazionali. Purtroppo il Trattato non vincola i paesi membri ad adottare alcuna norma specifica per i Diritti degli agricoltori, le sue disposizioni fanno da cornice per lo sviluppo di misure politiche rilevanti a livello nazionale.

Sistemi nazionali di gestione dell’agrobiodiversità

Sistemi nazionali di gestione dell’agrobiodiversità

In sintesi
Le organizzazioni della società civile attive sul fronte delle sementi e del materiale di propagazione contribuiscono all’utilizzo sostenibile della diversità genetica delle colture. Solitamente operano nel settore informale e sono spesso costrette a fronteggiare molte sfide e poca interazione con il sistema sementiero e alimentare formale.

DIVERSIFOOD ha analizzato cinque diversi sistemi nazionali di gestione dell’agrobiodiversità per identificare le tipologie di attori coinvolti e valutare i legami tra il settore sementiero formale e quello informale. L’obiettivo era determinare in che modo le costellazioni di attori, le loro interazioni e il contesto giuridico influiscano sulla prospettiva di preservare la diversità delle e l’agricoltura a livello nazionale. Le analisi dei cinque sistemi nazionali di gestione della agrobiodiversità sono state condotte dal punto di vista dei partner DIVERSIFOOD di rilevanza nazionale: Rete Semi Rurali (Italia), Arche Noah (Austria), Red Andaluza de Semillas (Spagna), ProSpecieRara (Svizzera) e Réseau Semences Paysannes (Francia).

Le cinque organizzazioni a confronto

Benché le cinque organizzazioni condividano la visione analoga di un sistema sementiero dinamico e attività centrali che vertono sulla tematica di interesse comunitario della conservazione e gestione della diversità genetica delle colture, esse differiscono in maniera significativa nelle strutture di governance, finanziamento e affiliazione. Mentre alcune dipendono al 99% da finanziamenti pubblici (nazionali o europei), altre percepiscono solo il 6% di finanziamenti pubblici. Queste ultime sono supportate perlopiù da quote associative private o da donazioni e sponsor che arrivano a coprire il 70% del loro reddito annuo, talvolta anche più.  In termini di affiliazione, alcune organizzazioni hanno membri collettivi (associazioni e organizzazioni) mentre altre hanno membri individuali. Le organizzazioni differiscono anche per dimensioni. Le più piccole si aggirano intorno ai 50 membri (solitamente collettivi) e hanno un piccolo staff (in media 6 persone), le più grandi contano più di 10.000 membri e fino a 39 impiegati. È stato rilevato inoltre uno schema geografico secondo cui le organizzazioni di seed saver supportate dai membri prevalgono in Nord Europa (sono composte perlopiù da giardinieri dilettanti e da seed saver privati) mentre le reti di organizzazioni agricole collegiali (che contano una piccola percentuale di “amateur” e giardinieri dilettanti) supportate da fondi pubblici sono più diffuse al Sud.

Comprendere il contesto giuridico

La maggior parte delle organizzazioni contribuisce ai dibattiti politici e giuridici nazionali e internazionali allo scopo di influenzare lo sviluppo del quadro normativo in una direzione più favorevole per la gestione delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura. DIVERSIFOOD analizza l’impatto della legislazione sulla  diversità nel sistema sementiero. Le direttive della Commissione Europea sulle varietà da conservazione sono un quadro normativo assai rilevante in questo contesto. L’attuazione delle direttive varia da paese a paese.

In Italia la registrazione delle varietà da conservazione è vincolata alla definizione di una regione d’origine che non è sempre ben definita; in Germania, Francia e Svizzera molte varietà da conservazione sono registrate indicando una “regione d’origine” estesa all’intera nazione.                                                                             In Italia e Spagna la registrazione è gratuita, mentre in diversi paesi del Nord Europa è vincolata al pagamento di una quota una tantum o di una tassa annuale. Un’altra questione politica riguarda la possibilità dello scambio non commerciale di sementi di varietà non protette tra giardinieri e agricoltori; anche questa opzione è suscettibile di interpretazioni contrastanti negli stati membri: alcuni la consentono, altri pongono restrizioni in maniera spesso non troppo chiara. Le leggi nazionali restrittive sui prodotti fitosanitari, confezionate su misura delle esigenze del settore sementiero formale, su larga scala, possono rappresentare un altro ostacolo alla circolazione locale e all’uso sostenibile di risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura in diversi sistemi alimentari e sementieri. La complessità delle procedure amministrative da espletare per accedere alle risorse fitogenetiche spesso pregiudicano la disponibilità di tali risorse per l’agricoltura e la selettocultura. Ultimo ma non per questo meno importante, una normativa più rigida sui diritti di proprietà intellettuale (tutela della varietà vegetale e sistemi di brevetti) potrebbe impedire la circolazione della diversità e dell’innovazione basata sulle risorse fitogenetiche locali influenzando negativamente la diversità e sostenibilità del sistema sementiero.

Interazioni tra stakeholder – verso piattaforme per la gestione delle PGRFA

Tutte le organizzazioni auspicano che i sistemi sementieri nazionali tengano in maggior conto il ruolo degli attori sociali coinvolti nella conservazione, nel mantenimento e nel rinnovo della agrobiodiversità. Anche se tutti gli stati membri della UE hanno siglato il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (impegnandosi a promuovere i Diritti degli agricoltori in relazione alle risorse fitogenetiche enunciati nell’Art. 9) e hanno applicato le direttive come quelle sulle varietà da conservazione, in nessun paese esiste uno spazio formale o piattaforma in cui gli stakeholder formali e informali, istituzionali o civili possano discutere e negoziare le tematiche di interesse comune. Laddove vi siano piattaforme di comunicazione sul tema delle risorse fitogenetiche, gli attori che operano nel settore sementiero e alimentare su larga scala spesso prevalgono, e i pareri formulati da organizzazioni della società civile non sono tenuti in grande considerazione.

Possibili soluzioni

Attraverso studi, workshop e attività di ricerca, DIVERSIFOOD mette a fuoco i sistemi nazionali PGRFA, le loro esigenze, l’impatto del contesto giuridico sul loro sviluppo e le criticità da affrontare per rilanciare il loro contributo all’impiego sostenibile delle risorse fitogenetiche. Nel 2018, DIVERSIFOOD discuterà le raccomandazioni programmatiche elaborate nell’ambito del progetto in collaborazione con stakeholder esterni in una serie di workshop europei e nazionali e nel convegno finale di Rennes (Francia) nel dicembre 2018.

Letture consigliate

Commissione europea: Preparatory action on EU plant and animal genetic resources. Final Report.

Unione Europea 2016. ISBN: 978-92-79-54841-3.

TRANsformative Social Innovation Theory (TRANSIT) 2014-2017. Balázs, B., Aistara, G. et al. (2015). Report:

Transnational Seed Exchange Networks.

RESTART 2021 Campus per Giovani Aziende sull’Appennino

RESTART 2021 Campus per Giovani Aziende sull’Appennino

Aperta la Call for Ideas per partecipare al campus #ReStartApp2021 15 posti disponibili per giovani under 40 con idee d’impresa da realizzare in Appennino Il campus residenziale gratuito si terrà ad Ascoli Piceno dal 5 luglio all’8 ottobre 2021.

Dal 2014 Fondazione Edoardo Garrone è impegnata nel rilancio dell’economia appenninica, che sostiene con una progettualità dedicata all’imprenditoria giovanile. Una progettualità che si concretizza, fin dall’inizio, con il progetto ReStartAppun campus residenziale e gratuito di 10 settimane per giovani under40 che abbiano un’idea d’impresa da realizzare sul territorio appenninico.

Informazioni qui https://fondazionegarrone.it/

SCADENZA 14 MAGGIO 2021